Emodialisi: introduzione, procedura e rischi

Ultimo Aggiornamento: 3 giorni

Introduzione all’emodialisi

L’emodialisi è il metodo usato con maggior frequenza per curare l’insufficienza renale grave e definitiva.

A partire dagli anni Sessanta, quando l’emodialisi entrò in uso come terapia per l’insufficienza renale, la scienza ha fatto passi da gigante, rendendo più efficiente questa terapia e minimizzandone gli inevitabili effetti collaterali.

Negli ultimi anni la dialisi a domicilio è diventata sempre più diffusa grazie ad apparecchiature compatte e più semplici da usare tuttavia, anche con il miglioramento delle tecniche e delle attrezzature, l’emodialisi rimane una terapia complicata e scomoda, che richiede una perfetta coordinazione dell’équipe medica, composta da:

  • nefrologi,
  • infermieri,
  • tecnici,
  • dietologi,
  • assistenti sociali.

I membri più importanti dell’équipe medica, però, siete voi e la vostra famiglia. Documentandovi sulla terapia potete aiutare il personale sanitario che vi segue e ottenere così i migliori risultati possibili per riuscire a condurre un’esistenza sana, soddisfacente e attiva.

Insufficienza renale

I reni sani filtrano il sangue rimuovendo i liquidi in eccesso, i sali minerali e i rifiuti. Producono inoltre gli ormoni che rendono le ossa forti e contribuiscono alla buona salute del sangue.

In caso di insufficienza renale le scorie pericolose si accumulano nell’organismo e la pressione sanguigna può aumentare, oltre ad andare incontro a una riduzione della produzione di globuli rossi.

In questa condizione il paziente ha quindi bisogno di una terapia che riesca a porre rimedio all’insufficienza renale.

Patologie connesse all’insufficienza renale e terapie

I reni non servono soltanto a rimuovere le sostanze di rifiuto e i liquidi in eccesso, producono anche ormoni e mantengono l’equilibrio di numerose e importanti sostanze nell’organismo.

Se i reni non funzionano bene si inizia a soffrire di anemia e di patologie a carico di

  • ossa,
  • nervi,
  • pelle.

Tra i problemi più comuni che si riscontrano nei pazienti colpiti da insufficienza renale ricordiamo:

Anemia ed eritropoietina (EPO)

L’anemia è una patologia che fa diminuire il volume dei globuli rossi nel sangue, cellule che servono per trasportare l’ossigeno verso tutto l’organismo.

Senza ossigeno le cellule non riescono ad usare l’energia ricavata dagli alimenti, quindi chi soffre di anemia si stanca facilmente ed ha un colorito pallido. L’anemia facilita anche l’insorgenza di problemi cardiaci.

L’anemia è diffusa tra chi soffre di insufficienza renale perché i reni producono l’ormone eritropoietina (EPO) che stimola la produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo. I reni malati spesso non fabbricano una quantità sufficiente di EPO, quindi il midollo osseo produce meno globuli rossi.

L’EPO è comunque disponibile in commercio sotto forma di farmaco di sintesi e viene spesso somministrata ai pazienti in dialisi.

Osteodistrofia renale

L’osteodistrofia renale è una patologia ossea causata dall’insufficienza renale che colpisce il 90% dei pazienti dializzati.

È diffusa sia tra i bambini che tra gli adulti: le ossa si assottigliano e si indeboliscono, oppure si formano in modo non corretto. I sintomi sono riscontrabili nei bambini affetti da patologie renali anche prima dell’inizio della dialisi. I pazienti più anziani e le donne in menopausa sono maggiormente a rischio.

Prurito

Molti pazienti che si sottopongono alla dialisi lamentano un prurito intenso, che di solito peggiora durante la terapia o subito dopo. Il prurito è un’eventualità frequente anche tra le persone sane, tuttavia nell’insufficienza renale il sintomo può essere aggravato dalle sostanze di rifiuto presenti nel sangue, che le attuali membrane dei dializzatori non riescono a filtrare.

