Morbo di Alzheimer: sintomi, centri ed assistenza

Ultimo Aggiornamento: 1354 giorni

Link sponsorizzati

Introduzione

Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza irreversibile e progressiva che distrugge lentamente la memoria e le capacità cognitive e, infine, impedisce al paziente di portare a termine persino i compiti più semplici. Nella maggior parte delle persone affette dal morbo di Alzheimer i sintomi compaiono per la prima volta dopo i 60 anni.

Il morbo di Alzheimer è la forma di demenza senile più comune, demenza significa perdita delle capacità cognitive (pensiero, memoria e ragionamento) in misura tale da interferire con la vita e le attività quotidiane della persona: secondo stime recenti in Italia i malati di Alzheimer sono circa 520.000  ed i nuovi casi sono stimabili in circa 80.000 all’anno.

Prima malata di Alzheimer (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Auguste_D_aus_Marktbreit.jpg)

Prima malata di Alzheimer (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Auguste_D_aus_Marktbreit.jpg)

La malattia deve il suo nome allo scopritore, un medico che si chiamava Alois Alzheimer, che nel 1906 scoprì dei cambiamenti nel tessuto cerebrale di una donna deceduta per una strana malattia mentale. Tra i suoi sintomi c’erano perdite di memoria, problemi di linguaggio e imprevedibilità del comportamento. A seguito della morte il medico esaminò il suo cervello e scoprì molte macchie anomale (che ora vengono definite placche amiloidi) e grovigli di fibre (ora definiti ammassi neurofibrillari).

Le placche e gli ammassi all’interno del cervello sono due delle caratteristiche biologiche del morbo di Alzheimer, la terza caratteristica è la perdita di connessioni tra le cellule nervose (i neuroni) del cervello.

Cause

Non si conoscono con esattezza quali siano le cause del morbo di Alzheimer, ma sappiamo che i danni al cervello iniziano a comparire già 10 o 20 anni prima che i sintomi diventino evidenti nel comportamento.

Gli ammassi iniziano a svilupparsi in una zona profonda del cervello (la corteccia entorinale), mentre le placche si formano in altre zone. Con la formazione delle placche e degli ammassi i neuroni sani iniziano a perdere efficienza, in seguito cominciano a non funzionare più e a non comunicare più tra di loro ed alla fine muoiono.

Questo processo di degrado si diffonde in una struttura vicina, l’ippocampo, che è necessaria per il processo di memorizzazione. Più i neuroni muoiono, più le zone del cervello colpite iniziano a rimpicciolirsi. Con lo stadio finale del morbo di Alzheimer il danno è diffuso ovunque e il tessuto cerebrale si è ridotto in maniera significativa.

La malattia si sviluppa a causa di una complessa catena di eventi che avvengono nel cervello sul lungo periodo, probabilmente le cause sono legate a fattori di ordine genetico, ambientale e riguardanti lo stile di vita. Poiché le informazioni genetiche e lo stile di vita delle persone variano molto, l’importanza di questi fattori per prevenire il morbo di Alzheimer, oppure per rallentarne il decorso, varia da persona a persona.

I fondamenti

I ricercatori stanno compiendo ricerche per conoscere meglio le placche, gli ammassi e le altre caratteristiche del morbo di Alzheimer. Ora hanno la possibilità di vedere le placche tramite l’imaging del cervello di persone vive. Stanno anche esplorando le primissime fasi della malattia. Le scoperte fatte grazie a queste ricerche li aiuteranno a comprendere le cause del morbo di Alzheimer.

Uno dei misteri legati al morbo di Alzheimer è perché colpisca quasi esclusivamente gli anziani, per far luce su questo fatto sono in corso ricerche sulle modalità normali di invecchiamento del cervello: ad esempio i ricercatori stanno scoprendo in che modo le alterazioni del cervello dovute all’invecchiamento possano danneggiare i neuroni e contribuire così alla comparsa del morbo. Tra questi cambiamenti legati all’invecchiamento troviamo l’infiammazione e la produzione di molecole instabili, i cosiddetti radicali liberi.

Fattori genetici

In rari casi i pazienti sviluppano il morbo di Alzheimer tra i 30 e i 50 anni perchè per loro la malattia è ereditaria: in queste persone si ha una mutazione, ovvero un cambiamento definitivo, in uno dei geni ereditati da un genitore. Sappiamo che queste mutazioni genetiche causano il morbo di Alzheimer con esordio precoce.

Al contrario, nella maggior parte della popolazione colpita, l’esordio dell’Alzheimer è tardivo e di solito avviene dopo i 60 anni.

Fattori legati allo stile di vita

Una dieta completa, il regolare esercizio fisico, una sana vita sociale e occupazioni che stimolino la mente possono aiutare a rimanere in salute. Le nuove ricerche suggeriscono la possibilità che questi fattori potrebbero essere utili per diminuire il rischio di deficit cognitivi e Alzheimer, gli scienziati stanno compiendo ricerche sulla connessione tra i problemi cognitivi dovuti all’invecchiamento e le malattie cardiache, l’ipertensione, il diabete e l’obesità. Capire queste connessioni e rilevarle con gli esperimenti clinici ci aiuterà a comprendere se riducendo i fattori di rischio per queste altre malattie avrà una qualche utilità anche per combattere il morbo di Alzheimer.

Sintomi

I problemi di memoria sono uno dei primi segni del morbo di Alzheimer.

Alcune persone che hanno problemi di memoria in realtà sono affette da un altro tipo di disturbo, una compromissione cognitiva amnesica lieve (MCI amnesica), hanno più problemi di memoria rispetto alle persone sane della loro età, ma i loro sintomi non sono così gravi come quelli del morbo di Alzheimer. Le persone affette da MCI hanno tuttavia maggiori probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto a quelle sane.

Anche altri cambiamenti possono essere segnali d’allarme dei primissimi stadi del morbo di Alzheimer: esisterebbe per esempio una connessione tra alcune difficoltà di movimento e la MCI amnesica e sono state evidenziate connessioni tra alcuni problemi di olfatto ed i problemi cognitivi.

Sintomi Alzheimer lieve

Con il progredire della malattia continua la perdita di memoria e appaiono alterazioni in altre abilità cognitive, tra i problemi frequenti possiamo individuare la tendenza a:

  • perdere l’orientamento,
  • aver problemi quando si maneggia il denaro o si deve pagare il conto,
  • ripetere le domande,
  • impiegare più tempo del solito a svolgere le normali attività,
  • non valutare correttamente le situazioni,
  • cambiare l’umore e la personalità.

