Fuoco di S. Antonio o herpes Zoster: foto, contagio, gravidanza, terapia

Ultimo Aggiornamento: 839 giorni

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Introduzione

Quando le pustole rosse e pruriginose della varicella scompaiono e si ritorna alla normalità, la battaglia contro il virus che provoca il disturbo sembra vinta. In realtà per molti (anzi troppi) di noi la vittoria del sistema immunitario sul virus non è definitiva, il virus infatti non viene distrutto ma rimane latente nelle nostre cellule nervose, pronto a colpire di nuovo in un secondo momento. La seconda eruzione del virus della varicella provoca una malattia chiamata fuoco di Sant’Antonio o herpes zoster.

Fuoco di S. Antonio

Fuoco di S. Antonio (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Herpes_zoster_chest.png)

“Andavo all’università ed era un periodo di esami: all’improvviso fui colpito da un’eruzione cutanea, una specie di striscia verso il fianco, all’altezza del petto. Le pustole facevano davvero male. All’inizio pensai di avere la varicella, ma l’avevo già avuta anni e anni prima” ricorda un ragazzo che è stata colpito dal fuoco di Sant’Antonio quando aveva circa vent’anni.

Il ricordo della ragazzo era esatto. Aveva veramente avuto la varicella, quand’era bambino. Non si può soffrire di fuoco di Sant’Antonio se non si è già venuti a contatto con il virus della varicella e la maggior parte delle persone che si ammalano di varicella presenta un maggior rischio per quanto riguarda le manifestazioni dolorose da herpes zoster. Il ragazzo soffriva di un’eruzione cutanea a cintura sul fianco e del dolore tipico di questo frequente disturbo neurologico, tuttavia la sua età era piuttosto inconsueta.

Anche i giovani possono essere colpiti dal fuoco di Sant’Antonio, però questo disturbo compare con maggior frequenza dopo i 40 anni. E’ comunque una malattia molto comune che colpisce circa un quarto della popolazione degli Stati Uniti almeno una volta nella vita, quindi i casi nei giovani non sono affatto rari.

L’incidenza come detto aumenta con l’età: il fuoco di Sant’Antonio è 10 volte più probabile negli adulti di età superiore ai 60 anni che nei bambini di età inferiore ai 10 anni. Le persone con problemi a carico del sistema immunitario derivanti dall’uso di farmaci immunosoppressori come il prednisone, da malattie gravi come i tumori o da infezione da HIV sono particolarmente a rischio di contrarre la patologia. Questi pazienti possono anche soffrire di ricadute e in alcuni di essi il fuoco di Sant’Antonio non scompare mai definitivamente, anche se la maggior parte delle persone che si ammalano “rinnova” l’immunità al virus responsabile e per alcuni decenni dopo l’episodio non si ammala più.

I bambini le cui madri hanno avuto la varicella nelle ultime settimane di gravidanza (dai 5 ai 21 giorni prima del parto) o che hanno avuto la varicella durante la prima infanzia, sono maggiormente a rischio di contrarre il fuoco di Sant’Antonio in età pediatrica. A volte questi bambini nascono già ammalati di varicella oppure si ammalano di una forma tipica della malattia dopo alcuni giorni dalla nascita.

Foto

Herpes Zoster (http://es.wikipedia.org/wiki/Archivo:DGK_Guertelrose.jpg)

Herpes Zoster (http://es.wikipedia.org/wiki/Archivo:DGK_Guertelrose.jpg)

 

Fuoco di S. Antonio sul collo

Fuoco di S. Antonio sul collo (http://en.wikipedia.org/wiki/File:Herpes_zoster_neck.png)

Cause

Gli scienziati chiamano il virus che provoca la varicella e il fuoco di Sant’Antonio virus varicella-zoster o VZV. La parola varicella deriva dal latino variola, vaiolo: il vaiolo è un’altra malattia infettiva che può assomigliare alla varicella, malattia estremamente contagiosa che spesso provoca la morte del paziente (ha sfigurato o ucciso milioni di persone, soprattutto durante il Medioevo.) Zoster è la parola greca che significa cintura o fascia: normalmente il fuoco di Sant’Antonio provoca la comparsa di una fascia di pustole o lesioni, all’altezza della vita e su un solo fianco.