Il problema può anche essere connesso all’aumento dei livelli del paratormone (PTH). Alcune persone sono riuscite ad alleviare considerevolmente il problema con la rimozione delle paratiroidi, quattro ghiandole situate sulla superficie esterna della tiroide, una ghiandola situata alla base del collo, immediatamente sopra la clavicola. Le paratiroidi aiutano a controllare i livelli di calcio e fosforo nel sangue.

Una cura definitiva e universale per il prurito, tuttavia, non è ancora stata individuata.

In alcuni casi sembrano utili i leganti del fosfato: questi farmaci agiscono come spugne, legando il fosfato presente nello stomaco. Alcuni pazienti provano sollievo esponendosi ai raggi ultravioletti, altri ancora migliorano con le iniezioni di EPO. Anche alcuni antistaminici si sono dimostrati utili. Le creme a base di capsaicina, applicate sulla pelle, possono alleviare il prurito, perché indeboliscono gli impulsi nervosi. In ogni caso è fondamentale prendersi cura della pelle secca: può essere utile applicare creme contenenti lanolina o canfora.

Disturbi del sonno

I pazienti dializzati spesso soffrono di insonnia e alcuni di essi anche di un problema specifico chiamato sindrome da apnee nel sonno, i cui primi sintomi spesso sono il russamento e le interruzioni improvvise del russamento a causa di apnee notturne.

Durante gli episodi di apnea nel sonno la respirazione di fatto si interrompe.

Con il passare del tempo i disturbi del sonno possono causare:

  • alterazione del rapporto sonno-veglia (insonnia di notte e sonnolenza durante il giorno),
  • mal di testa,
  • depressione,
  • senso di allarme continuo.

L’apnea può essere collegata agli effetti dell’insufficienza renale grave sul controllo della respirazione. Tra le terapie e i rimedi che risolvono il disturbo, sia nei pazienti affetti da insufficienza renale sia in quelli sani, ricordiamo:

  • dieta dimagrante,
  • cambiamento della posizione in cui si dorme,
  • l’uso di una maschera che insuffla aria nel naso in modo continuo (CPAP o ventilazione meccanica a pressione positiva delle vie aeree).

Molti pazienti dializzati hanno problemi a dormire di notte per via della sindrome delle gambe senza riposo, cioè delle gambe che fanno male, non riescono a trovare una posizione e sono irrequiete.

In alcuni casi il paziente avverte un forte impulso a scalciare o ha le gambe che vibrano involontariamente, mentre i calci durante il sonno possono disturbare chi dorme accanto al paziente. Tra le cause delle gambe senza riposo ricordiamo le lesioni nervose o gli squilibri chimici.

L’attività fisica moderata durante il giorno può essere utile, ma fare ginnastica o altre attività per alcune ore prima di dormire può peggiorare la situazione. Chi soffre della sindrome delle gambe senza riposo dovrebbe limitare o evitare completamente la caffeina, gli alcolici e il tabacco; alcuni pazienti trovano sollievo con i massaggi o con una doccia calda. Possono inoltre essere utili anche particolari farmaci, detti benzodiazepine, molto diffusi per la cura dell’insonnia o dell’ansia: tra di essi ricordiamo, ad esempio, il Valium. Una terapia innovativa e in alcuni casi più efficace è il pramipexolo, un farmaco usato per curare il morbo di Parkinson.

I disturbi del sonno possono sembrare poco importanti, ma sono in grado di compromettere profondamente la qualità della vita ed è quindi importante segnalarli sempre con fiducia al medico.

Amiloidosi

L’amiloidosi associata a dialisi (DRA) è un problema che si manifesta frequentemente tra i pazienti in dialisi da più di 5 anni. La DRA si sviluppa quando le proteine del sangue si depositano sulle articolazioni e sui tendini, causando

  • dolore,
  • rigidità articolare
  • e accumulo di liquidi nelle articolazioni,

come nel caso dell’artrite.

I reni, quando funzionano, sono in grado di filtrare le proteine, invece i filtri per la dialisi non sono altrettanto efficaci.

