AIDS e HIV: cura, pericoli, prevenzione e diagnosi

Ultimo Aggiornamento: 666 giorni

Pericoli

Infezioni opportunistiche

Le infezioni opportunistiche (le infezioni che approfittano del sistema immunitario indebolito di una persona) rappresentano la complicazione più comune dell’HIV/AIDS. A volte gli adulti malati potrebbero contrarre un’infezione da germi che normalmente non causano malattie in una persona sana (come il cryptococcus). Le persone con AIDS (soprattutto i ragazzi) possono contrarre una grave forma di una più comune infezione, come la salmonella (un tipo di batterio che causa la diarrea) e varicella.

Nei ragazzi con HIV, le infezioni opportunistiche più frequenti sono:

  • infezioni virali come una forma di polmonite ambulante cronica (LIP), il virus herpes simplex, l’herpes zoster, e l’infezione da citomegalovirus,
  • infezioni causate da parassiti come un tipo di polmonite causata dalla Pneumocisti carinii, un microscopico parassita che non può essere scacciato a causa dell’indebolito sistema immunitario, e la toxoplasmosi.
  • Infezioni batteriche serie come meningiti batteriche,tubercolosi e salmonellosi.
  • Infezioni da fungo come l’esofagite (un’infiammazione dell’esofago), e la candidosi o il mughetto.

Altre complicazioni

I malati da HIV sono anche esposti ad un più alto rischio di alcune forme di cancro a causa del loro sistema immunitario indebolito. I linfomi associati all’infezione del virus Epstein-Barr (EBV) sono più comuni nei malati di AIDS.

Le condizioni più difficili da curare sono le atrofie (l’incapacità di sostenere il peso corporeo a causa dello scarso appetito a lungo termine e altre infezioni relative all’HIV) e l’encefalopatia da HIV (dovuta all’infezione da HIV del cervello che causa gonfiore e danni ai tessuti del cervello nel corso del tempo).

L’encefalopatia da HIV degenera in una demenza da AIDS, soprattutto negli adulti.

L’atrofia a volte può essere alleviata con consigli nutrizionali e quotidianamente con integratori ad alto contenuto calorico, ma resta estremamente difficile prevenire l’encefalopatia da HIV.

Cura e terapia

Due importanti progressi nelle cure dell’HIV e dell’AIDS sono stati fatti negli ultimi 20 anni.

  • Uno riguarda lo sviluppo dei farmaci che inibisce la crescita del virus, prevenendo o ritardando i sintomi iniziali dell’AIDS e permettendo alle persone con HIV di non avere sintomi più a lungo.
  • L’altro è lo sviluppo di medicine che si sono rivelate importanti nel ridurre la trasmissione del virus da una madre affetta da HIV a l suo bambino.

Poiché la conoscenza a proposito delle modalità con cui il virus invade il corpo e si moltiplica all’interno delle cellule è aumentata, sono stati sviluppati dei farmaci che ne ostacolano la crescita e ne rallentano la diffusione. La cura con farmaci per l’HIV e l’AIDS è complicata e costosa, ma altamente efficace nel rallentare la riproduzione del virus e prevenire o ridurre alcuni effetti della malattia.

I farmaci per curare l’HIV e l’AIDS utilizzano principalmente tre strategie:

  1. Interferendo con la riproduzione del materiale genetico dell’HIV,
  2. interferendo con gli enzimi di cui l’HIV ha bisogno per prendere il comando su alcune cellule del corpo,
  3. interferendo con la capacità dell’HIV di trasformare il suo materiale genetico in un codice virale di cui l’HIV ha bisogno per riprodursi.

Poiché agiscono in modi diversi i medici generalmente prescrivono una combinazione di farmaci (cocktail) che vengono assunti ogni giorno. Questo regime è conosciuto come cura HAART (HAART sta per terapia antiretrovirale altamente attiva). I dottori potrebbero anche prescrivere farmaci per prevenire alcune infezioni opportunistiche, ad esempio alcuni antibiotici che aiutano a prevenire la PCP, soprattutto nei bambini.

