Intolleranza alimentare: test, esami e sintomi

Ultima modifica 05.06.2020

Introduzione

Per intolleranza alimentare s’intende la difficoltà a digerire alcuni alimenti, in quanto causa di sintomi anomali e sgradevoli come gonfiore e dolore allo stomaco, che possono comparire a poche ore dal pasto.

Allergia e intolleranza alimentare sono due condizioni che spesso vengono confuse tra loro, nonostante il fatto che solo occasionalmente i sintomi che ne conseguono sono sovrapponibili, ma soprattutto

  • l’intolleranza alimentare non coinvolge il sistema immunitario,
  • non provoca shock anafilattico,
  • non si rileva dai test allergologici.

L’intolleranza alimentare può essere un concetto difficile da comprendere: a volte le sostanze contenute negli alimenti possono infatti causare sintomi poco specifici (intolleranza) o aumentare semplicemente la frequenza e la gravità di condizioni preesistenti, come emicrania, orticaria o intestino irritabile.

Soggetti diversi tollerano quantità differenti delle sostanze causa dei sintomi ma, in generale, quantità maggiori causano sintomi più severi.

Il numero di persone che si convince di soffrire di una qualche intolleranza alimentare è aumentato drammaticamente negli ultimi anni, ma è difficile capire quante ne siano realmente colpite, in quanto in molti casi la responsabilità dei sintomi sofferti e da imputare a cause diverse; a peggiorare il quadro si rileva la diffusione purtroppo incontrollata di numerosi test diagnostici privi di fondamento scientifico e riproducibilità che conducono a diagnosi errate, con l’effetto di indurre nel paziente:

  • pericolose carenze alimentari,
  • ritardo nella diagnosi.

Si noti infine che le intolleranze alimentari non sono responsabili di sovrappeso e obesità, come talvolta si legge, le cui ragioni vanno invece cercate di norma in stili di vita e abitudini inadeguate e poco sane.

Fotografia degli alimenti responsabili di reazioni allergiche, condizione diversa dall'intolleranza

Fotografia degli alimenti responsabili di reazioni allergiche, condizione diversa dall’intolleranza (iStock.com/Aamulya)

Quali sono i sintomi dell’intolleranza alimentare?

L’intolleranza alimentare è più cronica, meno acuta, meno ovvia nella sua presentazione e spesso più difficile da diagnosticare rispetto a un’allergia alimentare (fonte).

I sintomi più comuni delle intolleranze alimentari sono:

Questi sintomi di norma compaiono a poche ore di distanza dal consumo del cibo mal tollerato, a differenza delle allergie che si manifestano in modo più rapido e indipendentemente dalla quantità di alimento consumata.

La presenza di questi sintomi non è tuttavia sufficiente, da sola, a diagnosticare un’intolleranza, in quanto comune a molte altre condizioni digestive e non solo.

Esiste un test di intolleranza alimentare?

Non esistono esami e test per le intolleranze alimentari che abbiano un qualche fondamento scientifico, salvo poche e specifiche eccezioni (come per l’intolleranza al lattosio).

Ai fini della diagnosi in genere si procede quindi attraverso due passi successivi:

  1. Diario alimentare: È possibile provare a redigere un diario alimentare in cui segnare
    • i cibi consumati,
    • i sintomi comparsi,
    • i tempi di comparsa.
  2. Dieta di eliminazione: Quando ci si è fatti una buona idea dei cibi che potrebbero causare fastidio, è possibile provare a escluderli dalla dieta uno alla volta e osservarne l’effetto.

Si prova in genere sospendendo il consumo di un alimento per un periodo di tempo variabile dalle 2 alle 6 settimane, per valutare l’eventuale miglioramento dei sintomi; si procede quindi alla reintroduzione dell’alimento per verificare se i sintomi compaiano nuovamente.

Si raccomanda di:

  • Eseguire queste prove dietro controllo medico, per evitare il rischio di pericolose carenze.
  • Non limitare mai per nessun motivo la dieta dei bambini senza l’espressa indicazione del pediatra.

