AIDS e HIV: sintomi, cause, test e trasmissione

Ultimo Aggiornamento: 291 giorni

Introduzione

AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) sta per sindrome da immunodeficienza acquisita, una malattia che rende difficile al corpo contrastare le altre malattie infettive.

Il virus da immunodeficienza umana, conosciuto come HIV, causa l’AIDS infettando e danneggiando parte delle difese del corpo contro le aggresioni esterne, i linfociti, in particolare, che sono un particolare tipo di globuli bianchi che nel sistema immunitario hanno il compito di scacciare i batteri e virus invasori.

L’HIV può essere trasmesso attraverso il diretto contatto con il sangue o con i liquidi del corpo di qualcuno che è stato infettato dall’HIV, il contatto di solito avviene scambiandosi aghi o avendo rapporti sessuali non protetti con una persona infetta. Un neonato può contrarre l’HIV dalla madre che è infetta.

Sebbene esistano delle cure per l’HIV e l’AIDS, non esistono vaccini o medicine risolutive; esistono dei comportamenti che, se assunti, permettono di prevenire il contagio.

Il virus HIV attacca specifici linfociti, chiamati cellule T-helper (conosciute anche come cellule T), prende il sopravvento su di esse e si moltiplica. Questo processo continuo distrugge altre cellule T, compromettendo cosi la capacità del corpo di reagire ad insulti esterni attraverso il sistema immunitario.

Quando il numero di cellule T diminuisce considerevolmente, le persone con HIV sono più predisposte ad altre infezioni e potrebbero contrarre alcuni tipi di cancro che un corpo sano normalmente sarebbe capace di combattere. Questa ridotta immunità (immunodeficienza) è conosciuta come AIDS e potrebbe trasformarsi in gravi infezioni minacciose per la vita, alcune forme di cancro ed il deterioramento del sistema nervoso. Sebbene l’AIDS sia sempre il risultato di un infezione da HIV, non tutti quelli che hanno contratto l’HIV hanno l’AIDS. In realtà, gli adulti che hanno contratto HIV possono sembrare sani per anni prima che si ammalino di AIDS.

Diffusione

http://it.wikipedia.org/wiki/File:HIV_Epidem.png

http://it.wikipedia.org/wiki/File:HIV_Epidem.png

Il primo caso di AIDS fu riportato nel 1981, ma la malattia potrebbe essere esistita da tanti anni senza essere isolata o riconosciuta. L’infezione da HIV che porta all’AIDS è una  delle principali cause di malattie e morte tra bambini, adolescenti e adulti in tutto il mondo. L’AIDS è stata la sesta causa principale di morte negli Stati Uniti tra i 15 e i 20 anni di età dal 1991.

In anni recenti la percentuale di infezioni da AIDS è aumentata tra gli adolescenti e i giovani, la metà di tutte le nuove infezioni da HIV negli Stati Uniti si presenta in persone al di sotto dei 25 anni; migliaia di adolescenti contraggono l’HIV ogni anno. La maggior parte dei nuovi casi di HIV nelle persone più giovani provengono da rapporti sessuali non protetti, ed un terzo tramite lo scambio di aghi sporchi, con sangue infetto.

Tra i più giovani invece la maggior parte dei casi di AIDS. e quasi tutte le nuove infezioni da HIV, sono causati dalla trasmissione del virus HIV dalla madre al bambino durante la gravidanza, la nascita o attraverso l’allattamento al seno.

Fortunatamente i farmaci attualmente somministrati alle donne incinta sieropositive hanno ridotto la percentuale di trasmissioni di HIV da madre a figlio. Questi farmaci sono anche usati per rallentare o ridurre alcuni effetti della malattia nelle persone già infette, sfortunatamente queste cure non sono facilmente disponibili in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più poveri gravemente colpiti dall’epidemia. La possibilità di accesso a queste cure salva vita è diventata una questione di importanza mondiale.

Sintomi

L’infezione da HIV passa essenzialmente attraverso 4 stadi principali:

  1. incubazione,
  2. infezione acuta,
  3. periodo di latenza,
  4. AIDS.

L’iniziale periodo di incubazione, totalmente asintomatico (privo cioè di sintomi) dura mediamente da 2 a 4 settimane dal momento del contagio.

