Calcoli alla cistifellea (o colecisti): sintomi, dieta, cause

Ultimo Aggiornamento: 1951 giorni

Introduzione

I calcoli biliari sono dei sassolini che si sviluppano nella cistifellea, un organo che si trova sotto il fegato nel quadrante superiore destro dell’addome. I calcoli biliari si formano perché la bile, il liquido conservato nella cistifellea che aiuta l’organismo a digerire i grassi, si solidifica: la bile è prodotta dal fegato e poi conservata nella cistifellea fino a quando l’organismo la richiede. La cistifellea si contrae e invia la bile nel dotto biliare, un tubicino che collega la cistifellea all’intestino, dove contribuirà alla digestione.

Cistifellea con calcoli biliari

La bile contiene acqua, colesterolo, grassi, sali biliari, proteine e bilirubina, un prodotto di scarto. I sali biliari demoliscono i grassi, mentre la bilirubina dà alla bile ed alle feci il caratteristico colore marroncino giallastro. Se la bile contiene troppo colesterolo, troppi sali biliari o bilirubina, può arrivare a cristallizzarsi formando così i calcoli biliari.

Esistono due tipi di calcoli della colecisti:

  1. di colesterolo
  2. pigmentati.

I calcoli di colesterolo di solito sono di colore giallastro o verde e sono costituiti principalmente da colesterolo solidificato; rappresentano l’80 per cento circa di tutti i calcoli.

I calcoli pigmentati, invece, sono più piccoli e più scuri e sono fatti di bilirubina; possono essere delle dimensioni di un granello di sabbia, oppure grandi come una palla da golf. Nella cistifellea ci può essere un unico calcolo, centinaia di piccoli calcoli oppure calcoli di entrambe le dimensioni.

Il sistema biliare è costituito dalla cistifellea e dai dotti che permettono il passaggio della bile e degli altri enzimi digestive dal fegato, dalla cistifellea e dal pancreas verso l’intestino tenue.

I calcoli possono ostruire il passaggio della bile se si spostano dalla cistifellea e si bloccano in uno dei tubicini che permette il passaggio della bile dal fegato all’intestino tenue. Tra i dotti ricordiamo:

  • I dotti epatici, attraversati dalla bile che esce dal fegato,
  • il dotto cistico, che permette il passaggio della bile da e verso la cistifellea,
  • il dotto epatico comune che permette il passaggio della bile dai dotti cistico ed epatico verso l’intestino tenue.

Se la bile non scorre bene in questi tubicini, può causare un’infiammazione della cistifellea, dei dotti stessi o, in rari casi, del fegato. Nel dotto epatico comune confluiscono altri dotti tra cui quello pancreatico, in cui passano gli enzimi digestivi prodotti dal pancreas. In alcuni casi i calcoli che passano nel dotto epatico comune provocano l’infiammazione del pancreas (pancreatite acuta), un disturbo molto doloroso e potenzialmente grave.

Se uno dei dotti biliari rimane ostruito per un periodo sufficientemente lungo la cistifellea, il fegato, o il pancreas, possono riportare danni o infezioni gravi che, se non curati, possono risultare fatali. Tra i sintomi di questi gravi problemi troviamo la febbre, l’itterizia e il dolore continuo.

Cause

I ricercatori ritengono che i calcoli di colesterolo si formino se la bile contiene troppo colesterolo, troppa bilirubina o pochi sali biliari, oppure se la cistifellea non si svuota completamente o con la dovuta frequenza. Le cause di questi squilibri non sono note con esattezza.

La causa dei calcoli pigmentati non è ancora stata chiarita; i calcoli tendono a svilupparsi nei pazienti che soffrono di cirrosi epatica, infezioni delle vie biliari o malattie ereditarie del sangue (come l’anemia falciforme), in cui il fegato produce bilirubina in eccesso.

Di solito non si forma un unico calcolo.

