Embolia polmonare: sintomi, terapia, prevenzione

Ultimo Aggiornamento: 36 giorni

Introduzione

L’embolia polmonare è una patologia causata dall’ostruzione di una o più arterie polmonari, nella maggior parte dei casi è provocata da coaguli di sangue che giungono nei polmoni da altre parti dell’organismo, soprattutto dalle gambe.

L’embolia polmonare può colpire persone per il resto perfettamente sane e i sintomi possono variare a seconda del paziente, ma di solito comprendono:

  • mancanza di fiato, spesso improvvisa e inspiegabile,
  • dolore al petto che peggiora con la respirazione,
  • tosse secca, talvolta con con tracce di sangue.

Si tratta di una condizione molto pericolosa che può rivelarsi addirittura fatale, ma se ci si cura immediatamente con farmaci appropriati si riesce a diminuire considerevolmente il rischio. Per prevenirla è anche possibile prendere provvedimenti per ostacolare la formazione di trombi (coaguli di sangue) negli arti inferiori.

Cause

L’embolia polmonare si verifica quando una piccola massa, nella maggior parte un coagulo di sangue (embolo) si incunea in un’arteria polmonare. Gli emboli si formano quasi sempre nelle vene profonde delle gambe, ma possono anche provenire da altre parti dell’organismo. Questa patologia è detta trombosi venosi profonda, o più semplicemente trombosi.

In rari casi le ostruzioni dei vasi sanguigni polmonari possono essere provocate da altre sostanze, ad esempio:

  • Grassi provenienti dal midollo di un osso fratturato,
  • Masse di tessuto tumorale,
  • Bolle d’aria.

I casi di embolia polmonare isolata sono rari, quasi sempre infatti sono presenti diversi emboli, cioè diverse ostruzioni. Il tessuto polmonare servito dall’arteria ostruita non riceve più sostanze nutritive e può morire, quindi i polmoni avranno più difficoltà a fornire ossigeno al resto dell’organismo.

L’embolia polmonare si verifica quasi sempre in contemporanea con la trombosi venosa profonda, quindi alcuni medici identificano le due patologie con un nome unico (tromboembolia venosa).

Fattori di rischio

Chiunque può soffrire di trombosi e quindi di embolia polmonare (il rischio è lo stesso in uomini e donne), però ci sono alcuni fattori in grado di aumentare il rischio.

Immobilità protratta

Durante i periodi di inattività il sangue tende ad accumularsi nelle gambe e a fluire molto più lentamente nell’organismo e questo aumenta considerevolmente il rischio di formazione di trombi.

Questo può verificarsi per esempio in caso di:

  • Riposo a letto. Essere costretti a letto per un periodo protratto dopo un intervento chirurgico, un attacco cardiaco, una frattura alle gambe o qualsiasi altra malattia grave vi rende molto più soggetti alla formazione di trombi.
  • Viaggi lunghi. Stare seduti in spazi ristretti durante un viaggio lungo in auto o in aereo rallenta la circolazione sanguigna e quindi favorisce la formazione di trombi negli arti inferiori.

Età

Il rischio aumenta con l’età, per ogni 10 anni oltre i 60 il rischio raddoppia, quindi gli anziani presentano un maggior rischio di trombosi a causa di:

  • Malfunzionamento delle valvole. Le minuscole valvole presenti all’interno delle vene fanno circolare il sangue sempre nella giusta direzione, però tendono a degradarsi con il passare degli anni. Se non funzionano bene, il sangue tende a ristagnare e a volte si possono formare i trombi.
  • Disidratazione. Gli anziani sono più a rischio di disidratazione, quindi il loro sangue si addensa più facilmente e i trombi si possono formare con maggior frequenza.
  • Problemi di salute. Gli anziani hanno anche maggiori probabilità di avere problemi di salute che li rendono più soggetti ai fattori di rischio indipendenti per la trombosi; ad esempio possiamo ricordare gli interventi di sostituzione delle articolazioni, i tumori o le patologie cardiache.

Precedenti famigliari

Sarete più a rischio per quanto riguarda la trombosi se voi stessi o un qualsiasi membro della vostra famiglia ha sofferto di trombosi o di embolia polmonare in passato. Questo fatto probabilmente è dovuto a disturbi ereditari della coagulazione, come ad esempio la trombofilia (una condizione genetica che è causa di una maggior facilità di formazione dei coaguli) o la sindrome antifosfolipidi (un disturbo autoimmune).