Il secondo stadio, l’infezione acuta, dura in media 28 giorni (ma in genere meno) e si manifesta in alcuni casi attraverso sintomi di tipo influenzale:

  • febbre,
  • linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi),
  • faringite (mal di gola),
  • rash (manifestazioni cutanee),
  • mialgia (dolore muscolare),
  • malessere,
  • piccole piaghe in bocca e nell’esofageo.

Più raramente compaiono anche:

  • mal di testa,
  • nausea e vomito,
  • ingrossamento del fegato/milza,
  • perdita di peso,
  • mughetto,
  • sintomi neurologici.

Pochissimi casi al mondo sono stati connessi con lo sviluppo di una paralisi facciale.

La terza fase diventa nuovamente priva di sintomi e può durare da 2 settimane a 20 anni ed oltre, fin quando sopraggiunge la fase dell’AIDS con sviluppo di infezioni e tumori di varia natura (polmonite, micosi, …)

Gli adolescenti e gli adulti che contraggono l’HIV spesso non mostrano alcun sintomo al momento in cui contraggono l’infezione.

Potrebbero passare 10 anni o più prima che si manifestino i sintomi.

Nell’arco di questo tempo possono trasmettere il virus senza nemmeno sapere di averlo.

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Quadro_sintomatologico_dell%27AIDS.PNG

Appena i sintomi dell’AIDS si manifestano possono includere:

  • rapida perdita di peso,
  • febbre
  • forte stanchezza,
  • linfonodi ingrossati,
  • diarrea persistente,
  • agitazione e sudorazione notturna,
  • tremore,
  • polmonite.

Saranno a questo punto più soggetti ad infezioni che mettono in pericolo la vita: infezioni opportunistiche come la polmonite, varie forme di tumore come il Sarcoma di Kaposi, tumori del cervello e linfomi.

Sintomi nei neonati

Sebbene possano non esserci segni fisici immediati dell’infezione da HIV alla nascita, questi segni di infezione potrebbero comparire nel giro di 2 o 3 mesi dopo che il bambino è nato. I bambini nati con HIV possono sviluppare infezioni opportunistiche , che sono malattie in grado di  manifestarsi solo in sistemi immunitari indeboliti, come la polmonite Pneumocysti carinii (PCP).

Un bambino con HIV potrebbe anche avere attacchi più gravi di altre infezioni comuni dell’infanzia, come l’infezione del virus Epstein-Barr (EBV), che generalmente causa malattie leggere nella maggior parte dei bambini. Nei paesi in via di sviluppo la tubercolosi è un problema particolarmente comune e spesso la causa di morte di bambini e adulti.

Un bambino nato con l’infezione da HIV molto probabilmente sembrerà sano, ma nel giro di 2 o 3 mesi dalla nascita potrebbe iniziare ad apparire malato, con insufficiente aumento di peso, ripetute infezioni da fungo alla bocca (mughetto), linfonodi ingrossati, fegato o milza ingrossati, problemi neurologici ed infezioni batteriche multiple, compresa la polmonite.

Trasmissione

L’HIV viene trasmesso attraverso il diretto contatto con il sangue o i liquidi corporei di qualcuno che è affetto dal virus, i tre modi principali con cui l’HIV viene trasmessa ad un ragazzo molto giovane sono:

  1. mentre il bambino si sviluppa nell’utero della madre (intrauterino),
  2. al momento della nascita,
  3. durante l’allattamento.

Tra gli adolescenti il virus è più comunemente diffuso attraverso comportamenti ad alto rischio, e cioè:

  • rapporti sessuali non protetti (sesso orale, vaginale o anale),
  • scambio di aghi usati per iniettare steroidi o droga, tatuaggi e body art.

In casi molto rari l’HIV viene anche trasmesso attraverso il diretto contatto con una ferita aperta di una persona infetta e attraverso le trasfusioni di sangue.

Trasmissione sessuale

(Fonte: Medicitalia.it, Dr. Mario Corcelli)

Il virus dell’HIV si trova in quantità significativamente importante nel:

  • sangue,
  • liquido pre-eiaculatorio e sperma,
  • fluido vaginale,
  • latte materno.

