Tumore all’utero: sintomi, sopravvivenza e cura

Ultimo Aggiornamento: 339 giorni

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Introduzione

L’utero è un organo cavo che si trova nella zona pelvica e fa parte dell’apparato riproduttore femminile.

È costituito da tre parti:

  • Parte alta. La parte alta (fondo) dell’utero ha una forma convessa. Dal fondo dell’utero si dipartono le tube di Falloppio, che raggiungono le ovaie.
  • Parte centrale. La parte intermedia dell’utero è il cosiddetto corpo, dove il bambino cresce e si sviluppa.
  • Parte bassa. La parte più bassa e più stretta dell’utero è il collo, cioè l’apertura collegata con la vagina.

Le pareti dell’utero sono costituite da due strati di tessuti:

  • Strato interno. Lo strato interno dell’utero è l’endometrio, nelle donne in età fertile questo strato cresce e si ispessisce ogni mese, in preparazione a un’eventuale gravidanza. Se non avviene la fecondazione, l’endometrio si stacca e viene eliminato dall’organismo: si ha così il ciclo mestruale.
  • Strato esterno. Lo strato esterno di tessuto muscolare è il miometrio.

Cellule tumorali

Il tumore si manifesta nelle cellule, cioè nei “mattoncini” che costituiscono i tessuti. I tessuti, a loro volta, formano l’utero e i diversi organi del nostro corpo.

In condizioni normali le cellule crescono e si dividono e originano così le nuove cellule quando l’organismo ne ha bisogno. Le cellule normali che invecchiano o subiscono un qualche danno muoiono e vengono sostituite da cellule nuove.

In alcuni casi questo processo si altera, iniziano a formarsi cellule nuove anche quando l’organismo non ne ha bisogno e le cellule vecchie o danneggiate non vengono distrutte. L’accumulo di cellule va a formare una massa di tessuto detta tumore.

I tumori dell’utero possono essere benigni (non cancerosi) o maligni (di natura cancerosa). Quelli benigni sono quelli meno pericolosi.

I tumori benigni (fibromi, polipi o endometriosi):

  • di norma non rappresentano un pericolo grave,
  • possono essere curati o asportati e di solito non recidivano,
  • non invadono i tessuti circostanti,
  • non si diffondono in altre parti dell’organismo, cioè non formano metastasi.

I tumori maligni:

  • in alcuni casi possono rappresentare un pericolo grave,
  • di norma possono essere asportati o distrutti, ma il tumore può comunque recidivare,
  • sono in grado di invadere i tessuti e gli organi circostanti (ad esempio la vagina),
  • possono diffondersi in altre parti dell’organismo.

Le cellule tumorali possono diffondersi in tutto l’organismo, staccandosi dal tumore originario. Possono entrare nel sistema linfatico e raggiungere i linfonodi, oppure entrare in circolo e colpire i polmoni, il fegato, le ossa o il cervello. Le cellule tumorali si attaccano ad altri organi e, crescendo, formano nuovi tumori in grado di danneggiare i tessuti.

Cause

Quando si riceve la diagnosi di tumore all’utero è naturale chiedersi da che cosa sia stata causata la malattia; i medici di solito non sono in grado di spiegare perché alcune donne sviluppino un tumore all’utero e altre invece rimangano perfettamente sane, si sa con certezza, tuttavia, che le donne che presentano determinati fattori di rischio hanno maggiori probabilità di soffrire di tumore all’utero. I fattori di rischio sono abitudini o situazioni in grado di aumentare il rischio di soffrire di una certa malattia.

