Tumore al seno: sintomi, prevenzione, cause, diagnosi

Ultimo Aggiornamento: 36 giorni

Introduzione

I tumori al seno possono essere benigni (non cancro) o maligni (cancro):

I tumori benigni:

  • Solitamente non sono dannosi,
  • Raramente invadono i tessuti circostanti,
  • Non si diffondono ad altre parti del corpo,
  • Possono essere rimossi e solitamente non si riformano.

I tumori maligni:

  • Possono essere mortali,
  • Possono invadere organi e tessuti circostanti (come la parete toracica),
  • Possono diffondersi ad altre parti del corpo,
  • Spesso possono essere rimossi, ma a volte si riformano.

La malattia colpisce quasi esclusivamente le donne, ma in certi casi anche gli uomini.

Le cellule del cancro al seno possono diffondersi staccandosi dal tumore originario. Possono percorrere i vasi sanguigni o linfatici per raggiungere altre parti del corpo. Dopo essersi diffuse, le cellule tumorali possono attaccare altri tessuti e crescere formando nuovi tumori che possono danneggiare i tessuti.

Quando un tumore si diffonde dalla sede originaria a un’altra parte del corpo, il nuovo tumore ha la stessa tipologia di cellule anomale e lo stesso nome del tumore primario (originale). Ad esempio, se il cancro al seno si diffonde a un polmone, le cellule tumorali presenti nel polmone sono in realtà le cellule tumorali del seno. La malattia è denominata cancro al seno con metastasi, non cancro al polmone. Per questo motivo, la malattia viene trattata come cancro al seno e non come cancro al polmone.

La maggior parte dei noduli al seno non sono cancerosi, bensì benigni; in ogni caso alcuni di essi richiedono di essere valutati ed esaminati al microscopio per avere la prova della loro benignità. E’ importante comprendere alcune parole chiave utilizzate per descrivere il cancro al seno:

  • Carcinoma: Con questo termine si indica un cancro che comincia a svilupparsi nello strato di rivestimento (cellule epiteliali) di organi come il seno. Quasi tutti i tumori al seno sono carcinomi (o carcinomi duttali o carcinomi lobulari).
  • Adenocarcinoma: Un adenocarcinoma è un tipo di carcinoma che si sviluppa nel tessuto ghiandolare (tessuto che produce e secerne una sostanza). I dotti ed i lobuli della mammella sono di tessuto ghiandolare (producono il latte materno), così i tumori che si manifestano in queste aree sono spesso chiamati adenocarcinoma.
  • Carcinoma in situ: Questo termine viene utilizzato con riferimento alla fase iniziale del tumore, quando esso è ancora confinato allo strato di cellule dove ha cominciato a svilupparsi. Nel caso del cancro al seno, il termine in situ sta ad indicare che le cellule tumorali restano confinate ai condotti (carcinoma duttale in situ) o ai lobuli (carcinoma lobulare in situ). Esse non si sviluppano nei tessuti più profondi del seno né si diffondono ad altri organi del corpo e per questo a volte tali tumori sono indicati come non- invasivi o come tumori al seno pre-invasivi.
  • Carcinoma invasivo (infiltrante): Un tumore è invasivo quando si sviluppa oltre lo strato di cellule dove è nato (diversamente dal carcinoma in situ). La maggior parte dei tumori al seno sono carcinomi invasivi, sia che si tratti di carcinoma duttale invasivo oppure di carcinoma lobulare invasivo.
  • Sarcoma: I sarcomi sono tumori che partono dai tessuti connettivi, come il tessuto muscolare, il tessuto adiposo o i vasi sanguigni. I sarcomi della mammella sono rari.

La restante parte di questo documento si riferisce soltanto al cancro della mammella nelle donne.

Seno

I seni poggiano sui muscoli del torace che coprono le costole: ciascuna mammella si compone dai 15 a 20 lobi e, a loro volta, i lobi contengono lobuli molto più piccoli. I lobuli contengono gruppi di piccole ghiandole in grado di produrre il latte, quest’ultimo scorre dai lobuli al capezzolo attraverso tubi sottili chiamati condotti. Il capezzolo si trova al centro di una scura zona di pelle chiamata areola; il grasso riempie gli spazi tra i lobuli ed i dotti.

I seni contengono anche dei vasi linfatici: questi vasi conducono ad organi piccoli e sferici chiamati linfonodi. Gruppi di linfonodi si trovano vicino al seno sotto le ascelle, sopra la clavicola, nel torace dietro lo sterno ed in numerose altre parti del corpo. I linfonodi bloccano i batteri, le cellule cancerose o altre sostanze nocive.

Cause

Tumore al seno nella donna

Tumore al seno nella donna

Sebbene vi siano numerosi fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di sviluppare il cancro al seno, non si conosce ancora esattamente in che modo alcuni di questi fattori di rischio inducano le cellule a diventare cancerose.

Sembra che gli ormoni giochino un ruolo importante nella formazione del tumore, ma non si riesce a comprendere bene come ciò possa avvenire.

Cambiamenti a livello del DNA possono rendere cancerose alcune cellule sane: il DNA è la sostanza chimica che si trova in ogni cellula del corpo e contiene le istruzioni per il loro corretto funzionamento. In genere somigliamo ai nostri genitori perché sono loro la fonte del nostro DNA. Alcuni geni contengono le istruzioni per determinare quando le nostre cellule crescono, si dividono e muoiono. I geni che accelerano la scissione cellulare sono chiamati oncogeni, quelli che invece la rallentano o inducono le cellule alla morte al momento giusto sono chiamati geni soppressori del tumore.

I tumori possono essere causati da mutazioni del DNA che “accendono” gli oncogeni o “spengono” i geni oncosoppressori.

Fattori di rischio

Ormai dovrebbe essere familiare la statistica secondo cui una donna su otto sviluppa il cancro al seno, molti però fraintendono questi dati pensando erroneamente di avere una possibilità su otto di sviluppare oggi la malattia.

In realtà circa una donna su otto negli Stati Uniti (in percentuale il 13% delle donne, quindi 13 su 100) può aspettarsi di sviluppare il cancro al seno nel corso della sua esistenza; negli Stati Uniti la vita media è di circa 80 anni, dunque sarebbe più corretto dire che negli Stati Uniti una donna su 8 può aspettarsi di sviluppare il cancro al seno al raggiungimento degli 80 anni. In ogni decade della vita il rischio di contrarre il cancro al senso è attualmente più basso del 13% per la maggior parte delle donne.

