Larva migrans cutanea: sintomi, cause e terapia

Ultimo Aggiornamento: 49 giorni

Introduzione

La larva migrans cutanea (eruzione strisciante) è un tipo di dermatite causato  principalmente dalle larve dell’Ancylostoma braziliense (un parassita dei cani e dei gatti, selvatici e domestici, presente nel centro e nel sud degli Stati Uniti, nell’America Centrale, nel Sud America e nei Caraibi) che penetra nella pelle umana e poi migra nei tessuti sottoepidermici. L’infezione può essere causata anche dall’Ancylostoma caninum e da altre specie di parassiti ancilostomi.

Un’eruzione cutanea simile si può presentare anche nei pazienti contagiati dallo Strongyloides stercoralis, se la pelle della zona perianale viene autoinoculata dalle larve infettive presenti nelle feci. Questo disturbo è detto larva currens (larva che corre) perché la larva si sposta rapidamente all’interno della pelle.

Cause

La larva migrans cutanea è un disturbo diffuso soprattutto nei climi subtropicali, ad esempio nell’America centrale e meridionale. L’agente infettivo principale, l’Ancylostoma braziliense, è un parassita intestinale dei cani e dei gatti e gli esseri umani vengono contagiati se entrano in contatto con le feci animali che contengono le uova.

L’Ancylostoma braziliense è il più piccolo dei parassiti comuni del cane e del gatto, ha la tipica forma del nematode, con l’estremità anteriore piegata a formare un uncino. La femmina adulta è lunga da 6 a 10,5 mm, mentre il maschio è più piccolo, e le sue dimensioni variano dai 5 ai 7,5 mm. Le larve filariformi del terzo stadio misurano circa 600 μm × 20 μm.

Il ciclo vitale del parassita nell’animale ospite è simile a quello dell’A. duodenale nell’essere umano, ma in questo caso negli umani le larve non riescono a completare il ciclo vitale e di solito rimangono intrappolate nei tessuti cutanei.

Le larve sono in grado di penetrare nell’epidermide nello strato immediatamente superiore a quello basale per contatto con la cute, per esempio camminando a piedi nudi o sdraiandosi in spiaggia. Gli enzimi proteolitici contenuti nelle loro secrezioni possono causare una reazione infiammatoria connessa a un prurito intenso, che si sviluppa man mano che la lesione progredisce.

Se nell’animale il parassita è in grado di “scavarsi” un passaggio fino all’intestino nell’uomo, che non è loro ospite naturale, le larve non possono raggiungere l’intestino e completare il ciclo vitale, però in rari casi possono migrare nei polmoni dove producono infiltrati polmonari. Nel catarro dei pazienti colpiti, infatti, è stata evidenziata la presenza di larve e di eosinofili.

Negli animali, una volta raggiunto l’intestino, avviene la deposizione delle uova che verranno poi espulse con le feci per chiudere il ciclo vitale.

Sono sufficienti pochi giorni in condizioni favorevoli di temperatura e umidità affinché le uova si schiudano, rilasciando larve rabditiformi (che si nutrono di sostanze organiche presenti nel suolo); queste larve, a loro volta, mutano e si trasformano in larve filariformi infettive che rimangono nello strato superficiale del suolo, da dove possono penetrare nella pelle degli esseri umani e di altri ospiti.

Questo disturbo può rappresentare un rischio professionale per i muratori, gli idraulici e gli elettricisti che più facilmente entrano in contatto con il suolo contaminato nei cantieri o nelle zone degradate. Anche i bagnanti e i bambini che camminano scalzi nei cortili o nei parchi gioco accessibili ai cani e ai gatti infetti sono dei soggetti a rischio, anche se chiunque entri in contatto con il suolo contaminato dalle feci degli animali infetti può contrarre l’infezione.

Sintomi

Larva Migrans Cutanea

Larva Migrans Cutanea (http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Larva_Migrans_Cutanea.jpg)

Quando la larva invade la pelle, si può avvertire una sensazione di prurito nel punto in cui penetra. Di solito, dopo alcune ore, si sviluppa una pustola eritematosa che provoca prurito.

Nei giorni seguenti la lesione si ingrandisce, diventa una specie di nastro in rilievo, eritematoso e serpiginoso, che di solito avanza di uno o due centimetri al giorno. Il “nastro” può provocare un intenso prurito soprattutto nell’estremità in cui si allunga, quella in corrispondenza della larva.

