Ferro basso, valori normali, carenza e sintomi

Ultima modifica 21.09.2020

Introduzione

Il ferro è un minerale di cui il nostro organismo necessita per funzionare correttamente:

  • è un costituente fondamentale dell’emoglobina, una proteina che trasporta l’ossigeno dai polmoni in tutto il corpo,
  • aiuta i muscoli a immagazzinare e utilizzare l’ossigeno,
  • è necessario per la sintesi di alcuni ormoni,
  • viene utilizzato la produzione di tessuto connettivo,
  • è inoltre parte della struttura molecolare di moltissimi enzimi.

Il corpo ha bisogno di disporre della giusta quantità di ferro perché

  • in caso di carenza si può andare incontro ad anemia sideropenica,
  • ma in caso di eccesso si corre il rischio di danneggiare l’organismo (infatti un’assunzione esagerata di integratori di ferro può essere causa di avvelenamento).

A differenza di altri nutrienti l’eccesso di ferro non può essere escreto dal corpo, per questo motivo non si dovrebbero assumere integratori di questo metallo senza il preventivo parere del medico.

Valori normali

  • Uomini: da 65 a 176 mcg/dL (mcg, ossia μg o microgrammi, un millesimo di milligramo)
  • Donne: da 50 a 170 mcg/dL
  • Bambini: da 50 a 120 mcg/dL
  • Neonati: da 100 a 250 mcg/dL

Si noti che i valori normali possono cambiare leggermente da un laboratorio all’altro, si raccomanda quindi di fare sempre riferimento all’intervallo riportato sul referto.

Fonte: Wikipedia

Interpretazione

Con il termine di metabolismo del ferro indichiamo l’insieme dei processi biochimici volti a mantenere le quantità presenti nell’organismo costanti ed in grado di:

  • metterne a disposizione la quantità necessaria alla sopravvivenza,
  • evitarne un accumulo eccessivo che potrebbe determinare tossicità.

Comprendere a grandi linee i meccanismi alla base del metabolismo del ferro è quindi essenziale per individuare le possibili cause di valori anomali, che siano alti o bassi.

Il ferro è in particolare essenziale per la sintesi ed il funzionamento dei globuli rossi, cellule del sangue che contengono la maggior parte del prezioso metallo (quasi il 70%).

La maggior parte della quantità restante è invece conservata in depositi di complessi di ferritina, una molecola presente in tutte le cellule ma più comune in specifici distretti:

  • fegato (riserva principale),
  • midollo osseo,
  • milza.

Una quantità relativamente piccola circola infine nel sangue, legata alla transferrina, perché il ferro libero avrebbe un’azione tossica sull’organismo.

La valutazione della quantità di ferro nell’organismo viene fatta attraverso gli esami del sangue, in particolare dosando:

  • sideremia (ferro nel sangue),
  • ferritina (indice delle scorte del metallo),
  • eventualmente transferrina (molecola di trasporto).

Nel caso in cui i primi due valori siano più bassi del limite inferiore in genere viene diagnosticata la carenza di e questa può tradursi in anemia sideropenica (riduzione della quantità di globuli rossi e/o emoglobina e/o ematocrito).

Si noti che un eventuale stato di carenza di ferro colpisce prima i depositi di riserva (l’organismo fa il possibile per compensare le perdite), per questa ragione questa fase non è caratterizzata in genere da sintomi eclatanti.

Il mantenimento di una quantità corretta di ferro nell’organismo è regolata principalmente da due fenomeni:

  • assorbimento controllato del ferro introdotto con la dieta,
  • perdita incontrollata (per esempio a causa di ferite).

Il ferro disponibile, per esempio quello presente all’interno degli eritrociti, viene continuamente riciclato, in modo da mantenere le perdite fisiologiche a livelli quasi trascurabili.

Il tasso di assorbimento del ferro alimentare varia in base a numerosi fattori, tra cui:

  • depositi disponibili,
  • tasso di produzione dei nuovi globuli rossi da parte del midollo osseo,
  • concentrazione di emoglobina e di ossigeno nel sangue,
  • eventuali stati infettivi (durante i quali l’organismo riduce l’assorbimento al fine di privare i batteri di questa forma di approvvigionamento).

Non disponiamo invece di un meccanismo deputato all’escrezione di ferro, che a meno di patologie (come la dissenteria) si limita a tracce perse a livello gastrointestinale, con la sudorazione, mestruazioni, … e questa è la ragione per cui diventa pericoloso un eventuale condizione di eccessivo assorbimento.