In genere le persone tendono a percepire il rischio in modi molto diversi: una probabilità pari ad una su otto di ammalarsi di cancro al seno potrebbe sembrare elevata, ma guardando le cose da un’altra prospettiva potreste invece pensare di avere 7 possibilità su 8 di non essere colpite dal cancro al seno, ciò significa una percentuale corrispondente all’87.5% di non sviluppare la malattia, anche al raggiungimento degli 80 anni di età. Il modo di percepire il rischio spesso dipende dalla situazione individuale (ad esempio nel caso in cui voi o molte donne che conoscete siano state colpite dal cancro al seno, o se sussistono delle valide ragioni per ritenere che il rischio di contrarre la malattia sia per voi più elevato della media) o comunque dal vostro modo usuale di guardare il mondo.

Nonostante gli studi abbiano mostrato che la probabilità di essere colpiti dal cancro al seno si aggira intorno al 13%, questa probabilità può aumentare o diminuire da un individuo a un altro: il rischio individuale è influenzato da molti fattori diversi, come la storia della famiglia, la storia riproduttiva , lo stile di vita, l’ambiente in cui si vive e tanti altri fattori.

Nessuno conosce quali siano le cause esatte del cancro al seno, spesso i dottori non riescono a spiegarsi il motivo per il quale una donna sviluppa il cancro al sano ed un’altra no. Ciò che si sa è che una collisione, un livido, un colpo al seno non determinano il cancro. Inoltre il tumore al seno non è contagioso, per cui non si può trasmettere da una persona ad un’altra.

La ricerca ha dimostrato che le donne che presentano determinati fattori di rischio hanno una maggiore probabilità di sviluppare il cancro al seno, la presenza di un fattore di rischio sicuramente aumenta la possibilità di contrarre la malattia. Studi scientifici hanno evidenziato i seguenti fattori di rischio per il cancro al seno:

  • Età: la probabilità di sviluppare il cancro al seno aumenta con l’invecchiamento della donna. Nella maggior parte dei casi il tumore al seno si manifesta nelle donne di età superiore ai 60 anni. Questa malattia infatti non è così comune prima della menopausa.
  • Pregressa esperienza di cancro al seno: una donna che ha già sviluppato la malattia in passato ha maggiori probabilità di sviluppare il cancro nell’altro seno.
  • Storia familiare: per una donna il rischio di sviluppare il cancro al seno è maggiore se la madre, la sorella o la figlia ne sono già state colpite. Inoltre il rischio aumenta se il soggetto ha avuto il cancro prima dei 40 anni di età. Avere altri parenti col cancro al seno (sia materni che paterni) può allo stesso modo aumentare il rischio per una donna.
  • Cambiamenti al seno: in alcune donne le cellule della mammella possono apparire anomale al microscopio. La presenza di determinate cellule anomale (iperplasia atipica e carcinoma lobulare in situ) aumenta il rischio di cancro al seno.
  • Variazioni del gene: i cambiamenti di alcuni geni presenti nel DNA aumentano il rischio di cancro al seno. Tra questi geni rientrano il BRCA1, il BRCA2 ed altri. Talvolta i test possono mostrare la presenza di alterazioni di un determinato gene in nuclei familiari con molte donne che hanno sviluppato il cancro al seno. Gli operatori sanitari possono suggerire alcuni modi per cercare di ridurre il rischio di cancro al seno, o per migliorare le modalità attraverso cui individuare la malattia nelle donne che presentano queste variazioni nei geni.
  • Storia mestruale e riproduttiva: le donne che non hanno figli o che hanno avuto il loro primo figlio dopo i 30 anni hanno un rischio leggermente più elevato di sviluppare il cancro al seno. Sostenere molte gravidanze ed essere incinte in giovane età riduce il rischio di cancro al seno. La gravidanza riduce lungo tutto l’arco della vita di una donna il numero totale di cicli mestruali, che possono essere la ragione di quest’effetto. Quindi:
    • quanto più adulta è una donna alla sua prima gravidanza, maggiore sarà il rischio di cancro al seno,
    • le donne che hanno avuto la loro prima mestruazione prima dei 12 anni corrono un rischio maggiore di cancro al seno,
    • le donne che vanno in menopausa dopo i 55 anni corrono un rischio maggiore di cancro al seno,
    • le donne che non hanno mai avuto figli corrono un maggior rischio di cancro al seno.
  • Razza: il carcinoma alla mammella è diagnosticato più spesso nelle donne bianche piuttosto che in quelle latine, asiatiche o afro-americane.
  • Radioterapia al torace: le donne che hanno fatto la radioterapia al torace (compreso il seno) corrono un rischio maggiore di cancro al seno. Lo stesso vale per le donne che vengono trattate con radiazioni per il linfoma di Hodgkin. Studi scientifici hanno mostrato che quanto più giovane è la donna che segue un trattamento con radiazioni, tanto più elevata sarà la possibilità di sviluppare il cancro al seno.
  • Densità del seno: il tessuto del seno può essere denso o adiposo. Le donne anziane le cui mammografie (raggi x al seno) mostrano un tessuto prevalentemente denso, sono maggiormente esposte al rischi di cancro al seno.
  • DES (dietilstilbestrolo): Il DES è stato somministrato ad alcune donne incinte negli Stati Uniti tra il 1940 ed il 1971 (oggi non è più somministrato alle donne in gravidanza). Le donne che assumono il DES durante la gravidanza possono essere maggiormente esposte al rischio di sviluppare il cancro al seno. I possibili effetti sulle figlie sono ancora in fase di studio.
  • Essere in sovrappeso o obesi dopo la menopausa: la possibilità di avere il cancro al seno dopo la menopausa è più elevata nelle donne che sono in sovrappeso o obese.
  • Mancanza di attività fisica: le donne che sono fisicamente inattive nel corso della loro vita possono essere maggiormente esposte al rischio di cancro al seno. Essere attive può contribuire a ridurre tale rischio prevenendo l’aumento di peso e l’obesità.
  • Alcoolici: studi scientifici suggeriscono che più una donna assume sostanze alcooliche, maggiore sarà il rischio di cancro al seno.
  • Mancato allattamento al seno: alcuni studi suggeriscono che l’allattamento al seno può leggermente ridurre la possibilità di cancro alla mammella, specialmente se è continuato per un periodo variabile da un anno e mezzo a due anni. Questo però non è un aspetto facile da studiare, specie in paesi come gli Stati Uniti, dove l’allattamento al seno per un periodo di tempo così prolungato non è affatto comune. Questo effetto si può spiegare con il fatto che l’allattamento al seno riduce il numero totale di cicli mestruali durante il corso della vita di una donna (come se cominciasse il periodo mestruale in età avanzata o andasse precocemente in menopausa).
  • Recente uso orale di contraccettivi: Gli studi hanno mostrato che le donne che usano contraccettivi orali (pillole anticoncezionale) hanno un rischio maggiore di sviluppare il cancro al seno rispetto alle donne che non ne hanno mai fatto uso. Questo rischio sembra però diminuire sino a ritornare alla normalità una volta che l’assunzione delle pillole viene stoppata. Sembra che le donne che hanno smesso di usare contraccettivi orali da più di 10 anni non riscontrino alcun aumento del rischio di cancro al seno. Quando si discute circa l’uso di contraccettivi orali, le donne dovrebbero specificare l’eventuale presenza di ulteriori fattori di rischio per il carcinoma della mammella con il loro team di assistenza sanitaria.
  • Mancanza di attività fisica: è sempre più evidente che l’attività fisica riduce il rischio di cancro al seno. La questione principale è capire di quanto esercizio fisico si ha bisogno. In base ad uno studio del Women’s Health Initiative (WHI), bastano da 1,25 sino a 2,5 ore a settimana di marcia rapida per ridurre il rischio di una donna del 18%. Camminare 10 ore a settimana riduce un po’ di più questo rischio. Per ridurre il rischio di cancro al seno, l’American Cancer Society raccomanda dai 45 ai 60 minuti di attività fisica per 5 o più giorni alla settimana.
  • Seguire una terapia ormonale post-menopausa
  • La terapia ormonale post-menopausa (TOS), nota anche come terapia ormonale sostitutiva, è stata usata per molti anni per contribuire ad alleviare i sintomi della menopausa e per aiutare a prevenire l’osteoporosi (assottigliamento delle ossa). Studi precedenti hanno suggerito che potrebbe avere anche altri benefici alla salute, mentre studi più recenti e meglio progettati hanno escluso questa possibilità.

