Gravidanza molare: sintomi e pericoli

Ultimo Aggiornamento: 148 giorni

Introduzione

Si parla di gravidanza molare quando il feto non si sviluppa perché placenta ed embrione non si formano bene.

In una gravidanza normale la placenta provvede a nutrire il feto e a rimuovere le scorie. È costituita da milioni di cellule, i cosiddetti trofoblasti. Nella gravidanza molare queste cellule hanno un comportamento anomalo fin dal momento della fecondazione dell’ovocita. Questa anomalia determina una massa di cellule difettose che possono formare sacchi pieni di liquido (cisti), simili ad acini di uva bianca. Queste cellule si sviluppano rapidamente nell’utero, invece di originare un feto. Vengono identificate con il termine mola, derivata dal latino per massa.

La gravidanza molare viene anche chiamata mola idatiforme; è una forma precancerosa di malattia trofoblastica gestazionale.

È dovuta a uno squilibrio del materiale genetico (cromosomico) nella gravidanza. In genere, si verifica quando uno spermatozoo feconda un ovocita privo di materiale genetico (gravidanza molare completa) o due spermatozoi fecondano un ovocita normale (gravidanza molare parziale).

Nella gravidanza molare completa, l’embrione non si sviluppa per niente. In quella parziale, ci può essere uno sviluppo fetale che non arriva però mai a uno stadio vitale, a causa dello squilibrio tra cromosomi maschili e femminili.

La gravidanza molare non dipende da fattori della coppia.

Si tratta fortunatamente di un evento raro, su 1000 gravidanze all’incirca da una a tre risultano molari.

Fattori di rischio

I fattori di rischio noti sono i seguenti:

  • Età: le gravidanze molari complete sono più frequenti prima dei 20 e dopo i 45 anni di età. L’età non influisce invece sul rischio di gravidanza molare parziale.
  • Gravidanza molare pregressa: dopo una gravidanza molare, il rischio di averne un’altra è 1-2 su 100 rispetto ad un rischio base di 1 su 600. In caso di gravidanze molari ripetute, il rischio sale a circa 15-20%.
  • Etnia: le gravidanze molari sono più frequenti nei paesi asiatici (come Taiwan, Filippine e Giappone) e tra le native americane. Negli ultimi anni, però, le differenze di incidenza della gravidanza molare tra queste comunità e la popolazione generale sono diventate meno evidenti.

Tipi di gravidanza molare

Esistono due tipi principali di gravidanza molare, in funzione della disposizione dei cromosomi nell’ovocita. In particolare:

  • Mola completa: non si forma tessuto placentare normale né c’è sviluppo fetale; di fatto, c’è solo una crescita di cellule anormali
  • Mola parziale: si formano un qualche tessuto placentare e una parvenza di embrione anormali; non c’è sviluppo fetale

In casi molto rari, una gravidanza gemellare può consistere in un feto normale e una mola.

Sintomi e diagnosi

La gravidanza molare spesso non dà alcun segno particolare. Nella maggior parte dei casi il problema viene rilevato durante un controllo ecografico, che potrebbe anche essere la prima ecografia (a seconda dei casi tra la sesta e la quattordicesima settimana).

In caso di sintomi, compaiono in genere tra la quarta e la dodicesima settimana di gravidanza, il sintomo più frequente è il sanguinamento o la perdita vaginale di un liquido marrone-rosso.

Malessere e vomito possono essere più intensi rispetto a una gravidanza normale.

Il sanguinamento in genere porta all’esecuzione di un controllo ecografico. Se l’esame rivela anomalie, viene eseguita un’evacuazione uterina. La procedura consente la rimozione della gravidanza molare e viene in genere praticata chirurgicamente (evacuazione per aspirazione).

