Radioterapia oncologica: tutto quello che devi sapere

Ultimo Aggiornamento: 370 giorni

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Introduzione

La radioterapia usa radiazioni molto potenti per circoscrivere i tumori ed uccidere le cellule tumorali. Le radiazioni usate per la terapia contro il cancro sono i raggi X, i raggi gamma e quelle emesse da alcuni tipi di particelle radioattive.

Le radiazioni possono essere somministrate da una macchina che circonda il corpo del paziente (radioterapia esterna), oppure possono essere prodotte da una sostanza radioattiva che entra nell’organismo del paziente (radioterapia interna, anche detta brachiterapia).

La radioterapia sistemica usa sostanze radioattive come lo iodio radioattivo che si spostano nell’organismo del paziente e uccidono le cellule tumorali.

Circa la metà dei pazienti affetti da tumore deve sottoporsi a una qualsiasi forma di radioterapia nel corso della terapia antitumorale: per alcuni di loro la radioterapia è effettuata come trattamento curativo (si spera cioè che la terapia curi il tumore, o eliminandolo e/o prevenendone le recidive): in tal caso può essere usata da sola oppure in combinazione con l’intervento chirurgico e/o la chemioterapia.

La radioterapia può anche essere un trattamento palliativo, che non cura cioè il tumore ma si limita ad alleviare i sintomi e il dolore.

La radioterapia può essere effettuata a scopo palliativo ad esempio in questi casi:

  • Radiazione mirata al cervello per circoscrivere le metastasi (cellule tumorali che si sono diffuse nel cervello, provenendo da un’altra parte dell’organismo)
  • Radiazione mirata a circoscrivere un tumore che preme sulla colonna vertebrale o si è sviluppato all’interno di un osso
  • Radiazione mirata a circoscrivere un tumore vicino all’esofago, che può interferire con la normale nutrizione del paziente.

Come agisce la radioterapia?

La radioterapia è in grado di uccidere le cellule tumorali perché danneggia il loro DNA (le molecole all’interno delle cellule che contengono le informazioni genetiche e le trasmettono da una generazione alla successiva). La radioterapia può danneggiare direttamente il DNA, oppure creare particelle radioattive (radicali liberi) all’interno delle cellule, che a loro volta danneggiano il DNA.

Le cellule tumorali che subiscono danni irreversibili al DNA smettono di dividersi oppure muoiono. Se muoiono vengono decomposte ed eliminate dai normali processi chimici dell’organismo.

La radioterapia può purtroppo anche danneggiare le cellule sane e provocare così degli effetti collaterali: i medici tengono in considerazione gli effetti collaterali sulle cellule sane quando propongono al paziente un ciclo di radioterapia. La dose di radiazioni massima, al di sopra della quale si possono avere effetti collaterali, è nota per tutti i tessuti dell’organismo. I medici usano quest’informazione per decidere la zona del corpo da trattare.

Come viene somministrata

Le radiazioni vengono diffuse da un’apparecchiatura esterna all’organismo del paziente (radioterapia esterna), oppure da una sostanza radioattiva che arriva nell’organismo vicino alle cellule tumorali (radioterapia interna, chiamata di solito brachiterapia). La radioterapia sistemica usa una sostanza radioattiva, somministrata per via orale o tramite flebo, che entra in circolo e può raggiungere i tessuti di tutto l’organismo.

Il tipo di radioterapia prescritto dal radioterapista dipende da diversi fattori, tra cui ricordiamo:

  • Tipo di tumore,
  • Dimensioni del tumore,
  • Posizione del tumore,
  • Vicinanza del tumore ai tessuti sani sensibili alle radiazioni,
  • Percorso che le radiazioni devono compiere nell’organismo,
  • Stato di salute generale e storia medica del paziente,
  • Necessità di sottoporsi anche ad altre terapie antitumorali,
  • Altri fattori, ad esempio l’età del paziente e altre patologie.