Altri possibili fattori di rischio sono ancora in fase di studio, per esempio gli effetti della dieta, dell’attività fisica e della genetica. Si sta inoltre studiando l’eventuale correlazione tra la presenza di alcune sostanze nell’ambiente ed il rischio di cancro al seno.

Molti fattori di rischio si possono evitare, mentre altri, al contrario non possono essere evitati. Le donne possono comunque proteggersi cercando di limitare i fattori noti di rischio per quanto possibile.

E’ però anche importante tenere a mente che non sempre le donne che presentano un qualche fattore di rischio si ammalano di cancro al seno e la maggior parte delle donne che sviluppa la malattia non ha precedenti familiari; fatta eccezione per le donne in età avanzata, la maggior parte di esse non presenta dei chiari fattori di rischio.

Se pensate di poter essere esposte al rischio di contrarre il cancro al seno fareste bene a parlarne con il vostro medico, così che egli possa suggerirvi alcuni modi per ridurre tale rischio e possa pianificare un programma per i controlli.

Fattori con effetti non provati sul rischio del cancro al seno

  • Una dieta ricca di grassi: studi relativi ai grassi nella dieta non hanno chiaramente dimostrato che questo è un fattore di rischio di cancro al seno.
  • Antitraspiranti: si è diffusa tramite internet ed e-mail la voce secondo cui le sostanze chimiche contenute negli antitraspiranti ascellari vengono assorbite attraverso la pelle, interferiscono con la circolazione linfatica, causano delle tossine che si sviluppano nel petto, ed eventualmente determinano il cancro al seno. Tuttavia a sostegno di questa voce ci sono ben pochi studi di laboratorio o test basati sulla popolazione.
  • Reggiseno: si è diffusa tramite Internet ed e-mail la notizia per cui anche il reggiseno aumenterebbe il rischio di cancro al seno ostruendo il flusso della linfa. Tuttavia alla base di quest’affermazione non ci sono valide basi scientifiche e cliniche. E’ più probabile che le donne che non indossano regolarmente il reggiseno si sentano più leggere e ciò evidentemente contribuisce a far percepire diversamente il rischio.
  • Aborto indotto: diversi studi hanno fornito delle prove inconfutabili che né l’aborto indotto né quello spontaneo abbiano degli effetti collaterali sul rischio di cancro al seno.
  • Protesi mammarie: diversi studi hanno mostrato che le protesi mammarie non incidono sul rischio di cancro al seno, anche se quelle di silicone possono provocare la formazione di un tessuto cicatrizio nel seno. I trapianti rendono più ardua l’individuazione del tessuto del seno attraverso le mammografie standard, ma ulteriori radiografie possono essere utilizzare per esaminare il tessuto del seno in maniera più approfondita.
  • Fumo di tabacco: la maggior parte degli studi non ha riscontrato alcun legame tra il fumo di sigaretta ed il cancro al seno. Anche se alcuni studi hanno suggerito che il fumo ne aumenti il rischio, la veridicità di questa ipotesi rimane ancora controversa.
  • Lavoro notturno: diversi studi hanno suggerito che le donne che lavorano di notte, ad esempio le infermiere che hanno il turno di notte, sono maggiormente esposte al rischio di cancro al seno.

