Intolleranza al lattosio: test, dieta e sintomi

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 9 settembre 2018

Introduzione

L’intolleranza al lattosio è una condizione che si verifica in caso di deficienza di lattasi, quando cioè viene a mancare l’enzima in grado di scindere e digerire il lattosio, il principale zucchero presente nel latte (di mucca, di capra, di asina oltre che latte materno), in glucosio e galattosio.

Quando non viene correttamente digerito, il lattosio che rimane nell’intestino viene fatto fermentare dalla flora batterica intestinale con conseguente produzione di fastidiosi gas e diarrea.

Essendo una condizione molto comune in età adulta non viene più considerata come una malattia da parte di gran parte della comunità scientifica, bensì come un cambiamento fisiologico tipico di una larga parte della popolazione.

Fotografia di donna con un bicchiere di latte in mano e l'altra sulla pancia a indicarne il fastidio a causa dell'intolleranza.

iStock.com/ChesiireCat

Cause

Si riconoscono diverse cause alla base dell’intolleranza al lattosio, ma la più comune è quella che si verifica quando la produzione dell’enzima lattasi si riduce progressivamente nel tempo; questa diminuzione inizia in genere all’età di due anni (o più tardi), ma i sintomi si manifestano solo in adolescenza o in età adulta, quando le quantità residue diventano effettivamente molto scarse.

In genere si riconosce una certa componente famigliare in questa forma di intolleranza.

Si parla invece di intolleranza al lattosio secondaria quando si manifesta in seguito alla presenza di disturbi intestinali di altro genere, tipicamente infezioni, come ad esempio nel caso di diarrea acuta infettiva, per esempio da rotavirus o da giardia: in questo caso l’intolleranza è di tipo transitorio, regredisce in 3-4 mesi e può manifestarsi all’inizio della diarrea o durante il suo decorso.

Particolarmente rara è invece l’intolleranza congenita, che può manifestarsi a causa di una mancanza fin dalla nascita dell’enzima lattasi per cause genetiche, manifestandosi già quando il bambino assume il latte la prima volta. Il neonato dovrà quindi essere nutrito con formule senza lattosio

Ricordiamo infine la carenza di produzione dell’enzima lattasi che si verifica in alcuni neonati nati prematuri, condizione destinata a risolversi spontaneamente entro breve tempo.

È infine importante non confondere l’intolleranza al lattosio con l’allergia alle proteine del latte vaccino, una realtà più comune durante i primi mesi di vita del bambino; entrambe le condizioni producono un quadro sintomatologico molto simile, ma di norma l’allergia alle proteine del latte vaccino provoca anche orticaria e/o rash cutanei.

Sintomi di intolleranza al lattosio

I sintomi dovuti all’intolleranza al lattosio compaiono di norma da 30 minuti a 2 ore dopo l’ingestione e possono includere:

L’entità dei sintomi dipende dalla quantità di lattosio assunta e dalla tollerabilità individuale.

Quando l’enzima lattasi non è più debitamente espresso, il lattosio passa indigerito attraverso l’intestino e, arrivando al colon, viene attaccato dalla microflora residente per essere trasformato in idrogeno e acidi organici. La formazione di queste molecole è la ragione della comparsa di gran parte dei disturbi lamentati dai pazienti, mentre il lattosio indigerito richiama invece acqua nell’intestino a formare diarrea.

Test per l’intolleranza al lattosio

Anche se molto spesso l’esperienza quotidiana è sufficiente a permettere la diagnosi di intolleranza al lattosio, è necessario procedere a un’attenta diagnosi differenziale con condizioni in grado di innescare sintomi simili:

Per dipanare eventuali dubbi è disponibile un test dotato di grande accuratezza e precisione, il breath test all’idrogeno.

Si tratta di un test non invasivo e piuttosto specifico che si basa sull’evidenza che, se uno zucchero non viene assorbito a livello dell’intestino tenue, viene fermentato dalla flora intestinale con la formazione di grosse quantità di idrogeno, che in parte viene assorbito nel colon e in parte viene eliminato con la respirazione.

Se quindi si somministra lattosio ad un soggetto intollerante e si esegue il breath test sarà possibile rilevare una quota di idrogeno nel respiro esalato superiore rispetto a quella riscontrata prima della somministrazione, che serve quindi da termine di paragone.

Il test richiede di norma 2-3 ore di tempo per essere portato a termine ed è semplicemente necessario somministrare per via orale (bere) una soluzione di lattosio.

Alternative diagnostiche sono rappresentate dalla biopsia duodenale, quindi un esame particolarmente invasivo, e da due diversi esami del sangue:

  • in un caso ci si limita a evidenziare un’eventuale predisposizione genetica,
  • mentre nel secondo si procede a diversi prelievi a seguito di somministrazione orale di lattosio (in confronto al breath test è quindi più invasivo e meno pratico).

È infine disponibile, ma poco usato (salvo per esempio nei neonati), un test che misura l’acidità delle feci, che potrebbe essere aumentata dalla presenza di di acido lattico formatosi a partire dal lattosio indigerito.