Adattarsi ai cambiamenti

Anche nelle situazioni meno problematiche l’adattamento alle conseguenze dell’insufficienza renale e i momenti da dedicare alla dialisi possono essere difficili.

A parte il tempo “perso”, il paziente può ritrovarsi ad avere meno energie. Probabilmente dovrà cambiare qualcosa sul posto di lavoro o in casa, delegando alcune attività e responsabilità.

Mantenere gli stessi impegni e gli stessi orari di quando i reni funzionavano perfettamente può essere difficile quando si soffre di insufficienza renale, ed accettare questa realtà può essere molto problematico per voi e per la vostra famiglia. Gli psicologi e gli assistenti sociali sono a vostra disposizione per rispondere a tutte le vostre domande e aiutarvi a gestire la situazione.

Molti pazienti, quando iniziano la dialisi o dopo diversi mesi di terapia, si sentono depressi. Se anche voi vi sentite depressi, parlatene con l’assistente sociale, gli infermieri o i medici, perché si tratta di un problema diffuso che spesso può essere curato con successo.

Come funziona l’emodialisi

Durante l’emodialisi il sangue viene fatto passare, pochi millilitri alla volta, attraverso un filtro speciale che rimuove le sostanze di rifiuto e i liquidi in eccesso. Una volta filtrato il sangue ritorna nell’organismo.

Emodialisi

Emodialisi

Rimuovere le sostanze di rifiuto dannose, i sali ed i liquidi in eccesso, serve per tenere sotto controllo la pressione e mantenere l’equilibrio di alcune sostanze come

Uno dei principali cambiamenti a cui bisogna obbligatoriamente adattarsi quando si inizia l’emodialisi è l’adattamento a orari ferrei: la maggior parte dei pazienti si reca al centro per la dialisi tre volte a settimana per 3 o 5 ore alla volta. Probabilmente vi dovrete recare al centro il lunedì, il mercoledì e il venerdì, oppure il martedì, il giovedì e il sabato. Forse potrete scegliere il turno del mattino, del pomeriggio o della sera, a seconda della disponibilità e della capacità del reparto dialisi. Il centro dialisi vi spiegherà come potrete seguire una terapia regolare.

I ricercatori stanno cercando di capire se la rimozione dei rifiuti è più efficace con sessioni giornaliere più brevi, oppure con sessioni più lunghe eseguite anche mentre il paziente dorme il sonno del paziente. Le apparecchiature per la dialisi di ultima generazione permettono di sfruttare più facilmente queste alternative, ricorrendo alla dialisi domiciliare.

Diversi centri per la dialisi insegnano ai pazienti come eseguire l’emodialisi a domicilio, anche un famigliare o un amico che vi aiuterà devono farsi insegnare la procedura: l’allenamento di norma dura da 4 a 6 settimane. La dialisi a domicilio è più flessibile per quanto riguarda gli orari. Con l’emodialisi a domicilio la lunghezza delle sessioni e il numero di sessioni alla settimana possono variare, ma il paziente deve seguire un programma ferreo, sottoponendosi alla dialisi con la stessa frequenza che adotterebbe se si recasse presso un centro specializzato.

Preparazione

Un passaggio importante da effettuare prima dell’inizio dell’emodialisi è la preparazione dell’accesso vascolare, cioè della zona del vostro organismo in cui avverrà il passaggio del sangue in ingresso e in uscita. L’accesso vascolare dovrebbe essere preparato settimane o mesi prima dell’inizio della dialisi: grazie all’accesso, il sangue sarà scambiato più efficacemente e con meno complicazioni.

Attrezzatura e procedure

Il centro per l’emodialisi, a prima vista, può sembrare un insieme di apparecchiature e di persone. Una volta imparato come funziona la procedura e acquisita familiarità con l’attrezzatura, vi sentirete molto più a vostro agio.

Filtro dializzatore

In particolare il filtro dializzatore è un’apparecchiatura delle dimensioni di una lavatrice, che ha tre funzioni principali:

  1. pompa il sangue e tiene sotto controllo la circolazione,
  2. ripulisce il sangue dalle sostanze di rifiuto,
  3. controlla la pressione e il tasso di rimozione delle sostanze di scarto dall’organismo.