Le ricerche hanno evidenziato i fattori di rischio seguenti per il tumore all’utero:

  • Crescita eccessiva dell’endometrio (iperplasia endometriale). L’eccesso di cellule nella parete dell’utero è un fattore di rischio per il tumore. L’iperplasia di per sé non è un tumore, ma può trasformarsi in cancro. Tra i sintomi frequenti di questo disturbo ricordiamo le mestruazioni molto abbondanti, lo spotting intermestruale e lo spotting dopo la menopausa. L’iperplasia è frequente dopo i 40 anni. Per impedire che l’iperplasia endometriale si trasformi in tumore, il medico può consigliare l’isterectomia (asportazione chirurgica dell’utero), la terapia ormonale a base di progesterone e le visite di controllo periodiche.
  • Obesità. Le donne obese corrono un rischio maggiore di ammalarsi di tumore all’utero.
  • Gravidanze e fertilità. Il rischio di tumore all’utero aumenta in presenza di almeno una delle condizioni seguenti:
    • Non aver mai avuto un figlio,
    • Menarca (prima mestruazione) prima dei 12 anni.
  • Menopausa dopo i 55 anni
  • Assunzione di estrogeni. Il rischio di tumore all’utero è maggiore tra le donne che in passato hanno assunto per molti anni farmaci a base di estrogeni (senza progesterone) per la terapia ormonale della menopausa.
  • Assunzione di tamoxifene. Chi in passato ha assunto il tamoxifene per prevenire o curare il tumore al seno presenta un rischio maggiore di tumore all’utero.
  • Radioterapia nella zona pelvica. Chi si è sottoposta alla radioterapia nella zona pelvica presenta un maggior rischio di tumore all’utero.
  • Problemi di salute delle famigliari. In caso di madre, sorella o figlia affetta da tumore all’utero, la paziente presenta un maggior rischio di soffrire dello stesso disturbo. Analogamente, sono a rischio le donne affette da una forma ereditaria di tumore al colon-retto (sindrome di Lynch).

Molte donne affette da tumore all’utero non presentano nessuno di questi fattori di rischio; viceversa, molte pazienti, pur presentando fattori di rischio noti, non si ammalano.

Sintomi

Il sintomo più comune del tumore all’utero è il sanguinamento vaginale anomalo, all’inizio il flusso può essere acquoso e leggermente striato di sangue, ma via via contiene sempre più sangue. Ricordiamo che, dopo la menopausa, qualsiasi caso di sanguinamento vaginale è da considerarsi anomalo.

Tra i sintomi del tumore all’utero ricordiamo:

  • Sanguinamento vaginale, perdite o spotting anomali,
  • Dolore o difficoltà a svuotare la vescica,
  • Dolore durante i rapporti,
  • Dolore nella zona pelvica.

Questi sintomi possono essere causati dal tumore all’utero, ma anche da altri problemi. Chi avverte i sintomi sopra elencati dovrebbe consultare il medico, in modo da giungere a una diagnosi e a una terapia il più precoce possibili.

Alimentazione

Prima, durante e dopo la terapia è fondamentale prendersi cura di sè stessi. Prendersi cura di sè significa anche seguire una dieta bilanciata con la giusta quantità di calorie, per mantenere il peso forma. È anche importante assumere proteine a sufficienza, per salvaguardare la forza muscolare. Seguire una dieta sana può aiutarvi a sentirvi meglio e ad avere più energie.

In alcuni casi, soprattutto durante la terapia o immediatamente dopo, può succedere che non abbiate appetito, perché non vi sentite bene o siete stanchi. Alcuni pazienti lamentano un cambiamento del gusto degli alimenti; inoltre gli effetti collaterali della terapia (diminuzione dell’appetito, nausea, vomito o ulcere alla bocca) possono impedirvi di seguire una dieta corretta.

Il medico, il dietologo o gli specialisti che vi seguono possono suggerirvi come soddisfare le vostre esigenze nutrizionali.

Diagnosi

Se soffrite di sintomi che potrebbero far sospettare un tumore all’utero, il medico cercherà di scoprirne le cause.

