Linfoma di Hodgkin: sintomi, diagnosi, terapia, sopravvivenza

Ultimo Aggiornamento: 1425 giorni

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Introduzione

Il linfoma di Hodgkin è un tumore che si sviluppa nelle cellule del sistema immunitario, il sistema del nostro organismo che combatte le infezioni ed altri disturbi.

Il sistema linfatico fa parte del sistema immunitario e comprende:

  • Vasi linfatici. Il sistema linfatico è costituito da una rete di vasi linfatici, che si diramano e raggiungono tutti i tessuti dell’organismo.
  • Linfa. Nei vasi linfatici circola un liquido trasparente detto linfa, che contiene globuli bianchi, per lo più linfociti B e T.
  • Linfonodi. I vasi linfatici sono connessi a piccoli centri di tessuto, detti linfonodi. I linfonodi sono raggruppati nel collo, sotto le ascelle, nel torace, nell’addome e nella zona inguinale e, al loro interno, conservano i globuli bianchi. Servono per intrappolare ed eliminare i batteri o altre sostanze pericolose che eventualmente possono essere presenti nella linfa.
  • Altri organi. Tra gli altri organi che fanno parte del sistema linfatico ricordiamo: le tonsille, il timo e la milza. Il tessuto linfatico si trova anche in altre parti del corpo, tra cui lo stomaco, la pelle e l’intestino tenue.

Il tessuto linfatico si trova in diverse parti dell’organismo, quindi il linfoma di Hodgkin si può sviluppare praticamente dappertutto. Di solito ha origine in un linfonodo sopra il diaframma, il muscolo sottile che divide il torace e l’addome; si può sviluppare in un gruppo di linfonodi o, in alcuni casi, anche in altre parti del sistema linfatico.

Per stimare correttamente le probabilità di sopravvivenza è necessario valutare alcuni aspetti come i sintomi manifestati e l’eventuale presenza contemporanea di altre malattie; anche l’età può essere determinante nell’efficacia delle cure, quando eccessivamente avanzata le probabilità di sopravvivenza diminuiscono. In generale comunque il linfoma di Hodgkin è considerato come una malattia con ottime probabilità di sopravvivenza (85% dei casi circa).

Cause

Il linfoma di Hodgkin si sviluppa quando si manifesta un’anomalia in un linfocita (di solito un linfocita T). La cellula anomala è detta cellula di Reed-Sternberg.

La cellula di Reed-Sternberg si divide e si replica, le nuove cellule, a loro volta, si duplicano, producendo sempre più cellule anomale che non muoiono come invece succede periodicamente a quelle sane. Le cellule anomale non sono in grado di proteggere l’organismo dalle infezioni o dagli altri disturbi, al contrario si accumulano formando una massa di tessuto malato detta tumore.

Fattori di rischio

I medici riescono raramente a capire il motivo per cui il linfoma di Hodgkin colpisce certi pazienti e non altri; la ricerca, però, dimostra che determinati fattori di rischio fanno aumentare il rischio di ammalarsi di questo tumore.

Tra i fattori di rischio per il linfoma di Hodgkin ricordiamo:

  • Virus. Se si è contratto il virus di Epstein-Barr (EBV) o il virus dell’immunodeficienza umana (HIV), il rischio di ammalarsi di linfoma di Hodgkin può aumentare. Il linfoma, tuttavia, non è contagioso, cioè non viene trasmesso da paziente a paziente.
  • Indebolimento del sistema immunitario. Il rischio di soffrire di linfoma di Hodgkin può aumentare se il sistema immunitario è debole (ad esempio a causa di un disturbo ereditario o di determinati farmaci usati dopo un trapianto).
  • Età. Il linfoma di Hodgkin si presenta con maggior frequenza tra gli adolescenti e gli adulti di età compresa tra i 15 e i 35 anni, e tra gli adulti di età superiore ai 55 anni.
  • Precedenti famigliari. I famigliari di un paziente con linfoma di Hodgkin, soprattutto i fratelli e le sorelle, possono correre un rischio maggiore di ammalarsi.

