Introduzione
In quest’articolo vi presentiamo alcuni falsi miti sull’AIDS (i sottotitoli sono quindi le teorie errate che circolano, mentre il testo è la spiegazione del perchè siano privi di fondamento), purtroppo molto diffusi, e cerchiamo di spiegare perché sono errati.

AIDS (http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Red_ribbon.png)
L’HIV e l’AIDS sono molto diffusi e colpiscono milioni di persone in tutto il mondo, tanto da venire considerati una vera e propria pandemia.
Nel 2009, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimava che
- 33,4 milioni di persone in tutto il mondo fossero affette dall’HIV/AIDS,
- con 2,7 milioni di nuovi contagi ogni anno
- e 2 milioni di decessi dovuti all’AIDS.
Nel 2007 l’UNAIDS ha stimato che
- 33,2 milioni di persone in tutto il mondo fossero affette dall’HIV; l’AIDS, in quell’anno, avrebbe ucciso 2,1 milioni di persone,
- tra cui 330.000 bambini
- e il 76% dei decessi si sarebbe verificato nell’Africa subsahariana.
Secondo il rapporto dell’UNAIDS del 2009, da quando l’epidemia è iniziata diversi decenni fa,
- 60 milioni di persone sono state contagiate dall’HIV,
- con circa 25 milioni di decessi
- e 14 milioni di bambini orfani nella sola Africa subsahariana.
I falsi miti sull’HIV e sull’AIDS hanno origini diverse, dalla semplice ignoranza e dai malintesi sulle conoscenze scientifiche sull’HIV e sull’eziologia dell’AIDS, fino alle informazioni scorrette messe in circolazione da gruppi e da istanze ideologiche che negano la relazione tra l’infezione da HIV e la comparsa dell’AIDS.
Relazione tra HIV ed AIDS
HIV e AIDS sono sinonimi
È falso. HIV sta per virus dell’immunodeficienza umana: si tratta del virus che indebolisce il sistema immunitario. Il sistema immunitario compromesso da questo virus diventa così soggetto all’AIDS (sindrome dell’immunodeficienza acquisita), caratterizzato da una serie di sintomi, malattie ed infezioni che si verificano in caso di problematiche legate al sistema immunitario.
L’HIV è la causa dell’AIDS, tuttavia non tutte le persone positive all’HIV hanno l’AIDS, perché l’HIV può rimanere silente per molti anni.
Di norma in ogni caso l’HIV progredisce fino a manifestare l’AIDS, definito come
- conta linfocitaria inferiore alle 200 cellule/μl,
- oppure in infezione da HIV accompagnata da coinfezione opportunistica tipica dell’AIDS.
L’HIV non può causare l’AIDS perché l’organismo sviluppa una potente risposta anticorpale al virus
Questo ragionamento ignora i numerosi esempi di virus diversi dall’HIV che possono essere patogeni anche dopo la comparsa delle tracce dell’immunizzazione:
- Il virus del morbillo può resistere per anni nelle cellule cerebrali, finendo per causare una patologia neurologica cronica nonostante la presenza degli anticorpi.
- I virus come il citomegalovirus, il virus dell’herpes simplex e quello della varicella possono essere attivati dopo anni di latenza anche se ci sono quantità massicce di anticorpi.
- Negli animali, i virus imparentati con l’HIV e con periodi di latenza lunghi e variabili, come il virus visna degli ovini, causano lesioni al sistema nervoso centrale anche dopo la produzione di anticorpi.
L’HIV ha inoltre una capacità di mutazione riconosciuta che gli permette di sfuggire alla risposta immunitaria dell’ospite.
Solo pochi linfociti T helper CD4+ sono infetti dall’HIV e quindi il sistema immunitario non subisce danni
Sebbene la percentuale di linfociti T helper CD4+ colpiti dall’HIV in un determinato momento non sia mai troppo elevata (solo un piccolo sottoinsieme delle cellule attivate funge da bersaglio ideale per l’infezione), diversi gruppi di ricerca hanno dimostrato che, nel corso della malattia, i cicli di morte delle cellule infette ed infezione delle nuove cellule bersaglio sono molto rapidi. Anche i macrofagi e altri tipi di cellule sono colpiti dall’HIV e fungono da serbatoio per il virus.
Inoltre, come gli altri virus, l’HIV è in grado di sopprimere il sistema immunitario secernendo proteine che interferiscono con la sua attività. Ad esempio la proteina di membrana dell’HIV, la gp10, si stacca dalle particelle del virus e si lega con i recettori CD4 dei linfociti T del sistema immunitario, interferendo con il normale funzionamento di queste cellule che fungono da recettori e segnalatori. È stato inoltre dimostrato che un’altra proteina dell’HIV, la Tat, è in grado di sopprimere l’attività dei linfociti T. Questo comportamento non è qualitativamente diverso da quello dei virus dell’influenza che, come ben hanno dimostrato i ricercatori, secernono proteine immunosoppressive in grado di rallentare la risposta immunitaria contro il virus.
I linfociti infetti esprimono infine il legante Fas, una proteina della superficie cellulare che provoca la morte dei linfociti T vicini e sani che esprimono il recettore Fas. Quest’effetto di “vicinanza killer” dimostra che il sistema immunitario può essere molto danneggiato anche se il numero di cellule effettivamente infette è molto basso.
Trasmissione
Si può essere contagiati dall’HIV anche solo tramite contatto casuale con una persona infetta
Non si può rimanere contagiati dall’HIV tramite semplice contatto con una persona infetta nelle normali situazioni sociali, a scuola o sul posto di lavoro. Non si rimane contagiati stringendo la mano a una persona infetta, abbracciandola o baciandola sulla guancia, usando lo stesso WC, bevendo dallo stesso bicchiere oppure esponendosi ai colpi di tosse o agli starnuti di una persona infetta.
La saliva contiene una carica virale trascurabile, quindi i baci in bocca sono considerati poco rischiosi. Tuttavia, se il partner infetto o entrambi i partner hanno del sangue in bocca a causa di tagli, ulcere o problemi alle gengive, il rischio aumenta.
Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha registrato un solo caso di possibile trasmissione dell’HIV tramite bacio (uomo contagiato dall’HIV con malattia gengivale grave e partner sessuale affetto a sua volta da problemi gengivali gravi), mentre la Terence Higgins Trust afferma che si tratta di una situazione che non presenta alcun rischio.
Teoricamente si potrebbe essere esposti al rischio di contagio anche con altri tipi di contatto, tra cui il contatto con il sangue dal naso, i morsi e la condivisione di pratiche di igiene personale, tuttavia sono stati riportati pochi casi di contagio accidentale avvenuti in questo modo.
I pazienti positivi all’HIV hanno un aspetto caratteristico
Le immagini degli effetti dell’AIDS divulgate dai media fanno sì che molte persone ritengano che i pazienti affetti dall’HIV abbiano un aspetto fisico caratteristico o, perlomeno, siano diversi dalle persone sane. In realtà il decorso della malattia è molto lento e può passare molto tempo prima che compaiano i sintomi: quindi non è possibile diagnosticare l’infezione da HIV con un semplice esame dell’aspetto fisico.
Con i rapporti orali non si trasmette il virus HIV
I rapporti orali presentano certamente un rischio di contagio molto inferiore rispetto a quelli vaginali e anali, ma l’HIV può comunque essere trasmesso tramite rapporti orali, se c’è contatto tra lo sperma o i fluidi vaginali e le mucose della bocca. Il rischio di contagio dopo un singolo rapporto è trascurabile, ma aumenta proporzionalmente al numero di rapporti. Finora il CDC non riporta invece alcun caso di trasmissione per chi riceve il rapporto.
Il rischio di contagio può essere molto elevato nel caso di ferite aperte dei genitali e/o della bocca, oppure in caso di gravi problemi gengivali o sanguinamento gengivale, cioè quando c’è contatto diretto tra lo sperma e ferite aperte sulla pelle o sulla superficie della bocca.
L’HIV è trasmesso dalle zanzare
Quando le zanzare pungono, non iniettano il sangue della loro vittima precedente, ma iniettano soltanto la loro saliva che può trasmettere la febbre dengue, la malaria, la febbre gialla o il virus del Nilo occidentale. Ricordiamo tuttavia che le zanzare, nel loro apparato digerente, possono contenere sangue infetto dall’HIV: se schiacciate sulla pelle di un essere umano, possono trasmettere il virus, ma il rischio è trascurabile e finora non sono stati riferiti casi di contagio attraverso questa modalità.