La prima diagnosi di solito avviene in questa fase.

I principali sintomi caratteristici di questo stadio sono:

  • Il malato sembra non aver più voglia né gusto di vivere: non intraprende alcuna attività.
  • Perde la memoria dei fatti recenti, però questo non si nota né dall’aspetto fisico né dalla conversazione casuale.
  • Perde confidenza con i soldi.
  • Ha difficoltà nell’imparare cose nuove e nel fissarle nella memoria.
  • Ha problemi a trovare le parole: può sostituire o inventare parole che assomigliano a quelle dimenticate, o hanno un significato simile.
  • Può smettere di parlare per evitare di commettere errori.
  • La capacità di concentrazione diminuisce, così come la motivazione a continuare l’attività che sta svolgendo.
  • Si perde con facilità, anche nei luoghi che gli sono familiari.
  • Oppone resistenza al cambiamento o alle novità.
  • Ha problemi a organizzarsi e a pensare in modo logico.
  • Ripete le stesse domande più volte.
  • Si ritira in sé stesso, perde interesse, è irritabile; non è più sensibile ai sentimenti degli altri; è insolitamente arrabbiato in situazioni di stanchezza o di frustrazione.
  • Non prende decisioni, ad esempio quando gli si chiede cosa vuol mangiare afferma: “Prendo quel che prendi tu.”
  • Impiega più tempo del solito per fare i lavori di casa ed è turbato se deve fare in fretta o se avviene qualcosa di imprevisto.
  • Dimentica di pagare, paga di più del dovuto o dimentica come si fa per pagare: può dare al cassiere il portafoglio, anziché la somma di denaro richiesta.
  • Dimentica di mangiare, mangia solo un certo alimento oppure mangia in continuazione.
  • Perde le cose o le mette al posto sbagliato; le nasconde in luoghi insoliti o dimentica dove andrebbero sistemate, ad esempio mettendo i vestiti in lavastoviglie.
  • Controlla, cerca o ammucchia costantemente cose senza alcun valore.

Sintomi Alzheimer moderato

In questo stadio i danni si verificano nelle zone del cervello che controllano

  • il linguaggio,
  • il ragionamento,
  • l’elaborazione delle informazioni sensoriali,
  • il pensiero cosciente.

La perdita di memoria e la confusione aumentano e i malati iniziano ad avere problemi nel riconoscere i famigliari e gli amici. Possono non essere in grado di imparare cose nuove, di svolgere dei compiti che comportano una successione di passaggi (ad esempio vestirsi) o di affrontare situazioni nuove. Possono avere allucinazioni, manie e paranoie, e possono comportarsi impulsivamente.

In questo stadio i cambiamenti che è possibile riconoscere sono:

  • Le alterazioni del comportamento, le preoccupazioni per l’aspetto fisico, per l’igiene e per il sonno diventano più frequenti.
  • Confonde le identità delle persone: può pensare che suo figlio sia in realtà suo fratello o che la moglie sia un’estranea.
  • I problemi intellettivi causano minacce alla sua sicurezza, se lo si lascia solo: può vagabondare e non rendersi conto dei rischi che corre, può avvelenarsi, cadere, trascurarsi o farsi raggirare da qualche malintenzionato.
  • Ha dei problemi a riconoscere le persone che gli sono familiari e gli oggetti che gli appartengono; può appropriarsi di cose non sue.
  • Ripete in continuazione storie, parole o frasi che gli piacciono oppure movimenti, come ad esempio strappare fazzoletti di carta.
  • Nel tardo pomeriggio o alla sera compie movimenti ripetitivi, senza sosta: ad esempio può camminare, girare i pomelli delle porte o toccare le tende.
  • Non è in grado di organizzare i pensieri né di seguire spiegazioni logiche.
  • Ha dei problemi a seguire appunti scritti o a portare a termine delle attività.
  • Si inventa delle bugie per riempire i buchi di memoria. Ad esempio, potrebbe dire: “Tanto arriverà mia madre, quando avrà finito di lavorare”.
  • Può essere in grado di leggere, ma non di formulare la risposta corretta a una domanda scritta.
  • Può accusare, minacciare, imprecare, agitarsi o comportarsi in modo inadeguato, ad esempio dando calci e pugni, mordendo, gridando o graffiando.
  • Può trascurarsi o dimenticare le buone maniere.
  • Può avere allucinazioni visive, uditive o sensoriali.
  • Può accusare il coniuge di avere un’altra relazione o i famigliari di avergli rubato qualcosa.
  • Si appisola con frequenza oppure si sveglia in piena notte credendo che sia l’ora di andare al lavoro.
  • Ha maggiori difficoltà a posizionare il proprio corpo quando usa il water o si siede.
  • Può pensare che l’immagine dello specchio lo segua o che le vicende trasmesse in tv accadano a lui/lei.
  • Ha bisogno di aiuto per trovare il bagno, per usare la doccia, per ricordarsi di bere e per vestirsi in maniera adatta al tempo o alla circostanza.
  • La sua condotta sessuale è inappropriata: può scambiare il coniuge per qualcun altro. Dimentica quali sono i comportamenti privati, e può svestirsi o masturbarsi in pubblico.

Alzheimer grave

Arrivati all’ultimo stadio le placche e gli ammassi si sono diffusi in tutto il cervello ed il tessuto cerebrale ha diminuito di molto le sue dimensioni. Le persone affette da Alzheimer grave non riescono a comunicare e sono completamente dipendenti da chi si prende cura di loro. Quando l’organismo è vicino alla fine il paziente può dover restare nel letto per la maggior parte del tempo o sempre.

In questa fase i cambiamenti riconoscibili possono essere:

  • Non riconosce se stesso né i parenti.
  • Pronuncia parole senza senso, è muto o si fa capire con difficoltà.
  • Può rifiutarsi di mangiare, può soffocare o dimenticarsi di deglutire.
  • Può urlare in continuazione oppure toccare tutto quel che vede.
  • Perde il controllo dell’intestino e della vescica.
  • Dimagrisce e quindi la pelle diventa sottile e si ferisce facilmente.
  • Può essere a disagio o urlare quando lo si sposta o tocca.
  • Dimentica come si fa a camminare, oppure non è abbastanza sicuro da stare in piedi o camminare da solo.
  • Può soffrire di convulsioni; spesso può cadere e farsi male, oppure soffrire di infezioni.
  • Può lamentarsi, urlare o borbottare ad alta voce.
  • Dorme di più.
  • Ha bisogno di assistenza per tutte le attività quotidiane.