La sideremia, ossia la quantità di ferro misurata con l’omonimo esame del sangue, rappresenta la quantità del cosiddetto “ferro circolante”, legato cioè alla transferrina; per tutte le ragioni viste finora questo valore da solo ha tuttavia un significato limitato in campo diagnostico, mentre assume un valore maggiore quando interpretata in associazione alla valutazione delle quantità di deposito presenti (ferritina).

Senza la pretesa di poter diagnosticare eventuali condizioni, la seguente tabella mostra un approccio alla valutazione dei valori di ferro nel sangue in associazione agli esami collegati:

Malattia Ferro TIBC/Transferrin UIBC %Saturazione transferrina Ferritina
Carenza ferro Basso Alto Alto Basso Basso
Emocromatosi Alto Basso Basso Alto Alto
Malattia cronica Basso Basso Basso/Normale Basso Normale/Alto
Anemia emolitica Alto Normale/Basso Basso/Normale Alto Alto
Anemia sideroblastica Normale/Alto Normale/Basso Basso/Normale Alto Alto
Avvelenamento da ferro Alto Normale Basso Alto Normale

Fonte tabella: LabTestOnline

Carenza (ferro basso)

Differenza tra carenza di ferro ed anemia sideropenica

  • Si ha carenza di ferro quando non sono disponibili scorte a sufficienza per sopperire alle esigenze di funzionamento dell’organismo. La carenza può rimanere asintomatica e spesso non viene diagnosticata, se invece viene rilevata può essere curata ricorrendo agli integratori di ferro. Se non si riesce a correggere la carenza o la sua causa si può iniziare a soffrire di debolezza muscolare e, alla fine, di anemia sideropenica.
  • L’anemia sideropenica si sviluppa quando la carenza di ferro si protrae nel tempo e impedisce all’organismo di fabbricare una quantità sufficiente di globuli rossi sani. L’organismo è in grado di fabbricare i globuli rossi anche in una situazione di carenza, ma alla fine le riserve di ferro insufficienti rallentano il processo e provocano l’anemia.

Si definisce quindi anemia una riduzione della quantità circolante di globuli rossi, non della quantità di ferro.

Cause

  • Nelle donne in età fertile le mestruazioni sono la causa più comune, ma anche in gravidanza è molto frequente andare incontro a carenze, perché l’organismo ne richiede una quantità supplementare per garantire adeguato nutrimento al feto.
  • Il sanguinamento gastrointestinale è una delle cause più comuni di carenza negli uomini e nelle donne in menopausa, che può essere dovuto a ulcere, tumori, …
  • Soggetti con insufficienza renale cronica sono spesso a rischio.
  • Il malassorbimento tipico di alcune malattie infiammatorie intestinali (come la celiachia) può ridurre la quantità di ferro assorbito con la dieta.
  • Raramente la causa è la sola dieta povera del minerale (può verificarsi soprattutto in caso di diete vegetariane o vegane non correttamente pianificate).

La cura viene formulata in base alla causa.

Sintomi, quando preoccuparsi

Sul breve periodo una lieve carenza di ferro non causa sintomi significativi, perché in genere l’organismo riesce a compensare attraverso le scorte accumulate in muscoli, fegato, milza e midollo osseo.

Quando anche le scorte dovessero diminuire inizierebbe a comparire anemia (diminuzione dei livelli di emoglobina e della dimensione dei globuli rossi), che sarebbe causa di una riduzione della quantità di ossigeno trasportata dai polmoni al resto dell’organismo, che a sua volta potrebbe diventare causa di sintomi tangibili.

In questo caso i sintomi da carenza di ferro diventerebbero:

Cura

Per chi è anemico assumere una quantità sufficiente di ferro nella dieta è un modo facile e naturale per iniziare a sentirsi meglio, tuttavia possono essere necessari integratori per aumentare i livelli di ferro e quindi risolvere l’anemia sideropenica.

Il tempo di guarigione dipende dalla gravità dell’anemia all’inizio della terapia, dall’assorbimento del ferro nello stomaco e dal tipo di integratore prescritto dal medico.

La maggior parte dei pazienti affetti da anemia sideropenica da lieve a moderata è in grado di guarire entro 2 o 3 mesi; anche quando l’anemia è di fatto risolta, la quantità di ferro immagazzinata nell’organismo può continuare a essere scarsa, per questo motivo dopo la correzione del disturbo i medici di norma consigliano altri sei mesi di terapia con integratori di ferro per uso orale, per raggiungere la quantità ottimale di ferro immagazzinato nell’organismo. In questo modo sarà possibile prevenire le ricadute sul breve periodo.

