AIDS e HIV: sintomi, cause, test e trasmissione

Ultimo Aggiornamento: 369 giorni

Introduzione

AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) sta per sindrome da immunodeficienza acquisita, una malattia che rende difficile al corpo contrastare le altre malattie infettive.

Il virus da immunodeficienza umana, conosciuto come HIV, causa l’AIDS infettando e danneggiando parte delle difese del corpo contro le aggresioni esterne, i linfociti, in particolare, che sono un particolare tipo di globuli bianchi che nel sistema immunitario hanno il compito di scacciare i batteri e virus invasori.

L’HIV può essere trasmesso attraverso il diretto contatto con il sangue o con i liquidi del corpo di qualcuno che è stato infettato dall’HIV, il contatto di solito avviene scambiandosi aghi o avendo rapporti sessuali non protetti con una persona infetta. Un neonato può contrarre l’HIV dalla madre che è infetta.

Sebbene esistano delle cure per l’HIV e l’AIDS, non esistono vaccini o medicine risolutive; esistono dei comportamenti che, se assunti, permettono di prevenire il contagio.

Il virus HIV attacca specifici linfociti, chiamati cellule T-helper (conosciute anche come cellule T), prende il sopravvento su di esse e si moltiplica. Questo processo continuo distrugge altre cellule T, compromettendo cosi la capacità del corpo di reagire ad insulti esterni attraverso il sistema immunitario.

Quando il numero di cellule T diminuisce considerevolmente, le persone con HIV sono più predisposte ad altre infezioni e potrebbero contrarre alcuni tipi di cancro che un corpo sano normalmente sarebbe capace di combattere. Questa ridotta immunità (immunodeficienza) è conosciuta come AIDS e potrebbe trasformarsi in gravi infezioni minacciose per la vita, alcune forme di cancro ed il deterioramento del sistema nervoso. Sebbene l’AIDS sia sempre il risultato di un infezione da HIV, non tutti quelli che hanno contratto l’HIV hanno l’AIDS. In realtà, gli adulti che hanno contratto HIV possono sembrare sani per anni prima che si ammalino di AIDS.

Diffusione

http://it.wikipedia.org/wiki/File:HIV_Epidem.png

http://it.wikipedia.org/wiki/File:HIV_Epidem.png

Il primo caso di AIDS fu riportato nel 1981, ma la malattia potrebbe essere esistita da tanti anni senza essere isolata o riconosciuta. L’infezione da HIV che porta all’AIDS è una  delle principali cause di malattie e morte tra bambini, adolescenti e adulti in tutto il mondo. L’AIDS è stata la sesta causa principale di morte negli Stati Uniti tra i 15 e i 20 anni di età dal 1991.

In anni recenti la percentuale di infezioni da AIDS è aumentata tra gli adolescenti e i giovani, la metà di tutte le nuove infezioni da HIV negli Stati Uniti si presenta in persone al di sotto dei 25 anni; migliaia di adolescenti contraggono l’HIV ogni anno. La maggior parte dei nuovi casi di HIV nelle persone più giovani provengono da rapporti sessuali non protetti, ed un terzo tramite lo scambio di aghi sporchi, con sangue infetto.

Tra i più giovani invece la maggior parte dei casi di AIDS. e quasi tutte le nuove infezioni da HIV, sono causati dalla trasmissione del virus HIV dalla madre al bambino durante la gravidanza, la nascita o attraverso l’allattamento al seno.

Fortunatamente i farmaci attualmente somministrati alle donne incinta sieropositive hanno ridotto la percentuale di trasmissioni di HIV da madre a figlio. Questi farmaci sono anche usati per rallentare o ridurre alcuni effetti della malattia nelle persone già infette, sfortunatamente queste cure non sono facilmente disponibili in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più poveri gravemente colpiti dall’epidemia. La possibilità di accesso a queste cure salva vita è diventata una questione di importanza mondiale.

Sintomi

L’infezione da HIV passa essenzialmente attraverso 4 stadi principali:

  1. incubazione,
  2. infezione acuta,
  3. periodo di latenza,
  4. AIDS.

L’iniziale periodo di incubazione, totalmente asintomatico (privo cioè di sintomi) dura mediamente da 2 a 4 settimane dal momento del contagio.