Il VZV fa parte di un gruppo di virus detti herpesvirus: a questo gruppo appartengono il virus chiamato herpes simplex che provoca la febbre sulle labbra, la mononucleosi e l’herpes genitale (una malattia sessualmente trasmessa) e il virus di Epstein-Barr connesso alla mononucleosi infettiva. Come il VZV, anche gli altri herpesvirus possono annidarsi nel sistema nervoso dopo una prima infezione e poi diffondersi attraverso i tessuti delle cellule nervose per provocare una seconda infezione: l’esempio più frequente sono gli episodi ripetuti di febbre sulle labbra.

Già nel 1909 i ricercatori iniziarono a sospettare che la varicella e il fuoco di Sant’Antonio fossero causati dallo stesso virus, negli anni Venti e Trenta questa tesi fu rafforzata da un esperimento in cui veniva iniettato ai bambini il liquido contenuto nelle lesioni del fuoco di Sant’Antonio. Nel giro di due settimane la metà circa dei bambini si era ammalata di varicella. Infine, nel 1958, analisi approfondite dei virus prelevati da pazienti affetti da varicella o da fuoco di Sant’Antonio confermarono che si trattava dello stesso virus.

Di fatto tutti gli adulti che hanno contratto la varicella, anche in forma talmente lieve da passare inosservata, potrebbero essere colpiti dal fuoco di Sant’Antonio

Nel primo contatto con il VZV (varicella) alcune particelle del virus passano dal sangue agli agglomerati di cellule nervose (neuroni) detti gangli sensoriali, dove rimangono anche per molti anni in forma inattiva (latente). I gangli sensoriali, che si trovano vicino al midollo spinale e al cervello, forniscono informazioni sensoriali al cervello: comunicano le sensazioni di caldo, freddo, contatto e dolore provenienti dall’organismo.

Quando il virus VZV si riattiva, si diffonde attraverso le fibre di prolungamento nervoso (gli assoni) che partono dal corpo cellulare dei neuroni e raggiungono la pelle. Il virus si moltiplica e compare l’eruzione cutanea come sintomo caratteristico: ora la persona può dirsi colpita dall’herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio, in questo caso il sistema nervoso è coinvolto in maniera più radicale rispetto a quanto avviene con l’attacco della varicella e i sintomi di solito sono più complicati e gravi.

Sintomi

Il primo sintomo del fuoco di Sant’Antonio normalmente è il bruciore, il formicolio o il prurito, di solito localizzato in una zona ben precisa, solo su un fianco. Dopo alcuni giorni, od al massimo una settimana, in quella stessa zona compare un eritema con pustole piene di liquido, simili a quelle della varicella. Le ricerche recenti hanno dimostrato che i casi di fuoco di Sant’Antonio più lievi, con solo poche lesioni o nessuna, sono più frequenti di quanto si pensasse. Questi episodi di solito non vengono diagnosticati. Se non sono presenti lesioni si parla di zoster sine herpete.

Il dolore provocato dal fuoco di Sant’Antonio può variare da lieve a intenso. Alcuni pazienti soffrono soprattutto di prurito, altri invece avvertono dolore già se li si sfiora delicatamente. La zona in cui il fuoco di Sant’Antonio si manifesta con maggior frequenza è una fascia (chiamata dermatoma) che si estende su un solo lato del tronco all’altezza della vita, inoltre il disturbo può presentarsi frequentemente anche su un lato del viso, intorno all’occhio e sulla fronte. Tuttavia il fuoco di Sant’Antonio può colpire qualsiasi zona dell’organismo ed il numero di lesioni può variare: le bolle possono unirsi e creare una zona simile a una profonda bruciatura. Altri pazienti possono avere soltanto alcune lesioni sparse che non provocano sintomi gravi.