Tra i pochi test validati scientificamente e relativi alle intolleranze alimentari ricordiamo per esempio (elenco non esaustivo):

  • breath test per l’intolleranza al lattosio e al fruttosio,
  • esami genetici per favismo e intolleranza all’alcool.

Non hanno invece alcuna valenza scientifica i numerosi esami per le intolleranze offerti nelle più disparate sedi, come ad esempio:

  • dosaggio IgG4,
  • test citotossico,
  • Alcat test,
  • test elettrici (vegan\test, elettroagopuntura di Voll, bioscreening, biostrengt test, sarm test, moratest),
  • test kinesiologico,
  • dria test,
  • analisi del capello,
  • iridologia,
  • biorisonanza,
  • pulse test,
  • riflesso cardiaco auricolare.

Non solo questi test mancano di fondamento scientifico, ma hanno dimostrato di essere inaccurati e scarsamente riproducibili se sottoposti a studi rigorosi (fonte); la conseguenza è che il trattamento basato su risultati imprecisi è responsabile, nella migliore delle ipotesi, di un ritardo nella corretta terapia (spesso inoltre porta a sviluppare carenze nella dieta).

I miei sintomi potrebbero essere segno di qualcos’altro?

Se compaiono regolarmente diarrea, gonfiore, dolore alla pancia o eruzioni cutanee, ma non se ne comprende la causa, si raccomanda di rivolgersi al medico curante.

Il medico potrebbe essere in grado di diagnosticare la ragione della comparsa dei sintomi in base alla storia medica e alla visita, ma se necessario è possibile avvalersi di alcuni esami, come quelli sul sangue, per aggiungere ulteriori indizi alla situazione.

In alcuni casi la condizione scatenante potrebbe essere diversa, ad esempio:

Oppure potrebbe essere un’allergia alimentare, situazione ben diversa dall’intolleranza.

Intolleranza al glutine

L’intolleranza al glutine è collegata alla patologia detta “enteropatia glutine-sensibile” o “morbo celiaco” o, più semplicemente, celiachia (si preferisce non utilizzare più il termine intolleranza perché trattasi di condizione molto più complessa).

Si verifica quando il sistema immunitario reagisce in modo anomalo al glutine, un componente del grano e di alcuni altri cereali. Alcuni ricercatori considerano la celiachia come un’allergia alimentare. La risposta anomala del sistema immunitario, tuttavia, non coinvolge gli anticorpi della classe IgE.

Cause psicologiche

Alcuni pazienti possono soffrire di intolleranza alimentare scatenata da fattori di natura psicologica.

Se il vostro caso di intolleranza alimentare è provocato da questo tipo di fattore scatenante, una visita psichiatrica approfondita è in grado di identificare l’evento spiacevole, verificatosi di solito durante l’infanzia, collegato all’assunzione dell’alimento che vi crea problemi.

Mangiare quel cibo anche a distanza di anni, persino in età adulta, provoca la comparsa improvvisa di sensazioni spiacevoli.

Allergia o intolleranza?

L’intolleranza alimentare è una condizione completamente diversa dall’allergia alimentare; nel primo caso la reazione ha luogo nel sistema digestivo e si verifica quando non si è in grado di scomporre correttamente il cibo, per esempio a causa di

  • carenze nella produzione enzimi,
  • sensibilità agli additivi alimentari
  • o reazioni verso sostanze chimiche presenti naturalmente negli alimenti.

Più schematicamente un’intolleranza alimentare:

  • Non coinvolge il sistema immunitario, non c’è reazione allergica e non è mai pericolosa per la vita.
  • Provoca sintomi che si presentano più lentamente, spesso molte ore dopo aver consumato il cibo responsabile.
  • Spesso il paziente intollerante è in grado di consumare piccole quantità del cibo in questione senza la comparsa di sintomi (a differenza dell’allergia, dove piccole tracce o contaminazioni possono essere sufficienti a innescare una reazione).
  • Può essere causata da molti cibi diversi.