Avere uno o più fattori di rischio non significa ammalarsi necessariamente. La maggior parte dei pazienti che presentano fattori di rischio non sarà mai colpita da alcun tumore.

Sintomi

Il linfoma di Hodgkin può causare diversi sintomi:

  • Gonfiore (non doloroso) ai linfonodi del collo, delle ascelle o dell’inguine,
  • Aumento della sensibilità all’alcol oppure dolore ai linfonodi dopo aver bevuto,
  • Dimagrimento apparentemente inspiegabile,
  • Febbre che non diminuisce,
  • Intensa sudorazione notturna,
  • Prurito alla pelle,
  • Tosse, problemi respiratori o dolore al torace,
  • Debolezza e stanchezza che non scompaiono.

Nella maggior parte dei casi questi sintomi non sono dovuti a un tumore, ma possono essere causati da infezioni o da altri disturbi. Se i sintomi durano per più di due settimane, è consigliabile rivolgersi al proprio medico per ottenere una diagnosi e una terapia.

Diagnosi

Se soffrite di gonfiore ai linfonodi o di altri sintomi che potrebbero indicare un linfoma di Hodgkin, il medico cercherà di diagnosticare la causa del problema, probabilmente informandosi sui problemi di salute vostri e dei vostri famigliari.

Presumibilmente dovrete sottoporvi agli esami seguenti:

  • Visita. Il medico controllerà se ci sono linfonodi gonfi nel collo, sotto le ascelle e nella zona inguinale e se la milza o il fegato sono gonfi.
  • Esami del sangue. Le analisi complete controllano il numero dei globuli bianchi, delle altre cellule ematiche e delle altre sostanze presenti nel sangue.
  • Radiografia toracica. Le radiografie possono evidenziare il gonfiore dei linfonodi o altri segni di problemi a livello toracico.
  • Biopsia. La biopsia è l’unico metodo sicuro per diagnosticare il linfoma di Hodgkin. Il medico può asportare un linfonodo interamente (biopsia escissionale) oppure solo in parte (biopsia incisionale). Un ago molto sottile (tecnica detta dell’ago aspirato) di solito non è in grado di aspirare un campione sufficiente per elaborare la diagnosi patologica di linfoma di Hodgkin, quindi è necessario rimuovere l’intero linfonodo. Il patologo userà poi il microscopio per controllare se nel tessuto sono presenti cellule tumorali. Nel campione dei pazienti malati di solito sono presenti cellule anomale, di dimensioni maggiori del normale, dette cellule di Reed-Sternberg, che non si trovano nei tessuti delle persone sane.

Cura e terapia

Il medico descriverà le opportunità terapeutiche ed i risultati attesi, potete lavorare insieme a lui per creare un piano terapeutico che venga incontro alle vostre necessità.

Il medico di base può indirizzarvi presso uno specialista, oppure potete essere voi stessi a richiedergli un consiglio riguardo lo specialista da consultare. Tra gli specialisti in grado di curare il linfoma di Hodgkin ricordiamo:

  • l’ematologo,
  • l’oncologo,
  • il radiologo.

Il medico potrà consigliarvi di scegliere un oncologo specializzato nella cura del linfoma di Hodgkin, spesso questi specialisti lavorano presso gli ospedali universitari o presso le strutture sanitarie più all’avanguardia.

La scelta della terapia dipende soprattutto da:

  • Tipo di linfoma di Hodgkin (la maggior parte dei pazienti è affetta da linfoma di Hodgkin classico),
  • Collocazione (zona in cui si trova il tumore),
  • Dimensioni del tumore eventualmente maggiori di 10 centimetri,
  • Età,
  • Eventuale dimagrimento, sudorazione notturna intensa o febbre.

Chi soffre di linfoma di Hodgkin può essere curato con la chemioterapia, con la radioterapia o con entrambe.

Se il linfoma si ripresenta dopo la terapia, è detto tumore recidivante o ricorrente. Chi soffre di linfoma di Hodgkin recidivante dovrà ricorrere a una chemioterapia e/o a una radioterapia più aggressiva, e poi a un trapianto di cellule staminali.