Tra gli altri fattori che contribuiscono alla formazione dei calcoli biliari, soprattutto di quelli di colesterolo, ricordiamo:

  • Sesso. Le donne hanno il doppio di probabilità degli uomini di soffrire di calcoli biliari. L’eccesso di estrogeni dovuto alla gravidanza, alla terapia ormonale sostitutiva e metodi contraccettivi ormonali fa aumentare i livelli di colesterolo nella bile e diminuire la motilità della cistifellea, fattori che possono causare la formazione di calcoli.
  • Precedenti famigliari. I calcoli biliari spesso sono ereditari e forse si trasmettono per via genetica.
  • Peso. Una ricerca su larga scala ha suggerito che il sovrappeso, anche moderato, fa aumentare il rischio di soffrire di calcoli biliari. La ragione più probabile è il fatto che la quantità di sali biliari presente nella bile risulta ridotta, a vantaggio del colesterolo. L’aumento del colesterolo riduce la frequenza di svuotamento della cistifellea. L’obesità è uno dei principali fattori di rischio per i calcoli biliari, soprattutto nelle donne.
  • Dieta. Una dieta ricca di grassi e colesterolo e povera di fibre aumenta il rischio di calcoli biliari, perché l’aumento del colesterolo nella bile riduce la frequenza di svuotamento della cistifellea.
  • Dimagrimento improvviso. Durante i periodi di digiuno o di dimagrimento rapido il fegato secerne più colesterolo nella bile, e quindi si possono formare i calcoli. In questi casi, inoltre, la cistifellea non si svuota regolarmente.
  • Età. Gli over 60 sono più a rischio rispetto alle persone più giovani. Invecchiando, l’organismo tende a secernere più colesterolo nella bile.
  • Etnia. Gli indiani d’America hanno una predisposizione genetica a una maggiore presenza del colesterolo nella bile e presentano la massima incidenza di calcoli biliari di tutti gli Stati Uniti. La maggior parte degli uomini di questa etnia soffre di calcoli biliari entro i sessant’anni. Tra gli indiani Pima dell’Arizona, il 70 per cento delle donne soffre di calcoli prima dei trent’anni. Anche i messicani presentano una forte incidenza di questo disturbo.
  • Farmaci anticolesterolo. I farmaci che fanno diminuire i livelli di colesterolo nel sangue aumentano la quantità di colesterolo secreta nella bile e quindi predispongono ai calcoli biliari.
  • Diabete. Chi soffre di diabete di solito ha i trigliceridi alti. I trigliceridi sono un tipo di acidi grassi che può far aumentare il rischio di sviluppare calcoli biliari.

La ricerca sugli animali ha contribuito a identificare diversi geni che potrebbero essere presenti nei pazienti più soggetti ai calcoli biliari; nonostante i fattori di rischio siano diversi e ben noti, i ricercatori continuano a cercare i geni che rendono i pazienti maggiormente soggetti al disturbo, inoltre ritengono che l’”epidemia” globale di obesità potrebbe far aumentare l’incidenza dei calcoli biliari.

Fattori di rischio

Tra i pazienti più a rischio per i calcoli biliari ricordiamo quindi:

  • donne, in particolare le gestanti, le pazienti in terapia ormonale sostitutiva o che assumono la pillola,
  • pazienti over 60,
  • Indiani d’America,
  • messicani,
  • donne e uomini sovrappeso o obesi,
  • pazienti che digiunano o dimagriscono in breve tempo,
  • pazienti con precedenti famigliari di calcoli biliari,
  • pazienti diabetici,
  • pazienti in terapia con farmaci anticolesterolo.

Sintomi

Quando i calcoli si spostano nei dotti biliari e li ostruiscono, aumenta la pressione all’interno della cistifellea e possono verificarsi uno o più sintomi. I sintomi dell’ostruzione dei dotti biliari spesso sono definiti come attacco acuto, perché si verificano all’improvviso. Gli attacchi di solito avvengono dopo un pasto particolarmente pesante e si possono verificare anche di notte. Gli attacchi possono causare:

  • dolore continuo nel quadrante superiore destro dell’addome, che aumenta rapidamente e può durare da mezz’ora ad alcune ore,
  • mal di schiena tra le scapole,
  • dolore sotto la spalla destra.