Diagnosi

La diagnosi di Alzheimer diventa definitiva solo dopo la morte del paziente ed il decorso della malattia viene messo in relazione con gli esiti dell’esame autoptico del tessuto cerebrale.

Al giorno d’oggi i medici hanno diversi metodi e strumenti per determinare con sufficiente accuratezza se una persona con problemi di memoria è affetta da Alzheimer possibile (quando i sintomi potrebbero anche essere dovuti a un’altra causa) oppure probabile (quando non si riesce a individuare nessun’altra causa per i sintomi).

Per diagnosticare il morbo di Alzheimer, i medici:

  • si informano sullo stato di salute generale del paziente, sui problemi clinici avuti in passato, sulla capacità di svolgere le attività quotidiane e sugli eventuali cambiamenti del comportamento e della personalità.
  • somministrano test riguardanti la memoria, la capacità di risolvere problemi, l’attenzione, la capacità di contare e il linguaggio
  • consigliano altri esami clinici, ad esempio esami del sangue, delle urine o del midollo spinale
  • esaminano il cervello, con esami come la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica.

Questi esami possono essere ripetuti per dare informazioni su come la memoria del paziente varia nel corso del tempo.

La diagnosi precoce è utile per diversi motivi. Se la malattia viene diagnosticata precocemente e si inizia la terapia quando è ancora nei primi stadi si può conservare la funzionalità del cervello per mesi o addirittura anni, anche se se il processo degenerativo dovuto all’Alzheimer non può essere arrestato. La diagnosi precoce può anche aiutare le famiglie a fare progetti per il futuro, a trovare una casa più adatta al malato, a occuparsi delle questioni finanziarie e legali e a sviluppare reti di supporto.

Cura e terapia

Il morbo di Alzheimer è una malattia complessa e non esiste alcuna bacchetta magica in grado di prevenirlo o di curarlo. Questo è il motivo per cui le terapie che oggi abbiamo a disposizione si concentrano su diversi aspetti, tra cui:

  • la salvaguardia delle capacità mentali,
  • la gestione dei sintomi comportamentali
  • il rallentamento del decorso della malattia,
  • la prevenzione.

Salvaguardia delle capacità mentali

Esistono quattro farmaci approvati dalla Food and Drug Administration americana per la cura del morbo di Alzheimer:

  • donepezil (Aricept®),
  • rivastigmina (Exelon®)
  • galantamina (Reminyl®)

Questi 3 farmaci vengono usati per curare l’Alzheimer da lieve a moderato (il donepezil può anche essere usato per l’Alzheimer grave).

  • nemantina (Namenda®)

Quest’ultima viene usata per curare l’Alzheimer da moderato a grave, ma al momento non è in commercio in Italia.

Il funzionamento di questi farmaci si basa sulla regolazione dei neurotrasmettitori (le sostanze chimiche che trasmettono i messaggi tra i neuroni), possono contribuire alla salvaguardia del pensiero, della memoria e delle abilità di parola e dimostrarsi efficaci con determinati problemi comportamentali. Tuttavia questi farmaci non modificano il decorso della malattia e possono dimostrarsi utili solo per un periodo che va da alcuni mesi ad alcuni anni.

Gestione dei sintomi comportamentali

Tra i sintomi comportamentali più comuni del morbo di Alzheimer troviamo:

  • insonnia,
  • agitazione,
  • vagabondaggio,
  • ansia,
  • aggressività,
  • depressione.

I ricercatori stanno scoprendo perché si verificano questi sintomi e stanno studiando nuove terapie, farmacologiche e non, per gestirli. La terapia dei sintomi comportamentali spesso rende più autonomi i malati di Alzheimer e facilita il compito di chi li assiste.

Aiutare la famiglia

Assistere un malato di Alzheimer può avere enormi costi fisici, emotivi e finanziari. Le necessità di cura quotidiana, il cambiamento dei ruoli all’interno della famiglia e la difficoltà di decidere verso quale struttura indirizzare il malato possono essere difficili da affrontare.

Una strategia importante, valida sul lungo periodo, è quella di documentarsi il più possibile sull’Alzheimer: i programmi che insegnano alle famiglie quali sono le varie fasi dell’Alzheimer e quali strategie e pratiche flessibili adottare quando la cura del malato è più difficile, forniscono un aiuto di vitale importanza a tutti coloro che assistono un paziente.

Anche sviluppare le opportune strategie di convivenza con la malattia e una forte rete di aiuto, costituita da famigliari e amici, sono due modi importanti con cui chi assiste il malato può gestire lo stress dovuto all’assistenza continua: ad esempio, se si fa attività fisica si possono avere ricadute positive sul fisico e sull’umore.

Alcune persone che assistono ritengono che partecipare a un gruppo di aiuto apposito sia una vera e propria ancora di salvezza, questi gruppi permettono a chi assiste un malato di trovare un momento di tregua, di esprimere le proprie preoccupazioni, di condividere il proprio vissuto, di ricevere consigli e solidarietà emotiva.

Per approfondire

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

Articoli correlati

Leggi gli altri articoli delle seguenti categorie:

oppure cerca altri argomenti attraverso l'indice

oppure fai una ricerca tra le centinaia di articoli pubblicati



Aggiornamenti

Non perdere i prossimi articoli ed aggiornamenti, iscriviti con il tuo indirizzo di posta elettronica; non riceverai mai SPAM e potrai cancellarti con un solo click in ogni momento

Servizio in collaborazione con FeedBurner (Google)

Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. taty

    volevo fare una domanda… questa malattia portera’ a nn far camminare la persona affetta dal morbo… saluti…

    1. Mery

      Buongiorno, Alzheimer che brutta malattia, ne soffre mia madre, ormai è nella fase finale, ha tutto e di più, hanno bisogno di molto affetto. Quando è iniziata ero terrorizzata, ho avuto un medico di famiglia che mi ha aiutato molto nelle prime fasi della malattia, essendo anche specialista in psichiatria, ma andando negli anni non potevo più gestirla a casa, adesso è in una RSA è seguita molto. Scusate di questo mio sfogo, buona giornata e grazie

  2. elaflel

    Mia madre di 71 anni è affetta da Alzheimer da circa 1 anno e mezzo e, da quello che ho letto, sembrerebbe essere tra lo stadio di mezzo e quello grave. Comincia ad avere difficoltà nel deambulare a causa di forti dolori articolari anche se noi la sproniamo continuamente. Statisticamente per quanto tempo ancora potrà sopravvivere?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Credo che nessuno possa darle una risposta, le variabili sono troppe.