È consigliabile informarsi sugli effetti collaterali della chemioterapia e della radioterapia sulle normali attività quotidiane. La chemioterapia e la radioterapia, infatti, danneggiano spesso anche le cellule ed i tessuti sani, quindi gli effetti collaterali sono frequenti. Gli effetti collaterali possono essere diversi da paziente a paziente e possono cambiare anche da una sessione alla successiva. Prima dell’inizio della terapia l’équipe che vi segue vi spiegherà a quali effetti collaterali potete andare incontro e vi suggerirà come affrontarli: più il paziente è giovane, più ha facilità nell’affrontare la terapia e gli effetti collaterali.

Durante tutta la cura potrete usufruire della terapia di supporto, cioè della terapia volta a prevenire o combattere le infezioni, controllare il dolore e gli altri sintomi, alleviare gli effetti collaterali della terapia contro il tumore e aiutarvi ad affrontare gli aspetti psicologici della diagnosi di tumore.

Prima di iniziare la terapia, vi consigliamo di rivolgere queste domande al vostro medico:

  1. Di che tipo è il mio linfoma di Hodgkin? Posso avere una copia del referto del patologo?
  2. In quale stadio è il mio tumore? Dove si trova?
  3. Quali terapie mi si prospettano? Quale mi consiglia? Perché?
  4. Dovrò sottopormi a diversi tipi di terapia?
  5. Quali risultati posso aspettarmi da ciascun tipo di terapia?
  6. Quali sono i rischi e i possibili effetti collaterali di ciascuna terapia? Che cosa possiamo fare per tenerli sotto controllo?
  7. Per quanto tempo durerà la terapia?
  8. Che cosa devo fare per prepararmi?
  9. Sarà necessario il ricovero in ospedale? Se sì, per quanto tempo?
  10. Quanto mi verrà a costare? Gli esami e la terapia sono mutuabili?
  11. Quali ricadute avrò nella mia vita di tutti i giorni?
  12. Mi consiglia di partecipare ad una sperimentazione clinica?
  13. Con quale frequenza dovrò effettuare controlli una volta terminata la terapia?

Chemioterapia

La chemioterapia contro il linfoma di Hodgkin usa particolari farmaci in grado di uccidere le cellule del linfoma. È detta terapia sistemica, perché i farmaci devono entrare in circolo per poter raggiungere le cellule tumorali in quasi tutte le parti dell’organismo.

Di solito i farmaci somministrati sono più di uno, la maggior parte di essi è somministrata per endovena, mentre alcuni sono assunti per via orale.

La chemioterapia viene somministrata in diversi cicli, dopo ciascun ciclo occorre osservare un periodo di riposo. La lunghezza del periodo di riposo e il numero di cicli dipendono dallo stadio in cui si trova il linfoma e dai tipi di farmaci usati.

È possibile effettuare la chemioterapia in ospedale, nello studio del medico curante o a casa. Per alcuni pazienti è necessario il ricovero in ospedale.

Gli effetti collaterali dipendono principalmente dal tipo e dalla dose dei farmaci: i chemioterapici, infatti, sono in grado di danneggiare non solo le cellule malate, ma anche quelle sane che si dividono rapidamente, per esempio:

  • Cellule del sangue: la chemioterapia distrugge molte cellule sane del sangue, quindi si corre un maggior rischio di contrarre infezioni, di procurarsi lividi o di iniziare a sanguinare con facilità; inoltre ci si sente molto deboli e stanchi. L’équipe che vi segue vi farà fare le analisi del sangue per controllare se ci sono cellule sane in numero sufficiente. Se sono poche, esistono farmaci in grado di aiutare l’organismo a produrne di nuove.
  • Cellule dei bulbi piliferi. La chemioterapia può causare la caduta dei capelli. I capelli ricresceranno dopo la fine della terapia, ma la loro consistenza e il loro colore potrebbero essere leggermente diversi.
  • Cellule della mucosa dell’apparato digerente. La chemioterapia può causare perdita dell’appetito, nausea, vomito, diarrea e ulcere alla bocca e alle labbra. Chiedete consiglio all’équipe che vi segue sulle terapie in grado di aiutarvi a superare questi problemi.