L’HIV sopravvive per poco tempo fuori dall’organismo
L’HIV può sopravvivere a temperatura ambiente fuori dall’organismo per alcune ore in un ambiente secco (a patto che la concentrazione iniziale sia molto alta) e per settimane in un ambiente umido (nelle siringhe o negli aghi usati). Tuttavia la quantità di virus tipicamente presente nei fluidi corporei non sopravvive per così tanto tempo fuori dall’organismo: di solito al massimo per alcuni minuti in un ambiente secco. In condizioni di umidità elevata, soprattutto all’interno di siringhe, aghi e altri dispositivi del genere, il virus sopravvive per più tempo.
L’HIV contagia soltanto gli uomini omosessuali e chi fa uso di droghe
Negli Stati Uniti la principale modalità di contagio per gli uomini è rappresentata dai rapporti omosessuali, mentre per le donne la trasmissione avviene soprattutto tramite rapporti eterosessuali. Tuttavia l’HIV può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’etnia e dall’orientamento sessuale. È certamente vero che i rapporti anali (indipendentemente dal sesso del partner passivo) presentano un rischio di contagio maggiore rispetto agli altri tipi di rapporto, ma comunque la maggior parte dei rapporti penetrativi, indipendentemente dal sesso dei partner, presenta un qualche rischio. Il preservativo, se usato correttamente, è in grado di diminuire il rischio.
Le donne affette dall’HIV non possono avere figli
Le donne contagiate dal virus dell’HIV sono fertili, ma negli ultimi stadi della malattia la gestante può presentare un rischio maggiore di aborto spontaneo. Normalmente il rischio di trasmettere l’HIV al feto si attesta tra il 15 e il 30 per cento, tuttavia può essere ridotto fino al 2-3% se le pazienti seguono scrupolosamente i suggerimenti dei medici.
Storia
L’HIV fu introdotto nel Nordamerica da uno steward canadese
In una ricerca pionieristica, William Darrow del CDC identificò il “paziente zero” in Gaëtan Dugas, uno steward canadese. Molte persone considerano Dugas come il responsabile dell’introduzione dell’HIV nel Nordamerica. In realtà, però, si tratta di un’informazione imprecisa, perché l’HIV iniziò a diffondersi molto prima che Dugas iniziasse la sua carriera. La notizia probabilmente iniziò a circolare con il libro di Randy Shilts “And the band played on”, uscito nel 1987, e con il film basato su di esso, in cui Dugas è citato come “paziente zero” dell’AIDS; tuttavia né il libro né il film dicono espressamente che Dugas sia stato il primo a introdurre il virus in Nordamerica. Fu chiamato “paziente zero” perché almeno 40 delle 248 persone che nel 1983 erano dichiarate affette dall’HIV avevano avuto rapporti sessuali con lui, o con qualcuno che aveva avuto rapporti con lui.
La comunità scientifica attualmente è concorde nell’affermare che l’HIV fu introdotto nel Nordamerica da un immigrato haitiano che l’aveva contratto lavorando nella Repubblica Democratica del Congo nei primi anni Sessanta, o da un’altra persona residente in Congo in quegli anni.
Origine dell’AIDS da un rapporto sessuale tra uomo e scimmia
L’HIV è molto probabilmente una forma mutata del virus dell’immunodeficienza delle scimmie, una malattia che colpisce solo gli scimpanzé e le scimmie africane; tuttavia è molto improbabile che la zoonosi dell’HIV (il trasferimento interspecifico della malattia) si sia verificata tramite rapporto sessuale. Gli scimpanzé e le scimmie africane portatrici del virus vengono cacciati spesso per la loro carne, e gli epidemiologi teorizzano che la malattia sia comparsa nella specie umana dopo che i cacciatori entrarono in contatto con il sangue delle scimmie infette da loro uccise. Il primo caso noto di HIV nella specie umana fu scoperto in una persona deceduta nella Repubblica Democratica del Congo nel 1959, e una ricerca recente data l’antenato comune dell’HIV umano e del virus dell’immunodeficienza delle scimmie tra il 1884 e il 1914, usando l’approccio dell’orologio molecolare.
Diagnosi
Il test HIV non è attendibile
La diagnosi delle infezioni tramite l’esame degli anticorpi è una prassi medica consolidata. L’esame degli anticorpi dell’HIV (abbreviato come test HIV) è più affidabile rispetto alla maggior parte degli altri esami delle malattie infettive, sia per quanto concerne la sensibilità (capacità di dare esito positivo quando il paziente è davvero ammalato) sia per la specificità (capacità di dare esito negativo se i pazienti sono sani). Molti degli esami attuali per gli anticorpi dell’HIV hanno sensibilità e specificità oltre il 96% e quindi sono estremamente attendibili.
Il progresso nelle metodologie di esame permette di isolare il materiale genetico del virus (gli antigeni) e il virus stesso nei fluidi organici e nelle cellule. Queste metodologie di esame diretto, di solito, non sono usate per gli esami di routine per via dei costi elevati e della strumentazione all’avanguardia che i laboratori dovrebbero possedere, ma hanno sempre confermato la validità degli esami degli anticorpi.
Se l’esame per l’HIV risulta positivo di norma vengono eseguiti gli esami di conferma e gli esami degli antigeni, cioè del materiale genetico del virus e del virus stesso: questi esami servono per confermare che è davvero in atto un’infezione.
Cura e terapia
Esiste una cura per l’AIDS?
La terapia retrovirale in molti casi mantiene stabili i sintomi del paziente, permettendogli di diminuire la quantità di virus presente nel sangue fino a livelli molto bassi, quasi non rilevabili dalle analisi.
I farmaci specifici per questa malattia sono in grado di alleviare i sintomi dell’AIDS e, in alcuni casi, persino di curare le patologie che lo caratterizzano. Le terapie sono in grado di stabilizzzare l’infezione da HIV fino a livelli di cronicità che permettono al paziente di sopravvivere a lungo, più o meno come avviene per il diabete.
Tuttavia non si può parlare di una vera e propria cura, perché i protocolli terapeutici attuali non sono in grado di eradicare l’HIV dall’organismo.
Se la terapia viene interrotta, se la risposta ai farmaci è insufficiente o se il virus manifesta resistenza alla terapia, si rilevano alti livelli del virus nel sangue.
Di fatto purtroppo anche se chi è positivo all’HIV con carica virale bassa ha meno probabilità di contagiare altre persone, il rischio di contagio esiste comunque. Inoltre, chi è in terapia retrovirale e la segue correttamente può comunque ammalarsi.
I rapporti sessuali con una persona vergine curano l’AIDS
Questo falso mito è diffuso nell’Africa subsahariana. I rapporti sessuali con una persona vergine e sana non curano l’HIV e il contatto sessuale espone la persona sana all’HIV, spianando la strada a un’ulteriore diffusione della malattia. Questo falso mito ha acquisito notorietà perché è stato indicato come causa di alcuni episodi di abuso sessuale e di molestie su minori in Africa.
I rapporti sessuali con un animale evitano il contagio o curano l’AIDS
Il National Council of Societies for the Prevention of Cruelty to Animals (NSPCA) di Johannesburg (Sudafrica) riporta in un sondaggio del 2002 che alcuni giovani ritengono che avere rapporti sessuali con un animale sia un mezzo per evitare l’AIDS o per curarsi, se si è infetti. Come nel caso dei rapporti con una persona vergine, non esistono prove scientifiche a sostegno di questa tesi, e non è mai stato ipotizzato alcun meccanismo che potrebbe renderla plausibile. Il rischio di contrarre l’HIV tramite rapporti con gli animali è trascurabile, tuttavia la pratica è comunque a rischio.
Negazionismo
Non esiste l’AIDS in Africa. L’AIDS è un nome nuovo per un insieme di malattie vecchie
Le malattie connesse all’AIDS in Africa, come la sindrome da malnutrizione, la diarrea e la tubercolosi, sono un problema gravissimo per il continente. Tuttavia, gli alti tassi di mortalità di queste malattie in passato limitati agli anziani e alle persone affette da malnutrizione, ora sono comuni anche tra le persone giovani e di mezza età, comprese quelle più istruite e della classe media, colpite dall’HIV.