Mentre la saliva non contiene una quantità significativa, a meno di presenza di problemi in bocca che determinino per esempio la fuoriuscita di sangue.

Tutte le mucose dell’organismo sono esposte a rischio di contagio:

  • glande e cute interna del prepuzio (parti anatomiche del pene),
  • vagina,
  • congiuntiva dell’occhio,
  • interno dell’ano,
  • narici e interno del naso,
  • bocca.

Da un punto di vista molto generale possiamo considerare come atteggiamenti sessuali sicuri la masturbazione reciproca, abbastanza sicuri i rapporti protetti da preservativi ed i baci, mentre è ovviamente ad alto rischio un rapporto completo non protetto.

Se durante un rapporto il preservativo si rompesse non c’è modo di annullare il rischio, ma per diminuirlo il più possibile è necessario:

  • Uomo: Interrompere subito il rapporto, lavarsi accuratamente il pene e cercare di urinare;
  • Donna: Non è chiaro se una lavanda vaginale immediata sia benefica od aumenti il rischio di contagio per alterazione del pH vaginale.
  • Se lo sperma o il sangue mestruale finisce in bocca è importante non ingerire ma sputare subito, per sciacquarsi poi accuratamente la bocca.

Più nel dettaglio vediamo il grado di rischio di diverse pratiche sessuali:

Rischio Nullo

  • Rapporti personali, familiari e sociali (abbracciarsi, baciarsi sulla guancia, stringere la mano, condivisione di bicchieri e posate, condivisione del letto o dell’asciugamano, condivisione pettine o spazzola, starnuti o colpi di tosse, giochi di contatto a scuola, … E’ invece da evitare la condivisione di spazzolini da denti e rasoi.).
  • Contatto con sudore.
  • Contatto con lacrime.
  • Bacio (Rischio basso in caso di gengiviti, parodontopatie e ferite sanguinanti).
  • Leccare il corpo del partner, ad esclusione delle parti intime, sia per chi riceve che per chi agisce.
  • Masturbazione maschile per entrambi i soggetti, attivo e passivo. (L’eiaculazione nella mano o su altre parti non intime del corpo non comporta alcun rischio, perché la pelle è una efficace barriera protettiva. E’ ovviamente necessario lavarsi accuratamente le mani o la parte del corpo con traccie di sperma prima di tornare a toccare le parti intime od altre mucose come la bocca e gli occhi. In presenza di mani con pelle non del tutto integra il contatto con lo sperma ha rischio basso.)
  • Masturbazione femminile dal punto di vista di entrambi i soggetti, attivo e passivo (in presenza di mani con pelle non del tutto integra si ha rischio basso).

Rischio Basso

  • Fellatio passiva (porre il pene in bocca al partner): il rischio nasce solo nel caso di ferite aperte e sanguinanti in bocca al partner.
  • Cunnilingus passivo (ricevere stimolazione della vagina con la lingua): il rischio nasce solo nel caso di ferite aperte e sanguinanti in bocca al partner.
  • Cunnilingus attivo (stimolazione della vagina con la lingua); rischio superiore per il soggetto attivo, la probabilità di contagio aumenta sensibilmente nel caso di mestruazioni e/o presenza di gengiviti, ferite, … in bocca.
  • Anilingus (rapporto orale “bocca-ano”) Rischio nullo o molto basso per chi lo riceve (anche se ci sono dubbi in proposito, in condizioni particolari il rischio può diventare non trascurabile), rischio basso o molto basso per il soggetto attivo a seconda delle fonti consultate (naturalmente le probabilità di contagio cambiano di conseguenza nel caso di sanguinamento orale/anale).

Rischio Medio

  • Fellatio attiva (accogliere il pene in bocca) senza eiaculazione in bocca.

Rischio Alto

  • Rapporto vaginale, dal punto di vista maschile. (Nel caso di presenza di mestruazioni il rischio aumenta sensibilmente)
  • Eiaculazione sulla faccia per il soggetto che viene a contatto con lo sperma (nel caso di contatto del liquido seminale con la mucosa della bocca e degli occhi).
  • Fellatio attiva (accogliere il pene in bocca) con eiaculazione in bocca.