Molti pazienti con calcoli alla cistifellea non presentano alcun sintomo: in questo caso i calcoli sono detti “calcoli silenti” e non interferiscono con la funzionalità della cistifellea, del fegato o del pancreas. Per i calcoli silenti non è necessaria alcuna terapia.

Quando chiamare il medico

Se pensate di aver avuto un attacco, rivolgetevi immediatamente al medico. Gli attacchi spesso si risolvono da soli se i calcoli si muovono, tuttavia la cistifellea potrebbe infettarsi e lesionarsi, se l’ostruzione perdura.

Chi soffre di uno qualsiasi dei sintomi sottoelencati dovrebbe recarsi immediatamente al pronto soccorso:

  • dolore che dura per più di cinque ore,
  • nausea e vomito,
  • febbre, anche debole, o brividi,
  • pelle o occhi di colore giallastro,
  • feci troppo chiare.

Pericoli

I medici spiegano che i calcoli biliari provochino dolore perché ostruiscono il dotto cistico; se l’ostruzione continua per più di qualche ora, la cistifellea si può infiammare.

Questo disturbo, detto colecistite acuta, può causare febbre, dolore intenso e continuo e sfociare nell’infezione della cistifellea. Di solito è necessario il ricovero in ospedale per l’osservazione, per la terapia antibiotica e analgesica e in molti casi anche per l’intervento chirurgico.

Se il calcolo si sposta dal dotto cistico al dotto epatico comune, si possono verificare complicazioni più gravi:

  • se il calcolo si ferma nel dotto epatico comune, infatti, può causarne l’infezione.
  • Se invece si ferma nel dotto biliare, può causare l’infiammazione del pancreas, perché il pancreas e il fegato hanno un dotto escretore in comune.

Entrambe queste situazioni possono essere molto pericolose. I calcoli dei dotti biliari di solito provocano febbre, dolore e ittero (colorazione giallastra degli occhi e della pelle), in alcuni casi accompagnati dal prurito.

Diagnosi

Nella maggior parte dei casi i calcoli biliari vengono diagnosticati durante gli esami per altri tipi di patologia; se si sospetta che i calcoli biliari siano la causa dei sintomi, il medico probabilmente vi prescriverà un’ecografia, l’esame specifico più sensibile per i calcoli.

L’ecografista tiene in mano una bacchetta, la fa scorrere sull’addome e invia speciali onde sonore verso la cistifellea; le onde sonore fanno eco sulla cistifellea, sul fegato e sugli altri organi, generando impulsi elettrici che creano un’immagine dell’organo sul video. Se ci sono dei calcoli le onde sonore rimbalzano anche su di essi e ne rivelano l’esatta posizione. Possono essere necessari, però, anche altri esami.

  • TAC. La TAC è una procedura radiografica non invasiva che produce immagini in sezione dell’organismo. L’esame può rivelare la presenza di calcoli o di complicazioni, ad esempio di infezioni e di lesioni della cistifellea o dei dotti biliari.
  • Scintigrafia. Al paziente viene iniettata una minima quantità di una sostanza radioattiva che viene assorbita dalla cistifellea, che poi viene stimolata a contrarsi. L’esame serve per diagnosticare le contrazioni anomale della cistifellea o le ostruzioni dei dotti biliari.
  • Colangiopancreatografia retrograda endoscopica. Quest’esame serve per individuare e rimuovere i calcoli presenti nei dotti biliari. Dopo una leggera sedazione il medico inserisce l’endoscopio (un tubicino lungo e flessibile con una fonte di luce e una telecamera all’estremità) nella gola; lo guida poi attraverso lo stomaco e l’intestino tenue. L’endoscopio è collegato a un computer e a un monitor. Il medico guida l’endoscopio e inietta un mezzo di contrasto che evidenzia i dotti biliari sullo schermo. L’endoscopio aiuta il medico a individuare il dotto biliare ostruito dal calcolo e la posizione del calcolo. L’endoscopio permette poi di rimuovere il calcolo, catturandolo in una specie di cestello.
  • Esami del sangue. Gli esami del sangue possono essere eseguiti per cercare segni di un’infezione, di un’ostruzione, della pancreatite o dell’ittero.

