Gruppo sanguigno, un’introduzione in parole semplici

Ultima modifica 20.12.2018

Introduzione

La suddivisione della popolazione in gruppi sanguigni è una classificazione universalmente accettata e di grande rilevanza in ambito medico; si individuano quattro gruppi sanguigni principali (A, B, AB e O), determinato in ciascun individuo dai geni ereditati dai genitori.

Ogni gruppo può inoltre essere RhD positivo o RhD negativo, il che significa che in totale riconosciamo l’esistenza di otto gruppi sanguigni principali.

Il gruppo sanguigno, nella pratica comune, altro non è che una classificazione che permette di valutare la compatibilità o meno in caso di trasfusione di sangue tra due individui:

una trasfusione incompatibile può avere delle ripercussioni sull’organismo anche molto gravi.

Ogni qual volta un individuo venga ricoverato, per un intervento chirurgico in elezione o anche per un accesso urgente tramite pronto soccorso, viene solitamente raccolto un campione di sangue e valutato il suo gruppo sanguigno, cosicché se dovesse verificarsi una necessità di trasfusione questa possa avvenire nel minor tempo possibile.

Mani che reggono le lettere A, B e 0.

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Anatomia e patogenesi

Il razionale alla base della classificazione dei differenti gruppi sanguigni va cercato nei globuli rossi, o eritrociti, le componenti del sangue dedite al trasporto di ossigeno, attraverso l’emoglobina.

Si tratta di cellule molto piccole, a forma di disco “biconcavo” e prive di nucleo cellulare (che viene perso durante il loro processo maturativo e differenziativo).

Sulla superficie di questi elementi si trovano dei cosidetti “antigeni”, ovvero delle molecole di varia natura che sono in grado, quando presenti, di stimolare il sistema immunitario.

Se i miei antigeni entrano a contatto con il sangue di un altro individuo, vi sono due possibilità:

  • Che anche sui suoi globuli rossi vi siano gli stessi antigeni e quindi i suoi anticorpi “siano abituati” a vedere tali molecole. In tal modo i due gruppi sanguigni risultano compatibili tra loro, non innescando reazioni in caso di contatto.
  • Se i globuli rossi del ricevente non possiedono normalmente sulla loro superficie gli stessi tipi di antigeni allora gli anticorpi, alla vista di tali molecole “sconosciute”, danno origine ad una reazione di difesa nei confronti della trasfusione, le cui complicanze sull’organismo del ricevente possono diventare rapidamente letali.

Il gruppo sanguigno viene determinato su base genetica ereditaria. Entrambi i genitori contribuiscono, mediante i loro geni, a determinare il gruppo sanguigno del feto.

Il sistema ABO

I sistemi classificativi sono in realtà diversi, ma quello ad oggi accettato è prevalentemente il sistema ABO, che prevede alcuni gruppi principali:

  • Gruppo 0: sono individui sulla cui superficie i globuli rossi non presentano alcun tipo di antigene. Questi individui non stimolano quindi il sistema immunitario poiché non presentano ai linfociti del ricevente nessun tipo di molecola estranea.
  • Gruppo A: individui sulla cui superficie i globuli rossi presentano antigene di tipo A.
  • Gruppo B: individui sulla cui superficie i globuli rossi presentano antigene di tipo B.
  • Gruppo AB: individui sulla cui superficie i globuli rossi presentano antigene di tipo A e di tipo B.

Come si riflette questo nella pratica clinica?

  • Il gruppo 0 può donare a tutti gli altri gruppi (donatore universale), poiché non stimola il sistema immunitario del ricevente in alcun modo. A sua volta però i suoi anticorpi, non essendo abituati ad alcun tipo di antigene, reagiscono contro tutti i gruppi che non siano lo 0. Pertanto può donare a tutti i gruppi, ma può ricevere solo da un altro 0.
  • Il gruppo A può donare solo ad un altro ricevente di gruppo A o AB, ovvero un ricevente nel cui sangue il sistema immunitario sia pronto a riconoscere l’antigene A, verso il quale “sa di non dover reagire”. A sua volta il gruppo A può ricevere da un altro gruppo A o da uno 0. È bene sottolineare che il gruppo A può donare al gruppo AB, ma non ricevere da esso, in quanto la presenza dell’antigene B scatenerebbe una reazione.
  • Il gruppo B: può donare solo ad un altro ricevente di gruppo B o AB e può a sua volta ricevere da un donatore di gruppo B o 0.
  • Il gruppo AB può donare soltanto ad un altro AB, ma può ricevere sangue da qualunque gruppo sanguigno!

Il fattore rh

Nell’insieme del sistema ABO esiste poi un’altra importante classificazione basata sul fattore Rh, un ulteriore antigene, presente o meno, sulla superficie dei globuli rossi.

  • Individui Rh positivi possiedono il fattore Rh. Tale fattore, come gli altri antigeni, è in grado di stimolare una reazione allergica, pertanto i riceventi Rh positivi possono ricevere sia da altri Rh positivi che da Rh negativi (che non avendo il fattore Rh, non stimolerebbero per definizione una risposta immunitaria).
  • Individui Rh negativi, non possiedono il fattore Rh, di conseguenza possono donare sia agli Rh negativi che agli Rh positivi, ma possono ricevere soltanto dagli Rh negativi!

La trasfusione

Sono numerose le condizioni che possono richiedere una trasfusione di sangue da un donatore ad un ricevente, ma l’indicazione più frequente è rappresentata dall’anemia, una riduzione eccessiva e nella maggior parte dei casi acuta dell’emoglobina (responsabile del trasporto di ossigeno nel sangue, per tutte le cellule dell’organismo).

I sintomi più comuni scatenati da una trasfusione tra individui con sangue non compatibile sono:

  • febbre con o senza brividi,
  • cardiopalmo e tachicardia,
  • ipotensione (abbassamento della pressione),
  • reazioni allergiche di varia natura, fino ad arrivare allo shock anafilattico, una condizione pericolosa per la vita,
  • reazioni emolitiche, ossia la manifestazione della distruzione (da parte del sistema immunitario del ricevente) dei globuli rossi del donatore. Tale reazione può essere particolarmente pericolosa.

Gravidanza

Alle donne incinte viene sempre richiesto un test per verificare il gruppo sanguigno, perché . se la madre è RhD-negativa ma il bambino ha ereditato il sangue RhD-positivo dal padre, potrebbero comparire gravi reazioni.

A causa di questo è raccomandabile che le donne RhD negative in età fertile ricevano solo sangue RhD negativo. Per approfondire clicca qui.

Fonti e bibliografia

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