Fattori protettitivi

  • Terapia ormonale con soli estrogeni per le donne in post-menopausa: La terapia ormonale con soli estrogeni può essere somministrata a donne che hanno subito un’isterectomia. In queste donne, la terapia con soli estrogeni dopo la menopausa riduce il rischio di cancro al seno. Nelle donne che hanno ancora l’utero la terapia con soli estrogeni aumenta il rischio di cancro a quell’organo.
  • Attività fisica: Svolgere attività fisica per quattro o più ore alla settimana può diminuire i livelli ormonali e contribuire a ridurre il rischio di cancro al seno. L’effetto dell’attività fisica sul rischio può essere maggiore nelle donne in pre-menopausa con peso nella norma o sottopeso. Si deve prestare attenzione a svolgere attività fisica in modo sicuro, perché l’attività fisica comporta il rischio di lesioni alle ossa e ai muscoli.
  • Estrogeni (esposizione ridotta): Riducendo il periodo di tempo in cui il tessuto mammario di una donna è esposto agli estrogeni può aiutare a prevenire il cancro al seno. L’esposizione agli estrogeni può essere ridotta nei modi seguenti:
    • Gravidanza: I livelli di estrogeni sono più bassi durante la gravidanza. Il rischio di cancro al seno sembra essere inferiore se una donna ha la sua prima gravidanza a termine prima dei 20 anni.
    • Allattamento: I livelli di estrogeni possono rimanere bassi mentre una donna allatta al seno.
    • Ablazione ovarica: La quantità di estrogeni prodotta dall’organismo può essere notevolmente ridotta rimuovendo uno o entrambe le ovaie, che producono estrogeni. Inoltre, dei farmaci possono essere assunti per ridurre la quantità di estrogeni prodotti dalle ovaie.
    • Mestruazioni tardive: L’avere il ciclo mestruale all’età di 14 anni o più diminuisce il numero di anni in cui il tessuto mammario è esposto agli estrogeni.
    • Menopausa precoce: Meno anni una donna ha il ciclo mestruale, minore è il periodo di tempo in cui il tessuto mammario è esposto agli estrogeni.
  • Farmaci: I modulatori selettivi del recettore dell’estrogeno (SERM) sono farmaci che agiscono come estrogeni su alcuni tessuti del corpo, ma bloccano l’effetto ormonale su altri. Il tamoxifene è un SERM che appartiene alla famiglia di farmaci chiamati antiestrogeni. Gli antiestrogeni bloccano gli effetti degli estrogeni nel corpo. Il tamoxifene riduce il rischio di tumore nelle donne che sono ad alto rischio di contrarre la malattia. Questo effetto dura per parecchi anni dopo l’interruzione del farmaco. L’assunzione aumenta tuttavia il rischio di sviluppare altre gravi patologie, compreso il carcinoma endometriale, l’ictus, la cataratta, e i coaguli di sangue, soprattutto nei polmoni e nelle gambe. Il rischio di sviluppare queste patologie aumenta con l’età. Le donne di età inferiore ai 50 anni che hanno un elevato rischio di cancro al seno possono trarre i maggiori benefici assumendo il tamoxifene.
    Il raloxifene è un altro SERM che aiuta a prevenire il cancro al seno. Nelle donne in post-menopausa con osteoporosi (diminuzione della densità ossea), il raloxifene riduce il rischio sia per le donne ad alto rischio che per quelle a basso rischio di sviluppare la malattia. Non è noto se il raloxifene avrebbe lo stesso effetto in donne che non hanno l’osteoporosi. Come il tamoxifene, il raloxifene può aumentare il rischio di coaguli di sangue, soprattutto nei polmoni e nelle gambe, ma non sembra aumentare il rischio di cancro dell’endometrio.
    Gli inibitori dell’aromatasi riducono il rischio di un nuovo cancro alla mammella nelle donne che hanno un elevato rischio. L’assunzione riduce la quantità di estrogeni prodotta dall’organismo. Prima della menopausa, gli estrogeni vengono prodotti dalle ovaie e da altri tessuti nel corpo di una donna, compreso il cervello, il tessuto adiposo, e la pelle. Dopo la menopausa, le ovaie smettono di produrre estrogeni, ma gli altri tessuti no. Gli inibitori dell’aromatasi bloccano l’azione di un enzima chiamato aromatasi, che è usato per produrre tutti gli estrogeni del corpo. Possibili danni dovuti all’assunzione di questa categoria di farmaci includono dolori muscolari e articolari, osteoporosi, vampate di calore e sensazione di stanchezza.
  • Mastectomia profilattica: Alcune donne che hanno un elevato rischio possono scegliere di sottoporsi a una mastectomia profilattica (la rimozione di entrambi i seni quando non ci sono segni di cancro). Il rischio si riduce drasticamente, tuttavia è molto importante sottoporsi a una valutazione del rischio di cancro e a una consulenza per conoscere tutte le opzioni possibili per la prevenzione prima di prendere questa decisione. In alcune donne, la mastectomia profilattica può provocare ansia, depressione, e preoccupazione circa la propria estetica.
  • Ovariectomia profilattica: Alcune donne che hanno un elevato rischio possono scegliere di sottoporsi a un’ovariectomia profilattica (la rimozione di entrambe le ovaie quando non ci sono segni di cancro). Questo riduce la quantità di estrogeni prodotta dall’organismo e riduce il rischio di sviluppare la malattia, tuttavia, è molto importante sottoporsi a una valutazione del rischio di cancro e a una consulenza prima di prendere questa decisione. Il calo improvviso dei livelli di estrogeni può causare l’insorgenza di sintomi della menopausa, comprese vampate di calore, disturbi del sonno, ansia e depressione. Effetti a lungo termine includono riduzione del desiderio sessuale, secchezza vaginale e diminuzione della densità ossea. Questi sintomi variano notevolmente da donna a donna.

Analizziamo infine altre situazioni correlate:

  • Aborto: Non sembra esserci un legame tra aborto e cancro al seno.
  • Contraccettivi orali: L’assunzione di contraccettivi orali (pillola anticoncezionale) può aumentare leggermente il rischio di cancro al seno nelle donne che la assumono. I contraccettivi a base di sola progestinici non sembrano aumentare il rischio.
  • Ambiente: Gli studi non hanno dimostrato che l’esposizione a determinate sostanze nell’ambiente (come sostanze chimiche, metalli, polvere e inquinamento) aumenti il rischio di cancro al seno.
  • Dieta: Non è dimostrato che una dieta a basso contenuto di grassi o ad alto contenuto di frutta e verdura prevenga il cancro alla mammella (a questo proposito si segnala che a seconda della società scientifica si possono trovare indicazioni diverse).
  • Fumo: Non è stato dimostrato che il fumo di sigaretta sia attivo che passivo (inalazione indiretta di fumo) aumenti il rischio.
  • Statine: Gli studi non hanno dimostrato che l’assunzione di statine (farmaci che abbassano il colesterolo) influenzi il rischio di cancro al seno.

