Escherichia Coli nelle urine: sintomi e cura

Ultimo Aggiornamento: 14 giorni

Introduzione

È piuttosto comune che negli esiti degli esami delle urine venga segnalata la presenza di batteri, nello specifico di un bacillo chiamato Escherichia coli.

Poiché in condizioni di normalità l’urina dovrebbe essere sterile (cioè priva di microrganismi di qualsiasi genere) questo dato viene evidenziato come qualcosa di patologico e può quindi essere fonte di preoccupazione per il paziente. Ma cosa comporta davvero il riscontro di Escherichia coli nelle urine?

In questo articolo cercheremo di rispondere a questa domanda in modo sintetico ed esaustivo, indagando

  • le cause della presenza del batterio,
  • i quadri clinici associati
  • e le possibilità di trattamento.

Non è comunque da intendersi come un sostituto all’assistenza del vostro medico curante, al quale vi consigliamo di rivolgervi per interpretare gli esiti degli esami.

Iniziamo quindi col conoscere Escherichia coli (o, come spesso viene abbreviato, E. coli): questo batterio è presente nell’intestino di molte specie di mammiferi, fra cui l’uomo, e fa parte della normale flora batterica intestinale. Si tratta quindi di un germe commensale, che vive in equilibrio con l’organismo ospitante e non solo non arreca alcun danno, ma contribuisce anzi ai processi di digestione degli alimenti. Se questo equilibrio si spezza, tuttavia, E. coli può diventare causa di diverse malattie; in particolare, alcuni ceppi (detti uropatogeni) possono provocare infezioni delle vie urinarie.

Il motivo per cui E. coli è frequentemente responsabile di infezioni urinarie è puramente anatomico: nella specie umana l’apertura anale, che è l’ultimo tratto dell’intestino, si trova in prossimità del meato uretrale, cioè la parte finale delle vie urinarie. Questa vicinanza favorisce quindi il passaggio del batterio da un distretto all’altro.

Una volta giunto nelle vie urinarie Escherichia coli può causare diversi quadri clinici, il più comune dei quali è la cistite (cioè un’infezione della vescica). La presenza di batteri, tuttavia, può essere anche del tutto asintomatica o, più raramente, andare a coinvolgere altri organi come il rene o la prostata.

La cura, che deve essere decisa in base al quadro clinico del paziente, si basa essenzialmente sulla somministrazione di antibiotici attivi nelle urine.

Cause

Il riscontro di Escherichia coli nelle urine indica che c’è stata una contaminazione; questa può verificarsi attraverso due vie:

  • Via endogena: Si tratta della modalità più comune. In questo caso il batterio proviene dal tratto gastro-intestinale del paziente stesso e si trasmette alle urine per mezzo delle feci (a causa, ad esempio, di un’inadeguata igiene intima).
  • Via esogena: Più raramente, invece, E. coli ha un’origine esterna. Un esempio di questa modalità di trasmissione è attraverso i rapporti sessuali non protetti.
Ricostruzione grafica del batterio Escherichia Coli

Escherichia Coli (E. Coli.) Photo Credit: iStock.com/luismmolina

Segnaliamo inoltre la possibilità che il dato sia dovuto a un errore dell’esame, che può verificarsi per

  • inadeguatezza del campione di urina,
  • errore nella sua conservazione,
  • a causa di una contaminazione avvenuta in laboratorio.

Ovviamente in questo caso il riscontro è solo falsamente positivo: nelle urine del paziente, dunque, non è realmente presente E. coli. Si tratta comunque di un’evenienza rara, che dev’essere presa in considerazione solo qualora si sospetti un vizio nella procedura: in questo caso un secondo esame delle urine sarà utile per dirimere il dubbio.

Fattori di rischio

Un fattore di rischio è qualcosa che aumenta la probabilità di contrarre una malattia. Nel caso dell’infezione da E. coli consideriamo fattori di rischio i seguenti:

