Pacemaker al cuore: intervento, controindicazioni ed altro

Ultimo Aggiornamento: 1181 giorni

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Introduzione

Il pacemaker è un piccolo dispositivo impiantato nel torace o nell’addome che:

  • aiuta a tenere sotto controllo le anomalie del battito cardiaco,
  • usa gli impulsi elettrici per far battere il cuore a un ritmo normale.

I pacemaker sono usati per curare le aritmie, cioè le anomalie della frequenza o del ritmo cardiaco: durante gli episodi di aritmia il cuore può battere:

  • troppo in fretta,
  • troppo lentamente,
  • in modo irregolare.

Quando il battito è troppo veloce si ha la tachicardia, mentre il battito troppo lento è detto bradicardia.

Durante gli episodi di aritmia il cuore può non essere in grado di pompare una sufficiente quantità di sangue nell’organismo, si possono quindi avvertire sintomi come

  • l’affaticamento,
  • il fiato corto,
  • la sensazione di svenimento.

Le aritmie gravi sono in grado di danneggiare gli organi vitali e possono addirittura causare la perdita di conoscenza od il decesso.

Il pacemaker serve per alleviare alcuni dei sintomi dell’aritmia, ad esempio l’affaticamento e la sensazione di svenimento; inoltre può aiutare chi soffre di anomalie del battito cardiaco a riprendere uno stile di vita più attivo.

L’attività elettrica del cuore

Il cuore è dotato di un sistema elettrico interno che controlla la frequenza e il ritmo cardiaco; a ogni battito un segnale elettrico si diffonde dalla sommità del cuore e raggiunge la parte inferiore dell’organo, il passaggio del segnale fa sì che il cuore si contragga e riesca a pompare il sangue.

I segnali elettrici di solito hanno origine in un gruppo di cellule dette nodo senoatriale (SA), questo segnale, diffondendosi dalla parte superiore a quella inferiore dell’organo, coordina l’attività delle cellule del cuore.

Per prima cosa si contraggono le due cavità superiori del cuore (gli atri) che pompano il sangue nelle due cavità inferiori (i ventricoli); poi si contraggono i ventricoli che pompano il sangue nel resto dell’organismo. L’insieme delle contrazioni degli atri e dei ventricoli dà il battito cardiaco.

Aritmie

Le aritmie sono provocate da anomalie dei segnali elettrici del cuore e il pacemaker, quindi, crea degli impulsi elettrici di intensità minima per superare questo problema. I pacemaker sono in grado di:

  • Velocizzare il battito cardiaco troppo lento.
  • Tenere sotto controllo il battito irregolare o troppo veloce.
  • Far contrarre normalmente i ventricoli, quando gli atri non battono con un ritmo normale (disturbo definito fibrillazione atriale).
  • Coordinare l’attività elettrica tra le cavità superiori e quelle inferiori.
  • Coordinare l’attività elettrica tra i ventricoli. I pacemaker in grado di svolgere questa funzione, sono detti pacemaker per la resincronizzazione cardiaca (CRT). I CRT sono usati per la terapia dell’insufficienza cardiaca.
  • Prevenire le aritmie provocate dalla sindrome del QT lungo.

I pacemaker, inoltre, sono in grado di monitorare l’attività elettrica del cuore e il ritmo cardiaco; wuelli di ultima generazione, inoltre, controllano la temperatura del sangue, la frequenza respiratoria e altri fattori ed adeguano il battito cardiaco a seconda della maggiore o minore intensità dell’attività fisica.

I pacemaker possono essere temporanei oppure definitivi, quelli temporanei sono usati per curare i problemi temporanei, ad esempio il rallentamento del battito provocato dall’infarto, da un intervento chirurgico al cuore o da un’overdose di farmaci.

I pacemaker temporanei, inoltre, possono essere usati nelle situazioni di emergenza, prima dell’impianto di un pacemaker definitivo o finché il disturbo transitorio non scompare. Se vi è stato impiantato un pacemaker temporaneo, dovrete rimanere ricoverati in ospedale finché non vi sarà tolto.

