Geloni e congelamento: sintomi e rimedi pratici

Ultimo Aggiornamento: 120 giorni

Introduzione

I geloni sono la conseguenza di danni alla pelle e al tessuto provocati dall’esposizione a basse temperature, tipicamente inferiori allo zero circa; possono colpire qualsiasi parte del corpo, ma mani, piedi, orecchie, naso e labbra, cioè le estremità, sono le zone più a rischio.

Il disturbo in genere inizia con una sensazione di freddo e dolore nell’area interessata. Se la parte rimane esposta al freddo si inizieranno a percepire sensazioni simili a tante punture di spillo prima che si intorpidisca, via via che il tessuto si congela. Il fenomeno colpisce la pelle ed i tessuti immediatamente sottostanti: la pelle si raffredda moltissimo, si intorpidisce, si indurisce e diventa pallida.

Il congelamento di primo grado irrita la pelle ma non provoca lesioni permanenti, è possibile curarlo ricorrendo a semplici misure di primo soccorso come ad esempio scaldare lentamente la pelle con acqua tiepida.

Il congelamento vero e proprio, invece, è un’emergenza medica perché può danneggiare la pelle, i tessuti, i muscoli e le ossa e causare complicazioni, ad esempio infezioni e lesioni ai nervi.

Cause

Il congelamento ed i geloni colpiscono la pelle e i tessuti sottostanti, la causa più frequente del congelamento è l’esposizione al freddo, ma può anche essere provocato dall’esposizione diretta ai materiali gelidi, ad esempio al ghiaccio.

La riposta del corpo al freddo consiste nel restringimento dei vasi sanguigni (vasocostrizione). Il flusso di sangue alle zone periferiche rallenta in modo da poter aumentare l’apporto ematico agli organi vitali.

Poiché il sangue viene allontanato dalle estremità, queste parti del corpo diventano più fredde e la componente liquida dei tessuti può congelare creando cristalli di ghiaccio. Questi cristalli possono causare danni cellulari e tissutali gravi nell’area interessata. Il basso apporto di sangue, inoltre, priva i tessuti di ossigeno. Se il flusso non viene ripristinato, ci può essere morte tissutale.

Il congelamento può avere due cause diverse:

  • Ipotermia. Il congelamento può essere accompagnato dall’ipotermia, cioè dalla situazione in cui l’organismo perde più calore di quanto ne produca: in questo modo la temperatura del corpo si abbassa pericolosamente. Se la temperatura interna si abbassa la circolazione rallenta e gli organi vitali sono in pericolo e l’organismo cerca di salvarsi, a volte a scapito delle estremità. Se la circolazione diretta alla pelle diminuisce, la temperatura corporea si abbassa e i tessuti congelano ad una temperatura di circa -2 °C.
  • Contatto diretto. Se si entra in contatto con qualcosa di molto freddo, ad esempio il ghiaccio o il metallo, il calore lascia il corpo per conduzione. L’esposizione abbassa la temperatura della pelle e fa congelare i tessuti.

Fattori di rischio

Alcuni gruppi di individui sono maggiormente a rischio di geloni. Si tratta di:

  • soggetti che praticano sport invernali e in alta montagna, come alpinisti e sciatori,
  • chiunque si ritrovi confinato in condizioni di freddo intenso,
  • lavoratori esposti a condizioni ambientali dure per periodi prolungati, come soldati, marinai e soccorritori,
  • senzatetto,
  • bambini molto piccoli e individui molto anziani, il cui organismo ha meno capacità di regolare la temperatura corporea,
  • soggetti affetti da condizioni che causano danni vascolari o problemi circolatori, come il diabete e il fenomeno di Raynaud,
  • persone in terapia con farmaci vasocostrittori, inclusi i beta-bloccanti (anche il fumo può agire da vasocostrittore).

Molti casi di geloni si manifestano in persone che hanno assunto droghe o alcolici. Droghe e alcool possono indurre comportamenti rischiosi, rendendo il soggetto incapace di reagire al freddo o facendolo assopire in ambienti freddi.

Come prevedibile, i geloni nei nostri climi sono spesso più frequenti nei mesi invernali.

Sintomi

I sintomi attraversano essenzialmente tre stadi, più la temperatura è bassa e l’esposizione del corpo prolungata, più gravi diventano i geloni.

Stadio iniziale

All’inizio i geloni sembrano punture di spillo e l’area interessata sarà dolente o pulsante. La pelle diventa fredda, intorpidita e bianca; ci può essere una sensazione di formicolio.