Alcuni tipi di chemioterapia possono causare la sterilità:

  • Negli uomini. La chemioterapia può danneggiare gli spermatozoi, anche in modo permanente. Alcuni uomini, quindi, decidono di congelare il proprio sperma prima della terapia (banca del seme).
  • Donne. La chemioterapia può danneggiare le ovaie. Le donne che desiderano diventare madri dovrebbero informarsi prima dell’inizio della terapia presso l’équipe che le segue sulle modalità di conservazione degli ovuli.

Alcuni farmaci che combattono il linfoma di Hodgkin potrebbero causare disturbi cardiaci o altri tumori in un secondo momento. Ricordiamo che i controlli periodici dopo la fine della terapia sono sempre e comunque importanti.

Prima di iniziare la chemioterapia vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

  1. Quali farmaci mi saranno somministrati? Quali effetti positivi possiamo aspettarci?
  2. Quando inizierà la terapia? Quando finirà? Con che frequenza si svolgerà?
  3. Dove dovrò recarmi? Sarò in grado di guidare, una volta terminata la sessione?
  4. Che cosa posso fare per affrontare meglio la terapia?
  5. Come si fa a capire se la terapia è efficace?
  6. Per quali effetti collaterali dovrò avvisarvi? Posso prevenirne o curarne alcuni?
  7. Ci saranno effetti collaterali permanenti?

Radioterapia

La radioterapia per il linfoma di Hodgkin usa radiazioni ad alta energia per uccidere le cellule del linfoma; è in grado di diminuire le dimensioni dei tumori e di contribuire alla prevenzione del dolore.

Durante la radioterapia la macchina che emette le radiazioni viene puntata direttamente verso i linfonodi e le zone colpite dal linfoma. Si tratta di una terapia locale, perché è mirata unicamente alle cellule della zona da curare. La maggior parte dei pazienti deve recarsi in ospedale o in clinica cinque giorni alla settimana per diverse settimane.

Gli effetti collaterali della radioterapia dipendono soprattutto dalla dose di radiazioni e dalla parte del corpo da curare, ad esempio le radiazioni dirette contro l’addome possono causare nausea, vomito e diarrea, mentre quelle dirette verso il collo e il torace possono provocare secchezza alla gola, mal di gola e problemi di deglutizione.

La pelle della zona trattata può arrossarsi, diventare secca e fragile; nella zona colpita dalle radiazioni si possono anche perdere i peli o i capelli.

Molti pazienti, durante la radioterapia, lamentano una profonda stanchezza, soprattutto nelle ultime settimane di terapia. Il riposo è importante, ma i medici normalmente consigliano di mantenere una vita il più attiva possibile.

Gli effetti collaterali della radioterapia possono essere difficili da affrontare, ma di solito è possibile curarli o tenerli sotto controllo. Ricordate che il medico è vostra disposizione e può suggerirvi i modi migliori per alleviarli.

Può anche essere utile sapere che, nella maggior parte dei casi, gli effetti collaterali non sono permanenti. Tuttavia vi consigliamo di informarvi presso il vostro medico sui possibili effetti di lungo periodo. Dopo la fine della terapia, ad esempio, potreste avere una maggior probabilità che il tumore recidivi, inoltre la radioterapia nella zona toracica potrebbe causare disturbi cardiaci o danni ai polmoni.

La radioterapia nella zona pelvica può causare sterilità, temporanea o permanente, a seconda della vostra età:

  • Negli uomini. Se le radiazioni sono concentrate nella zona pelvica, i testicoli possono subire danni. Ricorrere alla banca del seme prima della terapia può essere una possibilità da valutare.
  • Nelle donne. Le radiazioni dirette nella zona pelvica possono danneggiare le ovaie. Il ciclo mestruale può interrompersi e si può iniziare a soffrire di vampate di calore e secchezza vaginale. Se la paziente è giovane, il ciclo mestruale ha maggiori probabilità di ripresentarsi. Chi desidera diventare madre, dovrà informarsi presso l’équipe curante sui modalità di conservazione degli ovuli prima dell’inizio della terapia.