In mancanza di questa terapia, il passaggio da HIV all’AIDS si registra in un arco di tempo dai 9 ai 10 anni e la durata media di sopravvivenza da questo momento è mediamente di 9.2 mesi. La HAART aumenta notevolmente il tempo che intercorre dalla diagnosi alla morte mentre continua la ricerca volta allo sviluppo di nuovi farmaci e di vaccini.

Sebbene molte medicine siano disponibili per curare l’infezione da HIV e ritardare i sintomi iniziali dell’AIDS, a meno che non vengano assunte e somministrate correttamente ventiquattrore su ventiquattro in orario, il virus può velocemente diventare resistente a questo particolare mix di medicine. L’HIV è molto adattabile e trova modi per superare le cure mediche che non vengono seguite correttamente.

Questo significa che se le medicine prescritte non vengono assunte nei giusti orari ogni giorno, presto non riusciranno più a impedire all’HIV di riprodursi e prevalere su tutto il corpo.

Quando accade ciò, occorrerà stabilire un nuovo regime con farmaci differenti. E se questo nuovo mix di medicine non viene assunto correttamente, il virus probabilmente diverrà resistente anche ad esso.

Oltre alla difficoltà di riuscire a far prendere ai bambini le loro medicine nell’orario stabilito, queste medicine comportano altri problemi: alcuni comportano spiacevoli effetti collaterali, come un disgustoso sapore, altre invece sono disponibili solo in pillole, le quali potrebbero risultare difficili da inghiottire per i bambini. I genitori che necessitano di somministrare queste medicine ai loro bambini dovrebbero chiedere al dottore o al farmacista dei consigli per rendere più facile la loro assunzione. Alcune farmacie offrono aromatizzanti che possono essere aggiunti alle medicine che hanno un brutto sapore, oppure il dottore potrebbe consigliare di mischiare le pillole con salsa di mele o budino.

Poiché il numero di questi tipi di farmaci sopra descritti è ancora limitato, una grsossa preoccupazione è data dal fatto che se ci si dimentica di prendere le medicine come prescritto (anche solo poche dosi), il virus potrebbe facilmente sviluppare resistenza ai farmaci, rendendo difficile o impossibile la cura.

Molte nuove medicine che combattono l’infezione da HIV sono costose. Una delle maggiori sfide che devono affrontare i singoli individui, le famiglie, le comunità, e le nazioni è come rendere facilmente disponibili queste medicine a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Prevenzione della trasmissione dell’HIV da madre a figlio

Quando una donna incinta infetta da HIV riceve delle buone cure mediche dall’inizio e assume degli antivirali regolarmente durante la gravidanza, la possibilità che trasmetta l’HIV al suo bambino viene drasticamente ridotta.

E’ importante che ogni donna incinta che sa di essere sieropositiva inizi le cure prenatali al più presto possibile in modo da trarne il massimo profitto: più presto la madre riceve le cure, maggiore sarà la probabilità che il suo bambino non contragga l’HIV.

Una madre infetta da HIV può ricevere cure mediche:

  • prima della nascita del suo bambino: cure antivirali date alla madre nel terzo trimestre possono aiutare a prevenire la trasmissione dell’HIV al suo bambino,
  • al momento della nascita: degli antivirali possono essere dati sia alla madre che al neonato per ridurre il rischio della trasmissione dell’HIV che può avvenire durante il parto (il quale espone il neonato al sangue e ai liquidi della madre); inoltre alla madre sarà consigliato l’allattamento artificiale piuttosto che l’allattamento al seno poiché l’HIV può essere trasmesso al bambino attraverso il latte materno.
  • durante l’allattamento: poiché l’allattamento al seno è sconsigliato tra le madri infette dato HIV, questo tipo di trasmissione è rara negli Stati Uniti. Comunque, in quei posti nel mondo dove il latte artificiale non è disponibile, sia la madre che il bambino possono essere curati con dei farmaci per ridurre il rischio dell’infezione da HIV per il bambino allattato al seno.

In passato, prima che gli antivirali venissero dati comunemente, quasi il 25% dei bambini nati da madri infette da HIV sviluppavano la malattia e morivano verso i 24 mesi di età. Recenti studi hanno mostrato che le madri con HIV o AIDS che ricevono buone cure prenatali e assumono regolarmente gli antivirali nel corso della gravidanza hanno una possibilità di meno del 5% di trasmettere l’HIV ai loro figli.