Interventi chirurgici

Gli interventi chirurgici sono una delle cause principali dei problemi di coagulazione, soprattutto gli interventi di sostituzione delle articolazioni del bacino e del ginocchio. Durante la preparazione delle ossa su cui verranno innestate le articolazioni artificiali, i frammenti di tessuto possono entrare in circolo e contribuire alla formazione di un embolo. La semplice immobilità durante un qualsiasi intervento, poi, può provocare la formazione di trombi ed emboli. Il rischio aumenta all’aumentare del tempo trascorso sotto anestesia generale.

Patologie

  • Danni dei vasi sanguigni: Se un vaso sanguigno viene danneggiato il flusso sanguigno può rallentare o addirittura bloccarsi e questo può causare la formazione di coaguli; i vasi possono essere danneggiati da lesioni come ossa rotte o gravi infortuni muscolari. Anche durante gli interventi chirurgici esiste il rischio di danneggiare i vasi e la possibilità di formazione di coaguli aumenta in caso di interventi eseguiti sulla metà inferiore del corpo.
    Condizioni come vasculite (infiammazione della parete di un vaso sanguigno) e alcuni tipi di farmaci, come farmaco chemioterapico, possono anche causare danni dei vasi sanguigni.
  • Patologie cardiache. L’ipertensione e le malattie cardiovascolari aumentano il rischio di formazione di emboli.
  • Tumori. Alcuni tumori, soprattutto quelli del pancreas, delle ovaie e dei polmoni, sono in grado di aumentare la quantità delle sostanze che permettono la coagulazione del sangue. Le donne con precedenti di tumore al seno in terapia con tamoxifene o raloxifene hanno maggiori probabilità di soffrire di trombosi ed embolia. Anche chemioterapia e radioterapia possono aumentere il rischio.

Stile di vita e altro

  • Fumo. Per motivi non ancora del tutto chiari, l’uso di tabacco predispone alcune persone alla formazione di trombi, soprattutto quando sussistono anche altri fattori di rischio.
  • Sovrappeso. Il peso in eccesso aumenta il rischio di formazione di emboli, soprattutto tra le donne che fumano o che soffrono di ipertensione.
  • Precedenti episodi di trombosi.
  • Assunzione della pillola anticoncezionale o della terapia ormonale sostitutiva.
  • Gravidanza: Il peso del bambino che grava sulle vene del basso ventre è in grado di rallentare la circolazione venosa proveniente dalle gambe. La formazione degli emboli, infatti, è più probabile quando la circolazione è rallentata o il sangue ristagna.

Sintomi

I sintomi dell’embolia polmonare variano molto a seconda del paziente, del grado di coinvolgimento del polmone, delle dimensioni dell’embolo e dallo stato di salute generale, soprattutto dell’eventuale presenza di patologie polmonari o cardiache concomitanti.

Talvolta purtroppo non c’è alcun sintomo se non nelle fasi più avanzate.

Tra i sintomi più comuni ricordiamo:

  • Mancanza di fiato. Questo sintomo può manifestarsi gradualmente o all’improvviso e può verificarsi sia durante l’attività fisica sia a riposo.
  • Dolore al petto. In molti casi viene confuso con il dolore provocato dall’infarto. Peggiora quando si respira profondamente, si tossisce, si mangia, ci si china o ci si piega. Con ogni probabilità peggiorerà durante l’esercizio fisico, ma non scomparirà mettendosi a riposo.
  • Tosse. Si tratta generalmente di tosse secca, ma può talvolta presentare sangue (eventualmente con catarro).

Tra gli altri sintomi che possono essere causati dall’embolia polmonare ricordiamo:

  • Dispnea (sintomi asmatici),
  • Ansia o paura,
  • Gonfiore alle gambe,
  • Pelle umida o bluastra,
  • Sudorazione eccessiva,
  • Sensazione di testa fra le nuvole,
  • Senso di svenimento,
  • Respirazione accelerata,
  • Battito cardiaco rapido o irregolare,
  • Battito cardiaco debole,
  • Capogiro o svenimento.

A volte gli unici segni e sintomi presenti sono quelli legati alla trombosi venosa profonda, che includono:

  • gonfiore della gamba o lungo una vena nella gamba,
  • dolore alla gamba,
  • una sensazione di calore nella gamba
  • gonfiore e rossore.

Quando chiamare il medico

L’embolia polmonare può essere molto pericolosa e addirittura fatale. Andate immediatamente al pronto soccorso se vi sentite mancare il fiato all’improvviso senza alcun motivo apparente, se avete male al petto o se, tossendo, vedete che nel catarro sono presenti tracce di sangue.

