Morbo di Alzheimer: sintomi, centri ed assistenza

Ultimo Aggiornamento: 1490 giorni

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Introduzione

Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza irreversibile e progressiva che distrugge lentamente la memoria e le capacità cognitive e, infine, impedisce al paziente di portare a termine persino i compiti più semplici. Nella maggior parte delle persone affette dal morbo di Alzheimer i sintomi compaiono per la prima volta dopo i 60 anni.

Il morbo di Alzheimer è la forma di demenza senile più comune, demenza significa perdita delle capacità cognitive (pensiero, memoria e ragionamento) in misura tale da interferire con la vita e le attività quotidiane della persona: secondo stime recenti in Italia i malati di Alzheimer sono circa 520.000  ed i nuovi casi sono stimabili in circa 80.000 all’anno.

Prima malata di Alzheimer (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Auguste_D_aus_Marktbreit.jpg)

Prima malata di Alzheimer (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Auguste_D_aus_Marktbreit.jpg)

La malattia deve il suo nome allo scopritore, un medico che si chiamava Alois Alzheimer, che nel 1906 scoprì dei cambiamenti nel tessuto cerebrale di una donna deceduta per una strana malattia mentale. Tra i suoi sintomi c’erano perdite di memoria, problemi di linguaggio e imprevedibilità del comportamento. A seguito della morte il medico esaminò il suo cervello e scoprì molte macchie anomale (che ora vengono definite placche amiloidi) e grovigli di fibre (ora definiti ammassi neurofibrillari).

Le placche e gli ammassi all’interno del cervello sono due delle caratteristiche biologiche del morbo di Alzheimer, la terza caratteristica è la perdita di connessioni tra le cellule nervose (i neuroni) del cervello.

Cause

Non si conoscono con esattezza quali siano le cause del morbo di Alzheimer, ma sappiamo che i danni al cervello iniziano a comparire già 10 o 20 anni prima che i sintomi diventino evidenti nel comportamento.

Gli ammassi iniziano a svilupparsi in una zona profonda del cervello (la corteccia entorinale), mentre le placche si formano in altre zone. Con la formazione delle placche e degli ammassi i neuroni sani iniziano a perdere efficienza, in seguito cominciano a non funzionare più e a non comunicare più tra di loro ed alla fine muoiono.

Questo processo di degrado si diffonde in una struttura vicina, l’ippocampo, che è necessaria per il processo di memorizzazione. Più i neuroni muoiono, più le zone del cervello colpite iniziano a rimpicciolirsi. Con lo stadio finale del morbo di Alzheimer il danno è diffuso ovunque e il tessuto cerebrale si è ridotto in maniera significativa.

La malattia si sviluppa a causa di una complessa catena di eventi che avvengono nel cervello sul lungo periodo, probabilmente le cause sono legate a fattori di ordine genetico, ambientale e riguardanti lo stile di vita. Poiché le informazioni genetiche e lo stile di vita delle persone variano molto, l’importanza di questi fattori per prevenire il morbo di Alzheimer, oppure per rallentarne il decorso, varia da persona a persona.

I fondamenti

I ricercatori stanno compiendo ricerche per conoscere meglio le placche, gli ammassi e le altre caratteristiche del morbo di Alzheimer. Ora hanno la possibilità di vedere le placche tramite l’imaging del cervello di persone vive. Stanno anche esplorando le primissime fasi della malattia. Le scoperte fatte grazie a queste ricerche li aiuteranno a comprendere le cause del morbo di Alzheimer.

Uno dei misteri legati al morbo di Alzheimer è perché colpisca quasi esclusivamente gli anziani, per far luce su questo fatto sono in corso ricerche sulle modalità normali di invecchiamento del cervello: ad esempio i ricercatori stanno scoprendo in che modo le alterazioni del cervello dovute all’invecchiamento possano danneggiare i neuroni e contribuire così alla comparsa del morbo. Tra questi cambiamenti legati all’invecchiamento troviamo l’infiammazione e la produzione di molecole instabili, i cosiddetti radicali liberi.

Fattori genetici

In rari casi i pazienti sviluppano il morbo di Alzheimer tra i 30 e i 50 anni perchè per loro la malattia è ereditaria: in queste persone si ha una mutazione, ovvero un cambiamento definitivo, in uno dei geni ereditati da un genitore. Sappiamo che queste mutazioni genetiche causano il morbo di Alzheimer con esordio precoce.

Al contrario, nella maggior parte della popolazione colpita, l’esordio dell’Alzheimer è tardivo e di solito avviene dopo i 60 anni.