Rischio Altissimo

  • Rapporto vaginale dal punto di vista femminile, il rischio è maggiore per la presenza di sperma in vagina per molte ore/giorni.
  • Rapporto anale, per entrambi i partner (anche se il rischio per il partner passivo è più che doppio).

Si ricorda infine che, oltre all’AIDS, a seguito di rapporti sessuali od altri tipi di contatti si possono contrarre numerose altre malattie.

Test

Raccomando di chiedere sempre al medico responsabile del centro a cui ci si appoggia quando fare il test e quando considerarlo definitivo, in quanto la variabilità del periodo finestra è elevatissima a seconda del test in uso (da un mese per i test più recenti fino ad un anno per i test di vecchia generazione).

Il test attualmente più utilizzato per rilevare un eventuale contagio da HIV è il test “HIV Ab”, in grado di rilevare la presenza di anticorpi prodotti dall’organismo in risposta al virus. Di norma il test HIV Ab viene eseguito con il metodo ELISA, per questo motivo di solito si parla genericamente di test ELISA.

Quando può essere eseguito il test? Dopo quanto tempo dal rapporto? Questo test non può essere eseguito subito dopo il possibile contagio.

Nel momento in cui il virus contagia l’ospite, questo non è in grado di produrre immediatamente gli anticorpi; si parla quindi di periodo finestra in cui il contagio è avvenuto, è possibile contagiare nuovi partner, ma non si sono ancora formati gli anticorpi (non si è ancora sieropositivi ma, ripetiamo, si è già contagiosi).

Il periodo finestra dura mediamente da 4 a 6 settimane per il test ELISA di vecchia generazione (Ministero della Sanità), tecniche più recenti permettono di accorciarlo fino a 22 giorni, tuttavia in alcuni soggetti possono passare fino a 6 mesi prima che venga prodotta una quantità rilevabile di anticorpi; oltre il 99% dei contagi sono però rilevabili dopo 3 mesi e, un periodo di 6 mesi, è sì possibile ma raro e consente di includere tutti i soggetti (recentemente le linee guida italiane ritengono definitivo il test a 3 mesi, ma alcuni organismi internazionali come l’OMS suggeriscono la rara possibilità di sieroconversioni tardive).

Durante questo periodo il test ELISA è quindi negativo (nonostante si sia stati infettati), anche se in realtà il soggetto è stato contagiato. Per considerare definitivo il risultato è quindi necessario ripetere il test a 3 mesi dal rapporto a rischio, generalmente l’iter seguito è il seguente:

  1. Il primo test viene eseguito dopo un mese (oltre cioè la durata media del periodo finestra): questo permette di riprendere tranquillità in caso di esito negativo o di agire precocemente in caso di esito positivo.
  2. Un secondo test è effettuato dopo 3 mesi: un esito negativo ha valore definitivo.
  3. L’esito a 6 mesi in Italia non è in genere più richiesto, occasionalmente può essere suggerito solo nel caso di rapporto o comportamento a rischio con un soggetto sicuramente sieropositivo.

In genere a seguito di un test Elisa positivo si procede con un test di conferma basato su una tecnica diversa (Western Blot).

Nella maggior parte dei Centri italiani è possibile effettuare il test in completo anonimato, nei restanti per legge il test ed il risultato sono strettamente confidenziali; nelle strutture pubbliche inoltre il test è gratuito.

Test precoci

Sono sempre più diffusi ed utilizzati dei test precoci, per esempio il test che rileva l’RNA virale attraverso la tecnica della PCR, in grado di fornire un risultato praticamente definitivo ben prima dei classici 3 mesi; si consiglia in ogni caso di affidarsi al giudizio di un medico esperto in malattie sessualmente trasmesse, che guiderà nella scelta dei modi e dei tempi da seguire per arrivare ad una corretta esclusione o diagnosi della malattia.

Durata

Non esistono al momento cure per la guarigione dall’HIV o dell’AIDS: i bambini che contraggono l’HIV alla nascita sviluppano AIDS prestissimo e tendono ad avere complicazioni più gravi rispetto agli adulti con il virus.