I sintomi dei calcoli biliari possono essere simili a quelli di un infarto, dell’appendicite, dell’ulcera, della sindrome del colon irritabile, dell’ernia iatale, della pancreatite e dell’epatite, quindi è fondamentale arrivare a una diagnosi accurata.

Cura e terapia

Intervento chirurgico

Per i calcoli silenti, cioè asintomatici, non è indicata alcuna terapia; invece, se soffrite di attacchi frequenti, il medico con ogni probabilità vi consiglierà di farvi togliere la cistifellea con un intervento detto colecistectomia. L’intervento di rimozione della cistifellea (che, ricordiamo, è un organo non essenziale) è uno degli interventi chirurgici più comuni nella popolazione adulta.

Quasi tutti gli interventi di colecistectomia sono effettuati in laparoscopia. Dopo l’anestesia il chirurgo pratica diverse piccole incisioni nell’addome, inserendo un laparoscopio e una minitelecamera. La telecamera invia allo schermo un’immagine ingrandita dell’interno dell’organismo, permettendo al chirurgo di vedere da vicino gli organi e i tessuti. Con l’aiuto delle immagini il chirurgo usa gli strumenti per separare la cistifellea dal fegato, dai dotti biliari e dalle altre strutture. Poi recide il dotto cistico e rimuove la cistifellea facendola passare attraverso una delle incisioni.

Dopo l’intervento in laparoscopia di solito sarete ancora ricoverati per una notte in ospedale e potrete riprendere le normali attività dopo alcuni giorni di convalescenza a casa. Le incisioni laparoscopiche non coinvolgono i muscoli addominali, quindi il dolore postoperatorio e le complicazioni sono inferiori a quelle degli interventi chirurgici a cielo aperto, durante i quali vengono praticate incisioni anche di 15, 20 centimetri sull’addome.

Se gli esami evidenziano una forte infiammazione o infezione della cistifellea, oppure lesione dovute ad altre operazioni precedenti, il chirurgo può optare per l’intervento a cielo aperto. In alcuni casi i medici sanno in anticipo di dover ricorrere all’intervento chirurgico a cielo aperto, tuttavia a volte i problemi vengono scoperti solo durante la laparoscopia e il chirurgo quindi deve praticare un’incisione più ampia. La convalescenza dopo un intervento chirurgico a cielo aperto richiede da 3 a 5 giorni di ricovero in ospedale e diverse settimane a casa. L’intervento chirurgico a cielo aperto è necessario solo nel 5 per cento circa dei casi.

La complicazione più frequente della colecistectomia sono le lesioni dei dotti biliari. Se il dotto epatico comune è lesionato può iniziare a perdere la bile, causando infezioni dolorose e potenzialmente pericolose. Le lesioni lievi a volte possono essere curate senza ricorrere all’intervento chirurgico. Per le lesioni più gravi, al contrario, può rivelarsi necessario un secondo intervento.

Se i calcoli si trovano nei dotti biliari lo specialista (di solito un gastroenterologo) può ricorrere alla colangiopancreatografia retrograda per individuarli e rimuoverli prima dell’intervento o durante. Ai pazienti che si sono sottoposti a una colecistectomia può essere diagnosticato un calcolo nei dotti biliari dopo settimane, mesi o persino anni dall’intervento. In questi casi la colangiopancreatografia retrograda rimuove efficacemente i calcoli.

La cistifellea è necessaria?