  3. trapanese45

    Mia moglie e’ stata privata dell’assistenza farmaceutica poiche’ nel test somministrato da un’infermiera era scesa al livello 8/30. Oggi manifesta frequenti mal di testa, stati di panico, fughe, scarsa cura della igiene personale. Non e’ autonoma in tante attivita’, piange spesso per motivi futili e non ricorda dove ha messo gli oggetti.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo non conosco le modalità della sua regione, ma potrebbe provare a fare richiesta attraverso il suo medico di ripetere il test.

  4. FRANCESCA

    Come faccio a capire se mia madre soffe di Alzhemeir? da due anni circa fà cose strane: nasconde spesso la borsa, a volte nn riconosce i figli, non si occupa più della cura della casa, confonde il telefono con il telecomando, a volte apre la porta di casa in attesa del mio rientro (almeno è quello che dice). L’ho fatta visitare da neurologi e psichiatri, le hanno prescritto il Risperdal e il Delecit…ma francamete mi pare che non servano a nulla. sono farmaci adeguati? ho la sensazione che la cosa stia progredendo, difficoltà nel formulare una frase di cui peraltro si accorge, che posso fare? ci sono farmaci più appropriati? leggevo di questo donepezil
    grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      La diagnosi qual è stata?
      Quando l’ultima visita?

    2. francesca

      salve,
      l’ ultima visita risale circa a 40 gg fà, mi hanno parlato di demenza senile o al più di una demenza tipo Alzhemeir…ma nn capisco la differenza fra quest’ultimo e l’ alzhemeir

    3. Dr. Cimurro (farmacista)

      Probabilmente il geriatra intendeva demenza senile di tipo Alzheimer (cioè il morbo omonimo), oppure un’altra forma di demenza.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      No, ma nelle fasi più gravi può predisporre ad altre malattie.

  5. Laura

    Salve
    in pochi conoscono questa malattia, devastante, per il malato e la famiglia. Dopo quattro anni che premevo su mia madre, finalmente abbiamo fatto fare la PET a mio padre, ed è risultato ieri essere quello che in fondo in fondo già immaginavo, Alzheimer.
    Mio padre, medico per una vita, sempre a prendersi cura della riabiltazioni di persone con problemi motori-mentali, ora si è ammalato. La malattia degenera piano piano, dal dimenticare un maglione in un albergo, al non sapere dove andare, al non riuscire a guidare ed al non ricordarsi come si fa un assegno. Poi, se messo sotto pressione, si agita, e la situazione peggiora. Vorrei poter tornare indietro, e farlo curare da prima, obbligare mia madre a vedere che aveva qualcosa che non andava. Ma spesso l’accettazione della malattia è difficile. Così ora, dopo aver perso i nonni con malattie varie (che non sto qui a descrivere) vedrò un uomo consumarsi piano piano. Da domani dovrebbe iniziare una terapia farmacologica, ed in contemporanea anche una cognitiva presso una psichiatra. Spero che almeno si fermi per un pò, perchè noto che ultimamente ha dei momenti peggiori di altri. Grazie, scusate lo sfogo

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non deve scusarsi di nulla, sono io che la ringrazio per la sua testimonianza di quanto sia importante non sottovalutare nessun sintomo e procedere ad accertamenti il prima possibile.

    2. Laura

      Grazie dottore.
      Sa, comincio davvero a credere che il fattore stress sia da considerare per tutta la famiglia del malato. Ieri ho dormito poco e spesso penso a mio padre. Ma siamo umani, ed abbiamo un cuore (almeno alcuni di noi), per cui ora, potremo prenderci cura di mio padre davvero come si deve, e volergli ancora più bene. La malattia ci ricorda che non siamo immortali, e che abbiamo un percorso da seguire. Spero solo che iniziando le varie terapie, riesca a fermare il processo di decadimento.
      Per chi volesse ulteriori informazioni su come ho iniziato a pensare che mio padre fosse malata, è iniziato tutto circa quattro anni fa, in viaggio, spesso sembrava spaesato, spaventato, ma poi vedeva che non era solo e si rasserenava (diverse volte l’ho fermato mentre attraversava la strada con il rosso). Poi, ha cominciato a brontolare da solo, l’ha sempre fatto, ma andare in giro per tutta casa farfugliando cose sensa senso, no. In seguito non ha voluto più guidare… Solo ora lo stiamo costringendo a farlo di nuovo, e debbo dire, che sebbene abbia paura, sembrerebbe avere ripreso un pò di dimestichezza. Poi è cambiato, almeno con me. Al telefono ha cominiciato a voler parlare con me, mentre prima solo ‘ti passo tua madre’… certo, io contenta per il nuovo affiatamento con lui, ma invece ora non faccio che chiedermi di questo cambio di comportamento. Quindi, giocando a carte con i cugini, a burraco, gioco che fa da anni, improvvisamente una sera si è alzato ed ha chiesto come si faceva. Dimentica sempre dove mette le cose… e qualcuno è certo che gliele nasconda (ma in verità sono almeno 15 anni che accusa qualcuno di nascondergli le sue cose, erano i primi sintomi???).
      Una volta ho chiamato casa dei miei per dire che sarei andata lì a cena… gli ho detto di avvisare subito mamma, e non l’ha fatto…
      Spesso mi accorgo che parla in terza persona, e ha uno strano modo di esprimere la sua affettività, come se i sentimenti non li sentisse davvero e quindi non li sapesse più esprimere.
      Grazie, spero che le cose che ho scritto possano servire.