Ferro alto, quando preoccuparsi

Un leggero aumento dei valori di ferro circolante causato da un’assunzione alimentare esagerata di norma non causa sintomi significativi; in caso di intossicazione da ferro, per esempio per ingestione eccessiva di farmaci o integratori contenenti la sostanza, la gravità dei sintomi è strettamente dipendente dalle quantità ingerite.

Il ferro in eccesso può diventare pericoloso per

Ricordiamo infine l’esistenza di una malattia genetica (emocromatosi) caratterizzata da concentrazioni così elevate nel sangue, da causare problemi all’organismo.

Sintomi

In caso di assunzione eccessiva (per esempio a causa di un’errata o accidentale assunzione di integratori, comune per esempio nei bambini) possono comparire i sintomi di avvelenamento da ferro che comprendono:

Cura

L’intossicazione da ferro viene trattata essenzialmente attraverso due approcci combinati:

  • eliminazione del ferro residuo nell’apparato gastrointestinale (lavanda gastrica e irrigazione intestinale),
  • somministrazione endovenosa di deferoxamina, un farmaco in grado di catturare il ferro circolante nel sangue (il termine medico è “chelazione”) per poi eliminarlo attraverso le urine.

Preparazione all’esame

L’esame richiede digiuno per almeno 10-12 ore e la sospensione di eventuali farmaci o integratori che contengono ferro a partire da almeno 3-5 giorni.

Il prelievo viene in genere eseguito al mattino, quando la sideremia si attesta su livelli superiori rispetto a quelli serali (a seguito di variazioni indotte dai ritmi circadiani).

Fattori in grado di alterare i valori

Tra i numerosi fattori in grado di incidere sul risultato della valutazione della sideremia ricordiamo in particolare:

  • sesso del paziente (gli uomini hanno in genere valori leggermente superiori),
  • età (tendono a diminuire con il passare degli anni),
  • ora del prelievo (al mattino si registrano valori superiori),
  • eventuale recente mestruazione,
  • farmaci (la pillola anticoncezionale causa aumento dei valori),
  • consumo di alcool (in grado di aumentare i valori),
  • stress e carenza di sonno possono ridurre le quantità circolanti,
  • attività sportiva (riduzione dei valori e possibile leggera anemia).

Fabbisogno

Secondo i LARN l’assunzione giornaliera raccomandata di ferro dovrebbe essere la seguente:

  • Neonati: 11 mg
  • 1-3 anni: 8 mg
  • 4-6 anni: 11 mg
  • 7-10 anni: 13 mg
  • Uomini
    • 11-14 anni: 10 mg
    • 15-17 anni: 13 mg
    • dai 18 anni: 10 mg
  • Donne
    • 11-14 anni: 10-18 mg
    • 15-29 anni: 18 mg
    • 30-59 anni: 18-10 mg
    • dai 60 anni: 10 mg
    • Gravidanza: 27 mg
    • Allattamento: 11 mg

Alimenti ricchi di ferro

Quando si parla di ferro le classiche tabelle in cui viene riportato il contenuto medio del minerale nei vari alimenti possono trarre in inganno, perché ad essere assorbita in questo caso non è mai l’intera quantità disponibile, ma solo una frazione più o meno significativa determinata da numerosi fattori, tra cui:

  • la quantità e il tipo di ferro ingerito (di origine animale o vegetale),
  • altri alimenti consumati in contemporanea,
  • il grado di acidità dello stomaco (una riduzione ne diminuisce l’assorbimento),
  • l’attività del midollo osseo (indicativamente immaginabile come proporzionale alle richieste dell’organismo)
  • e lo stato dei depositi di ferro dell’organismo (in presenza di carenza di ferro l’organismo si regola per aumentarne l’assorbimento e viceversa).

Tutte le fonti più autorevoli citano l’esempio degli spinaci, alimenti effettivamente piuttosto ricchi di ferro, ma legato ad altre sostanze in grado di limitarne significativamente l’assorbimento.

La principale differenza è tra le due forme in cui si può trovare il minerale nella dieta:

  • ferro eme, che si trova solo in prodotti di origine animale (come la carne) e che è facilmente assorbito,
  • ferro non-eme, che si trova in alimenti vegetali e prodotti alimentari fortificati.

In altre parole non conta tanto la quantità di minerale presente, quando la sua biodisponibilità (ossia la frazione effettivamente utilizzabile dall’organismo).