Il secondo stadio, l’infezione acuta, dura in media 28 giorni (ma in genere meno) e si manifesta in alcuni casi attraverso sintomi di tipo influenzale:

  • febbre,
  • linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi),
  • faringite (mal di gola),
  • rash (manifestazioni cutanee),
  • mialgia (dolore muscolare),
  • malessere,
  • piccole piaghe in bocca e nell’esofageo.

Più raramente compaiono anche:

  • mal di testa,
  • nausea e vomito,
  • ingrossamento del fegato/milza,
  • perdita di peso,
  • mughetto,
  • sintomi neurologici.

Pochissimi casi al mondo sono stati connessi con lo sviluppo di una paralisi facciale.

La terza fase diventa nuovamente priva di sintomi e può durare da 2 settimane a 20 anni ed oltre, fin quando sopraggiunge la fase dell’AIDS con sviluppo di infezioni e tumori di varia natura (polmonite, micosi, …)

Gli adolescenti e gli adulti che contraggono l’HIV spesso non mostrano alcun sintomo al momento in cui contraggono l’infezione.

Potrebbero passare 10 anni o più prima che si manifestino i sintomi.

Nell’arco di questo tempo possono trasmettere il virus senza nemmeno sapere di averlo.

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Quadro_sintomatologico_dell%27AIDS.PNG

Appena i sintomi dell’AIDS si manifestano possono includere:

  • rapida perdita di peso,
  • febbre
  • forte stanchezza,
  • linfonodi ingrossati,
  • diarrea persistente,
  • agitazione e sudorazione notturna,
  • tremore,
  • polmonite.

Saranno a questo punto più soggetti ad infezioni che mettono in pericolo la vita: infezioni opportunistiche come la polmonite, varie forme di tumore come il Sarcoma di Kaposi, tumori del cervello e linfomi.

Sintomi nei neonati

Sebbene possano non esserci segni fisici immediati dell’infezione da HIV alla nascita, questi segni di infezione potrebbero comparire nel giro di 2 o 3 mesi dopo che il bambino è nato. I bambini nati con HIV possono sviluppare infezioni opportunistiche , che sono malattie in grado di  manifestarsi solo in sistemi immunitari indeboliti, come la polmonite Pneumocysti carinii (PCP).

Un bambino con HIV potrebbe anche avere attacchi più gravi di altre infezioni comuni dell’infanzia, come l’infezione del virus Epstein-Barr (EBV), che generalmente causa malattie leggere nella maggior parte dei bambini. Nei paesi in via di sviluppo la tubercolosi è un problema particolarmente comune e spesso la causa di morte di bambini e adulti.

Un bambino nato con l’infezione da HIV molto probabilmente sembrerà sano, ma nel giro di 2 o 3 mesi dalla nascita potrebbe iniziare ad apparire malato, con insufficiente aumento di peso, ripetute infezioni da fungo alla bocca (mughetto), linfonodi ingrossati, fegato o milza ingrossati, problemi neurologici ed infezioni batteriche multiple, compresa la polmonite.

Trasmissione

L’HIV viene trasmesso attraverso il diretto contatto con il sangue o i liquidi corporei di qualcuno che è affetto dal virus, i tre modi principali con cui l’HIV viene trasmessa ad un ragazzo molto giovane sono:

  1. mentre il bambino si sviluppa nell’utero della madre (intrauterino),
  2. al momento della nascita,
  3. durante l’allattamento.

Tra gli adolescenti il virus è più comunemente diffuso attraverso comportamenti ad alto rischio, e cioè:

  • rapporti sessuali non protetti (sesso orale, vaginale o anale),
  • scambio di aghi usati per iniettare steroidi o droga, tatuaggi e body art.

In casi molto rari l’HIV viene anche trasmesso attraverso il diretto contatto con una ferita aperta di una persona infetta e attraverso le trasfusioni di sangue.

Trasmissione sessuale

(Fonte: Medicitalia.it, Dr. Mario Corcelli)

Il virus dell’HIV si trova in quantità significativamente importante nel:

  • sangue,
  • liquido pre-eiaculatorio e sperma,
  • fluido vaginale,
  • latte materno.

Mentre la saliva non contiene una quantità significativa, a meno di presenza di problemi in bocca che determinino per esempio la fuoriuscita di sangue.