Se anche questi bambini contraggono il virus dell’HIV, tendono a nascere con una condizione meno grave e con essa na maggiore possibilità di sopravvivenza a lungo termine.

Cure a lungo termine di bambini con HIV o AIDS

I casi di infezione da HIV e AIDS nei bambini sono complicati e devono essere seguiti da personale sanitario esperto. Questi bambini avranno bisogno di avere i piani delle loro cure monitorati molto attentamente e aggiustati regolarmente. Ogni infezione che potrebbe diventare minacciosa per la vita dovrebbe essere presto individuata e curata.

Le medicine vengono regolate in base alla condizione del bambino. Anche la salute viene monitorata con frequenti misurazioni del livello delle cellule T, perché queste sono le cellule che il virus dell’HIV distrugge. Un buon numero di cellule T è un segno positivo su cui le cure mediche stanno lavorando per mantenere la malattia sotto controllo.

Questi bambini necessiteranno di essere visitati spesso dal loro personale medico per esami del sangue, visite mediche e discussioni su come essi e le loro famiglie fanno fronte socialmente ad ogni stress derivante dalla loro malattia. Un bambino il cui sistema immunitario è gravemente compromesso non riceverà vaccini contro i virus attivi che includono morbillo-orecchioni-rosolia e varicella. Tutte le altre immunizzazioni di routine vengono effettuate come di consueto ed è inoltre raccomandato un vaccino contro l’influenza.

Se una famiglia cercherà delle cure mediche nel reparto di emergenza di un ospedale, i genitori dovranno assicurarsi di dire all’infermiera che riceve il bambino della condizione di l’HIV. Ciò permetterà al personale medico di cercare attentamente tutti i segni di malattie da infezioni opportunistiche fornendo le migliori cure possibili.

Prevenzione

La prevenzione dell’HIV è una questione di importanza mondiale. Nonostante le molte ricerche non esiste un vaccino che previene l’infezione da HIV.

L’HIV si può evitare soltanto evitando comportamenti rischiosi.

Negli U.S.A. , la trasmissione dell’HIV tra adolescenti e adulti è quasi sempre il risultato di un rapporto sessuale non protetto con una persona infetta o lo scambio di aghi contaminati. L’infezione si può prevenire non scambiandosi mai gli aghi e astenendosi da rapporti sessuali orali, vaginali o anali.

Il rischio può essere sostanzialmente ridotto usando sempre i preservativi per tutti i tipi di rapporti sessuali, ed evitando contatti con il sangue, lo sperma, liquidi vaginali e latte materno di una persona infetta.

Recenti evidenze suggeriscono che l’utilizzo di farmaci antiretrovirali nelle persone sane ma potenzialmente a rischio, ovvero chi frequenta partner sieropositivi, è in grado di abbassare drasticamente il contagio dal virus dell’HIV (fino al 60% in meno) (Fonte: Fondazione Veronesi).

L’evitare l’alcol e le droghe è anche importante nel prevenire la diffusione dell’HIV, non perché una persona può contrarre l’HIV direttamente bevendo e facendo uso di droghe, ma perché queste abitudini spesso portano a condurre o ad assumere comportamenti rischiosi (come l’avere rapporti sessuali non protetti o scambiarsi gli aghi).

Il modo più importante per prevenire l’HIV e l’AIDS nell’infanzia è sottoporre al test per l’HIV tutte le donne incinta. Se il risultato è positivo bisognerà immediatamente iniziare le cure prima che nasca il bambino per prevenire la trasmissione dell’HIV.

Tra gli adolescenti l’HIV è diffuso per la maggior parte attraverso rapporti sessuali non protetti con una persona infetta o scambiandosi aghi. L’educazione dei ragazzi è quindi estremamente importante per aiutare a prevenire la trasmissione sessuale dell’HIV, cosi come le altre malattie a trasmissione sessuale (STD), incluse la clamidia, herpes genitale, gonorrea, epatite B, sifilide, e verruche genitali. Molte STD causano irritazioni, piaghe, o ulcere della pelle e delle mucose attraverso cui viene trasmesso il virus, se si ha una STD, come l’herpes genitale ad esempio, è stato dimostrato che aumenta il rischio di una persona di contrarre l’HIV se lui o lei ha un rapporto sessuale non protetto con qualcuno che è HIV positivo.