Materialmente è una grande scatola di metallo che contiene migliaia di piccole fibre attraverso cui passa il sangue. Il dialisato (il liquido per la dialisi) viene pompato nelle fibre, che permettono alle sostanze di rifiuto ed ai liquidi in eccesso di passare dal sangue alla soluzione, che le trasporta via. Il dializzatore è anche chiamato rene artificiale.

Il centro dialisi può usare lo stesso dializzatore per diverse terapie, il riutilizzo è sicuro a patto che il dializzatore venga pulito prima dell’uso.

Il dializzatore viene controllato ogni volta, per accertarsi che funzioni, e deve essere usato per un solo paziente. Prima di ogni sessione, bisognerebbe sempre controllare che sul dializzatore sia indicato il vostro nome e che l’apparecchiatura sia stata pulita, disinfettata ed esaminata.

Dialisato (soluzione per la dialisi)

La soluzione per la dialisi, chiamata anche dialisato, è il liquido contenuto nel dializzatore che aiuta a filtrare le sostanze di rifiuto e i liquidi in eccesso dal sangue. Contiene sostanze chimiche che lo fanno assomigliare a una spugna. Il medico vi darà una soluzione specifica per le vostre terapie. La composizione può variare a seconda di come reagite alle terapie e dei risultati dei vostri esami del sangue.

Aghi

Molti pazienti trovano che l’inserimento degli aghi sia una delle fasi più difficili da sopportare dell’emodialisi, però molti di essi dicono di essersi abituati dopo poche sessioni. Se l’inserimento degli aghi è doloroso, possono essere applicati una pomata o uno spray anestetico sulla pelle. La crema o lo spray anestetizzano temporaneamente la pelle e vi permettono di non sentire gli aghi.

La maggior parte dei centri per la dialisi usa due cannule, una per far scorrere il sangue verso il dializzatore e una per riportare il sangue pulito all’organismo. Alcune cannule specializzate hanno due aperture per permettere il passaggio del sangue in entrambi i versi, però sono meno efficienti e quindi le sessioni durano di più. Gli aghi ad alto flusso o ad alta efficienza sono un tantino più grandi rispetto a quelli usati con i dializzatori tradizionali.

Cannula arteriosa e cannula venosa

Alcuni pazienti preferiscono essere autonomi nell’inserimento degli aghi, devono quindi imparare a inserirli correttamente per prevenire le infezioni e proteggere l’accesso vascolare.

Per posizionare gli aghi, è inoltre possibile imparare una tecnica “a scala”, in cui, sessione dopo sessione, si “risale” l’intera lunghezza dell’accesso, in modo da non danneggiare la zona con troppe punture.

Un approccio diverso è quello “ad occhiello”, in cui si usano pochi punti d’inserimento, ma si reinserisce l’ago nello stesso punto usato nella sessione precedente.

Sia che siate autonomi nell’uso degli aghi, sia che deleghiate agli infermieri, dovreste comunque conoscere queste due tecniche per una perfetta manutenzione dell’accesso.

Esami

Circa una volta al mese l’équipe medica del centro dialisi vi sottoporrà agli esami del sangue usando una delle due formule (URR o Kt/V) per capire se le terapie riescono a rimuovere una quantità sufficiente di sostanze di scarto.

Entrambi gli esami prendono in considerazione un singolo prodotto di rifiuto (l’azoto ureico), come indicatore del livello di sostanze di scarto presenti nell’organismo.

Fonte principale: NIH (adattamento a cura di Elisa Bruno)

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  1. Anonimo

    Sono molto soddisfatto di queste vostre delucidazioni anche perchè da noi i Medici sono soltanto delle presenze-
    Nonostante la loro scarsa colla borazione
    ci sno alcuni infermieri molto bravi ,con la speranz che un giorno il
    SUD possa cambiare :grazie di tutto

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Grazie a lei, mi piace molto sottolineare l’importanza degli infermieri, che con la loro umanità spesso sopperiscono al fatto che per i medici siamo spesso solo numeri.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Se per sicura intende certa no, non lo è, inoltre si valuta caso per caso.

