Pubalgia: sintomi, cause e cura

Ultimo Aggiornamento: 121 giorni

Introduzione

La pubalgia è una sindrome dolorosa in cui il paziente percepisce dolore a livello inguinale (o sul lato interno della coscia); in genere la causa è un eccessivo utilizzo e/o sforzo dei muscoli adduttori della coscia, eventualmente associati a microtraumi ripetuti.

Si tratta di una patologia particolarmente comune tra gli sportivi, in particolare in calciatori, ciclisti, pattinatori e pallanuotisti.

Dato l’elevato rischio di cronicizzazione è molto importante intervenire ai primi sintomi, attraverso riposo ed eventuali farmaci/trattamenti fino a un completo recupero.

Causa

Dal punto di vista anatomico si tratta di un’infiammazione che colpisce muscoli e tendini e c’è tuttora gran dibattito anche sulla definizione esatta, che secondo alcuni specialisti andrebbe a coprire decine di cause diverse di dolore (fino a coinvolgere cause infettive, tumorali, borsiti, …).

Ciò su cui la quasi totalità degli autori concorda è tuttavia che la causa dell’infiammazione dolorosa della pubalgia sia causata da un “sovraccarico funzionale associato ai microtraumi ripetuti nel tempo” o, in parole più semplici, da un allenamento eccessivo e/o troppo intenso di specifici movimenti, ripetuti un numero eccessivo di volte.

Proprio per questo la sindrome interessa prevalentemente atleti, siano essi professionisti o meno. Nel caso dei calciatori la definizione trova perfetta applicazione nei gesti tecnici che caratterizzano questo sport:

  • dribbling,
  • scatti,
  • calci,

Secondo alcuni autori potrebbe infine esserci un legame, almeno in alcuni atleti, con un disturbo di malocclusione dentale e/o postura, mentre più condiviso è il legame con un’eventuale condizione di obesità.

Sintomi

La pubalgia può interessare numerose strutture muscolo-articolari e per questo può presentarsi con sfumature diverse da un caso all’altro, ma i sintomi caratteristici sono:

  • dolore muscolo-tendineo nella zona pubico-inguinale,
  • dolore irradiato all’interno coscia,
  • dolore al fianco (raro).

Raramente si presentano poi sintomi extramuscolari, come una sensazione di incompleto svuotamento della vescica (si avverte l’esigenza di fare pipì anche dopo averla appena fatta).

Il dolore viene percepito maggiormente durante la contrazione del muscolo interessato e soprattutto al mattino o comunque a muscolo freddo; tende a migliorare con l’attività fisica.

Solo nei casi più gravi di pubalgia acuta si manifesta improvvisamente, costringendo in alcuni casi l’immediata interruzione dell’atto sportivo, per palese incapacità di movimento.

Quando contattare il medico

Si raccomanda di contattare il medico ai primi sintomi dubbi di dolore pubico-inguinale, per la formulazione di una corretta diagnosi e l’impostazione di un’eventuale terapia.

Durante la visita il medico procederà all’anamnesi, ossia alla raccolta di dati importanti ai fini della diagnosi, come ad esempio:

  • quando è comparso il dolore,
  • sport praticati,
  • altri sintomi,
  • precedenti di pubalgia,

Il passo successivo consiste dell’esame obiettivo, durante il quale il medico potrebbe rilevare:

  • dolore irradiato alla coscia, sia internamente che nel retro,
  • muscoli adduttori contratti, tesi e dolenti alla palpazione.

Sono infine a disposizione del medico (soprattutto in caso di specialista) alcuni rapidi test muscolari eseguibili ambulatorialmente per la conferma del sospetto di pubalgia.

In un’ottica di una corretta diagnosi differenziale andranno esclude altre patologie con sintomi parzialmente sovrapponibili, come ad esempio:

  • patologie testicolari (che sono frequentemente causa di dolore riflesso),
  • contratture e strappi muscolari,
  • ernie

per esempio attraverso esami di imaging come

Complicazioni

Non esistono gravi rischi per il paziente che manifesta la pubalgia, se non quella di andare incontro a cronicizzazione del problema, ossia trasformare l’infiammazione da acuta a cronica (di durata superiore a 12 settimane e, soprattutto, notevolmente più difficile da risolvere).

Gravidanza

Durante la gravidanza per una donna è molto comune andare incontro a pubalgia; questo succede a causa dell’aumento di produzione dell’ormone relaxina, che prepara la donna a travaglio e parto favorendo la trasformazione delle caratteristiche delle articolazioni.

Si tratta di un problema non grave o pericoloso, ma sicuramente fastidioso, per un organismo peraltro già sottoposto a numerose forme di stress e difficoltà.

Compare in genere attorno al terzo trimestre con una sensazione di fastidio a pube e basso ventre; in alcune donne il fastidio di trasforma in dolore vero e proprio, che spesso è associato a mal di schiena causato dall’aumento di peso del pancione.

La donna in gravidanza può quindi andare incontro a dolore mentre cammina e durante la notte nel rigirarsi nel letto.

A causa della condizione di gravidanza la scelta di eventuali farmaci è ovviamente limitata, ma d’altra parte è raro che il dolore sia tale da richiederne la somministrazione (che deve sempre avvenire dietro consiglio del ginecologo).

La prognosi è in ogni caso ottima, sia per la mamma che per il feto (che non viene minimamente interessato dall’infiammazione) e la pubalgia tende a sparire a seguito del parto senza necessità di cure ulteriori.

Cura e rimedi

A differenza di altre condizioni dolorose come il mal di schiena, la pubalgia richiede tassativamente riposo dell’atleta, quantomeno dei gruppi muscolo-articolari interessati dal problema; il riposo può andare da 2-3 settimane a qualche mese, a seconda dei casi.

A questo può essere associata terapia

  • crioterapia,
  • farmacologica,
  • fisioterapica.

L’applicazione di impacchi di ghiaccio, 2-3 volte al giorno, è in grado di ridurre efficacemente la sensazione di dolore avvertita dal paziente affetto da pubalgia.

Il medico può optare per la prescrizione di antinfiammatori (come ad esempio l’ibuprofene), in grado di ridurre dolore e infiammazione, ma è molto importante non riprendere l’attività sportiva fino alla completa guarigione; possono essere usati sia farmaci a uso topico (crema) che orale (compresse/bustine). Molto raramente, e solo in caso di prescrizione medica, è possibile ricorrere a brevi cicli di terapia cortisonica.

Parallelamente a questo assume grande importanza l’approccio fisioterapico, attraverso trattamenti manuali, elettromedicali e allenamento funzionale condotto da personale esperto, come ad esempio:

Lo stretching, per esempio, riveste grande importanza sia in fase di prevenzione che di trattamento, ma in questo caso è opportuno essere seguiti da personale sanitario.

La chirurgia è infine un approccio che raramente si rivela necessario in caso di pubalgia.

Articoli correlati

Leggi gli altri articoli delle seguenti categorie:

oppure cerca altri argomenti attraverso l'indice

oppure fai una ricerca tra le centinaia di articoli pubblicati

La sezione commenti è attualmente chiusa.