Dovrete sottoporvi a una visita medica e fare gli esami del sangue. Dovrete, inoltre, eseguire uno o più degli esami seguenti:

  • Visita ginecologica. Il ginecologo controllerà lo stato di salute dell’utero, della vagina e dei tessuti circostanti, facendo attenzione in particolare a masse e gonfiori sospetti o a cambiamenti della forma o delle dimensioni degli organi.
  • Ecografia. Nell’ecografia vengono usate onde sonore non percepibili dall’orecchio umano. Le onde sonore fanno eco contro gli organi della zona pelvica, e il computer quindi può creare un’immagine dell’utero e dei tessuti circostanti. L’ecografia permette di visualizzare i tumori dell’utero. Per vedere meglio l’utero, il dispositivo può essere inserito nella vagina (ecografia transvaginale).
  • Biopsia. La biopsia è la rimozione dei tessuti per andare alla ricerca delle cellule tumorali. Un tubicino sottile viene inserito in vagina e raggiunge l’utero. Il medico raschia leggermente le pareti, e aspira delicatamente i campioni di tessuto. Il patologo esaminerà al microscopio il campione di tessuto prelevato per individuare eventuali cellule tumorali. Nella maggior parte dei casi la biopsia è l’unico modo sicuro per capire se c’è effettivamente un tumore.

Prima della biopsia, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

  • Perché devo fare la biopsia?
  • Quanto durerà? Sarò sveglio o sotto anestesia? Avrò male?
  • Qual è il rischio di emorragia? Ci sono altri rischi?
  • Quando potrò sapere l’esito? Come farò per averne una copia?
  • Se si scopre che ho un tumore, chi mi dirà come procedere? Quando?

Grado di differenziazione

Se si scopre un tumore il patologo studia i campioni di tessuto al microscopio per scoprire qual è il grado di differenziazione del tumore. Il grado serve per esprimere la differenza tra il tessuto tumorale e il tessuto normale e può indicare la probabile velocità di sviluppo del tumore.

I tumori meno differenziati (alto grado) tendono a crescere più velocemente rispetto a quelli più differenziati (basso grado) e presentano anche un maggior rischio di diffusione. Il grado di differenziazione, insieme ad altri fattori, serve ai medici per capire qual è la terapia migliore per le pazienti.

Stadiazione

Per capire qual è la terapia migliore nel vostro caso il medico deve sapere qual è lo stadio in cui si trova il tumore, cioè la gravità e la diffusione della patologia. Lo stadio dipende dall’eventuale invasione dei tessuti circostanti e dall’eventuale presenza di metastasi in altre parti dell’organismo.

Se il tumore si diffonde in una zona dell’organismo diversa dalla sede originaria, il nuovo tumore ha lo stesso tipo di cellule, e quindi lo stesso nome, di quello originario; ad esempio se il tumore all’utero si diffonde nei polmoni, le cellule tumorali presenti nei polmoni saranno a tutti gli effetti cellule del tumore all’utero. La patologia, quindi, sarà identificata come tumore uterino metastatico, e non come tumore ai polmoni, e come tale sarà curata. Il nuovo tumore sarà detto metastasi, o tumore a distanza.

Per capire se il tumore all’utero si è diffuso, il medico può consigliarvi uno o più degli esami seguenti:

  • Esami di laboratorio. Il pap-test può far capire se le cellule tumorali si sono diffuse nel collo dell’utero, mentre gli esami del sangue possono far capire se il fegato e i reni funzionano correttamente. Il medico, inoltre, può prescrivervi l’esame del CA-125, una sostanza (marcatore) che, in caso di tumore, può avere livelli maggiori del normale.
  • Radiografia toracica. La radiografia toracica può evidenziare un tumore ai polmoni.
  • TAC. Un dispositivo radiografico connesso a un computer scatta una serie di immagini dettagliate della zona pelvica, addominale o toracica. Vi può essere iniettato un mezzo di contrasto, per evidenziare i linfonodi e gli altri tessuti nelle immagini. La TAC può permettere di capire se il tumore colpisce l’utero, o se si è diffuso nei linfonodi, nei polmoni o in altre zone.
  • Risonanza magnetica. La risonanza magnetica usa una calamita potente connessa a un computer per scattare immagini dettagliate dell’utero e dei linfonodi. Anche in questo caso potrete ricevere un’iniezione di un mezzo di contrasto. La risonanza magnetica può visualizzare il tumore nell’utero, nei linfonodi o in altri tessuti dell’addome.