  2. Anonimo

    Io ho un’amica che deve andare a Verona credo ad operarsi, con questa operazione si rischia la vita?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Nessun intervento è scevro da rischi, ma la probabilità che si verifichino complicazioni gravi non è elevata.

  3. Anonimo

    Ma se non si fa il trapianto si rischia la visita ?
    E quanto si può vivere in dialisi ?
    Grazie

  4. Anonimo

    una volta iniziata c’è la possibilità di poterla interrompere? che si guarisca e non serva più? chiedo scusa per la profonda ignoranza.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non sono nefrologo, ma l’unica possibilità di interruzione che vedo è attraverso un trapianto di reni.

  5. Anonimo

    Il mio commento e semplice o colpicato non lo so neanche io sono un uomo di 80 anni con la mia agonia e da 60 anni che ci vivo sono molto attento allo stle di vita questo mi fasentire sia di spirito che di apparenza giovane pero ora sono un predializzato ho il gfr a 20 e creatinina 4.5 sono terrorizzato diniziare questa nuova vita mia moglie che mi sta accanto non riesce piu a credere che una malettia seria a voltegli pare che faccio la vittima ma io mi sento molto stanco anche se vado continuamente a lavoro come quanto stavo bene ma questo mi aiuta vivere e allapparenza nessuno puo pensare cosi stanco

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Comprendo la sua paura, ma al di là dell’impegno ricorrente vedrà che sarà meno peggio di quanto possa sembrare.

  6. Anonimo

    Salve, mio padre deve iniziare la dialisi e io non vivo più con lui
    Volevo sapere se con questa nuova vita potrà continuare a vivere da solo?

  7. Anonimo

    Purtroppo ha avuto una trombosi retinica all’occhio sx forse recuperabile cmq apparte il trasporto per andare a fare la dialisi ?quello che mi preoccupa è lo stare da soli a casa

  8. Anonimo

    Ho problemi seri ai reni. Circa due mesi fa sono stato operato alla prostata con esito esame istologico negativo. Ma da circa un mese per via di sangue occulto nelle feci attraverso esami di gastroscopia ,ecografia, tac e Pet hanno riscontrato la seguente prognosi: Sono state riscontrate sezioni tomografici transassiali di 3,27mm. di spessore. Limitatamente al potere risolutivo della metodica (circa 4 mm) e alla possibilità di assente fissazione istologiche a bassa attività metabolica.L’esame Tomoscintigrafico Pet odierno ha evidenziato la presenza di una voluminosa area di iperaccumulo del radiocomposto metabolico localizzata in addome al piano sinistro di pertinenza intestinale del diametro di 30mm e con un SUV max = 26,1 suggestiva per presenza di tessuto eteroplastico, vitale, ad alta attività metabolica. Non so nulla di medicina: iL MEDICO CHE MI HA VISITATO HA DECISO L’INTERVENTO CHIRURGICO poichè come le accennavo sono da anni sofferente ai reni coca rischio con L’anestesia? Desideravo gentilmente sapere se si tratta di un tumore maligno visto che i familiari nascondono ogni mia domanda. Mi spieghi cortesemente che possibilità di vivere ho La ringrazierò ogni giorno per la vita che mi rimane di vivere. ( Le sarò ancora più grato se darà priorità al mio problema rispondendomi urgentemente è dal primo giorno che cerco di comunicare con Lei ma non ci sono riuscito.

    1. Anonimo

      Salve dottore sono un ragazzo di 26 anni,trapiantato da 2 e mezzo quasi… Volevo sapere in media un trapianto quanto puo’ durare?…Io faccio uno stile di vita quasi sano, non assumo droghe,alcool, farmaci fai da te e seguo un’alimentazione sana e una quasi attivita’ fisica regolare…. Le uniche pecche sono che ogni tanto fumo in maniera irregolare e la mia alimentazione nonostante sia sana e equilibrata a volte ha contenute abbastanza proteine, perche’ vado in palestra…. E in ultimo volevo sapere se il sollevamento pesi potrebbe creare qualche problemino…. grazie…

  9. Anonimo

    Ma mi ritengo fortunato di aver aspettato solo 2 mesi in lista e di essere uscito da un tunnel di quasi 3 anni, percio’ per me quello ke conta ora e’ VIVERE!….