Ad esempio, in una ricerca effettuata in Costa d’Avorio, gli individui sieropositivi affetti da tubercolosi polmonare presentano un rischio 17 volte maggiore di decesso entro sei mesi rispetto alle persone sieronegative affette da tubercolosi polmonare. In Malawi la mortalità sui tre anni tra i bambini che hanno ricevuto le vaccinazioni consigliate e che hanno superato il primo anno di vita è 9.5 volte maggiore tra i bambini sieropositivi rispetto a quelli sieronegativi. Le principali cause di morte sono il deperimento organico e le malattie respiratorie. Ricerche effettuate in altre zone dell’Africa danno delle ricerche erano simili.
L’HIV non causa l’AIDS
La comunità scientifica è generalmente concorde nell’affermare che l’HIV sia la causa dell’AIDS, ma alcune persone la pensano diversamente; tra di esse ricordiamo il biologo Peter Duesberg, il biochimico David Rasnick, la giornalista/attivista Celia Farber, lo scrittore conservatore Tom Bethell e il sostenitore del creazionismo (disegno intelligente) Phillip E. Johnson. Altre persone un tempo scettiche hanno abbandonato la posizione negazionista, ad esempio il fisiologo Robert Root-Bernstein e il fisico e ricercatore sull’AIDS Joseph Sonnabend.
Si sa ormai davvero molto sulla patogenesi dell’HIV, anche se rimane ancora da far luce su alcuni dettagli importanti. Tuttavia, capire completamente la patogenesi di una malattia, non è un prerequisito fondamentale per arrivare a comprendere quale sia la sua causa. La maggior parte degli agenti infettivi è stata associata alla malattia di cui è causa molto prima che fossero scoperti i meccanismi patogenetici. La ricerca sulla patogenesi è difficile se non sono disponibili modelli precisi sia sulla specie umana sia su quelle animali, se il meccanismo che causa la patologia non è ben chiaro (come nel caso della tubercolosi e dell’epatite B) ma gli agenti patogeni responsabili della malattia sono molto diffusi.
L’AIDS è causato dall’AZT e dagli altri farmaci antiretrovirali, non dall’HIV
La stragrande maggioranza dei pazienti sieropositivi non ha mai ricevuto la terapia antiretrovirale, compresi i pazienti che risiedevano nei paesi in via di sviluppo prima della commercializzazione dell’AZT nel 1987. Anche attualmente sono davvero pochi i pazienti che hanno accesso a questa terapia nei paesi in via di sviluppo.
Negli anni Ottanta gli esperimenti sui pazienti affetti dall’AIDS dimostrarono che l’AZT, somministrato come terapia singola, dava un vantaggio in termini di sopravvivenza trascurabile (e modesto) rispetto al placebo. Tra i pazienti contagiati dall’HIV che ancora non avevano manifestato l’AIDS gli esperimenti controllati con il placebo hanno evidenziato che l’AZT, somministrato come farmaco singolo, riusciva a rinviare di un anno o due la comparsa delle patologie connesse all’AIDS.
Esperimenti clinici successivi dimostrarono che i pazienti che ricevono la combinazione di due farmaci hanno fino al 50% di tempo in più di progressione verso l’AIDS e di sopravvivenza rispetto ai pazienti che ricevono la monoterapia. In anni più recenti, le terapie combinate con tre farmaci hanno fatto registrare un altro miglioramento del 50-80% nella progressione verso l’AIDS e nella sopravvivenza, rispetto ai protocolli con due farmaci presenti negli esperimenti clinici. L’uso di potenti terapie combinate contro l’HIV ha contribuito a una considerevole diminuzione dell’incidenza dell’AIDS e dei relativi decessi nelle popolazioni in cui i farmaci sono ampiamente disponibili: quest’effetto sarebbe altamente improbabile se i farmaci antiretrovirali fossero la causa dell’AIDS.
I fattori comportamentali (come l’uso di droghe ricreative e la promiscuità sessuale), e non l’HIV, sono le uniche spiegazioni dell’AIDS
Da molte parti, e da molti anni, si sostiene che l’AIDS sia causato da fattori comportamentali, come la promiscuità sessuale e l’uso sul lungo periodo di droghe ricreative. In realtà, però, l’epidemia di AIDS, caratterizzata dalla presenza di infezioni opportunistiche prima molto rare, come la polmonite da Pneumocystis carinii (PCP) non è comparsa negli Stati Uniti prima che l’HIV iniziasse a diffondersi in determinate comunità.
Una prova convincente contro l’ipotesi che l’AIDS sia causato unicamente da fattori comportamentali è fornita da ricerche recenti che hanno seguito gruppi di uomini omosessuali per lunghi periodi e hanno scoperto che solo le persone sieropositive all’HIV sviluppano l’AIDS. Ad esempio, in un gruppo studiato in uno studio prospettico a Vancouver (British Columbia), 715 uomini omosessuali sono stati seguiti per circa 8 anni e mezzo.
- Tra i 365 positivi all’HIV, 136 hanno sviluppato l’AIDS.
- Tra i 350 sieronegativi, non si sono verificate patologie connesse all’AIDS, nonostante i pazienti abbiano riferito un uso frequente di popper (droga ricreativa da inalare) e di altre sostanze d’abuso, nonchè frequenti rapporti anali passivi (Schechter e al., 1993).
Altre ricerche hanno dimostrato che, tra gli uomini omosessuali e i consumatori di droghe iniettabili, il deficit immunitario specifico che conduce all’AIDS (la perdita progressiva e prolungata dei linfociti T helper CD4+) è estremamente rara in assenza di altri fattori di immunosoppressione. Ad esempio, nel Multicenter AIDS Cohort Study, più di 22.000 rilevazioni di linfociti T in 2.713 uomini omosessuali negativi all’HIV hanno evidenziato solo un individuo con conta di linfociti T helper permanentemente inferiore a 300/µl di sangue, in un paziente che stava ricevendo una terapia immunosoppressoria.
In una ricerca su 229 consumatori di droghe iniettabili negativi all’HIV a New York, la conta dei linfociti T helper era costantemente superiore a 1000/µl di sangue. Solo due pazienti presentavano una conta inferiore ai 300/µl: uno di essi è deceduto per una patologia cardiaca e la causa del decesso è stata attribuita a un linfoma non Hodgkin.
L’AIDS in chi ha ricevuto una trasfusione è causato dalle patologie per cui si è resa necessaria, non dall’HIV
Quest’affermazione è contraddetta da un rapporto del Transfusion Safety Study Group (TSSG), che ha messo a confronto due gruppi di persone, positive e negative all’HIV, che avevano ricevuto trasfusioni di sangue per malattie simili. Dopo circa tre anni dalla trasfusione, la conta media dei linfociti T helper nei 64 pazienti negativi all’HIV era di 850/µl, mentre nei 111 individui positivi all’HIV la media dei linfociti T helper era di 375/µl. Nel 1993, si erano registrati 37 casi di AIDS nel gruppo positivo all’HIV, mentre non c’erano casi di patologie connesse all’AIDS nel gruppo di pazienti negativi all’HIV che avevano ricevuto trasfusioni.
L’uso massiccio dei concentrati dei fattori di coagulazione (e non l’HIV) causa la carenza di linfociti T helper e l’AIDS nei pazienti emofiliaci
Molte ricerche contraddicono quest’affermazione. Ad esempio, nei pazienti affetti dall’emofilia A negativi all’HIV che hanno partecipato al Transfusion Safety Study, non è stata registrata alcuna differenza significativa nella conta dei linfociti T helper tra i 79 pazienti in terapia con dosi minime di fattori o che non ricevevano la terapia e i 52 che avevano ricevuto le dosi massime di fattori nel corso della vita. I pazienti di entrambi i gruppi presentavano una conta di linfociti T helper nei limiti. In un altro rapporto del Transfusion Safety Study non sono stati riportati casi di patologie connesse all’AIDS tra 402 emofiliaci negativi all’HIV sottoposti a terapia con fattori di coagulazione.