Sebbene tutti i bambini, gli adolescenti e gli adulti con l’HIV alla fine si ammaleranno, recenti progressi medici hanno significativamente apportato un aumento della possibilità di sopravvivenza. Le cure con i farmaci permettono alle persone di vivere con l’HIV senza i sintomi più a lungo e possono migliorare la qualità della vita delle persone con AIDS.

L’HIV si trasforma in AIDS in un tempo variabile, dipendente dal virus dall’ospite e da fattori ambientali; la media è attorno ai 10 anni, ma non devono stupire periodi più brevi o più lunghi.

La sopravvivenza media con terapia antiretrovirale è di 4-5 anni dal momento della diagnosi di AIDS conclamato (e quindi non dalla condizione di sieropositività). Senza il supporto terapeutico la morte sopravviene entro un anno. La maggior parte dei pazienti muore per infezioni opportunistiche dovute al progressivo indebolimento del sistema immunitario.

Un recente studio pubblicato sul British Medical Journal fissa nuovi termini di sopravvivenza: un ventenne che si infetta oggi può sperare di riuscire a vivere fino a 66 anni se maschio e 76 anni se femmina ed i progressi negli ultimi anni sono dovuti ai progressi della terapia ed alla possibilità di diagnosi precoce.

E’ infine stato confermato che il momento in cui si inizia la terapia antiretrovirale ha un impatto decisivo sull’aspettativa di vita: quanto più è precoce tanto più è probabile rallentare la progressione della malattia.

Fonti:


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. maria

    dottore l hiv costituisce un impedimento per qualche lavoro? ad esempio i chimici o coloro che vengono in contatto con sostanze chetoniche ecc. o basta prendere precauzioni con maschere? la ringrazio

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Il lavoro di chimico a mio parere non sarebbe un problema, mentre in alcuni concorsi pubblici (credo, ma non sono sicuro, per esempio per il Ministero della Difesa) richiedano un test negativo.

  2. Anonimo

    dottore può spiegarmi che tipo di test è “ricerca degli anticorpi hiv1-2 antigene p24″? l ho fatto a 40 giorni. la ringrazio

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      È il test (probabilmente Elisa) classico disponibile in quasi tutti gli ospedali; di norma l’affidabilità a 40 giorni è di oltre il 95%.

    2. Anonimo

      potrei successivamente a tre mesi risultare positivo oppure il p24 mi può far ben sperare?

    3. Dr. Cimurro (farmacista)

      Possiamo essere assolutamente ottimisti, ma andrà comunque ripetuto a tre mesi.

    4. Anonimo

      dottore alcuni farmaci per aumentare le difese immunitarie possono interagire con il test?

  3. Anonimo

    Dottore ma se nn si ha uno dei sintomi richiesti vuoldire che siamo abbiamo hiv?

  4. anna

    dottore per i contagio è vero che c’è bisogno di tracce abbondanti di sangue e che non basta solo una gicciolina? grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Di che tipo di trasmissione parliamo? In un rapporto sessuale non serve alcuna presenza di sangue.

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non serve sangue, lo sperma potrebbe contenere una carica virale sufficiente ad infettare.

    3. Anonimo

      quindi eiaculazione in bocca senza sangue. nel mio caso ha appena bagnato le labbra e qualche gengiva. è elevato il rischio?

    4. Anonimo

      dottore un altra cosa. se lo sperma viene a contatto con la vagina e i fluidi all’esterno c’è rischio di hiv?

    5. xxxxxxx

      Buongiorno dottore…Senta io ho avuto la tbc da piccolo e quindi ho un nodulo tubercolare ( guarito ma ce ancora ) quattro anni fa non stavo bene e ho fatto degli esami , risultato polmone esinofilo , ernia iatale e reflusso.Da allora pero ho avuto un calo della vista notevole ,fitte al polmone ,e in piu in questo ultimo anno mal di testa consecutivi per tutto il giorno e rigonfiamenti alla tempia sinistra . a entrambi le gambe ( dietro al polpaccio ); dietro la testa ( pero qui vanno e vengono ) , piccole palline sulla pancia , e non mi hanno dato nessuna cura. All inizio mi avevano detto sarcoidosi e poi mi hanno detto solo un polmone infiammato.Ora se io vado avanti cosi tra un po non ci vedo piu , mi mancano gia 4 diottrie per occhio..Non so piu cosa fare.grazie

    6. Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma temo che sia una situazione troppo complessa per le mie competenze.