  • Sesso femminile: Il motivo per cui le donne sono più facilmente soggette a infezioni urinarie (fra le quali anche quella da Escherichia coli) è che l’uretra femminile è situata nelle immediate vicinanze dell’ano ed è più corta di quella maschile. Risulta quindi facilitata la trasmissione del batterio da un distretto all’altro e la sua risalita fino alla vescica.
  • Gravidanza: La gravidanza è una condizione particolarmente a rischio di cistite. Nella donna gravida l’utero contenente il feto va a comprimere la vescica: oltre a causare pollachiuria (cioè la necessità di urinare più spesso del normale) questa compressione favorisce il ristagno di una piccola quantità di urina al termine della minzione, facilitando la proliferazione di batteri, fra cui E. coli.
  • Diabete: Il diabete è una malattia caratterizzata da alti livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Quando i valori sono particolarmente elevati, il glucosio comincia ad essere eliminato attraverso le urine, che normalmente non lo contengono. Poiché esso rappresenta una fonte di nutrimento per i batteri la sua presenza favorisce la loro proliferazione e, di conseguenza, l’instaurarsi di un’infezione urinaria.
  • Inadeguata igiene intima: Come già anticipato, l’igiene intima ricopre un ruolo importante nella prevenzione delle infezioni urinarie di tipo endogeno, cioè causate dai batteri intestinali del paziente stesso. Una scarsa igiene intima di conseguenza può essere considerata un fattore di rischio per questo tipo di problematiche.
  • Catetere urinario: Il catetere urinario è un dispositivo medico che consente di svuotare la vescica attraverso un piccolo tubicino di plastica inserito nell’uretra. Questa misura si rende necessaria in molti pazienti, soprattutto quelli allettati (che non possono recarsi autonomamente in bagno) o qualora sia presente un’ostruzione delle vie urinarie. Purtroppo, però, la permanenza del catetere per lunghi periodi aumenta il rischio di contrarre un’infezione in tale sede.
  • Rapporti sessuali non protetti: Un fattore di rischio per le infezioni urinarie a causa esogena è invece l’abitudine ad avere rapporti sessuali non protetti.

Sintomi

Come già accennato precedentemente, la presenza di Escherichia coli nelle urine non comporta necessariamente la presenza di sintomi. Quando sono presenti si configura classicamente un quadro di cistite, mentre in loro assenza si parla di batteriuria asintomatica.

Cistite

La cistite è l’infezione della vescica ed è il quadro più comune nell’ambito delle infezioni urinarie.

I sintomi principali sono

  • necessità di urinare più spesso del normale (detta anche pollachiuria),
  • sensazione di fastidio (dolore o bruciore) durante la minzione.

La febbre è solo raramente presente e le urine possono essere talvolta torbide o maleodoranti.

La maggioranza dei quadri di cistite, soprattutto nel sesso femminile, è dovuta all’infezione da E. coli proveniente dall’intestino.

Batteriuria asintomatica

Si parla invece di batteriuria asintomatica quando un’urinocoltura positiva (quindi presentante più di 100.000 UFC) non è accompagnata da alcun sintomo suggestivo di infezione urinaria.

Anche se normalmente non necessita di trattamento, questa condizione dev’essere sempre sottoposta a terapia antibiotica nelle donne in gravidanza, perché in questo caso particolarmente a rischio di sviluppare una cistite franca e le relative eventuali complicanze.

Complicazioni

La presenza di Escherichia coli nelle urine è una condizione con una prognosi positiva, che può non causare alcun disturbo per il paziente o, se dà luogo a cistite, spesso si risolve spontaneamente o grazie a una breve terapia antibiotica.

È vero tuttavia che in casi gravi o nei pazienti immunodepressi (cioè il cui sistema immunitario è compromesso) l’infezione può risalire le vie urinarie per coinvolgere altri organi, come ad esempio il rene (causando così un quadro di pielonefrite) o, nei pazienti maschi, la prostata (prostatite).

Una simile eventualità potrebbe richiedere un trattamento farmacologico più aggressivo.

Diagnosi

L’urinocoltura è un esame microbiologico utile per la diagnosi di infezioni delle vie urinarie che rileva la presenza di batteri (il più comune dei quali è appunto Escherichia coli) nell’urina del paziente.

Perché l’esame sia affidabile dev’essere condotto con regole precise:

  • Prima della raccolta il paziente dovrà effettuare un’accurata pulizia dei genitali esterni ed evitare di assumere antibiotici (che falserebbero ovviamente il risultato dell’esame).
  • Il campione dev’essere raccolto al mattino in un contenitore sterile e non deve includere né la parte iniziale né quella finale del getto di urina (si cerca di isolare quello che viene definito il “mitto intermedio”).
  • Il campione dovrà poi essere consegnato al laboratorio entro due ore dalla minzione.