Nella maggior parte dei casi lo stadio del tumore all’utero può essere scoperto soltanto con l’intervento chirurgico; il chirurgo asporta l’utero ed eventualmente anche altri campioni di tessuto dalla zona pelvica e dall’addome. L’utero è controllato attentamente per capire la gravità del tumore e anche gli altri campioni di tessuto vengono esaminati alla ricerca di cellule tumorali. Il tumore all’utero è classificato con cinque stadi di gravità crescente:

  1. Stadio 0. Le cellule tumorali sono rinvenute solo sulla superficie della parete più interna dell’utero. Il tumore in questo stadio può essere definito carcinoma in situ.
  2. Stadio I. Il tumore invade la parete più interna dell’utero e raggiunge l’endometrio. In alcuni casi può invadere anche il miometrio.
  3. Stadio II. Il tumore colpisce il collo dell’utero.
  4. Stadio III. Il tumore invade i tessuti vicini all’utero, ad esempio la vagina o un linfonodo.
  5. Stadio IV. Il tumore invade la vescica o l’intestino, oppure si è già diffuso in zone dell’organismo lontane dall’utero, ad esempio nel fegato, nei polmoni o nelle ossa.

Cura e terapia

Chi soffre di tumore all’utero ha a disposizione diversi tipi di terapia:

Le terapie possono essere combinate tra loro.

La scelta del tipo di terapia corretto dipende principalmente da:

  • Eventuale invasione della parete muscolare dell’utero,
  • Eventuale diffusione del tumore nei tessuti vicini all’utero,
  • Eventuale presenza di metastasi in altre parti dell’organismo,
  • Grado di differenziazione,
  • Età e stato di salute generale della paziente.

Sarete seguite da un’équipe di specialisti che vi aiuterà a progettare la terapia, tra gli specialisti in grado di curare il tumore all’utero ricordiamo:

  • i ginecologi,
  • i ginecologi oncologi (specializzati nella terapia dei tumori dell’apparato riproduttore femminile),
  • gli oncologi,
  • i radiologi.
  • L’équipe, inoltre, potrà comprendere un’infermiera e un dietologo.

Il medico vi descriverà le varie terapie, i risultati attesi di ciascuna di esse e i possibili effetti collaterali. La terapia oncologica in molti casi danneggia le cellule e i tessuti sani, quindi gli effetti collaterali sono frequenti. Prima dell’inizio della terapia vi suggeriamo di chiedere all’équipe che vi segue informazioni sui possibili effetti collaterali e sulle ricadute della terapia sulla vostra vita quotidiana. Lavorerete insieme ai medici per costruire una terapia che venga incontro alle vostre necessità.

In tutte le fasi della malattia, è possibile alleviare gli effetti collaterali della terapia, tenere sotto controllo il dolore e gli altri sintomi e ricevere aiuto per affrontare i sentimenti che la diagnosi di tumore inevitabilmente scatena.

In alcuni casi, inoltre, è possibile chiedere al proprio medico di partecipare a un esperimento clinico, cioè a una ricerca che sperimenta nuove terapie. Gli esperimenti clinici sono un’ottima opportunità per le pazienti affette da tumore all’utero in qualsiasi stadio.