Radioterapia esterna

La radioterapia esterna viene somministrata nella maggior parte dei casi sottoforma di fasci di fotoni (raggi X oppure raggi gamma). Il fotone è la particella elementare che costituisce la luce e le altre forme di radiazione elettromagnetica e lo si può immaginare come un “pacchetto” di energia. La quantità di energia di un fotone può variare, ad esempio i fotoni dei raggi gamma trasportano più energia, mentre quelli dei raggi X trasportano una quantità di energia leggermente inferiore.

Accelleratore lineare per radioterapia esterna

Acceleratore lineare usato per la radioterapia esterna I diversi tipi di radioterapia esterna vengono effettuati usando un’apparecchiatura detta acceleratore lineare (o LINAC). L’acceleratore lineare usa l’elettricità per formare un fascio di particelle subatomiche accelerate. In questo modo si origina una radiazione molto potente che può essere usata per curare il tumore.

I pazienti di solito ricevono la radioterapia esterna in diverse sessioni giornaliere per un periodo di diverse settimane. Il numero di sedute dipende da numerosi fattori, tra cui la dose totale di radiazioni da somministrare.

Uno dei tipi di radioterapia più usati è la radioterapia conformazionale (3D-CRT) che usa software sofisticati e apparecchiature all’avanguardia per somministrare le radiazioni in zone delimitate con la massima precisione.

Molte altre forme di radioterapia esterna sono attualmente in fase di test oppure sono già usate per la terapia antitumorale. Tra di esse ricordiamo:

