Incontinenza urinaria femminile: cause e terapia

Ultimo Aggiornamento: 1547 giorni

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L’incontinenza urinaria è definita come perdita involontaria di urina (pipì) attraverso l’uretra, perdita che deve essere osservabile e di entità tale da creare un disagio psicofisico alla persona che si ripercuote poi sul suo stile di vita.

Di norma le perdite involontarie di urina inizialmente vengono vissute come dei semplici malesseri, ma nel lungo periodo e di solito con un peggioramento si trasformano in disagio psicologico profondo che alimenta un sentimento di inadeguatezza, di imbarazzo e di vergogna: la persona arriva pian piano ad isolarsi perché il problema si dimostra fortemente condizionante. Inoltre la diffusa credenza, peraltro sbagliata, che l’incontinenza sia associata solo all’invecchiamento contribuisce a tenere nascosta la problematica. La persona colpita evita magari i luoghi sconosciuti in cui non ha la certezza della disponibilità dei servizi igienici, spesso limita i rapporti sociali perché ha paura di avere odore di urina oppure limita o rifugge i rapporti sessuali, o semplicemente il dovere portare il pannolone è causa di depressione.

Se l’incontinenza urinaria non è pericolosa per la salute, se non in casi gravi in cui il quadro clinico è più complesso, si può affermare con certezza che abbassa la qualità della vita.

Diagnosticando in tempo questo disturbo si possono ridurre drasticamente i disagi ed in molti casi lo si può risolvere completamente.

Non esistono statistiche ufficiali in merito, tuttavia alcune stime parlano di 2,5 milioni di persone, solo in Italia, che soffrirebbero di incontinenza; ed inoltre si stima che almeno il 50% della popolazione anziana ne sia colpita.

Il sesso femminile è quello che ne soffre maggiormente.

Tipi di incontinenza

La vescica funziona come un serbatoio le cui funzioni sono quelle di raccogliere ed espellere le urine.

Normalmente un individuo:

  1. avverte lo stimolo ad urinare,
  2. trattiene l’urina,
  3. cerca un servizio igienico oppure un luogo adatto,
  4. raggiunge il luogo
  5. ed effettua la minzione.

Il paziente che soffre di incontinenza urinaria non riesce ad effettuare questi passaggi. Ma vediamo in sintesi come viene classificata l’incontinenza:

  • incontinenza da sforzo si ha quando la perdita di urina sopraggiunge in presenza di uno sforzo fisico che aumenta la pressione addominale;
  • incontinenza da urgenza si ha perdita di urina quando si presenta un desiderio improvviso ed impellente di urinare;
  • incontinenza mista che si può manifestare sia per sforzo e sia per urgenza.

Queste forme sono le più comuni, tuttavia ne esistono di altre, anche se più rare:

  • enuresi ,di solito notturna, rara nell’adulto;
  • incontinenza continua goccia a goccia si ha quando l’urina continua a fuoriuscire dall’uretra, di solito essa dipende da una lesione dello sfintere uretrale o da una vescica distrofica;
  • incontinenza da rigurgito o iscuria paradossa si ha quando le normali minzioni sono sostituite dal traboccamento di urina tramite l’uretra a causa di una vescica molto distesa che ha perso completamente la sua tonicità.

E’ possibile anche che si verifichi uno sgocciolio appena dopo avere terminato la minzione.

Perché l’incontinenza colpisce soprattutto le donne?

Abbiamo visto che il disturbo colpisce soprattutto in età avanzata, cioè sopra i 60 anni, tuttavia si può presentare a qualsiasi età: infatti un significativo 20% dei casi riguarda le donne al di sotto dei 30 anni e ben il 40% riguarda donne con età compresa tra i 30 e i 50 anni.