  6. Massi

    Buongiorno Dott,
    mi scusi se disturbo, le volevo chiedere se per questa malattia in fase iniziale, ci sia qualche cura per rallentare il percorso.
    La ringrazio

  7. vilma

    alla mia mamma è stata diagnosticata la malattia da circa 3 anni, ora da circa 3 mesi è allettata le funzioni stanno man mano calando tutte, ha già superato ben 2 focolai di broncopolmonite ed una bruttissima bronchite nello scorso mese di marzo, il suo corpo è ormai devastato da piaghe e decubiti sacrali e sotto il tallone dx, ha avuto uno scompenso cardiaco diagnosticato due anni fà in occasione della prima broncopolmonite, cosa posso fare per alleviare le sue pene non ce la faccio ouù a vederla in questo statao. grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      È seguita da infermieri professionali per le piaghe?

    2. vilma

      Si è seguita da infermiera che viene a domicilio 3 volte la settimana ma il suo decubito e le sue piaghe non sono regredite specialmente negli ultimi due mesi, ormai è in uno stato di dormiveglia non parla quasi più non ha più voglia di nulla, negli ultimi giorni poi lamenta anche dolore non appena la muoviamo nel letto per pulirla aggiustarle i cuscini sembra aver perso la forza di continuare, forse la mia domanda le sembrerà troppo egoista ma le tempistiche per questa malattia quando si è arrivati a questo stadio quali possono essere? Grazie

    3. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non è egoistico, perchè mi rendo perfettamente conto che è una sofferenza vedere soffrire un proprio caro; non è tuttavia possibile dare tempistiche, perchè di fatto il morbo di per sè non è causa di morte.

  8. maria53

    dott. buonasera, purtroppo tutto ciò che è stato detto dai familiari, e molto comune ai sintomi di mia madre di 89anni.
    Il 03/03/2013 è stata ricoverata d’urgenza, perchè rifiutava il cibo ormai da circa 15 gg, una donna molto molto attiva, si era abbandonata completamente per suo volere, rifiutando tutte le cure; a questo punto ho deciso con la forza di spostarla in una clinica più vicina, per mie esigenze logistiche, i medici mi hanno detto chiaramente che, i tempi erano molto stretti, che la situazione ormai era pessima, da premettere che la funzionalità del suo cuore era del 25%, mangiava 1 o 2 cucchiani al giorno di polpa di mela, non riconosceva nessuno e viveva in uno stato di torpore, quindi me la sono portata a casa e mi creda, i medicinali hanno fatto molto (notropil), ma con tutto l’amore, la pazienza e la buona sorte, oggi lei mangia molto, passeggia per casa, parla, guarda la tv, ovviamente assistita 24h al giorno.
    I fatti negativi sono: insonnia perenne, riesce a stare sveglia anche x 4/5 gg consecutivi, ripetizione degli argomenti, il peggio è la mania di persecuzione, c’è sempre qualcuno che è venuta x portarsela via, piange senza ritegno, a quel punto mi sento avvilita e non so cosa fare oltre a parlare molto dolcemente, abbracciandola e baciandola continuamente x rasserenarla.
    Crede che sia il caso di fare ancora un controllo neurologico?
    C’è un farmaco più efficiente del notropil?
    Si può associare un calmante o un antidepressivo, per farla dormire un pò?
    Grazie, mi scuso se sono stata un pò lunga.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo non essendo specialista non mi sento in grado di aiutarla concretamente, ma in generale:

      1. Periodicamente un controllo neurologico è utile a valutare aggiustamenti della terapia, ma a meno di cambiamenti improvvisi non insisterei con visite troppo frequenti perchè stressanti per la signora.
      2. Ci sono sicuramente farmaci più incisivi di Nootropil, ma il rischio è che compaiano anche effetti collaterali (che Nootropil non dà).
      3. Questo sicuramente sì, associare un aiuto per farla riposare non può che essere di beneficio per tutto il nucleo famigliare (paziente compresa).

  9. giovanna

    Salve dottore..mia nonba che x me è tutta la mia vita…da 4anni è affetta da alzhaimer…..é da 3 giorni che è in ospedale…nn mangiava più…n si muove più….è stata ricoverata…..da li si sonp accorti di macchie su tt il corpo…purtroppo ha un tumore……so che l’alzhaimer nn porta di x se alla morte…ma a questo punto penso che nn ci sia rimasto tanto tempo…la prego può darmi la sua opinione??

  10. santyo

    Buon pomeriggio,mia sorella da 4 anni in cura per il morbo di alzhaimer, in questo periodo sta peggiorando tantissimo e la notte nonostante i sonniferi si veglia e dice che suo marito vuole farle del male, io vorrei sapere se esiste qualcosa per calmarla (le ho preso anche una di quelle bambole emphaty doll) dimenticavo ..a mia sorella le hanno diagnosticato la malattia a 53 . Vorrei un suo parere e la ringrazio!
    una sorella disperata!

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Sì, esistono sicuramente farmaci da valutare con lo specialista che possono aiutarla.

    2. santyo

      Stamattina ho gia’ contattato lo specialista…..ma purtroppo ci sono solo dei calmanti che la faranno diventare uno zombie….dicono che ci sono dei farmaci per rallentare questa patologia ma non e’ cosi’, io la ringrazio e buona giornata!!!!

  11. LUCY

    Buonasera dottore.Sono terribilmente triste perchè mio padre da circa 5 anni soffre di alzhaimer.Da un mese la situazione è peggiorata e noi familiari non sappiamo come aiutarlo.Esiste un buon centro di cura in Sicilia?Tra l’altro non possiamo dargli nessun farmaco perchè da anni fa una terapia per il cuore e i medici continuano a dirci che qualsiasi altro farmaco andrebbe in colluttazione.Siamo disperate perchè ci sentiamo impotenti quando ha le sue continue crisi.Può darmi un consiglio?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Per trovare il centro più vicino provi a contattare questa associazione.

  12. Luisa

    Buonasera ho la mamma malata di Alzheimer e da 4 anni e’ ferma in un letto , non parla, e mangia tutto frullato. È ricoverata in un centro e stasera chiamando l ‘infermiera mi ha detto che oggi ha mangiato pochissimo e faceva fatica a deglutire. In più’ e’ stata tutto il giorno assopita . Non ha febbre e la pressione va bene. Secondo lei cosa può essere successo ? Sono figlia unica e questa situazione mi angoscia ,sono anni brutti sempre con la paura che da un momento all’altro mamma non ce’ più . Grazie per avermi ascoltata e per la risposta.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo come nel caso di un bambino piccolo è difficile capire le cause di questo malessere, potrebbe per esempio essere anche solo un po’ di nausea, ma sarebbe forse opportuno che la visitasse un medico.