Fortunatamente si può vivere bene anche senza la cistifellea perchè il fegato produce una quantità sufficiente di bile per digerire quanto assunto con una dieta normale. Una volta rimossa la cistifellea la bile esce dal fegato, attraversa i dotti epatici e il dotto epatico comune e va a finire direttamente nell’intestino tenue, senza essere conservata nella cistifellea. Nell’uno per cento circa dei pazienti le feci potranno essere più abbondanti o più morbide, perché la bile va a finire con maggior frequenza nell’intestino tenue. Il disturbo di solito è temporaneo, però se continua è opportuno contattare il medico.

Terapie non chirurgiche

Gli approcci non chirurgici sono usati solo in casi particolari, ad esempio se il paziente soffre di una grave malattia che porta a sconsigliare l’intervento, e solo per i calcoli di colesterolo. Nei pazienti che si sottopongono a terapia non chirurgica i calcoli di solito recidivano entro cinque anni.

  • Terapia dissolutoria orale. Per sciogliere i calcoli vengono usati farmaci che contengono acidi biliari. L’acido ursodesossicolico (Deursil®) e l’acido chenodesossicolico (Bilenor®) sono particolarmente efficaci nel caso di calcoli di colesterolo piccoli. Prima che i calcoli si sciolgano completamente possono essere necessari mesi o anni di terapia. Entrambi i farmaci possono causare lieve diarrea; l’acido chenodesossicolico può far aumentare temporaneamente il colesterolo e le transaminasi (enzima epatico).
  • Terapia dissolutoria per contatto. Quest’intervento, ancora in fase sperimentale, comporta l’iniezione di un farmaco direttamente nella cistifellea per sciogliere i calcoli di colesterolo. Il farmaco, il metil ter-butil etere, riesce a sciogliere alcuni calcoli nel giro di uno, due giorni, ma provoca irritazioni e, in alcuni casi, anche complicazioni. L’intervento è stato sperimentato sui pazienti sintomatici con calcoli piccoli.

Dieta e prevenzione

La predisposizione ai calcoli biliari dipende anche dalla dieta: gli esperti consigliano di mantenere comunque una certa quantità di grassi nella dieta, per stimolare la contrazione e lo svuotamento della cistifellea. Attualmente si consiglia di far derivare dai grassi una percentuale variabile dal 20 al 35 per cento delle calorie totali. Le ricerche hanno anche dimostrato che le diete ricche di fibre e calcio possono far diminuire il rischio di calcoli biliari.

Per diminuire il rischio di formazione di calcoli biliari quando si dimagrisce è possibile seguire alcuni accorgimenti, ad esempio cercare di dimagrire con gradualità, anziché bruscamente. A seconda del peso prima della dieta, gli esperti consigliano di dimagrire di 250 grammi, massimo un chilo a settimana. Questo ritmo di dimagrimento di solito può continuare per un periodo fino a sei mesi, in seguito si inizia a dimagrire meno e il peso si stabilizza perché l’organismo si abitua a usare meno calorie, cioè meno energia.

È anche possibile diminuire il rischio di calcoli biliari connesso agli sbalzi di peso cercando di dimagrire un po’ meno rispetto a quanto avevate previsto. Anche un calo del 5, 10 per cento del peso su un periodo di sei mesi o più può contribuire a migliorare lo stato di salute di un adulto in sovrappeso o obeso.

Infine l’attività fisica regolare è connessa a un minor rischio di calcoli. Cercate di praticare un’ora circa di attività, anche moderata, quasi tutti i giorni per tenere sotto controllo il peso ed evitare di ingrassare. Per mantenere i risultati della dieta, cercate di fare almeno un’ora, un’ora e mezza di attività fisica moderata al giorno.

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno

Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. A.

    Salve dottore mio papà già due volte in ps per calcoli biliari e sempre dimesso. Ora deve fare esame ecografia addome completo. Solo che deve farla tra un mese di distanza dai problemi causati dalle coliche biliari. Secondo lei con questo esame si decide il dafarsi tipo operare.gli attacchi sono stati due in una settimana.ecografia addome non è meglio anticipare?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Si attenga alle indicazioni ricevute, anche perchè credo che in caso di terza colica il chirurgo potrebbe decidere di operare comunque.