La lesione può essere unica, oppure ce ne possono essere diverse, a seconda dell’esposizione al parassita. Le zone colpite con maggior frequenza sono

  • i piedi,
  • le mani,
  • le cosce,
  • i genitali.

Il disturbo termina e si risolve con la morte del parassita, dopo un mese o due, ma si possono verificare infezioni batteriche secondarie, se ci gratta troppo la pelle.

Altre malattie da larve migranti

Le sindromi che presentano sintomi simili a quelle causate dalle larve viscerali migranti sono state collegate a diversi altri parassiti animali, tra cui ricordiamo: Ascaris suum, Capillaria hepatica, Angiostrongylus cantonsensis, Angiostrongylus costaricensis e Baylisascaris procyonis.

Anche la fase tissutale dei vermi umani, ad esempio lo Strongyloides stercoralis e l’Ascaris lumbricoides, può causare sintomi simili; infine è stato riscontrato che anche le larve del genere Anisakis e dei nematodi simili, presenti nei mammiferi marini, possono invadere lo stomaco e altre zone dell’apparato digerente umano.

L’Ascaris suum, l’ascaride intestinale più comune tra i suini domestici, è morfologicamente molto simile all’ascaride che colpisce gli umani (Ascaris lumbricoides). Le infezioni da Ascaris suum nell’essere umano sono rare, ma sono state collegate con una sindrome da larva migrans viscerale nei bambini. Le larve invadono il fegato e i polmoni, ma normalmente non riescono a completare il ciclo vitale nell’intestino.

La Capillaria hepatica è un parassita del fegato dei topi. Se un topo infetto viene mangiato da un predatore, le uova contenute nel fegato vengono rilasciate durante il processo digestivo, passano nelle feci e raggiungono il suolo. Gli essere umani possono essere contagiati se ingeriscono le uova infette, contenute nell’acqua o in alimenti contaminati. Le larve si schiudono nell’intestino umano e migrano nel fegato, dove giungono a maturazione. Nella maggior parte dei casi i sintomi sono simili a quelli di un’epatite acuta o subacuta e inoltre si può avere eosinofilia ed epatomegalia. La diagnosi viene effettuata mediante biopsia del fegato e finora le terapie farmacologiche esistenti non si sono dimostrate efficaci.

Lo Gnathostoma spinigerum è un nematode che infetta la mucosa gastrica dei cani e dei gatti. La maggior parte delle infezioni umane si verifica in Thailandia e in altri paesi asiatici. Le larve infettive si trasformano in copepodi e risalgono la catena alimentare. Le infezioni degli esseri umani sono causate dal consumo di pesce non ben cotto o di altri alimenti che contengono le larve infette. Le larve migrano nei tessuti e possono invadere gli occhi, il cervello e tutti gli altri organi. Possono causare la meningite eosinofila. Il verme non maturo può essere rinvenuto nei noduli sottocutanei. È consigliabile rimuovere chirurgicamente la larva e sottoporsi a terapia con albendazolo.

L’Angiostrongylus cantonensis, un parassita del topo, provoca la meningite eosinofila e malattie oculari soprattutto nell’Asia sudorientale, nelle isole del Pacifico e a Cuba. Negli Stati Uniti, l’unico stato colpito sono le Hawaii. Le infezioni dell’uomo sono causate dall’ingestione di lumache, lumaconi o altri molluschi (ospiti intermedi del parassita) oppure di altri membri della catena alimentare che sono stati infestati dalle larve infettive perché hanno mangiato questi molluschi. Le larve migrano nel cervello, causando la meningite eosinofila. Sono frequenti le parestesie e la paralisi oculare. Non esiste alcuna terapia apposita, ma può essere usato il mebendazolo. La prognosi di solito è favorevole.