Tutte le mucose dell’organismo sono esposte a rischio di contagio:

  • glande e cute interna del prepuzio (parti anatomiche del pene),
  • vagina,
  • congiuntiva dell’occhio,
  • interno dell’ano,
  • narici e interno del naso,
  • bocca.

Da un punto di vista molto generale possiamo considerare come atteggiamenti sessuali sicuri la masturbazione reciproca, abbastanza sicuri i rapporti protetti da preservativi ed i baci, mentre è ovviamente ad alto rischio un rapporto completo non protetto.

Se durante un rapporto il preservativo si rompesse non c’è modo di annullare il rischio, ma per diminuirlo il più possibile è necessario:

  • Uomo: Interrompere subito il rapporto, lavarsi accuratamente il pene e cercare di urinare;
  • Donna: Non è chiaro se una lavanda vaginale immediata sia benefica od aumenti il rischio di contagio per alterazione del pH vaginale.
  • Se lo sperma o il sangue mestruale finisce in bocca è importante non ingerire ma sputare subito, per sciacquarsi poi accuratamente la bocca.

Più nel dettaglio vediamo il grado di rischio di diverse pratiche sessuali:

Rischio Nullo

  • Rapporti personali, familiari e sociali (abbracciarsi, baciarsi sulla guancia, stringere la mano, condivisione di bicchieri e posate, condivisione del letto o dell’asciugamano, condivisione pettine o spazzola, starnuti o colpi di tosse, giochi di contatto a scuola, … E’ invece da evitare la condivisione di spazzolini da denti e rasoi.).
  • Contatto con sudore.
  • Contatto con lacrime.
  • Bacio (Rischio basso in caso di gengiviti, parodontopatie e ferite sanguinanti).
  • Leccare il corpo del partner, ad esclusione delle parti intime, sia per chi riceve che per chi agisce.
  • Masturbazione maschile per entrambi i soggetti, attivo e passivo. (L’eiaculazione nella mano o su altre parti non intime del corpo non comporta alcun rischio, perché la pelle è una efficace barriera protettiva. E’ ovviamente necessario lavarsi accuratamente le mani o la parte del corpo con traccie di sperma prima di tornare a toccare le parti intime od altre mucose come la bocca e gli occhi. In presenza di mani con pelle non del tutto integra il contatto con lo sperma ha rischio basso.)
  • Masturbazione femminile dal punto di vista di entrambi i soggetti, attivo e passivo (in presenza di mani con pelle non del tutto integra si ha rischio basso).

Rischio Basso

  • Fellatio passiva (porre il pene in bocca al partner): il rischio nasce solo nel caso di ferite aperte e sanguinanti in bocca al partner.
  • Fellatio attiva (accogliere il pene in bocca) senza eiaculazione in bocca. Secondo alcuni infettivologi il rischio sarebbe nullo.
  • Cunnilingus passivo (ricevere stimolazione della vagina con la lingua): il rischio nasce solo nel caso di ferite aperte e sanguinanti in bocca al partner.
  • Cunnilingus attivo (stimolazione della vagina con la lingua); rischio superiore per il soggetto attivo, la probabilità di contagio aumenta sensibilmente nel caso di mestruazioni e/o presenza di gengiviti, ferite, … in bocca.
  • Anilingus (rapporto orale “bocca-ano”) Rischio nullo o molto basso per chi lo riceve (anche se ci sono dubbi in proposito, in condizioni particolari il rischio può diventare non trascurabile), rischio basso o molto basso per il soggetto attivo a seconda delle fonti consultate (naturalmente le probabilità di contagio cambiano di conseguenza nel caso di sanguinamento orale/anale).

Rischio Alto

  • Rapporto vaginale, dal punto di vista maschile. (Nel caso di presenza di mestruazioni il rischio aumenta sensibilmente)
  • Eiaculazione sulla faccia per il soggetto che viene a contatto con lo sperma (nel caso di contatto del liquido seminale con la mucosa della bocca e degli occhi).
  • Fellatio attiva (accogliere il pene in bocca) con eiaculazione in bocca.

Rischio Altissimo

  • Rapporto vaginale dal punto di vista femminile, il rischio è maggiore per la presenza di sperma in vagina per molte ore/giorni.
  • Rapporto anale, per entrambi i partner (anche se il rischio per il partner passivo è più che doppio).

Si ricorda infine che, oltre all’AIDS, a seguito di rapporti sessuali od altri tipi di contatti si possono contrarre numerose altre malattie.