I pacemaker permanenti, invece, sono usati per curare i problemi cardiaci di lunga durata: in questo articolo, se non altrimenti specificato, descriveremo questo tipo di pacemaker.

Le aritmie possono anche essere curate con un altro tipo di dispositivo, detto cardioverter defibrillatore impiantabile (ICD). Questi dispositivi sono simili ai pacemaker, ma, oltre a emettere impulsi elettrici di lieve intensità, possono anche emetterne di più forti, per curare alcune forme pericolose di aritmia.

A chi serve

I medici impiantano i pacemaker per diversi motivi, primi fra tutti la bradicardia e il blocco cardiaco.

  • La bradicardia è la situazione in cui il battito cardiaco è più lento del normale;
  • il blocco cardiaco, invece, è un problema dell’attività elettrica del cuore, in cui il segnale elettrico, durante l’attraversamento del cuore, risulta rallentato o interrotto. Il blocco cardiaco può essere causato dall’invecchiamento, dalle lesioni al cuore dovute a un infarto, da altri disturbi che interferiscono con l’attività elettrica del cuore oppure da disturbi a carico dei nervi e dei muscoli, come la distrofia muscolare.

Il medico può inoltre consigliare il pacemaker se:

  • L’età o i disturbi cardiaci impediscono al nodo senoatriale di far battere il cuore correttamente. Questo tipo di disturbo, detto sindrome del nodo seno atriale, può far battere il cuore più lentamente del normale oppure causare lunghe pause tra un battito e l’altro (come ricordato in precedenza), oppure ancora alternare un ritmo troppo lento e uno troppo veloce.
  • Vi siete sottoposti a un intervento per curare la fibrillazione atriale, una forma particolare di aritmia. Il pacemaker può aiutarvi a tenere sotto controllo il battito dopo l’intervento.
  • Dovete assumere particolari farmaci per il cuore, come i betabloccanti, che potrebbero rallentare troppo il battito cardiaco.
  • Svenite o avvertite altri sintomi della bradicardia. I sintomi possono comparire, ad esempio, se l’arteria principale del collo, quella che porta il sangue al cervello, è troppo sensibile alla pressione: se girate velocemente il collo, il cuore può iniziare a battere più lentamente del normale, rallentando anche l’afflusso di sangue al cervello e facendovi avvertire il capogiro, svenire o collassare.
  • Siete affetti da problemi del muscolo cardiaco che rallentano la diffusione dei segnali elettrici all’interno del muscolo (il pacemaker è fondamentale per la terapia di re sincronizzazione cardiaca).
  • Siete affetti dalla sindrome del QT lungo, che vi fa rischiare episodi pericolosi di aritmia.
  • Per i bambini, gli adolescenti e tutti coloro che soffrono di disturbi cardiaci congeniti può essere necessario il pacemaker. I pacemaker possono anche essere impiantati a seguito di un trapianto di cuore.

Prima di consigliarvi il pacemaker, il cardiologo esaminerà tutti i sintomi dell’aritmia, ad esempio le vertigini, gli svenimenti senza causa apparente o la mancanza di fiato. Terrà anche in considerazione gli eventuali disturbi cardiaci di cui avete sofferto in passato, i farmaci che assumete abitualmente e i risultati degli esami del cuore.

Diagnosi

Per diagnosticare le aritmie esistono diversi esami, il medico potrà prescrivervi uno o più degli esami seguenti.

Elettrocardiogramma (ECG)

L’elettrocardiogramma è un esame facile e indolore che registra l’attività elettrica del cuore. L’esame visualizza la velocità e il ritmo (regolare o irregolare) del battito.

L’ECG registra inoltre la forza e la frequenza dei segnali elettrici che attraversano il cuore. Quest’esame è utile per diagnosticare la bradicardia e il blocco cardiaco, le due cause più frequenti di impianto del pacemaker.