Implica l’apertura della cervice (il collo dell’utero) con un piccolo tubo, detto dilatatore, e la rimozione di qualunque residuo tessutale tramite un dispositivo aspirante. Il tessuto gravidico viene quindi sottoposto a esami di laboratorio per confermarne la natura molare.
In caso di aborto o interruzione di gravidanza per altri motivi, il tessuto gravidico può comunque essere sottoposto ad analisi. Ciò può evidenziare una gravidanza di origine molare anche in assenza di indicazioni cliniche.

Trattamento

La gravidanza molare in genere deve essere rimossa chirurgicamente. L’intervento consiste in un’evacuazione per aspirazione, di pertinenza di un ginecologo.
In alcuni casi, la gravidanza molare può essere trattata con la rimozione dell’utero (isterectomia), ma solo nei casi in cui la donna non voglia affrontare ulteriori gravidanze.

Quasi tutti i casi di gravidanza molare posso essere risolti con successo.

Dopo la rimozione chirurgica rimangono comunque alcune cellule nell’utero. Nel tempo queste cellule muoiono spontaneamente in circa il 90% delle donne.

Per sicurezza quasi tutte le donne che hanno avuto una gravidanza molare vengono sottoposte a monitoraggio dell’ormone HCG; l’HGC è prodotto da una placenta normale ma anche da cellule molari ed è l’ormone normalmente utilizzato per i test di gravidanza. Può essere individuato sia nel sangue che nelle urine.

Questo permette di monitorare eventuali segni di malattia trofoblastica gestazionale persistente, possibile complicanza di una gravidanza molare (vedere oltre); in questi casi, i livelli di HCG rimangono costanti o aumentano invece di diminuire. Questa condizione richiede terapie ulteriori a base di chemioterapici.

Complicazioni

In alcuni casi, le cellule molari rimaste dopo evacuazione dell’utero ricrescono invece di morire; si parla allora di malattia persistente.

È una delle forme maligne di malattia trofoblastica gestazionale, che includono la mola invasiva e il coriocarcinoma. Un’ulteriore evacuazione per aspirazione può essere occasionalmente di aiuto, ma in genere è necessario ricorrere alla chemioterapia per risolvere il problema.

Il rischio di trattamento ulteriore è di:

  • 1 su 10 dopo gravidanza molare completa,
  • 1 su 100 dopo gravidanza molare parziale.

La gravidanza molare invasiva in genere è trattata con una chemioterapia a base di metotrexate e acido folinico. Il metotrexate è somministrato per via intramuscolare (iniezione), l’acido folinico per bocca (compresse).

Iniezione e compressa vengono somministrate a giorni alterni per otto giorni, seguiti da un riposo di sei giorni. Il ciclo di otto giorni viene quindi ripetuto. Questa alternanza si protrae fino a sei settimane dopo normalizzazione dei livelli di HCG.

Ogni 100 casi si verificano da una a tre recidive.

La malattia trofoblastica persistente è diversa da altri tipi di cancro; la percentuale di guarigione nelle donne che la sviluppano dopo una gravidanza molare è circa del 100%. Questo significa che in pratica tutte le donne che vanno incontro a malattia trofoblastica persistente dopo gravidanza molare possono guarire.

Mentre la guarigione fisica è spesso relativamente veloce, il recupero emozionale può richiedere più tempo.

Non solo la gravidanza molare implica la perdita di un feto, ma comporta anche un piccolo rischio di crescita cancerosa. Questo può avere un enorme impatto emotivo.
Parlarne con il partner, il medico, uno psicologo o altre donne che abbiano avuto esperienze analoghe potrà essere di aiuto.

Gravidanze successive

Dopo una gravidanza molare, si raccomanda di evitare una nuova gravidanza fino al completamento del monitoraggio dell’ormone HCG. Ciò richiede in genere pochi mesi, ma talvolta può estendersi fino a un anno, sarà quindi il ginecologo a valutare tempi e modi.

Nella maggior parte delle donne in trattamento chemioterapico per malattia trofoblastica persistente il ciclo mestruale riprende sei mesi dopo la terapia.

Fonte principale: NHS, licensed under the OGL

Traduzioni a cura della Dr.ssa Greppi Barbara

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