Allergie ed intolleranze alimentari nel neonato

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 9 settembre 2018

Introduzione

Le reazioni avverse a specifici alimenti sono un’evenienza relativamente comune, ma la maggior parte di quelle che si verificano negli adulti sono causate da un’intolleranza alimentare piuttosto che da un’allergia alimentare, benché in alcuni casi i sintomi possano essere comuni.

  • Per allergia alimentare si intende una reazione anomala, mediata dal sistema immunitario, nei confronti di uno o più alimenti riconosciuti erroneamente come estranei; si manifesta con sintomi di entità variabile e, in alcuni casi, può diventare potenzialmente fatale.
  • Per intolleranza alimentare invece si intende una reazione avversa agli alimenti non mediata dal sistema immunitario, che è caratterizzata tendenzialmente da una sintomatologia non severa e limitata al tratto digerente.

La reale diffusione di questi disturbi è difficile da stimare con precisione, ma l’Istituto Superiore di Sanità ipotizza che interessi circa il 7-8% dei bambini, con modeste differenze regionali.

Una particolare forma di reazione avversa agli alimenti è la celiachia, una malattia autoimmune che si scatena a causa dell’assunzione di glutine, manifestandosi talvolta già durante lo svezzamento.

Non esistono ad oggi prove inequivocabili che l’evitamento di allergeni durante la gravidanza possa avere un effetto protettivo, mentre si ritiene che l’allattamento esclusivo al seno possa offrire una qualche forma di protezione (si noti inoltre che l’introduzione di latte in formula nei primi giorni di vita, in attesa della montata lattea è associata con lo sviluppo di allergia alle proteine del latte).

È importante infine sottolineare che un’eventuale “condizione di allergia, sintomatica o asintomatica” non controindica le vaccinazioni; false controindicazioni sono le allergie alimentari, in particolar modo al latte e all’uovo (a maggior ragione se diagnosticate su basi poco solide: nessuna allergia alimentare può essere diagnosticata esclusivamente sulla base di test cutanei o ematici), la familiarità per allergia o per reazioni a vaccini, l’allergia a farmaci non inclusi nel vaccino, storie di orticaria, asma e poliallergia” (Fonte: Ministero della Salute).

Allergia al cibo

I bambini hanno maggiori probabilità di sviluppare allergie in presenza di famigliarità per disturbi analoghi, come ad esempio dermatite atopica, asma, allergie stagionali o alimentari.

Gli alimenti cui più spesso di rilevano reazioni allergiche sono:

  • latte,
  • uova,
  • grano,
  • arachidi e frutta secca in genere,
  • soia,
  • semi (per esempio senape),
  • pesce e crostacei.
Fotografia con i cibi più frequentemente associati ad allergie alimentari

iStock.com/margouillatphotos

In passato veniva spesso consigliato di ritardare l’inserimento di questi cibi nella dieta del lattante, ma le evidenze più recenti hanno dimostrato che questo NON influenza la comparsa di allergia (addirittura ci sono ipotesi preliminari che suggerirebbero un effetto protettivo con un inserimento prima dei sei mesi, anche se è tuttora da confermare).

Molti bambini superano con la crescita le allergie al latte o alle uova, mentre quella alle arachidi spesso è permanente.

Una reazione allergica alimentare può manifestarsi da pochi minuti a diverse ore dopo il consumo dell’alimento attraverso la comparsa di uno o più dei sintomi seguenti, :

In alcuni casi è possibile sviluppare una reazione ancora più grave, potenzialmente fatale, chiamata shock anafilattico; in caso di sintomi gravi (come una severa mancanza di respiro e/o gonfiore in bocca/gola è necessario recarsi tempestivamente al più vicino Pronto Soccorso).

Le allergie alle arachidi, alle noci, al pesce e frutti di mare sono le più persistenti, mentre in molti casi i bambini riescono a diventare tolleranti agli altri alimenti.

Allergia alle proteine del latte

Un’allergia alle proteine del latte può verificarsi a qualsiasi età, ma è sicuramente molto più comune nei neonati (ne sono interessati circa il 2-3% dei lattanti); si noti che si tratta di una condizione diversa dall’intolleranza al lattosio, che come dice il nome NON è una reazione immunitaria.