L’ECG standard registra il battito solo per pochi secondi, e quindi è del tutto inutile per diagnosticare gli episodi di aritmia che non avvengono nel corso dell’esame.

Per diagnosticare le anomalie ricorrenti, invece, il medico può prescrivervi un elettrocardiogramma dinamico, basato su un monitor portatile. I due tipi più diffusi di monitor portatili per l’ECG sono l’Holter e l’event monitor.

Monitor Holter ed event monitor

L’Holter registra l’attività elettrica del cuore per un periodo di 24-48 ore. Lo si indossa nel corso della giornata, mentre si svolgono le normali attività: grazie all’Holter è possibile tenere sotto controllo il cuore per un periodo più lungo rispetto a un normale elettrocardiogramma.

L’event monitor è simile all’Holter, perché lo si può indossare svolgendo le attività quotidiane, tuttavia registra l’attività elettrica del cuore solo in momenti ben precisi.

Nella maggior parte degli event monitor, il paziente può premere un pulsante per iniziare la registrazione soltanto quando avverte i sintomi. Altri tipi di event monitor, invece, si attivano automaticamente quando avvertono un ritmo cardiaco anomalo.

L’event monitor può essere indossato continuamente per un mese o due, oppure finché non si avvertono i sintomi e non li si registra.

Ecocardiografia

L’ecocardiografia usa le onde sonore per creare un’immagine in movimento del cuore. L’esame fornisce informazioni sulle dimensioni e sulla forma del cuore, nonché sul funzionamento delle cavità e delle valvole cardiache.

L’ecocardiografia, inoltre, è in grado di capire se ci sono zone del cuore in cui l’afflusso di sangue è più scarso, zone del muscolo cardiaco che non si contraggono normalmente oppure lesioni al muscolo cardiaco causate da un insufficiente afflusso di sangue.

Studio elettrofisiologico

In quest’esame viene inserito un tubicino flessibile in una vena dell’inguine o del braccio: il dispositivo viene poi diretto verso il cuore, dove registra l’attività elettrica del muscolo cardiaco.

Il medico usa il tubicino per inviare impulsi elettrici che stimolano il cuore: in questo modo si riesce a capire come risponde il sistema elettrico del cuore e a individuare con precisione eventuali zone danneggiate.

Prova da sforzo

Alcuni disturbi cardiaci sono più facili da diagnosticare se il cuore è sotto sforzo e batte più velocemente del normale; durante la prova da sforzo dovete compiere uno sforzo fisico (oppure, se non siete in grado, vi vengono somministrati farmaci appositi), per far lavorare intensamente il cuore e farlo battere più velocemente: durante lo sforzo vengono effettuati esami specifici, come l’elettrocardiogramma o l’ecocardiografia.

Come funziona

Pacemaker

Pacemaker (http://it.wikipedia.org/wiki/File:St_Jude_Medical_pacemaker_with_ruler.jpg)

Il pacemaker è un dispositivo composto da una batteria, da un generatore computerizzato e da piccoli cavi muniti di sensori (elettrodi) a un’estremità. La batteria fornisce energia al generatore, e il tutto è racchiuso in un piccolo contenitore metallico. I cavi collegano il generatore al cuore.

Il pacemaker serve per monitorare e tenere sotto controllo il battito cardiaco, gli elettrodi registrano l’attività elettrica del cuore e, grazie ai cavi, inviano i dati al processore contenuto nel generatore.

Se il ritmo cardiaco è anormale il computer comunica al generatore di inviare impulsi elettrici al cuore. Gli impulsi, quindi, percorrono i cavi e raggiungono il cuore.

I pacemaker di ultima generazione sono anche in grado di monitorare la temperatura del sangue, il ritmo respiratorio e altri fattori, in modo da adeguare il battito alla maggiore o minore intensità dell’attività fisica.

