Utero retroverso: sintomi, gravidanza, conseguenze

a cura di Dr.ssa Raffaella Ergasti -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Cosa significa utero retroverso

L’utero retroverso, o eventualmente retroversoflesso, è una condizione clinica più comune di quanto si possa immaginare, molte donne ricevono questa notizia dal ginecologo, di solito in epoca abbastanza giovanile, quando si cominciano ad effettuare i primi controlli ecografici.

Tale definizione si riferisce semplicemente ad una conformazione anatomica dell’utero ed ai rapporti che esso contrae all’interno della pelvi con gli organi circostanti (principalmente la vescica anteriormente ed il retto posteriormente).

Si tratta di una condizione che può rimanere silente ed asintomatica (senza sintomi) per molti anni, talvolta anche per tutta la vita.

Se in passato la maggior parte delle donne non veniva mai a conoscenza di essere interessata da questa specifica conformazione, grazie alle attuali tecniche ecografiche ne è molto più diffusa la diagnosi, ma l’aspetto più importante è che un utero retroverso può essere considerato come una semplice variante della normale anatomia uterina, per cui non necessita solitamente di trattamento mirato, neppure durante la ricerca di una gravidanza.

La terapia, quando necessaria, è semplicemente rivolta alla riduzione dell’eventuale sintomatologia, qualora questa si manifestasse: antidolorifici, prevalentemente, per dare sollievo ai dolori mestruali.

Gravidanza

Un diffuso timore della paziente in epoca fertile a cui viene riscontrato un utero retroverso è rappresentato dall’impossibilità di concepire. In realtà questa condizione non è stata al giorno d’oggi dimostrata, cosicché appunto una donna con un utero retroverso in forma congenita, non dovrebbe incontrare particolari difficoltà di concepimento ed impianto.

Si noti peraltro che un utero retroverso potrebbe ritrovare la posizione più comune proprio durante la prima gravidanza della paziente, indicativamente verso la 10-12esima settimana.

Il problema sorge laddove l’alterazione della posizione uterina derivi da altre patologie che possono compromettere la fertilità, quali ad esempio l’endometriosi o la fibromatosi uterina.

Risulta quindi essenziale indagare sempre le cause sottostanti di un utero differentemente posizionato, poiché le cause occulte potrebbero al contrario risultare invalidanti in ottica di fertilità.

Cause

Nella maggior parte dei casi l’utero retroverso è in realtà una conformazione congenita, presente cioè sin dalla nascita della paziente.

In rari casi possono invece essere dei traumi, come pregressi interventi chirurgici o infiammazioni croniche a livello pelvico che generando delle aderenze intraddominali possono alterare la normale posizione uterina. In tal caso l’utero può risultare fissato alle strutture circostanti, perdendo i normali rapporti anatomici originari.

Un’altra condizione molto frequente che può, col passare del tempo e della stimolazione ormonale mensile, alterare la normale posizione dell’utero è la fibromatosi uterina. Lo sviluppo di fibromi (formazioni benigne che originano dalla proliferazione anomala dello strato di tessuto muscolare uterino, il miometrio) può comportare per l’utero l’assunzione di posizioni anomale all’interno della pelvi e quindi rapporti alterati con le strutture adiacenti.

Sintomi

Per molte donne con utero retroverso tale condizione rimane del tutto silente, priva cioè di sintomi. Non si tratta infatti di una malformazione uterina congenita, ma semplicemente di una variante para-fisiologica della normale anatomia, che appunto può non destare alcuna preoccupazione.

Quando presenti i sintomi sono correlati a quelle condizioni in cui l’utero viene sollecitato, meccanicamente o chimicamente (da cambiamenti ormonali), e possono comprendere:

  • dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali),
  • dismenorrea (dolore durante le mestruazioni, associata a tensione e dolore addominale, soprattutto nel caso in cui la retroversione uterina sia correlata alla presenza di fibromatosi uterina diffusa),
  • alterazioni della funzionalità intestinale, nel caso in cui i rapporti con l’intestino possano compromettere il normale transito intestinale,
  • alterazioni della funzionalità vescicale, come disuria (dolore al momento della minzione), difficoltà minzionale e cistiti ricorrenti.