Fattori legati allo stile di vita

Una dieta completa, il regolare esercizio fisico, una sana vita sociale e occupazioni che stimolino la mente possono aiutare a rimanere in salute. Le nuove ricerche suggeriscono la possibilità che questi fattori potrebbero essere utili per diminuire il rischio di deficit cognitivi e Alzheimer, gli scienziati stanno compiendo ricerche sulla connessione tra i problemi cognitivi dovuti all’invecchiamento e le malattie cardiache, l’ipertensione, il diabete e l’obesità. Capire queste connessioni e rilevarle con gli esperimenti clinici ci aiuterà a comprendere se riducendo i fattori di rischio per queste altre malattie avrà una qualche utilità anche per combattere il morbo di Alzheimer.

Sintomi

I problemi di memoria sono uno dei primi segni del morbo di Alzheimer.

Alcune persone che hanno problemi di memoria in realtà sono affette da un altro tipo di disturbo, una compromissione cognitiva amnesica lieve (MCI amnesica), hanno più problemi di memoria rispetto alle persone sane della loro età, ma i loro sintomi non sono così gravi come quelli del morbo di Alzheimer. Le persone affette da MCI hanno tuttavia maggiori probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto a quelle sane.

Anche altri cambiamenti possono essere segnali d’allarme dei primissimi stadi del morbo di Alzheimer: esisterebbe per esempio una connessione tra alcune difficoltà di movimento e la MCI amnesica e sono state evidenziate connessioni tra alcuni problemi di olfatto ed i problemi cognitivi.

Sintomi Alzheimer lieve

Con il progredire della malattia continua la perdita di memoria e appaiono alterazioni in altre abilità cognitive, tra i problemi frequenti possiamo individuare la tendenza a:

  • perdere l’orientamento,
  • aver problemi quando si maneggia il denaro o si deve pagare il conto,
  • ripetere le domande,
  • impiegare più tempo del solito a svolgere le normali attività,
  • non valutare correttamente le situazioni,
  • cambiare l’umore e la personalità.

La prima diagnosi di solito avviene in questa fase.

I principali sintomi caratteristici di questo stadio sono:

  • Il malato sembra non aver più voglia né gusto di vivere: non intraprende alcuna attività.
  • Perde la memoria dei fatti recenti, però questo non si nota né dall’aspetto fisico né dalla conversazione casuale.
  • Perde confidenza con i soldi.
  • Ha difficoltà nell’imparare cose nuove e nel fissarle nella memoria.
  • Ha problemi a trovare le parole: può sostituire o inventare parole che assomigliano a quelle dimenticate, o hanno un significato simile.
  • Può smettere di parlare per evitare di commettere errori.
  • La capacità di concentrazione diminuisce, così come la motivazione a continuare l’attività che sta svolgendo.
  • Si perde con facilità, anche nei luoghi che gli sono familiari.
  • Oppone resistenza al cambiamento o alle novità.
  • Ha problemi a organizzarsi e a pensare in modo logico.
  • Ripete le stesse domande più volte.
  • Si ritira in sé stesso, perde interesse, è irritabile; non è più sensibile ai sentimenti degli altri; è insolitamente arrabbiato in situazioni di stanchezza o di frustrazione.
  • Non prende decisioni, ad esempio quando gli si chiede cosa vuol mangiare afferma: “Prendo quel che prendi tu.”
  • Impiega più tempo del solito per fare i lavori di casa ed è turbato se deve fare in fretta o se avviene qualcosa di imprevisto.
  • Dimentica di pagare, paga di più del dovuto o dimentica come si fa per pagare: può dare al cassiere il portafoglio, anziché la somma di denaro richiesta.
  • Dimentica di mangiare, mangia solo un certo alimento oppure mangia in continuazione.
  • Perde le cose o le mette al posto sbagliato; le nasconde in luoghi insoliti o dimentica dove andrebbero sistemate, ad esempio mettendo i vestiti in lavastoviglie.
  • Controlla, cerca o ammucchia costantemente cose senza alcun valore.

Sintomi Alzheimer moderato

In questo stadio i danni si verificano nelle zone del cervello che controllano

  • il linguaggio,
  • il ragionamento,
  • l’elaborazione delle informazioni sensoriali,
  • il pensiero cosciente.

La perdita di memoria e la confusione aumentano e i malati iniziano ad avere problemi nel riconoscere i famigliari e gli amici. Possono non essere in grado di imparare cose nuove, di svolgere dei compiti che comportano una successione di passaggi (ad esempio vestirsi) o di affrontare situazioni nuove. Possono avere allucinazioni, manie e paranoie, e possono comportarsi impulsivamente.

