Tosse, febbre e raffreddore nel bambino: quali farmaci?

Ultimo Aggiornamento: 122 giorni

Sintesi

Il seguente articolo, sintesi (a cura di Romina Marroni) di un più corposo testo pubblicato sul BIF, è leggermente più tecnico del solito; per qualsiasi dubbio o chiarimento vi invito ad usare i commenti o a rivolgersi al proprio pediatra, senza mai praticare automedicazione sui bambini, potenzialmente molto pericolosa come spiegato in seguito.

SIntesi:

  • I bambini al di sotto dei 2 anni, o che frequentano scuole/asili, sono particolarmente a rischio per infezioni delle vie respiratorie.
  • I farmaci antipiretici (Tachipirina, Sanipirina, Paracetamolo, Efferalgan, …) ed antinfiammatori (Nureflex, Antalfebal, Niflam, …) sono quelli maggiormente utilizzati nei bambini ed i cui dati sperimentali, se pur ridotti, sono positivi.
  • Non esistono conferme decisive sull’utilità dei sedativi della tosse (Seki, Levotuss, …), mentre esiste uno studio che promuove l’uso del miele.
  • Non esistono studi che dimostrino l’efficacia dei decongestionanti nasali nei bambini ed in Italia anche per questo motivo sono controindicati al di sotto dei 12 anni.
  • L’aerosol è una buona soluzione per alleviare i sintomi.
  • Non esistono conferme scientifiche dell’efficacia dei fluidificanti e degli antistaminici nei bambini.
  • La fitoterapia non è supportata da studi rilevanti in età pediatrica, l’omeopatia ha un profilo di sicurezza pressoché totale.

Introduzione

Le infezioni delle vie respiratorie superiori colpiscono prevalentemente i bambini al di sotto dei 2 anni di età e quelli che frequentano gli asili e le scuole, rappresentando la causa principale del consulto pediatrico.

Raffreddore, influenza, faringite, laringite, sinusite, tonsillite, croup (ostruzione a livello della laringe che si manifesta con tosse abbaiante, dispnea inspiratoria acuta e stridore inspiratorio) hanno tutte un’origine virale e questo rende ragione della stagionalità di queste infezioni: i mesi più colpiti sono quelli invernali, le cui caratteristiche climatiche di temperatura ed umidità favoriscono il diffondersi di virus influenzali e parainfluenzali, di rinovirus e coronavirus.

Alcune volte queste infezioni possono derivare da contaminazione batterica, un esempio è l’infezione da Streptococcus pneumoniae.

L’elevata incidenza di queste malattie in età pediatrica è sicuramente dovuta alla facilità di trasmissione, che avviene per via aerea tramite goccioline di saliva o per contatto con superfici contaminate, ad esempio tramite le mani, con i bambini che si portano spesso le mani o i giochi alla bocca.

I sintomi delle infezioni delle prime vie respiratorie sono:

  • congestione nasale,
  • starnuti,
  • abbondante secrezione nasale,
  • tosse,
  • mal di gola,
  • febbre
  • e malessere generale.

A volte le infezioni sono seguite da complicazioni batteriche come l’otite media, la polmonite o complicanze anch’esse virali come la bronchiolite, la polmonite ed il croup. Queste complicanze tuttavia sono molto rare e non rendono ragione dell’abuso di farmaci che si verifica soprattutto per cercare di alleviare i sintomi.

L’abuso dei farmaci non è giustificabile neanche dal punto di vista del decorso della malattia, visto che i sintomi durano solo alcuni giorni e molto difficilmente superano la settimana; ciò che probabilmente determina un alto uso di farmaci da banco è la frequenza elevata di queste infezioni e, poiché nella società attuale non si ha il tempo di essere ammalati, è conveniente per la società stessa che i sintomi spariscano nel più breve tempo possibile, non importa se il virus è ancora presente ed il corpo sta ancora lottando… pensiamo infatti agli episodi di ricaduta che altro non sono che il mancato rispetto del decorso della malattia.

Alcuni dei farmaci comunemente assunti sono stati al centro dell’attenzione per gli effetti collaterali, anche gravi, procurati in bambini che li avevano assunti. E’ da considerare il fatto che per i comuni farmaci utilizzati in questi casi come i sedativi per la tosse, i mucolitici, gli antistaminici,… non ci sono evidenze sperimentali della loro efficacia nei bambini, molto spesso anzi i dati sono estrapolati da studi effettuati su una popolazione adulta, e siccome di norma vengono assunti più farmaci contemporaneamente maggiore è il rischio di insorgenza di effetti collaterali soprattutto nei bambini.