Cerchiamo ora di fare luce sugli aspetti e sui fattori che determinano una così alta percentuale di casi di incontinenza urinaria fra le donne. Sicuramente una serie di fattori sono anche legati all’anatomia femminile.
Fra i fattori che facilitano l’insorgenza del disturbo possiamo elencare:

  • stitichezza cronica, problema che colpisce soprattutto le donne,
  • scarsa attività fisica che contribuisce all’aumento del peso corporeo che è una delle condizioni favorenti l’insorgere del disturbo: anche fra i soggetti giovani che lasciano bruscamente un’attività fisica o sportiva può manifestarsi il problema,
  • infezioni ricorrenti delle vie urinarie,
  • depressione endogena,
  • menopausa dove il calo degli estrogeni, che sono in parte responsabili della tonicità muscolare, facilita l’abbassamento del tono muscolare anche a livello pelvico,
  • alcuni farmaci, in particolare gli antidepressivi, gli antipsicotici, gli anticolinergici, i diuretici, gli analgesici, i narcotici centrali, i sedativi ecc.,
  • alcuni sostanze alimentari e cibi come mele, caffè, uva, ananas, fragole, limone, zucchero, aceto, pomodoro, tè, caffè e bevande gassate.

Esistono poi fattori che aumentano il grado di incontinenza:

  • il parto per via naturale è un fattore che predispone la donna a soffrire del disturbo, in quanto la regione pelvica risulta molto stressata, si pensi alla zona del perineo che spesso è anche incisa tramite episiotomia (incisione chirurgica durante il parto),
  • interventi chirurgici nella zona pelvica.

Oltre a questi tipi di fattori ne esistono altri più legati alla predisposizione dell’individuo:

  • ereditarietà, le figlie di madri incontinenti hanno un rischio 3 volte più grande di soffrire del disturbo,
  • malattie neurologiche, ad es. l’85% delle donne malate di Parkinson ne soffre così come il 50-80% di quelle affette da sclerosi multipla,
  • prolasso genitale.

Come viene diagnosticata l’incontinenza femminile?

Per quanto riguarda il sesso femminile la competenza medica del disturbo si spartisce tra la figura del ginecologo e quella dell’urologo. In realtà da un po’ di anni è stata creata la figura dell’uroginecologo, che risulta essere lo specialista di riferimento nei casi ci sia necessità di intervenire con un approccio diagnostico e terapeutico impegnativo.

Esistono in pratica due ordini di intervento, raccomandati dalla Società Italiana di Urologia: il primo, più semplice, può essere gestito tranquillamente dal ginecologo o dall’urologo perché non invasivo, il secondo invece, essendo più invasivo (si parla anche di terapia chirurgica), dovrebbe essere gestito dallo specialista uroginecologo o l’urologo con specializzazione specifica.

In altre parole le pazienti possono essere divise in due categorie:

  • incontitenza semplice, in cui le donne sono prevalentemente colpite da incontinenza da sforzo, da urgenza o da incontinenza di tipo misto,
  • e l’altra in cui le pazienti soffrono di incontinenza associata ad altri sintomi significativi che necessitano di una diagnosi ed una terapia più mirata.

Incontinenza semplice

Il primo passo è quello dell’anamnesi patologica che mira a scoprire se la paziente soffre di una patologia di base, come può essere l’ipertensione, se assume farmaci particolari, se ha mai subito interventi uro-ginecologici anche per incontinenza già conclamata: di solito in quest’ultimo caso si rimanda la paziente dallo specialista.

Un secondo passo è quello della descrizione e della quantificazione dei sintomi che si esegue sottoponendo alla paziente dei questionari specifici atti a valutare anche il grado di benessere della persona: fisico, psichico e sociale. Dai questionari emerge anche il grado d’importanza che ha per la paziente la risoluzione del problema, cioè la motivazione a trovare un rimedio. Il terzo passo, quello più complesso, è l’esame obiettivo che ha lo scopo di rilevare praticamente l’incontinenza, di dimostrare la presenza di un prolasso genitale o di individuare un’eventuale patologia correlata.

L’esame obiettivo in pratica consiste nell’esame pelvico in cui si osservano ed esplorano le pareti vaginali per determinare la presenza di un eventuale prolasso, quindi si quantifica se presente, successivamente si valuta la mobilità uretrale, la tonicità e la forza contrattile del muscolo elevatore dell’ano tramite il test pubococcigeo e la sensibilità perineale ed il tono del muscolo sfinterico anale. Infine, tramite lo stress test a vescica piena, la paziente è invitata a tossire sia in posizione ginecologica che in posizione eretta e l’esaminatore ricerca l’eventuale perdita di urina. Questo test risulta essere positivo nel 90% di casi di donne che soffrono di incontinenza da sforzo, quindi risulta abbastanza attendibile.