L’HIV non è diffuso attraverso:

  • contatto casuale, come abbracci o strette di mano,
  • bevendo dallo stesso bicchiere,
  • starnuti,
  • tosse,
  • zanzare o altri insetti,
  • asciugamani,
  • sedute del water,
  • pomelli.

Negli Stati Uniti sono stati riportati solo una manciata di casi in cui l’infezione da HIV è stata trasmessa da un bambino ad un’altra persona, tutti questi casi riguardano il diretto contatto con il sangue all’interno della famiglia. Le tipiche secrezioni di un bambino (urina, saliva, vomito, feci, …) non sembrano trasmettere il virus, cosi le cure di routine dei bambini con HIV sono da considerare sicure.

Nonostante le generali preoccupazioni, non sono state riportate trasmissioni di HIV all’interno della scuola o nei luoghi di assistenza pediatrica. Poiché il rischio di trasmettere l’HIV riguarda il diretto contatto con il sangue, il personale nelle scuole dovrebbe usare in modo abituale i guanti quando un bambino abbia un taglio, un graffio, o stia sanguinando.

Parlando dell’HIV e dell’AIDS con i figli

Parlare dell’HIV e dell’AIDS significa parlare anche di rapporti sessuali, e non è sempre facile per i genitori parlare di questi argomenti con i propri figli. Allo stesso modo non è sempre facile per gli adolescenti aprirsi o credere che problemi come l’HIV o l’AIDS possano riguardarli.

I dottori e i consulenti suggeriscono di affrontare il discorso del sesso e altre difficili questioni prima possibile, anche prima dell’adolescenza. Dopo tutto gli argomenti in questione, la conoscenza del corpo e della sessualità, l’assumere comportamenti sani, rispettando gli altri, gestire i sentimenti, sono argomenti significativi a tutte le età ( benché il modo di esprimersi con i propri figli varierà in base all’età e alla capacità di intendere). Un’aperta comunicazione e capacità d’ascoltare sono d’importanza vitale per genitori e figli.

Le scuole possono aiutare. Ogni stato richiede che le scuole provvedano alle appropriate informazioni sull’HIV e l’AIDS intese ad educare i ragazzi sulla malattia. Gli studi mostrano che tale educazione fa una grandissima differenza nel fermare comportamenti a rischio tra i giovani.

I genitori ben informati su come prevenire l’HIV e che parlano con i loro figli abitualmente di comportamenti salutari, sentimenti, e sessualità assumono un ruolo importante nella prevenzione dell’HIV e dell’AIDS.

Diagnosi

I ragazzi, gli adolescenti e gli adulti vengono esaminati per l’infezione da HIV con un test ELISA per rilevare la presenza di anticorpi HIV nel sangue. Gli anticorpi sono delle specifiche proteine che il corpo produce per combattere le infezioni; gli anticorpi specifici dell’HIV vengono prodotti in risposta all’infezione. Quelli con gli anticorpi contro l’HIV sono HIV-positivi (sieropositivi). Se il test ELISA è positivo, è sempre confermato da un altro test chiamato Western blot. Se entrambi questi test sono positivi, il paziente è quasi sicuramente infetto da HIV.

Gravidanza e HIV

Ogni donna incinta dovrebbe sottoporsi al test per l’HIV per avere una maggiore possibilità di prevenire la trasmissione al suo futuro bambino. Se una donna sa di essere infetta da HIV e ha già dei bambini è necessario fare le analisi per l’HIV a tutti i suoi figli, anche se ha dei bambini più grandi che sembrano essere sani.

Quando nasce un bambino da una madre infetta da HIV non c’è un modo immediato per sapere se è stato infettato dal virus, questo perché se la madre è infetta un test risulterà quasi sempre positivo. Questi bambini avranno gli anticorpi HIV della madre ,trasmessi al bambino attraverso la placenta, anche se non sono infetti da HIV. Questi bambini potrebbero continuare ad avere gli anticorpi HIV fino a 18 mesi dopo la nascita, anche se non sono infetti: in questo caso gli anticorpi materni spariranno gradualmente dal loro sangue prima che compiano i 2 anni di età. Ogni esame del sangue eseguito dopo questo periodo dovrebbero risultare negativo all’HIV.