Il processore del pacemaker, inoltre, può tenere traccia dell’attività elettrica e della frequenza cardiaca. Il medico, quindi, può usare i dati ricavati per adattare il pacemaker alle vostre necessità.

Il medico è in grado di programmare il processore del pacemaker con un dispositivo esterno, senza entrare in contatto direttamente con il pacemaker.

I pacemaker possono avere da uno a tre cavi, ciascuno collocato in una cavità diversa del cuore.

  • I cavi del pacemaker a camera singola di solito fanno passare gli impulsi elettrici dal ventricolo destro (la cavità superiore destra del cuore) al generatore.
  • I cavi del pacemaker a doppia camera permettono il passaggio degli impulsi tra l’atrio destro (cavità superiore destra del cuore), il ventricolo destro e il generatore. Gli impulsi servono per coordinare la contrazione delle due cavità.
  • I cavi del pacemaker biventricolare permettono il passaggio degli impulsi tra un atrio, i due ventricoli e il generatore. Gli impulsi servono per coordinare l’attività elettrica dei due ventricoli. Il pacemaker di questo tipo è anche detto dispositivo per terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT).
Pacemaker nel torace

Pacemaker nel torace

Nella figura possiamo vedere una sezione di un torace con un pacemaker:

  • la Figura A illustra la posizione e le dimensioni di un pacemaker a doppia camera, impiantato nella parte alta del torace. I cavi con gli elettrodi sono inseriti nell’atrio destro e nel ventricolo destro attraverso una vena del torace.
  • In Figura B troviamo gli elettrodi che stimolano il muscolo cardiaco.
  • Infine, nella figura C, vediamo la posizione e le dimensioni di un pacemaker a camera singola, impiantato nella parte alta del cuore. Il cavo con l’elettrodo è inserito nel ventricolo destro, attraverso una vena della parte alta del torace.

Come viene programmato

Il pacemaker può essere programmato in due modi, esistono infatti

  • pacemaker a domanda,
  • pacemaker a risposta in frequenza (rate-responsive).

Il pacemaker a domanda monitora il ritmo cardiaco e invia gli impulsi elettrici al muscolo cardiaco solo se il cuore batte troppo lentamente o perde un battito.

Il pacemaker a risposta in frequenza (rate-responsive) velocizza o rallenta la frequenza cardiaca a seconda dell’attività che state compiendo; deve quindi monitorare la frequenza del nodo senoatriale, la temperatura del sangue, la frequenza respiratoria e altri fattori per capire qual è il vostro livello di attività.

La maggior parte dei pazienti che ha necessità di un pacemaker in grado di adeguare continuamente la frequenza cardiaca dovrà farsi impiantare un pacemaker a risposta in frequenza.

L’intervento

L’impianto del pacemaker è un intervento tutto sommato semplice, che di solito viene eseguito in ospedale od in una clinica specializzata nella terapia dei disturbi cardiaci. Prima dell’intervento viene collocata una flebo in una delle vene per somministrarvi appositi farmaci che vi rilasseranno e vi indurranno uno stato di torpore.

L’intervento è eseguito in anestesia locale: il medico somministra l’anestetico nella zona in cui impianterà il pacemaker, in modo da non farvi avvertire alcun dolore. Il medico, inoltre, può somministrarvi gli antibiotici per prevenire le infezioni.

Per prima cosa il chirurgo raggiunge una vena con una specie di lungo ago: la vena di solito è una delle vene della spalla opposta alla mano dominante. L’ago serve per guidare i cavi del pacemaker prima nella vena, e poi verso la posizione definitiva.

Il chirurgo è guidato da un filmato radiografico, che riprende i cavi all’interno della vena e del cuore. Quando i cavi raggiungono la posizione corretta, viene realizzata una piccola incisione nella pelle del torace o dell’addome.

La “scatoletta” metallica del pacemaker è inserita sottopelle nell’incisione e viene connessa ai cavi collegati al cuore. La scatoletta contiene la batteria e il generatore del pacemaker.

