Piccoli cambiamenti mirati per guadagni sostanziali (36 min di vita persi per ogni hot-dog)

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Introduzione

La rivista è prestigiosa, Nature Food, il titolo è intrigante “Small targeted dietary changes can yield substantial gains for human health and the environment” (Piccoli cambiamenti dietetici mirati possono produrre guadagni sostanziali per la salute umana e per l’ambiente), ma prima ancora che guadagni sostanziali per salute ed ambiente ha prodotto guadagni sostanziali per le riviste on-line che hanno titolato come ho fatto io, 36 minuti di vita per ogni hot-dog, e se mi stai leggendo è purtroppo chiaro di come la nostra mente sia inevitabilmente attirata da titoli acchiappa-click.

Certo, mi piacerebbe pensare che tu abbia cliccato leggendo la prima parte del titolo, che ho peraltro rubato ad un commento americano allo studio in questione, firmato da un medico e pubblicato su MedScape, ma sono sicuro che a farti decidere è stata la seconda parte.

Ma davvero ogni hot-dog ci ruba 36 minuti di vita? Scommetto che stai già facendo qualche calcolo e voglio quindi aiutarti.

Lo mangi solo una volta ogni tanto, diciamo una volta al mese? Bene, in teoria hai masticato e deglutito 432 minuti di vita per ogni anno in cui hai tenuto questa media, più di 7 ore.

Ne sei più goloso e lo mangi una volta alla settimana? In un anno di questi ritmi ti sei bruciato un giorno e 6 ore di vita.

Tanto? Poco? Lascio a te giudicare, ma prima di pensarci consentimi di provare a fare qualche considerazione.

Hot-Dog

Getty/Image Source

Lo studio

Gli autori dello studio hanno voluto quantificare l’impatto che quasi 6000 alimenti hanno su salute umana ed ambiente e per farlo hanno trovato una chiave che, gliene va dato atto, ha garantito loro un’enorme visibilità, ovvero determinare un indice nutrizionale che consenta di stimare gli effetti marginali in termini di minuti di vita guadagnata o persa, da cui è stato estratto l’esempio dell’hot dog.

Il commento cui facevo riferimento prima era molto critico nei confronti del lavoro di ricerca, tanto che sarcasticamente invitava a ragionare sul fatto che i 36 minuti persi potrebbero essere compensati dalla presenza di due porzioni di semi di sesamo sul panino dell’hot-dog, associato ad un guadagno netto di 50 minuti (25 per porzione), che quindi portano ad un bilancio positivo di 14 minuti guadagnati per ogni panino.

Sì, dai, fa un po’ ridere…, ma a mio avviso possiamo comunque trarre qualche considerazione utile ed interessante.