Nella maggior parte delle persone sane le lesioni provocate dal fuoco di Sant’Antonio guariscono nel giro di poche settimane, il prurito e il dolore diminuiscono e le pustole non lasciano cicatrici. Altri pazienti, invece, possono avere sintomi sensoriali che permangono per alcuni mesi.

Trasmissione

Varicella e fuoco di Sant’Antonio sono causati dallo stesso virus: il varicella zoster virus (VZV).

Un paziente affetto dal fuoco di Sant’Antonio può contagiare un’altra persona, per esempio un bambino che non ha mai avuto la varicella e che non sia stato vaccinato (in Italia non è obbligatorio): il bambino sarà però colpito dalla varicella e non dal fuoco di Sant’Antonio e perchè avvenga il contagio è necessario venire a contatto direttamente con le lesioni aperte dell’eritema, mentre se rimane nello stesso ambiente di una persona affetta dal fuoco di Sant’Antonio il bambino non potrà ammalarsi di varicella, perché durante l’infezione scatenata dal fuoco di Sant’Antonio il virus di solito non colpisce i polmoni e quindi non può diffondersi per via aerea.

I pazienti affetti da varicella, viceversa, non possono trasmettere a nessuno il fuoco di Sant’Antonio, però possono ovviamente trasmettere la varicella a chi non l’ha mai avuta in precedenza. Nel caso della varicella, il virus può diffondersi per via aerea, perché colpisce le vie respiratorie superiori.

Il fuoco di Sant’Antonio appare quando un fattore scatenante sconosciuto fa attivare il virus nascosto all’interno dell’organismo; diversamente dalla varicella quindi non si può “passare” a qualcun altro.  Quando si riattiva il virus raggiunge la pelle attraverso i nervi e provoca la comparsa del doloroso eritema caratteristico. Nel fuoco di Sant’Antonio il virus di solito non passa nel flusso sanguigno né nei polmoni e quindi non si può diffondere per via aerea.

Pericoli

Occhio e Fuoco di S. Antonio (http://de.wikipedia.org/wiki/Datei:Zoster%26Auge.JPG)
Occhio e Fuoco di S. Antonio (http://de.wikipedia.org/wiki/Datei:Zoster%26Auge.JPG)

Le persone affette da herpes oftalmico (con lesioni nell’occhio, intorno all’occhio e sulla fronte) possono soffrire di infezioni oculari molto dolorose e in alcuni casi la vista può risultare parzialmente compromessa, subito o dopo qualche tempo. Le persone colpite dall’herpes oftalmico dovrebbero farsi visitare immediatamente dall’oculista. L’infezione all’interno dell’occhio o intorno all’occhio (sindrome di Ramsay-Hunt) può provocare problemi di udito o di equilibrio e debolezza muscolare sul lato del volto che viene colpito.

In casi rarissimi, il virus si può diffondere nel cervello o nel midollo spinale e può causare complicazioni gravi come gli attacchi cardiaci o la meningite (un’infezione delle membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale). Chi è stato colpito dal virus deve farsi immediatamente visitare dal medico se nota sintomi neurologici al di fuori della zona dove si è verificato il primo episodio.

Le persone immunosoppresse, ad esempio a causa di malattie come l’HIV o per via di determinati farmaci, sono maggiormente a rischio di complicazioni gravi. In questo caso è probabile che il fuoco di Sant’Antonio si diffonda e vada a colpire diverse parti dell’organismo, oppure che gli eritemi durino per più tempo o ricorrano con maggior frequenza. Molti di questi pazienti vengono aiutati somministrando loro regolarmente farmaci antivirali.

Gravidanza

Molte future mamme si preoccupano a ragione per qualsiasi infezione contratta durante la gravidanza: alcune infezioni possono trasmettersi dal sangue della mamma al feto, oppure possono colpire il bambino al momento del parto. L’infezione da VZV durante la gravidanza presenta alcuni rischi per il bambino, a seconda della fase della gravidanza in cui si viene colpite.