Rapporti con pazienti sieropositivi in terapia

È stato dimostrato che una persona sieropositiva in terapia antiretrovirale, con viremia stabilmente nulla da almeno sei mesi, è fortemente improbabile che possa contagiare i propri partner sessuali, indipendentemente dal tipo di rapporto avuto.

L’incipit dello studio afferma:

Quante probabilità ha una persona con carica virale non rilevabile di trasmettere l’HIV al partner
sessuale? “Per noi, la stima più attendibile è zero”, hanno dichiarato i ricercatori che hanno
presentato i risultati dei primi due anni di uno studio, denominato PARTNER, che indaga la
trasmissione del virus in coppie in cui un partner è sieropositivo e l’altro no.

I ricercatori sono convinti che l’efficacia del trattamento come prevenzione dei contagi si attesti praticamente al 100%, anche se, come hanno sottolineato i principali autori dello studio, probabilmente non sarà mai possibile dimostrare con certezza matematica che il rischio di trasmissione da parte di una persona che assume una ART efficace sia completamente azzerato.

Nel concreto però NON si sono avute infezioni nelle 1110 coppie sierodiscordanti partecipanti allo studio, di cui quasi il 40% sono coppie omosessuali.

Questo studio terminerà nel 2017 e va a confermare i dati del precedente studio HTPN 052.

Questo non significa certamente che sia possibile avere rapporti sessuali con un partner sconosciuto senza preservativo perchè “forse se sieropositivo assume la terapia”,

  • in primis perchè non tutti i sieropositivi sanno di esserlo e quindi non si curano (la maggior parte delle infezioni, anzi, deriva da questa causa),
  • poi perchè non tutti i sieropositivi consapevoli si curano immediatamente,
  • infine perchè non è detto che uno sconosciuto che sia sieropositivo assuma le sue pillole ogni giorno, e quindi, adeguatamente.

Allo stesso modo non significa che una persona sieropositiva possa avere rapporti sessuali occasionali non protetti soltanto perchè si cura, in quanto la scelta spetterà sempre al partner consenziente negativo.

Questi studi servono invece:

  • nell’ambito di coppie sierodiscordanti, ovvero formate da un partner sieronegativo ed un altro sieropositivo, laddove per esempio la coppia voglia avere Gravidanza in caso di HIV;
  • alla coppia sierodiscordante monogama ,etero o gay, che consapevolmente decida di avere rapporti sessuali senza l’uso del preservativo;
  • alla coppia sierodiscordante, laddove si decida di continuare ad usare il preservativo, per una maggiore tranquillità in caso di incidenti (rottura del condom).

Fonte studio partner: Efficacia della ART nella prevenzione della trasmissione per via sessuale dell’HIV in partner omo- ed eterosessuali

Test

Raccomando di chiedere sempre al medico responsabile del centro a cui ci si appoggia quando fare il test e quando considerarlo definitivo, in quanto la variabilità del periodo finestra è elevatissima a seconda del test in uso (da un mese per i test più recenti fino ad un anno per i test di vecchia generazione).

Il test attualmente più utilizzato per rilevare un eventuale contagio da HIV è il test “HIV Ab”, in grado di rilevare la presenza di anticorpi prodotti dall’organismo in risposta al virus. Di norma il test HIV Ab viene eseguito con il metodo ELISA, per questo motivo di solito si parla genericamente di test ELISA.

Quando può essere eseguito il test? Dopo quanto tempo dal rapporto? Questo test non può essere eseguito subito dopo il possibile contagio.

Nel momento in cui il virus contagia l’ospite, questo non è in grado di produrre immediatamente gli anticorpi; si parla quindi di periodo finestra in cui il contagio è avvenuto, è possibile contagiare nuovi partner, ma non si sono ancora formati gli anticorpi (non si è ancora sieropositivi ma, ripetiamo, si è già contagiosi).

Il periodo finestra dura mediamente da 4 a 6 settimane per il test ELISA di vecchia generazione (Ministero della Sanità), tecniche più recenti permettono di accorciarlo fino a 22 giorni, tuttavia in alcuni soggetti possono passare fino a 6 mesi prima che venga prodotta una quantità rilevabile di anticorpi; oltre il 99% dei contagi sono però rilevabili dopo 3 mesi e, un periodo di 6 mesi, è sì possibile ma raro e consente di includere tutti i soggetti (recentemente le linee guida italiane ritengono definitivo il test a 3 mesi, ma alcuni organismi internazionali come l’OMS suggeriscono la rara possibilità di sieroconversioni tardive).

