Flebite: sintomi, cause, cura, prevenzione

Ultimo Aggiornamento: 1136 giorni

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Introduzione

La tromboflebite è causata da un trombo che ostruisce una o più vene, di solito nelle gambe, fino a farle gonfiare. Solo in rari casi, la tromboflebite (comunemente anche detta flebite) può colpire le vene delle braccia o del collo.

La vena colpita può essere in superficie e causare la tromboflebite superficiale, oppure profonda all’interno di un muscolo, e in questo caso si parla di trombosi venosa profonda. La presenza di un trombo in una vena profonda fa aumentare il rischio di soffrire di problemi di salute gravi, ad esempio un trombo può spostarsi all’interno dei vasi sanguigni (diventando così un embolo), raggiungere i polmoni e ostruire un’arteria polmonare (embolia polmonare). La tromboflebite può essere provocata dall’inattività protratta, ad esempio se si sta seduti per lungo tempo sull’aereo o in automobile, oppure da una lunga convalescenza a letto dopo un intervento chirurgico.

Per diminuire il rischio di formazione di trombi e alleviare il dolore è possibile usare diversi rimedi pratici. Per la flebite esistono diverse terapie, sia farmacologiche sia chirurgiche.

Cause

La flebite è causata da uno o più trombi, i trombi possono formarsi per cause diverse, cioè a causa di tutto ciò che impedisce al sangue di circolare come dovrebbe. È possibile che il trombo che provoca la tromboflebite sia causato per esempio da:

  • una lesione a una vena,
  • un disturbo ereditario della coagulazione.

I trombi si possono formare per molte ragioni diverse. Di solito si pensa che siano provocati da un tempo prolungato trascorso in posizione seduta, ad esempio quando si viaggia in macchina o in aereo. Stare seduti per molto tempo può favorire la formazione di un trombo che causa la tromboflebite, ma è una situazione piuttosto rara. Prendendo le dovute precauzioni, ad esempio se si sgranchiscono le gambe periodicamente o se ci si alza per fare due passi, è possibile diminuire il rischio di tromboflebite.

Fattori di rischio

Il rischio di soffrire di tromboflebite aumenta se:

  • Siete inattivi o costretti all’immobilità per un lungo periodo, ad esempio durante un viaggio in macchina o in aereo.
  • Siete costretti a letto per un periodo prolungato, ad esempio dopo un intervento chirurgico, dopo un infarto o dopo una lesione, ad esempio se vi siete rotti una gamba.
  • Soffrite di un tipo di tumore, come il tumore al pancreas, che è in grado di aumentare la quantità delle sostanze pro-coagulanti presenti nel sangue, ovvero delle sostanze che favoriscono la coagulazione sanguigna.
  • Avete avuto un ictus che ha causato la paralisi degli arti superiori o inferiori.
  • Avete un pacemaker o un catetere (tubicino flessibile) impiantato in una delle vene principali: questi dispositivi possono irritare il vaso sanguigno e ostruire parzialmente la circolazione.
  • Siete incinte o avete appena partorito, e quindi la pressione delle vene del bacino e delle gambe è maggiore del solito.
  • Usate la pillola anticoncezionale o la terapia ormonale sostitutiva, che possono favorire la coagulazione sanguigna.
  • Nella vostra famiglia qualcuno ha sofferto o soffre di disturbi della coagulazione o è soggetto a trombosi.
  • Siete in sovrappeso o obesi.
  • Soffrite di vene varicose.
  • Siete un fumatore.

Più fattori di rischio presentate, maggiore è il rischio di soffrire di flebite. Se avete uno o più fattori di rischio parlate con il vostro medico delle strategie di prevenzione prima di affrontare lunghi periodi di inattività, ad esempio un volo lungo, un lungo viaggio in auto o prima di decidere di sottoporvi a un intervento chirurgico.

Sintomi

Tra i sintomi della flebite ricordiamo:

  • Calore e dolore nella zona colpita,
  • Rossore e gonfiore.

Se la vena colpita si trova sottopelle è possibile vederla perché è arrossata, dura al tatto e gonfia. Se invece la vena colpita si trova più in profondità la gamba si gonfia e inizia a far male, soprattutto quando si sta in piedi o si cammina. È anche possibile avere la febbre, tuttavia nella maggior parte dei pazienti la trombosi venosa profonda rimane asintomatica.

Quando chiamare il medico

Andate dal medico se una vena improvvisamente diventa rossa e gonfia e inizia a far male, soprattutto se avete uno o più fattori di rischio per la tromboflebite, ad esempio se siete stati immobilizzati per un lungo periodo oppure se nella vostra famiglia qualcuno soffre di disturbi della coagulazione.