Prima di iniziare la terapia vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

  • Di che grado è il tumore? In che stadio è? Ha invaso la parete muscolare dell’utero o si è diffuso in altri organi?
  • A quali terapie posso ricorrere? Quale/i mi consiglia? Perché?
  • Quali benefici posso aspettarmi da ciascuna terapia?
  • Devo fare qualcosa per prepararmi alla terapia?
  • Dovrò essere ricoverata in ospedale? Per quanto tempo?
  • Quali sono i rischi e gli effetti collaterali dei diversi tipi di terapia? Come li si può tenere sotto controllo?
  • Quanto costa la terapia? È mutuabile?
  • Quali ricadute avrà la terapia sulla mia vita quotidiana?
  • Mi consiglia di partecipare a un esperimento clinico?
  • Mi può consigliare un suo collega al quale rivolgermi per un secondo parere?
  • Ogni quanto tempo dovrò fare le visite di controllo?

Intervento chirurgico

La maggior parte delle pazienti affette da tumore all’utero deve sottoporsi all’intervento chirurgico di isterectomia. Il chirurgo vi spiegherà quali sono i diversi tipi di intervento e quale tipo può essere adatto nel vostro caso.

Il chirurgo di norma asporta l’utero, il collo dell’utero e alcuni tessuti circostanti, tra cui:

  • le ovaie,
  • le tube,
  • i linfonodi circostanti,
  • parte della vagina.

Il tempo di guarigione dopo l’intervento varia a seconda della paziente; dopo l’isterectomia di solito si deve rimanere ricoverate per due o tre giorni, ma in alcuni casi si potrebbe essere dimesse il giorno stesso dell’intervento. Con ogni probabilità si potrà ritornare alla vita di sempre dopo un mese o due dall’intervento.

Per i primi giorni potreste avvertire dolore e fastidio, entrambi controllabili con i farmaci appositi.

  • Prima dell’intervento, vi consigliamo di chiedere al medico o agli infermieri come verrà gestito il dolore postoperatorio.
  • Dopo l’intervento, il medico potrà adeguare il piano terapeutico alle vostre necessità, se il dolore sarà molto forte.

Per un po’ vi sentirete deboli o stanche e potreste soffrire di nausea e vomito. Dopo l’intervento alcune pazienti soffrono di costipazione o perdono il controllo della vescica: non preoccupatevi, perché questi effetti collaterali tendono a risolversi spontaneamente.

Se prima dell’intervento non eravate in menopausa, ora lo sarete: non avrete più il ciclo mestruale e non potrete concepire. Probabilmente avvertirete i sintomi della menopausa, cioè le vampate di calore, la secchezza vaginale e la sudorazione notturna, perché all’improvviso gli ormoni femminili saranno venuti a mancare. Parlate con il medico o l’infermiere di questi sintomi, in modo da poterli tenere sotto controllo: di norma i sintomi migliorano assumendo determinati farmaci o con particolari accorgimenti, e tendono a scomparire o migliorare con l’andare del tempo.

Se durante l’intervento vengono asportati i linfonodi, potrete soffrire di linfedema (gonfiore) in una o in entrambe le gambe. I medici comunque vi insegneranno come prevenire o alleviare questo sintomo.

In alcune pazienti l’intervento di isterectomia ha ricadute negative sulla vita sessuale, che potrà essere ostacolata da un senso di disagio o di perdita. Può essere utile parlare apertamente dei propri sentimenti e delle proprie paure con il partner. In alcuni casi le coppie ricorrono a un aiuto terapeutico per riuscire ad esprimere le loro preoccupazioni.

Prima dell’intervento vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

  • Qual è il tipo di intervento più indicato nel mio caso? Perché?
  • Mi saranno asportati i linfonodi o altri tessuti? Perché?
  • Come mi sentirò dopo l’intervento? Se avrò molto male, come faremo per tenere sotto controllo il dolore?
  • Per quanto tempo dovrò rimanere ricoverata?
  • Quando potrò ritornare alla vita di sempre?
  • Quali sono gli effetti collaterali di lungo periodo?
  • Come cambierà la mia vita sessuale?

Radioterapia

La radioterapia rappresenta un’opzione terapeutica per tutte le pazienti affette da tumore all’utero. Può essere effettuata prima dell’intervento o dopo. Se la paziente non può sottoporsi all’intervento per altri motivi di salute, la radioterapia può essere usata, da sola, per distruggere le cellule tumorali presenti nell’utero. Se il tumore ha invaso tessuti esterni all’utero, la paziente con ogni probabilità dovrà sottoporsi alla radioterapia e alla chemioterapia.