In un gruppo osservato nel Regno Unito, i ricercatori hanno abbinato 17 pazienti emofiliaci positivi all’HIV con 17 emofiliaci negativi all’HIV rispetto all’uso dei fattori di coagulazione su un periodo di 10 anni. In questo periodo si sono verificati 16 eventi clinici connessi all’AIDS in 9 pazienti, tutti positivi all’HIV. Nel gruppo di pazienti negativi all’HIV non sono state registrate patologie connesse all’AIDS. In ogni coppia di pazienti, la conta media dei linfociti T helper durante il periodo di follow-up in media era inferiore di 500 cellule/µl nel paziente positivo all’HIV.
Tra i pazienti emofiliaci contagiati dall’HIV, i ricercatori del Transfusion Safety Study hanno scoperto che né la purezza né la quantità di fattore VIII somministrato durante la terapia ha conseguenze negative sulla conta dei linfociti T helper. Analogamente, il Multicenter Hemophilia Cohort Study non ha registrato alcuna connessione tra la dose cumulativa di concentrato plasmatico e l’incidenza dell’AIDS tra i pazienti emofiliaci contagiati dall’HIV.
La distribuzione dell’AIDS mette in dubbio che l’HIV sia la causa della malattia. L’incidenza dei virus non cambia a seconda del genere, eppure solo una piccola percentuale dei casi di AIDS riguarda il genere femminile
La distribuzione dei casi di AIDS, sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo, rispecchia inevitabilmente la distribuzione dell’HIV nella popolazione. Negli Stati Uniti l’HIV ha fatto la sua comparsa nei gruppi di consumatori di droghe iniettabili (che sono in maggioranza uomini) e degli uomini omosessuali. L’HIV si diffonde principalmente tramite rapporti sessuali non protetti, tramite lo scambio di siringhe infette o tramite contaminazione incrociata della soluzione della droga e del sangue infetto durante l’iniezione. Questi comportamenti presentano una distribuzione ineguale secondo il genere: gli uomini fanno un maggior uso di droghe iniettabili rispetto alle donne e, in generale, adottano una condotta sessuale più a rischio, ad esempio nei rapporti anali non protetti. Non sorprende, quindi, che la maggior parte dei casi di AIDS negli Stati Uniti si sia verificata tra gli uomini.
Negli Stati Uniti, tuttavia, le donne presentano sempre più casi di contagio da HIV, che di norma avviene tramite scambio di siringhe contaminate o tramite rapporti con un uomo positivo all’HIV. Il CDC stima che, nel 1998, il 30% dei nuovi casi di contagio da HIV si sia verificato nella popolazione di sesso femminile. Oltre all’aumento delle donne colpite dall’HIV, è aumentato anche il numero delle donne malate di AIDS. Il 23 per cento circa dei casi di AIDS nella popolazione adulta/adolescente degli Stati Uniti riferiti al CDC nel 1998 si è verificato nella popolazione femminile. Nel 1998 l’AIDS era la quinta causa di decesso nella popolazione femminile nella fascia d’età tra i 25 e i 44 anni e la terza causa di decesso tra le donne afroamericane nella stessa fascia d’età.
In Africa, l’HIV è stato riconosciuto per la prima volta nella popolazione eterosessuale sessualmente attiva, e i casi di AIDS in Africa si sono verificati più o meno con la stessa frequenza negli uomini e nelle donne. In generale la distribuzione dell’HIV e dell’AIDS tra gli uomini e le donne e di circa 1 a 1. Nell’Africa subsahariana, il 57 per cento degli adulti affetti dall’HIV è donna, e le donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni corrono un rischio di contagio triplo rispetto agli uomini nella stessa fascia d’età.
L’HIV non è la causa dell’AIDS perché molti pazienti contagiati dall’HIV non sviluppano l’AIDS
L’infezione da HIV ha un decorso prolungato e variabile. Attualmente il tempo che intercorre tra il contagio da HIV e la comparsa di patologie clinicamente diagnosticabili è di circa 10 anni nei paesi industrializzati.
Come per molte altre malattie, il decorso dell’HIV può essere influenzato da molti fattori diversi. I fattori come l’età o le differenze genetiche tra gli individui, il livello di virulenza del singolo ceppo di virus e le influenze esogene come la coinfezione da parte di altri microrganismi possono determinare la gravità e il tipo di espressione patologica dell’HIV.
Analogamente, ad esempio, alcune persone affette dall’epatite B non presentano sintomi oppure sono colpitie solo dall’ittero e guariscono spontaneamente, mentre altre soffrono di patologie che possono andare dall’infezione cronica del fegato, alla cirrosi, al carcinoma epatocellulare. I cofattori forse sono anche fondamentali per determinare perché alcuni fumatori sviluppano il tumore ai polmoni, mentre altri no.
L’HIV non è la causa dell’AIDS perché alcune persone soffrono dei sintomi connessi all’AIDS pur non essendo state contagiate dall’HIV
La maggior parte dei sintomi dell’AIDS sono causati dallo sviluppo di infezioni opportunistiche e tumori connessi alla grave immunosoppressione secondaria dell’HIV, ma l’immunosoppressione ha molte altre cause potenziali.
I pazienti che assumono cortisone e/o farmaci immunosoppressori (per esempio per prevenire il rigetto post-trapianto o per curare le malattie autoimmuni) possono essere particolarmente soggetti a infezioni insolite, come i pazienti affetti da determinate malattie genetiche, da malnutrizione grave e da determinati tipi di tumore. Non c’è alcuna prova a sostegno del fatto che il numero di questi casi sia aumentato, tuttavia ci sono molte prove epidemiologiche che dimostrano un considerevole aumento dei casi di immunosoppressione tra i pazienti che condividono il fatto di essere stati contagiati dall’HIV.
Lo spettro delle infezioni connesse all’AIDS riscontrabili in diverse popolazioni dimostra che l’AIDS è un gruppo di patologie non causate dall’HIV
Le patologie connesse all’AIDS, come la polmonite da Pneumocystis jiroveci (PCP) e le infezioni da Mycobacterium avium complex (MAC), non sono causate direttamente dall’HIV, ma piuttosto dall’immunosoppressione provocata dall’HIV. Quando il loro sistema immunitario si indebolisce, i pazienti contagiati dall’HIV sono più soggetti a determinate infezioni virali, micotiche e batteriche frequenti nella comunità a cui appartengono. Ad esempio i pazienti positivi all’HIV negli stati del Midwest sono molto più soggetti rispetto agli abitanti di New York all’istoplasmosi, una patologia causata da un fungo. In Africa gli agenti patogeni a cui sono esposti i pazienti sono diversi rispetto a quelli delle città americana. I bambini, inoltre, possono essere esposti ad agenti infettivi diversi da quelli degli adulti.
L’HIV è la causa della patologia chiamata AIDS, ma le altre patologie che possono colpire i pazienti affetti dall’AIDS dipendono dagli agenti patogeni endemici a cui i pazienti possono essere esposti.
Fonte Principale:
(traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.
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L’AIDS infettivo causato da un virus è uno strumento di costrizione sociale e terrore. Questa informazione falsa è si da un lato uno strumento di repressione e dall’atro un colossale affare per i gruppi farmaceutici che controllano e manipolano le informazioni scientifiche e non per ultimo la buona fede e la fiducia riposta nell autorevolezza del sistema sanitari facendo di una truffa una una solida realtà. si parla spesso percio’ dei dati della presunta epidemia nel mondo. ma si tende a tenere a nascondere i dati degli stratosferici guadagni delle lobbie del farmaco solo in Italia la truffa delle cure al falso hiv compreso i forvianti strumenti diagnostici costano al contribuente circa 3 Miliardi/euro all’anno. pur non esistendo nessuna malattia specifica ascrivibile e di pertinenza esclusiva di soggetti hiv o aids, del resto la truffa e congeniata sulla base di un test assolutamente aspecifico che associato a una o piu’ patologie può definirsi aids in assenza del test un soggetto a solo le patologie descritte dicasi lo stesso per il decesso di un soggetto hiv positivo causato ad esempio da una polmonite il soggetto sarà catalogato come deceduto a causa di AIDS se invece il decesso avviene sempre per la stessa polmonite ma in assenza di positività al test hiv il soggetto e’ catalogato come deceduto di polmonite. Questi sono solo una minima parte degli artifici nessi in campo da chi ha interesse a tenere sotto scacco il mondo con la criminale truffa del’ AIDS non certo preoccupato della diffusione impossibile di una falsa epidemia ma preoccupato se mai di perdere i colossali guadagni e pagare le conseguenze dei loro atti criminali contro l’umanità.
