Potassio alto e basso: alimenti, sintomi e pericoli

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 1 gennaio 2018

Introduzione

Il potassio è un minerale che assumiamo quotidianamente con la dieta ed è fondamentale per il buon funzionamento dell’organismo; si tratta anche di un elettrolita (ossia una sostanza in grado di condurre la corrette elettrica) ed è coinvolto in numerose funzioni biologiche:

  • controllo della pressione sanguigna,
  • bilancio idrico,
  • mantenimento del pH (equilibrio acido-base),
  • contrazione muscolare,
  • trasmissione degli impulsi nervosi,
  • battito cardiaco,
  • digestione,
  • salute delle ossa.

La maggior parte del potassio presente nell’organismo si trova all’interno delle cellule, perché è tassativamente necessario mantenere i livelli nel sangue in un ristretto intervallo di normalità, regolando costantemente lo scambio in un verso o nell’altro a seconda dell’esigenza del momento.

Se il livello diventa eccessivo o inferiore alla norma si possono manifestare conseguenze gravi, un’alterazione importante della concentrazione può per esempio essere causa della comparsa di un’aritmia cardiaca o addirittura di un arresto cardiaco (situazione in cui il cuore cessa di battere).

Poichè l’organismo non può produrre autonomamente il minerale, è necessario assumerne quotidianamente la giusta quantità attraverso l’alimentazione, per ripristinare le quantità perse con:

  • sudore,
  • urina,
  • feci.

Quando i reni funzionano correttamente possono intervenire

  • aumentando la quantità escreta con le urine per abbassare la concentrazione del sangue,
  • oppure favorendone il riassorbimento per aumentarla.

Alcuni farmaci ed diverse patologie sono in grado di alterare la quantità di potassio che entra ed esce dalle cellule e questo ne influenza profondamente la concentrazione presente nel sangue.

La letteratura è ricca di evidenze dell’utilità di una corretta assunzione di potassio con la dieta, che sembra peraltro essere un fattore protettivo verso numerose condizioni e patologie:

  • Diversi studi hanno dimostrato uno stretto legame tra una dieta ricca di potassio e il mantenimento di ossa in salute, azione particolarmente utile nelle donne anziane in cui è elevato il rischio di osteoporosi.
  • Alcuni studi hanno dimostrato che una carenza del minerale nella dieta può essere collegata a un aumento della pressione del sangue,
  • Una dieta ricca di potassio sembra essere di aiuto nella prevenzione dell’ictus ischemico.

Rapporto sodio/potassio

Nei Paesi occidentali la dieta contiene troppo spesso eccessive quantità di sodio in rapporto a quelle di potassio, situazione che può aumentare il rischio di eventi cardiovascolari; la buona notizia è che con piccole accortezze è possibile invertire la tendenza, per esempio:

  • assumere quotidianamente almeno 5 porzioni tra frutta e verdura, che sono alimenti naturalmente ricchi di potassio e poveri di sodio (più verdura che frutta);
  • evitare alimenti industriali e lavorati, che contengono enormi quantità nascoste di sale (e quindi di sodio).

Ipokaliemia

L’ipokaliemia è la carenza di potassio nel sangue e può essere diagnosticata attraverso un esame del sangue (il livello minimo prevede una quantità pari a 3.5 mmol/L); una carenza grave è un’emergenza medica che richiede un intervento rapido sul paziente per ripristinare le quantità necessarie.

Cause

La carenza può avere diverse cause, ma quelle più frequenti sono

Più in generale possiamo tuttavia suddividere le possibili cause in due macro-categorie:

  • Insufficiente assunzione con la dieta: si tratta della causa più ovvia, anche se fortunatamente poco comune (almeno nei Paesi occidentali); può verificarsi in caso di anoressia nervosa, malnutrizione, diete chetogeniche.
  • Perdite eccessive, in genere associate a una grave perdita di fluidi che trascinano con sé anche il potassio. Vomito e diarrea come detto sono cause frequenti, ma anche un’eccessiva sudorazione può alla lunga essere causa di perdita di potassio. Capitolo a parte merita invece la possibilità di perdita attraverso l’urina, in genere causata da farmaci diuretici, chetoacidosi diabetica, insufficiente livello di magnesio nel sangue, aumento del pH ematico e altro ancora.