  13. antonella

    grazie a tutti per avermi chiarita di più le idee,questa malattia è bruttissima e devastante specie per noi figli vedere i nostri genitori cambiare giorno per giorno e diventare come bambini,io ho mia mamma che mi fa tanta tenerezza quando la vedo impaurita io l’abbraccio la bacio cerco di darle sicurezza ma lei mi guarda e dice vorrei farti stare per un attimo nella mia testa per farti vedere come mi sento,adesso dorme ora è nella fase che dorme sempre io dovrei essere contenta perchè ho più tempo per me,ma invece ho capito che mia mamma è peggiorata e questo mi fa tanto male anche perchè mi sono dedicata anima e corpo a lei e mi arrabbio quando la gente ignorante mi dice: ma tu devi pensare a te alla tua vita,ma come si può pensare alla propria vita se quella di tua madre sta per andarsene? bo,scusate per questo sfogo ma non ho nessuno che mi capisce.

  14. claudio fini

    da circa 5 anni che assisto mia madre malata d alzaimer e con tutte le patologie .,da circa 1anno a delle allucinazioni in continuazione .ma adesso a peggiorato molto e molto aggressiva non mi lascia in pace ne di giorno ne la notte con i medicinali che mi danno i medici allincotrario invece di migliorare sta peggiorando molto .io da lei vorrei 1 risposta .cosa sto richiando io che non dormo ne di giorno ne la notte .il geriatra che a in cura mia madre mi a detto che se continuo ad assisterlla io la malattia d alzaimer a breve il ce la avro io .,ma e vero quello che mi detto?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      No, non le verrà la stessa malattia, ma c’è un rischio reale di esaurimento nervoso; inoltre la carenza di sonno la espone ad un peggioramento delle difese immunitarie, con conseguente esposizione ad altre malattie.

  15. Marco

    Buonasera gentilissimo dr. Cimurro. Ma l’Alzheimer è ereditario ? C’è chi dice si chi dice no… vorrei essere sicuro che non lo sia. Mia nonna paterna aveva avuto il morbo di Alzheimer e mia nonna materna la demenza senile. Spero che non succederà anche a me in futuro di contrarre questa patologia. Scusi x il dist e la ringrazio di cuore

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Ereditario assolutamente no, ma può esserci famigliarità; in altre parole, con due casi in famiglia ha un rischio leggermente superiore a persone senza casi in famiglia.

    2. Marco

      Dunque gentilissimo dr. Cimurro, in passato ho fatto molte volte la TAC e una sola volta la risonanza magnetica. Mi hanno riscontrato delle calcificazioni e quindi da bambino ho la sofferenza cerebrale. Non hanno trovato, x fortuna , tracce di sviluppo del morbo di Alzheimer, anche se questa risonanza l’avevo fatta nel febbraio 2009. Io vorrei chiederle molte cose, scusi se la disturbo, ma x me è così importantissimo: 1-le calcificazioni portano al morbo ? 2-mi consiglia di rifare la risonanza magnetica a distanza di quattro anni e mezzo, x vedere se è tutto a posto o se si sviluppa l’Alzheimer ? 3-Io ho 39 anni, mi dovrei preoccupare adesso, in anticipo? Spero di no. 4-dicono, che le dosi di psicofarmaci portano a questo morbo, possibile ? Scusi se oggi l’ho trattenuta qui x chiarire alcuni punti riguardo a questa malattia, la ringrazio fortemente di cuore e spero che non mi cancella dai contatti. Le faccio dei complimenti x i suoi servizi.

    3. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Non mi risulta.
      2. No.
      3. No.
      4. Parla di benzodiazepine?

    4. Dr. Cimurro (farmacista)

      Il termine “benzodiazepina” identifica non una sostanza, ma una classe di sostanze; confermo che alcuni studi sembrano evidenziare un possibile aumento del rischio, ma non sicuramente una conseguenza certa.

    5. Marco

      Quindi so costretto a smette di assumere sti psicofarmaci. Dico solo che il xanax lo prendo mezza la mattina e mezza la sera… il daparox appena cenato… e un altro psicofarm che non ricordo il nome. La ringrazio infinitamente di cuore x il suo contributo e il suo aiuto con informaz ben dettagliate. Posso rimanere in contatto x ogni volta ke le devo chiede qualcosa (in caso di dubbi etc etc) ?

    6. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Non era esattamente quello che intendevo; che gli psicofarmaci abbiano dei problemi non c’è dubbio, ma in alcuni casi i vantaggi superano i rischi, quindi non faccia mai passi senza averne prima discusso con il medico.
      2. Nel mio piccolo rimango a disposizione.

    7. Marco

      Scusi ancora se la disturbo, vorrei sapere solo una cosa: ma nn è possibile al giorno d’oggi, grazie al progresso fare medicine senza effetti collaterali e psicofarmaci che non contengono sostanze che potrebbero sia fare ingrassare che far venire il morbo di Alzheimer ? Scusi tanto e la ringrazio infinitamente di cuore

    8. Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo no, non esistono farmaci senza alcun effetto collaterale, ma torno a sottolineare che ad oggi la possibile connessione tra morbo e benzodiazepine è l’ultima delle preoccupazioni in merito a questa classe di farmaci: preoccupano di più la possibile dipendenza, sonnolenza, …

  16. Marco

    Sono sempre io: da parte di mia madre poi mio nonno ha avuto un po’ di tumori in varie parti del corpo, anche mio zio (rene asportato), c’è familiarità ? Mi dovrei sottoporre a dei controlli spesso ? Scusi ancora x il disturbo, spero ke non mi cancella dai contatti e la ringrazio di nuovo di cuore

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      I tumori sono un problema del tutto diverso e soprattutto indipendente dalla patologia in oggetto.

  17. Marco

    Buonasera, scusi x il dist, quindi nn è detto ke prendendo psicofarmaci viene l’Alzheimer, c’è solo il rischio. Dico bene ? Io sti psicofarmaci li prendo da 4 anni e mezzo, se dovessi smette il prox anno spero di non rischia’ niente. X quanto riguarda i casi in famiglia eh, purtroppo è vero, ho un lieve rischio più alto nei confronti di chi nn ha casi in famiglia. La ringrazio di cuore buon lav e buon fine settimana

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Esatto; in pratica qualunque persona ha un certo rischio di svilupparlo, chi assume molto a lungo psicofarmaci sembra che abbia un rischio leggermente superiore.