Salvo alcuni aspetti (come gli ENORMI interessi commerciali in gioco) non condivido la sua opinione.
Dottore ma lei non si preoccupa per nulla??? lei come tanti altri consiglia di fare i test ma lei si rende conto che puo’ uccidere cosi??? legga la famosa “letteratura scientifica” e poi smettera’ di consigliare test a tutti…ma come fa giustamente??? troppi soldi vero??? tutti schiavi delle case farmaceutiche vero?? che tristezza …Al Dottor Pisani auguro di riuscire a fare magari un intervento un confronto in qualche trasmissione nazionale …con tanto di documenti a confronto …Bisogna agire IO ERO DI QUELLI CHE HO FATTO I TEST HIV e non sapevo tutto questo..non sapevo nulla…poi con tutto il rispetto I PREMI NOBEL hanno parlato chiaro..perche’ dare retta a dottorini?? perche’ dare retta a chi dice hai l’hiv??? e quei casi che hanno scoperto dopo anni e anni di essere sieronegativi e i famosi test davano una sentenza POSITIVO come la mettiamo??? ASSASSINI!
Questo post mi è stato molto utile per la mia ricerca scoltastica sul sistema immunitario, grazie !
aiutateci a capire di più
Gent.mo Collega, sono spinta per motivi etici a scriverle e ad esporle il mio pensiero, che mi auguro sia un punto di partenza per una ricerca più profonda circa il tema da lei proposto.
Sono dell’avviso che l’ipotesi secondo la quale la causa dell’aids sia un virus, quale il lentivirus Hiv, sia ormai più che superata e tenuta in piedi solo per finalità economiche.
A chiunque studi medicina, risulta chiaro che il quadro aids non rappresenta altro che una lista di 33 patologie, tutte già presenti in letteratura da oltre un secolo, e a qualsiasi tecnico di laboratorio risulta lapalissiano il fatto che la causa necessaria e sufficiente per testare positivi al primo test di screening Elisa previsto secondo i nostri protocolli sanitari è avere una copiosa risposta anticorpale IgG mediata, di fatti proprio il test Elisa applicato ad Hiv prevede che il siero del paziente sia diluito per 400 volte!!!
E’ noto in letteratura che infenzioni da micobatteri causino una risposta anticorpale crociata tale da “ingannare” il test specifico Western Blot rendendolo positivo alle famose proteine associate ad Hiv. Anche la famosa reazione di polimerasi a catena PCR risulta essere un “effetto speciale” per gli occhi del paziente, come si può contare qualcosa che di fatto dipende dal *ciclo* di una macchina? Chi decide il ciclo decide anche quanto amplificare e di conseguenza decide anche se le copie di virus da mostrare al paziente, saranno centinaia, migliaia o milioni.
Per quanto ancora dovrà continuare tutto ciò?
Mi indigna questo, perchè prendo seriamente il mio lavoro e non posso assolutamente sostenere uno scempio che comporta traumi, dolori, spesso morte del paziente (le ricordo che tutti i farmaci della terapia anti-hiv causano aplasia midollare e immunodeficienza), sofferenze ai familiari, inutili spese governative e trascina la categoria dei medici e di chi si occupa di professioni sanitarie (che perpetua tali leggende), veramente verso il basso. Mi perdoni se ho usato parole forti, ma prendo sul serio il mio lavoro. Grazie.
Rispetto la sua opinione e sono prontissimo a cambiare la mia in ogni istante, ma solo di fronte a letteratura scientifica affidabile che mi dimostri che la verità è diversa.
Mi piacerebbe conoscere la verità…
ma la tesi della dottoressa è quella a cui do maggiore credito.
Se tutto ciò che suppone fosse vero,saremmo davvero di fronte,dopo le religioni alla più grande truffa della storia!-
Salve dottore io ho avuto due anni difficili molto stress ma moltissimo puoi da luglio scorso per due mesi ho avuto un amante questo stress fino a dicembre dove a meta dicembre dopo un viaggio lungo mi compare su la gamba sinistra una macchia rossa puoi anche su i due fianchi pero quando mi alzo la mattina le a 90 per cento delle volte non ci sono puoi compaiono se le tocco spariscono e puoi compaiono di nuovo e ho a uvuto stile un orticaria e anche la pelle molto molto secca ho visto per 4volte un dermatologo e lui mi ha detto di stare tranquillo da un mese e mezzo mal di muscoli alle gambe e braccia di piu la mattina al risveglio e un po nale di stomaco il dermadologio e il spicologo mi hanno detto di stare tranqillo puo essere tutto un post stress di questi due anni dotore ho mi devo preocupare per hiv dottore a dicembre ho ha fatto gli esami del sangue dove tutti i valori sono buoni globuli ecc tutto ok . Grazie
Scusa dottore dimenticavo da ottobre non fumo piu e sono anche ingrassato di 10 kg
Se non ha mai fatto il test le consiglio di farlo, ma questo indipendentemente dai sintomi descritti che nulla hanno a che fare con l’AIDS.
Scusami ancora na lo stress che ho avuto in passato mi puo dare questi sintomi di qyesto genere adesso che ho sono piu stressato
Sì, è possibile.
Ma non sono sintomi di hiv
No, ma l’AIDS non si diagnostica mai in base ai sintomi. Conta solo il test.
Scusa dottore ma i sintomi del hiv qyale sino e quanto tempo possono durare e dopo quanto tempo dal raporto si manifestono grazie
http://www.farmacoecura.it/malattie/aids-hiv-sintomi-cause-e-trasmissione/#sintomi
Salve dottore sono una sieropositiva dal 1994 e non ho mai fatto cure solo due sett. nel 2001 quando ho partorito mio figlio che ha 12 anni ed è sano come spieghi che ancora sono viva
In assenza di trattamento, la sopravvivenza media dopo l’infezione da HIV è stimata da 9 a 11 anni, a seconda del sottotipo HIV; questi numeri sono delle medie, quindi non escludono che alcuni pazienti possano sopravvivere più a lungo (ed altri per meno tempo).
Salve dottore le volevo chiedere il virus si può ttrasmettere attraverso partner sani? oppure cambiando partner spesso ma che siano sani? o si può trasmettere solo da una persona infetta? grazie mille dottore
Solo da persona già sieropositiva; semplificando, il virus non si può creare dal nulla.
Salve dottore sono una sieropositiva dal 1994 e non ho mai fatto cure solo due sett. nel 2001 quando ho partorito mio figlio che ha 12 anni ed è sano come spieghi che ancora sono viva
aspetto con anzia la sua risposta
In assenza di trattamento, la sopravvivenza media dopo l’infezione da HIV è stimata da 9 a 11 anni, a seconda del sottotipo HIV; questi numeri sono delle medie, quindi non escludono che alcuni pazienti possano sopravvivere più a lungo (ed altri per meno tempo).
Gentile dott. Cimurro, cari lettori.
Quello che lei chiama negazionismo è in realtà confermato, citato e pubblicato nella letteratura medica internazionale più prestigiosa e dai maggiori esponenti della materia, incluso Montagnier.
Non esiste articolo scientifico che dimostri l’isolamento e la purificazione del presunto retrovirus hiv dal sangue di un essere umano tramite ultracentrifugazione per gradiente di saccarosio e fotografie al microscopio elettronico (protocollo standard in microbiologia). Ha almeno letto gli articoli di Gallo e Montagnier sulla presunta scoperta dell’hiv? Uno studente di biologia del primo anno capirebbe che in essi non solo non c’è uno straccio di prova della scoperta di un nuovo patogeno ma che la sua eventuale trasmissibilità non è nemmeno stata dimostrata alla lontana. Le ricordo inoltre, cosa che forse non sa, che Gallo ha falsificato le bozze del suo articolo su Science in cui il suo collega dr. Gonda diceva chiaramente “Malgrado intensi sforzi nella ricerca, l’agente causale dell’Aids non è ancora stato identiicato”. Gallo ha cancellato tale frase è ha fatto pubblicare gli articoli. E’ stato processato e condannato per frode scientifica e sbattuto fuori del NIH. Le culture cellulari usate da Gallo nel 1983, a cui seguì la pubblicazione su Science dell’articolo-annuncio della scoperta del virus HIV, erano mescolate a linfociti provenienti dal sangue di cordone ombelicale, tessuto riconosciuto da tempo per la sua ricchezza in retrovirus umani. Tale articolo comprende dunque gravi errori metodologici. Inoltre, vorrei sapere da quando uno scoperta scientifica si rende pubblica con una conferenza stampa senza aver prima pubblicato su riviste peer-reviewed….