    7. xxxxx

      Senta visto che e in linea , la sieropositivita non si deve mediante un esame del sangue normale questo si sa , ma da dove ci si puo accorgere?? dalla diminuizione dei linfociti??

  5. Alias

    Egr. dr. ho effettuato due test dopo un rapporto orale non protetto, il primo dopo un paio di settimane, ed il secondo dopo ulteriori tre mesi.
    Entrambi danno come risultato:
    ANTICORPI ANTI HIV1-2 “Assenti”
    ma non c’è scritto da nessuna parte che metodo è stato usato…
    Non avendo tenuto ulteriori comportamenti a rischio, dovrei ripeterlo ancora? Grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Probabilmente no, ma se ne accerti chiedendo (anche solo per telefono) il periodo finestra del test usato al laboratorio presso cui si è rivolto.

  6. antonio

    buongiorno dottore. volevo chiederle entro quanto tempo analizzano il sangue del test per l hiv? domo molto tempo il risultato potrebbe variare causa alterazione ambientale umidità ecc? la ringrazio per l’attenzione

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Non conosco i tempi, ma le garantisco che vengono prese tutte le precauzioni per ottenere un risultato affidabile.

    2. antonio

      ho letto addirittura che se il test risulta positivo ti chiamano appena lo sanno anche il giorno stesso. ma chiamano sempre se è positivo? vorrei fare il test e volevo sapere cosa mi aspetta

    3. Anonimo

      c’è differenza tra farlo in un ospedale e farlo in una asl? la differenza potrebbe essere che uno analizza li il campione e l’altro no?

    4. Anonimo

      ho due amici che hanno fatto il test. uno in ospedale e ci hanno messo 3 giorni per il referto e l’altro l’ha fatto in una asl e ci hanno messo 4 giorni. mi chiedevo il perché della differenza

    5. Dr. Cimurro (farmacista)

      Può essere che l’ASL si appoggi all’ospedale, richiedendo del tempo in più.

  7. Anonimo

    Salve dottore, Scusi, le labbra asciutte è un sintomo? È qualche giorno che son così … E ho sentito che avere le labbra secche e screpolate e uno dei sintomi .. Ho anche sentito parlare di “piaghe ” alla lingua …. E mi è uscita una bollicina minuscola ( e un po fastidiosa) al lato sinistro… Sono in ansia dottore .. Secondo lei son sintomi di HIV. ? Grazie !

  8. titti

    Salve dottore volevo chiedervi un informazione.
    Un mese fa ho fatto il test HIV a 16 mesi dall’ultimo rapporto, quando l’infermiere mi stava facendo il prelievo ha fatto entrare un po di aria nella siringa perché mentre sfilata l’ago dalla vena lui con la siringa tirava ancora e quindi è entrata un po di aria, ora la mia domanda è, qual’ora io fossi sieropositiva il sangue entrando a contatto con l’aria avrebbe fatto morire il virus hiv?
    Il risultato mè lo hanno dato il pomeriggio stesso.
    Grazie

    1. titti

      L’esito del risultato era negativo, quindi c’è la possibilità che è un falso negativo perché il virus a contatto con l’aria è morto?

  9. alice

    che lei sappia dottore se sei positivo chiamano il giorno dopo del test ? il sabato e la domenica potrebbero chiamare? la ringrazio

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Di norma sì, anche se credo che ci si possa rifiutare (credo).

  10. anonimo

    Buonasera dottore ho avuto un rapporto a rischio il 16 ottobre. Ho una paura tremenda ora dell’hiv. Ho letto su internet che bisogna fare due test a 30 e 90 gg
    Dovrei prendermi coraggio e fare il test.. Quindi se ho capito bene il primo dovrei farlo entro il 16 di novembre?
    Grazie anticipatamente…

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Se in passato non ci sono stati altri comportamenti a rischio sì, il primo a metà novembre.

    2. Anonimo

      Mi scusi ma cosa intende x altri rapporti a rischio? Ero fidanzata, fino a poco tempo fa, e con il mio compagno avevo rapporti non protetti. Quindi i tempi x fare esami cambiano? Grazie mille é gentile a rispondere

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