Una volta posizionato, il pacemaker viene provato, per accertarsi che funzioni correttamente. Il chirurgo infine sutura l’incisione. L’intervento dura alcune ore.

Dopo l’intervento

Dovrete mettere in conto di rimanere ricoverati per una notte in ospedale, in modo che gli infermieri possano controllare il battito cardiaco e accertarsi che il pacemaker funzioni correttamente. Vi consigliamo di chiedere a qualcuno di farvi riaccompagnare a casa, perché probabilmente il medico vi dirà di non guidare.

Per alcuni giorni o settimane dopo l’intervento, la zona in cui è stato impiantato il pacemaker potrà far male, essere gonfia o dare fastidio. Il dolore di solito non è intenso e può essere alleviato ricorrendo ai farmaci da banco. Prima di assumere un qualsiasi antidolorifico, però, chiedete consiglio al vostro medico.

Il chirurgo vi consiglierà di evitare gli sforzi fisici e di non sollevare pesi per circa un mese dopo l’intervento. La maggior parte dei pazienti può ritornare alle normali attività entro alcuni giorni dall’intervento.

Rischi e complicazioni

Il rischio di complicazioni dopo l’intervento di impianto del pacemaker è minimo. Tra gli eventuali problemi possiamo comunque ricordare:

  • Gonfiore, sanguinamento, lividi o infezioni nella zona in cui è stato impiantato il pacemaker.
  • Lesioni ai vasi sanguigni o ai nervi.
  • Collasso polmonare.
  • Reazione allergica ai farmaci usati durante l’intervento.

Stile di vita dopo l’intervento

Una volta impiantato il pacemaker, dovrete cercare di non stare troppo vicini alle apparecchiature elettriche o ai dispositivi che producono forti campi magnetici. Dovrete tenervi a distanza e cercare di non rimanere a lungo nelle vicinanze di apparecchiature come:

  • Telefoni cellulari e lettori di MP3 (ad esempio l’iPod).
  • Elettrodomestici, ad esempio i forni a microonde.
  • Cavi ad alta tensione.
  • Metal detector.
  • Forni industriali.
  • Generatori elettrici.

Queste apparecchiature sono in grado di disturbare l’attività elettrica del pacemaker, impedendogli di funzionare correttamente. Probabilmente non sarete in grado di capire se il pacemaker è stato danneggiato.

La probabilità di disturbo del pacemaker dipende dalla lunghezza dell’esposizione e dalla vicinanza dell’apparecchiatura al pacemaker.

Per evitare problemi, alcuni esperti consigliano di non mettere il cellulare o il lettore MP3 accesi nei taschini della camicia o della giacca dal lato del pacemaker.

Vi consigliamo inoltre di appoggiare il telefonino dal lato opposto rispetto al pacemaker. Se fissate il lettore MP3 al polso, mettetelo nel braccio opposto rispetto al lato in cui è stato impiantato il pacemaker.

Potrete comunque continuare a usare gli elettrodomestici, ma evitate di stare troppo vicini e per troppo tempo, perché potrebbero interferire con il pacemaker.

Potete attraversare i sistemi di sicurezza normalmente. Potete anche farvi controllare con il metal detector, a patto che il dispositivo non sia tenuto troppo a lungo nelle vicinanze della zona in cui è stato impiantato il pacemaker. Vi consigliamo di non stare troppo a lungo seduti o in piedi vicino ai metal detector fissi. Durante i controlli in aeroporto, fate sempre presente che siete portatori di pacemaker.

State ad almeno cinquanta centimetri di distanza dai forni industriali o dai generatori elettrici.

Alcuni interventi ed esami medici possono interferire con il pacemaker. Tra di essi ricordiamo:

  • Risonanza magnetica (MRI).
  • Litotrissia ad onde d’urto (terapia contro i calcoli renali).
  • Elettrocauterizzazione per arrestare il sanguinamento durante gli interventi chirurgici.

