Ultima modifica 02.04.2019

Introduzione

L’esecuzione di un clistere (o clisma) indica una procedura medica che ha lo scopo di liberare l’ultima parte d’intestino (retto e colon) da feci e gas.

Nello specifico il clistere permette di eliminare il blocco fecale grazie al liquido introdotto che, aumentando il volume intestinale, aumenta lo stimolo alla defecazione e al tempo stesso aiuta a idratare e sciogliere eventuali masse fecali disidratate e compatte.

Per la somministrazione in automedicazione sono disponibili in commercio

  • clisteri monouso già pronti di diversa dimensione (generalmente da pochi ml a 133 ml),
  • clisteri riutilizzabili di diverse dimensioni, da riempire a giudizio del medico con acqua tiepida, olio di vasellina, glicerina, …
Peretta riutilizzabile

iStock.com/scalzoa

Fa male?

In genere la somministrazione di un clistere non è considerata dolorosa, può al limite causare un fastidio variabile e proporzionale alla sensibilità del paziente; può invece risultare imbarazzante per alcuni pazienti, ma anche quando effettuato in ospedale è importante ricordare che si tratta di una procedura medica al pari di qualunque altra.

Indicazioni

Il clistere viene utilizzato con 4 indicazioni principali:

  • In caso di stipsi ostinata, per presenza di feci dure e secche (fecalomi). I fecalomi sono ammassi di feci molto secche e compatte che formando una sorta di “tappo” a livello dell’ampolla rettale impediscono la defecazione. Soprattutto negli anziani, che vanno incontro frequentemente a disidratazione, la presenza di fecalomi può causare sub-occlusioni intestinali. Spesso a soffrire di stipsi sono anche le donne in gravidanza o in fase puerperale, dove il clistere rappresenta uno strumento terapeutico piuttosto efficace.
  • A scopo diagnostico:
    • Clisma opaco: tramite clistere viene iniettato un mezzo di contrasto baritato che opacizza le pareti intestinali permettendone lo studio dettagliato con una serie di radiografie.
    • Preparazione alla colonscopia: col clistere si pulisce l’ultima parte dell’intestino allo scopo di eseguire una colonscopia nelle migliori condizioni possibili dal punto di vista visivo e quindi diagnostico.
  • A scopo terapeutico: clisteri con sostanze farmacologiche vengono impiegati per avere effetti terapeutici a livello locale o sistemico. A livello locale, ad esempio, vengono somministrati con clistere farmaci cortisonici ed antinfiammatori nelle malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa); per un’azione sistemica vengono utilizzati clisteri quando ad esempio risulta non utilizzabile la via orale.
  • Per preparazione ad intervento chirurgico: gli interventi da eseguire sul colon in regime di elezione (colectomia parziale o totale) richiedono un’adeguata preparazione intestinale per evitare che il contenuto fecale possa contaminare la cavità addominale durante l’intervento chirurgico.

Tipologia

Il clistere si esegue attraverso l’introduzione di una sonda attraverso l’ano, con l’obiettivo di immettere una soluzione liquida medicamentosa.

La sonda deve essere composta da materiali di gomma o silicone ben lubrificati (stesso materiale dei cateteri vescicali), con la punta di forma ogivale dotata di diversi fori per la fuoriuscita del liquido. La punta della sonda viene lubrificata attentamente prima della sua introduzione e viene sempre preceduta dall’esplorazione digitale (con dito indice) che disegna il percorso più idoneo guidando cautamente l’introduzione della sonda.

Oltre a questo tipo di sonda che risente quasi sempre di un uso ospedaliero, il clisma può essere effettuato anche tramite piccoli contenitori a forma di pera dotati di un sottile beccuccio che funge da introduttore (in gergo chiamati “perette o pompette” ed utilizzati come pratica casalinga). Ciò che differenzia un clistere classico da una peretta sono quindi le dimensioni dei volumi di liquido introdotto:

  • Per il clistere si introducono di solito volumi di mezzo litro o 1 litro;
  • Per la peretta si introducono all’incirca 150-200 ml.

L’enteroclisma invece ha un volume ancora maggiore. Consiste in un kit dotato di una sacca da 2 litri simile a quella di una normale flebo, con un rubinetto che serve a regolarne il flusso, e una cannula rettale che funge da introduttore.

Il liquido da introdurre può essere acqua tiepida (che non deve superare i 35°-36° per evitare lesioni da ustione) mista ad olio, glicerina, o soluzioni lassative.

Per i bambini piccoli o per soggetti che richiedono clisteri più “leggeri”, sono disponibili piccole perette, con volumi dell’ordine di pochi millilitri, contenenti glicerina, o supposte della stessa glicerina.

Clistere e posizione

La posizione ideale per la somministrazione di un clistere vede Il paziente posizionato sul fianco sinistro con le gambe affiancate e le ginocchia che devono risalire in alto verso il petto. In questa posizione si inizia ad iniettare parte del clistere.