L’Angiostrongylus costaricensis è un parassita delle arterie mesenteriche dei topi; è molto diffuso nella fascia che va dal Messico al Brasile ed è stato rinvenuto anche in Texas. La maggior parte dei casi di infezione umana è stata registrata nei bambini della Costa Rica. L’infezione si verifica se si mangiano verdure crude contaminate da lumaconi (ospiti intermedi), che a loro volta ospitano larve al terzo stadio. Le larve giungono a maturazione nelle arterie mesenteriche umane e causano una reazione infiammatoria granulomatosa. Il dolore addominale e la presenza di una massa nella fossa iliaca destra sono i sintomi più frequenti che possono essere scambiati per appendicite. La diagnosi definitiva di solito viene effettuata mediante intervento chirurgico, ovviamente non in un intervento apposito, ma durante un intervento effettuato per altri motivi. Sono stati riferiti casi di sindrome da larva migrans viscerale con migrazione del parassita al fegato. Il principio attivo usato per la terapia è il tiabendazolo.

Il Baylisascaris procyonis, l’ascaride che infetta i procioni, può causare una forma particolarmente forte di larva migrans viscerale. L’infezione può verificarsi se si ingeriscono le uova contenute nelle feci dell’animale oppure se si ingerisce un ospite paratenico (ospite in cui i parassiti sopravvivono ma non si sviluppano) portatore della larva incistata. Il Baylisascaris procyonis tende a invadere il sistema nervoso centrale degli esseri umani e degli altri ospiti animali. Sono stati riportati due casi di morte di bambini piccoli, causata dalla sindrome della larva migrans e dalla meningoencefalite eosinofila: le larve sono state rinvenute nel cervello e in altri organi durante l’autopsia.

I parassiti del genere Anisakis e di alcuni generi affini sono stati rinvenuti nello stomaco e in altre zone dell’apparato digerente umano. Negli Stati Uniti sono stati diagnosticati da 25 a 50 casi di infezioni causate da parassiti di questo tipo. La popolarità crescente del pesce crudo tra gli appassionati ha un effetto collaterale: il rischio di infezioni aumenta e l’elenco dei parassiti che possono colpire l’essere umano si sta allungando. È possibile contrarre l’infezione mangiando pesce crudo che contiene le larve di questi nematodi. Le larve penetrano nella mucosa gastrica e provocano gravi reazioni infiammatorie, mal di stomaco, vomito e diarrea. L’infezione generalmente regredisce se si vomita il parassita. La diagnosi avviene mediante analisi del vomito, oppure mediante gastroscopia e intervento chirurgico, se necessario. In natura queste specie giungono a maturazione nello stomaco dei mammiferi marini. Le uova presenti nelle feci si schiudono e vengono ingerite dai crostacei: in questi ultimi, le larve si sviluppano e diventano infettive per i pesci. L’ingestione di pesce infetto da parte dei mammiferi marini completa il ciclo vitale.

È possibile prevenire l’infezione cuocendo il pesce ad almeno 65 °C per 10 minuti, oppure congelandolo per almeno cinque giorni a -20 °C.

Diagnosi

La diagnosi di solito si basa sulla presenza dell’eruzione cutanea serpiginosa, un campione bioptico prelevato dall’estremità della lesione che si allunga potrebbe contenere la larva.

Cura e terapia

Poichè la parassitosi da larva migrans in genere si autorisolve, non sono di norma necessari farmaci se non per limitare il prurito e prevenire infezioni (di solito cortisone ed antibiotico per uso topico, cioè in creme).

Nei casi più delicati si può ricorrere al trattamento topico con soluzione di tiabendazolo al 10 per cento, che tra l’altro non presenta gli effetti collaterali tipici della terapia orale. In caso di infezioni multiple o resistenti, può essere somministrata una combinazione di tiabendazolo per uso topico e orale.

Prevenzione

La prevenzione delle infezioni nell’uomo dipende dal senso di responsabilità dei proprietari degli animali: i cani e i gatti dovrebbero essere visitati periodicamente dal veterinario, per escludere la presenza di parassiti intestinali, e sverminati se necessario; le feci degli animali dovrebbero essere gettate nei cassonetti, chiuse in appositi sacchetti.

Fonte principale: nih.gov

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  1. Anonimo

    Si può prendere la larva migrans con la cocaina? Vedo spesso dei vermetti bianchi che spariscono sottopelle in pochi secondi…la mia donna mi prendwe per pazzo maio sono sicuro..inoltre nostra figlia ha 4 mesi ed ha continuamente la tosse…che fare???

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Onestamente nutro anch’io qualche perplessità sulla sua descrizione.

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