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Attenzione all’alimentazione ed alle integrazioni, sono entrambe da concordare con il nefrologo; per la sua domanda nella migliore delle ipotesi come chiunque altro, ma proprio per questo non deve trascurare nessun aspetto della sua salute, integratori compresi.

  10. Anonimo

    Grazie dottore….. Volevo solo essere piu’ chiaro con lei riguardo al sollevamento pesi….. Puo’ far male?…. Grazie e buon lavoro…

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non esageri e lo valuti comunque anche con il nefrologo.

  11. Anonimo

    Grazie per tutte le informazioni, siete veramente bravi, lei dr.Cimurro e migliore che tanti medici che ho conosciuto negli ospedali, loro non ci informano proprio di niente. GRAZIE♥♥.

  12. Anonimo

    sono un soggetto G6PD carente, vorrei sapere se posso donare un rene a mia moglie. Al cross mach risultiamo compatibili.
    infinitamente grazie per la risposta

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non vedo controindicazioni, ma non ho l’esperienza per garantirglielo (anche perchè essendo l’insufficienza renale una possibile complicazione, non è detto che i medici glielo permettano).

  13. Anonimo

    Salve dott. Cimurro, volevo un consiglio,, mio marito da un mese purtroppo ha iniziato la dialisi, i penultimi esami la creatinina era 5.3 ora e’ 7,9 come mai si e’ alzata di nuovo? pensavo che la dialisi migliorava un po’ la situazione.Forse sbaglio qualche cosa riguardo la alimentazione? grazie in attesa del suo consiglio la saluto

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Valori di riferimento del suo laboratorio?
      Le hanno dato indicazioni dietetiche?

    2. Anonimo

      grazie per la sua rapidita’ nel rispondere, gli esami sono quelli effettuati al centro dialisi e per quanto riguarda la dieta niente di particolare tranne le solite attenzioni al potassio e fosforo.

    3. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Avrei bisogno di conoscere i valori di riferimento del suo laboratorio, li trova accanto ai risultati.

    4. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      No, non credo che sia un problema di alimentazione; l’ha già segnalato al nefrologo?

    5. Anonimo

      il nefrologo al centro dialisi penso che li abbia visti anche perché’ sono esami fatti da loro

    6. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Onestamente non mi sento di esprimere giudizi, ma è comunque un aspetto che chiederei personalmente allo specialista alla prima occasione. Mi dispiace, ma temo di non poterla aiutare.

    7. Anonimo

      Grazie per la sua disponibilita’ . Magari tutti i medici fossero come
      lei . Grazie e saluti

  14. Anonimo

    le sarei molto grata se volesse spiegarmi che genere di sostanze si usano nel rene artificiale per l ‘ emodialisi e come sono in grado di agire sui valori pressori. Mio figlio , da quando ha iniziato l’emodialisi , non riesce più a controllare la pressione arteriosa con gli stessi farmaci che usava quando faceva quella peritoneale. La ringrazio di avermi letta e spero che possa darmi una risposta che mi aiuti.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non mi sento in grado di rispondere con sufficiente competenza.

  15. Anonimo

    Volevo mettere una domanda,inserimento di una fistula e pericoloso per un sogetto di 84anni di eta ,che fa dialisi di cca 4anni?Grazie!

  16. Anonimo

    Sindrome mielodisplastica: Citopenia refrattaria con displasia unilineare – Anemia Refrattaria RCUD- RA ) lieve emolisi cronica ; HBV+ .
    NEORECORMON 30.000 due fiale alla settimana.

    Sono un uomo di 74 anni è dal due anni non ho visto nessun miglioramento , da cinque mesi mi anno nel dorsale un preliemo midollare esito dicono nella norma. cosa devo fare diverso.
    Devo rivolgermi in un altro centro ??? e dove Grazie

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