    2. A.

      Geazie se aveva un bruto male si sarebbe capito dagli esami del sangue che gli han fatto le due volte al ps?

    1. Anonimo

      Ma io che faccio palestra e che comunque assumo proteine anche sn a rischio? L attivita fisica intensa aumenta il rischio?

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      Con un po’ di attenzione all’alimentazione non dovrebbero esserci grossi problemi, in ogni caso ne parli anche con il medico.

      Le proteine non influiscono.

  2. Giovanna

    Buonasera dottore, mi è stato diagnosticato un calcolo mobile alla cistifellea di cm 1,5. Il chirurgo dice che secondo lui non è da togliere, ma io ho fitte continue sotto lo sterno a destra e alla schiena nella zona lombare. Ho anche scariche dissenteriche alternate a scariche quasi dissenteriche. A volte le fitte le sento anche intorno all’ombelico e al fianco sinistro. Secondo lei sarà il caso di sentire un altro chirurgo per vedere cosa consiglia? E invece secondo lei potrebbe essere il calcolo?

    1. Giovanna

      Il calcolo mi è stato trovato così per caso durante un’ecografia per altri disturbi, esattamente 2 anni fa circa e i problemi li avverto da settembre. Cosa pensa lei?

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      Potrebbe valere la pena ripetere l’ecografia per valutare se il calcolo sia sempre uno solo e sempre della stessa dimensione.

    3. Giovanna

      Ok dottore ripeterò l’esame e la terrò aggiornata. Grazie.

    4. sono Maria dalla sicilia

      Il mio problema caro dottore e che ho diarrea da 13mesi ho fatto colon scoppia esami al sangue tac eco e sembra ok tutto ma ho ripetuto l,ecografia uno mi trova un micro calcoli alla cistifelia e un altro medico nn ne trova ho sempre crampi e dolori atroci allo stomaco cosa può essere e a quale medico dovrei credere che devo fare mi aiuti la prego distinti saluti

    5. Dr. Cimurro (farmacista)

      Gastronterologo.

      La celiachia è stata verificata?
      Coprocoltura?
      Parassiti?

  3. Alex

    Salve,
    mi è stato riscontrato un calcolo alla cistifellea di 12mm. Secondo le la terapia farmacologia è in grado di scioglierlo?

    Grazie.

    1. laura

      Buonasera ma x il dolore cosa si può prendere? ho attacchi da 2 giorni e oggi ho avuto un attacco così forte che sta durando da 8 ore e sono stremata, non riesco a stare neanche straiata nel letto, dall’ecografia si evidenzia una colicisti molto grossa con fango biliare ma non calcoli. Sono stata operata di bypass gastrico 10 mesi fa

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Mi dispiace, ma non posso prescrivere farmaci.
      2. Segnali la colica la medico, si valuterà l’intervento.

  4. claudio

    Gentili dottori, vi espongo il mio problema. Ho 28 anni e un annettto fa a seguito di un’ecografia fatta per fastidi al rene dc mi venne diagnosticata della bile densa all’interno della colecisti. Le analisi che feci erano tutte buone se non per il valore delle amilasi, che era più alto rispetto al normale. Il dottore mi disse che avrei potuto iniziare una cura con il Deursil ma poichè in quel momento avevo problemi di colon infiammato mi disse di aspettare, anche perchè non avevo avuto sintomi fino a quel momento.
    Da allora tutte le analisi che ho fatto di routine hanno sempre evidenziato un valore delle amilasi un pò fuori dal normale, mentre quello degli altri enzimi epatici e biliari (transaminasi, Gamma GT, lipasi) erano sempre nella norma. Il curante mi ha detto che il valore delle amilasi alte poteva non essere legato a problemi epatici o pancreatici perchè le lipasi erano ok e le amiliasi “sballate” possono dipendere anche da altri fattori.
    Una settimana fa tuttavia – forse anche a seguito di un’alimentazione che nell’ultimo periodo ho curato di meno – ho iniziato ad avvertire dei dolori al fianco dx, non una vera e propria colica ma dolori che vanno e vengono nell’arco della giornata. Ho chiamato il mio dottore, il quale mi ha detto di prendere buscopan (che tuttavia non ha fatto scomparire il dolore), mi ha prescritto delle analisi del sangue e un’ecografia addominale.
    L’eco ha mostrato fegato, pancreas e milza nella norma. I reni sono ok anche se ho un pò di sabbiolina in quello di sx.
    La colecisti invece presenta della bile densa.