Durante questo periodo il test ELISA è quindi negativo (nonostante si sia stati infettati), anche se in realtà il soggetto è stato contagiato. Per considerare definitivo il risultato è quindi necessario ripetere il test a 3 mesi dal rapporto a rischio, generalmente l’iter seguito è il seguente:

  1. Il primo test viene eseguito dopo un mese (oltre cioè la durata media del periodo finestra): questo permette di riprendere tranquillità in caso di esito negativo o di agire precocemente in caso di esito positivo.
  2. Un secondo test è effettuato dopo 3 mesi: un esito negativo ha valore definitivo.
  3. L’esito a 6 mesi in Italia non è in genere più richiesto, occasionalmente può essere suggerito solo nel caso di rapporto o comportamento a rischio con un soggetto sicuramente sieropositivo.

In genere a seguito di un test Elisa positivo si procede con un test di conferma basato su una tecnica diversa (Western Blot).

Nella maggior parte dei Centri italiani è possibile effettuare il test in completo anonimato, nei restanti per legge il test ed il risultato sono strettamente confidenziali; nelle strutture pubbliche inoltre il test è gratuito.

Test precoci

Sono sempre più diffusi ed utilizzati dei test precoci, per esempio il test che rileva l’RNA virale attraverso la tecnica della PCR, in grado di fornire un risultato praticamente definitivo ben prima dei classici 3 mesi; si consiglia in ogni caso di affidarsi al giudizio di un medico esperto in malattie sessualmente trasmesse, che guiderà nella scelta dei modi e dei tempi da seguire per arrivare ad una corretta esclusione o diagnosi della malattia.

Durata

Non esistono al momento cure per la guarigione dall’HIV o dell’AIDS: i bambini che contraggono l’HIV alla nascita sviluppano AIDS prestissimo e tendono ad avere complicazioni più gravi rispetto agli adulti con il virus.

I recenti progressi ottenuti grazie ai nuovi farmaci hanno permesso di garantire ai pazienti sieropositivi in terapia un’aspettativa di vita pari a quella di chiunque altro ed anche nel caso di diagnosi ritardata la sopravvivenza media è spesso di qualche decennio.

E’ infine stato confermato che il momento in cui si inizia la terapia antiretrovirale ha un impatto decisivo sull’aspettativa di vita: quanto più è precoce tanto più è probabile garantire un’aspettativa pari a soggetti sani, tanto che nei Paesi sviluppati si parla ormai di malattia cronica e non più mortale.

Fonti:

Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Marcello

    Dottore il
    Fatto di fare un test hiv insieme al normale emocromo transaminasi epatite ecc implica qualcosa?
    Cioè è un test che andrebbe fatto da solo o con un unico prelievo non fa niente se faccio tutti gli altri
    Esami?
    Grazie1000

    1. antonio

      salve ho avuto rapporto sessuale con una prostituta e si e rotto il preservativo e gli sono venuto dentro pero lei ha subito fatto pipi dottore corro qualche rischio

    2. anonimo

      se si ha avuto un rapporto a rischio 18 anni fa , e adesso ho fatto test 4 generazione risultato negativo, valori sangue nella norma, compreso globuli bianchi ,ma ho candida orale.
      si può essere in un inizio di aids , e se si che test si possono fare per capirlo.

    3. Anonimo

      gentilissimo dr.cimurro , non sono sieropositivo. ma si può essere sieronegativi e essere in una fase di aids arc all’ inizio visto che la candida orale non passa. Cioè non si possono trovare più tracce nel sangue di anticorpi e antigeni p24 nel sangue dopo un lungo periodo di infezione. fare un test carica virale potrebbe rilevare qualcosa , a differenza di un test anticorpi o un test di 4 generazione.
      La prego sono in uno stadio di disperazione.