Sintomi

Il più comune sintomo del tumore al seno è la presenza di un nuovo nodulo mammario: se il nodulo è duro ed indolore e presenta bordi irregolari è più probabile che sia cancerogeno, tuttavia il cancro al seno può anche essere soffice e rotondeggiante. Per questo motivo è fondamentale che ogni nuovo nodulo sia tenuto sotto controllo da un medico specialista esperto nella diagnosi delle malattie della mammella.

Altri possibili segni del cancro al seno sono:

  • Gonfiore di tutto il seno o di una parte di esso (nonostante non si avverta nessun nodulo al tatto);
  • Irritazione o increspatura della pelle;
  • Dolore al seno o al capezzolo;
  • Retrazione del capezzolo (che si ripiega su se stesso);
  • Arrossamento o ispessimento del capezzolo o della pelle del seno;
  • Secrezione diversa dal latte materno;
  • Cambiamenti nelle dimensioni o nella forma del seno;
  • Morbidezza del capezzolo.

In certi casi il tumore al seno può diffondersi ai linfonodi ascellari e qui può causare un nodulo o un gonfiore, anche prima che il tumore al seno si sia abbastanza esteso per poter essere avvertito.

Nelle fasi iniziali il tumore alla mammella di solito non provoca dolore, ma una donna dovrebbe sempre consultare il suo medico specialista in caso di dolore al seno o di qualsiasi altro sintomo persistente. Il più delle volte questi dolori non sono dovuti a tumore, ma possono essere causati da differenti problemi di salute. Ogni donna che avverte questi sintomi deve informare il proprio medico così che il problema possa essere diagnosticato e trattato il prima possibile.

Fissa un controllo dal tuo medico se noti che il seno appare diverso alla vista o al tatto, perchè nessun cambiamento è troppo piccolo per chiedere informazioni.

Diagnosi

Se si avvertono dei sintomi specifici o se il risultato del test di screening fa pensare che esista la possibilità di un tumore, il medico deve capire se sussiste l’effettiva possibilità che il paziente abbia contratto il cancro o se in realtà ciò sia dovuto ad altre cause. Il medico può porre alcune domande riguardanti la storia personale e quella della propria famiglia e può effettuare un esame fisico. Egli può anche decidere che il paziente debba essere sottoposto ad una mammografia o ad altre metodiche di imaging: questi test mostrano le immagini dei tessuti all’interno del seno ed al termine il medico può ritenere che non siano necessari ulteriori esami, oppure può suggerire di sottoporsi più avanti ad ulteriori accertamenti. Potrebbe essere anche necessaria una biopsia che riscontri la presenza di eventuali cellule tumorali.

Esame clinico del seno

Attraverso la palpazione del seno il medico può avvertire la presenza di noduli e cercare di individuarne la causa, a tal fine il medico ne analizzerà dimensione, forma e consistenza. Egli controllerà anche se il nodulo si muove facilmente. Generalmente i noduli benigni hanno caratteristiche diverse da quelli maligni: i noduli benigni appaiono generalmente rotondi, mobili e morbidi al tatto, mentre i noduli dalla forma irregolare e più saldamente ancorati al seno sono più probabilmente cancerosi.

Mammografia diagnostica

Le mammografie diagnostiche sono radiografie del seno, rendono più chiare e dettagliate le immagini che risultano anomale dalla mammografia di screening. I medici se ne avvalgono per scoprire qualcosa di più sui cambiamenti inusuali del seno, ad esempio la presenza di un nodulo, continui dolori al seno, l’ispessimento del capezzolo, il cambiamento della dimensione o della forma del seno. Le mammografie diagnostiche possono focalizzarsi su un’area specifica della mammella, possono implicare il ricorso a tenciche speciali e ad esami più approfonditi rispetto alle mammografie di screening.

Ultrasuoni

Un apparecchio ad ultrasuoni trasmette suoni che la gente non può sentire: le onde rimbalzano sui tessuti ed il computer utilizza gli echi prodotti per creare le immagini che il medico potrà poi visualizzare attraverso un monitor. Queste immagini possono mostrare se il nodulo è solido o se è ricco di liquidi. Una cisti per esempio si presenta come una sacca piena di liquidi, ma non rappresenta una forma di tumore. Al termine del test il medico può visualizzare le immagini sul video o stamparle. Quest’esame puà essere utilizzato congiuntamente alla mammografia.

Imaging a risonanza magnetica

La risonanza magnetica (MRI) utilizza un potente magnete collegato ad un computer per rendere più dettagliate le immagini del tessuto mammario: il medico può visualizzare le immagini su un monitor oppure stamparle su pellicola. La risonanza magnetica può essere utilizzata insieme ad una mammografia.

Biopsia

Il medico può rivolgersi ad un chirurgo o ad uno specialista delle malattie al seno per una biopsia. In tal caso il liquido o il tessuto viene rimosso dal seno per cercare di scoprire la presenza del cancro.

Cura e terapia

In generale quasi tutte le donne con un cancro del seno, indipendentemente dallo stadio in cui si trova il tumore, subiscono un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati, esistono tuttavia ulteriori approcci che possono essere classificati in grandi gruppi, in base a come funzionano e a quando vengono utilizzati.

La terapia locale è destinata al trattamento di una zona specifica senza influire sul resto del corpo, chirurgia e radioterapia sono esempi di terapie locali.

La terapia sistemica si riferisce invece ai farmaci che possono essere assunti per via orale o direttamente nel flusso sanguigno così da raggiungere le cellule tumorali in qualsiasi parte del corpo. La chemioterapia, la terapia ormonale e la terapia mirata sono terapie sistemiche.

I pazienti ai quali non viene più riscontrato il cancro dopo l’intervento chirurgico, vengono sottoposti ad una terapia sistemica adiuvante (addizionale). In alcuni casi le cellule di cancro possono staccarsi dal tumore primario della mammella per diffondersi in tutto il corpo tramite il flusso sanguigno, ciò avviene anche nelle fasi iniziali della malattia. Queste cellule non possono essere individuate attraverso un esame fisico o tramite radiografie o altri esami di imaging, per di più non generano alcun sintomo: possono svilupparsi sino a dar vita a nuovi tumori in altri organi del corpo o nelle ossa. L’obiettivo della terapia adiuvante è quello di uccidere queste cellule nascoste.