Il ferro si trova naturalmente in molti alimenti e nella maggior parte delle situazioni è possibile assumere la necessaria quantità attraverso la sola dieta, anche nel caso di soggetti vegani, avendo cura di seguire una dieta varia ed equilibrata; va peraltro sottolineato che l’intestino è in grado di adattarsi efficacemente a diete povere o prive di fonti di ferro eme, aumentando la capacità di assorbimento di quello non-eme (dei vegetali), tanto che alcuni autori lo ritengono più sicuro a prescindere.

Alimenti ricchi di ferro sono:

  • carne magra, pesce (soprattutto quello grasso e ricco anche in omega 3) e pollame,
  • fegato (da evitare in gravidanza, per l’eccessivo contenuto in vitamina A),
  • uova,
  • semi,
  • pane, pasta e riso integrale,
  • tofu,
  • verdure a foglia verde,
  • broccoli e spinaci,
  • legumi (come fagioli bianchi, lenticchie, fagioli e piselli),
  • noci e alcuni tipi di frutta secca, come l’uva passa.

Per aumentare la quantità di ferro assorbita è possibile ricorrere a qualche piccolo trucco, consumando per esempio specifici alimenti in grado di favorire la biodisponibilità.

  • Vitamina C: L’acido ascorbico o vitamina C è presente in natura nella frutta e nella verdura, soprattutto negli agrumi, ma può anche essere sintetizzato per essere usato negli integratori. La vitamina C migliora sensibilmente l’assorbimento delle sostanze nutritive come il ferro, è quindi utile condire la carne con un po’ di limone, oppure bere a fine pasto un bicchiere di spremuta d’arancio.
  • Alcool: L’alcool può migliorare l’assorbimento del ferro, ma ovviamente non è consigliabile bere solo per correggere le eventuali carenze. È risaputo che il consumo moderato di alcol presenta diversi vantaggi per la salute, ma l’abuso o il consumo smodato, soprattutto se associato ad alti livelli di ferro nell’organismo, fa aumentare il rischio di lesioni epatiche, di tumore al fegato e la produzione di cellule del sangue. Il 20-30% circa delle persone che consumano molto alcool assume il doppio di ferro con la dieta rispetto a chi beve poco o in modo moderato.
  • Betacarotene: È un precursore della vitamina A e si tratta di pigmenti di colore variabile tra il giallo e il rosso, contenuti negli alimenti come le albicocche, le barbabietole e le bietole, le carote, le coste, il mais, l’uva nera, le arance, le pesche, le prugne, i peperoni rossi, gli spinaci, le patate dolci, i pomodori, le cime di rapa e le zucche. La molecola è in grado di migliorare significativamente l’assorbimento del metallo; inoltre, in presenza di fitati e di acido tannico, il betacarotene generalmente ha sconfitto gli effetti inibitori di entrambi i composti a seconda delle loro concentrazioni (vedere dopo).
  • Acido cloridrico: L’acido cloridrico (HCl) presente nello stomaco separa le sostanze nutritive dagli alimenti, in modo da facilitarne l’assorbimento; eventuali farmaci in grado di diminuirne la produzione possono ridurre anche l’assorbimento di ferro.
  • Carne: La carne, rossa in particolare, migliora l’assorbimento del ferro ricavato da alimenti diversi dalla carne. È stato calcolato che un grammo di carne (20% circa di proteine) migliora l’assorbimento del ferro ricavato da alimenti diversi dalla carne esattamente come 1 milligrammo di acido ascorbico.
  • Zucchero: Nel Framingham Heart Study, un progetto del National Institutes of Health, i ricercatori hanno esaminato i fattori che fanno aumentare le scorte di ferro, ad esempio la dieta e il ricorso agli integratori di ferro. Tra i partecipanti c’erano più di 600 pazienti anziani e chi ha assunto gli integratori di ferro e la frutta è riuscito ad averne maggiori scorte, circa tre volte maggiori del normale. Non è tuttavia consigliabile consumare zuccheri semplici per migliorare l’assorbimento del ferro, perché l’eccesso di zuccheri potrebbe provocare altri problemi di salute, come l’obesità e il diabete. Lo zucchero bianco raffinato non contiene sostanze nutritive ma soltanto calorie, però aggiungere la frutta od il miele ad esempio ai cereali può far migliorare l’assorbimento del ferro e aggiungere quelle sostanze nutritive carenti nello zucchero raffinato.

Allo stesso modo esistono alimenti in grado di ridurre la quantità di ferro che può essere utilizzata.

