Morbo di Crohn e colite ulcerosa: sintomi, diagnosi e dieta

Ultimo Aggiornamento: 940 giorni

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Introduzione

Quasi 200.000 mila italiani soffrono delle cosiddette malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) tra le quali si annoverano, fra le altre, la malattia di Crohn e la colite ulcerosa: si tratta solo di una stima poiché manca un registro epidemiologico regionale e nazionale.

Quello che risulta però evidente è l’aumento, in questi ultimi anni, dell’incidenza delle MICI fra i bambini; sembra inoltre che negli anni ’70 fosse più colpito il Nord Europa, mentre a partire dagli anni ’90 è cresciuta notevolmente la casistica nel Sud Europa, mentre al Nord la situazione è rimasta pressoché stabile.

La causa dell’infiammazione cronica dell’intestino è tutt’ora sconosciuta. Per spiegare l’origine delle MICI sono state avanzate diverse ipotesi tra le quali, la più “gettonata”, è quella di una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino verso antigeni ivi normalmente presenti. Le ricerche hanno riscontrato un certo grado di familiarità, cioè la tendenza ad un maggior rischio nei parenti delle persone affette, tuttavia le MICI non sono malattie ereditarie.

La colite ulcerosa era già nota nel lontano 1859, mentre la malattia di Crohn è stata scoperta più recentemente, nel 1932, dai dottori Crohn da cui appunto prende il nome.

La colite ulcerosa colpisce essenzialmente il retto, a volte può estendersi anche in parte o totalmente al colon, mentre non interessa mai altre parti dell’intestino. In presenza della malattia la mucosa della zona (o delle zone) colpita si presenta infiammata ed ulcerata, ciò determina l’insorgere di tutti  i sintomi caratteristici.

La colite ulcerosa di solito ha un andamento benigno e permette una vita abbastanza normale, in alcuni casi più gravi tuttavia la malattia può portare ad un netto peggioramento delle condizioni generali ed alla comparsa di serie complicanze come l’anemia grave, perforazione, colon tossico che richiedono il ricovero ospedaliero ed una terapia intensiva. Se la terapia farmacologica non risulta efficace si deve ricorrere all’intervento chirurgico che può eliminare totalmente la malattia conservando l’evacuazione naturale, senza ricorso cioè all’impianto dell’ano artificiale.

Da una ricerca emerge che con una colite ulcerosa estesa presente per più di 10 anni aumenta sensibilmente il rischio di sviluppare il cancro del colon, tuttavia questo rischio diminuisce se il paziente segue una terapia cronica a base di antiinfiammatori.

La malattia di Crohn invece può manifestarsi in tutto il canale alimentare, dalla bocca fino all’ano. In realtà si è visto che nella maggior parte dei casi interessa la parte finale dell’intestino tenue (ileite) e tratti variabili del colon (colite) o entrambe le zone (ileo-colite). I segmenti intestinali colpiti risultano ispessiti, infiammati, edematosi ed ulcerati in tutto lo spessore della parete. L’instaurazione di questi fenomeni è lenta, ma costante e progressiva.

Possono verificarsi complicanze locali come ascessi, fistole addominali e perianali, perforazioni, emorragie intestinali, oltre a varie complicanze sistemiche.

Purtroppo anche per la malattia di Crohn non esistono cure definitive, infatti anche l’intervento chirurgico di rimozione del tratto di intestino malato, necessario nei casi più gravi, è seguito nell’80% dei casi da una recidiva entro l’anno. Poichè è una patologia che colpisce prevalentemente i giovani, in genere si opta per un intervento chirurgico solo nei casi estremi in cui i pazienti non rispondono più alla terapia medica o solo in caso di complicanze molto gravi.

La colite ulcerosa e la malattia di Crohn possono manifestarsi a tutte le età, tuttavia l’incidenza più elevata si ha tra i 20 e i 40 anni per la prima e tra i 15 e i 35 per la seconda.

Abbiamo visto come l’insorgenza di complicanze può rendere necessario l’intervento chirurgico, tuttavia per la malattia di Crohn questa necessità si verifica molto meno spesso e l’asportazione dell’intestino è generalmente più estesa nei casi di colite ulcerosa che richiedono l’intervento.