  2. mario

    dottore ho una moglie da dieci anni e facciamo abitualmente test hiv ed essendo negativi facciamo sesso scoperto,
    io 6 mesi fa l ho tradita avendo un rapporto vaginale non protetto……. dopo 3 mesi ho fatto test hiv negativo per fortuna, in questi 3 mesi forse ,anzi no forse ,irresponsabilmente ho continuato a fare sesso non protetto con mia moglie…. il fatto che in questi 3 mesi ho fatto sesso scoperto con una persona sieronegativa(mia moglie) ha potuto implicare il risultato del test?
    grazieee

    1. mirko

      salve dottore, volevo un informazione, sono stato con una prostituta, ho molti dubbi che abbia usato un preservativo usato, e possibile essere infettati da un preservativo usato? grazie in anticipo

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      A mio avviso non c’è davvero motivo di pensare che fosse usato.

    3. Mario

      Dottore quindi ho solo fatto una cavolata che in quei 3 mesi prima del test ho continuato a fare sesso con mia moglie non protetto xche nel caso quel tradimento m avesse infettato avrei potuto infettare anche lei… Ma se il mio test dopo 3 mesi da quel tradimento è risultato negativo non ha rischiato nulla?

    4. Dr. Cimurro (farmacista)

      Se il test a tre mesi è stato negativo lei non è stato contagiato e quindi sua moglie non ha rischiato.

  3. Anonimo

    Salve dottore.
    Ieri sera ho avuto un rapporto con un 45 enne di cui non conosco il suo stato di salute. Io 25enne.
    In pratica ce stato solo bacio masturbazione reciproca e orale passivo (lui a me). Oggi purtroppo mi sono accorto che con il rasoio mi sono creato una piccola ‘ferita’ sullo scroto , nn è uscito praticamente nulla di sangue. Si e rimarginata subito. Pensa che con la sua saliva se passata sopra possa contagiare il virus.. sono un Po preoccupato grazie

    1. Anonimo

      piu che ferta erano due capillari ..due puntini.. essendo che la saliva penetri all interno dell organismo attraverso questi due puntini che però erano rimarginati

    2. Anonimo

      Non sono venuto a contatto ne con sperma.. liquido preiaculatorio e sangue.. solo saliva e come le dicevo questo particolare.. che si posso fare dottore .. posso stare tranquillo?

  4. Anonima77

    Dottore ho 40 anni …. Se 13 anni fa avessi acquisito virus hiv con una violenza sessuale… Mai detta…. E dopo 13 anni faccio un test semplice hiv risultato negativo puo essere che magari l hiv o l aids acclamato cioe stabile non so come dire faccia sparire anticorpi e quindi non si evidenzia nel test?
    E la
    Prima persona che ne parlo
    Grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Partiamo da una considerazione importante, se oggi sta bene è davvero poco probabile che abbia contratto la malattia, che dopo 13 anni nella maggior parte dei casi si sarebbe manifestata.

      Detto questo sì, fare il test sarebbe affidabile anche a distanza di anni per togliersi ogni dubbio.

    2. Anonima77

      Dottore mi perdoni…. Ma dopo 13 anni che sia hiv o aids un semplice test lo rileva comunque? Cioè gli antocorpi che sono quelli che cerca il test rimangono presenti sempre anche in aids?

    3. Anonima77

      Dottore grazie….. Siccome non ho mai fatto test prima e quel rapporto è stato tragico pensavo che in questi anni l infezione era cambiata in aids conclamata e quindi il test fatto non aveva rilevato anticorpi xche e stato negativo!
      Dottore quindi sicuro che dopo 13 anni sarebbe uscito fuori dal
      Semplice test x hiv? Mica dovevo fare test piu specifici?
      La
      Prego risp

  5. Anonimo

    Dottore mi scusi ma dalle solo analisi del sangue complete senza test HIV se sono perfette si può stare tranquilli nel senso se c è un alterazione di qualcosa si dovrebbe vedere. ..?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Per avere la certezza è opportuno il test specifico.

  6. Valmix

    Dottore vorrei una suo parere 51 giorni fa o avuto un raporto a rischi ieri o fatto un test Hiv 4 generazione il medico che ma fatto il test ma detto che il risultato e definitivo a 51 giorni oggi al ritiro del test un che dico era negativo c’era un altro dott che ma detto di rifarlo ta 40 giorni perché non era definitivo non capisco ste differenze di pensiero so le line guida italiana dice 90 g però altri paesi UE esempio Francia dice che test 4 generazione a 6 settimane e definitivo Bo può darmi una risposta grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi atterrei ai 3 mesi, anche se non ci aspettiamo sorprese.