Le mie considerazioni

  1. L’esempio di hot-dog e sesamo è emblematico e condivisibile, un hot-dog con il panino al sesamo non diventa magicamente un alimento sano e sono sicuro che non ci siano dubbi in merito, ma ti faccio una domanda perché ne parlavo proprio ieri con mia moglie: secondo te un hamburger vegano nel panino, è un alimento sano? Magari hai qualche dubbio, e se ti dicessi che l’hamburger è alle verdure? Sì, forse sì, giusto? In realtà non necessariamente, anzi, se l’hamburger è commerciale, ovvero preparato industrialmente è molto probabile che non possa essere definito sano, perché probabilmente ultra-processato, ovvero ricco di sale e tante altre sostanze tra addensanti, aromi, coloranti ed altro. Esistono ovviamente per alcune eccezioni, qualcosa di salvabile sugli scaffali si trova, oppure se ovviamente te lo sei preparato tu a casa, magari con legumi e verdure. Ricorda quindi, la presenza di verdure, legumi o fibra non trasforma un alimento pessimo in uno sano, così come il sesamo non salva l’hot-dog.
  2. Forse potresti chiederti cosa s’intenda per alimento “sano”: una definizione iper-semplificata e tutt’altro che perfetta potrebbe essere qualcosa del tipo cibo che possa essere consumato anche tutti i giorni senza alcuna preoccupazione, posto ovviamente che una dieta sana prevede una rotazione degli alimenti che sia il più ampia possibile e che praticamente qualsiasi cibo consumato in eccesso può causare problemi. Lo sapevi ad esempio che esiste l’avvelenamento da acqua? Sono noti casi di decessi avvenuti a causa di assunzioni maggiori di 5 litri in poche ore e questo dimostra che tutto, davvero tutto quando si esagera può diventare un problema.
    Ho appena usato i termini “dieta sana” e questo è forse un concetto più importante a cui tendere rispetto all’osservazione del singolo alimento e lascia che ti faccia un esempio. Spero sarai d’accordo con me che la frutta è un alimento sano, ma lo sai che esiste un approccio alimentare definito fruttarismo basato sul consumo prevalente o addirittura unico di frutti nella dieta? Sì, hai capito bene, solo frutta, anche se magari declinata comprendendo anche frutta secca a guscio ed alcuni ortaggi a frutto come il pomodoro, lo zucchino e il peperone. Non me ne vogliano i fruttariani all’ascolto, ma un regime di questo tipo è nella migliore delle ipotesi estremamente complicato e ad altissimo rischio di carenze alimentari. Generalizzando ulteriormente potremmo e dovremmo forse parlare di stile di vita sano, che a sua volta comprende ovviamente anche la dieta.
  3. Ma in una dieta sana, l’hot-dog devo quindi dimenticarmelo? Quasi tutti i nutrizionisti sono concordi nell’affermare che non esistono alimenti proibiti, ma solo cibi che devono essere considerati eccezioni, da consumare cioè solo occasionalmente. Quante volte all’anno? Quante al mese? Quante alla settimana? Non esiste una risposta univoca, perché tutto dipende anche da quanti sono gli alimenti che occasionalmente vogliamo concederci. Se amiamo 365 cibi da bollino rosso diversi e ci concediamo ogni giorno una porzione di ciascuno forse è un po’ troppo. Poi ovviamente la quantità fa differenza ed anche la preparazione del cibo può fare una differenza enorme. Un hamburger acquistato presso un fast-food è probabilmente da bollino rosso, ma se ti prepari a casa un hamburger con pane integrale, carne macinata acquistata da allevamenti che tengono gli animali al pascolo e lo farcisci con insalata e magari una fettina di melanzana e/o di peperone, con un velo di ketchup, accompagnato poi da una porzione di verdura a parte diventa tranquillamente un piatto unico che può essere consumato anche tutte le settimane e contata come porzione di carne rossa. La carne rossa va limitata, lo sappiamo, ma se quelle 2-3 porzioni settimana sono di tagli magri e da animali sani, fa una grande differenza.
  4. Ma torniamo al nostro studio, per sottolineare di come la scienza dell’alimentazione sia estremamente complicata in termini di sperimentazione, perché si basa tipicamente su studi osservazionali e peraltro basati su questionari, fattori che, senza perderci in definizioni, limitano drasticamente la generalizzabilità dei risultati. Quindi buttiamo via con una risata lo studio su Nature, scuotendo la testa su come anche le riviste più prestigiose si lascino ormai andare al decadimento scientifico alimentato dalla necessità di titoli acchiappa-click? A mio avviso no, qualcosa lo salviamo. Le conclusioni sono banalotte, ma condivisibili: gli autori, sulla base di quanto emerso in base alle analisi che hanno condotto, rilevano che piccoli cambiamenti possono portare a grandi risultati, a patto che le scelte vengano condotte con attenzione ed oculatezza. L’esempio che fanno è che sostituendo un misero 10% dell’apporto calorico giornaliero proveniente da carne bovina e lavorata con alimenti quali frutta, verdura, noci, legumi ed alcuni specifici frutti di mare sostenibili si potrebbero guadagnare 48 minuti di vita ogni giorno e soprattutto ridurre in modo sostanziale l’impatto ambientale su un pianeta che, permettimi una battuta malinconica, è davvero ormai alla frutta. Non domandarti se 48 minuti siano tanti o pochi e non fare calcoli, il numero è una sorta di provocazione ed è assurdo pensare che si possa realmente fare un calcolo di questo tipo, è però una conferma numerica di quanto le nostre scelte quotidiane possano avere un peso su salute ed ambiente.
  5. Gli stessi autori non lo considerano uno strumento utile a scegliere cosa mangiare stasera, ma una bussola che possa contribuire ad orientare e a promuovere un cambiamento graduale ma progressivo che non solo il singolo, ma la società nel suo insieme mediante le scelte operate dalla politica, possa approcciare ed abbracciare attraverso una dieta più sana e più sostenibile. È poi pensato per la popolazione americana e noi italiani sicuramente partiamo in posizione avvantaggiata sia in termini di qualità del cibo che culturalmente, penso ovviamente alla dieta mediterranea, ma non è un mistero che anche nella nostra penisola si sia assistito ad una deriva drammatica verso alimenti tutt’altro che da bollino verde.
  6. Se insieme all’hot-dog consumiamo del sesamo è vero che non diventa una buona cena, ma è però vero che alla fine dei conti la dieta può essere effettivamente immaginata come una somma di tanti addendi: interazioni, combinazioni, quantità, frequenza di consumo, provenienza degli alimenti e tanti altri fattori concorrono a determinare la qualità della dieta nel suo complesso, che rende conto delle infinite combinazioni di scelte che compiamo ogni istante della nostra esistenza. Non è l’hamburger occasionale che peggiora una dieta altrimenti perfetta, così come non è la foglia di insalata nell’hamburger a renderlo più sano, ma allo stesso tempo ricorda che:
    • Non è mai troppo tardi e non è mai troppo presto per migliorare il proprio stile di vita.
    • Un cambiamento piccolo è meglio di nessun cambiamento, ovvero nessun cambiamento è troppo piccolo. A corollario, un piccolo danno è meno peggio di un grosso danno.
    • I miglioramenti sono cumulativi.
    • Consapevolezza e quotidiana attenzione, ma che non diventi mai ossessione.

Fonti e bibliografia