15 anni più tardi vennero effettuati controlli sperimentali in laboratori francesi e statunitensi che pubblicarono un articolo nella rivista Virology (1997), in cui si dimostravano i risultati dei loro studi al microscopio elettronico sui gradienti ottenuti a partire da culture cellulari che si ritenevano infette da HIV. In entrambi gli studi, gli autori hanno riscontrato un’abbondanza di residui cellulari senza alcuna evidenza accettabile di particelle retro virali. Quasi nello stesso momento Luc Montagnier venne intervistato da Djamel Tahi e finì per ammettere che in effetti il virus HIV non era mai stato isolato nel suo laboratorio. Questo tentativo di veriicare l’esistenza dell’hiv, pubblicato come già detto su Virology è un prestigioso studio condotto in maniera congiunta da gruppi di ricerca in USA, Francia e Germania, e rappresenta il primo e unico tentativo di isolamento e purificazione del presunto retrovirus HIV, dalla sua presunta scoperta nel 1984: non stupisce che gli autori stessi ammettano di aver purificato solo delle vescicole cellulari. I due gruppi di ricerca, inoltre, hanno isolato particelle di dimensioni diverse non solo l’uno dall’altro, ma anche e soprattutto molto più grandi rispetto alle presunte particelle virali isolate da Gallo e Montagnier negli anni 80. La morfologia è un criterio diagnostico in virologia. Se la dimensione e la forma non sono quelle attese, l’agente patogeno o non esiste o è quello sbagliato. Non fu possibile isolare e purificare alcun virus, dunque.
Questo è stato confermato anche direttamente in una video intervista da Charles Dauguet, microscopista elettronico di Luc Montagnier:
“Non abbiamo mai visto particelle retrovirali al microscopio, ma solo frammenti cellulari”
Inoltre, non esiste articolo scientifico che dimostri la tanto pubblicizzata trasmissibilità sessuale o tramite siringhe infette del presunto retrovirus hiv, ma esistono articoli prestigiosi che dimostrano il contrario:
Il più importante studio epidemiologico condotto sulla trasmissibilità dell’hiv, condotto in California dalla dr. Nancy Padian, ha esaminato 175 coppie eterosessuali sessualmente attive, in cui un partner era sieropositivo e l’altro sieronegativo; le coppie sono state monitorate per un periodo di oltre 6 anni per valutare eventuali casi di siero conversione. Un quarto delle coppie ammise di non usare precauzioni durante i rapporti sessuali: non ci fu nemmeno un caso di siero conversione.
Il più grande studio mai effettuato sulla presunta trasmissione del “virus hiv” con lo scambio di siringhe infette dimostra che tra la persone che usavano gli aghi sterili distribuiti dalle associazioni di prevenzione il livello di sieroconversione era molto superiore rispetto a chi si scambiava aghi potenzialmente infetti (Bruneau et al, 1997)
Non esiste articolo scientiico che dimostri che un calo dei cd4 sia causa necessaria e sufficiente a causare l’Aids. Gli atleti agonisti, i pz depressi e ansiosi hanno i cd4 spesso sotto i 200. E godono di perfetta salute. Se i cd4 fossero così indispensabili perchè non vengono regolarmente monitorati negli ematochimici con formula?
I test hiv non sono specifici per il semplice fatto che la purificazione dell’hiv non è mai stata effettuata (lo ha ammesso Montagnier nel 1997); e senza purificazione è ovviamente impossibile ottenere gli acidi nucleici e gli enzimi e di conseguenza il substrato per un test anticorpale, antigenico o genetico non può essere specifico. Ecco perchè in ognuno dei fogli illustrativi dei test hiv (Elisa, Western Blot e PCR), che credo lei come tanti non ha mai visto, viene scritto a chiare lettere dai produttori che NON sono test diagnostici per confermare la presenza di infezione da Hiv. Tali fogli illustrativi sono approvati dal Ministero della Sanità. Non le sembra strano?
La questione ridicola del vaccino poi, che è costata fino ad oggi circa 60 milioni di euro solo in Italia, si smonta con la logica: lo scopo di un vaccino qual è? creare anticorpi. La diagnosi di hiv, anche a livello legale, con cosa si effettua? con test anticorpali (la PCR non è ammessa come prova di infezione data la sua totale aspecificità, su cui tornerò tra poco e che spiega la presenza della “carica virale” in soggetti stabilmente sieronegativi, cosa riportata in letteratura dal 1995): come distigueremmo dunque un “vero” sieropostivo da un “vaccinato”?
La PCR: non è una tecnica di identificazione, bensì di amplificazione. Il Nobel Kary Mullis che l’ha inventata è stato il primo a dire che il suo utilizzo per l’hiv era criminale. La PCR amplifica i geni GAG, POL, ENV del presunto HIV, ma tali geni sono comuni a tutti i retrovirus endogeni umani (circa 97000) e condividono estese omologie di sequenza (non a caso codificano le stesse proteine che hanno la stessa funzione come ad esempio POL che codifica la polimerasi o trascrittasi inversa) e dal momento che la PCR amplifica soltanto una parte del gene, la probabilità di un’amplificazione non specifica è così alta da essere riconosciuta anche dal punto di vista legale. Per questo motivo la PCR non può essere usata per la diagnosi (scritto nel foglio illustrativo). Entrando nel dettaglio, poi, la PCR amplifica di solito le open reading frames che sono molto conservate, cioè comuni a geni di diverse specie o ceppi virali. Infine, a seconda del produttore, le condizioni di stringenza, cioè di specificità, variano moltissimo. Il fatto è che per muoversi bene dentro a questo labirinto di biologia molecolare bisogna essere professori della materia.
Come vede, le prove e le affermazioni attribuite per puro terrorismo psicologico e demagogia di bassa caratura ai “negazionisti”, sono esattamente quelle della scienza più pura, pubblicata e conosciuta dagli specialisti che tacciono questa menzogna, la peggiore nella storia della scienza. Ma le cose stanno cambiando per fortuna. Basta usare la logica, conoscere la scienza e le sue rigorose metodologie. E dimenticarsi le emozioni patogene create a tavolino dai mass media.
Cordialità.
E’ allucinante vedere come il rispettabile Dr. Cimurro risponda solo a comuni pazienti “spaventati” e aggiungerei poco documentati ed eviti accuratamente di rispondere a persone come il Dott. Pisani. Questo la dice lunga sull’atteggiameto di gran parte della classe medica…. chiusura totale! Caro Sig. Cimurro nel caso lei o uno dei suoi famigliari contraesse l’hiv si affiderebbe ciecamente a Retrovir, Kaletra, Truvada, Sustiva e tanti altri bei farmaci salvavita…contento lei…
Dottor AP quindi per lei cos’è l’HIV? Nulla, non esiste? La gente allora di cosa muore? Per gli effetti delle medicine? È quelle persone che RINUNCIANO ALLE CURE e comunque muoiono (di malattie opportunistiche) è solo per puro caso? Dopo aver fatto il processo all’intenzione al dott.Cimurro sarebbe così gentile da riassumermi in due righe COS’È PER LEI L’HIV e come dovrebbe comportarsi un individuo che pratica regolarmente sesso anale passivo? Le sarei davvero grato se mi rispondesse. Saluti
Incarta e porta a casa..Grande dr. Pisani..svegliamo questa massa di PECORE!
Mentre i sagrestani della scienza ripetono a pappagallo teorie che ormai fanno acqua da tutte le parti, lo spregevole termine”negazionismo” viene usato come un randello per tacitare le tante autorevoli e documentate voci che si oppongono alla strategia del terrore fomentata dalle multinazionali del farmaco.
Ma i tempi stanno cambiando. La bufala dell’Aids prima o poi sarà di dominio pubblico.