Vediamo ora in dettaglio quali sono le evidenze sperimentali dell’efficacia di alcuni tipi di trattamenti farmacologici utilizzati per contrastare i sintomi delle infezioni delle prime vie respiratorie nei bambini e vedremo come molte credenze comuni andrebbero ridimensionate e ripensate alla luce di alcuni risultati.

La febbre e l’infiammazione

I farmaci antipiretici (Tachipirina, Sanipirina, Paracetamolo, Efferalgan, …) ed antinfiammatori (Nureflex, Antalfebal, Niflam, …) sono quelli maggiormente utilizzati nei bambini ed i dati sperimentali, se pur non quantitativamente elevati, sono positivi sia per l’efficacia che per la sicurezza se i farmaci vengono assunti nelle dosi consigliate.

Il paracetamolo (Tachipirina in gocce o in supposte sono le forme usate per i bambini), l’ibuprofene (es. Antalfebal) e l’acido acetilsalicilico (ASA) cioè l’aspirina sono le molecole chimicamente attive contro la febbre ed i dolori più presenti nei farmaci di questa tipologia usati per i bambini e gli adulti.

Il paracetamolo è la prima scelta tra i farmaci da banco per il suo potere analgesico ed antipiretico e se assunto nelle dosi consigliate ha irrilevanti effetti collaterali ed in genere è ben tollerato, queste evidenze derivano da più di 40 anni di uso nei bambini. I suoi effetti collaterali, epato e nefrotossicità (danni al fegato ed ai reni), sono dovuti esclusivamente al sovradosaggio: ad esempio la dose epatotossica è di 150 mg/kg o di 75 mg/Kg nei bimbi a rischio epatico (ad es. se malnutriti, con patologie conclamate al fegato, con infezioni da HIV o con patologie metaboliche), mentre le dosi consigliate per i bambini al di sopra dei 3 mesi sono di 15 mg/Kg ; la dose giornaliera massima (nell’arco delle 24 ore) è di 60 mg/Kg che diventano 80 mg/Kg nei bambini al di sopra dei 6 mesi e diventa di 4 g negli adulti.

Da studi equiparati fra paracetamolo e ibuprofene (Nureflex, Antalfebal)) si è evidenziato lo stesso grado di efficacia nell’azione antifebbrile, quest’ultima molecola è diventata negli ultimi tempi molto utilizzata sui bambini. Esiste uno studio clinico su una popolazione di bambini di età compresa fra i 2 e i 12 anni che ha dimostrato come una singola dose di 10mg/Kg di ibuprofene sia stata efficace nel contrastare la febbre associata all’infezione respiratoria. Anche l’ibuprofene è ben tollerato e sicuro se assunto nelle dosi consigliate. L’ibuprofene tuttavia, essendo un ,antiinfiammatorio, non andrebbe somministrato a bambini con ulcera peptica o a bambini che hanno mostrato reazioni di ipersensibilità verso altri antinfiammatori. Comunque, come si è detto, se ci si attiene alle dosi consigliate gli effetti gastrointestinali secondari sono pressoché nulli.

Per l’acido acetilsalicilico (Aspirina) si deve fare un discorso a parte in quanto il suo utilizzo è fortemente sconsigliato nei bambini di età inferiore ai 12 anni per il rischio di contrarre la sindrome di Reye, una malattia pediatrica di grave intensità che si manifesta con nausea, vomito incontrollabile e sintomi neurologici come perdita della memoria; inoltre è caratterizzata da disturbi epatici talmente gravi da portare ad uno stato di coma e fino alla morte in alcuni casi. Questa sindrome è molto rara, ma è stata associata all’uso di aspirina in caso di infezioni virali, soprattutto influenza e varicella, nei bambini al di sotto del dodicesimo anno di età. L’aspirina è comunque molto efficace come antipiretico ed antinfiammatorio, come dimostrano i molti studi effettuati, tuttavia il suo uso è consigliato solo per gli adulti.

La tosse

La tosse è un meccanismo fisiologico con cui il nostro corpo si protegge espellendo le secrezioni in eccesso e mantenendo così libere le vie respiratorie. E’ sicuramente uno dei sintomi più fastidiosi e nei bambini piccoli, ma anche negli adulti, provoca un certo grado di insonnia ed agitazione. L’uso dei sedativi per la tosse in età pediatrica è controverso perché mancano degli studi sistematici eseguiti direttamente sui bambini e gli effetti clinici sono estrapolati esclusivamente da ricerche su popolazione adulta.