Una più accurata diagnosi dell’infezione da HIV nella prima infanzia si può avere eseguendo delle analisi che mostrino la presenza del virus (non anticorpi HIV) nel corpo. Questi test includono coltura virale dell’HIV e PCR, un’esame del sangue che ricerca il DNA del virus.

Fonte: kidshealth.org


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Alfredo

    Salve,

    ho avuto un rapporto anale ricettivo con una persona sieropositiva. Dopo qualche bacio mi ha praticato una fellatio di 1 minuto circa e del rimming anale per altri 3/4 minuti. Io non ho effettuato alcun tipo di rapporto orale su di lui. La penetrazione è avvenuta interamente con preservativo (lo abbiamo anche cambiato una seconda volta durante il rapporto) e lubrificante a base d’acqua. Non è avvenuta nessuna eiaculazione ne da parte mia ne da parte sua.
    Ho corso qualche rischio?
    Grazie
    Alfredo

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Considero il rischio molto basso, ma poichè il rapporto è avvenuto con soggetto sicuramente sieropositivo il test lo farei ugualmente; se fosse il partner abituale lo programmerei in modo periodico, a giudizio del medico, ogni 6-12 mesi per scrupolo.

  2. Anonimo

    Dottore buonasera scusi il disturbo ho una domanda da porle. Ho avuto un rapporto orale passivo con una donna che ho conosciuto una sera. Ho letto che il rischio hiv e basso. Io cmq il test lo farò lo stesso. Cmq il rischio è veramente basso o devo preoccuparmi? Grazie della disponibilità.

    1. Anonimo

      Se non c’era sangue non si corre rischi vero? Io non ne ho visto. Speriamo in bene.

    2. Dr. Cimurro (farmacista)

      Nel dubbio meglio un test in più che uno in meno, ma le confermo che il rischio è bassissimo.

  3. Anonimo

    Dottore ma se dopo 12 giorni si hanno delle fitte alla pancia e si ha diarrea potrebbe essere un sintomo?

    1. Anonimo

      Il problema e che li ha la mia compagna. Se fossi stato io sarebbe stata ansia. Così non so cosa pensare.

    2. Anonimo

      Lo so che lei mi ha detto che il rischio è basso. Ma non sò proprio cosa fare.

    3. Dr. Cimurro (farmacista)

      Lei sa di essere sieropositivo?
      Ha avuto rapporti con partner a rischio?

    4. Anonimo

      Ho avuto un rapporto orale non protetto con una escort. Ma sarà durato meno di un minuto e poi tutto il resto con preservativo.

    5. Dr. Cimurro (farmacista)

      Faccia un test lei e si toglie ogni dubbio, ma torno a ripetere che ai sintomi non deve dare peso.

    6. Anonimo

      Dottore ma se si bacia una persona che potrebbe avere hiv si corrono dei rischi di contagio?

    7. Dr. Cimurro (farmacista)

      Relativamente all’HIV solo nel caso in cui entrambi presentino gravi perdite di sangue.

    8. Dr. Cimurro (farmacista)

      Sono sicuro che le ha già capitato di succhiare il suo sangue da un piccolo taglietto, ma in ogni caso le garantisco che se ne sarebbe accorto se durante il bacio ci fosse stato.

    9. Anonimo

      Dottore scusi l’ignoranza ma per avere un contagio tramite bacio sia io e la persona che si bacia dobbiamo avere ferite aperte? Sebdel sangue infetto finisse nello stomaco?

    10. Dr. Cimurro (farmacista)

      Sì, ma il virus penetrerebbe dalle mucose della bocca, non dallo stomaco.

    11. Anonimo

      Quindi se uno dei due non ha ferite aperte(sanguinanti) non c’è rischio di contagio giusto?

    12. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Per quanto riguarda l’HIV è così.
      2. Sollecitare le risposte non serve, leggo gli interventi e rispondo in ordine cronologico.

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