  • La radioterapia a intensità modulata (IMRT) che usa migliaia di minuscoli dispositivi, detti collimatori, per dare forma al singolo fascio di radiazione. I collimatori possono rimanere fermi oppure muoversi durante la seduta, modificando in tal modo l’intensità del fascio di radiazione. La modulazione della radiazione permette di diversificare la dose di radiazione diretta verso il tumore e quella diretta verso i tessuti circostanti. La radioterapia a intensità modulata viene pianificata diversamente dagli altri tipi di radioterapia (pianificazione inversa). Nella pianificazione inversa lo specialista sceglie le dosi di radiazioni da somministrare nelle diverse zone del tumore e dei tessuti circostanti, poi un software specializzato calcola il numero di fasci e gli angoli più corretti per la terapia. Viceversa, durante la pianificazione normale, il medico sceglie in primo luogo il numero di fasci e gli angoli di incidenza e poi il computer calcola la dose di radiazioni da somministrare con ciascun fascio. Lo scopo dell’IMRT è quello di aumentare la dose di radiazioni nelle zone da trattare e di ridurre l’esposizione nelle zone sensibili dei tessuti circostanti. Rispetto alla radioterapia conformazionale, l’IMRT può far diminuire il rischio di effetti collaterali, ad esempio i danni alle ghiandole salivari (che causano bocca secca o xerostomia) nel caso della radioterapia alla testa o al collo. Tuttavia con l’IMRT, è necessario trattare un grande volume di tessuto sano, inoltre non si sa con certezza se l’IMRT sia in grado di tenere meglio sotto controllo la crescita del tumore né se dia migliori possibilità di guarigione.
  • Radioterapia guidata da immagini (IGRT). In questo tipo di radioterapia vengono riprese diverse immagini (TAC, risonanza magnetica o PET) durante la seduta. Le immagini sono trattate dal computer per poter identificare i cambiamenti nella posizione e nelle dimensioni del tumore in seguito alla terapia e quindi per poter modificare la posizione del paziente e la dose di radiazioni. Il fatto di riprendere immagini a intervalli regolari può migliorare l’accuratezza della terapia e può consentire di trattare meno tessuto rispetto a quanto pianificato all’inizio, minimizzando così l’esposizione dei tessuti sani.
  • La tomoterapia è una forma di IMRT guidata da immagini. L’apparecchiatura usata è un ibrido tra un dispositivo per la TAC e uno per la radioterapia esterna. La parte dell’apparecchiatura per la tomoterapia che emette le radiazioni utili per riprendere le immagini e per la curare il tumore può ruotare completamente intorno al paziente, esattamente come uno scanner per la TAC. L’apparecchiatura per la tomoterapia può scattare immagini del tumore immediatamente prima della seduta, permettendo così di indirizzare le radiazioni con estrema precisione e di risparmiare i tessuti sani. Esattamente come l’IMRT classica, la tomoterapia può essere migliore della radioterapia conformazionale perché evita la sovraesposizione dei tessuti sani; non sono tuttavia ancora stati realizzati esperimenti che mettano a confronto la radioterapia conformazionale e la tomoterapia.
  • La radiochirurgia stereotassica (gamma knife) può somministrare una o più dosi elevate di radiazioni a un tumore molto piccolo. Questo tipo di terapia usa procedure molto accurate per identificare la posizione del tumore mediante immagini e posizionare il paziente, quindi permette di somministrare una dose elevata di radiazioni senza danneggiare eccessivamente i tessuti sani. La radiochirurgia stereotassica può essere usata solo per curare i tumori piccoli con contorni ben definiti; è usata soprattutto per la terapia dei tumori cerebrali o spinali e delle metastasi al cervello. Per la terapia di alcuni tipi di metastasi al cervello può essere necessario sottoporsi anche alla radioterapia in tutto il cervello (radioterapia cerebrale totale). Per la radiochirurgia stereotassica può essere utile usare una maschera o un altro dispositivo che immobilizzi il paziente durante la seduta e assicuri che la dose di radiazioni sia somministrata con la massima accuratezza.
  • La radiochirurgia stereotassica frazionata comprende un minor numero di sedute, usa radiazioni di intensità minore che però nella maggior parte dei casi vengono somministrate in dosi più elevate rispetto alla terapia conformazionale. Per definizione la radiochirurgia stereotassica frazionata cura i tumori fuori dal cervello e dal midollo spinale. Poiché questi tumori si possono spostare con maggior facilità seguendo i movimenti del corpo e quindi non possono essere individuati con accuratezza come quelli del cervello o del midollo spinale, questa terapia di solito viene somministrata in diverse sedute. Può essere usata soltanto per curare i tumori piccoli e isolati, come quelli dei polmoni e del fegato.
  • Molti medici indicano la radiochirurgia stereotassica con nomi diversi, ad esempio gamma knife o CyberKnife®.
  • Terapia protonica. La radioterapia esterna può essere somministrata mediante fasci di protoni, ovvero di particelle cariche. I protoni differiscono dai fotoni principalmente per il modo in cui depositano l’energia nei tessuti. I fotoni, infatti, depositano l’energia in piccoli “pacchetti” per tutto il loro percorso all’interno del tessuto, mentre i protoni depositano la maggior parte dell’energia alla fine del percorso (picco di Bragg) e meno energia lungo il loro cammino. In teoria l’uso dei protoni dovrebbe far diminuire l’esposizione dei tessuti sani alle radiazioni e permettere la somministrazione di dosi più elevate di radiazioni, tuttavia non sono ancora stati effettuati esperimenti clinici per mettere a confronto la terapia protonica e la radioterapia esterna classica.
  • Altre particelle cariche. Per irradiare i tumori superficiali, come quelli della pelle o quelli poco profondi, è possibile usare i fasci di elettroni, che non sono in grado di penetrare in profondità nei tessuti.

I pazienti possono informarsi sulle diverse forme di radioterapia con i loro medici per decidere se ce n’è una adatta per il loro tumore e se è possibile riceverla, magari partecipando a un esperimento clinico.

Radioterapia interna

Nella radioterapia interna (brachiterapia) le radiazioni vengono emesse da una sorgente radioattiva (sostanza radioattiva) che si trova all’interno dell’organismo del paziente. Per curare il tumore sono usate diverse tecniche di brachiterapia:

  • la brachiterapia interstiziale usa una sorgente radioattiva all’interno del tessuto tumorale, ad esempio di un tumore alla prostata.
  • La brachiterapia endocavitaria usa una sorgente radioattiva collocata in una cavità naturale o artificiale dell’organismo vicina al tumore, ad esempio la cavità toracica.
  • La brachiterapia episclerale, invece, è usata per curare il melanoma oculare e usa una sorgente attaccata all’occhio.