Il congelamento di primo grado colpisce le zone più piccole e più esposte dell’organismo, ad esempio le dita delle mani e dei piedi, il naso, le orecchie, le guance e il mento. Probabilmente sarà qualcun altro a farvelo notare, perché la zona rimane intorpidita e la sensibilità diminuisce.

Questo stadio interessa spesso i soggetti che vivono o lavorano al freddo. Le estremità, cioè dita delle mani e dei piedi, naso e orecchie, sono le zone maggiormente colpite.

Stadio intermedio

Dopo tali segni iniziali, l’esposizione prolungata al freddo causa ulteriori danni tessutali. L’area colpita diventa dura e congelata.

Quando al riparo dal freddo il tessuto si sgela, la pelle diventa rossa e bollosa, eventualmente dolorante. Ci possono essere gonfiore e prurito.Si parla di geloni superficiali, perché sono interessati gli strati superficiali della pelle. Sotto le bolle, la pelle in genere è ancora integra; è comunque necessario un trattamento per assicurarsi che non ci siano conseguenze.

Stadio avanzato

Se continua il freddo, i geloni possono diventare sempre più gravi. La pelle diventa bianca, blu o marezzata; il tessuto sottostante diventa duro e freddo al tatto.

Possono esserci ulteriori danni sotto la pelle a tendini, muscoli, nervi e ossa. In questi casi, si parla di geloni profondi, che richiedono il ricorso tempestivo a cure mediche.

Quando la pelle si sgela, si formano delle bolle piene di sangue che diventano spesse escare nere. Se viene raggiunto questo stadio, è probabile che ci sia morte tessutale. Si parla quindi di necrosi tessutale; il tessuto colpito dovrà essere rimosso per prevenire infezioni.

Effetti a lungo termine

Soggetti con precedenti di geloni gravi hanno spesso conseguenze durature. In particolare:

  • aumentata sensibilità al freddo,
  • ridotta sensibilità delle parti colpite, perlopiù delle dita,
  • diminuzione del tatto nelle zone interessate,
  • dolore persistente nelle aree colpite.

Ipotermia

I casi gravi di geloni sono spesso associati a ipotermia, condizione che si verifica quando la temperatura corporea scende sotto 35°C.

I sintomi iniziali possono essere:

  • brividi costanti,
  • stanchezza,
  • estrema astenia,
  • pelle fredda o pallida,
  • respiro accelerato (iperventilazione),

Il soggetto in ipotermia può essere incosciente, avere un respiro superficiale e un polso debole. Per approfondire clicca qui.

Quando chiamare il medico

In caso di sintomi gravi o segni di ipotermia, come brividi costanti o respiro accelerato (iperventilazione), andare immediatamente al più vicino pronto soccorso.

Il medico esaminerà l’area colpita, controllerà i segni vitali e indagherà le cause dei geloni.
In alcuni casi, serviranno una visita di controllo o un appuntamento con uno specialista, perché i danni completi causati da geloni richiedono spesso qualche giorno per svilupparsi.

Recatevi inoltre al pronto soccorso se:

  • Soffrite dei sintomi del congelamento superficiale o grave: pelle pallida o biancastra, perdita totale di sensibilità nella zona colpita, vesciche.
  • La zona congelata fa male, è gonfia, è arrossata o ha delle perdite.
  • Febbre (superiore ai 38 °C).
  • Vertigini, dolore o sensazione di malessere generico.

Pericoli

In caso di morte tessutale, la zona morta non avrà più un apporto di sangue. Ciò può rendere la parte molto vulnerabile alle infezioni, perché il corpo ha bisogno dei globuli bianchi per combatterle.

I soggetti con geloni sono maggiormente a rischio di infezioni batteriche delle ferite, come il tetano. Complicanza molto grave può essere inoltre la sepsi, ossia la diffusione dell’infezione nel sangue, che richiede il trattamento con antibiotici. Ambedue le condizioni richiedono il ricovero ospedaliero.

Chi ha sofferto di congelamento grave può inoltre andare incontro a un aumentato rischio di nuovi episodi e insensibilità o anomalie nervose permanenti nella zona colpita. Dopo aver sofferto di geloni, alcuni individui sviluppano problemi cronici, come aumentata sensibilità al freddo, insensibilità, rigidità e dolore dell’area colpita.

Diagnosi

La diagnosi di congelamento di solito è visiva, basata sui sintomi e sulla recente espozione al freddo.

Possono venire prescritti esami per valutare eventuali danni più profondi a muscoli e ossa.

Cura e terapia

Il trattamento dipende dalla gravità dei sintomi, quindi si consigliare di ricorrere sempre al medico in caso di geloni sospetti.