Successivamente, in contesto ospedaliero, il paziente viene fatto girare frontalmente mantenendo una posizione “ginecologica” ed infine viene fatto girare ulteriormente sul fianco destro. Queste modifiche di posizione permette al contenuto del clistere, grazie alla gravità, di risalire dall’ampolla rettale verso il sigma, il colon discendente ed il colon trasverso e di raggiungere il colon destro, permettendo una completa distribuzione del clistere a tutto il colon.

Somministrazione

Ambiente domestico

La somministrazione di un clistere evacuativo in casa prevede i seguenti passaggi:

  1. Togliere il tappo a vite ed avvitare se necessario la cannula.
  2. Lubrificare la cannula con qualche goccia della soluzione evacuativa presente nel clistere.
  3. Posizionarsi stesi sul fianco sinistro ed introdurre lentamente la cannula, per una lunghezza di circa 7 cm.
  4. Spremere il contenitore (che è tipicamente di materiale plastico morbido) per consentire la fuoriuscita del liquido, dopodiché estrarre la cannula sempre tenendo premuto il serbatoio.
  5. Trattenere il liquido in posizione coricata finché lo stimolo non diventi insostenibile.
  6. Evacuare.

In genere lo stimolo diventa non più posticipabile entro 5 minuti circa.

Ospedale

Se ci si trova in ambito ospedaliero viene spiegata al paziente tutta la procedura, compresi benefici ed eventuali rischi; dopo aver ricevuto un valido consenso è possibile cominciare la somministrazione, una volta che ci si è assicurati della pronta disponibilità dei servizi igienici, ed aver assicurato la corretta privacy al paziente.

A questo punto la procedura può avere inizio:

  1. Posizionare il paziente correttamente.
  2. Lubrificare con gel la sonda o l’introduttore del clistere prima dell’inserimento attraverso l’ano.
  3. Far scorrere lentamente e progressivamente la sonda sino al termine della sua corsa, senza forzare troppo dinanzi all’eventuale percezione di ostacoli.
  4. Introdurre il liquido del clistere lentamente.
  5. Terminata l’introduzione, possono essere eseguiti leggeri massaggi sulla zona del ventre fino alla comparsa dei primi stimoli di evacuazione.
  6. Ritirare la sonda con delicatezza.
  7. Chiedere al paziente di trattenere il più possibile l’eventuale stimolo ad evacuare subito, per permettere al clistere di esplicare il suo effetto; l’evacuazione avverrà generalmente con brevi scariche a intervalli più o meno ravvicinati.

Consigli per la somministrazione a casa

I clisteri venduti come farmaci da automedicazione sono considerati dispositivi ragionevolmente sicuri, ma per un utilizzo più efficace è possibile attenersi alle seguente indicazioni:

  • Ricorrere all’uso di clisteri, perette e microclismi solo come rimedio occasionale, per evitare di rendere cronico uno stato di stitichezza (che va invece contrastata attraverso un abbondante consumo di fibra, di acqua e con una regolare attività fisica).
  • Si consiglia di non mangiare nei trenta minuti che precedono la somministrazione.
  • Assicurasi di avere facile accesso ad un bagno prima di iniziare la somministrazione.
  • Appoggiare un telo igienico sul letto (come una traversa monouso) su cui sdraiarsi.
  • Attenersi scrupolosamente alle indicazioni riportate sulla confezione.
  • Somministrare il clistere accertandosi di non dover uscire per almeno un’ora; l’effetto si esplica in pochi minuti, ma è possibile che sia necessario evacuare più volte nel 60 minuti successivi.

Complicazioni

Nel caso di utilizzo a casa, a meno di abuso gli effetti collaterali sono rari e in genere limitati a:

  • leggeri crampi alla pancia,
  • comparsa di debolezza e giramenti di testa (si consiglia in questi casi di sdraiarsi fino a scomparsa del sintomo).

L’utilizzo di soluzioni ad una temperatura troppo elevata può condurre al rischio di lesione da calore con ulcerazione della mucosa del colon; anche una temperatura troppo bassa può portare a gravi conseguenze, come uno shock circolatorio.

L’abuso del’utilizzo del clistere può portare a lesioni ed irritazioni della mucosa rettale e colica, ma soprattutto alla cosiddetta “intossicazione da acqua”. Il liquido del clistere è ipo-osmolare e il suo assorbimento massivo arriva a diluire il sangue con conseguenti alterazioni elettrolitiche (ipo-potassiemia, iponatriemia, ipocalcemia).

Controindicazioni

Il ricorso all’utilizzo del clistere è controindicato in caso di:

  • Addome acuto con occlusione intestinale di tipo meccanico. Il clistere può aumentare tanto le pressioni intestinali sino a provocarne la rottura e perforazione del viscere, una complicanza gravissima per la salute che richiede un intervengo chirurgico d’urgenza. Stesso rischio di perforazione si ha anche in presenza di diverticoli del colon.
  • Appendicite o infiammazione intestinale cronica (è utilizzabile solo il clistere terapeutico e non quello evacuativo).
  • Emorragia intestinale.

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