In letteratura si trovano poi aneddotiche segnalazioni di ipokaliemia causata da un’eccessiva assunzione di bevande a base di cola, probabilmente a causa dell’effetto diuretico della caffeina contenuta.

Sintomi

Una leggera diminuzione dei livelli nel sangue di solito non causa alcun sintomo.

Se il potassio diminuisce invece in modo considerevole, si possono verificare:

In caso di livelli gravemente diminuiti si può manifestare aritmia cardiaca fino a un completo arresto del cuore.

Cura

In caso di livelli bassi, ma in assenza di sintomi, è spesso sufficiente reintegrare il potassio assumendo alimenti ricchi di questo minerale, oppure attraverso integratori orali. Il potassio può irritare l’apparato digerente, quindi gli integratori potrebbero avere la necessità di venire assunti in piccole dosi, durante i pasti, diverse volte al giorno, e non in una singola dose più grande.

Quando l’ipokaliemia si manifesta invece con sintomi più o meno accentuati è richiesta assistenza ospedaliera, per garantire innanzi tutto una corretta funzionalità cardiaca.

Il trattamento prevede diversi approcci:

  • Il primo passo consiste nell’individuare e correggere la causa scatenante dell’abbassamento dei livelli di potassio, per esempio in caso di diarrea grave andrà fermata per impedire la continua perdita del prezioso minerale.
  • Parallelamente andranno reintegrate le scorte del minerali, di norma attraverso flebo; la somministrazione non deve essere troppo rapida, per evitare effetti collaterali cardiaci.
  • È infine indispensabile monitorare i livelli nel tempo, per evitare una pericolosa iperkalemia (eccesso di potassio nel sangue).

Assunzione di diuretici

La maggior parte dei pazienti in terapia con i diuretici non ha alcun bisogno di assumere gli integratori di potassio, ma è opportuno verificare periodicamente con controlli dei livelli nel sangue, per poter cambiare il dosaggio del diuretico in caso di necessità. In alternativa, possono essere usati diuretici particolari che aiutano i reni a conservare il potassio (risparmiatori di potassio), come l’amiloride e lo spironolattone.

Iperkaliemia

L’iperkaliemia è l’eccesso di potassio nel sangue, condizione caratterizzata da livelli superiori a 5.0 mmol/L; anche in questo caso la diagnosi avviene attraverso esami del sangue (ma è possibile evidenziarla anche con l’uso dell’ECG).

Vengono spesso individuate tre condizioni di rischio:

  • valori compresi tra 5.5 e 5.9 mmol/L, rischio medio
  • valori compresi tra 6.0 e 6.4mmol/L, rischio moderato,
  • valori superiori a 6.5 mmol/L, rischio elevato.

Di solito l’iperkaliemia è asintomatica: i sintomi, perlopiù anomalie del battito cardiaco, compaiono soltanto in caso di iperkaliemia grave.

La terapia comprende:

  • la diminuzione del consumo di potassio,
  • l’interruzione delle terapie farmacologiche che potrebbero causare l’iperkaliemia e l’uso di farmaci che aumentano l’escrezione del potassio.

Cause

L’iperkaliemia ha molte cause diverse, tra cui ricordiamo

  • i disturbi renali,
  • particolari farmaci che influiscono sul funzionamento dei reni
  • e il consumo eccessivo di integratori di potassio.

Se i reni non funzionano correttamente non sono in grado di estrarre ed eliminare l’eccesso di potassio dal sangue, con il risultato di un aumento della sua concentrazione; la causa più frequente dei casi di iperkaliemia lieve è l’uso di farmaci che fanno diminuire l’afflusso di sangue ai reni o che impediscono loro di eliminare la giusta quantità del minerale.