  • Se i sintomi sono lievi, chiamare il proprio curante per un parere.
  • Se gravi, recarsi tempestivamente al pronto soccorso più vicino.
  • Se impossibilitati a muoversi, chiamare il 118 per avere un’ambulanza.

Primo soccorso

Qualora un’assistenza medica non sia disponibile, geloni e ipotermia possono essere trattati come segue.

  1. Spostarsi in un posto più caldo (se possibile); se i geloni colpiscono piedi e dita dei piedi, è meglio evitare di camminare, perché si potrebbe ulteriormente peggiorare il quadro (anche se nelle situazioni d’emergenza ciò non è sempre possibile).
  2. Sostituire indumenti bagnati con vestiti morbidi e asciutti, per bloccare ulteriori perdite di calore.
  3. Scaldare il corpo avvolgendolo in coperte e proteggendo le parti congelate.
  4. Non strofinare le aree colpite né applicarvi direttamente calore (per esempio con un fuoco o uno scaldino) perché si potrebbero peggiorare le lesioni.
  5. In caso di geloni, non fumare (né permettere il fumo nelle vicinanze) perché il fumo può interagire con la circolazione sanguigna.

Ripristino del calore nelle aree congelate

Le aree congelate devono essere riportate a temperature adeguate. Non si dovrà tentare il riscaldamento finché non si esce dall’ambiente freddo. Se il processo di riscaldamento inizia e le parti congelate vengono nuovamente esposte al freddo, ci possono essere ulteriori danni, anche irreversibili.

Idealmente il riscaldamento andrebbe portato avanti sotto supervisione medica, perché può essere un processo doloroso e aver bisogno di analgesici e valutazioni mediche esperte. I risultati migliori si ottengono con un bagno con idromassaggio contenente un antisettico blando.
La zona colpita dovrà essere riscaldata lentamente, immergendola in acqua tiepida, non calda. Si raccomanda un bagno con una temperatura di 40-41°C.

Il riscaldamento dovrà durare almeno 30 minuti e dovrà essere interrotto solo una volta che la parte colpita assume un colore rosso porpora e può essere mossa facilmente.

Questo processo può essere ripetuto due volte al giorno finché non ci sono segni evidenti, come per esempio la ricrescita della pelle e il ripristino di un colore normale, che la parte colpita sta iniziando a guarire.

Secondo la gravità del dolore, possono essere necessari anestetici molto potenti, come la morfina. Dovrà essere assunto anche l’ibuprofene, perché ha altre proprietà protettive in caso di geloni.

Dopo il riscaldamento

Una volta scongelata, l’area colpita dovrà essere fasciata delicatamente con bende pulite, separando bene le dita. È fondamentale mantenere pulita la pelle per evitare infezioni.
Bisognerà evitare troppi movimenti; se possibile, gli arti dovrebbero stare in alto. Evitare di camminare su piedi e dita di piedi riscaldati, perché i tessuti sono molto delicati.

Dopo riscaldamento, la pelle sarà scolorita e bollosa; potrà ricoprirsi di escare. Se i geloni sono superficiali, sotto la pelle scolorita e le escare si formerà nuova pelle rosa. In genere, l’area guarirà in sei mesi.

Geloni gravi

In caso di geloni gravi, il soggetto verrà ricoverato in una speciale unità con staff medico esperto nel trattamento di questo tipo di lesioni. Spesso, si tratta dei reparti per le ustioni, perché temperature molto alte e molto basse di fatto possono causare lo stesso tipo di lesione.

Se i rischi di lesioni significative sono alti, verrà somministrata una terapia trombolitica (tPA). Il farmaco viene somministrato tramite iniezioni o tramite flebo nel braccio per aiutare a sciogliere piccoli coaguli nei vasi sanguigni congelati.

Questo dovrebbe migliorare il flusso di sangue alle parti interessate, stimolandone così la guarigione e bloccando ulteriori danni. Potranno essere somministrati anche antibiotici per evitare l’infezione delle aree colpite.

Talvolta, nei casi molto gravi, viene usato l’iloprost. Questo farmaco agisce dilatando i vasi sanguigni che portano il sangue alle parti colpite.

Se il congelamento è tale da mettere a rischio un arto o un dito, dovrà essere valutato il trattamento con tPA o iloprost entro 24 ore dall’insorgenza della lesione. L’esperienza dimostra che il trattamento somministrato entro questo lasso di tempo dà i migliori risultati in termini di recupero della parte congelata. In un centro qualificato, questi trattamenti, comunque, potranno essere presi in considerazione anche dopo 24 ore.