La radioterapia esterna usa radiazioni molto potenti per uccidere le cellule tumorali. È una terapia locale, cioè agisce unicamente sulla zona interessata dal tumore.

Per curare il tumore all’utero, possono essere usati due tipi di radioterapia. Alcune pazienti si sottopongono a entrambi i tipi.

  • Radioterapia esterna. Un’apparecchiatura di grandi dimensioni concentra le radiazioni sulla zona pelvica o sulle altre zone interessate dal tumore. Questo tipo di terapia di norma viene somministrato in ospedale o in clinica, cinque giorni a settimana, per diverse settimane. Le sessioni durano pochi minuti.
  • Radioterapia interna (brachiterapia). Un piccolo cilindro, contenente una sostanza radioattiva, viene collocato in vagina. Di norma la sessione dura pochi minuti e, una volta terminata, potete ritornare tranquillamente a casa. Questo metodo piuttosto comune di brachiterapia può essere ripetuto due o più volte, su un arco di diverse settimane. Dopo la rimozione della sostanza radioattiva, nell’organismo non rimane traccia di radioattività.

Gli effetti collaterali dipendono in primo luogo dal tipo di radioterapia, dalla quantità di radiazioni somministrate e dalla zona dell’organismo che deve essere curata. Le radiazioni esterne dirette nella zona addominale e pelvica possono causare nausea, vomito, diarrea o problemi urinari. Probabilmente perderete i peli pubici e la pelle della zona trattata potrà arrossarsi, seccarsi o far male.

Con ogni probabilità avvertirete una profonda stanchezza durante la radioterapia esterna, soprattutto verso la fine della terapia. Riposarsi è fondamentale, ma i medici di solito consigliano alle pazienti di rimanere il più attive possibile.

Se le ovaie non sono state asportate le radiazioni esterne dirette nella zona pelvica possono danneggiarle. Di solito il ciclo mestruale scompare e si possono avvertire le vampate di calore e gli altri sintomi della menopausa. Più si è giovani, più aumenta la probabilità che i cicli ricompaiano dopo la fine della terapia.

Dopo entrambi i tipi di radioterapia potrete soffrire di secchezza, prurito o bruciore vaginale. Il medico potrà consigliarvi di astenervi dai rapporti fino ad alcune settimane dopo la fine della radioterapia.

La radioterapia, inoltre, può far restringere la vagina, provocando problemi durante i rapporti o le visite ginecologiche. Quest’effetto collaterale può essere prevenuto, tuttavia se si verifica l’équipe che vi segue vi potrà indicare i rimedi più appropriati.

Gli effetti collaterali della radioterapia possono essere molto fastidiosi, ma di norma li si può curare o tenere sotto controllo. Per alleviarli vi consigliamo di rivolgervi al medico o all’infermiere che vi seguono.

Prima di iniziare la radioterapia, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

  • Perché devo sottopormi a questa terapia?
  • Quale tipo è indicato nel mio caso?
  • Quando inizierò? Con quale frequenza? Quando finirò?
  • Dovrò essere ricoverata in ospedale?
  • Come mi sentirò durante la terapia?
  • Quali ricadute avrà la radioterapia sulla mia vita sessuale?
  • Come si fa a capire se la radioterapia è efficace?
  • Ci sono effetti collaterali sul lungo periodo?

Chemioterapia

La chemioterapia è una terapia farmacologica che uccide le cellule tumorali. Può essere usata dopo l’intervento chirurgico per curare i tumori che presentano un maggior rischio di recidiva, ad esempio quelli con grado alto o in stadio II, III o IV. La chemioterapia, inoltre, può essere indicata per i tumori all’utero non completamente rimossi con l’intervento. Per i tumori in stadio avanzato può essere usata da sola o in combinazione con la radioterapia.