Le due molecole principalmente usate come sedativi per la tosse e per le quali esistono numerosi studi sono la codeina e il destrometorfano. I derivati della codeina non inibiscono completamente la tosse neanche negli adulti, però possono avere effetti collaterali spiacevoli a livello gastrointestinale o possono indurre depressione respiratoria; il destrometorfano, che ha un’azione simile ai narcotici ed ha la stessa efficacia della codeina, può anch’esso ad alte dosi provocare depressione respiratoria.

Da poco tempo l’Accademia Americana di Pediatria ha ribadito la validità di uno studio effettuato già più di dieci anni fa in cui veniva evidenziata l’efficacia sedativa di queste due molecole negli adulti ma che, in età pediatrica non essendoci invece alcuna evidenza, ne sconsigliava l’uso a causa dell’esposizione a possibili effetti collaterali non quantificati nei bambini che si sa sono più vulnerabili degli adulti.

Per tutte le altre molecole in commercio, come la levodropropizina (Levotuss) e la cloperastina, (Seki) anche in dose pediatrica non esistono evidenze sperimentali effettuate sui bambini che ne facciano raccomandare l’uso.

E’ significativo notare come uno studio, abbia dimostrato l’efficacia del miele, classico “rimedio della nonna“, nella sedazione della tosse soprattutto notturna. Il miele non ha effetti collaterali, l’unica prudenza da tenere è nel caso dei lattanti per i quali un’eventuale contaminazione da spore di Clostridium botulinum sarebbe problematica.

Congestione nasale

Insieme alla tosse è il sintomo che più frequentemente viene riferito durante l’infezione alle alte vie respiratorie. I decongestionanti nasali che sono somministrati per via topica o sistemica hanno indicazioni per rinite, faringite acuta e catarrale, rinite allergica, infiammazione nasale e paranasale, sinusite ecc. e spesso sono associati ad altri farmaci come gli antistaminici e, più che essere prescritti, sono acquistati su iniziativa personale.

Vengono utilizzati diversi principi attivi che grosso modo possono essere classificati in due gruppi: i derivati delle catecolamine (efedrina, fenilefedrina, p-ossifenilpropilamina iodidrato ecc.) e i derivati imidazolinici (ossimetazolina, nafazolina ecc.) e ricordiamo per esempio Rinazina spray, Deltarinolo, Otrivin, Vicks Synex, …

Gli studi effettuati su una popolazione adulta hanno dimostrato l’efficacia nell’alleviare il sintomo e sembra che la via di somministrazione (topica o orale) non dia significative differenze nel risultato inoltre, se il farmaco è assunto per un breve periodo, si ha un basso rischio di effetti collaterali; altri studi hanno evidenziato come l’utilizzo di decongestionanti per più di 5 giorni consecutivi possano dare reazioni avverse a livello locale come irritazione delle mucose ed il più grave fenomeno della ricongestione, l’uso prolungato di queste sostanze, che di per sé sono vasocostrittrici, può determinare una conseguente vasodilatazione seguita da ricongestione, questo ciclo vizioso induce la persona, ignara di questo meccanismo, ad abusare del prodotto per ottenere lo stesso risultato, fatto questo che a lungo andare fa sì che le sostanze attive vengano assorbite dalla mucosa nasale e causare a livello sistemico effetti sul sistema nervoso centrale (cefalea, depressione respiratoria ecc.) e sull’apparato cardiovascolare (ipertensione arteriosa, tachicardia, ipotensione arteriosa ecc.).

Per i bambini invece non esistono evidenze sperimentali sull’efficacia dei decongestionanti nasali anzi, due ricerche condotte su bimbi al di sotto dei 12 anni con prodotti decongestionanti e antistaminici insieme non hanno riportato differenze rispetto ai risultati in placebo. Le differenze anatomiche e la diversa risposta farmacologica tra bambini ed adulti fanno sì che l’estrapolazione dei dati da ricerche su adulti riguardanti le dosi efficaci siano poco attendibili. Infatti la maggior parte dei preparati in commercio non è testata su pazienti in età pediatrica ed è per questa ragione che l’Agenzia Italiana per il Farmaco ha adottato un provvedimento che vieta la somministrazione di decongestionanti nasali ad azione simpaticomimetica nei bimbi al di sotto dei 12 anni. Relativamente a quest’ultimi prodotti, sono state segnalate delle reazioni, anche gravi, proprio in bambini piccoli, al di sotto di 1 anno e tra 1 e i 3 anni di età, che riguardano la cute (eritemi, orticaria, prurito…), il sistema nervoso centrale (contrazioni muscolari, agitazione, pallore, letargia, iperattività…), l’apparato respiratorio (dispnea, apnea, broncospasmo…), l’apparato cardiovascolare (vasodilatazione, extrasistoli, tachicardia…) e la mucosa nasale (rinite medicamentosa).