Prima della radioterapia, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

  1. Perché devo sottopormi alla radioterapia?
  2. Quando dovrò iniziare? Quando terminerà?
  3. Come mi sentirò durante la terapia?
  4. Come si può capire se la terapia sta funzionando?
  5. Ci sono effetti collaterali permanenti?

Trapianto di cellule staminali

Se il linfoma di Hodgkin si ripresenta dopo la terapia, è possibile ricevere un trapianto di cellule staminali. Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (trapianto di cellule staminali autologhe) vi permetterà di sottoporvi a una chemioterapia e/o a una radioterapia più aggressiva. Le dosi maggiori distruggeranno sia le cellule del linfoma di Hodgkin sia le cellule sane presenti nel midollo osseo.

I trapianti di cellule staminali si svolgono in ospedale, prima di sottoporvi a una terapia aggressiva vengono espiantate le cellule staminali, che possono essere curate per eliminare eventuali cellule tumorali presenti tra di esse. Le cellule staminali vengono congelate e conservate. Dopo la terapia aggressiva che ucciderà le cellule del linfoma di Hodgkin, le cellule staminali sono scongelate e reimpiantate usando un tubicino flessibile inserito in una delle vene maggiori del collo o del torace. Nuove cellule staminali si formano a partire da quelle trapiantate.

Prima del trapianto di cellule staminali, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

  1. Quali sono i rischi e i benefici del trapianto di cellule staminali?
  2. Quanto durerà il ricovero in ospedale? Dovrò seguire anche una terapia di supporto? Come potrò proteggermi dai germi?
  3. Come posso alleviare gli effetti collaterali?
  4. Quali effetti avrà il trapianto di cellule staminali sulla mia vita quotidiana?
  5. Quali sono le probabilità di guarigione completa?

Dieta, attività fisica e follow-up

È fondamentale prendersi cura di se stessi seguendo un’alimentazione sana e cercando di mantenersi il più attivi possibile.

Per mantenere un peso corretto è necessario assumere la giusta quantità di calorie, è anche importante assumere proteine a sufficienza per salvaguardare la propria forza. Mangiare bene vi aiuterà a sentirvi meglio e ad avere maggiori energie.

In alcuni casi, soprattutto durante la terapia o nelle fasi immediatamente successive, potreste non aver voglia di mangiare, perché vi sentite stanchi o avete la nausea. Probabilmente avrete la sensazione che gli alimenti abbiano un gusto diverso dal solito; inoltre gli effetti collaterali della terapia (ad esempio la mancanza di appetito, la nausea, il vomito o le ulcere in bocca) potranno impedirvi di mangiare bene. Il medico, il dietologo o altri componenti dell’équipe che vi segue possono suggerirvi i modi migliori per affrontare questi problemi.

Molte persone affermano di sentirsi meglio se riescono a mantenersi attive: camminare, fare yoga, nuotare o fare altre attività vi aiuteranno a salvaguardare la forza e ad aumentare le energie. Con l’esercizio fisico si può diminuire la nausea e il dolore e si può sopportare meglio la terapia e lo stress. Prima di iniziare una qualsiasi attività fisica, ricordatevi di chiedere il parere del medico; inoltre, se l’attività causa dolore o altri problemi, informate immediatamente il medico o l’infermiere.

Follow-up

Dopo la fine della terapia, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

  • Con quale periodicità dovrò effettuare controlli?
  • Quali esami di controllo mi consiglia?
  • Tra un esame e il successivo, a quali problemi o sintomi devo prestare particolare attenzione, informandola?

Dopo la terapia per il linfoma di Hodgkin sarà necessario sottoporsi a controlli periodici. Anche se i sintomi del tumore sono scomparsi, infatti, il tumore può recidivare, perché la terapia può non aver eliminato alcune cellule tumorali in qualche zona dell’organismo.

