Insulina, veleno o salvavita? L’equilibrio della glicemia

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Introduzione

In un precedente articolo abbiamo parlato della glicemia, spiegando l’importanza dello zucchero per l’organismo e del perché sia necessario mantenere i livelli circolanti in un intervallo piuttosto stretto, i valori considerati normali, ovvero tra 70 e 100.

Abbiamo quindi esplorato il perché, di questo intervallo, mentre in questo articolo ci concentreremo sul come, come fa il nostro organismo a mantenere l’equilibrio o a recuperarlo rapidamente quando questo viene perturbato, ad esempio da un bel gelato.

Il metabolismo degli zuccheri

Pane e marmellata

PhotoCredit: Elements

Partiamo da una condizione di base, ci svegliamo al mattino e facciamo colazione: io per esempio mangio due fette di pane di segale con un velo di marmellata, quindi fondamentalmente un insieme di

  • zuccheri semplici, gli zuccheri della marmellata,
  • e zuccheri più complessi, quelli della segale.

Puoi immaginare gli zuccheri semplici come molecole singole, i carboidrati complessi invece come lunghe catene formate da diversi tipi di zuccheri semplici, come tanti anelli legati l’uno all’altro a formare filamenti più o meno lunghi.

Il nostro intestino è in grado di assorbire solo gli zuccheri semplici, quindi quelli della marmellata passeranno quasi subito nel sangue, mentre quelli della segale richiedono un po’ più di lavoro perché gli anelli andranno staccati singolarmente e via via verranno quindi assorbiti anche loro; a complicare un po’ il lavoro dell’intestino c’è poi la fibra della segale, un tipo di zucchero che noi non siamo in grado di assorbire (ma che tra l’altro piace tantissimo ai batteri buoni del nostro intestino) e che tuttavia si infila nella catena di carboidrati complessi rendendone più lungo e meno efficace lo scioglimento.

Insulina per abbassare la glicemia

In condizioni di digiuno ci sono circa 5 g di zucchero disciolti nel sangue di un soggetto adulto, non di più; se consideri che un cucchiaino, un singolo cucchiaino di zucchero ne contiene circa 8 g, è chiaro come anche lo scarso velo di marmellata che uso rappresenti un potenziale shock per l’organismo, che si attiva quindi immediatamente per contenere e gestire l’aumento della glicemia dovuto al passaggio in circolo degli zuccheri introdotti con la colazione.

Lo strumento di cui si serve l’organismo sicuramente l’hai già sentito nominare ed è l’insulina, un ormone prodotto dal pancreas in risposta all’aumento della glicemia, ovvero della quantità di zucchero nel sangue.

Semplificando, quando l’organismo si accorge che la glicemia aumenta, ordina al pancreas di rilasciare insulina nel sangue.

Schema di interazione tra insulina e glucosio per l'entrata nella cellula

iStock.com/ttsz

Il suo meccanismo d’azione viene esemplificato bene con l’esempio più abusato di tutta la divulgazione medica: l’insulina agisce come una chiave, una chiave che è in grado di aprire dei canali presenti sulla parete delle cellule muscolari che si affacciano sui vasi sangunigni e che sono in grado di estrarre lo zucchero circolante che sta pericolosamente aumentando.

Questo avviene con due obiettivi:

  1. Consentire l’utilizzo e lo stoccaggio dello zucchero introdotto con la dieta.
  2. Toglierlo di mezzo dal sangue, perché come abbiamo detto nel video precedente potrebbe altrimenti fare danni enormi, come purtroppo ben sanno i pazienti diabetici.

Ricapitoliamo:

  1. Mangiamo una fetta di pane e marmellata, che in un certo tempo arrivano all’intestino.
  2. Lo zucchero contenuto passa dall’intestino al sangue, con velocità diverse a seconda della sua origine.
  3. La glicemia aumenta e stimola il pancreas a rilasciare insulina nel sangue.
  4. L’insulina si distribuisce in tutto l’organismo e si lega alle cellule muscolari.
  5. Le cellule muscolari legate all’insulina estraggono zucchero dal sangue.
  6. La glicemia si abbassa.

Glucagone per alzare la glicemia

Gradualmente termina la digestione, tutto lo zucchero sarà stato assorbito e il pancreas, rendendosi conto che la glicemia sta ora scendendo e tornando a livelli basali, riduce gradualmente il rilascio di insulina.

A questo punto si sono fatte più o meno le 10:30 e mi viene un certo languorino…

Se sono a casa mi preparo uno yogurt con mela e cannella, oppure in questo periodo un paio di arance e qualche pistacchio, ma se sono fuori devo rinunciare a questa coccola di metà mattina. Cervello e muscoli continuano ad aver bisogno di zucchero e potrebbero aver finito le loro scorte, e come fa il mio organismo a mantenere costante la glicemia pur non avendo più nulla nello stomaco? Che è poi d’altra parte quello che avviene nella notte, quando nel complesso passiamo 8-12 ore in completo digiuno.