L’aerosol

Nonostante sia pratica comune di ricorrere a questo trattamento ogni volta che i bambini presentano i sintomi da infezione respiratoria, non esistono evidenze sperimentali che gli steroidi (cortisonici tipo Clenil o Prontinal) inalati siano efficaci e sicuri per i bambini. Questi tipi di farmaci sono indicati per il trattamento dell’asma, pertanto in linea generale se ne sconsiglia l’uso di routine, tanto meno quello di antibiotici, alcuni dei quali sono segnalati come rischiosi per taluni pazienti.

E’ comunque indubbio che il vapore inalato tramite aerosol possa alleviare un poco i sintomi delle infezioni delle alte vie respiratorie, grazie al suo effetto emolliente sul muco e al suo effetto lenitivo sulle mucose irritate; è un trattamento che non ha di fatto controindicazioni, l’unica cosa è che è difficile somministrarlo ai bambini piccoli!

Eccesso e rimozione di muco

I mucolitici e gli espettoranti sono molto usati in età pediatrica e a volte anche indiscriminatamente, complice il fatto che spesso si pensa che questi farmaci siano completamente innocui. In realtà la letteratura segnala alcune reazioni a carico del sistema nervoso centrale, a carico della pelle e a carico dell’apparato gastrointestinale.

Come per gli altri trattamenti farmacologici finora trattati mancano degli studi su pazienti pediatrici che ne attestino l’efficacia e l’innocuità. E’ stata eseguita recentemente una revisione sull’efficacia dei mucolitici durante polmonite acuta nel bambino, ma l’utilizzo di bromexina (Bisolvon) e ambroxolo, (per esempio Mucosolvan e Fluibron) le due principali molecole alla base dei prodotti mucolitici in commercio, non ha portato gli effetti benefici ipotizzati. L’unico studio a favore di una ipotetica efficacia di questi prodotti riguarda la letosteina (non in commercio in Italia) che ha determinato un certo miglioramento nell’andamento clinico nel bambino affetto da infezione alle vie respiratorie.

Trattamento con antistaminici

L’utilizzo di questo tipo di farmaci nasce dal presupposto che i sintomi delle infezioni virali delle vie respiratorie sono molto simili a quelle della rinite allergica, che è trattata con successo proprio con gli antistaminici. Quindi in base a questa similitudine è stato supposto che gli antistaminici potessero indurre un miglioramento anche nei pazienti colpiti dalle infezioni virali.

L’uso degli antistaminici, da soli o in concomitanza con altri farmaci per via topica ed orale (Zirtec, Tinset, …), non è però supportato da evidenze sperimentali, specialmente per quanto riguarda i bambini al di sotto dei 6 anni.

Durante una recente revisione sui dati relativi alla popolazione pediatrica sono stati rivalutati due test che riportano risultati contrastanti: nel primo, condotto in maniera metodologicamente corretta e riguardante un numero di bambini significativo tra i 6 mesi e i 6 anni, non sono emerse prove valide di efficacia nella somministrazione di antistaminici; nel secondo caso invece, condotto su una popolazione più ristretta con inclusi bambini fino ai 15 anni, si sono avuti esiti positivi. E’ quindi consigliata una certa cautela nell’uso di questi prodotti nei bambini piccoli, non essendoci prove definitive e soprattutto quantitativamente sufficienti.

Anche in USA, dove sono state condotte diverse ricerche sull’efficacia degli antistaminici nelle infezioni virali, i dati sono contrastanti: alcuni studi evidenziano che antistaminici associati ad altri farmaci non danno risultati favorevoli, mentre altri studi affermano il contrario.

E’ comunque da tenere presente che in America la Food and Drug Administration ha ricondotto la morte di 123 bambini all’assunzione di farmaci da banco tra cui anche antistaminici come la clorfenilamina, la doxilamina, e la carbinoxamina che è stata recentemente (2006) bandita proprio negli USA a causa di alcune segnalazioni di reazioni avverse (in Italia non è commercializzata). I

n America l’uso di farmaci da banco per contrastare la tosse ed il raffreddore nei bambini è molto elevato, vengono vendute circa 95 milioni di confezioni all’anno ed è sorprendente il fatto che non ci siano delle evidenze cliniche certe nel loro utilizzo come questo articolo cerca di dimostrare.