Dr. Cimurro, si studi questo….e se pensa che Wikipedia sia fonte oggettiva di sapienza, mi spiace deluderla…..Saluti. Un ricercatore.
http://www.scribd.com/doc/135713547/Hiv-La-Frode-Scientifica-Del-Secolo-documenti-Ufficiali
salve dottore vorrei raccontarle la mia storia circa un anno fa conobbi una ragazza che e la mia attuale ragazza in passato stava con un ragazzo che ha avuto diversi rapporti sessuali per circa nove mesi ogni rapporto che aveva il giorno dopo li veniva la candida si fece un tampone vaginale diagnosticandole il mycoplasma e tre condilomi esterni fece la cura per il mycoplasma pensando che fosse sparito il tutto abbiamo avuto per circa nove mese rapporti sessuali sprotetti tra cui io avverti diversi disturbi e anche lei le furono poi diagnosticati dei condilomi perianali senza aver avuto rapporti anali da li allora preso dal panico feci due test hiv in un laboratorio privato convenzionato ab anti hiv 1 2 assenti anche lei fece il test hiv con esito sempre assenti possiamo essere sicuri al 100 per 100 di questi test hiv sono stati fatti al 10 e 12 mese dell’ultimo rapporto con la mia ragazza
1. Non è necessario avere rapporti anali affinchè si manifestino condilomi in quella zona.
2. Sull’HIV può stare tranquillissimo.
Dott. Cimurro, risponda al post di Pisani, invece di far finta di niente…
La verità è che probabilmente tutti cerchiamo di agire in coscienza ed in buona fede, pur se con convinzioni opposte; rispetto le idee pubblicate anche se non le condivido e le lascio a disposizione di tutti, ma non ho nè il tempo nè il desiderio di essere trascinato in discussioni polemiche che per esperienza so che non porterebbero a nulla.
Per rispondere alla sua domanda, se si ammalasse un famigliare cosa farei, agirei secondo le mie convinzioni sperando di fare bene, come facciamo tutti.
Chiedo a chi la pensa diversamente altrettanto, ossia che venga rispettata la mia posizione e quella di chi la pensa come me; ringrazio tutti per la documentazione, le motivazioni e le idee, un dialogo costruttivo è utile a tutti e mi permette di mettere costantemente alla prova le mie conoscenze, ma per ora ritengo di essere nel giusto pensandola diversamente e quando sarò convinto del contrario sarò pronto ad ammettere il mio errore.
Fino a quel giorno spero che la mia scelta venga rispettata tanto quanto io rispetto le sue e soprattutto spero che comprenda il mio desiderio di evitare discussioni in questo spazio, che nasce con altri obiettivi.
Egr. Dr. Cimurro,
la cosa su cui dovrebbe riflettere e che rappresenta il tipico meccanismo psicologico difensivo di diniego (lo dico senza alcun intento critico e con il massimo rispetto) è che lei parla di idee e convinzioni, travisando e alterando completamente l’oggettività delle informazioni da me riportate, in scienza e coscienza. Non c’è traccia di opinioni o convinzioni nel mio intervento. Questo è ciò che ha visto lei, senza nemmeno rendersene conto. Io ho parlato e pubblicato pura scienza (quella appresa in anni di università ed esperienze dirette come clinico e ricercatore, non quella pre-digerita da Wikipedia); non ho mai confuso la scienza con un mio credo personale, e ho portato le prove di ogni singola mia affermazione. Le rammento, sempre col massimo rispetto, che non siamo ad un corso di teologia. E le ricordo che se anche miliardi di persone credono in Dio, questo non è ancora stato sufficiente, nè mai lo sarà, a provarne l’esistenza. Non si fa polemica, si argomenta. Se non si hanno argomenti, si vedono opinioni, polemiche e complotti dove c’è solo scienza oggettiva alla quale non si è in grado di controbattere. E considerando che non è ruscito a controbattermi nemmeno Montagnier in persona (non di certo perchè io sia un genio, ma solo perchè non affermo nulla che non sia in grado di sostenere con le prove scientifiche attualmente disponibili), non mi stupisce che lei bypassi le risposte alle questioni ed evidenze da me palesate. Ci rifletta. Il vero negazionismo è questo. Il vero pericolo è non vedere quello che che non ci piace vedere. Il 99% di quello che la gente pensa di sapere su HIV-AIDS è marketing giornalistico. Io, con molta umiltà, sono un uomo di scienza. E se questa cosa fosse vera, non passerei di certo il mio tempo a ingannare o complottare mettendo a rischio la salute del prossimo. Che è in pericolo proprio perchè questa menzogna continua a godere di vita propria grazie al sapiente lavoro di star hollywoodiane strapagate e pseudo-associazioni delle quali non è necessario citre i nomi che della materia non sanno nulla e che sono pagate dalle multinazionali farmaceutiche (ho le prove anche di questo). La vera epidemia è il terrore, la vera pandemia è il paraocchi collettivo davanti a quella che è una chiara e aberrante scienza del panico. Una menzogna, e nulla più.
Ringraziandola per l’attenzione e lo spazio concessomi,
la prego di voler accettare i miei più cordiali saluti.
Dr. A.P.
Gentile Dottore, la ringrazio ancora per il suo intervento e come detto lo rispetto (prova ne è il fatto che pubblico senza alcun tipo di censura gli interventi di tutti, purchè argomentati); personalmente non mi occupo direttamente di AIDS e non avrei probabilmente le competenze per sostenere una discussione su queste tematiche, quello che invece mi interessa è aiutare le persone.
Per farlo ho deciso di fidarmi di figure che invece sono ricercatori come lei, persone che come lei hanno dedicato la propria vita alla scienza ed all’insegnamento (in varie forme, non penso solo all’Università); per quanto riguarda Wikipedia sa meglio di me che c’è una ricca bibliografia a sostegno di quanto viene pubblicato e, anche se ovviamente lei non la condivide, fa parte di quel mondo di ricerca di cui ho deciso di fidarmi. Che le multinazionali del farmaco siano responsabili di crimini oltre ogni immaginazione è ovviamente un pensiero che condivido in pieno, che sia economicamente più conveniente curare un malato per tutta la vita piuttosto che guarirlo o prevenire la malattia è sotto gli occhi di tutti, ma al di là di questi pensieri credo ancora in tutti quei ricercatori in buona fede che hanno pubblicato negli anni centinaia di lavori sull’argomento.
Come vede non sto cercando di convincerla delle mie idee, sto cercando di farle capire che il mio ruolo è fare delle scelte con la convinzione di essere nel giusto, ma con l’apertura mentale di ammettere l’errore il giorno che mi convincerò del contrario.
Concludo dicendo che rispetto il suo lavoro, le sue idee ed ho molto apprezzato i toni costruttivi e le argomentazioni che ha portato avanti, ma sono sicuro che proprio in quanto uomo di scienza sia anche lei disponibile ad accettare le altrui idee fin quando, come storicamente succede da secoli, tutto il mondo scientifico convergerà verso la stessa opinione.
Osserverò sempre da fuori la discussione, non mi interessa farne parte e soprattutto non mi interessa convincere chi la pensa diversamente da me, perchè non è la strada che ho deciso di seguire; continuerò invece a fare del mio meglio nel mio lavoro con la certezza che in ogni caso, da qualunque parte io decida di schierarmi, ci sarà comunque e sempre la possibilità di essere in errore, fa parte del cammino scientifico dell’umanità e lascio che alla discussione per arrivare alla verità se ne occupi chi fa ricerca.
Le opinioni contrastanti, verità nascoste, l’intuizione che c’è qualcos’altro sotto…rendono ancora più difficile la decisione di chi si trova nella condizione di essere davanti al bivio se iniziare o no la terapia come ti “invitano” a fare i virologi.
dr.cimurro, mi scusi , ma se lei non si occupa di hiv/aids con quale criterio da dei consigli ?
Il mio percorso di studi è volto a darmi gli strumenti per potermi occupare di prevenzione e della gestione del malato, oltre che del farmaco; non mi permetterei mai di entrare nel merito di discussioni di virologia, ma mi ritengo in grado di poter aiutare il paziente a capire come comportarsi e a chi rivolgersi in caso di problemi.
scusi dott. Cimurro ma lei consigliando test anche per contatti non piu’ considerati pericolosi (orali ricevuti) entra invece molto in merito in questioni di “virologia”.
Non tutti ritengono questo tipo di rapporti completamente immune da rischi:
http://www.cdc.gov/hiv/resources/qa/transmission.htm
(Alla voce “Can I get HIV from oral sex?”)