In occasione delle visite mediche, degli appuntamenti dal dentista e degli esami, comunicate al personale sanitario che vi segue che siete portatori di pacemaker. Il cardiologo può rilasciarvi un tesserino su cui è indicato il tipo di pacemaker che vi è stato impiantato: tenetelo sempre nel portafoglio. In alternativa potete indossare un braccialetto o una collana su cui è indicato che siete portatori di pacemaker.

Attività fisica

Nella maggior parte dei casi il pacemaker non causa particolari limitazioni per quanto riguarda lo sport e l’esercizio fisico, nemmeno per le attività più intense.

È però consigliabile evitare gli sport di contatto, ad esempio il calcio, perché potrebbero danneggiare il pacemaker o spostare i cavi all’interno del cuore. Chiedete comunque consiglio al vostro medico su quali attività possono essere praticate in sicurezza nella vostra situazione.

Follow-up

Il medico controllerà il pacemaker a cadenza regolare (ogni tre mesi circa). Con il passare del tempo il pacemaker può smettere di funzionare correttamente, perché:

  • I cavi si spostano o si rompono.
  • La batteria si scarica o non funziona più perfettamente.
  • Il disturbo cardiaco si aggrava.
  • Altri dispositivi interferiscono con i segnali elettrici.

Per mantenere il pacemaker in perfetto stato, il medico potrà consigliarvi di effettuare diverse visite di controllo all’anno. Alcune funzioni del pacemaker possono essere controllate anche a distanza, via telefono o mediante un computer connesso a Internet.

Il medico, inoltre, potrà prescrivervi un elettrocardiogramma (ECG) di controllo per escludere eventuali alterazioni dell’attività elettrica del cuore.

Sostituzione delle batterie

Le batterie dei pacemaker possono durare dai 5 ai 15 anni (in media durano 6 o 7 anni), a seconda dell’attività del dispositivo. Il medico sostituirà il generatore e la batteria, prima che quest’ultima inizi ad esaurirsi.

L’intervento di sostituzione del generatore e della batteria è meno delicato di quello di impianto del pacemaker. Se necessario, possono essere sostituiti anche i cavi del dispositivo.

Il medico è in grado di comunicarvi con congruo anticipo se il pacemaker o i cavi devono essere sostituiti, in occasione delle visite di follow-up.

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. Armisur

    Buongiorno, Dottore. Ho 64 anni
    Il 09.04.2015 mi è stato impiantato un PM Medtronic con stimolazione DDDR in quanto i battiti cardiaci scendevano a 28/min. Premesso che non avevo avuto alcun sintomo premonitore solo delle fitte a livello dello stomaco proprio sotto le costole da me sottovalutate in quanto pensavo aver preso freddo. Queste fitte le avevo sentite anche 10 giorni prima… E questo ha fatto scattare in mia moglie il pensiero di “passare dal PS di Levanto” dove la vigilia di Pasqua ho trovato una dottoressa e un infermiere di una professionalità sorprendente. Dopo un monitoraggio sul posto visti i battiti bassi venivo urgentemente portato con ambulanza all’Ospedale Sant’Andrea di La Spezia. Li mi è stato rilevata la bradicardia e fibrillazione atriale per cui mi è stato impiantato il PM. Ritornato a casa sono in cura con un cardiologo di fiducia. Mi è stato consigliato per la fibrillazione Coumadin o in alternativa Rivaroxaban 20 mg farmaco di nuova generazione non mutuabile. La mia perplessità é visto che per il nuovo farmaco non sono previsti controlli come per il Coumadin ci possono essere dei rischi? Grazie per la cortese attenzione.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Nessun rischio, il fatto che non servano esami del sangue è la caratteristica saliente di questa nuova generazione di molecole.

  2. maria

    vorrei porre una domanda un anziano di 80 anni con pacemecher può avere rapporti sessuali normali

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Probabilmente sì, ma l’ultima parola spetta necessariamente al cardiologo.

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