Giradito (patereccio): rimedi e cure

Ultimo Aggiornamento: 36 giorni

Introduzione

Con il termine “giradito” intendiamo quello che in termini tecnici viene scientificamente chiamato “patereccio”.

Il patereccio rientra forse tra le cause più comuni di alterazioni a carico delle mani, o ancor più specificatamente delle dita, che un soggetto possa riscontrare. Con esso si intende un qualunque processo infiammatorio che possa colpire la falange distale delle dita, sia delle mani che del piede. Si riscontra con maggior frequenza a livello delle mani proprio perché queste ultime sono più facilmente esposte ad agenti esterni o sforzi meccanici.

La sintomatologia tipica sarà caratterizzata da:

  • rossore,
  • dito caldo alla palpazione,
  • gonfiore,
  • dolore soprattutto in risposta al movimento,
  • riduzione della funzionalità.

Le cause del patereccio possono in realtà essere molto diverse tra loro, spaziando da infezione di origine

  • virale,
  • batterica,
  • fungina,

a lesioni

  • meccaniche,
  • da sostanze chimiche.

Le specifiche terapie sono ovviamente finalizzate alla risoluzione della causa che ha generato la patologia. Nella maggior parte dei casi si tratta di terapie topiche (ovvero pomate applicate direttamente sulla superficie della lesione). Raramente il patereccio può diffondersi a livello sistemico; questo accade soprattutto in coloro che hanno un sistema immunitario depresso, richiedendo in tal caso una terapia sistemica (quindi per via orale o endovenosa).

Cause

Tra le cause principali del giradito dobbiamo in prima cosa ricordare tutti quei fattori predisponenti, transitori o meno, che possono facilitare la colonizzazione della cute da parte di agenti esogeni. Alcuni esempi possono essere:

Lesioni o ferita non correttamente disinfettate

  • Stress meccanici ripetuti a livello delle falangi distali o del contorno dell’unghia. Un tipico esempio è rappresentato dai bambini con le mani costantemente in bocca. Lo stato di umidità e macerazione, nonché le piccole ferite provocate coi i denti, possono rendere l’ambiente cutaneo particolarmente predisposto per infezioni di vario genere. Ancora ricordiamo il vizio di “tirar via” le piccole pellicine che circondano l’unghia, generando talvolta anche sanguinamento abbondante.
  • Particolari agenti chimici, come ad esempio i caustici, che possono alterare il normale epitelio di rivestimento delle dita (aumentandone perciò la suscettibilità).
  • Mangiarsi le unghie, così da provocare l’esposizione di porzioni di epitelio normalmente coperte proprio dall’unghia e di conseguenza non rivestite di quello strato corneo (protettivo), che funziona come una “barriera” di difesa.

La presenza di tutte queste alterazioni può facilitare l’infezione della cute da parte di:

  • batteri, soprattutto se normalmente residenti a livello della flora cutanea. Tra essi ricordiamo in primis streptococchi e stafilococchi
  • virus, di cui l’esempio più tipico è rappresentato dal patereccio erpetico (di cui l’agente eziologico è l’Herpes Simplex Virus)
  • funghi, di cui il più frequente è sicuramente la Candida albicans.

Contagio

Abbiamo già chiarito come, nella maggior parte dei casi, parliamo di aree cutanee precedentemente indebolite da differenti fattori.

Indipendentemente da questo la maggior parte degli agenti infettivi vengono poi trasmessi per contatto, soprattutto con materiale infetto.

Categorie particolarmente a rischio di sviluppo per patereccio sono infatti gli operatori sanitari (medici o infermieri) che tendono spesso a manipolare materiale (o pazienti stessi) fonti di agenti patogeni.

A volte la stessa cute o bocca del paziente possono comunque essere il serbatoio della popolazione batterica che può poi dare origine all’infezione.

Sintomi

Generalmente, come già citato precedentemente, la sintomatologia si presenta con un dito:

  • arrossato,
  • tumefatto,
  • dolente,
  • limitato nei normali movimenti,
  • caldo al tatto.