Inoltre molti casi di sieropositività emergono in modo del tutto casuale, per esempio con gli esami fatti prima di un intervento chirurgico; alla luce di questo sono in molti a pensare che sottoporsi a test periodici (soprattutto nel caso di rapporti occasionali) sia un utile forma di screening.
D.r Pisani io ho molta stima nei suoi confronti , io in passato ho fatto 3 test hiv per un rapporto a rischio , i test furono tutti negativi ,oggi grazie a lei ho capito che sono stato un folle a fare quei test ..Spero che vinca la sua battaglia dottore ANZI DOVREBBE ESSERE LA NOSTRA BATTAGLIA , la battaglia di chi vuole salvare la vita del prossimo !
Grazie, ma ci tengo a sottolineare che la mia non è una crociata, che gli articoli che cito e le fonti che pubblico sono le riviste gold in materia e che gli scienziati con i quali ho avuto la fortuna di lavorare e confrontarmi, Montagnier incluso (sicuramente più competenti di me), sono stati i primi a confermare le mie tesi. Vi ricordo che già nel 1985 Montagnier stesso mostrò sulla prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine che un test di anticorpi hiv positivo ritorna negativo e che un conteggio di cellule T4 basso torna normale attraverso la cessazione dei rapporti anali, ciò significa che il risultato positivo del test hiv non è dovuto a un retrovirus (http://www.annals.org/content/103/4/545.abstract). Non ho falsificato io le Bozze dell’articolo storico di Gallo in cui si dichiarava che non c’era traccia di particelle retrovirali nel sangue dei malati di AIDS. Io non ho mai presentato una mia scoperta in conferenza stampa mondiale senza portare uno straccio di prova. Lo ha fatto Gallo ed è stato il primo e l’ultimo (per fortuna) caso nella storia della scienza. Non ho scritto io questi e tanti altri articoli, io mi limito a citarli. Non ho scritto e approvato io i fogli illustrativi dei test hiv che dichiarano che non sono strumenti diagnostici. Io mi limito, da ricercatore e in scienza e coscienza, a diffondere quelle che non sono le idee dei negazionisti o dei dissidenti, ma quelle che sono le idee e le prove fornite proprio degli ortodossi, essendo Montagnier, Gelderblom, Bess etc., i più grandi esperti mondiali di Hiv. E’ questo il punto: la scienza ortodossa, ufficiale e pubblicata sulle riviste più prestigiose del mondo conferma le teorie negazioniste. E’ dal 1997 che su Virology è stata pubblicata la prova inconfutabile che l’hiv non è nè isolabile nè purificabile. Chiedete chiarimenti agli scienziati prestigiosi e ortodossi che l’hanno pubblicato…. Io, non sono nessuno. Penso solo di saper condurre una ricerca secondo i parametri logici, clinici ed epidemiologici che ho imparato in tanti anni di carriera universitaria.
Ancora un ringraziamento al dr. Cimurro per lo spazio concessomi.
Cordialità.
Dr. A.P.
mio cugino fece il test 2 anni fa siero positivo, lo fece altre 2 volte positivo…….. 4 mesi fa fece il test negativo :S……… ME LO SPIEGA??? era un depresso x 2 anni meno male che nn fece le cure!!! da incosciente ebbe rapporti non protetti con una ragazza circa 4 mesi fa… poi le disse che era hiv+ panico… lei fece il test hiv-….. gli dissi di rifarlo,,,,,,,,,,,, et voila NEGATIVO!! x ben 2 volte NEGATIVO!!! è rinato!!! ed è per avvocati……. ma chi gli fece il test non è più presente in nessuno dei 2 ospedali… 2 persone completamente estranee…. DAIIIIIIIIIIIIIIIIIII SVEGLIA!!
Se ci sono stati degli errori fa benissimo ad andare a fondo, ma le spiegazioni vanno chieste a chi fece gli esami all’epoca.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9863108
In uno studio condotto in Cina alcuni pazienti sono tornati negativi con la medicina tradizionale cinese. Da quando un vero virus si eradica con queste misure??? l’Hiv altro non è che un processo ossidativo sbilanciato, ecco spiegato perchè “l’hiv sparisce” spesso con gli antiossidanti….e questo studio è pubblicato su PubMed, quanto di più ortodosso ci possa essere, non sul volantino di qualche ciarlatano o cartomante di paese… In uno studio pubblicato dallo stesso Montagnier addirittura negli anni 80 era stato fatto notare il caso di una paziente francese tornata negativa dopo aver interrotto i rapporti anali col marito. Quindi non può trattarsi di un virus. Sul sito della Lila un ragazzo si chiede come mai ha avuto rapporti (prima di scoprirsi hiv+) per 7 anni con la sua ragazza con eiaculazione in vagina anche durante le mestruazioni (contatto sperma/sangue, quanto di peggio ci possa essere) e si domanda “come cavolo ha fatto la mia ragazza a restare negativa???”. Ma nessuno ne parla, e ci sono diversi casi simili.
Sa meglio di me che la presenza su PubMed di per sè non significa nulla, quello conta è l’affidabilità della rivista scientifica su cui è avvenuta la pubblicazione.
La rivista in questione è Annals of Internal Medicine. Pubblica articoli di ricerca e recensioni nel campo della medicina interna dal 1927. Credo sia “un tantino” affidabile…
http://annals.org/article.aspx?articleid=699983
Sempre in quell’anno il CDC rilasciò un comunicato in cui riferiva che lo stile di vita eccessivo (gli americani lo chiamano “fast track”) di alcuni omosessuali maschi fosse causa di immunodeficienza più che un agente patogeno. Questo prima che capissero le potenzialità economiche che avevano di fronte…
Con questo chiudo e lascio poi volentieri a lei l’ultima parola perchè come detto non mi interessa creare alcuna polemica;
1. Con la puntualizzazione su PubMed ovviamente mi riferivo al primo studio che mi aveva linkato.
2. Per quanto riguarda il lavoro di Montagnier nulla da dire sulla rivista, ma mi sembra utile segnalare che sono passati quasi 30 anni da quella pubblicazione e la ricerca è andata avanti. Inoltre non parliamo di un milione di casi, ma di 1 (una!) coppia di persone, che quindi può essere un’eccezione per cause che non conosciamo, può esserci alla base un errore umano in buona fede, strumentale o chissà cos’altro.
In tutta onestà non capisco questo accanimento nel volermi convincere, perchè non dedicare queste stesse energie nella preparazione di una ricerca da sottoporre invece alla comunità scientifica? Se ci sono le prove sono sicuro che non ci saranno difficoltà a trovare riviste affidabili disponibili alla pubblicazione aprendo così finalmente un dibattito serio e soprattutto nelle sedi più consone per chiarire definitivamente la questione.
Voglio sperare che la volontà sia di fare informazione, e mi sembra che a questo punto sia stata fatta in modo molto cortese ed argomentato dal Dr. Pisani, se rimane la voglia di portare avanti polemiche per il gusto di farlo ritengo che ci siano mille altri siti più idonei, perchè farlo qui non è più utile per nessuno.
Mi sembra di aver dato modo a tutti di di esprimere il proprio dissenso relativamente ai contenuti dell’articolo, a questo punto credo che sia superfluo e pretestuoso portare avanti la polemica, perchè nella pagina mi sembrano ben esposti entrambi i punti di vista. Ritengo di aver dimostrato di rispettare le opinioni di tutti, ma perchè non posso ottenere altrettanto vedendo rispettate le mie idee? Questa dovrebbe essere la base del vivere civile.
Detto questo, come promesso, lascio volentieri a lei l’ultima parola e mi faccio da parte.
Che lezione D.r Pisani CHE LEZIONE!!!!
Gente ma vi fidate di piu’ di un farmacista o di un ricercatore che ha zittito anche Montagner??? fatemi capire
Scritto così stava quasi per convincere anche me; è vero, non sono nessuno, ma invito eventualmente i lettori che giustamente volessero approfondire di parlarne con il proprio medico, con un qualsiasi medico di fiducia oppure on-line su medicitalia.it.
Qui per esempio è un medico che ne parla e non un farmacista
http://www.medicitalia.it/consulti/archivio/196504-hiv_sconcertante_documento_circa_la_sua_inesistenza.html
ma invito in ogni caso tutti i lettori a diffidare delle informazioni che si trovano on-line, per prima la mia pagina. Parlarne con medici (e pazienti!) in carne ossa è il miglior modo per poter giudicare.