Proteina C reattiva (PCR) alta e valori normali

Ultimo Aggiornamento: 162 giorni

Introduzione

La proteina C reattiva (PCR) è un protide presente nel sangue, la cui concentrazione può aumentare in caso di infiammazione; è prodotta dal fegato e fa parte delle cosiddette proteine di fase acuta, ossia sintetizzate durante il processo infiammatorio.

Semplificando al massimo, la sua funzione è quella di legarsi a cellule morte o morenti come una sorta di bandierina, in grado di indicare al sistema immunitario i bersagli su cui intervenire; possiamo immaginarla come una sorta di sentinella, in grado di individuare precocemente elementi potenzialmente ostili, ma viene attivata anche in caso di stati infiammatori non correlati a microrganismi esterni (malattie reumatiche, tumori, necrosi, …).

Viene spesso talvolta ancora prescritta insieme alla VES, anche se in realtà quest’ultima ha perso d’importanza negli ultimi anni perchè non sufficientemente sensibile e specifica, in quanto l’aumento e la diminuzione avvengono in tempi più lenti rispetto alla proteina C reattiva.

Poiché i livelli di PCR spesso iniziano a salire prima della comparsa dei sintomi (dolore o febbre, per esempio) e iniziano a diminuire in contemporanea alla ripresa, l’esame risulta particolarmente utile per il monitoraggio delle infezioni.

Il limite principale dell’esame è invece rappresentato dal fatto che non è possibile trarre informazioni sull’origine dell’infiammazione né sulla sua localizzazione.

Una versione più sensibile (hs-PCR o hs-CRP dall’inglese) può essere utilizzata per avere una valutazione del rischio di malattia cardiaca anche in pazienti sani, anche se non è consigliabile come test di screening per la popolazione generale, ma andrebbe limitato ai soli soggetti a rischio.

Non è necessario presentarsi a digiuno al momento del prelievo.

Valori normali

In soggetti sani i livelli di PCR nel sangue sono inferiori a 8 mg/L.

Tendenzialmente nelle donne si rilevano valori leggermente superiori a quelli degli uomini e, più in generale, il valore aumenta leggermente con il passare degli anni.

Da un punto di vista patologico i valori iniziano ad aumentare entro due ore dall’inizio dell’evento infiammatorio e possono anche raggiungere quantità 50.000 volte superiori alla norma durante la fase acuta, raggiungendo il picco a 48 h dall’inizio del processo.

La sua emivita, ossia il tempo in cui la quantità in circolo di dimezza in assenza di nuova produzione, è pari a circa 18 ore.

Cuore

Quando viene richiesto il dosaggio della hs-PCR per verificarla come fattore di rischio cardiaco in genere si fa riferimento alla seguente scala di valori:

  • < 1mg/L basso rischio
  • 1 –  3 mg/L rischio moderato,
  • > 3 mg/L, rischio elevato.

Quando viene prescritta

L’esame può essere prescritto per diagnosticare e/o monitorare l’andamento di un’infiammazione, accompagnata o meno da infezione; la maggior parte delle fonti disponibili riporta esempio di condizioni gravi, come ad esempio:

ma la realtà è che molto più comunemente viene utilizzato come strumento di diagnosi di condizioni molto più banali, quando i sintomi da soli non permettono di trarre conclusioni certe.

Generalizzando, in ogni caso, la PCR alta può essere indicatrice di malattie

  • autoimmuni,
  • infettive (non necessariamente gravi),
  • neoplastiche.

Misurazioni ripetute sono particolarmente utili per monitorare l’andamento della patologia e/o la risposta alla terapia.

Valori alti

La PCR è usata per valutare la presenza e l’entità di una qualche infiammazione nell’organismo; in individui con processi infiammatori lievi o infezioni virali i valori sono sono solo moderatamente aumentati, compresi in genere tra 10–40 mg/L, mentre valori compresi tra 40 e 200 mg/L sono tipici di infezioni batteriche e infiammazioni attive.

Non è raro rilevare valori anche di molto superiori in caso di in infezioni batteriche gravi (per esempio sepsi) o ustioni molto estese.

Da notare che l’esame risulta alto in caso di infezioni batteriche, ma molto più basso in caso di paragonabili infezioni virali (a causa della produzione di interferone alfa).

Cuore e malattie cardiache

Sta acquisendo sempre maggior importanza l’utilizzo di questo esame per la valutazione del rischio cardiaco; si è fatta strada negli anni l’idea che una parte degli attacchi cardiaci sia legata a una causa infiammatoria che va al di là del coagulo legato al solo LDL elevato.

Se l’infiammazione può spiegare un infarto, rilevare uno stato infiammatorio in anticipo potrebbe permettere un’efficace prevenzione; da numerosi studi è emerso che la PCR ad alta sensibilità può rivelarsi uno strumento importante a questo scopo, ma è tuttavia necessario utilizzare test che permettano di arrivare a distinguere fino a 1 mg/L o anche meno.

Si tratta in buona sostanza di un marker di rischio indipendente dai livelli di colesterolo e trigliceridi del soggetto e la ricerca ha dimostrato che livelli di 2,4 mg/L si associano a un rischio doppio di malattia coronarica e infarto rispetto a soggetti con valori inferiori a 1 mg/L (soggetti sani).

Fattori che influenzano

  • Gravidanza: si ritrovano valori leggermente aumentati durante gli ultimi mesi di gestazione.
  • Pillola anticoncezionale, il cui utilizzo è legato a un aumento dei valori.
  • Età, infatti i i valori basali aumentano fisiologicamente con il passare degli anni.
  • Obesità, che spesso è legata a livelli basali più alti della norma.

I livelli di proteina C reattiva potrebbero non aumentare in soggetti affetti da artrite reumatoide o lupus, ma la ragione è tuttora sconosciuta.

Come abbassare la PCR?

In caso di malattie infiammatorie l’unica strada per abbassare i valori è limitare l’infezione/infiammazione attraverso le cure necessarie per quella specifica patologia (antibiotici, cortisone, … a seconda del caso), mentre quando si tratta di rischio cardiovascolare le statine hanno dimostrato di essere efficaci anche nell’abbassare i valori della PCR, oltre che quelli del colesterolo LDL.

Utile anche praticare esercizio fisico e perdere peso se necessario, due strategie che si riflettono direttamente in una diminuzione dei valori.

Da un punto di vista più generale un paziente che presenti un valore elevato della hs-CRP dovrebbe intraprendere cambiamenti nel proprio stile di vita per introdurre quanti più fattori protettivi ed eliminare quelli di rischio:

  • dieta sana ed equilibrata,
  • ridurre il colesterolo circolante LDL,
  • mantenere uno stretto controllo su pressione alta e glicemia (diabete),
  • smettere di fumare,
  • ridurre o eliminare il consumo di alcolici.

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  1. Anonimo

    Sono all’ultimo mese di gravidanza e ho trovato la PCR a 45 mg/L (valori normali 10–40), cosa ne pensa?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Raccomando ovviamente di discutere il risultato con il ginecologo, ma piccoli aumenti in gravidanza sono in genere considerati normali.

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