Ai caratteri generali vanno poi aggiunti sintomi più o meno specifici che dipendono dall’agente, di volta in volta, causa della patologia. La forma più eclatante è sicuramente quella batterica, in cui molto spesso possiamo riscontrare la formazione di pustole ripiene di materiale purulento (secrezione giallo/verde), anche con cattivo odore.

Nel caso della forma erpetica invece potremo più facilmente riscontrare delle vescicole (simili a bolle, anche se molto piccole) a contenuto limpido, cosiddetto sieroso.

Nel caso di soggetti immunodepressi il sistema immunitario può non rispondere prontamente all’infezione e di conseguenza essa tende a disseminarsi. In tal caso ovviamente potranno comparire sintomi sistemici come:

Il rischio in questo caso è ovviamente l’evoluzione verso lo shock settico.

Diagnosi

La diagnosi è solitamente clinica, ovvero il medico tramite l’osservazione, il monitoraggio dei sintomi e soprattutto la risposta ad una terapia più o meno mirata può generalmente formulare una diagnosi.

Nel caso in cui questo risulti più complesso possono essere prese in considerazione alcune indagini:

  • Tamponi o strisci raccolti direttamente dal sito di lesione e messi in coltura per studiare lo sviluppo di specifici ceppi batterici o fungini. Ad essi molto spesso è possibile poi abbinare un antibiogramma che permetta di rilevare la terapia più indicata.
  • Nel caso dell’Herpes può essere utilizzato lo striscio di Tzanck che permette di studiare specifiche alterazioni che le cellule epiteliali subiscono quando sono attaccate da questo virus piuttosto che da altri.
  • Prelievi del sangue in cui possano essere ricercati gli anticorpi diretti contro il microorganismo responsabile o addirittura il microrganismo stesso, nonché copie del suo DNA (per quanto riguarda i virus).

Talvolta può essere necessario ricorrere a biopsie con le quali si possa asportare un “pezzetto” della lesione stessa per poterla meglio caratterizzare in laboratorio.

Cura

Varie sono le terapie che possono essere utilizzate:

  • Antibiotici, soprattutto topici (cioè in forma di creme e/o unguenti) da applicare direttamente sulla lesione, nel caso in cui il responsabile sia un batterio. Molto spesso quando si parla di antibiotici topici si tende ad utilizzare aminoglicosidi, come ad esempio la Gentamicina (associata talvolta a preparazioni con all’interno cortisonici ad azione antinfiammatoria, come ad esempio Gentalyn Beta®).
  • Antimicotici, laddove l’agente eziologico sia un fungo. Tra di essi ricordiamo solitamente la classe degli azoli (Fluconazolo ad esempio) ad uso sempre prevalentemente locale.
  • Antivirali e nel caso specifico dell’Herpes il più utilizzato è l’Aciclovir, in grado di impedire direttamente la replicazione del virus nel sito di applicazione.

A questi possono poi essere associati dei farmaci di supporto, volti a ridurre la sintomatologia, come ad esempio antipruriginosi o antinfiammatori steroidei o meno.

Prevenzione

Indipendentemente dallo specifico agente chiamato in causa è necessario ridurre al minimo il rischio di contagio.

Per personale esposto ovviamente gli accorgimenti necessari devono essere incrementati da presidi specializzati, meccanismi barriera, che riducano al minimo la superficie di contatto con materiale possibilmente contaminato, nonché ovviamente lavaggio e disinfezione frequente delle mani.

Per tutti è comunque necessario:

  1. Disinfettare qualunque ferita e proteggerla da contaminazione.
  2. Ridurre al minimo i traumatismi, seppur minimi, soprattutto se autoindotti (e quindi evitabili!).
  3. Evitare, per i bambini, di portare le mani alla bocca.

In ogni caso è necessario non sottovalutare una patologia che molto spesso potrebbe passare inosservata, o comunque ritenuta di minore importanza. Il controllo, da parte del medico e dello stesso paziente, è necessario sia in principio sia nel continuo monitoraggio della sintomatologia, così da evitare eventuali conseguenze più o meno gravi.

A cura della dott.ssa Ergasti Raffaella

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