Cura e dieta

In caso di intolleranza l’unica cura possibile consiste nell’eliminazione o nella riduzione del lattosio dalla dieta, ma la maggior parte delle persone interessate dal disturbo è in grado di digerire una certa quantità dello zucchero e non ha quindi bisogno di evitare completamente il latte e i relativi derivati; la quantità di lattosio tollerato è variabile da un soggetto all’altro, principalmente in relazione alla quantità di lattasi prodotta dall’intestino tenue.

Eliminare il lattosio dalla dieta non è in realtà così semplice come può sembrare, perché non è solo il principale zucchero del latte, ma è presente ovviamente nella maggior parte dei latticini e in tracce è rinvenibile anche nelle cipolle, nei broccoli, nelle uova, nelle pere.

Sebbene il latte e gli alimenti a base di latte siano quindi la fonte naturale più importante di lattosio, questo si trova spesso aggiunto ai cibi preparati commercialmente; le persone con bassissima tolleranza al lattosio dovrebbero conoscere i numerosi prodotti alimentari commerciali che possono contenere anche piccole quantità di lattosio, come

  • pane e altri prodotti da forno,
  • cereali per la prima colazione,
  • purea di patate istantanea,
  • margarina,
  • carni,
  • insalata,
  • caramelle e altri spuntini,
  • miscele per frittelle, biscotti e torte,
  • surgelati.

Viene infine utilizzato come additivo per la preparazione di alcuni insaccati ed è possibile trovarlo anche in farmaci e negli integratori alimentari.

In caso di soggetti particolarmente sensibili è quindi necessario accertarsi dell’assoluta assenza di lattosio (e quindi anche di latte!) da ogni cibo e prodotto consumato.

Imparare a leggere con attenzione le etichette degli alimenti alla ricerca di latte e lattosio, ma anche di siero di latte, ricotta, derivati del latte diventa quindi una necessità.

Il lattosio è utilizzato in più del 20 per cento dei farmaci che richiedono ricetta medica e circa il 6 per cento dei farmaci da banco, anche molti tipi pillole anticoncezionali contengono lattosio; tuttavia questi prodotti sono controindicati solo per le persone con grave intolleranza al lattosio.

Alcuni soggetti intolleranti riescono invece a volte a tollerare lo yogurt, che presenta naturalmente un basso contenuto di lattosio.

Conclusioni

Se si elimina il lattosio dalla dieta si potrebbe andare incontro a un peggioramento nell’assorbimento del calcio e vitamina D, con la conseguenza di un peggioramento della mineralizzazione ossea; per questo motivo in caso di accertata intolleranza è buona norma includere nella dieta formaggi a basso contenuto di lattosio (quando tollerati) e/o assumere integratori a base di calcio se prescritti dal medico curante.

In commercio esistono dei preparati a base di galattosidasi che vanno assunti insieme all’alimento contenente lattosio per facilitarne l’assimilazione, anche se nei soggetti più sensibili purtroppo non sono sufficienti a prevenire la comparsa di sintomi.

A cura della Dr.ssa Angela Nanni

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Salve! volevo chiedere se l’intolleranza al lattosio puo’ essere correlata a prurito intimo. Ogni volta che mangio latticini si manifesta !

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      No, non è tra le manifestazioni cliniche tipiche dell’intolleranza al lattosio. saluti

  2. Anonimo

    Salve, penso di essere intollerante al lattosio, perchè ultimamente bere latte al mattino mi provoca diarrea, ma è possibile ciò?ricordo che fino a qualche mese fa non avevo problemi, si può diventare intolleranti al lattosio a 33 anni?
    Grazie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Purtroppo sì, è un’intolleranza che potrebbe comparire in modo graduale con la diminuzione della produzione di lattasi.

  3. Anonimo

    Dottore da due anni a questa parte soffro di debolezza alle gambe,dolori muscolari dietro cosce,mal di stomaco e gonfiore,confusione mentale grave e sbandamenti,problemi visivi..sto facendo di tutto per quanto riguarda le analisi..potrebbe essere il lattosio?grazie Dottore

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, mi sembra che i sintomi/segni siano troppo generalizzati, solitamente i disturbi di intolleranza al lattosio riguardano solo l’apparato gastroenterico. saluti

  4. Anonimo

    Si guarisce dall’intolleranza al lattosio?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Purtroppo nel caso degli adulti in genere no, perchè si tratta di una difficoltà digestiva di origine genetica.

    2. Anonimo

      Ma è possibile iniziare a manifestarne i sintomi solo verso i 40 anni?

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sì, è possibile, ma raccomando di non saltare a conclusioni (per evitare inutili di rischi di carenza) e rivolgersi sempre al medico per una diagnosi certa.

  5. Anonimo

    Funzionano bene gli integratori a base di lattasi? Mi permetterebbero di mangiarmi finalmente una pizza senza poi stare male?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      L’efficacia dipende moltissimo dalla gravità individuale dell’intolleranza, ma vale sicuramente la pena fare qualche tentativo.

  6. Anonimo

    Può colpire anche i neonati?