    Per quanto riguarda le analisi invece i valori sono i seguenti
    globuli bianchi 4090 µl (valori normali 4000-10000)
    globuli rossi 5310000 (4,2-5,8 mil)
    emoglobina 16,1 (13-17)
    ematocrito 43,2 (42-52)
    concentrazione Hb corp. medio (MCHC) 37 (valori normali 32-36)
    Creatinina 1,02 (valori normali 0,7-1,2 mg/dl)
    Transaminasi GPT 17 (< 41)
    Transaminasi GOT 18 (< 40)
    Bilirubina tot 1,72 (< 1,0)
    Gamma GT 18 (< 55)
    Amilasi 95,7 (22-80)

    Volevo sapere se devo preoccuparmi, in quanto i valori della bilirubina e delle amilasi sono un pò oltre la norma, e so che che possono voler dire problemi.
    Il dolore tende a persistere e ho paura che possa esserci qualche problema importante.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non si preoccupi, la colecisti potrebbe essere la spiegazione dei valori aumentati, ma ovviamente continui a collaborare con il medico fino a risoluzione.

    2. Anonimo

      Gentile dottore ho un problema. So che non può prescrivere farmaci ma ho solo bisogno di una delucidazione. Volevo sapere se lo spasmomen può andare bene anche per una colica biliare o se è meglio il buscopan. So che sono due antipastici, ma sul foglietto dello spasmomen c’è scritto che è indicato soprattutto per l intestino e non parla di problemi biliari. Grazie

    3. Claudio

      Quindi nell eventualità posso prendere spasmomen anche per le coliche biliari?

    4. Dr. Cimurro (farmacista)

      Ci sono farmaci più adatti, ma comunque sì, si può usare anche Spasmomen.

    5. Claudio

      Può soltanto farmi i nomi di questi farmaci? Parla sempre di antispastici o antidolorifici?

    6. Dr. Cimurro (farmacista)

      Ne parli con fiducia al medico, può essere che confermi quello che ha in casa che va comunque bene.

    7. Claudio

      Gentile dottore la ringrazio. Ho un problema: sto prendendo lo spasmomen ma non vedo miglioramenti. Volevo prendere in associazione un antinfiammatorio e non so cosa possa essere meglio tra oki e tachipirina. Sono ambedue antinfiammatori e antidolorifici ?
      Nel caso potrebbero darmi problemi assunti contemporaneamente (z distanza di qualche ora) allo spasmomen? Grazie

    8. Dr. Cimurro (farmacista)

      Nessuna interazione con Spasmomen, entrambi hanno effetto antidolorifico, mentre Tachipirina NON ha effetto antinfiammatorio (che non è detto essere indispensabile in questo caso).