Nella brachiterapia, gli isotopi radioattivi sono sigillati in minuscole sferette o “semi”. I semi sono impiantati nel paziente, usando dispositivi come le siringhe o i cateteri. Gli isotopi, durante il loro decadimento naturale, rilasciano le radiazioni che danneggiano le cellule tumorali limitrofe.

Se lasciati sul posto, gli isotopi decadono completamente nel giro di alcune settimane o pochi mesi e cessano di emettere radiazioni. I semi lasciati nell’organismo non sono dannosi (come nel caso della brachiterapia permanente, che descriveremo nel seguito).

Con la brachiterapia è possibile somministrare ad alcuni tipi di tumore dosi maggiori di radiazioni rispetto alla radioterapia esterna, causando meno danni ai tessuti sani.

La brachiterapia può essere somministrata in dose minima o in dose elevata:

  • Nella terapia con dose minima, le cellule tumorali ricevono una dose bassa di radiazioni, senza soluzione di continuità per diversi giorni.
  • Nella terapia con dose elevate un’apparecchiatura robotica attaccata agli appositi tubicini di somministrazione inseriti nelle guide colloca uno o più semi nei pressi del tumore o al suo interno e poi li rimuove alla fine della seduta. La terapia con dose elevata può comprendere una o più sedute.

Un esempio di terapia a dose elevata è il sistema MammoSite® messo a punto per curare le pazienti affette da tumore al seno che si sono sottoposte ad interventi chirurgici conservativi.

I semi per la brachiterapia possono essere impiantati in via temporanea oppure definitiva:

  • Durante la brachiterapia permanente i semi vengono impiantati chirurgicamente nell’organismo e lasciati lì anche dopo che l’emissione di radiazioni è terminata. Il materiale rimanente (in cui sono stati sigillati gli isotopi radioattivi) non causa alcun disagio né dolore al paziente. La brachiterapia permanente è una forma di brachiterapia a dose minima.
  • Nella brachiterapia temporanea sono usati dei cateteri o degli altri dispositivi per somministrare i semi radioattivi: sia i dispositivi sia i semi vengono rimossi alla fine della brachiterapia. La brachiterapia temporanea può essere a dose minima oppure a dose elevata.

I medici possono ricorrere alla brachiterapia come terapia singola oppure in combinazione con una forma di radioterapia esterna, in grado di fornire una dose elevata di radiazioni al tumore risparmiando il tessuto sano limitrofo.

Radioterapia sistemica

Nella radioterapia sistemica, la sostanza radioattiva (iodio radioattivo o sostanza radioattiva collegata a un anticorpo monoclonale) viene somministrata al paziente per via orale o tramite flebo.

Lo iodio radioattivo (131I) è un una sostanza usata di solito per la radioterapia sistemica di alcune forme di tumore alla tiroide. Le cellule della tiroide, infatti, sono in grado di assorbire questa sostanza.

Nel caso della radioterapia sistemica per altre forme di tumore, l’anticorpo monoclonale è in grado di dirigere la sostanza radioattiva verso il bersaglio. L’anticorpo, unito alla sostanza radioattiva, entra in circolo individuando e uccidendo le cellule tumorali. Ad esempio:

  • Il principio attivo ibritumomab tiuxetano (Zevalin®) è stato approvato dalla Food and Drug Administration per la terapia di alcuni tipi di linfoma non Hodgkin a cellule B. L’anticorpo presente nel farmaco riconosce una proteina che si trova sulla superficie dei linfociti B e si lega ad essa.
  • Il principio attivo combinato tositumomab (Bexxar®) è stato approvato per la terapia di alcune forme di linfoma non Hodgkin. In questo programma terapeutico, gli anticorpi non radioattivi del tositumomab vengono somministrati al paziente, seguiti dagli anticorpi del tositumomab legati a un isotopo radioattivo dello iodio (131I). il tositumomab riconosce la stessa proteina sulla superficie dei linfociti B riconosciuta dall’ibritumomab, e ci si lega. La forma non radioattiva dell’anticorpo contribuisce a impedire che i linfociti B normali siano danneggiati dalle radiazioni dell’isotopo radioattivo.