Non tutti i pazienti necessitano di una terapia adiuvante, in linea generale se il tumore è più grande o se si è esteso sino ai linfonodi è più probabile che si sia diffuso attraverso il flusso sanguigno.

Alcuni pazienti vengono sottoposti a terapia sistemica, di solito la chemioterapia, prima dell’intervento chirurgico in modo da ridurre il tumore, nella speranza che ciò consentirà di sottoporre poi il paziente ad un intervento meno estensivo. In tal caso la terapia prende il nome di terapia neoadiuvante.

Prevenzione

Non esiste un metodo sicuro per scoprire il cancro al seno, tuttavia ci sono delle cose che ogni donna può fare per contribuire a ridurre il proprio rischio e per aumentare la probabilità che, nel caso in cui si sviluppa il cancro, essa venga individuato in una fase iniziale, e quindi più curabile, della sua formazione.

E’ possibile ridurre il rischio di cancro al seno modificando quei fattori di rischio che possono essere cambiati: se si limita l’uso di alcoolici, si fa regolare attività fisica e si mantiene sotto controllo il peso corporeo, allora si diminuisce il rischio di cancro al seno. Le donne che decidono di allattare almeno per alcuni mesi possono così anche ottenere il vantaggio di ridurre il rischio di cancro al seno.

Non usare la terapia ormonale post-menopausa (TOS) può aiutare ad evitare di aumentare il vostro rischio.

Sia che le sostanze chimiche ambientali contengano o meno tra le loro proprietà gli estrogeni (come ad esempio quelli che si trovano in alcune bottiglie di plastica o in alcuni cosmetici e prodotti per la cura personale), l’aumento del rischio di cancro al seno non è stato accertato. Se si verifica un aumento del rischio, è probabile che esso sia molto lieve. Inoltre le donne interessate alla prevenzione possono decidere di evitare quando possibile i prodotti che contengono queste sostanze.

Oltre che ai cambiamenti nello stile di vita, la cosa più importante che una donna possa fare è seguire le linee guida per una diagnosi precoce. In tal modo non si impedisce il cancro al seno, ma ciò può aiutare a scoprire la presenza del cancro in un momento in cui le probabilità che la terapia abbia successo sono maggiori.

Le donne dai 40 anni di età in su dovrebbero sottoporsi ad una mammografia al seno ogni anno e dovrebbero continuare a farlo finchè sono in buona salute.

Le donne tra i 20 ed i 30 anni di età dovrebbero sottoporsi ad un esame clinico del seno come parte di un esame periodico (regolare) del proprio stato di salute da parte di un medico specialista, almeno ogni 3 anni.

L’auto-esame del seno può essere un’opzione valida per le donne a partire dai 20 anni di età, dovrebbero essere informate circa i vantaggi ed i limiti di questa tecnica e dovrebbero segnalare ogni cambiamento del seno al proprio medico specialista.

  • Le donne con un elevato rischio dovrebbero sostenere una risonanza magnetica ed una mammografia ogni anno.
  • Le donne con un rischio moderatamente alto (tra il 15% ed il 20%) dovrebbero discutere con il proprio medico relativamente ai vantaggi ed ai limiti di aggiungere una risonanza magnetica screening alla mammografia annuale.
  • La risonanza magnetica screening non è invece raccomandata per le donne il cui rischio di cancro al seno è inferiore al 15%.

Le donne ad elevato rischio sono quelle che:

  • hanno constatato una mutazione del gene BRC1 o BRC2,
  • hanno un parente di primo grado (genitore, sorella, fratello o figlio) con una mutazione del gene BRC1 o BRC2, ma non hanno sostenuto test genetici che li provino,
  • presentano un rischio di sviluppare il cancro compreso tra il 20% ed il 25% o superiore, in base agli strumenti di valutazione basati sulla storia familiare,
  • hanno sostenuto una radioterapia del torace in età comprea tra i 10 ed i 30 anni,
  • sono state colpite dalla sindrome di Li-Fraumeni, sindrome di Cowden o la sindrome di Bannayan-Riley-Ruvalcaba, o hanno familiari di primo grado con una di queste sindromi.

Tra le donne con rischio moderatamente elevato rientrano quelle che:

  • presentano un rischio di cancro al seno compreso tra il 15% ed il 20% in accordo con gli strumenti di analisi basati per lo più sulla storia familiare,
  • hanno una storia personale di carcinoma mammario, carcinoma duttale in situ (DCIS) , carcinoma lobulare in situ (CLIS), iperplasia duttale atipica (ADH), o iperplasia lobulare atipica (ALH),
  • hanno dei seni estremamente densi o non uniformemente densi così come appaiono dalla mammografia.

Metastasi

Le metastasi sono cellule tumorali che, attraverso il sistema circolatorio o linfatico, vengono disperse nell’organismo dove possono causare la formazione di ulteriori tumori:si conoscono 2 tipi di tumore al seno con metastasi:

  1. Nel caso in cui le le cellule tumorali  si fermino ai linfonodi ascellari si considera potenzialmente curabile perchè ancora in uno stadio iniziale.
  2. Quando invece le metastasi riescono ad oltrepassare queste zone si parla di metastasi a distanza e generalmente si sviluppano tumori secondari nelle ossa, nel fegato e nei polmoni; pur esistendo oggi molti trattamenti per questi tumori le aspettative di cura sono in questo caso molto più basse e la terapia mira sopratutto ad evitare un’ulteriore diffusione.

E’ possibile rilevare la presenza di metastasi al momento della diagnosi di tumore al seno, mesi od anni dopo.

Statistiche

Il cancro al seno è la tipologia di cancro più comune tra le donne e ne colpisce una su 8.

  • La tipologia più comune è il carcinoma duttale. Questo cancro si forma nelle cellule che rivestono un dotto mammario. Circa 7 donne su 10 con cancro alla mammella hanno un carcinoma duttale.
  • La seconda tipologia di cancro al seno più comune è il carcinoma lobulare: questa forma si forma in un lobulo del seno e circa 1 donna su 10 con cancro al seno ha un carcinoma lobulare.
  • Altre donne hanno una combinazione delle due forme, oppure varianti meno comuni.

La percentuale di sopravvivenza a 5 anni è ormai attorno al 90%, con grandi passi avanti compiuti negli ultimi anni.