I controlli periodici, inoltre, possono individuare i problemi derivanti dalla terapia contro il tumore. Chi ha combattuto il linfoma di Hodgkin corre maggiori rischi di soffrire di disturbi cardiaci, leucemia, melanoma, linfoma non Hodgkin, tumore delle ossa, al seno, del polmone, dello stomaco e della tiroide. I controlli servono per non trascurare i cambiamenti dello stato di salute e per curarli se ci sono problemi. Tra i controlli necessari ricordiamo:

  • visite mediche,
  • esami del sangue,
  • radiografie toraciche,
  • TAC ed altri esami.

Dopo la terapia ai pazienti possono essere somministrati il vaccino antinfluenzale e altri vaccini. È necessario discutere con l’équipe medica la necessità di somministrazione di determinati vaccini.

Se tra un controllo e l’altro si presentano dei problemi di salute, è opportuno contattare immediatamente il medico.

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Anonimo

    ma io non ho mal di gola..anzi a dire il vero sto bene :)

    da cosa può dipendere sono preoccupato

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Può essere solo segno che il sistema immunitario sta lavorando, difendendola da aggressioni batteriche e/o virali; ne parli con il medico per qualche verifica, ma non c’è motivo di preoccuparsi.

  2. Anonimo

    Dottore mi scusi ma quando é che si parla di lipoma multiplo? Io ne ho 6 tra torace ed addome. Ad alcune parti si parla di quando si superano i 20.

  3. Anonimo

    Buonasera dottore mi scusi ho un linfonodo sottomandibolare gonfio da un paio di mesi.quale potrebbe essere la causa? Mica un linfoma?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non penso ad un linfoma, ma va indagato con l’aiuto del medico.

  4. Anonimo

    Dottore nelle analisi del sangue ho il 24 % di linfociti con un valore di riferimento tra 20 e 40%. Sono bassi? Quando ce un linfoma quanto bassi sarebbero ad esempio?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Per esempio nell’HIV, ma sono indagini specialistiche che conosco poco.

  5. marilena

    Gentile dottore le ho scritto l’ultima volta per mio figlio di 15anni perché aveva un linfonodo ingrossato al collo dove gli feci fare un ecografia e il dottore mi rassicurava che dovevo stare tranquilla perché erano reattivi, gli feci fate gli esami del sangue emocromo completo uscirono benissimo, il mio dottore ha ritenuto inutile fargli quelli dalla mononucleosi perché per lui mio figlio in quel momento no a aveva la mononucleosi al limite l’avrebbe avuta e sarebbe andata via.Purtroppo io sono sempre in ansia perché vedo ancora il linfonodo, quest’anno gli ho fatto fare una tac facciale per continui mal di testa con il seguente esito ;ridotta espansione del seno mascellare destro,obliterato per la presenza di tessuto muco polipoide di origine infiammatoria, normoespansione delle restanti cavità paranasali,ipertrofia dei turbinali nasali.Mi chiedo non è che questo linfonodi sul lato destro sia infiammato per via di questo?Grazie dottore.

    1. marilena

      No dottore a dire la verità gli feci una semplice cura di aerosol poi durante l’inverno aveva sempre questo raffreddore e la notte addirittura russav ed alcune volte gli usciva sangue sempre dalla narice destra, edesso con l’arrivo dell’estate diciamo che la cosa si è calmata a ripeto ha passato un inverno sempre con raffreddore e mal di testa.Dott grazie della sua disponibilità mi risponde sempre qualsiasi sia la cosa veramente grazie.

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      Proverei a sentire un otorino, portandogli anche l’esito della TAC per una miglior diagnosi.

  6. Stefano

    Salve Dottore, sono preoccupato per mia figlia di 4 anni perché qualche giorno fa le si sono ingrossati moltissimo i linfonodi del collo, aveva la febbre e da diversi giorni soffriva di un brutta tosse. Sta facendo cura di antibiotico per la bronchite. La lastra non evidenzia polmonite. I linfonodi stanno regredendo. Il problema é sorto dopo gli esami del sangue che evidenziano, dallo striscio di sangue periferico, la proteina C reattiva a 161, mentre l’esame emocromo evideziano i globuli bianchi a 19,18, MCH a 25,6, neutrofili 10,60, nonociti 2,11, eosinofili 0,80, ferro 25 e le piastrine a 467. La bambina sta reagendo bene alle cure anche se da da 3 mesi si ammala spessissimo, ha appetito e gioca come sempre. Sono però preoccupato per gli esami, spero non su tratti di un linfoma o forma leucemica. Lei cosa ne pensa.