In queste condizioni viene rilasciato in circolo un altro ormone, il glucagone, che si occupa di stimolare il fegato a mettere gradualmente a disposizione dello zucchero dalle sue scorte accumulate. Spesso si parla di glucagone come antagonista dell’insulina, perché in effetti la sua azione è quella di prevenire l’ipoglicemia anziché l’iperglicemia, ma a me piace più vederla come azione complementare, perché in realtà gli effetti non sono propriamente contrari.

Un equilibrio complesso

Senza entrare nel dettaglio dei meccanismi biochimici, davvero troppo complessi anche per me, dobbiamo infine ricordare come anche molti altri ormoni siano in grado di influenzare la quantità di zucchero circolante, ma tra tutti ti voglio ricordare l’adrenalina, perché ne parleremo nel prossimo articolo della serie. L’adrenalina agisce un po’ come il glucagone, facendo aumentare lo zucchero in circolo. Se ci pensi d’altra parte è piuttosto intuitivo capirne la ragione:

  • immagina di essere nella giungla un diecimila anni fa,
  • stai camminando tranquilla alla ricerca di qualche radice da mangiare
  • e all’improvviso un leone sbuca fuori da un cespuglio!

Il tuo corpo rilascia una scarica immediata di adrenalina che ti prepara a difenderti o, più probabilmente, a scappare sull’albero più vicino, ma in entrambi i casi quello di cui hai bisogno è energia di pronto utilizzo per i tuoi muscoli.

Abbiamo quindi capito che la glicemia è un parametro così importante per la nostra salute, da richiedere un insieme di meccanismi interconnessi e complementari che si occupino di gestire con chirurgica efficacia ogni possibile caso; sappiamo che il nostro corpo ama da impazzire l’equilibrio in ogni sua forma e quindi anche per lo zucchero dispone di potenti strumenti in grado di intervenire quando subentrino perturbazioni, esigenze e problemi di qualsiasi tipo.

Gli altri effetti dell’insulina

Questi sistemi di controllo non sono soltanto efficaci ed efficienti, ma sono anche molto complessi; l’insulina, ad esempio, oltre a garantire l’abbassamento della glicemia dopo i pasti è in grado di esercitare numerosi altri effetti secondari, tra cui vale la pena ricordare

  1. Ha effetto anabolizzante, ma non dovete pensare alla palestra, perché sotto questo nome rientrano tutti i meccanismi di stimolazione che favoriscono la sintesi di molecole complesse a partire da molecole semplici; nel nostro caso ad esempio le piccole molecole di zucchero verranno impacchettate e ritirate a scopo di riserva, sia in forma di catene di carboidrati più lunghe, un po’ come quelle della segale, sia trasformate in grassi di riserva. Ti ricordo infatti che abbiamo una scarsa capacità di conservare zuccheri in quanto tali, mentre possiamo stoccare praticamente all’infinito le riserve di grassi, anche se poi purtroppo ci causano un sacco di problemi.
  2. Oltre all’effetto anabolico si verifica un’opposizione all’effetto catabolico, tanto che spesso accusiamo sonnolenza dopo i pasti più ricchi di carboidrati proprio a conferma del fatto che diversi processi di utilizzo dell’energia e dei mattoni della vita vengono rallentati.
  3. E poi ancora stimola la produzione di colesterolo da parte del fegato, stimola un aumento della pressione del sangue e produce sostanze pro-infiammatorie.

Quindi l’insulina ci fa ingrassare, ci aumenta il colesterolo, la pressione e l’infiammazione… un vero disastro…

E allora cosa facciamo, smettiamo di mangiare carboidrati per abbattere la produzione di insulina?

No, non è la strategia giusta, non solo perché l’insulina viene stimolata anche dal consumo di proteine (in forma di carne, pesce, uova, …) e grassi, ma soprattutto perché i carboidrati ci servono, ci servono per il cervello, per i muscoli e per altri tessuti.

Apparentemente siamo quindi in un vicolo cieco, ma se proviamo a ragionare sulla situazione nel suo insieme, se facciamo un passo indietro e guardiamo all’equilibrio globale, non è difficile trovare la risposta.

Di Gregory Maxwell – From File:Yin yang.png, converted to SVG by Gregory Maxwell., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=364239

Nello scorso articolo abbiamo paragonato lo zucchero al concetto di yin e yang, ovvero un principio in cui l’obiettivo debba essere l’equilibrio, né troppo, né troppo poco. Lo stesso identico approccio vale per l’insulina: se la manteniamo entro limiti ragionevoli non solo non causerà alcun danno, ma beneficeremo di tutti i suoi effetti positivi, frutto di millenni di evoluzione, prevenendo i risvolti negativi che sono invece il risultato dell’eccesso di insulina circolante, non dell’ormone in sé.

Non posso fare a meno di citare Paracelso, che già mezzo millennio fa aveva compreso come tutto è veleno, nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.

In parole ancora più semplici dobbiamo quindi trovare il modo di minimizzare il rilascio di insulina da parte del pancreas e che contemporaneamente i livelli di glicemia siano sempre nella norma: per ottenere questo risultato lo stile di vita e la dieta in particolare ci offre degli strumenti potentissimi, che vedremo nel prossimo articolo.

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