Il tumore del seno viene classificato sulla base di cinque stadi a gravità crescente:

  1. Stadio 0: è chiamato anche carcinoma in situ
  2. Stadio I: è un cancro in fase iniziale, con meno di 2 cm di diametro e senza coinvolgimento dei linfonodi.
  3. Stadio II: è un cancro in fase iniziale di meno di 2 cm di diametro che però ha già coinvolto i linfonodi sotto l’ascella, oppure ha dimensioni maggiori ma senza coinvolgimento dei linfonodi.
  4. Stadio III: è un tumore localmente avanzato, di dimensioni variabili, ma che ha coinvolto già anche i linfonodi sotto l’ascella, oppure che coinvolge i tessuti vicini al seno (per esempio la pelle).
  5. Stadio IV: è un cancro già metastatizzato che ha coinvolto altri organi al di fuori del seno.

Nei casi di diagnosi al primo stadio (stadio 0) la sopravvivenza da quel momento per i successivi 5 anni è di circa il 98%, con percentuali variabili di recidive a seconda del trattamento scelto; nel caso di coinvolgimento dei linfonodi la probabilità di sopravvivenza scende al 75% circa.

Nel cancro in cui siano presenti metastasi distanti, principalmente polmoni, fegato e ossa, la sopravvivenza media è stimata in circa due anni, ma questo dev’essere interpretato sulla base del fatto che alcune donne arrivano fino a 10 anni. (Fonte: AIRC)

Traduzione ed integrazioni (cancer.org e breastcancer.org) a cura di Francesca Giannino

Articoli correlati

Leggi gli altri articoli delle seguenti categorie:

oppure cerca altri argomenti attraverso l'indice

oppure fai una ricerca tra le centinaia di articoli pubblicati

Domande, suggerimenti e segnalazioni

    1. Salve,il mio nome e irene

      Da qualche settimana ho notato un nodulo di consistenza dura al seno sinistro,nn mi provoca dolore,ma fastidio nella indossare il reggiseno,nn gli nascondo la mia paura che mi frena a fare dei controlli e scoprire realmente di che cosa si tratta!! Dimenticavo di dirgli che ho ap compiuto50 grazie per a chi mi risponderà

    2. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Indispensabile verificare con l’aiuto del medico; non salti a conclusioni, ma lo segnali per approfondire.

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Serve una valutazione diretta, per cosa è stata operata? si dovrebbe far rivalutare comunque quanto prima.

  1. Fabiana

    Ho avuto una trombosi venosa all’ occhio destro.Dopo cure farmacologiche, terapie presso sensitivi,olio di cumino nero,olio d’oliva e limone,bicarbonato di sodio,adesso è tornato come prima.Nessuna conseguenza negativa dopo aver fatto angiografia e accurate visite oculistiche. Ho fatto altri accertamenti per individuarne la causa:ho anemia,colite e fibbromi all’utero.Cosa ha determinato la Trombosi?

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Le cause non possono essere sempre note, assume qualche terapia? Pillola anticoncezionale? Oppure potrebbe avere una predisposizione individuale, o anche essersi determinata in quel momento una situazione che ha favorito la trombosi stessa, ma è difficile dirlo l’importante è che faccio i controlli presso lo specialista

  2. Christi

    Salve dottore. 20 giorni fa feci una mammografia la dottoressa mi disse che avevo un infiammazione e che ho delle microcalcificazioni . Mi ha fatto fare una cura antinfiammatoria dicendomi di tornare dopo 20giorni per fare l agospirato e vedere di che entità sono le microcalcificazioni. Ieri sono andata mi ha rifatto la mammografia poi l ecografia mi ha detto che l infiammazione si è affievolita le microcalcificazioni ci sono ma non gli sembrava il caso di fare un agospirato di ritornare tra 6MESI io le ho chiesto perché lei mi harispossto che l esame poi potrebbe risultare dubbio e si dovrebbe poi operare Non le sembra strano?

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve. Probabilmente si è resa conto che la situazione infiammatoria in miglioramento non richiedeva un intervento invasivo così immediato e ha preferito rivalutare la situazione tra qualche mese ma onestamente valutare la gestione di un medico che ha avuto modo di visitare il paziente e di visionare le indagini fatte è complicato. saluti

    2. Anonimo

      Buonasera dottore mi chiamo Giusy mentre facevo la doccia mi sono accorta di avere una pallina al seno sinistro subito ho preso un appuntamento la si tocca tranquillamente e mi si e’ anche gonfiato il seno solo il sinistro..devo preoccuparmi..
      Ma adesso che ho il ciclo e’ sgonfiato…

    3. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Quanti anni ha? se ha notato cambiamenti col ciclo è probabilmente una lesione benigna, serve ovviamente un’ecografia oltre alla visita mirata.

  3. Anonimo

    Buongiorno dottore… ho 26 anni e ho un problema al seno.. da sabato scorso avverto delle piccole palline sul seno destro.. nella parte superiore del seno.. sento piccole palline.. premetto anche che sn al terzo giorno di ciclo xo e una settimana che le sento.. e sono un po’ preoccupata.. io la visita dalla ginecologa lo fatta a gennaio e mi aveva visitato anche il seno e mi aveva detto che c’è lo avevo fibromatoso… però ste palline le sento più del solito.. ho provato a fare auto palpazione da in piedi da sdraiata alzando le braccia ecc x vedere anche i capezZoli ecc.. nn noto nulla di che tranne che il capezzolo destro (il seno di cui le parlo) e piu piccolo e il capezzolo sembra essere un po piunin basso e che attorno al capezzolo di quel seno spesso noto delle palline tipo prustole dello stesso colore del capezzolo e quelle palline che le dicevo prima.. mi devo preoccupare?? Può essere sintomo di qualcosa di maligno?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Probabilmente è legato al seno fibromatoso e durante il ciclo può capitare di avvertirlo un po’ di più, ma ovviamente verifichi con un medico.

    2. Anonimo

      Sono andata dalla guardia medica e mi ha detro che li ha sentiti mi ha controllato il capezzolo ecc e nn ha trovato secrezioni ecc. E mi ha consigliato di fare un ecografia.. Ma è normale che sono ala fine del ciclo e sono ancora gonfie?

    3. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Sì è normale, concordo comunque col controllo ecografico.