    9. Arti

      Dottore buongiorno
      Ho 34 anni
      Sto soffrendo da due mesi di mal di pancia, ,sono finito due tre volte anche in ps,anche ricoverato per una settimana mi hanno fatto tutti i accertamenti e non hanno trovato niente di importante,,,prima di ricoverarmi avevo fatto la gastroscopia e colonscopia e il tac del addome tutto negativo, in ospedale solo suppongono le colite spasmatiche, ,mi hanno dato il lexotan più spasmomen per star più tranquillo ,,è fino qua sono contento,,,i dolori però io continuo ad avere ,male sempre in torno del stomaco ,,soprattutto in dx stomaco cioè sotto la costa dx..ho la tendenza di stare leggermente meglio quando mi scarico sia i gas e sia i feci…ma il dolore impaciscie due tre ore dopo aver mangiato e mi sento tantissimo stanco e svogliato di nulla, tante volte dopo dal male entro in agitazione e in panico sensa accorgersene, ,,,la minima fatica mi pungie sempre in quel posto,,anche se faccio una camminata fa sempre male mi brucia e mi devo fermare, ,,posso dire che l’unica posizione che mi rilascio è stare sdraiato con la pancia in su,,, non so più cosa farne perché sta passando del tempo e io non riesco ad trovare il problema ,se come lavoro camionista e il mio lavoro consiste 15/16 ore non riesco a farne dal malesere che mi circonda,,, c’è qualche consiglio per favore,,,ho letto tanti commenti sul web che somiglia ai miei dolori,sembrerebbe che sia coleciste;; che li somiglia ,ma se fosse possibile come mai nessun dott sia accorto!!!
      Qualcuno mi può dare un consiglio, ,,grazie.

    10. Arti

      Grazie di aver letto il mio messaggio dott Cimullo,
      Direi che tutte le risposte dei dottori (che devo stare tranquillo), non voglio essere volgare, ma il male continua sempre è si tratta di un male troppo fastidioso che sembrerebbe che si sposta intorno al stomaco ,però il punto fisso è sempre sotto addome dx,,,quindi se dico male,non si sta tratta di un male che sto morendo,hahaah ma si tratta di un male che non mi lascia a condividere le cose giornaliere come ho sempre fatto, e tutto ciò (il male) mi manda in agitazione , come una specie di tremore, e brividi….come ho scritto anche nel mese precedente, sono a casa dal lavoro perché il minimo sforzo ho la pancia che mi palpeggia , mi viene a sdraiarsi
      Credimi che non è una scusa per star casa,,,vorrei a tutti i costi a riprendersi ma è come se fosse c’è una cosa che mi frena, ,,temo a dire che vivo felicemente con la mia bellissima famiglia (perché ormai la risposta quando non si trova nulla riferiscono sempre allo stress )
      Ho iniziato a leggere qui,è se c’era di aiuto un parere proverò ad indagare, sono sempre del idea se uno(a) ha male non è che se lo inventa…
      Scusa per il modo della scrittura magari anche non coreta perché sono straniere
      Di nuovo ti ringrazio dottore ,e aspetto una vostra opinione, magari mi può essere di aiuto …

    11. Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo comprendo il suo stato d’animo, ma è per prima cosa davvero importante riuscire a rasserenarsi per capire fino a che punto si tratti di colite spastica e se ci siano altre cause.

    12. Arti

      Grazie dott Cimurro,,,
      Quindi non ti viene in mente niente di questo tipo di problema,
      Ma se fosse un inizio di una cistifellea ,nel tac fatto un mese e mezzo fa , si doveva vedere ?
      O forse è il caso a ripetere?
      Un altra domanda dott,
      Ma il spasmomen(40) per quanto si può prendere ,perché ho la sensazione come mi tranquillizza appena lo prendo, e sono 10 giorni che lo sto prendendo 2 volta al di, ,
      C’è un limite?
      Grazie di nuovo,,gentilissimo, , e approfitto ad augurarvi una buona serata.

    13. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Con le visite e gli esami fatti a mio avviso possiamo escludere problemi seri.
      2. La durata della terapia è da valutare con il medico, ma in genere quando i benefici sono elevati si può continuare anche a lungo.

  5. Anonimo

    i calcoli alla cistifellea provocano dolori alla schiena all’altezza dei lombari? o questo dolore lo provoca la gastrite?

    1. Linda

      Ciao dottore volevo sapere i calcoli provocano dolore di mal di schiena fibre perché io sono stato operata da una settimana e ho ancora male la schiena bruciore al stomaco e febbre mi può dare qualche informazione perché ho se c’è qualcosa ancora che non va

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      La febbre è già stata segnalata al chirurgo o al medico?

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