Se il dolore e il gonfiore delle vene sono gravi o sono accompagnati da febbre alta o difficoltà respiratorie, andate immediatamente al pronto soccorso; questi sintomi infatti possono indicare una trombosi venosa profonda. Chi ne soffre ha un maggior rischio di formazione di emboli che possono spostarsi all’interno delle vene e raggiungere i polmoni.

Pericoli

Se la flebite colpisce una vena superficiale, cioè una vena che si trova immediatamente sottopelle, le complicazioni sono rare. Invece, se il trombo si forma in una vena profonda, è possibile che si origini una malattia grave, detta trombosi. Nel caso di trombosi, il rischio di complicazioni serie è maggiore. Tra le complicazioni ricordiamo:

  • Embolia polmonare. Se parte di un trombo che si è formato in una vena profonda inizia a spostarsi (e diventa così un embolo), può raggiungere i polmoni, dove può ostruire un’arteria e causare una situazione potenzialmente fatale.
  • Infarto o ictus. Se soffrite di determinate malformazioni cardiache congenite che hanno perforato la parete cardiaca, ad esempio il forame ovale pervio (PFO), la malformazione congenita del setto atriale o del setto ventricolare, un embolo può penetrare nelle arterie coronarie o nel cervello provocando un infarto o un ictus.

La trombosi può anche danneggiare le valvole nelle vene delle gambe. Le vene, infatti, sono dotate di valvole che impediscono il reflusso del sangue che viene pompato verso l’alto, cioè verso il cuore. Se le valvole delle vene delle gambe non funzionano bene, possono nascere diversi problemi:

  • Vene varicose. Il sangue che ristagna nelle vene le fa gonfiare, causando le vene varicose.
  • Edema. In alcuni casi, il sangue può ristagnare talmente tanto da far gonfiare la gamba (edema).
  • Discolorazione della pelle. Se il gonfiore e la pressione sulla pelle si cronicizzano, la pelle può cambiare colore. In alcuni casi possono formarsi anche delle ulcere. Se avete il dubbio che si stia formando un’ulcera, chiamate il medico.
  • Blocco venoso. La trombosi può causare un blocco permanente della circolazione nella vena.

Diagnosi

Per diagnosticare la flebite il medico vi chiederà di quali disturbi avete sofferto e poi cercherà le vene colpite sotto la superficie della pelle. Per capire se soffrite di tromboflebite superficiale o di trombosi, il medico probabilmente sceglierà uno di questi esami:

  • Ecografia. Un dispositivo a forma di bacchetta (trasduttore), passato sulla zona colpita della gamba, la irradia con onde sonore. Quando le onde colpiscono i tessuti della gamba e vengono riflesse, un computer le trasforma in un’immagine in movimento visibile su uno schermo. L’immagine può evidenziare eventuali trombi.
  • TAC o risonanza magnetica. Sia la tomografia computerizzata (TAC) sia la risonanza magnetica (RM) sono in grado di fornire immagini delle vene e di evidenziare eventuali trombi.
  • Venografia. Un mezzo di contrasto chimico viene iniettato in una delle vene principali, nel piede o nella caviglia. Un processo basato sui raggi X crea un’immagine delle vene delle gambe e dei piedi, ed evidenzia eventuali problemi. Attualmente questo esame è usato con minor frequenza, perché per confermare la diagnosi di solito sono sufficienti esami meno invasivi.
  • Esami del sangue. Quasi tutti i pazienti che soffrono di trombosi hanno, nel sangue, una gran quantità di una sostanza detta D-dimero, che favorisce la coagulazione. Tuttavia i livelli di D-dimero sono elevati anche in presenza di altri disturbi, quindi anche se l’esame del D-dimero è molto sensibile, non è molto utile. Attualmente è usato soprattutto per escludere la trombosi o per identificare i pazienti a rischio di tromboflebite ricorrente.

Cura e terapia

Prima della visita potete iniziare a prendere alcuni semplici provvedimenti. E’ molto utile sollevare la gamba colpita per alleviare qualsiasi fastidio. Se decidete di assumere degli antidolorifici, come il paracetamolo (Tachipirina®, …) o l’ibuprofene (Moment®, …), ricordate di informare il medico. Questi farmaci infatti possono interagire con altri anticoagulanti e antitrombotici prescritti dal medico.

Se la flebite colpisce una vena superficiale, il medico può consigliarvi di ricorrere all’automedicazione, ad esempio alzare la gamba malata o usare un comune antinfiammatorio. Per questo disturbo di solito non è necessario il ricovero in ospedale e la guarigione avviene nel giro di una o due settimane.