  • Antiacidi: I farmaci che diminuiscono la secrezione di acidi gastrici, ad esempio gli antiacidi o gli inibitori della pompa protonica, possono peggiorare l’assorbimento.
  • Calcio: Il calcio (come il ferro) è un minerale essenziale, cioè l’organismo deve assumerlo con la dieta. Il calcio si trova negli alimenti come il latte, lo yogurt, il formaggio, le sardine, il salmone affumicato, il tofu, i broccoli, le mandorle, i fichi, le cime di rapa e il rabarbaro ed è l’unica sostanza conosciuta in grado di inibire l’assorbimento del ferro sia di origine animale sia di origine non animale.
  • Uova: Le uova contengono un composto che fa diminuire l’assorbimento del ferro: la fosvitina è la fosfoproteina in grado di legare il ferro probabilmente responsabile della bassa biodisponibilità del ferro contenuto nelle uova.
  • Ossalati: Gli ossalati diminuiscono l’assorbimento del ferro non proveniente dalla carne. Sono composti derivati dall’acido ossalico presenti ad esempio negli spinaci, nei cavoli verdi, nelle barbabietole, nelle noci, nel cioccolato, nel tè, nella crusca, nel rabarbaro, nelle fragole e negli aromi come l’origano, il basilico e il prezzemolo.
  • Polifenoli: I polifenoli sono i principali inibitori dell’assorbimento del ferro, tra i polifenoli o composti fenolici ricordiamo l’acido clorogenico che si trova nel cacao, nel caffè e in alcune erbe. L’acido fenolico presente nelle mele, nella menta e in alcune tisane, e i tannini presenti nel tè nero, nel caffè, nel cacao, nelle spezie, nelle noci e nella frutta come le mele, le more, i lamponi e i mirtilli sono altresì in grado di inibire l’assorbimento del ferro.
  • Fitati: Il fitato è un composto chimico presente nelle proteine della soia e nelle fibre. Anche minime quantità di fitato (che da solo equivale al 5% circa delle farine di cereali integrali) presentano un forte effetto inibitorio sulla biodisponibilità del ferro. Il fitato si trova nelle noci, nelle mandorle, nel sesamo, nei fagioli, nelle lenticchie e nei piselli secchi, ma anche nei cereali e nelle farine integrali.
Fotografia con gli alimenti più ricchi di ferro

iStock.com/piotr_malczyk

 

Fonti e bibliografia

Domande e risposte

Quali sono alimenti ricchi di ferro? Dove si trova?
A differenza di quello che si crede comunemente, non è necessario che un alimento sia di origine animale per assumere abbondanti quantità di ferro, perché seppure più facilmente assorbibile, l'intestino è in grado di adattarsi per assorbire efficacemente anche quello vegetale.
Tra gli alimenti che ne sono più ricchi ricordiamo:
  • carne magra, pesce (soprattutto quello grasso e ricco anche in omega 3) e pollame,
  • fegato (da evitare in gravidanza, per l'eccessivo contenuto in vitamina A),
  • uova,
  • semi,
  • pane, pasta e riso integrale,
  • tofu,
  • verdure a foglia verde,
  • broccoli e spinaci,
  • legumi (come fagioli bianchi, lenticchie, fagioli e piselli),
  • noci e alcuni tipi di frutta secca, come l'uva passa.
Quando preoccuparsi per un valore di ferro basso nel sangue?
Non esiste una risposta univoca a questa domanda, perché dipende molto dalle cause che hanno condotto alla carenza (quando di origine alimentare, ad esempio, trattasi di condizione che può essere facilmente e rapidamente corretta).
Quando preoccuparsi per un valore di ferro alto nel sangue?
Un valore eccessivo di ferro è tendenzialmente sempre potenzialmente pericoloso per l'organismo e richiede un immediato parere medico.
Come aumentare il ferro e/o la ferritina velocemente?
Nei casi di carenza grave il medico opta in genere per un'integrazione attraverso farmaci (da assumere per bocca o per via endovena); nei casi più lievi è sufficiente aumentare il consumo di alimenti ricchi del minerale, magari associando cibi ricchi di vitamina C (come la classica spremuta d'arancia) per favorire l'assorbimento del ferro non-eme.
Cosa comporta un ferro basso?
I sintomi compaiono solo nelle fasi più avanzate, perché inizialmente l'organismo dà fondo alle proprie riserve per compensare la situzione; possono comparire i classici sintomi di anemia, quali ad esempio
  • stanchezza
  • affanno
  • pallore
  • tachicardia.

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