Fanno parte dell’esame obiettivo anche l’esame delle urine e l’urocoltura, l’ecografia delle vie urinarie, il diario delle minzioni in cui vengono registrate il numero, il volume e l’orario appunto delle minzioni in relazione anche ai volumi dei liquidi ingeriti, ed il test del pannolino.

L’esame pelvico viene condotto con la paziente in posizione ginecologica e mentre le si chiede di spingere l’esaminatore ha cura di ricercare eventuali perdite di urina esplorando la regione vulvare e successivamente le pareti vaginali tramite speculum per controllare la presenza di prolasso.

Il prolasso genitale si manifesta in diversi modi, tuttavia il sintomo più comune è il senso di fastidio e di pesantezza al basso ventre accompagnato spesso, oppure si ha solo la sensazione che questo avvenga, da una protrusione all’esterno della vagina, soprattutto in condizioni di sforzo o semplicemente dopo essere state molto tempo in piedi o in bagno.

Terapia dell’incontinenza urinaria

Farmaci e chirurgia

I farmaci consigliati per l’incontinenza da urgenza e per la Sindrome della Vescica Iperattiva sono gli anticolinergici a base di solifenacina (Vesiker) e di tolterodina (Detrusitol). Queste molecole agiscono durante la fase di riempimento della vescica impedendone le contrazioni. Come effetti collaterali si può avere secchezza delle fauci, nausea, visione offuscata, stipsi e dispepsia.

Per il trattamento dell’incontinenza modesta da sforzo sono indicati i farmaci inibitori della ricaptazione della noradrenalina e della serotonina a base di duloxetina (Cymbalta, Xeristar, Yentreve). Dopo la loro assunzione si registra un aumento di serotonina e di noradrenalina a livello del midollo spinale che, sollecitando il nervo pudendo, aumenta la contrazione dello sfintere uretrale impedendo così la fuori uscita accidentale di urina. Gli effetti collaterali sono nausea, diarrea, insonnia, secchezza delle fauci, cefalea, ritenzione idrica, sanguinamento.

L’intervento chirurgico è da considerarsi un trattamento avanzato e deve essere deciso dopo un esame diagnostico approfondito e possibilmente eseguito da uno specialista; in questo caso, oltre alla ricerca del prolasso, si effettueranno esami strumentali specifici come la cistoscopia e la cistouretrografia minzionale.

Il trattamento dell’incontinenza urinaria di I livello, quella appunto più comune e non grave, trova un ausilio importante nella terapia conservativa, terapia che si avvale di un processo di counseling e di riabilitazione.

Il counseling in generale è una relazione d’aiuto in cui il counselor, con la sua attitudine ed esperienza, riesce a portare la persona verso un cambiamento positivo del suo modo di vivere generando benessere totale e nello specifico l’attenzione sarà rivolta al regime alimentare, allo stile di vita familiare e sociale.

Ad esempio alcune buone norme da osservare per le pazienti che soffrono di incontinenza riguardano proprio la dieta e le abitudini sbagliate:

  • i cibi piccanti sono da evitare,
  • come pure il fumo, gli alcolici ed il caffè
  • e l’ingestione di acqua prima di dormire.
  • Anche il controllo del peso corporeo,
  • e la corretta funzione intestinale sono d’aiuto,
  • come del resto la rinuncia ad effettuare tutti quegli sforzi fisici eccessivi che peggiorano la situazione.

Molto importante è l’aspetto riabilitativo, che mira a rendere di nuovo la persona capace di controllare la ritenzione dell’urina. E’ un processo che deve essere personalizzato e consiste nel riallenare i muscoli del perineo, cioè la zona che si trova tra l’ano e la vagina, tramite alcuni esercizi che vengono già proposti in alcuni corsi preparto e consigliati anche nel periodo del post partum. Il 60-70% delle pazienti riscontra un miglioramento e, nel caso di incontinenza lieve, si ha quasi sempre una risoluzione totale del problema. Nei casi gravi tramite la terapia riabilitativa si può arrivare ad evitare l’intervento chirurgico.