    1. Stefano

      Mi scusi Dottore, dimenticavo di dire che il test per la mononucleosi é negativo mentre l’esame delle urine presenta alterati i valori dei corpi chetonici e dell’esterasi leucocitaria rispettivamente a 50 e +1. Grazie.

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      Essendo in cura per una bronchite è normale trovare i valori alterati, così come i linfonodi ingrossati (segno che il corpo sta combattendo).

    3. Stefano

      Grazie Dottore per la sua immediata risposta. Il fatto è che io e mia moglie non pensavamo che una ” semplice” bronchite potesse alterare cosi tanto le analisi e soprattutto la proteina C reattiva che appunto é altissima . Pensavamo piuttosto ad una polmonite che è stata scongiurata dalla radiografia. Grazie ancora per la sua disponibilità.

    4. Dr. Cimurro (farmacista)

      Sarà semplicemente importante vedere rientrare i valori al termine della cura.

    5. Stefano

      Grazie, io e mia moglie ce lo auguriamo di cuore. Speriamo bene. Comunque dalle sue parole mi sembra di capire che è normale che in questo momento gli esami siano significativamente alterati. Mi scusi ma siamo molto ansiosi. Grazie ancora.

    6. Dr. Cimurro (farmacista)

      Assolutamente sì, ovviamente poi li faccia vedere anche al medico che segue la bambina per averne conferma.

      A prescindere dagli esami lei mi ha scritto che

      “La bambina sta reagendo bene alle cure [...] ha appetito e gioca come sempre”

      e questo permette assoluta tranquillità.

  7. Anonimo

    Dottore ma nel sangue il valore ldh segnala la presenza di un linfoma o é un valore che in se non apporta nessuna “diagnosi”

  8. Anonimo

    dottore un mio amico ha scoperto di avere i linfoma senza avere sintomi..io ora sn preoccupato perchè da poco mi è passtaa la mononucleosi…come posso fare per fare un accertamento per vedere se ci sta la malattia? gli esami del sangue ed un ecografia che ho fatto al collo e una rx al torace fatta a febbraio possono bastare per dire o meno se si ha la malattia?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Comprendo l’ansia legata alla situazione, ma non c’è alcun bisogno.

  9. Anonimo

    volevo sapere dato che ho già fatto questi esami sia eco al collo che esami completi del sangue questo può escludere il linfoma?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Se ha avuto dei comportamenti a rischio deve fare il test, i sintomi non contano nulla da questo punto di vista.

    2. Anonimo

      ho usato il rasoio di un’altra persona, ma nn so se era sieropositivo o meno…corro qualche rischio?

  10. nadia

    Salve dottore..mio padre ha un quadro clinico che fa sospettare un linfoma ..ha eseguito già la biopsia ecografica e il prelievo osseo…siamo aspettando l istologico…vorrei sapere se esiste un centro specializzato nella cura di questo tumore …grazie

  11. Anonimo

    Dottore mi scusi ma in caso di linfoma il linfonodo colpito risulta reattivo o no?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Può essere neoplastico o reattivo l’inizio della diffusione metastatica.

  12. Anonimo

    quindi un linfonodo reattivo può essere un linfoma? dovrei fare una tac per scoprirlo?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non faccia esami non richiesti, se il medico le ha detto di stare tranquillo non c’è alcun motivo di alimentare ulteriormente la sua ansia.

  13. Anonimo

    Dottore ma avere raffreddore e tosse fa crescere i linfonodi del collo? Perché li ho gonfi ed ho pqura che sia qualcosa.di grave

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Sì, è assolutamente possibile che aumentino di volume con problemi da raffreddamento.

  14. Anonimo

    Domani andrò dal medico…lei crede che per farlo sgonfiare il medico mi prescriverá una cura di antibiotici? O ritorneranno normali nn appena passera il raffreddore?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Torneranno normali da soli se verrà confermato che si tratta di una normale sindrome virale.

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