Se parte del tessuto dell’area colpita è morta (condizione nota come gangrena), sarà necessario rimuoverla. Questa procedura di rimozione viene detta sbrigliamento o debridement. Nei casi più gravi, può essere necessario ricorrere alla rimozione di un’intera parte del corpo (per esempio, dita delle mani o dei piedi), ossia ad amputazione.

In genere, si aspettano varie settimane prima di decidere l’esecuzione di sbrigliamento o amputazione, perché spesso il tessuto che sembra morto può guarire e recuperare nel tempo.

Effetti a lungo termine

Purtroppo, non c’è molto da fare per alleviare la sensibilità al freddo, l’insensibilità o la rigidità. Un farmaco, l’amitriptilina, può talvolta riuscire a controllare il dolore associato alle conseguenze a lungo termine dei geloni.

Prevenzione

Quasi tutti i casi possono essere evitati adottando precauzioni adeguate durante i mesi freddi.

  • Evitare di esporsi inutilmente al freddo. Vento e basse temperature possono determinare una brusca caduta della temperatura, quindi evitare il più possibile di uscire in condizioni di freddo ventoso.
  • È importante anche riconoscere i sintomi iniziali dei geloni, soprattutto la sensazione di formicolio del freddo pungente.
  • Indossare indumenti che proteggono le estremità, come:
    • stivali ben isolati e calzettoni spessi e di taglia adatta,
    • muffole, perché proteggono dal freddo meglio dei guanti,
    • copricapo caldi e impermeabili, che coprano le orecchie; è fondamentale proteggere la testa dal freddo,
    • strati multipli sottili di indumenti caldi e larghi, che agiscono da isolanti .
  • Si dovrà anche cercare di rimanere asciutti e rimuovere eventuali vestiti bagnati non appena possibile.
  • Se in viaggio con il freddo, essere pronti alle emergenze. Per esempio, spostandosi in macchina con il ghiaccio, assicurarsi di avere con sé una coperta calda e un ricambio di vestiti caldi, in caso di arresto forzato.
  • Se a piedi, assicurarsi sempre di informare qualcuno sui propri spostamenti e orari. Portarsi dietro un telefono completamente carico, in modo da poter chiedere aiuto in caso di incidente.
  • Fare attenzione all’assunzione di alcolici con il freddo. L’eccesso di alcool aumenta il rischio di addormentarsi nel freddo (una causa frequente di geloni). L’alcool può causare una dissipazione di calore più rapida.
  • Anche il fumo può aumentare la vulnerabilità al freddo, perché la nicotina può agire da vasocostrittore.

Fonte principale: NHS, licensed under the OGL

Traduzioni a cura della Dr.ssa Greppi Barbara

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  1. Anonimo

    Buongiorno,
    io durante un viaggio invernale in moto ho avuto dei problemi con l’attrezzatura e ancora adesso, una settimana dopo la fine del viaggio sento tre dita della mano intorpidite con conseguente scarsità di sensibilità.
    La cosa mi era già capitata anni fa, ma in 2-3 giorni i sintomi erano scomparsi, ora invece persistono.
    Inizialmente avevo anche perso parzialmente la mobilità di una delle tre dita, ma ora l’ho quasi completamente recuperata.
    Non vedo però altri segnali di bolle, vesciche, arossamenti,… solo questa persistente sensazione di formicolio-intorpidimento.
    Cosa mi consigliate? Basta aspettare e passa da solo?
    Grazie
    Alberto

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      In linea di massima dovrebbe essere sufficiente pazientare se vede costantemente miglioramenti, ma essendo già passati 7 giorni un parere del suo medico è consigliabile.

  2. Anonimo

    Buongiorno,
    domenica scorsa sono stato in montagna, c’erano -15°C, abbiamo presso purtroppo la notte scendendo e quindi non potevamo riscaldarci, le mani se mi sono congelati al punto de restare entrambi bianche, con molta difficoltà le ho chiuse e inserite dentro del guanto, purtroppo però lo scongelamento è stato molto doloroso!! è passata una settimana e ancora non sento le punte delle dita! sento uno strano formicolio solo sulle punte, non sento ne pure le unghie. La domanda è, passerà con il tempo oppure mi devo preoccupare? grazie!

  3. Anonimo

    Gentile dottore mio figlio di 12 da 2 anni presenta geloni sulle dita dei piedi cn prurito e bruciore.,ho provato cn essaven gel,gelonix,e una cura omeopatica ma nn ho risolto il problema.anzi.quest anno sn ricomparsi e anke peggiorati rispetto agli anni scorsi.ho letto su un forum ke urinare sui geloni potrebbe essere re un toccasana?io sn molto

    sconfortata.lei dottore cosa mi consiglia…cn tanta stima Manu

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Eviterei, non esiste alcuna ragione logica che possa giustificare un effetto protettivo.