In particolare la fisiochinesiterapia si avvale di esercizi sia attivi che passivi che agiscono sulla muscolatura del pavimento pelvico: gli esercizi vanno eseguiti cercando di coordinare la postura ed il respiro. L’obiettivo è quello di tonificare i muscoli, di migliorare il riflesso della chiusura perineale in seguito a sforzo, di migliorare la sensibilità nel perineo in generale. Questi esercizi possono e devono essere eseguiti quotidianamente dalla paziente, anche da sola. Sono di solito necessari almeno 2 mesi prima di vedere qualche risultato, è comunque indispensabile l’impegno e la costanza della persona nell’effettuare gli esercizi consigliati.

Il bladder training (ginnastica della vescica) è un processo educativo costituito da esercizi simili a quelli già utilizzati nella fisiochinesiterapia, che però sono accompagnati anche dalla tenuta di un diario in cui la paziente registra le minzioni e dall’insegnamento a regolarizzare l’ingestione di liquidi con il fine di ridurre il numero complessivo delle minzioni. Il diario è un elemento importante perché serve a coinvolgere attivamente la paziente ed è un ottimo strumento di autoverifica dell’andamento della terapia ,che agisce di solito nell’arco di 2 o 3 mesi. Il bladder training è indicato nei casi di incontinenza mista e nella Sindrome della Vescica Iperattiva.

Esistono poi altre tecniche strumentali che però hanno alcune controindicazioni, ad esempio non possono essere praticate in gravidanza, in caso di malattie infiammatorie dell’apparato urogenitale o di neoplasie locali non trattate. Vediamo in sintesi queste tecniche:

  • biofeedback è un metodo in cui tramite il posizionamento di alcuni elettrodi la paziente è in grado di percepire a livello visivo e/o uditivo le contrazioni muscolari del pavimento pelvico. E’ una sorta di rieducazione all’attività muscolare tramite un processo di consapevolezza. Gli elettrodi vengono posti sull’addome e sul perineo, questi rilevano l’attività muscolare della zona e la trasmettono ad un monitor attraverso il quale la paziente è in grado di riconoscere dei movimenti che magari fino ad allora aveva ignorato. Così facendo la persona acquista una conoscenza sempre maggiore del funzionamento dei muscoli pelvici, imparando a correggere la propria incontinenza tramite la contrazione del perineo.
  • elettro-stimolazione e stimolazione magnetica, mentre la prima utilizza degli stimoli elettrici per fare contrarre la muscolatura del perineo, la seconda è una tecnica più innovativa ed utilizza dei campi magnetici in grado di intervenire in modo più mirato in quanto agiscono direttamente sulle polarità delle fasce muscolari. L’obbiettivo di queste due tecniche è uguale a quello delle precedenti e le modalità di esecuzione possono essere diverse a seconda di dove si posizionano gli elettrodi e dell’intensità di corrente o del campo magnetico applicato.

Tutte queste tecniche in sostanza mirano a:

  • correggere le cattive abitudini come l’elevata frequenza delle minzioni;
  • migliorare la capacità di controllo dell’urgenza;
  • aumentare la capacità della vescica
  • restituire alla paziente la fiducia nelle proprie capacità di controllo e la serenità nel proprio quotidiano e nella propria vita sociale.

Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Carolina

    Gentile Dott. ho 43 anni, ho avuto dei gemelli in parto naturale 6 anni fa. ultimamente 2014 vado in palestra quando faccio degli salti mi scapa la pipi, ho quando faccio un sforzo molto grande. Ma non mi succede quando vado a correre!! Lei sa perché succede questo è cosa dovrei fare? Grazie

  2. Tatiana

    Salve sono una donna di 43 anni ,ho avuto due parti normali dopo il 2 parto nel 1993 alzandomi per andare in bagno sentendo laqua scendendo ,o perso tuta la pipi ,passando un Po di anni avevo sempre la sensazione di urinare ,anche nei momenti di ansia ,e poi ho notato un’altro cambiamento una perdita di urina allo sforzo al fredo una sensibilità totale iniziando dai piedi e brividi di freddo,urinando poco e speso e bruciore forte che non si po’ descrivere ,ho fatto una visita da un ginecologa e mi hanno operata nel 2010 TVT 0 incontinenza urinaria ,e vero che non perdo più le urine ,pero ho peggiorato tanto tanto tanto ,che non riesco nel meno lavorare ,ho fatto dei esami ,pap test ,tampone vaginale ,esami urine tute ,ecografia ,la citoscopia non sono riuscita farla un dolore insopportabile,la mia vita e diventata senza speranza,vi chiedo aiuto perché non ne posso più,tutti esami sono boni non ce infezione di ne su tipo .Vi RiNGRAZiO.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non sono purtroppo in grado di aiutarla.

  3. franca

    Caro dottore ho avuto una pancreatite acuta con asp.della cistifelea.30 giorni di coma e 2 mesi di riabilitazione.faccio la pipì a letto di notte mentre di giorno è tutto normale.Grazie se mi può dare qualche consiglio.

  4. Anonimo

    Buon giorno, soffro di incontinenza da sforzo senza aver mai avuto parti. Ora sto leggendo che esiste un anti depressivo in grado di contrastarla ? Le chiedo, è curativo o solo sintomatico ? Ed inoltre, io ho già fatto uso di paroxetina negli anni passati ma per un disturbo da stress post traumatico, ne prendevo meta del dosaggio minimo , per un anno circa ma non ho mai notato miglioramenti dal punto di vista dell incontinenza (in realtà non sapevo nemmeno che le due cose potessero essere correlate) . Sono utili al trattamento dell incontinenza da sforzo solo gli snri o anche gli ssri ? Lunedì dovrei tornare dal neurologo e gliene potrei parlare , a questo punto , se potessi usare un farmaco per entrambi i miei disturbi non sarebbe male. Grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Sono dell’idea che debba essere lo specialista a valutare la situazione, possibilmente in combinazione con l’urologo; comprendo la volontà di assumere un unico farmaco, ma prima di tutto dobbiamo assicurarci che sia la miglior opzione per entrambi i disturbi.

  5. Anonimo

    Mi chiedevo solo se sono solo gli SNRI che vengono prescritti per il trattamento dell incontinenza da sforzo o se anche gli SSRI potrebbero dimostrarsi efficaci. Poi è chiaro che stabiliro con il neurologo cosa sia meglio. La mia domanda era pertinente solo all efficacia sull incontinenza.

  6. Eleonora

    Ho problemi di gambe gonfie faccio la pipì Almenno 15volte al giorno in trattamento con antibiotico per cistite e il problema non si risolve

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      È stata fatta l’urinocoltura?
      Da quanto assume antibiotici?

  7. Margherita

    Buongiorno,
    ho 32 anni e da circa 8 anni devo indossare quotidianamente un assorbente femminile per preservare lo slip da perdite di urina che, se non lo indosso, creano cattivo odore..
    Per me è ormai un’abitudine ma che ha abbassato la mia qualità di vita.
    Sono obesa e credo che il problema nasca da questo.
    Non saprei classificare la mia incontinenza né se qualche farmaco potrebbe essermi d’aiuto.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Prima di pensare ad un farmaco (le confermo che comunque ci sono opportunità in questo senso) le raccomando una visita urologica che possa offrire una diagnosi certa.

  8. lolly

    Da un po’ che bagno di pipi lo slip,ho 47 anni, specie quando cammino tutto cio’ e’ accaduto dopo aver causticato una pighetta dal ginecologo.E’ possibile che sia stato questo trattamento tenendo conto che prima mi succedeva solo con qualche colpo di tosse o uno starnuto.Pensa che sia un prolassi o altro.?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Improbabile che sia per il piccolo intervento ambulatoriale.
      Non mi sento di fare ipotesi.

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