Per la tromboflebite, il medico può anche consigliarvi queste terapie, simili a quelle usate per la trombosi:

  • Bendaggio fisso all’ossido di zinco: è molto comune l’impiego di un bendaggio sulla zona colpita con bende all’ossido di zinco nella fase acuta.
  • Anticoagulanti. Se soffrite di trombosi, l’iniezione di un farmaco anticoagulante, come l’eparina, impedirà ai trombi di ingrandirsi. Dopo la terapia con l’eparina di solito si passa a un altro anticoagulante, il warfarin (Coumadin®), per diversi mesi, sempre per evitare che i trombi si ingrandiscano. Se il medico vi prescrive il warfarin, seguite attentamente le sue istruzioni. Il warfarin è un farmaco potente che, se non assunto in maniera corretta, può causare effetti collaterali gravi.
  • Calze elastiche. Aiutano a prevenire il gonfiore ricorrente e diminuiscono il rischio di complicazioni della trombosi. Il medico vi prescriverà le calze graduate più adatte per il vostro disturbo. Sono spesso usate come prosecuzione della terapia dopo la fase acuta trattata con bendaggio all’ossido di zinco.
  • Filtro venoso. In alcuni casi, e soprattutto se non potete assumere gli anticoagulanti, può essere inserito un filtro nella vena più grande dell’addome (vena cava) per impedire agli emboli che partono dalle vene delle gambe di raggiungere i polmoni. Di solito il filtro deve rimanere impiantato per tutta la vita. L’intervento normalmente non richiede un lungo ricovero in ospedale.
  • Rimozione delle vene varicose (stripping). Il medico può ricorrere all’intervento chirurgico per rimuovere le vene varicose che causano dolore o tromboflebiti ricorrenti, intervento detto stripping e di solito eseguito in day hospital. Se la vena da rimuovere è piuttosto lunga, si praticano diverse piccole incisioni. Di solito si possono riprendere le normali attività entro due settimane, o meno. La rimozione della vena o del capillare non pregiudica la circolazione, perché sono le vene profonde della gamba che fanno scorrere i maggiori volumi di sangue. Spesso quest’intervento viene eseguito per motivi puramente estetici.
  • Rimozione o bypass. In alcuni casi quest’intervento si rivela necessario per rimuovere un trombo che blocca una vena del bacino o dell’addome. Per guarire una vena gravemente bloccata, il medico può consigliare l’intervento di bypass, oppure l’intervento di angioplastica (non chirurgico) che apre la vena. Dopo che la vena è stata riaperta, il medico inserisce un tubicino retiforme al suo interno, per tenerla aperta.

Stile di vita e rimedi pratici

Oltre alle terapie prescritte dal medico, ci sono diversi rimedi pratici che aiutano ad alleviare i sintomi della tromboflebite.

Se soffrite di tromboflebite superficiale:

  1. Tene sollevate le gambe.
  2. Usate un antinfiammatorio, come l’ibuprofene (Moment®, Brufen®, …) o il naprossene (Momendol®, Aleve®, Synflex®, …), se il medico ve l’ha consigliato

Se soffrite di trombosi venosa profonda:

  1. Assumete gli anticoagulanti seguendo la prescrizione medica per prevenire le complicazioni.
  2. Se la gamba è gonfia, sollevatela.
  3. Indossate le calze elastiche tutti i giorni.

Prevenzione

Per prevenire la flebite, smettete di fumare perché il fumo aumenta il rischio di formazione di trombi.

Stare seduti a lungo sull’aereo o in macchina può provocare gonfiore delle caviglie e dei polpacci. Anche l’inattività prolungata aumenta il rischio di tromboflebite nelle vene delle gambe. Per prevenire la formazione di trombi:

  1. Sgranchitevi le gambe. Se siete in aereo, alzatevi per sgranchirvi le gambe più o meno ogni ora. Se siete in macchina, fate una sosta più o meno ogni ora e sgranchitevi le gambe.
  2. Se dovete stare seduti per forza, muovete regolarmente le gambe. Flettete le caviglie, oppure premete i piedi contro il pavimento o il poggiapiedi almeno dieci volte in un’ora.

Se il viaggio in aereo o in macchina dura più di quattro ore, prendete precauzioni aggiuntive per evitare la trombosi:

  1. Evitate gli indumenti troppo stretti e le cinture strette.
  2. Bevete molto per evitare la disidratazione.
  3. Sgranchite i polpacci, facendo due passi almeno una volta all’ora.