    2. Marco

      Però dovrei smettere di assumerli, con calma…almeno la prox primavera, mi dica lei gentiliss dottore. Mi dovrei preoccupare adesso x il morbo di Alzheimer dopo 4 anni che prendo i psicofarm ? Scusi x il dist e la ringrazio di cuore, buon lav

    3. Marco

      Basta ke se smetto non ricado ancora in ansia panico depress…. scusi tanto x il disturbo, la ringrazio di cuore

    4. Dr. Cimurro (farmacista)

      In ogni caso le avrei risposto che no, non dovrebbe preoccuparsi.

  18. Valeria

    Buonasera Dottore ieri sono stata alla visita di controllo di mia mamma che da tre anni a l’alzaimer,purtroppo la dotoressa a deciso che visto che da risultato al disotto di zero sul test della memoria e costretta a togliere l’exelon,ma io chiedo e possibile abbandonare un ammalato in questa maniera,mia mamma e giovane a solo 66 anni non ce nessun altro farmaco che possa fare qualcosa? da un mese e in carozzella non cammina più spero tanto che almeno non si renda conto di niente noi eravamo seguiti dal cric di Valdagno Vicenza tutti bravi tutti pazzienti ma adesso ci anno abbandonato. grazie dottore scusi se disturbo ma questa situazzione ci fa soffrire tutti in famiglia.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Comprendo la sua sofferenza, ma purtroppo almeno in parte il problema è che i medici (almeno per quanto riguarda i farmaci mutuabili) devono attenersi a quelle che sono le indicazioni del Ministero. Non ne farei quindi una colpa alla dottoressa, anche se capisco il suo stato d’animo.

    2. Valeria

      Ma ce qualcosa di alternativo per rallentare questa malattia che io magari non sono informata ?

    3. Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non posso proprio suggerire farmaci; proverei in ogni caso a sentire anche un secondo parere specialistico.

  19. Luisa

    Mia mamma ha 74 anni. ha serie patologie che negli anni hanno causato la demenza mista. con la sostituzione della badante, da due giorni non vuole più assumere farmaci. come si fa a dare pastiglie se lei le rifiuta con forza e aggressività. ho pensato di triturare le pastiglie nel cibo, ma siccome la terapia è lunga dalla mattina alla sera anche mettendole nel cibo non si riuscirebbe…, però sarebbe già qualcosa. è pure diabetica per cui non può mangiare dolci, come si può a camuffare il gusto delle pastiglie, esiste un prodotto che toglie il gusto immagino amaro delle pastiglie?
    grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo non esiste nulla di simile, ma le confermo che la somministrazione con il cibo è la strada obbligata percorsa da moltissime famiglie nella sua stessa situazione.

  20. mary

    salve voglio chiedere ce qualcuna metoda per dare le pastigli alle persone malate de demenza senile?rifiuta a prendergli .Grazie

  21. stella

    mi dia un farmaco per far dormire mia madre la notte mia madre e affetta da demenza senile ha 81 anni

  22. amaca

    mia madre oggi a passaqto i 98 anni ed è stata in cura con il donepezil per oltre 11 anni, ora che da circa un anno glielo hanno tolto avendo il punteggio inferiore ai 10/30 ho proseguito con la somministrazione ma la malattia è egualmente avanzata velocemente con effetti devastanti. Per la somministrazione delle pillole mi sono trovata molto bene polverizzandole su un cucchiaio inserito in una bustina resistente aggiungendo infine, nello stesso cucchiaio con la polvere, un cucchiaino di liquido la somministrazione risulta agevolata.
    Complienti per la pur breve ma inerccepibilre esposizione sul morbo di Alzheimer

  23. lucilla

    La sua spiegazione per la mia voglia di studiare codesta materia è stata esauriente.

  24. ciro 05/11/2013

    a mia madre è stata diagnosticata la patologia di demenza senile o inizio di alzheimer quindi lei spesso perde l’equilibrio in qualsiasi momento della giornata e cade poi da un pò che si rifiuta di fare qualsiasi cosa che riguarda la casa e in piu’ il marito che ha pure lui fisicamente problemi serissimi, lei si è sempre messa da parte dicendo a noi figli di non voler stare da sola con il marito perchè ha paura. gli abbiamo fatto fare la tac ed è risultata negativa , a questo punto non ci rimane che la visita neurologica ,a parte il risultato, dal suo punto di vista noi come dovremo affrontare il problema. arrivederci e buon lavoro.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Se possibile forse valuterei l’ipotesi di affiancare una persona in casa, oppure la possibilità di una struttura.

  25. Cristina

    Buonasera,
    a mia madre è stata diagnosticata la demenza senile 6 anni fa, nel 2014 compirà 70 anni. I farmaci hanno rallentato anche se il fisico ne ha risentito, è dimagrita molto, quanto cammina si trascina i piedi come una di 90 anni…non è più autonoma anche per le cose più semplici, gira per casa di continuo…. Ultimamente è completamente storta con la schiena ha avuto un momento di crisi tanto che non riusciva più a camminare ed è stata distesa sul letto con antidolorifici è passato .Volevo chiedere, è l’anticamera di una sedia a rotelle ?? avendo cura di lei, qual è la prospettiva di vita ?? E’ vero che i farmaci se da un lato aiutano la mente dall’altro danneggiano il fisico?? Grazie 1000

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Difficile rispondere con certezza, il suo medico conoscendola potrebbe essere più preciso, ma è possibile che con il tempo la capacità di movimento si riduca.
      2. Anche in questo caso dipende da eventuali altre patologie, ma potenzialmente ancora lungo.
      3. Purtroppo ogni farmaco ha effetti positivi e collaterali, compito del medico è valutare sempre il compromesso migliore.