In questo stadio i cambiamenti che è possibile riconoscere sono:

  • Le alterazioni del comportamento, le preoccupazioni per l’aspetto fisico, per l’igiene e per il sonno diventano più frequenti.
  • Confonde le identità delle persone: può pensare che suo figlio sia in realtà suo fratello o che la moglie sia un’estranea.
  • I problemi intellettivi causano minacce alla sua sicurezza, se lo si lascia solo: può vagabondare e non rendersi conto dei rischi che corre, può avvelenarsi, cadere, trascurarsi o farsi raggirare da qualche malintenzionato.
  • Ha dei problemi a riconoscere le persone che gli sono familiari e gli oggetti che gli appartengono; può appropriarsi di cose non sue.
  • Ripete in continuazione storie, parole o frasi che gli piacciono oppure movimenti, come ad esempio strappare fazzoletti di carta.
  • Nel tardo pomeriggio o alla sera compie movimenti ripetitivi, senza sosta: ad esempio può camminare, girare i pomelli delle porte o toccare le tende.
  • Non è in grado di organizzare i pensieri né di seguire spiegazioni logiche.
  • Ha dei problemi a seguire appunti scritti o a portare a termine delle attività.
  • Si inventa delle bugie per riempire i buchi di memoria. Ad esempio, potrebbe dire: “Tanto arriverà mia madre, quando avrà finito di lavorare”.
  • Può essere in grado di leggere, ma non di formulare la risposta corretta a una domanda scritta.
  • Può accusare, minacciare, imprecare, agitarsi o comportarsi in modo inadeguato, ad esempio dando calci e pugni, mordendo, gridando o graffiando.
  • Può trascurarsi o dimenticare le buone maniere.
  • Può avere allucinazioni visive, uditive o sensoriali.
  • Può accusare il coniuge di avere un’altra relazione o i famigliari di avergli rubato qualcosa.
  • Si appisola con frequenza oppure si sveglia in piena notte credendo che sia l’ora di andare al lavoro.
  • Ha maggiori difficoltà a posizionare il proprio corpo quando usa il water o si siede.
  • Può pensare che l’immagine dello specchio lo segua o che le vicende trasmesse in tv accadano a lui/lei.
  • Ha bisogno di aiuto per trovare il bagno, per usare la doccia, per ricordarsi di bere e per vestirsi in maniera adatta al tempo o alla circostanza.
  • La sua condotta sessuale è inappropriata: può scambiare il coniuge per qualcun altro. Dimentica quali sono i comportamenti privati, e può svestirsi o masturbarsi in pubblico.

Alzheimer grave

Arrivati all’ultimo stadio le placche e gli ammassi si sono diffusi in tutto il cervello ed il tessuto cerebrale ha diminuito di molto le sue dimensioni. Le persone affette da Alzheimer grave non riescono a comunicare e sono completamente dipendenti da chi si prende cura di loro. Quando l’organismo è vicino alla fine il paziente può dover restare nel letto per la maggior parte del tempo o sempre.

In questa fase i cambiamenti riconoscibili possono essere:

  • Non riconosce se stesso né i parenti.
  • Pronuncia parole senza senso, è muto o si fa capire con difficoltà.
  • Può rifiutarsi di mangiare, può soffocare o dimenticarsi di deglutire.
  • Può urlare in continuazione oppure toccare tutto quel che vede.
  • Perde il controllo dell’intestino e della vescica.
  • Dimagrisce e quindi la pelle diventa sottile e si ferisce facilmente.
  • Può essere a disagio o urlare quando lo si sposta o tocca.
  • Dimentica come si fa a camminare, oppure non è abbastanza sicuro da stare in piedi o camminare da solo.
  • Può soffrire di convulsioni; spesso può cadere e farsi male, oppure soffrire di infezioni.
  • Può lamentarsi, urlare o borbottare ad alta voce.
  • Dorme di più.
  • Ha bisogno di assistenza per tutte le attività quotidiane.

Diagnosi

La diagnosi di Alzheimer diventa definitiva solo dopo la morte del paziente ed il decorso della malattia viene messo in relazione con gli esiti dell’esame autoptico del tessuto cerebrale.

Al giorno d’oggi i medici hanno diversi metodi e strumenti per determinare con sufficiente accuratezza se una persona con problemi di memoria è affetta da Alzheimer possibile (quando i sintomi potrebbero anche essere dovuti a un’altra causa) oppure probabile (quando non si riesce a individuare nessun’altra causa per i sintomi).