Se sapete di essere a rischio per quanto riguarda la trombosi, andate dal medico prima di partire. Il medico potrà consigliarvi di:

  1. Indossare le calze elastiche.
  2. Assumere un blando anticoagulante prima della partenza..

In genere se già siete in terapia con il warfarin (Coumadin®), non è consigliabile assumere l’aspirina, perché potrebbe diluire troppo il sangue tuttavia, se per altre ragioni seguite una terapia che prevede l’aspirina, è meglio continuarla.

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Marco

    mi hanno diagnosticato una tromboflebite focale di 14mm della vena basilica al gomito destro. E’ da 5 settimane che prendo 1 compressa di Ticlopidina al giorno e che metto 3 volte al giorno l’Eparan solfato. Ad oggi però non ho visto miglioramenti apprezzabili, la cura è corretta? posso provare altro? nota: è la prima volta che soffro di flebite. Grazie, saluti

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      La cura sembra appropriata, in ogni caso le raccomando di non modificarla se non dietro indicazione dello specialista che la sta seguendo.

  2. rocco

    salve, soffro da 2 anni di dolore alla vena al polpaccio destra, esattamente la vena al lato sinistro in basso al ginocchio. Ho eseguito un ecodopler, e non risulta nulla, anzi il medico mi ha consigliato un’ecografia o risonanza magnetica al polpaccio, poiche’ avverte durezza del muscolo … secondo lei e’ corretto? possibile che nessun medico prescrive punture di eparina? ho 34 anni, ex atleta, prativavo palestra fino a 2 anni fa, ora questa vena non mi permette neanche di camminare, le sento che si gonfia e mi fa anche male. Ho preso triade e venoruton ma non cambia molto… stasera sentivo come se tutte le vene del polpaccio mi scoppiassiero, come una rete dura… grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      L’ecodoppler dovrebbe aver escluso problemi circolatori, credo che sia per questo che non è stata prescritta eparina.

    2. rocco

      la ringrazio,

      2 anni fa in palestra assumevo un integratore per serviva per vasodilatare i muscoli, ed avevo preso ben 4 kg di massa muscolare, avevo le vene sporgenti, sia alle tempie che braccia … adesso sono meno visibile poiche’ non mi alleno. Secondo lei puo’ cmq favorire laflebite alla vena del polpaccio anche se la circolazione e’ ok?
      poi scusi ancora il medico non mi ha specificato cosa dovrebbe vedere dall’ecografia… legamenti nervi? grazie

    3. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Intende l’integratore? Cosa conteneva?
      2. Tutti i tessuti molli, a partire dai muscoli.

  3. Rocco

    Arginina creatina citrullina , e serviva per il pompaggio muscolare, cioè mi dava forza ed oltre a ciò volume ai muscoli in un mesetto di allenamento risultati visibili. Quindi dall’ ecografia se non risultasse nulla ai legamenti ,nessuna ciste o roba simile ,dovrò eseguire una risonanza e tac ? cioè mi scusi come è possibile che in quasi 2 anni non siano riusciti a capire perché ho la vena gonfia e sento dolore … grz

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non credo che l’integrazione sia stato un problema; ha già provato a sentire il parere di un angiologo?

  4. rocco

    il medico che eseguito il dolper ha scritto nel referto che deve essere eseguita un’ecografia e successiva risonanza … il mio medico consiglia di aspettare il risultato dell’ecografia. Quando assumo ketoprofene sento pero’ che il dolore o fastidio diominuisce, stamattina il polpaccio era piu’ rilassato poiche’ sono stato poco in piedi le ore prime, avverto pero’ al tatto sul late sinistro del ginocchio desto quasi vicino al legamento come una sorta di nodulo come le avevo scritto nei precedenti posts, grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Ho speranza che procedendo con gli esami si arrivi ad una diagnosi.

  5. Andrea

    Buongiorno Dottore Circa un anno fa’ ho sofferto di una tromboflebite profonda alla gamba sinistra con conseguente ricovero in ospedale x 15 giorni conn terapia diCumadin . Sono stato dimesso con cura di Cumadin,e prelievi settimanali x controllo del valore del sangue che risulta quasi sempre nei limiti, calza elastica e tutte le precauzioni dovute. Pero da una settimana mi e’ venuta una flebite molto arrossata non gonfia ma dolorosa all’inizio polaccio della gamba destra, la mia dottoressa mi ha consigliati l’ecodrop, pero ha detto che prenndend gia’ Cumadin non sa come curarla………Cosa mi consiglia…….Puo formarsi una flebite usando gia’Cumadin……La ringrazio e la saluto……

  6. Andrea

    La ringrazio per la risposta…..L’ultimo valore INR e’di …3’41 eseguito Martedi 11/08/2015 ore 08.00……..Grazie Dottore…….

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      In effetti appare strano, aspetterei l’esito dell’esame per verificare che la diagnosi sia corretta.

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