  • Durante le prime 30 settimane, se la mamma contrae la varicella, in alcuni casi il bambino può nascere con malformazioni congenite. Questi casi sono rari e gli esperti hanno pareri discordi sulla gravità dei rischi. La maggior parte ddi loro concorda sul fatto che il fuoco di Sant’Antonio in una donna incinta (un evento molto raro) ha ancor meno probabilità di causare danni al feto.
  • Se una donna incinta si ammala di varicella tra 21 e 5 giorni prima del parto il neonato può nascere con la varicella oppure ammalarsi entro pochi giorni. Tuttavia, in generale, il tempo che intercorre tra l’inizio della malattia nella madre e la nascita del bambino permette al sistema immunitario della madre di reagire e di produrre gli anticorpi necessari per combattere il virus. Questi anticorpi possono essere trasmessi al bambino e contribuire alla lotta contro l’infezione. Però, una piccola percentuale dei bambini venuti a contatto con la varicella da 21 a 5 giorni prima della nascita è colpita dal fuoco di Sant’Antonio nei primi 5 anni di vita, perché il sistema immunitario del neonato non è ancora completamente funzionante e in grado di mantenere il virus allo stato latente.
  • E se la mamma contrae la varicella al momento del parto? In questo caso il sistema immunitario della mamma non può mobilitarsi. Nonostante alcuni degli anticorpi materni vengano trasmessi al neonato attraverso la placenta, il neonato non sarà in grado di combattere da solo l’attacco, perché il suo sistema immunitario è immaturo. Se i bambini sono colpiti dalla varicella in questo modo, la malattia può rivelarsi letale. Per combattere la malattia, viene somministrata loro l’immunoglobulina anti varicella-zoster, una preparazione a base di sangue ricco di anticorpi di individui adulti guariti di recente dalla varicella o dal fuoco di Sant’Antonio.

Cura e terapia

Per la maggior parte delle persone sane che iniziano la terapia subito dopo la comparsa dell’eritema sulla pelle le lesioni scompaiono, il dolore regredisce nel giro di 3-5 settimane e le vesciche di solito non lasciano cicatrici. Il fuoco di Sant’Antonio tuttavia rappresenta una grave minaccia per i pazienti immunosoppressi, ad esempio quelli affetti da infezioni da HIV o che si sottopongono a terapie contro i tumori in grado di indebolire il loro sistema immunitario. Anche chi ha effettuato un trapianto è più vulnerabile all’herpes zoster perché viene curato con farmaci che inibiscono il funzionamento del sistema immunitario.

Si può diminuire la durata e la gravità degli episodi di fuoco di Sant’Antonio usando farmaci antivirali prescritti dal medico, come ad esempio l’aciclovir, il valaciclovir o il famciclovir.

L’aciclovir è anche disponibile come farmaco generico, ma le compresse devono essere assunte cinque volte al giorno, mentre il valaciclovir e il famciclovir devono essere assunti solo tre volte al giorno. È importante non dimenticare nessuna dose e non interrompere la terapia prima del termine previsto dal medico.

I farmaci antivirali possono quasi dimezzare il rischio di ammalarsi di nevralgia post-erpetica, cioè di un dolore cronico che continua per mesi o anni dopo la scomparsa delle lesioni alla pelle. I medici consigliano di iniziare la terapia con i farmaci antivirali ai primi sintomi dell’eruzione cutanea, o addirittura già quando i sintomi premonitori indicano che sta per comparire. Anche se il paziente non viene visitato dal medico al momento della comparsa della malattia, può comunque essere utile iniziare la terapia antivirale se si stanno già formando nuove lesioni. Tra le altre terapie da prendere in considerazione ci sono gli antinfiammatori corticosteroidi, come il prednisone. Vengono usati normalmente quando la malattia colpisce l’occhio o altri nervi del volto.