Per diagnosticare il morbo di Alzheimer, i medici:

  • si informano sullo stato di salute generale del paziente, sui problemi clinici avuti in passato, sulla capacità di svolgere le attività quotidiane e sugli eventuali cambiamenti del comportamento e della personalità.
  • somministrano test riguardanti la memoria, la capacità di risolvere problemi, l’attenzione, la capacità di contare e il linguaggio
  • consigliano altri esami clinici, ad esempio esami del sangue, delle urine o del midollo spinale
  • esaminano il cervello, con esami come la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica.

Questi esami possono essere ripetuti per dare informazioni su come la memoria del paziente varia nel corso del tempo.

La diagnosi precoce è utile per diversi motivi. Se la malattia viene diagnosticata precocemente e si inizia la terapia quando è ancora nei primi stadi si può conservare la funzionalità del cervello per mesi o addirittura anni, anche se se il processo degenerativo dovuto all’Alzheimer non può essere arrestato. La diagnosi precoce può anche aiutare le famiglie a fare progetti per il futuro, a trovare una casa più adatta al malato, a occuparsi delle questioni finanziarie e legali e a sviluppare reti di supporto.

Cura e terapia

Il morbo di Alzheimer è una malattia complessa e non esiste alcuna bacchetta magica in grado di prevenirlo o di curarlo. Questo è il motivo per cui le terapie che oggi abbiamo a disposizione si concentrano su diversi aspetti, tra cui:

  • la salvaguardia delle capacità mentali,
  • la gestione dei sintomi comportamentali
  • il rallentamento del decorso della malattia,
  • la prevenzione.

Salvaguardia delle capacità mentali

Esistono quattro farmaci approvati dalla Food and Drug Administration americana per la cura del morbo di Alzheimer:

  • donepezil (Aricept®),
  • rivastigmina (Exelon®)
  • galantamina (Reminyl®)

Questi 3 farmaci vengono usati per curare l’Alzheimer da lieve a moderato (il donepezil può anche essere usato per l’Alzheimer grave).

  • nemantina (Namenda®)

Quest’ultima viene usata per curare l’Alzheimer da moderato a grave, ma al momento non è in commercio in Italia.

Il funzionamento di questi farmaci si basa sulla regolazione dei neurotrasmettitori (le sostanze chimiche che trasmettono i messaggi tra i neuroni), possono contribuire alla salvaguardia del pensiero, della memoria e delle abilità di parola e dimostrarsi efficaci con determinati problemi comportamentali. Tuttavia questi farmaci non modificano il decorso della malattia e possono dimostrarsi utili solo per un periodo che va da alcuni mesi ad alcuni anni.

Gestione dei sintomi comportamentali

Tra i sintomi comportamentali più comuni del morbo di Alzheimer troviamo:

  • insonnia,
  • agitazione,
  • vagabondaggio,
  • ansia,
  • aggressività,
  • depressione.

I ricercatori stanno scoprendo perché si verificano questi sintomi e stanno studiando nuove terapie, farmacologiche e non, per gestirli. La terapia dei sintomi comportamentali spesso rende più autonomi i malati di Alzheimer e facilita il compito di chi li assiste.

Aiutare la famiglia

Assistere un malato di Alzheimer può avere enormi costi fisici, emotivi e finanziari. Le necessità di cura quotidiana, il cambiamento dei ruoli all’interno della famiglia e la difficoltà di decidere verso quale struttura indirizzare il malato possono essere difficili da affrontare.

Una strategia importante, valida sul lungo periodo, è quella di documentarsi il più possibile sull’Alzheimer: i programmi che insegnano alle famiglie quali sono le varie fasi dell’Alzheimer e quali strategie e pratiche flessibili adottare quando la cura del malato è più difficile, forniscono un aiuto di vitale importanza a tutti coloro che assistono un paziente.

Anche sviluppare le opportune strategie di convivenza con la malattia e una forte rete di aiuto, costituita da famigliari e amici, sono due modi importanti con cui chi assiste il malato può gestire lo stress dovuto all’assistenza continua: ad esempio, se si fa attività fisica si possono avere ricadute positive sul fisico e sull’umore.

Alcune persone che assistono ritengono che partecipare a un gruppo di aiuto apposito sia una vera e propria ancora di salvezza, questi gruppi permettono a chi assiste un malato di trovare un momento di tregua, di esprimere le proprie preoccupazioni, di condividere il proprio vissuto, di ricevere consigli e solidarietà emotiva.