La chemioterapia per il tumore all’utero di norma è somministrata per endovena ed è suddivisa in cicli, cioè in periodi composti da alcuni giorni di terapia e da alcuni giorni di riposo.

I farmaci possono essere somministrati in ospedale, in ambulatorio o presso il vostro domicilio. Alcune pazienti, però, dovranno essere ricoverate in ospedale.

Gli effetti collaterali della chemioterapia dipendono principalmente dal tipo e dalla dose dei farmaci somministrati: i farmaci uccidono le cellule tumorali che crescono e si sviluppano rapidamente, ma sono anche in grado di danneggiare tutte le cellule sane che si dividono rapidamente, ad esempio:

  • Cellule del sangue. Se i farmaci uccidono le cellule sane del sangue, il paziente corre un maggior rischio di infezioni, si procura lividi o sanguina con maggior facilità e si sente molto debole e stanco. L’équipe che vi segue vi sottoporrà ad esami del sangue periodici per escludere quest’eventualità. Se sono state distrutte molte cellule sane, i medici sospendono la chemioterapia, oppure riducono la dose dei farmaci. Esistono inoltre farmaci che aiutano l’organismo a produrre cellule nuove.
  • Cellule dei bulbi piliferi. La chemioterapia può far cadere i capelli e i peli, che ricresceranno dopo la fine della terapia, anche se probabilmente con un colore e una consistenza diversi.
  • Cellule della mucosa dell’apparato digerente. La chemioterapia può provocare la diminuzione dell’appetito, nausea, vomito, diarrea o ulcere alla bocca e alle labbra. I medici vi aiuteranno a tenere sotto controllo questi problemi prescrivendovi i farmaci appositi o consigliandovi alcuni rimedi pratici. Gli effetti collaterali di norma scompaiono una volta terminata la terapia.

Tra gli altri possibili effetti collaterali ricordiamo: eruzioni cutanee, formicolio o intorpidimento delle mani e dei piedi, problemi all’udito, problemi di equilibrio, dolori articolari o edema alle gambe o ai piedi. I medici vi suggeriranno come tenere sotto controllo molti di questi problemi, che comunque tendono a risolversi spontaneamente una volta terminata la terapia.

Terapia ormonale

Alcuni tumori all’utero, per crescere, hanno bisogno degli ormoni: sono dotati di recettori ormonali per l’estrogeno e/o per il progesterone. Se gli esami evidenziano che il tumore all’utero ha questi recettori, i medici possono prendere in considerazione la terapia ormonale.

La terapia ormonale può rappresentare un’opportunità per le pazienti affette da tumore in stadio avanzato; inoltre anche alcune pazienti con tumore all’utero di stadio I possono scegliere la terapia ormonale: evitare l’intervento chirurgico permetterà loro di salvaguardare la fertilità.

Il farmaco usato con maggior frequenza per la terapia ormonale sono le compresse di progesterone. Tra gli effetti collaterali ricordiamo:

  • aumento di peso,
  • ritenzione idrica,
  • edema e dolore al seno.

Prima di iniziare la chemioterapia o la terapia ormonale vi consigliamo di rivolgere al medico le domande seguenti:

  • Perché devo sottopormi a questa terapia?
  • Quale/i farmaco/i mi sarà/nno somministrato/i?
  • Come funziona la terapia?
  • Quando inizierà? Quando terminerà?
  • Come mi sentirò durante la terapia? Quali sono gli effetti collaterali? Ci sono effetti collaterali di lungo periodo? Come posso tenerli sotto controllo?

Convalescenza

Dopo la terapia per il tumore all’utero dovrete sottoporvi a visite di controllo ed esami regolari, ad esempio ogni tre o sei mesi. Le visite di controllo servono per diagnosticare e curare tempestivamente gli eventuali problemi.