Pericoli

La maggior parte delle persone che manifestano embolia polmonare vengono trattate con successo prevenendo qualsiasi complicazione, tuttavia i rischi sono:

  • Ipertensione polmonare.
  • Collasso cardiocircolatorio, per arresto cardiaco.
  • Insufficienza cardiaca, a causa delle lesioni cardiache che possono subentrare, il cuore potrebbe non essere più in grado di pompare efficacemente il sangue.

Se il trattamento viene iniziato tempestivamente la prognosi è buona e la maggior parte delle persone recuperano completamente.

Le prospettive sono meno buone in caso di patologia grave alla base della formazione del coagulo, come ad esempio un tumore in fase avanzata.

Il momento più rischioso è nelle prime ore dopo l’inizio dell’embolia, inoltre esiste il rischio concreto di un nuovo episodio entro sei settimane dal primo (questo è il motivo della terapia preventiva che viene immediatamente prescritta).

Diagnosi

La maggior parte dei casi di embolia polmonare viene valutata per la prima volta al pronto soccorso.

Che cosa farà il medico

Durante la visita il medico potrà controllare le vostre gambe, alla ricerca di eventuali segni della trombosi venosa profonda, cioè di zone più sensibili, arrossate e calde. Ausculterà il battito cardiaco e i polmoni, oltre a controllarvi la pressione.

Verrà poi stilata un’accurata anamnesi, alla ricerca di eventuali fattori di rischio per tromboembolia.

Esami e diagnosi

La diagnosi di embolia polmonare può essere difficile, soprattutto per quei pazienti che soffrono di patologie cardiache o polmonari concomitanti. Per questo motivo, il medico potrà prescrivervi una serie di esami per scoprire la causa dei sintomi.

Radiografia toracica

Si tratta di un esame non invasivo che elabora immagini del cuore e dei polmoni visualizzabili su una pellicola apposita. Una semplice radiografia può apparire normale anche quando esiste un’embolia polmonare, quindi non è di alcuna utilità per la diagnosi di questo disturbo, però può escludere eventuali altre malattie che hanno sintomi simili a quelli dell’embolia.

Esame della ventilazione/perfusione

In questo test, detto esame della ventilazione/perfusione, vengono usate piccole quantità di materiale radioattivo per studiare la ventilazione (circolazione dell’aria) e la perfusione (circolazione sanguigna) nei polmoni.

Durante la prima fase dell’esame inalerete una piccola quantità di materiale radioattivo, e nel frattempo una specie di macchina fotografica in grado di evidenziare la presenza di sostanze radioattive scatterà diverse fotografie dell’aria in movimento nei polmoni. In un secondo momento, vi verrà iniettata una piccola quantità di sostanza radioattiva in una vena del braccio, e la stessa apparecchiatura scatterà delle immagini del sangue che circola nei vasi sanguigni dei polmoni. Il confronto dei risultati delle due fasi dell’esame aiuta a diagnosticare con maggiore precisione l’embolia polmonare rispetto ai risultati di ciascuna fase considerati singolarmente.

TAC spirale

Le TAC normali scattano immagini radiografiche da diverse angolazioni e poi le uniscono, per formare immagini che mostrano “fette” bidimensionali degli organi interni del paziente. Durante la TAC spirale, invece, lo scanner ruota intorno al vostro corpo formando una spirale ed è in grado di creare immagini tridimensionali. Questo tipo di TAC riesce a individuare le anomalie con precisione molto maggiore, ed è anche molto più veloce rispetto alla TAC normale.

Angiografia polmonare

Questo esame fornisce un’immagine molto nitida della circolazione arteriosa. È la modalità di diagnosi più accurata per l’embolia polmonare, però richiede un alto grado di professionalità del personale medico e comporta rischi potenzialmente gravi, quindi di solito viene eseguito quando gli altri esami non riescono a fornire una diagnosi definitiva. Quest’esame ha anche un altro vantaggio: è in grado di misurare la pressione nel lato destro del cuore. Risultati normali in presenza di embolia polmonare sono estremamente rari.

Durante l’angiografia polmonare, un tubicino flessibile (catetere) viene inserito in una delle vene più grandi dell’organismo, di solito nella regione inguinale, e da qui raggiunge le arterie polmonari passando attraverso il cuore. Nel catetere viene poi iniettato un mezzo di contrasto che entra in circolo per raggiungere le arterie polmonari, e viene monitorato dalle apparecchiature radiografiche.

Quest’esame può alterare temporaneamente la frequenza cardiaca; inoltre il mezzo di contrasto potrebbe causare danni renali nei pazienti affetti da insufficienza renale.