Una allergia alimentare al contrario:

  • È una reazione del sistema immunitario, che si attiva per errore verso alcune proteine ​​che si trovano in specifici alimenti.
  • Può causare i sintomi tipici dell’allergia, come eruzioni cutanee, respiro sibilante e prurito dopo aver mangiato anche solo una piccola quantità di cibo; i sintomi in genere compaiono anche molto rapidamente.
  • È legata in genere a cibi particolari, come ad esempio pesce, molluschi e noci per gli adulti, latte, uova, arachidi, noci e pesci per i bambini.
  • Può essere grave e mettere in pericolo di vita il paziente.

Le cause dell’intolleranza alimentare

Spesso non è chiaro perché una persona sia o diventi sensibile a determinati alimenti.

Se i sintomi si verificano dopo aver consumato prodotti lattiero-caseari è possibile che si tratti di intolleranza al lattosio. Questo significa che l’organismo non è (più?) in grado di digerire il lattosio, uno zucchero che si trova in latte, yogurt e formaggi morbidi.

La diagnosi può avvenire in base ai sintomi, oppure a seguito di test specifici come il breath-test.

Alcune persone hanno difficoltà a digerire alimenti contenenti il grano, perché causa di gonfiore, flatulenza, diarrea, vomito e dolore allo stomaco dopo aver mangiato per esempio del pane. Si noti che l’allergia al grano è invece una situazione diversa e, a proposito di farinacei, l’intolleranza al lievito non esiste.

In altri pazienti il responsabile può essere un additivo alimentare, chimico o contaminante, come ad esempio:

  • glutammato monosodico,
  • caffeina,
  • alcool,
  • dolcificanti artificiali,
  • istamina,
  • tossine, virus, batteri o parassiti che hanno contaminato cibo,
  • coloranti alimentari artificiali, conservanti o aromi.

Intolleranza al glutine

Molte persone negli ultimi anni hanno deciso di attenersi a una dieta senza glutine pensando di esserne intolleranti a causa dei sintomi che compaiono dopo aver consumato farinacei a base di grano, ma è difficile avere la certezza che la ragione sia un’effettiva intolleranza al glutine, piuttosto che a un’altra sostanza presente nel grano o addirittura tutt’altro.

Si raccomanda quindi di escludere il glutine dalla dieta solo dietro espresso consiglio medico e mai prima di aver escluso con gli specifici esami la possibilità di celiachia.

Gestione delle intolleranze

Se sei sicuro di essere intollerante a un alimento particolare, l’unico modo per affrontare i disturbi è:

  • interromperne il consumo per qualche settimana o più,
  • reintrodurlo in piccole quantità per capire i limiti di tollerabilità.

Imparare a leggere le etichette alimentari è un buon modo per capire quali sono i cibi da evitare.

Se pensi che sia un bambino ad essere colpito da un’intolleranza alimentare, parlane con il pediatra prima di eliminare specifici alimenti, perché un’alimentazione in qualche modo limitata potrebbe influenzare la crescita e lo sviluppo. Il latte vaccino, ad esempio, è un’importante fonte di calcio, vitamina D e proteine.

Quando è necessario rivolgersi allo specialista?

Il medico curante potrebbe decidere di inviare il paziente allo specialista quando non è possibile individuare la causa scatenante dei sintomi sofferti.

Nei bambini è particolarmente importante quando si verificano:

  • ritardo di crescita,
  • mancata risposta alle diete di eliminazione provate dal pediatra,
  • reazioni improvvise e/o severe a specifici alimenti.

Gli specialisti di elezione in grado di diagnosticate eventuali intolleranze e formulare indicazioni dietetiche sono:

  • dietologo,
  • medico di medicina generale,
  • pediatra,
  • allergologo,
  • endocrinologo (e diabetologo),
  • gastroenterologo,
  • internista.

Fonte

Domande e risposte

Intolleranze alimentari, come scoprirle?
Le reali intolleranze alimentari sono poche e purtroppo, salvo eccezioni, non è possibile diagnosticarle con esami specifici; si raccomanda quindi di rivolgersi allo specialista (ad esempio ad un gastroenterologo) per una diagnosi accurata.

Diffidare dei test per le intolleranze non espressamente prescritti da un medico e offerte in contesti diversi dagli ospedali.

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