Se tra una visita di controllo e la successiva notate uno qualsiasi dei sintomi sottoelencati, vi consigliamo di contattare il medico:

  • Sanguinamento dalla vagina, dalla vescica o dal retto,
  • Gonfiore all’addome o alle gambe,
  • Dolore all’addome o alla zona pelvica,
  • Mancanza di fiato o tosse,
  • Perdita dell’appetito o dimagrimento senza cause apparenti.

Il tumore all’utero può recidivare, cioè ripresentarsi anche dopo la terapia. I medici escluderanno quest’eventualità con le visite di controllo che comprenderanno:

  • visita ginecologica,
  • esami di laboratorio (ad esempio esame del marcatore CA-125),
  • radiografia toracica,
  • TAC,
  • risonanza magnetica.

 

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Yole 86

    buonasera dottore,
    2 mesi fa mi hanno trovato ca utero di 9 CM, ieri dopo rmn la bestia si è scoperta essere diventata 1 cm!!!! e solo un linfonodo ingrossato.
    So’ che è un’ottima notizia ma mi rindondano nella testa le parole dell’oncologo che mi aveva visitato quando era 9 cm dicendomi che praticamente ero messa malissimo. mi aveva spaventata tantissimo, posto che una persona che scopre un K è gia’ schockata abbastanza di suo. lei cosa pensa? a parte che si è evoluta bene al momento la malattia. Grazie, Yole 86

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Anche se non dobbiamo ancora illuderci di aver vinto, è davvero un segnale incoraggiante.

  2. yole86

    dr sono ancora io! Yole! ( vedi messaggio sopra) sono stata operata in laparotomia e ho tolto tutto! :( utero, tube, ovaie, tessuti e un numero smisurato di linfonodi per precauzione poichè uno ( di cui gia’ ero a conoscenza sin dalla diagnosi era coinvolto). dall’istologico risultava solo quello primario, pulite tube e ovaie e tessuti ai quali cmq ho dovuto dire addio (……e che forse potevano essere risparmiati a sto punto???) . cmq ora devo fare radioterapia associata a chemio. a lei non sembra troppo ancora chemio? pensa sia buon segno in quanto fanno di tutto per scongiurare un possibile ritorno oppure pensa che sia perchè nonostante abbiano riscontrato solo quel 1cm sia cmq ancora pericoloso?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      È una precauzione, un sacrificio fatto adesso per ridurre al minimo (forse a zero o quasi) il rischio di sorprese più avanti; mi dispiace molto per l’operazione subita, ma sono felice di sapere che tutto procede.

    2. agnese 81

      salve dottore!!mi chiamo Agnese ho 33 anni e da un sospetto dolore al lombo sacrale ke compariva ogni mese durante il ciclo,mi hanno consigliato di eseguire una risonanza senza mdc dove hanno riscontrato delle macchie sulla L3 millimetriche e a parer loro calcificate mentre 2 nuove sulla parte destra del bacino!!mi hanno allarmato e sabato devo fare la pet e tac total body cosa devo aspettarmi??vorrei che qualkuno mi preparasse al peggio a questo punto!!!GRAZIE

  3. sara

    io ho avuto un caso quasi analogo alla sig.ra YOle…mi è stato risxontrato un tumore di 7 cmx5 e dopo un mese di chemioterapia si è ridotto a 1 cm. Cosicche ho subito l’intervento di isteroctomia addominale radicale, dove mi han tolto utero,ovaie(anche se pulite), tube,parte superiore della vagina, 35 linfonodi negativi e uno positivo.
    Ora a 1 mese dall’intervento faro un ciclo di chemio e un mese di raditerapia…vorrei mettermi in contatto con YOle …

  4. agnese 81

    da qualke giorno da una risonanza magnetica hanno notato ke sulla parte lombo sacrale della mia spina dorsale ci sono delle millimetrike macchie di antica entità e 2 a destra freske freske….sabato dovrò fare la pet e tac total body!!!ho paura e non so cosa pensare!!!AIUTOOOOO

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