Esame del sangue (D-dimero)

Il D-dimero è una sostanza presente nel sangue in grado di dissolvere i coaguli: se è presente in quantità eccessive, può indicare la probabile presenza di trombi ed emboli, però i suoi livelli possono aumentare anche per altri motivi, ad esempio perché di recente ci si è sottoposti ad un intervento chirurgico.

Ecografia

Il medico può decidere di ricorrere agli ultrasuoni per cercare eventuali coaguli di sangue nelle gambe. L’ecografia utilizza onde sonore per controllare il flusso di sangue nelle vene.

Per questo test viene applicato del gel sulla pelle delle gambe e un dispositivo portatile chiamato trasduttore viene spostato avanti e indietro sopra le zone colpite. Il trasduttore emette onde ad ultrasuoni e contemporaneamente ne rileva i loro echi che rimbalzano sulle pareti delle vene e sulle cellule del sangue.

Un computer trasforma gli echi in un’immagine visibile in tempo reale sul monitor, che consente al medico di valutare il flusso di sangue nelle gambe.

Risonanza magnetica (MRI)

La risonanza magnetica usa le onde radio e un campo magnetico potente per produrre immagini dettagliate degli organi interni. È un esame costoso, quindi di solito è riservato alle donne incinte e ai pazienti in cui i reni potrebbero essere danneggiati dai mezzi di contrasto usati negli altri tipi di esame.

Cura e terapia

Iniziare il prima possibile la terapia contro l’embolia polmonare è essenziale per prevenire le complicazioni gravi o la morte.

Il trattamento principale è la somministrazione di anticoagulanti, una classe di farmaci che rende meno facile la coagulazione del sangue. L’anticoagulante impedirà che la dimensione dei coaguli presenti aumenti ulteriormente mentre l’organismo lavora per riassorbirli. Si riduce anche il rischio di sviluppo di ulteriori coaguli.

In alcuni casi possono essere necessari altri trattamenti per rimuovere o rompere il coagulo, per esempio attraverso l’uso di farmaci trombolitici o, meno frequentemente, attraverso un intervento chirurgico.

Circa la metà di tutti i casi di embolia polmonare si verificano in ospedale e negli episodi esterni è spesso essenziale il ricovero.

Farmaci

Anticoagulanti

Anche se spesso vengono definiti fluidificanti del sangue, in realtà l’effetto è solo quello di prevenire la formazione di coaguli. I più comuni sono l’eparina e il warfarin.

  • Eparina: Viene somministrata attraverso iniezioni periodiche (in genere sulla pancia) e rappresenta il trattamento iniziale perchè l’unico in grado di garantire efficacia fin da subito. I possibili effetti collaterali, rari, sono febbre, mal di testa, sanguinamento (rettale, urine, epistassi, …). Viene rapidamente interrotta nel momento in cui l’anticoagulante orale inizia a esplicare l’effetto.
  • Warfarin: Conosciuto con il nome commerciale di Coumadin, ha rappresentato per anni il trattamento di elezione in caso di embolia polmonare per la grande efficacia e un costo ridottissimo. Richiede tempi maggior per iniziare a manifestare l’effetto e si assume per via orale, in genere viene prescritto per diversi mesi a seguito dell’episodio. Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla difficoltà di dosarlo correttamente, che richiede periodici e frequenti esami del sangue per aggiustare la dose; sono inoltre numerose le possibili interazioni con farmaci e alimenti, che pongono il paziente a rischio di nuovi trombi o, all’opposto, gravi sanguinamenti.
  • Nuovi anticoagulanti: Negli ultimi anni sono stati immessi in commercio nuovi farmaci (dabigatran, rivaroxaban, apixaban) in grado di garantire quella maneggiabilità che il warfarin non ha mai permesso. Richiedono un’assunzione orale e non necessitano di esami del sangue per il loro dosaggio.

In caso di gravidanza l’unica alternativa possibile è l’eparina.

Fibrinolitici

Sono farmaci in grado di dissolvere il coagulo; il più usato è l’alteplasi e viene utilizzato sotto forma di iniezioni solo nei casi più gravi, anche perchè legato a potenziali gravi effetti collaterali.