    4. Anonimo

      Rieccomi qui ho prenotato l’ecografia c’è lo il 2 dicembre.. Ma la mia domanda è. . E normale xhe ho finito il ciclo già da quasi 3 giorni e le ghiandole sono sempre gonfie?

    5. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Potrebbe essere normale, ma ricordiamoci che stiamo lavorando per ipotesi.

  4. Francesca

    Gentile dottore nn ho capito se posso mangiare la soia e che alimenti mangiare per chi e stato operato al seno cancro chi dice no agli aranci e pomodori sono molto confusa

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Chi le ha parlato di dieta per il tumore al seno? l’oncologo?Personalmente non consigliamo nessuna dieta specifica in questi casi.

  5. Francesca

    No nessuna dieta mi ha dato l oncologo leggo tante cose come per chi e operata al seno nn può mangiare soia e derivanti arance e frutta esotica melanzane ecc nn so più che mangiare ho eliminato già il latte e gli zuccheri raffinati bhoo

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, non è necessario seguire nessuna dieta specifica. Deve solo fare i giusti controlli nel tempo. saluti

  6. alessia

    dott.ho 41 anni , non ho figli, ultimamente il ciclo che va e viene oni 15gg, e da una settimana circa (fuori ciclo) ho avuto dolori fortissimi al capezzolo destro, ho preso un antinfiammatorio x 3 gg, il dolore è quasi sparito, ma ora noto il capezzolo un pochino diverso rispetto all altro e una “pallina” sotto il capezzolo stesso!! lego di tutto su internet….ma altre possibilità che non si tratti di tumore esistono? Ho paura a fare la visita. Premetto di non averne mai fatte.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Premesso che è indispensabile procedere a una visita quanto prima, le confermo che è assolutamente possibile che NON si tratti di tumore; dobbiamo procedere rapidamente per scrupolo, ma fortunatamente spesso si tratta di falsi allarmi.

      Mi tenga al corrente.

  7. marina

    Sono una sig di 58 anni operata al seno nel 2014 con micro metastasi a un linfonodo 12mm stadio 2 secondo lei sono a forte rischio di recidive

  8. Nicla

    Buongiorno scrivo perché dà da due mesi ho dolori al seno sinistro al lato esterno ma da ieri tutto il seno se tocco mi fa male a volte si irradia sotto L ascella e dietro la spalla in corrispondenza ho fatto eco un mese fa e Nn risulta nulla ho fatto la visita cardiologica ma tutto ok solo un po di insufficienza mitralica mi fa tanto male il seno e a volte sento come delle fitte che partono dalla zona interna del seno vicino al centro petto il mio medico dice che sono dolori intercostali ma io Nn ci credo io ho paura secondo lei dottore cosa potrebbe essere! Questo dolore C e’ sempre sia quando ho il ciclo e quando finisce il ciclo

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Verificherei con una visita senologica, sembra un piccolo fastidio legato alle alterazioni del ciclo mestruale.

    2. Nicla

      Dottore il dolore continua anche senza ciclo dovrei andare nel pomeriggio dal medico al tel mi ha detto forse mastite e deve controllare ma io Nn allatto i miei bimbi sono grandi ormai

    3. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, le mastiti, seppur meno frequenti, possono venire anche in donne non in allattamento.Data la persistenza del disturbo necessita di fare una visita senologica. saluti

    4. Nicla

      Volevo aggiornarla dottore…andai dal mio medico curante che mi visitò attentamente il seno e pigiando nei punti dolorosi mi disse che Nn è’ mastite ma una nevralgia forte che devo curare inizialmente con tre punture di voltaren oggi sono alla terza ma Nn vedo moglioramenti ma una nevralgia al seno può farmi sentire dolore anche la parte interna del seno cioè’ dal lato del centro petto e dietro il dorso sempre a sinistra? Mi disse che la nevralgia è’ dolorosissima io ho paura dottore ma noduli Nn ci sono ho fatto eco un mese fa circa e al tatto il medico nn li ha sentiti

    5. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Sì la nevralgia è particolarmente dolorosa, e il dolore può riflettersi in diverse zone del torace; se l’ecografia era negativa e non ci sono formazioni sospette quindi non mi preoccuperei eccessivamente, segua la terapia impostata dal medico e si faccia rivalutare.

  9. Marina

    Sono stata operata al seno volevo un vostro parere che ne pensate del metodo di bella ci stavo proprio pensandoci nn so che fare

  10. Carla

    caro dottore sono spaventata perché improvvisamente mi accorgo di avereuna pallina sotto al seno sinistro dura enon si muove sembra una gliandola infiammata

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non si spaventi, nella maggior parte dei casi sono rilievi non pericolosi, ma certamente va segnalata al medico per essere approfondita.

Lascia una risposta

IMPORTANTE: In nessun caso la figura del farmacista può sostituire quella del medico, unico professionista con le competenze e la possibilità legale di formulare diagnosi e prescrivere farmaci. Le considerazioni espresse hanno quindi come unica finalità quella di agevolare in ogni modo il rapporto medico-paziente, mai ed in nessun caso devono prenderne il posto.

Gli interventi inviati potrebbero richiedere fino a 15 minuti per essere visibili sul sito.

La tua privacy mi sta molto a cuore, quindi ti consiglio di non usare nome e cognome reali, è sufficiente il nome, un soprannome, oppure un nome di fantasia; rimango a tua completa disposizione per rimuovere o modificare gli interventi inviati.

Anche se farò il possibile per rispondere ai tuoi dubbi, mi preme ricordarti che sono un farmacista, non un medico, quindi le mie parole NON devono sostituire od essere interpretate come diagnosi o consigli medici; devono invece essere intese come opinioni personali in attesa di parlare con il tuo medico.

Se pensi che abbia scritto qualcosa di sbagliato, nell'articolo o nei commenti, segnalamelo! Una discussione costruttiva è utile a tutti.

Per quanto possibile ti chiederei di rimanere in tema con la pagina, magari cercando quella più adatta al tuo dubbio; se hai difficoltà non preoccuparti e scrivimi ugualmente, al limite cancellerò il messaggio qualche giorno dopo averti risposto.

Sono vietati commenti a scopo pubblicitario.

Ho preso atto del Disclaimer e dell'Informativa fornita ai sensi dell'art. 13 del Codice privacy