Prevenzione

Vaccino contro la varicella

Il vaccino contro la varicella (che non è obligatorio) è in grado di evitare il contagio. Chi è stato vaccinato contro la varicella ha minori probabilità di essere colpito dal fuoco di Sant’Antonio, perché la varietà debole ed attenuata di virus usata nel vaccino ha meno probabilità di sopravvivere nell’organismo per decenni. Si saprà con certezza se il fuoco di Sant’Antonio può verificarsi in fasi successive della vita in una persona vaccinata contro la varicella soltanto quando saranno stati raccolti dati sufficienti, nel corso dei prossimi decenni.

Alcuni ricercatori ritengono che vaccinare i bambini contro la varicella faccia aumentare il rischio di ammalarsi di fuoco di Sant’Antonio negli adulti che non sono stati vaccinati durante l’infanzia. Questo avviene perché se gli adulti si prendono cura dei bambini ammalati di varicella viene richiamata la loro immunità che impedisce al virus presente nelle cellule nervose di riattivarsi e di scatenare il fuoco di Sant’Antonio. Se meno bambini si ammalano di varicella, ci sono meno opportunità di richiamo dell’immunizzazione per gli adulti e quindi ci potrebbero essere più casi di fuoco di Sant’Antonio nei prossimi 40-50 anni.

Il vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio

Nel maggio del 2006 la Food and Drug Administration ha approvato un vaccino contro il virus VZV (Zostavax®, non in commercio in Italia) che può essere usato nelle persone di età superiore ai 60 anni già colpite dalla varicella. Quando questo vaccino avrà una maggiore diffusione molti anziani potranno avere per la prima volta un mezzo di prevenzione del fuoco di Sant’Antonio.

I ricercatori hanno scoperto che la somministrazione del vaccino negli anziani ha dimezzato il numero di casi di fuoco di Sant’Antonio inoltre, nelle persone che si sono ammalate nonostante fossero state vaccinate, la gravità e le complicazioni del fuoco di Sant’Antonio sono state considerevolmente ridotte.

In uno studio condotto a grazie all’intervento congiunto del Dipartimento per gli affari dei veterani, dell’Istituto nazionale allergie e malattie infettive e della Merck & Co., che ha coinvolto più di 38.000 veterani di età superiore ai 60 anni, la metà dei partecipanti alla ricerca è stata vaccinata con una versione del vaccino anti varicella più potente, studiata specificamente per l’uso negli adulti, e metà invece ha ricevuto un placebo. Né i volontari né i ricercatori sapevano se una determinata paziente avesse ricevuto il vaccino vero o il placebo prima della conclusione della ricerca (studio in doppio cieco). Durante il periodo di studio, durato più di tre anni, il vaccino ha ridotto i casi di fuoco di Sant’Antonio del 51 per cento; nel gruppo a cui è stato somministrato il placebo si sono registrati 642 casi, contro i soli 315 del gruppo effettivamente vaccinato. Nelle persone che sono state effettivamente vaccinate ma hanno comunque sviluppato il fuoco di Sant’Antonio, il dolore e il disagio sono stati ridotti del 61 per cento. Il vaccino ha anche diminuito il numero di casi di nevralgia post-erpetica di due terzi, rispetto al placebo. Il vaccino per il fuoco di Sant’Antonio è soltanto una terapia preventiva, e non una terapia per coloro che sono già stati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio o dalla nevralgia post-erpetica.

Complicazioni

La nevralgia post-erpetica

A volte, soprattutto negli anziani, il dolore provocato dal fuoco di Sant’Antonio continua anche per molto tempo dopo la guarigione delle lesioni cutanee. La nevralgia post-erpetica può essere lieve o molto grave: i casi più gravi possono causare insonnia, perdita di peso, depressione e disabilità, ma non provoca direttamente il decesso. Gli esperimenti clinici hanno dimostrato che una decina circa di farmaci, divisi in quattro categorie, sono efficaci per diminuire il dolore. Tra di essi troviamo

