Colera: sintomi, cause e cura

Ultimo Aggiornamento: 70 giorni

Introduzione

Il colera è un’infezione batterica che causa diarrea; il contagio avviene generalmente a seguito di ingestione di acqua o in cibo contaminato da feci (trasmissione oro-fecale), mentre è improbabile il contagio diretto da un soggetto all’altro.

Si tratta di una malattia rara nei Paesi occidentali, mentre il rischio nasce in caso di viaggi verso località caratterizzate da trattamento idrico inadeguato e un insufficiente livello igienico; molto comune è lo scoppio di epidemie a seguito di disastri naturali.

Spesso l’infezione è lieve o addirittura decorre senza sintomi, ma in alcuni pazienti può al contrario manifestarsi in tutta la sua severità, con:

  • diarrea acquosa profusa,
  • vomito,
  • crampi alle gambe.

Nei casi più gravi la rapida perdita di liquidi corporei porta alla disidratazione e allo shock, con la morte che in assenza di adeguato trattamento può verificarsi in poche ore.

La diagnosi viene in genere formulata con un esame delle feci o attraverso un tampone rettale e la terapia prevede il supporto del paziente attraverso la somministrazione di fluidi e un’eventuale terapia antibiotica.

Cause

Il colera è un’infezione acuta causata dal batterio Vibrio cholerae; sono noti circa 200 varietà di vibrioni del colera, ma di questi sono solamente due quelli sistematicamente responsabili di epidemie.

I sintomi a seguito della produzione di una tossina che, semplificando, richiama acqua a livello intestinale (responsabile della diarrea profusa).

Il contagio avviene in genere per ingestione di cibo o liquidi contaminati da feci infette (trasmissione oro-fecale) e le grandi epidemie sono spesso legate alla contaminazione fecale delle riserve d’acqua o degli alimenti destinati alla vendita.

Se moltissimi casi di contagio sono dovuti a condizioni igieniche carenti, una potenziale e spesso sottovalutata fonte di contagio sono i molluschi; in acque contaminate sono infatti in grado di accumulare una carica batterica sufficiente al contagio nel caso di consumo senza un’adeguata cottura. Non si conoscono altri animali che fungano da riserva per il batterio.

L’infezione si manifesta in modo sintomatico in circa un paziente su 5-10; a maggior rischio sono i pazienti con

  • ridotta produzione di acidi gastrici (per cause patologiche, per assunzione di farmaci, …),
  • pazienti con gruppo sanguigno 0,
  • malati cronici.

Il contagio non può avvenire direttamente tra persone in caso di contatti casuali.

I soggetti che vivono in aree endemiche in genere nel tempo acquisiscono gradualmente un’immunità naturale verso il batterio.

Il colera è endemico in:

  • Africa,
  • America Centrale e Meridionale,
  • alcune regioni dell’Asia e Medio Oriente.

I mesi più caldi sono invece quelli a maggior rischio di sviluppo di epidemie, epidemie che purtroppo trovano terreno fertile soprattutto tra i bambini.

Sintomi

L’infezione da colera è spesso mite o addirittura del tutto priva di sintomi, ma per alcuni pazienti le conseguenze possono invece essere così gravi da diventare fatali.

L’incubazione è di circa 2-3 giorni nella maggior parte dei casi e nel 10-20% dei pazienti possono comparire:

  • grave diarrea acquosa,
  • vomito (in genere non è presente nausea),
  • aumento della frequenza cardiaca,
  • sintomi di disidratazione, come
    • perdita di elasticità della pelle,
    • secchezza delle mucose,
    • diminuzione della pressione sanguigna,
    • sete,
    • crampi muscolari,
    • irrequietezza o irritabilità.

Nei pazienti con sintomatologia più grave è possibile che sviluppino

Se non trattata una grave disidratazione può portare rapidamente a shock e morte in poche ore.

La diarrea prodotta dai pazienti colpiti da colera contiene grandi quantità di batteri in grado di infettare altri soggetti in caso di ingestione per contaminazione di acqua o cibo, promuovendo la diffusione dell’infezione.

In caso di adeguata terapia si osserva un recupero ragionevolmente rapido senza conseguenze.

Il soggetto non è più considerato infetto dopo circa due settimane, ma può venire reinfettato in caso di nuova esposizione.

Prognosi e complicazioni

Dove sia presente un rapido e adeguato supporto al paziente si registra un tasso di mortalità inferiore a un caso su 100, che tuttavia aumenta fino a un paziente su due in assenza di trattamento.

Per alcuni ceppi di colera, responsabili di sintomi immediati e severi, si registrano casi di morte entro due ore dai primi sintomi.

Diagnosi

Una diagnosi certa è impossibile senza esami di laboratorio; il test di riferimento è la coltura delle feci per la ricerca del Vibrio cholerae.

Sono a disposizione del personale sanitario esami rapidi che permettono un’efficace diagnosi in zone disagiate e prive delle necessarie attrezzature laboratoristiche.

Cura

La maggior parte delle persone infettate dal colera manifesta diarrea lieve o addirittura nessun sintomo.

Nei pazienti che invece sviluppano diarrea il trattamento dev’essere rapido e incisivo attraverso:

  • reidratazione, ossia la somministrazione immediata di liquidi e sali per compensare quelli persi;
  • antibiotici, spesso in grado di ridurre entità e durata della sintomatologia,
  • integrazione con zinco, che ha dimostrato una buona utilità nella riduzione dei sintomi di colera soprattutto nei bambini.

L’integrazione di liquidi e sali è tuttavia l’unico requisito imprescindibile della terapia; la somministrazione può avvenire per via orale o, nel caso di incapacità di assunzione da parte del paziente, per via endovenosa. Un adulto può richiedere più di 7 litri di soluzione reidratante al giorno per un adeguato supporto delle funzioni vitali.

Prevenzione

Il rischio di venire contagiati dal colera in Paesi a rischio è basso quando sia possibile seguire poche basilari norme igieniche:

  • Bere solo acqua in bottiglia, bollita o sterilizzata chimicamente. Assicurarsi sempre che le bottiglie/lattine di acqua o altre bevande siano perfettamente sigillate.
  • Per disinfettare la propria acqua è necessario farla bollire per almeno 1 minuto.
  • Evitare di bere l’acqua del rubinetto, dalle fontane e i cubetti di ghiaccio.
  • Lavare le mani spesso con sapone e acqua pulita, soprattutto prima di mangiare e dopo aver usato il bagno. Se non sono disponibili acqua e sapone, utilizzare un detergente a base di alcool (con almeno il 60% di alcool).
  • Per lavarsi e cucinare usare acqua sicura.
  • Consumare solo cibi confezionati o, se cucinati, finchè sono ancora caldi. Evitare soprattutto carni crude o poco cotte, frutti di mare o frutta e verdura cruda che non possa essere sbucciata.

È infine disponibile un vaccino per adulti, in forma orale, che è possibile assumere prima di viaggi in aree endemiche; garantisce una buona protezione (85%) per circa 4-6 mesi, per poi diminuire gradualmente.

Fonti principali:

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