  26. Cristina

    Buona sera Dotto Cimurro. Avendo in casa mia suocera malata di alzheimer ho letto le varie testimonianze di persone con a carico parenti affetti dalla stessa malattia. Devo dire che l’alzheimer di mia suocera è alquanto anomalo. Si è ammalata nel 2007 con i classici sintomi da voi perfettamente descritti. Dimenticava dove metteva le cose, diceva che venivano in casa a rubarle i soldi. Perdeva l’orientamento. Parlava con la televisione dicendo di conoscere i vari attori o attrici. Ha cominciato a non lavarsi, a non pulire casa, a mangiare quando si ricordava e piano piano ha dimenticato i vocaboli e ha cominciato il wondering…lo chiamano così..ossia a camminare per casa continuamente avanti e indietro. Sono passati ormai sette anni e siamo alla fase pannolone. Ormai dice solo cose sconnesse, parla in continuazione, cammina in continuazione e mangia tantissimo. E’ seguita costantemente ma dorme la notte e nn prende alcun calmante in quanto le fanno l’effetto contrario. Le danno un’eccitazione a tal punto che sembra spiritata. Devo dire che ho conosciuto questa malattia tramite mia suocera e vedo che il decorso in lei è alquanto lento. Ha una forza fisica esagerata e per quanto ne dicono non prende neanche un raffreddore. Ho l’impressione che nel suo caso la malattia debba durare ancora molti anni…e purtroppo ciò che ne ha risentito molto è il mio rapporto di coppia con il mio compagno con il quale convivo ormai da tre anni…e praticamente siamo diventati due estranei…separati in casa perchè stressati e sfiniti da questa malattia. Mai un attimo di pace, sempre a supervisionare la signora in quanto è ingestibile totalmente. Si muove in continuazione, dobbiamo tenere la porta di casa chiusa in quanto è già scappata due volte. Non sta mai seduta e va avanti in questo stato di agitazione per tutto il giorno parlando continuamente ad alta voce e dicendo cose senza senso. Siamo stremati..e. anche dispiaciuto per questa distanza che si è venuta a creare tra di noi. Malattia secondo me sottovalutata in generale perchè a farne le spese sono più che altro tutti i famigliari che volente o nolente si prendono cura del malato rischiando di compromettere un proprio equilibrio mentale. Famiglie quindi che si disgregano mentre il malato è nel suo mondo e forse..in un certo senso che può apparire paradossale, è più felice di noi…non mi fraintenda la prego… Gli aiuti alle famiglie non sono sufficienti e un assegno di accompagnamento non risolve la situazione quando il malato comincia ad essere grave a tal punto da aver bisogno di una struttura dove appoggiarsi. Quindi il malato resta in casa e insieme a lui si ammala tutta la famiglia perchè non ci sono i soldi per permetterci una struttura. Questa è la mia testimonianza di una vita che viviamo in apnea…senza più sapere cosa sia la vita reale e di società. Grazie per aver ascoltato il mio sfogo.
    Cristina

    1. federico

      Mi trovo anch’io nella stessa situazione di Cristina, forse anche peggio, in quanto per seguire mia mamma che ormai ha 90 anni in agosto da tempo malata di alzheimer, non riesco a seguire il mio lavoro, oltretutto devo provvedere anche al mantenimento di mia figlia universitaria e sono figlio unico, la badante è vista da mia madre come una persona estranea e trova tranquillità solo quando è con me. Mai riuscirei a metterla in una struttura sia per un discorso economico e sia per un discorso morale, il mio problema penso sia un problema di tanti ,in cui ci si trova abbandonati a se stessi senza aver un aiuto concreto per dare una dignità e un aiuto sia al malato e sia alle famiglie, la mia testimonianza servirà a poco o forse niente , ma esprime rammarico e solidarietà per tutte le persone che come me soffrono in silenzio, Grazie per l’ascolto
      Federico

  27. x

    Io sono una badante e ho fatto questa ricerca le volevo chiedere come posso fare a calmarlo quando è agitato e certe volte ha il panico??

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Potrebbe valere la pena parlarne con la famiglia, potrebbe servire una rivalutazione della terapia.

  28. Marco

    Buongiorno carissimo dr Cimurro, ieri sera su Rai 1 hanno parlato di tecnologia. Dunque spero che molto presto si troveranno sistemi efficaci soprattutto nel campo della medicina, anche x combattere i vari morbi che possono colpire la persona che ne è affetta (predisposiz o cose del genere). Lei pensa che si potrebbero fare dei passi avanti in questo campo ? Lo spero fortemente, mi affido anch’io, come tutti, al progresso medico grazie a scienziati, dottori specialisti che collaborano con esperti in tecnologia avanzata. La ringrazio di cuore

  29. Sandro_70

    Buona sera,
    dai primi sintomi di “stress e attacchi di panico” indicatici dal Pronto Soccorso (Ottobre 2013)… hanno a seguito predetto un “lento declino” verso l’Alzheimer (Dicembre 2013). Ma mi sembra stia galoppando dato quanto leggo, non ricorda le cose, allucinazioni, forti dolori alle articolazioni, capogiri e mancamenti, domre in continuazione, urla, non ricorda come svestirsi per andare in bagno ….. non ho + fiducia nel medico curante (lunghe attese per le visite a casa, medicinali errati e posso solo dir grazie al farmacista che ci conosce da una vita, se… ). Avrei bisogno.. sarei lieto che qualcuno mi indicasse dove rivolgermi per almeno una cura che rallenti la cosa.. Attualmente è in casa con mia madre, ma lei non deambula quasi +.
    C’è qualche istituzione a cui rivolgersi?
    Cortesemente, ho bisogno di un consiglio e di un conforto.
    è successo tutto così velocemente.
    GRAZIE in ANTICIPO
    Sandro

Lascia un Commento

La tua privacy mi sta molto a cuore, quindi ti consiglio di non usare nome e cognome reali, è sufficiente il nome, un soprannome, oppure un nome di fantasia; rimango a tua completa disposizione per rimuovere o modificare gli interventi inviati.

Anche se farò il possibile per rispondere ai tuoi dubbi, mi preme ricordarti che sono un farmacista, non un medico, quindi le mie parole NON devono sostituire od essere interpretate come diagnosi o consigli medici; devono invece essere intese come opinioni personali in attesa di parlare con il tuo medico.

Se pensi che abbia scritto qualcosa di sbagliato, nell'articolo o nei commenti, segnalamelo! Una discussione costruttiva è utile a tutti.

Per quanto possibile ti chiederei di rimanere in tema con la pagina, magari cercando quella più adatta al tuo dubbio; se hai difficoltà non preoccuparti e scrivimi ugualmente, al limite cancellerò il messaggio qualche giorno dopo averti risposto.

Sono vietati commenti a scopo pubblicitario.