  7. jack

    Salve dottore,
    da un una settimana circa ho notato dei disturbi generali al corpo o meglio compaiono sulla pelle dei sfoghi rossicci che poi anche con una semplice crema spariscono all’istante… queste accompagnate da prurito.. o meglio le parti diventano rosse facilmente perché mi gratto. la pelle è sensibile, noto inoltre che quando faccio la doccia se l’acqua è troppo calda quando esco la pelle è rossa e passando l asciugamano si irrita di più.
    Io ho provato a fare oggi un emocromo con VES e PCR annessa e la ves risulta a 4mm e pcr a 0,0. Crede che possa ricondursi ad una sintomatologiA di hiv? Non so cosa fare o pensare

    1. jack

      c’è da dire che di notte non ho disturbi o meglio questi formicoli che noto inoltre si fanno un pò più intensi vicino alle labbra e sul viso che iniziano già appena sveglio… quando attivo magari un pensiero o qualche fissazione che mi porto tutto il giorno. Non è che sono tutti sintomi riconducibili all’ansia?

  8. LUCA

    Dottore dopo mesi da un ultimo rapporto a rischio ma avuti altri anni a dietro per diagnosticare hiv o addirittura aids basta un test hiv anticorpi o bisogna fare un test Pcr (rna qualitativo e quantitativo) ?
    GRAZIE1000 dottore

    1. LUCA

      Grazie dottore ma ki gli da la pasienza di rispondere a tutti noi poveri fobici???

  9. MARITO66

    Dottore ho fatto un guaio…. Sono sposato…. In ufficio mi e capitata una cosa con una donna che non conosco quindi non so se ha hiv o no… Ci siamo baciati…. Poi gli ho messo pene tra il seno e tra le gambe…lei si è masturbata e con le mani con un po di secreto mi ha masturbato poi a me… La prego rischio qualcosa????????? La prego

  10. Titty

    Dottore ma l eruzione cutanea dell AIDS da prurito e bruciore? È un grande brufolo rosso che poi maturando fa acqua? Grazie

  11. roberto

    Salve dottore, le chiedo un suo parere sul rapporto che ho avuto ieri con una escort. Ho ricevuto un anilingus profondo e non ho riscontrato tracce ematiche nè mie nè sue. Corro qualche rischio per HIV in questo caso?

    Inoltre, dopo ho ricevuto una fellatio passiva protetta ma mi sono accorto alla fine della fellatio (dopo essere venuto all’interno del profilattico), che il preservativo mi è stato messo al contrario (rovescio), cioè con la parte da srotolare verso l’interno. Ho constatato che anche se mi sono un pò sporcato, non c’erano tracce ematiche e lo sperma è rimasto nella punta del preservativo (nonostante fosse rovescio). Il profilattico non presentava rotture nè lacerazioni. Detto questo, corro qualche rischio per HIV per questa situazione?

    Attendo suo prezioso responso per tutte e 2 le mie domande…grazie mille. una buona serata!!!!

  12. Antiloco

    Dottore dopo una pratica di vecchio petting (sesso intercrutale) tra me e un ragazzo… Dove io sono arrivato all eiaculazione avendo il
    Pene stretto fra le
    Cosce che gli stimolava i testicoli e il suo sulla pancia venendo all
    Eiaculazione.. Nello staccarci perche eravamo inpiedi i due pene sporchi di eiaculato si sono per un secondo toccati… E questo ragazzo l ho anche baciato…
    Corro qualche rischi?
    Mi è uscita dopo
    20giorni un afta nel
    Labbro interiore inferiore… Mi sento linfonodo collo latomdestro dolorante… E sto avendo diarrea…. Mi risp graZie
    Gg da quel contatto

  13. ERCOLE

    Buongiorno Dott.re . 10 giorni fa ho avuto un rapporto anale, occasionale con persona sconosciuta e NON ero PROTETTO… Ho rimorsi e sensi di colpa e tanti dubbi. Cosa mi consiglia di fare per evitare un eventuale contagio di HIV..?
    Ci sono farmaci post rapporto che posso prendere per ridurre la possibilità del contagio, tipo la “pillola del giorno dopo”, oltre ad eseguire i test dopo 30 , 60 e 90 giorni…?
    Sono in preda al panico….non so cosa fare..
    Grazie x cortese risposta. Ercole

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