I sintomi

Molto spesso queste due malattie assumono un quadro clinico molto simile ed è per questo che non è facile diagnosticarle esattamente: la sigla MICI le comprende entrambe indistintamente. Sono caratterizzate dall’alternarsi di fasi di benessere e periodi di riacutizzazione. La cronicità delle due patologie non esclude che i pazienti possano godere di un periodo prolungato di benessere, ma sicuramente implica che la fase acuta di infiammazione possa ricomparire periodicamente facendo sospettare che, anche quando il paziente sta bene, un certo grado di infiammazione permanga nei tessuti intestinali.

Il quadro clinico può essere molto variabile nel tipo e nel grado di intensità dei sintomi.

I sintomi più comuni sono:

  • diarrea ricorrente più o meno abbondante con o senza sanguinamento o emissione di muco rettale,
  • diarrea accompagnata spesso da dolori addominali anche forti (alcune volte possono essere scambiati per attacchi di appendicite),
  • a volte può presentarsi anche febbre e dimagrimento causato dalla diminuzione di appetito o da malassorbimento (possono verificarsi cali di 10-15 kg nel giro di poco tempo).

E’ facile che in caso di colite ulcerosa sia presente il sanguinamento del retto ed anche il tenesmo, cioè il frequente stimolo all’evacuazione.

Diagnosi

Entrambe le patologie possono dar luogo a complicanze extraintestinali che possono interessare l’apparato articolare, quello renale, quello oculare, quello epatico e quello cutaneo. Si può anche avere anemia. A causa di queste complicanze è necessaria una stretta integrazione tra diverse specialità cliniche, infatti quando i sintomi di esordio sono extraintestinali come per esempio un eritema nodoso ad una gamba o problemi oculari dovuti alla malattia di Crohn, la diagnosi può risultare difficile e sicuramente più lenta. C’è da dire che negli ultimi anni però le tecniche diagnostiche sono molto migliorate e che il periodo che intercorre fra la manifestazione dei disturbi e la diagnosi definitiva si è molto ridotto rispetto al passato: la media europea per una diagnosi corretta di MICI è di 8-12 mesi; mentre un po’ più di tempo occorre per un’analisi differenziale fra colite ulcerosa, malattia di Crohn e colite indeterminata.

La diagnosi, oltre che sulla storia clinica dei sintomi già descritti, si basa sia su dati di laboratorio: VES, albuminemia, coprocultura, ricerca del sangue occulto nelle feci, ricerca di particolari tipi di anticorpi ecc. e sia su esami strumentali come l’ecografia addominale, il clisma opaco a doppio contrasto, la scintigrafia, la radiologia diretta dell’addome, la TAC, l’RMN, la colonscopia. La biopsia del tessuto colpito, prelevato tramite l’endoscopia, resta tuttavia la sola “prova del nove” per la conferma definitiva della diagnosi.

Dieta

Premesso che, al momento, non esiste prova della correlazione tra tipo di alimentazione e comparsa di colite ulcerosa o malattia di Crohn, proviamo a valutare come variare la dieta per prevenire le recidive e dare sollievo ai sintomi intestinali.

Premessa fondamentale ad ogni tipo di dieta, e nel caso di pazienti malati di malattie intestinali non è un’eccezione, è la pianificazione di una alimentazione completa ed equilibrata.

Molti pazienti addirittura non necessitano di alcun aggiustamento della dieta, perché in grado di tollerare adeguatamente ogni tipo di cibo. Soggetti più sensibili trovano invece sollievo da una dieta più leggera e povera di fibre, evitando anche in particolar modo gli alimenti piccanti.

Evitare cibi ricchi di fibre significa limitare il consumo di frutta e verdura, noci ed in generale derivati dei cereali integrali; molto spesso, per compensare eventuali carenze vitaminiche dovute alla limitazione di frutta e verdura, vengono consigliati integratori polivitaminici.

Il riso è meglio digerito di patate e pane, il cui consumo deve essere moderato. al pari di legumi secchi e funghi.