Ricordiamo inoltre:

  • morbo di Addison: Le ghiandole surrenali non producono abbastanza ormoni, che sono necessari per una corretta regolazione renale,
  • ustioni gravi,
  • farmaci,
  • utilizzo di sostanze d’abuso e alcolici,
  • anemia emolitica,
  • grave sanguinamento a livello di stomaco e/o intestino,
  • alcuni tumori.

Sintomi e diagnosi

Per aumenti lievi o moderati in genere non compaiono sintomi, mentre per livelli significativamente oltre il limite superiore possono manifestarsi:

  • nausea,
  • battito cardiaco debole e rallentato,
  • collasso (a causa dell’eccessivo rallentamento del cuore) e arresto cardiaco.

Terapia

Per l’iperkaliemia lieve può essere sufficiente diminuire il consumo di potassio o interrompere l’assunzione dei farmaci che impediscono ai reni di eliminarlo. Se i reni sono sani può essere somministrato un diuretico per aumentare la quantità di potassio eliminata dall’organismo. Se necessario, inoltre, può essere somministrata per via orale o rettale una resina che assorbe il potassio presente nell’apparato digerente e viene eliminata con le feci.

Per i casi di iperkaliemia da moderata a grave, è fondamentale riportare immediatamente il livello del potassio alla normalità.

Per prima cosa si somministra il calcio per endovena: il calcio serve serve per proteggere il cuore, ma non fa diminuire il livello di potassio. Poi vengono somministrati l’insulina e il glucosio che fanno riassorbire il potassio circolante dalle cellule. Per diminuire il potassio in circolo, può essere usato anche l’albuterolo, un inalatore antiasma.

Se queste terapie non si dimostrano efficaci o se il paziente soffre di insufficienza renale, può essere necessaria la dialisi.

Potassio ed alimenti

L’apporto quotidiano di potassio in Italia è più o meno pari alle dosi consigliate  (3 g contro i 3.2 g circa di fabbisogno indicati dai LARN), perchè presente ed abbondante in numerosi alimenti come:

  • fagioli,
  • piselli,
  • asparagi,
  • patate,
  • albicocche,
  • banane,
  • cavolfiori,
  • spinaci,
  • soia,
  • arachidi.

In generale la presenza è comunque rilevante in

  • frutta,
  • verdura,
  • pesci (per esempio salmone, merluzzo e sardine)
  • e carni fresche (sia bianca che rossa),

mentre l’apporto di potassio con l’acqua da bere è modesto.

Anche latte e yogurt sono buone fonti.

L’assorbimento avviene passivamente nel duodeno e nel digiuno (intestino) senza particolari difficoltà.

Fotografia con gli alimenti più ricchi di potassio

iStock.com/samael334

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    David chiede cortesemente:
    Potassio:5.9/ colest.tot:217/ hdl 62/ ldl134,29/ trigl. 79.
    Gentilissimo

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Valori di riferimento del potassio?
      Valori del colesterolo discreti/buoni, in caso di fattori di rischio importanti sarebbero invece da abbassare sensibilmente.

    2. Anonimo

      5.1 valore di riferimento.
      Grazie

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Assume farmaci?

  2. Anonimo

    desidero sapere caro dottore se i crampi alle gambe siano dovute per carenze di potassio essendo un diabetico e un cardiopatico.Che cosa devo fare?La ringrazio anticipatamente
    Rosa

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, è possibile, soffre di carenza di potassio? si faccia valutare dal medico, potrebbe essere necessaria una terapia implementante.

    2. Anonimo

      Io ho risolto i miei crampi notturni con due bustine di Polase al giorno!

  3. Anonimo

    O il potassio alto cosa posso fare e quali sono le cause grazie

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Che valori di potassiemia ha?

  4. Anonimo

    Il dottore mi ha detto di assumere potassio senza specificare nulla di più, Polase (che ho in casa) va bene?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Se non ha dato indicazioni più precise sì, in linea di massima dovrebbe andare bene.

  5. Anonimo

    Quali sono i valori normali del potassio nel sangue? Non mi fido molto di quelli del laboratorio che trovo sul referto.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      È invece necessario fare riferimento proprio all’intervallo riportato sul referto, che può cambiare a seconda della strumentazione usata.