L’esame risulta positivo se la conta dei batteri è superiore alle 100.000 UFC (sigla che sta per Unità Formanti Colonie); un numero inferiore, al contrario, non è da considerarsi significativo per la diagnosi.

Qualora si isolino alcuni ceppi batterici, inoltre, sarà possibile procedere con un ulteriore esame: l’antibiogramma, che consiste nell’esporre i batteri trovati nelle urine a diversi antibiotici, valutando quindi la sensibilità dei microrganismi all’azione dei farmaci.

L’antibiogramma è quindi utile per scegliere la terapia antibiotica più adeguata da somministrare al paziente.

Cura

La possibilità di trattamento deve essere ponderata di caso in caso a seconda del quadro clinico: di fronte a una batteriuria asintomatica, infatti, è giustificato un atteggiamento di attesa (salvo casi particolari, ad esempio pazienti gravide o con altri fattori di rischio), mentre la cistite è sempre meritevole di terapia.

Il cardine del trattamento è rappresentato dagli antibiotici, in particolar modo quelli che sono attivi all’interno delle urine. I più utilizzati sono:

  • Fosfomicina trometamolo: La fosfomicina trometamolo (Monuril®) è un antibiotico comunemente impiegato per il trattamento delle cistiti lievi o per risolvere una batteriuria asintomatica. Uno dei vantaggi di questo farmaco è che può essere somministrato in un’unica dose, dunque è molto comodo per i pazienti da assumere. Purtroppo i batteri sviluppano frequentemente una resistenza a questo principio attivo, dunque il suo impiego prolungato è sconsigliato.
  • Fluorochinoloni: I fluorochinoloni sono una classe di antibiotici utilizzati sia nel caso di infezioni delle vie urinarie che di altri distretti (ad esempio nelle bronchiti). Sono farmaci molto efficaci, ma che possono essere gravati da effetti collaterali di tipo gastro-enterico, muscolo-scheletrico o neurologico. Fenomeni di resistenza sono possibili, seppur meno comunemente. Appartengono a questa classe farmaci come la ciprofloxacina e la levofloxacina.
  • β-lattamici: È una categoria molto ampia che comprende diverse classi di antibiotici, fra cui la penicillina e i suoi derivati. I principi attivi sono moltissimi, ciascuno con le proprie indicazioni, e alcuni di essi possono essere utilizzati anche nelle infezioni urinarie. Per limitare i fenomeni di resistenza batterica talvolta sono associati ad un altro principio attivo, un inibitore delle β-lattamasi (come per esempio nell’associazione amoxicillina e acido clavulanico). Sebbene siano generalmente ben tollerati, alcuni pazienti possono essere allergici a questo tipo di principi attivi.

Prevenzione

L’infezione da Escherichia coli nelle urine può essere prevenuta attraverso delle semplici norme comportamentali. Queste dovrebbero essere seguite soprattutto se sono presenti dei fattori di rischio (già elencati nella sezione a loro dedicata) e se il paziente ha una storia di cistiti recidivanti.

Esse comprendono:

  • Adeguata igiene delle parti intime: La misura di prevenzione più importante è sicuramente una frequente e accurata pulizia delle parti intime. In particolar modo è importante, durante il lavaggio della regione anale, avere l’accortezza di non strofinare nella direzione dei genitali: questo movimento, infatti, esita facilmente nella contaminazione delle vie urinarie attraverso il meato uretrale.
  • Abbondante idratazione: Un apporto idrico abbondante favorisce la diuresi impedendo che il ristagno dell’urina in vescica (che, come già accennato, favorisce la crescita batterica). Per le persone adulte è consigliato bere almeno due litri di acqua ogni giorno.
  • Utilizzo del profilattico: Il preservativo, contrariamente ad altri metodi, è utile non solo come anticoncezionale, ma anche come protezione per le malattie sessualmente trasmissibili.

Fonti principali:

  • Murray P., Rosenthal K. S., Pfaller M. A. Microbiologia clinica. Milano, Elsevier; 2010.
  • Katzung B. G., Masters S. B., Trevor A. J. Farmacologia generale e clinica. Padova, Piccin; 2014.

A cura del dottor Daniele Busatta.

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    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Se è sicura che sia da E. Coli immagino che abbia fatto l’antibiogramma, quindi il medico prescriverà un antibiotico tra quelli di cui è emersa la sensibilità. Se dopo la valutazione dell’esame il medico ha prescritto Monuril, quindi, proceda con fiducia.

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