Sono in corso esperimenti clinici relativi a diversi metodi di radioterapia sistemica per diverse forme di tumore.

Alcuni farmaci per la radioterapia sistemica alleviano il dolore provocato dalle metastasi ossee e possono essere usati come radioterapia palliativa. Il farmaco radioattivo samario-153-lexidronam pentasodico (Quadramet®) e il cloruro di stronzio (Metastron®) sono esempi di sostanze radiofarmacologiche usate per la terapia palliativa delle metastasi ossee.

Perché alcuni tipi di terapia vengono somministrati a piccole dosi ripetute?

I pazienti che si sottopongono a radioterapia esterna di solito devono andare in ospedale o in clinica cinque giorni a settimana per diverse settimane. Ogni giorno viene somministrata una dose (una frazione) della dose totale prevista di radiazioni. Solo in alcuni casi vengono somministrate due dosi al giorno.

La maggior parte dei tipi di radioterapia esterna viene somministrata in monodose giornaliera per questi motivi:

  1. Per minimizzare i danni ai tessuti sani
  2. Per aumentare la probabilità che le cellule tumorali siano esposte alle radiazioni nel momento del ciclo cellulare in cui c’è maggior probabilità di danni al DNA.

Negli ultimi decenni, i medici hanno sperimentato altri tipi di frazionamento, tra cui:

  • Frazionamento accelerato: la terapia è somministrata in dosi giornaliere o settimanali più elevate per diminuire il numero di settimane di terapia.
  • Iperfrazionamento: piccole dosi di radiazioni somministrate diverse volte al giorno.
  • Ipofrazionamento: dosi elevate di radiazioni somministrate una volta al giorno o con frequenza minore per diminuire il numero di sedute.

I ricercatori auspicano che le diverse forme di frazionamento della terapia siano o più efficaci del frazionamento classico oppure ugualmente efficaci ma più convenienti.

Adeguare le dosi al singolo paziente

Il radioterapista mette a punto il piano terapeutico del paziente mediante la pianificazione terapeutica, che ha inizio con una simulazione.

Durante la simulazione vengono riprese immagini dettagliate dell’organismo del paziente, per individuare dove si trova il tumore e dove invece ci sono tessuti sani. Le immagini vengono riprese di solito mediante la TAC (tomografia computerizzata), oppure anche con una risonanza magnetica (MRI), una PET (tomografia a emissione di positroni) od un’ecografia.

Scanner per radioterapia

Scanner per la TAC La TAC è usata spesso nella fase di pianificazione della radioterapia. Durante la TAC, il computer, collegato a un’apparecchiatura radiografica, elabora immagini dell’interno del’organismo

Durante la simulazione e le sessioni di radioterapia è fondamentale che il paziente stia sempre nella stessa posizione rispetto all’apparecchiatura che emette le radiazioni o elabora le immagini. È possibile costruire su misura delle impronte, delle maschere o altri dispositivi che aiutino il paziente a rimanere fermo. Per posizionare il paziente con la massima precisione i medici usano dei segni rimovibili sulla cute o delle specie di tatuaggi.

Maschera per la radioterapia

Maschera per la radioterapia. I pazienti che si sottopongono alla radioterapia alla testa possono aver bisogno di una maschera. La maschera aiuta a tenere la testa ferma e assicura che il paziente non cambi posizione tra una sessione e la successiva.

Dopo la simulazione lo specialista decide qual è la zona esatta da trattare, la dose totale di radiazioni che colpiranno il tumore, la dose massima consentita per i tessuti sani intorno al tumore e gli angoli di incidenza (i percorsi) più sicuri per la somministrazione delle radiazioni.

L’équipe che coadiuva il radioterapista (che comprende il tecnico di radiologia medica ed il fisico sanitario) usa computer sofisticati per mettere a punto i dettagli del piano terapeutico. Dopo l’approvazione del piano si autorizza l’inizio della terapia. Nel primo giorno di terapia, e di solito per almeno una settimana, vengono effettuati diversi controlli per accertarsi che la terapia sia somministrata esattamente come previsto.