  1. Gli antidepressivi triciclici (TCA): spesso sono il primo tipo di farmaco che viene somministrato ai pazienti colpiti dalla nevralgia post-erpetica. L’amitriptilina, un antidepressivo triciclico, è stato spesso prescritto in passato ma, nonostante sia efficace, presenta un’alta incidenza di effetti collaterali. La desipramina e la nortriptilina hanno minori effetti collaterali e pertanto sono più indicati per gli anziani, la fascia d’età più a rischio per la nevralgia post-erpetica. Tra gli effetti collaterali frequenti degli antidepressivi triciclici troviamo: secchezza oculare e della bocca, costipazione e intontimento. I pazienti con precedenti di attacchi cardiaci oppure quelli affetti da aritmie cardiache o da glaucoma ad angolo chiuso dovrebbero usare farmaci di tipo diverso.
  2. Gli anticonvulsanti: alcuni farmaci efficaci contro le convulsioni sono anche in grado di curare la nevralgia post-erpetica perché sia le convulsioni sia il dolore hanno a che vedere con una sovraeccitazione delle cellule nervose. La carbamazepina, un farmaco antiepilettico, è efficace per la cura della nevralgia post-erpetica ma ha effetti collaterali rari e potenzialmente pericolosi: proprio per questo, viene prescritto più di frequente un nuovo farmaco anticonvulsivante, la gabapentina. Tra gli effetti collaterali di quest’ultimo troviamo: sonnolenza o confusione, vertigini e, in alcuni casi, gonfiore alle caviglie.
  3. Gli Oppiacei: gli oppiacei sono farmaci analgesici molto potenti, efficaci contro qualsiasi tipo di dolore. Tra di essi troviamo: l’oxicodone, la morfina, il tramadolo e il metadone. Gli oppiacei possono avere effetti collaterali come sonnolenza, offuscamento mentale e costipazione, e possono dare dipendenza, quindi il loro uso deve essere controllato attentamente nei pazienti con precedenti di dipendenza.
  4. Gli anestetici locali per uso topico: sono efficaci anche gli anestetici locali applicati direttamente sulla pelle della zona colpita dalla nevralgia post-erpetica. La lidocaina, quello prescritto con maggior frequenza, è disponibile in lozione, gel o spray. Nel caso degli anestetici locali per uso topico il farmaco rimane nella pelle e quindi non causa problemi di sonnolenza o costipazione. Le creme a base di capsaicina possono essere piuttosto efficaci e sono in vendita senza prescrizione, ma la maggior parte dei pazienti ritiene che provochino un bruciore intenso durante l’applicazione.

Prurito post-erpetico

Il prurito che a volte compare durante o dopo il fuoco di Sant’Antonio può essere abbastanza grave e doloroso. L’esperienza medica suggerisce che il prurito post-erpetico sia ancora più difficile da curare della nevralgia post-erpetica. Gli anestetici locali per uso topico (che addormentano la pelle) lo alleviano notevolmente in alcuni pazienti. Poiché il prurito post-erpetico di solito si sviluppa nelle zone di pelle con problemi di mancanza di sensibilità è fondamentale non grattarsi. Grattare la pelle insensibile troppo a lungo o con troppa forza può causare lesioni gravi.

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Anonimo

    tre settimane fà stando al mare, mi sono uscite un insieme di di piccole vescicole del diametro complessivo di 6/7 cm. sul fianco destro,, che mi provocano prurito inducendomi a grattarmi, ma oltre questo non avverto ne dolori e neanche bruciori.Dato che dopo tre settimane, nonostante l’uso di creme contro l’eritema solare, ancora nn mi passa, può essere il fuoco di santat’antonio?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      È possibile, ma sarebbero da vedere di persona per giudicare con certezza.

  2. Daniela

    Salve dottore, sn incinta è pericoloso stare nella stessa stanza con una persona che ha avuto herpes zoster in fase post acuta?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Eviti i contatti ravvicinati, il contagio può avvenire solo per contatto con il liquido contenuto nelle bollicine.

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