Diagnosi

Durante la visita ginecologia, nel caso in cui

  • l’utero sia particolarmente grande,
  • la paziente particolarmente magra
  • e soprattutto qualora la retroversione sia correlata alla presenza di fibromi uterini di grandi dimensioni

il ginecologo potrà essere in grado di apprezza già alla palpazione la retroversione/retroversoflessione uterina.

In caso di dubbio l’utilizzo di immagini ecografiche permette nella maggior parte dei casi di diagnosticare le dimensioni e i rapporti dell’utero all’interno della pelvi con gli organi adiacenti (vescica ed intestino), così da confermare o meno l’alterazione anatomica.

Cura

Nel caso di conformazione uterina congenita solitamente non è necessario intervenire su un utero retroversoflesso; l’unico tipo di terapia che può essere necessario applicare è una terapia farmacologica per quel che riguarda i sintomi ad esso correlato:

  • antidolorifici nel caso di mestruazioni particolarmente dolorose,
  • antibiotici mirati nel caso di eventuali cistiti ricorrenti,
  • farmaci per la normale regolarità intestinale in caso di stipsi transitoria.

Diverse sono invece le condizioni in cui la retroversione è la conseguenza di altre condizioni sottostanti, più o meno patologiche, su cui spesso è possibile intervenire. Lo scopo non deve essere soltanto quello di ripristinare la normale anatomia uterina all’interno della pelvi, quanto piuttosto permettere alla donna di risolvere un corteo di segni e sintomi spesso invalidanti per la vita quotidiana.

La più comune di queste condizioni è rappresentata dalla fibromatosi uterina diffusa o dalla presenza di fibromi localizzati, di dimensioni più o meno consistenti; può essere trattata con differenti terapie che vanno dalla quella farmacologico-ormonale alla chirurgia, che prevede l’asportazione dei singoli miomi o anche di tutto l’utero, l’eventuale embolizzazione (cioè chiusura) dei vasi che riforniscono il mioma o tecniche più innovative come l’utilizzo degli ultrasuoni.

Nel caso invece di aderenze eccessive, in grado di determinare importanti dolori al momento del ciclo mestruale od in condizioni saltuarie, è possibile arrivare a porre indicazione chirurgica (se possibile mediante approccio mini-invasivo laparoscopico) per eseguire una adesiolisi (cioè letteralmente lisi delle aderenze).

Un’altra condizione che può alterare la normale collocazione pelvica dell’utero può essere un quadro di endometriosi profonda, la quale può essere trattata sia con terapia farmacologico (ormonale) che chirurgica (preferibilmente laparoscopica).

Anatomia uterina

L’utero è localizzato all’interno della pelvi, la regione più bassa della cavità addominale.

Rappresentazione grafica della posizione dell'utero e delle tube.

Apparato riproduttore femminile, al centro è presente l’utero, collegato alle ovaie attraverso le tube di Falloppio.

L’anatomia uterina prevede che si possano identificare una serie di segmenti fondamentali:

  • fondo uterino,
  • corpo uterino,
  • cervice uterina, la parte più distale che attraverso i suoi orifizi mette in comunicazione la cavità uterina (orifizio uterino interno) con l’ambiente vaginale (in cui si apre l’orifizio uterino esterno).

La sua normale posizione è tra la vescica, anteriormente, ed il retto, posteriormente; forma due angoli fondamentali:

  • Un angolo di versione: tra l’asse maggiore del corpo uterino e l’asse maggiore del bacino. Tale angolo è aperto anteriormente (e misura circa 60°).
  • Un angolo di flessione: tra l’asse maggior del corpo uterino e la cervice uterina. Anche questo angolo è aperto anteriormente.

Il risultato è che normalmente l’utero assume una antiversione ed una antiflessione fisiologiche.

Vi sono donne in cui l’utero può presentarsi con una conformazione anatomica lievemente differente, per cui si parla di utero retroverso, o retroversoflesso.

Semplicemente questo indica che l’utero piuttosto che sporgere anteriormente, tende a dirigersi (in maniera più o meno pronunciata) posteriormente, prendendo contatto con l’intestino piuttosto che con la vescica.

 

Fonti e bibliografia

A cura della Dott.ssa Raffaella Ergasti, medico chirurgo

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