La dose di radiazioni per la terapia antitumorale è misurata in gray (Gy) : 1 gray equivale alla quantità di radiazione assorbita da 1 kg di tessuto umano. Per eliminare i diversi tipi di cellule tumorali sono necessarie dosi diverse di radiazioni.

Le radiazioni sono in grado di danneggiare alcuni tessuti con particolare facilità: ad esempio gli organi riproduttivi (testicoli e ovaie) sono più sensibili alle radiazioni rispetto alle ossa. Il radioterapista comunque terrà conto di questo dato al momento di pianificare la terapia.

Se una certa zona dell’organismo è già stata sottoposta alla radioterapia, il paziente probabilmente non potrà sottoporsi una seconda volta alla radioterapia nella stessa zona; l’eventuale controindicazione dipende comunque dalla dose di radiazioni somministrata nel primo ciclo. Se una zona dell’organismo ha già ricevuto la dose massima consentita di radiazioni, è possibile curare un’altra zona a patto che sia sufficientemente distante.

L’area da trattare di solito comprende tutto il tumore e una piccola quantità di tessuto sano limitrofo. Occorre trattare il tessuto sano per due motivi:

  • I movimenti del paziente, dovuti alla respirazione e al movimento degli organi interni, possono cambiare la posizione del tumore tra una seduta di radioterapia e la successiva.
  • Occorre diminuire il rischio di recidiva dovuto alle cellule tumorali che potrebbero essersi diffuse nei tessuti che circondano il tumore (diffusione microscopica).

Quando deve essere eseguita

Il paziente può ricevere la radioterapia prima, durante o dopo l’intervento chirurgico. Alcuni pazienti dovranno sottoporsi solo alla radioterapia, senza intervento chirurgico né altre terapie. Altri, invece, dovranno sottoporsi contemporaneamente alla radioterapia e alla chemioterapia. Il momento d’inizio della radioterapia dipende dal tipo di tumore da curare e dallo scopo della terapia (cura o terapia palliativa).

La radioterapia effettuata prima dell’intervento chirurgico è detta radioterapia preoperatoria o neoadiuvante: il trattamento neoadiuvante può servire per diminuire le dimensioni di un tumore prima dell’intervento e quindi il rischio di recidive.

La radioterapia somministrata durante l’intervento è detta radioterapia intraoperatoria (IORT). La IORT può essere esterna (con fotoni o elettroni) oppure interna. Quando le radiazioni sono somministrate durante l’intervento, i tessuti sani circostanti possono essere schermati, evitando così l’esposizione alle radiazioni. La IORT è usata in alcuni casi quando i tessuti normali sono troppo vicini al tumore e quindi è sconsigliabile ricorrere alla radioterapia esterna.

La radioterapia effettuata dopo l’intervento chirurgico è detta radioterapia postoperatoria o adiuvante.

La radioterapia somministrata dopo alcuni interventi complicati (soprattutto nella zona addominale o pelvica) potrebbe provocare troppi effetti collaterali, quindi si ritiene più sicuro effettuarla prima dell’intervento.

La combinazione di chemioterapia e radioterapia somministrate in contemporanea può essere chiamata radiochemioterapia. Per alcuni tipi di tumore, è in grado di uccidere un maggior numero di cellule tumorali (aumentando l’efficacia della cura), ma può anche causare più effetti collaterali.

Dopo la terapia antitumorale, i pazienti devono sottoporsi a controlli oncologici regolari per controllare il proprio stato di salute ed escludere eventuali recidive del tumore.

Il paziente diventa radioattivo?

La radioterapia esterna non fa diventare radioattivi.

Nel corso della brachiterapia breve, quando il materiale radioattivo è all’interno dell’organismo, si è radioattivi, e si smette di esserlo quando il “seme” viene rimosso. I pazienti che si sottopongono a brachiterapia temporanea, devono stare in una stanza speciale, schermata per impedire la fuoriuscita delle radiazioni.

Durante la brachiterapia permanente, il seme rimarrà radioattivo per diversi giorni, settimane o mesi dopo l’impianto. Per tutto il periodo il paziente sarà radioattivo, tuttavia la dose di radiazione che raggiunge la cute di solito è molto bassa; nondimeno la radiazione può essere individuata dagli strumenti e il contatto tra le madri e i figli piccoli può essere limitato.