L’intolleranza al lattosio è abbastanza comune nei pazienti con Crohn e colite, per cui le persone con queste malattie dovrebbero limitare il più  possibile l’assunzione di latti e latticini. Nei pazienti che lo tollerano, il latte e i prodotti che lo contengono sono una buona fonte di sostanze nutritive tale da incoraggiarne il consumo.

Nei pazienti malati di Crohn/colite ulcerosa assume un’importanza vitale anche un’adeguata assunzione di liquidi, utili a reintegrare le perdite dovute alla frequente dissenteria. In questo modo si riduce inoltre la probabilità di sviluppo di calcoli renali, purtroppo abbastanza frequenti.

(fonte: Dieta per malati di Crohn e colite ulcerosa)

Cura

La terapia medica è essenzialmente farmacologica e mira ad eliminare i sintomi nel tempo, prevenendo e curando le possibili complicanze. I farmaci più usati sono mesalazina, cortisone, immunosoppressori, antibiotici. I farmaci di ultima generazione sono quelli biologici (infliximab ed adalimumab) che svolgono un’azione antiinfiammatoria specifica, infatti sono capaci di inibire selettivamente l’azione delle citochine ad azione proinfiammatoria o di bloccare l’infiammazione a vari livelli.

L’infliximab è stato il primo ad entrare in commercio ed è utilizzato in Europa da più di quattro anni; la sua efficacia è stata dimostrata nel 60-70% dei casi di malattia di Crohn non rispondente alle terapie tradizionali. La sua somministrazione per via endovenosa ogni 8 settimane si è rivelata efficace nel mantenere sotto controllo la remissione della malattia. Visti i possibili effetti collaterali, anche seri, e la modalità di somministrazione (lenta iniezione endovenosa) ad oggi i farmaci biologici sono somministrati solamente in centri ospedalieri specializzati a seguito di attenta valutazione delle possibili alternative mediche e chirurgiche, in modo da ottimizzare il rapporto costo-beneficio dell’uso di queste nuove terapie appunto molto costose.

Ma i costi?

Come accade in genere per le malattie croniche, i costi non sono legati strettamente al trattamento farmacologico o chirurgico necessario, ma anche e sopratutto alla riduzione della capacità lavorativa degli interessati, alle loro difficoltà nelle relazioni sociali e al generale peggioramento della qualità della vita. I costi diretti ed indiretti sono costanti e spesso crescono con l’avanzare della malattia.

Una ricerca condotta dall’AMICI (Associazione per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino) condotta su 417 malati di MICI ha rivelato che la spesa media annuale per l’acquisto di farmaci e per effettuare esami senza esenzione supera i 600€ nel 18,8% dei casi e si colloca tra i 300-600€ nel 26,7%.

E’ facile immaginare come questa spesa possa incidere significativamente nel bilancio familiare, è per questo che molte associazioni si battono per cercare di ampliare le prestazioni sanitarie esenti da ticket ad alcuni esami clinici e strumentali.

Inoltre le nuove terapie sono ancora molto costose: si pensi che il costo annuo di mantenimento con infliximab di un solo paziente si aggira intorno ai 10.000€.

Il decorso cronico di queste malattie richiede adeguati controlli periodici clinico-strumentali ed anche questo aspetto incide sul bilancio familiare ed il paziente non ha scelta perché una malattia intestinale fuori controllo può essere molto invalidante e molto costosa per il paziente e per la società; pertanto i controlli vanno sempre eseguiti proprio per mantenere più a lungo possibile la fase di remissione e per trattare in modo corretto e tempestivo le ricadute, limitando il rischio di complicanze anche serie.

Si diceva dei costi indiretti, ebbene la stessa associazione AMICI ha chiesto una maggiore tutela sul luogo di lavoro per i pazienti affetti da MICI, che spesso devono affrontare discriminazioni e mobbing. Da una ricerca svolta è emerso che il 25,1% degli intervistati ha riscontrato limitazioni nella carriera, il 10,9% è stato obbligato a cambiare mansione e il 27,8% si è visto penalizzare il reddito.

Per approfondire:


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Anonimo

    Si ma perché la candidosi intestinale forma queste macchie bianche? Dottore io l essme delle feci l ho fatto un mese e mezzo fa va bene lo stesso o va rifatto?