Interventi chirurgici e altri interventi

  • Embolectomia: Si tratta di un intervento chirurgico molto delicato e riservato a pazienti in condizioni disperate, in cui si prova a rimuovere chirurgicamente l’embolo (o più spesso, in questi casi, i numerosi emboli) presenti a livello polmonare).
  • Rimozione dell’embolo. Se nei vostri polmoni è presente un embolo molto grande, il medico potrebbe suggerirvi di farlo asportare mediante un tubicino flessibile (catetere) inserito nei vasi sanguigni; questo è meno invasivo rispetto all’embolectomia.
  • Filtro cavale. Il catetere può anche essere usato per posizionare un filtro nella vena principale dell’organismo (la vena cava inferiore) che parte dagli arti inferiori e raggiunge il lato destro del cuore. Il filtro è in grado di impedire agli emboli di raggiungere i polmoni. Quest’intervento di solito è effettuato solo in quei pazienti che non possono assumere i farmaci anticoagulanti oppure nei pazienti per cui gli anticoagulanti non sono efficaci.

Prevenzione

Prevenire la formazione di trombi nelle vene profonde degli arti inferiori (trombosi venosa profonda) aiuta a prevenire l’embolia polmonare. Alcune misure preventive possono essere adottate durante il ricovero in ospedale, mentre altre sono semplici precauzioni di cui il paziente si deve far carico.

Si consiglia di:

Misure preventive durante il ricovero in ospedale

  • Terapia con eparina o warfarin (Coumadin®). Gli anticoagulanti come l’eparina e il warfarin sono somministrati ai pazienti a rischio di trombosi prima e dopo gli interventi chirurgici.
  • Calze elastiche a compressione graduata. Le calze elastiche esercitano una pressione costante sulle gambe, favorendo una circolazione più efficace e rapida. Sono un modo sicuro, semplice ed economico per impedire il ristagno del sangue dopo qualsiasi intervento chirurgico e sono quasi sempre consigliate ai pazienti in attesa di interventi che richiedano un riposo forzato a letto nei giorni seguenti.
  • Attività fisica. Ricominciare a muoversi il prima possibile dopo un intervento chirurgico può aiutare a prevenire e a velocizzare il processo di guarigione.

Misure preventive durante i viaggi

Stare a lungo seduti durante un volo o un viaggio in automobile aumenta il rischio di formazione di trombi nelle vene delle gambe.

In genere viene consigliato di evitare lunghi viaggi a seguito di dimissione ospedaliera dopo interventi importanti.

In caso di soggetti a rischio è consigliabile che prima della partenza venga affrontata la situazione con il medico per valutare rischi e strategie preventive, tra cui:

  • Sgranchirsi le gambe. Alzatevi e sgranchitevi le gambe in cabina più o meno ogni ora. Se state guidando, fate una pausa ogni ora e fate quattro passi, anche solo intorno alla macchina. Fate alcuni piegamenti sulle ginocchia.
  • Fare ginnastica da seduti. Flettete, estendete e ruotate le caviglie oppure premete i piedi sul sedile di fronte, oppure ancora cercate di alzare e abbassare le dita dei piedi. Evitate di stare seduti accavallando le gambe per lunghi periodi.
  • Indossare le calze riposanti. Le calze riposanti o preventive favoriscono la circolazione ed evitano il ristagno dei liquidi. Non sono più come quelle che indossava vostra nonna: sono in commercio in diversi colori e motivi alla moda. Esistono persino delle speciali apparecchiature che vi aiuteranno a indossarle.
  • Bere il più possibile. L’acqua è il miglior liquido per prevenire la disidratazione, che può contribuire alla formazione di trombi.
  • Evitate l’alcool, che invece fa aumentare la perdita di liquidi.
  • Non assumere sonniferi, che causano immobilità.

Fonti principali:

Traduzioni ed integrazione a cura di Elisa Bruno

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  1. Anonimo

    Buonasera, mio padre ebbe ad agosto un embolia polmonare, che partivano dalla gamba ,i medici c’è l’hanno curata tutto bene, mio padre stava bene per un mesetto più o meno poi appena tolto il cortisone mio padre ha incominciato ad avere sempre la febbre che gli saliva sempre più o meno verso la sera questo durava alcune settimane lo abbiamo fatto ricoverare di nuovo e i medici di nuovo a farci analisi tanti prelievi ma le analisi escono tutte bene gli hanno fatto la tac con il contrasto gli è uscita un infezione al polmone quindi i medici gli hanno dato un antibiotico forte ma niente la febbre c’è sempre oggi gli hanno fatto la risonanza magnetica e tutto bene non è uscito niente quindi mio padre e ancora in ospedale che gli sale sempre la febbre e i medici dicono sempre che dobbiamo avere pazienza dobbiamo aspettare mi potete dare un consiglio per favore non sappiamo come muoverci

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Le terapie non funzionano sempre bene e soprattutto subito o in modo duraturo, molto dipende dal tipo di infezione in questione, che è di difficile diagnosi, sicuramente staranno facendo tutti i possibili controlli, non posso che conferma di avere pazienza.

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