Alcuni tipi di radioterapia sistemica possono rendere leggermente radioattivi i fluidi prodotti dal paziente (saliva, urina, sudore, feci): si tratta comunque di un effetto collaterale temporaneo ma i pazienti devono limitare il contatto con altre persone, soprattutto con i bambini e le gestanti, per tutto il periodo di radioattività.

Per capire se è opportuno prendere precauzioni, i famigliari e tutti coloro che entrano in contatto col paziente dovrebbero rivolgersi al personale medico. Con il passare del tempo (di solito entro alcuni giorni o alcune settimane) le sostanze radioattive rimaste nell’organismo decadranno e gli strumenti non registreranno più radioattività nel corpo del paziente.

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Ada

    Dopo una flebo radioattiva il paziente può avere febbre? Se si, a che cosa è dovuta?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non mi occupo direttamente di questo campo, quindi provo ad andare ad intuito; la febbre è un meccanismo di difesa dell’organismo, che decide di aumentare la temperatura corporea per combattere eventuali infezioni e per segnalare alla “mente” che c’è qualcosa che non va (in termini di stanchezza, affaticamento, …).
      A seguito di radioterapia oltre alle cellule tumorali vengono colpite anche tutte le altre cellule del corpo, che viene quindi fortemente debilitato e sottoposto a stress; la risposta è soggettiva, ma la febbre a mio avviso non stupisce.
      In ogni caso, se persistesse o fosse molto elevata, contatti il medico per verificare che non ci siano invece infezioni in atto.

  2. Federica

    Buongiorno, l’articolo è molto interessante, il punto a me “caro” è l’ultima parte relativa a se si puó star vicino a un paziente sottoposto a radioterapia. Nel mio caso non sarei direttamente vicina al pazienza ma a una persona che passa un ora al giorno con il paziente. Io sono gravida di 7 mesi di 2 gemelli.
    Grazie
    Saluti

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      A mio avviso non ci sono problemi a prescindere dal tipo di radioterapia effettuata, che invece fa una grande differenza per chi gli sta accanto un’ora al giorno, ma suggerirei di sentire anche il parere del ginecologo o dell’oncologo.

    2. Anonimo

      Se la radioterapia è a fasci esterni (e non brachiterapia), il paziente non è radioattivo, pertanto al termine della seduta quotidiana non ci sono prescrizioni particolari e può avere contatti con chiunque

  3. Roberta

    Buongiorno,
    Le scrivo per chiederLe alcune informazioni circa la brachiterapia.
    A mia madre è stato diagnosticato un melanoma iuxtapapillare collocato sul nervo ottico e le è stata consigliata la brachiterapia con placca RU106 da collocare nell’occhio per 3 giorni.
    In questo caso, quale saranno le precauzioni che dovrà prendere successivamente? sarà radioattiva per molto tempo?
    Inoltre, tra la tecnica della brachiterapia (usata in Italia) e quella a raggio protonico (usata a Losanna) vi sono delle differenze sostanziali che ci possono fare decidere se scegliere una metodologia piuttosto che un’altra?

    La ringrazio molto per la Sua cortese attenzione.
    Saluti
    Roberta

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma purtroppo non occupandomi di questo campo non sento di avere le competenze per risponderle.

    2. Anonimo

      NON CI SONO PROBLEMI IL RUTENIO è UN BETA EMITTENTE, CIO VUOL DIRE CHE I RAGGI NON RIESCONO A FUORIUSCIRE DALL’OCCHIO DEL PAZIENTE CHE HA INSERITA LA PLACCA

  4. vincenzo

    Mio padre deve eseguire il gamma knife e’ radioattivo avendo mia cognata in gravidanza e bambini piccoli?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non mi risultano problemi, ma ne chieda conferma anche all’oncologo.

  5. lara

    Salve, vorrei sapere se una persona che accompagna a fare la radio terapia in una clinica specializzata è sottoposta a rischio. Lo fa tutti i giorni. Grazie.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Per il 99% delle terapie non c’è nessun rischio.