    2. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Qualcosa esiste, ma non posso prescrivere farmaci; ne ha già parlato con un dermatologo?

  4. Anonimo

    Buongiorno,
    quando vado a sciare ed è molto freddo (-15° – -20° sotto zero) mi si congela il naso. Sulla punta del naso viene a formarsi un cerchio bianco. Cosa posso mettermi per proteggere il naso?
    (vedo che in Coppa del mondo si mettono una protezione specie silicone, cerotto).
    Cordiali saluti nipi

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non conosco il cerotto cui fa riferimento purtroppo, ma proverei a rivolgermi presso un negozio specializzato.

  5. Anonimo

    caro dottore, leggo che puntualmente lei consiglia di rivolgersi al medico, sconsiglia alcune cose ma delle dritte non ne da….capisco che in medicina è molto difficile ma mi domando quanto sia utile un forum che lascia il tempo che trova….buon proseguimento, cordiali saluti….
    P.S
    L’ urina con me ha funzionato alla grande, cosa che i farmaci (antibiotici e cortisone) non hanno fatto!!! 🙂

    1. Anonimo

      vero…..ma è anche vero che chi scrive ha bisogno….
      non so se mi spiego….la mia non vuole essere una critica ma più una costatazione 🙂
      comunque buon Natale!!!! e auguro a tutti e a lei un 2014 senza bisogno ne di dottori ne di farmacie!!! (non me ne voglia doc…..) 😉

    2. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non si scusi, ogni critica è ben accetta perchè mi permette di capire dove poter migliorare.

  6. Anonimo

    Buona sera, sono Rosa ho 21 anni e da circa 3 o 4 anni soffro di questo problema. Essendo una donna,purtroppo,mi tocca stare spesso con le mani a contatto con l’acqua sia fredda che calda (le famose pulizie) e non posso evitarlo…come potrei rimediare? Al freddo sto bene perché non ho bruciori e pruriti,ma mi sembra di capire che è meglio che stiano al caldo(anche se la notte a letto soffro molto perchè mi bruciano e mi danno prurito). Qualcuno mi può consigliare che prodotto usare?

    1. Anonimo

      P.s. uso i guanti e ho usato varie creme (anche per la circolazione) massaggiando le dita…ma ho risolto poco.

    2. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non posso consigliare farmaci od altri prodotti.

  7. Anonimo

    La mia bimba di 10 mesi era caduta e così la nonna le ha messo il ghiaccio problema glielo ha lasciato sul cuscino così si è scottata le guance con il ghiaccio. Mi hanno dato una pomata in farmacia ma ora ha due rigonfiamenti sotto cutanei nelle guance cosa fare

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Visita pediatrica; non perchè sia grave, ma per poter valutare cosa applicare.

  8. Anonimo

    Salve dottore, sono rientrato da un viaggetto in moto e pur avendo indossato i guanti, una volta a casa, li ho tolti ed avevo le dita rosse e bruciavano.
    Ora il bruciore è passato, ma i polpastrelli delle dita sono rimasti molto duri, consigli? 🙂

  9. Anonimo

    Signora Rosa mi è accaduta la stessa sua cosa, mi potrebbe dire se è riuscita a risolverla, sto andando ai matti tra prurito e dolore
    Grazie

  10. Anonimo

    Dottore mi scusi ma usando delle creme protettive tipo c’era di cupra si può una volta assorbita cucinare e pulire o bisogna risciacquare le mani? Nel senso che io Nn trovo rimedio mi si spaccano le mani perché metto crema e poi mi tocca lavare piatti o comunque cucinare? Rischio di intossicare tutti o la posso tenere la crema una volta assorbita? Grazieee

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Una volta assorbita non ci sono grossi problemi, ma è buona norma lavarsi sempre le mani prima di toccare del cibo e/o i piatti.

  11. Anonimo

    Buongiorno, avrei bisogno di un parere. Qualche giorno fa ho fatto la ceretta alle gambe in casa e mi sono ustionata in un punto applicando la cera ancora troppo calda. Adesso ho una macchietta dovuta alla piccola ustione sulla gamba che vorrei far guarire. In casa ho Cicalfate crema riparatrice dell’Avene e Dermomycin Cort crema. Quale delle due è consigliabile applicare? Grazie

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, io preferirei mettere la prima ( Cicalfate) . saluti

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