    1. Anonimo

      Mi scusi le colonie di candida si vedrebbero come dei semini bianchi nelle feci?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi perdoni, ma non capisco la domanda a cosa faccia riferimento.

  2. Anonimo

    Dottore mi scusi ma quale tipo di esame si fa per vedere cosa sono questi grumi bianchi nelle feci? Nella pagina che mi ha fatto leggere si parla di fare analizzare solo questi grumi…che esame dovrei chiedere?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Lo valuti con il suo medico o con il laboratorio, come suggerito dal medico di quel consulto di dovrebbe procedere all’analisi del solo “seme”.

  3. Anonimo

    Mi farebbe la cortrsia di dirmi come si chiama questo esame? La prego le sarei molto grato

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Dovrebbe essere la coprocoltura (specificando la ricerca di candida), senta comunque prima il suo medico.

  4. Anonimo

    Cioé dicendo la ricerca per miceti? Dottore ma mi dicono anche se si trattasse di muco o pus? Dottore mi scusi come mai alcune volte quando vado in bagno al momento della defecazione avverto un picolo dolore pungente al passaggio delle feci?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Chieda direttamente al medico, è la cosa migliore.
      2. Emorroide, ragade, …

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      A distanza non posso escludere nulla, ma sinceramente non credo che si tratti di fistola.

  5. Loreta

    Dopo anni di analisi i dottori erano arrivati alla conclusione che fosse il morbo i Crohn perché i sintomi sono quelli ma dopo l’ultima colonscopia con biopsia è emerso che c’è un infiammazione cronica del grosso intestino senza caratteri di specificità e che non è il morbo di Crohn. Secondo lei cosa potrebbe essere?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Se capita in modo occasionale può semplicemente succedere per la dieta, stress, …

  6. Anonimo

    Alcune volte si…altre volte restano per un pó e poi affondano…dott sn preoccupato

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Probabilmente è una leggera gastroenterite, ne parli con fiducia al medico, ma non c’è alcun motivo di pensare ad ipotesi gravi.

  7. Anonimo

    dottore ma feci a chiazze chiaro e scuro da cosa dipende? mica da qualcosa di patologico?

  8. Anonimo

    Dottore domani effettuerò le analisi delle feci. Dato che ieri sono stato ospite ad una cena c’è la possibilità che questo influisca sul risultato delle analisi? meglio aspettare qualche altro giorno? la ringrazio

  9. Anonimo

    No diciamo in generale nn il sangue occulto…le cosa mi consiglia?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non vedo particolari problemi, non esageri per non rischiare diarrea.

  10. Anonimo

    Dottore ma é vero che chi ha l escherichia coli nelle feci é affetto da morbo di chron?

  11. Giulio

    Gentile dottore anche io a causa di un sanguinamento con diarrea mi sono sottoposto a colon scopia risultato tutto nella norma anche se c ‘era scritto edema della tonaca nella biopsia del colon destro ma il gastroenterologo mi disse che non significava nulla. Comunque è passato un anno e mezzo non ho mai avuto fenomeni di diarrea solo a volte feci o meno fermate o che galleggiavano. Però una volta massimo due volte al mese mi ritrovo a stare male sembra che il mio intestino rallenti insorgono nausea spossatezza bocca amara labbra secche e meteorismo molto meteorismo . Ora ho letto sulla rete che ci vogliono molti anni per diagnosticare un crohn e mi chiedo dato che durante la colon sono entrati solo 10 cm nel tenue facendo i dovuti prelievi bioptici non è che la malattia e scomparsa leggo di malati di crohn senza diarrea e di una notevole difficoltà diagnostica . Forse la colon non è l’esame esatto o forse dato che il mio regime alimentare non è il massimo è tutto legato a ciò ? Mi stupisce però stare male anche 5 giorni con i sintomi descritti per un colon irritabile e se il crohn non fosse stato rilevato ….

  12. Giulio

    Prima di tutto grazie e ho solo due ultime domande una specifica e una tecnica . La prima ; è possibile stare male anche 5 giorni per una cattiva alimentazione . E due come mai si dice che fare una diagnosi per malattie croniche infiammatorie è difficile se la colonscopia è perfetta per questo tipo di disturbi. Grazie

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