Per approfondire

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. enrico

    mia moglie lorena di anni 69 affetta da alzaimer da 6 anni, ora alla fase grave non si alza più dal letto,non riconosce nessuno, dorme quasi sempre non apre più la bocca per mangiare e la dobbiamo nutrire con una siringa in bocca e con alimenti completi che acquisto in farmacia. però non so la quantità di questi alimenti che le devo dare. calcolo le calorie, ma i medici sono in disaccordo, chi dice che bastano poche calorie perché non consuma, e chi dice che invece deve assumere le calorie di una persona normale. siccome io calcolo tutte le calorie che assume, secondo lei quante ne deve assumere??? grazie per i suoi consigli

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Ritengo che ne debba assumere meno di una persona che conduca una vita più attiva, ma in questi casi il mio consiglio è di affidarsi al proprio giudizio, alla propria sensibilità; la conosce meglio di chiunque altro e vedendola tutti i giorni deve cercare di fare in modo di non farla gonfiare in viso nè vederla deperire.

  2. La figlia piccola

    Mio papà 89 anni é alla sua fase conclusiva.
    Da parecchi anni gli é stato diagnosticato il morbo di alzheimer e non potendo tenerlo in casa abbiamo deciso di ricoverarlo in una casa di riposo.
    Arrivo alla domanda che tanto mi preme perché non ha senso raccontarle tutto
    In questa ultima fase dove lui é quasi sempre assente si sveglia solo quando lo chiamiamo,
    Che effetto gli fa la nostra presenza, ha la sensazione che noi siamo lì con lui e quando ci osserva c’é un minimo di speranza che in qualche modo ci possa conoscere?
    Insomma facciamo bene a cercare di mantenere un dialogo con lui o lo mettiamo più in confusione?
    La ringrazio per il tempo che dedicherà al mio commento

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      A mio parere fa benissimo; non posso garantirle che avverta la vostra presenza per tutto il tempo, ma se anche solo lo percepisse per un unico istante ne varrebbe ugualmente la pena per lui.

  3. anonimo

    salve dottore ho letto da qualche parte che il morbo di alzheimer puo colpire anchei giovani. appena letto l’articolo mi sono subito preoccupato dato che prendo psicofarmaci e ho avuto 2 nonne con questa patologia e demenza senile. mi tranquillizzi carissimo dott grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Sono situazioni rarissime, non ha motivo di temerlo.

  4. Simona

    Caro dottore ho mio padre che ha 74 anni affetto da alzaimer diagnosticato da 6 anni. Adesso è’ nella fase che non ha lì stimoli di andare in bagno quindi gli abbiamo messo il pannolone e nella notte dorme sempre meno e sinceramente sono più’ preoccupata per mia madre. A questo proposito vorrei sapere se esiste una legge per poter usufruire di una persona esterna che possa,anche per uno o due giorni a settimana sostituire mia madre per poter dare un po’ di respiro a quest’ultima. Cordiali saluti e grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo temo di no, ma può provare a contattare l’ASL e verificare se si siano magari iniziative locali.

    2. Di fantasia

      Chiedi l’invalidità civile al cento per cento e l’accompagnamento. Sono cinquecento euro al mese, puoi tranquillamente pagare una persona.

  5. maria

    Voglio precisare che non una malattia dell’anziano, purtroppo può ammalarsi anche verso i sessant’anni o prima, ce ne sono sempre di più ed inoltre non è vero che una persona allenata fisicamente ed intellettualmente è meno soggetto a questa malattia. Mio marito era in forma sia fisicamente che intellettualmente ed ora all’età di 65 anni è nella fase finale della malattia. Non date informazioni sbagliate, la realtà è che si ancora lontani dal capire come curare questa malattia e anche se ci si accorge subito ai primi sintomi, non si può fare nulla assolutamente nulla. Non date false illusioni e date informazioni giuste. Non è una malattia che viene ai vecchi !!!!!! E una malattia che può venire a chiunque e fa paura.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Comprendo le ragioni del suo intervento e, mi creda, le rispetto totalmente; è però importante precisare che quello che si intende parlando di età e di condizione fisica è che si tratta di fattori di rischio, ossia i soggetti con età avanzata e con una vita sedentaria hanno una probabilità maggiore di sviluppare la malattia e questo non significa purtroppo che una buona condizione fisica ne prevenga sempre la comparsa. Questo ovviamente non è una mia teoria, ma un fatto che iniziare ad essere accertato da diversi studi.

  6. mirco 80

    Se muore un paziente di Alzheimer in fase grave,soffocato da alimenti,la colpa è di chi lo ha nutrito??grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Impossibile dire se ci sia stata negligenza, purtroppo in forme avanzate possono esserci anche gravi problemi di deglutizione.

  7. Marilù

    gentile dottore una domanda:
    la demenza del morbo di Alzheimer è uguale a quella di Parkinson o tra le due malattie, vi è una differenza in questo? chiedo perchè ho familiari con entrambe le malattie! grazie

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