  6. monica

    carcinoma mesofaringeo inoperabile e trattato solo con radioterapia ha probabilita di guarigione ?

  7. mamma2012

    buongiorno dottore,
    ieri mi sono recata in ospedale per far visita ad una parente che, a mia insaputa, era da poco tornata in stanza dopo aver eseguito una PET. sono stata seduta vicino a lei durante tutta l’ora di visita, poi sono tornata a casa dalla mia bimba di otto mesi, inoltre c’è la possibilità che io sia incinta.. corriamo qualche rischio?
    grazie mille in anticipo per una sua gentile risposta

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Che io sappia non c’è alcun problema, in ogni caso senta anche il parere del ginecologo.

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      Per la bimba ne sono pressochè certo, perchè non è stata in alcun modo sottoposta a radiazioni (ed anche nel suo caso ritengo che siano del tutto trascurabili, ma per questo senta il ginecologo).

  8. giovanna

    Buongiorno sono una paziente sottoposta a tac spirale ed in una parte o fase contrasto addome+pelvi c’e’ scritto DLP 832 mGy*cm . vorrei sapere se questa dose di radiazioni e’ alta o no . e vorrei sapere cosa mi puo’ succedere in seguito alle radiazioni assorbite. se vuole come altri parametri c’e’ scritto 600 immagini 2mm/1mm rot. 0,5 pich factos 5,5 couch spead 11.00, ci sono veramente tanti parametri ma non so cosa significano. alla fine volevo sapere questi valori sono alti e’ di quanto, posso provocare qualche danno?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma purtroppo non occupandomi di questo campo non sono in grado di risponderle.

    2. Anonimo

      Il DLP è un parametro ottenuto moltiplicando la lunghezza della scansione per il CTDI, il quale rappresenta la dose di radiazioni di una singola slice per un determinato protocollo operativo, e viene misurato con appositi fantocci durante i controlli di qualità delle apparecchiature TC.
      Il radiologo ha sicuramente valutato il rischio/beneficio prima di sottoporla all’esame (non si irradiano i pazienti senza che l’esame sia giustificato), ritenendo che da questo si potesse trarre un beneficio diagnostico. Non si preoccupi.

  9. orazio - faretra

    sono stato sottoposto a Brachiterapia al pavimento orale sinistro – tutto bene – rimangono danneggiate le ghiandole salivari, chied se ci sono prodotto spray per una salivùa artificiale durante il giorno. grazie.

  10. c.

    Il medico che si occupa di radioterapia non è l’oncologo ma il radioterapista!!! e le figure professionali che lo affiancano nel percorso del paziente in radioterapia sono il tecnico di radiologia medica (non l’infermiere!!!!!) e il fisico sanitario

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Tutto corretto, la ringrazio di cuore; se vedesse altri errori od anche solo imprecisioni rimango a disposizione.

  11. Renata

    La terapia protonica può sostiruire l’asportazione di un meningioma? In Italia c’è un centro che effettua questa terapia e a chi posso rivolgermi? Grazie

  12. husky80

    Salve, le scrivo in merito ad una persona sottoposta a radioterapia metabolica per la cura di un tumore alla tiroide; in particolare la sua abitazione è adiacente alla mia con muro divisorio in comune. Questo paziente inoltre ha trascorso i primi due giorni in ospedale specializzato ed ora praticamente è casa. Devo prendere particolari precauzioni al riguardo? Grazie in anticipo per l’eventuale risposta

  13. .p.

    Gentile dottore mi saprebbe dire se con un braccio ingessato si può essere sottoposti a radioterapia ? Grazie

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Se pensi che abbia scritto qualcosa di sbagliato, nell'articolo o nei commenti, segnalamelo! Una discussione costruttiva è utile a tutti.

Per quanto possibile ti chiederei di rimanere in tema con la pagina, magari cercando quella più adatta al tuo dubbio; se hai difficoltà non preoccuparti e scrivimi ugualmente, al limite cancellerò il messaggio qualche giorno dopo averti risposto.

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