L’allergia al latte è la più frequente e conosciuta allergia alimentare, perché i neonati che non possono essere allattati al seno vengono alimentati con formule a base di latte vaccino e l’immaturità funzionale dell’apparato gastro-intestinale e del sistema immunitario nei primi anni di vita ne rendono più probabile l’insorgenza.

L’allergia si presenta quasi sempre da pochi giorni a qualche settimana a seguito del contatto con il latte; ne sono maggiormente colpiti i bambini nutriti con formule artificiali ma, seppure raramente, tale allergia si può presentare anche nei bambini allattati al seno

  • per trasferimento degli antigeni del latte vaccino attraverso la placenta,
  • tramite il latte materno durante l’allattamento al seno,
  • per somministrazione sporadica di un biberon di latte formulato durante l’allattamento al seno.

I sintomi dell’allergia alle proteine del latte possono cambiare da un attacco all’altro anche nello stesso soggetto e possono comprendere:

I sintomi respiratori sono meno frequenti, ma è comunque possibile la comparsa di shock anafilattico; un passato di reazioni lievi non esclude la possibilità di sintomi più severe in futuro.

Alcuni bambini, infine, possono manifestare sintomi diversi e a qualche ora di distanza dal consumo di latte, come ad esempio:

In caso di allergia alle proteine del latte è necessario eliminare completamente dall’alimentazione le proteine del latte vaccino:

  • se l’allergia interviene durante l’allattamento al seno dovrà essere la mamma ad eliminarle dalla sua alimentazione e allattare il bambino il più a lungo possibile;
  • se invece l’allergia si presenta in bambini allattati con formule artificiali bisogna ricorrere all’uso di formule alternative, che garantiscano una crescita ottimale del neonato.

La maggior parte dei bambini (circa tre su quattro) riesce a superare l’allergia al latte entro i primi 3-5 anni di vita.

Intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è una condizione caratterizzata dall’assenza dell’enzima lattasi, una proteina necessaria alla digestione di questo zucchero presente nel latte e nei prodotti lattiero-caseari; i sintomi compaiono da 30 minuti a due ore dal consumo dell’alimento contenente lattosio e comprendono sintomi intestinali come

L’espressione dell’enzima lattasi inizia a diminuire nella maggior parte dei soggetti verso l’età di 2 anni, ma i sintomi di intolleranza al lattosio si sviluppano raramente in persone di età inferiore ai 6 anni ed eventuali disturbi in questa fascia di età sono più spesso correlati all’allergia alle proteine del latte.

Per la maggior parte dei soggetti colpiti si tratta di un disturbo permanente, ma in alcuni bambini la condizione è temporanea e legata a specifici eventi scatenanti (antibiotici, infezioni gastrointestinali, …).

Il trattamento prevede l’eliminazione del lattosio dalla dieta.

Celiachia

La celiachia, infine, è una condizione che colpisce circa l’1% della popolazione europea e statunitense: nei soggetti geneticamente predisposti con l’introduzione del glutine, la principale frazione proteica di frumento e altri cereali, si scatenano una serie di reazioni avverse con lesione della mucosa del piccolo intestino, atrofia dei villi, ipertrofia delle cripte ed aumento dei linfociti intraepiteliali: in altre parole una grave reazione al consumo dei cibi incriminati al livello dell’intestino.

La malattia può manifestarsi già all’inizio dello svezzamento con

  • diarrea cronica,
  • arresto della crescita,
  • vomito
  • e inappetenza.

Al momento l’unico rimedio possibile in caso di celiachia è una dieta priva di glutine: i centri di dietologia e l’AIC (Associazione Italiana Celiachia) mettono a disposizione delle persone celiache elenchi che comprendono tutti gli alimenti privi di glutine. Quando si elimina completamente il glutine la sintomatologia scompare, riprende la normale crescita del neonato e l’intestino si ripara gradualmente.

Fonti:

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Cosa ne pensa dell’autosvezzamento?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Assolutamente d’accordo, l’ha praticato in prima persona con il mio ultimo bimbo e mi sono trovato benissimo; raccomando comunque di farsi seguire da un pediatra che ne condivida l’approccio, in modo da non rischiare carenze o grossolani errori alimentari.