Cosa suggerisce la medicina alternativa

Per medicina alternativa si intende l’insieme di quelle pratiche che come principio cercano non tanto di curare i sintomi ma la causa delle malattie, fra queste ci sono l’omeopatia e la fitoterapia. Quest’ultima tuttavia non si discosta di molto dall’approccio della medicina ufficiale, nel senso che al posto del farmaco di sintesi si utilizzano prodotti naturali che agiscono comunque sui sintomi.

Per quanto riguarda la fitoterapia esiste il mito che molti prodotti essendo naturali non sono dannosi e quindi non presentano effetti collaterali, in realtà questi prodotti possono anch’essi dare effetti secondari anche gravi.

I prodotti fitoterapici vengono spesso venduti sotto forma di integratori, quindi il loro uso indiscriminato dovrebbe essere evitato e magari sarebbe opportuno rivolgersi ad un medico o ad una persona competente prima di scegliere in autonomia.

Tra i prodotti più studiati per quanto riguarda le affezioni delle alte vie aeree ci sono l’echinacea, lo zinco, l’aglio, l’edera, il geranio sudafricano, l’Andrographis paniculata, ma gli studi su pazienti in età pediatrica sono ancora molto scarsi. Vediamo in sintesi queste sostanze.

  • L’echinacea è una pianta molto studiata ed utilizzata per trattare e prevenire i sintomi influenzali. Anche qui le evidenze sperimentali sui bambini non sono sufficienti e come per gli antistaminici ci sono risultati contrastanti, sebbene negli adulti l’utilizzo di echinacea purpurea si sia dimostrata efficace nel combattere i sintomi influenzali. C’è comunque da sottolineare che uno studio in età pediatrica ha segnalato reazioni allergiche nei 5% dei casi.
  • Lo zinco è un metallo essenziale per la vita ed è coinvolto nel buon funzionamento del sistema immunitario. Alcuni studi effettuati su bambini di età inferiore ai 5 anni hanno dimostrato la sua efficacia nella prevenzione delle malattie respiratorie diminuendo la loro frequenza e la loro intensità, mentre per il trattamento del raffreddore non ci sono evidenze di utilità.
  • L’uso dell’aglio non è supportato da evidenze sperimentali, anzi sono conosciute potenziali reazioni allergiche.
  • La Commissione tedesca per la fitoterapia, in Germania le medicine alternative sono regolamentate e supportate, ha raccomandato l’uso di edera nelle affezioni respiratorie acute e croniche e sembra che ci siano degli studi su bambini, anche se pochi ancora, che avvallano l’efficacia della pianta nel miglioramento della funzionalità respiratoria.
  • Sempre in Germania l’uso delle radici del geranio sudafricano è stato regolamentato e studiato anche sui bambini, la sua efficacia sembra provata ed anche la sua sicurezza visto che non si sono riscontrati effetti collaterali importanti e comunque solo transitori. Il suo impiego è promettente anche se ci vorrebbero più studi di qualità.
  • L’Andrographis paniculata è un arbusto le cui foglie sono utilizzate nella medicina ayurvedica, alcuni studi ne hanno provato l’efficacia nel ridurre i sintomi delle infezioni respiratorie delle vie aeree superiori negli adulti con effetti secondari rari e lievi, mancano tuttavia ricerche sui bambini.

Omeopatia

L’omeopatia si fonda sul principio che il simile cura il simile, cioè sostanze minerali e/o animali che inducono nell’uomo sintomi uguali ad una certa malattia in un soggetto sano se diluite e assunte in dose omeopatiche da una persona affetta dalla stessa malattia possono guarirla.

L’efficacia dell’omeopatia è una questione controversa, in effetti la medicina ufficiale si arrocca dietro studi che evidenzierebbero come i prodotti omeopatici abbiano lo stesso effetto del placebo, tuttavia la letteratura, che negli ultimi anni si è molto popolata visto il successo che questi prodotti riscuotono tra la popolazione, evidenzia diversi casi clinici di successo soprattutto fra i bambini. Esistono studi che promuovono l’omeopatia come alternativa all’uso degli antibiotici nella rinofaringite ricorrente del bambino. Certo è che è comunque sempre bene evitare il fai da te ed è consigliabile rivolgersi ad un medico omeopata in caso di necessità.

Rimedi casalinghi

Invece di fare affidamento ai farmaci da banco per tosse e raffreddore, i genitori dovrebbero pensare a trattare i bambini con rimedi casalinghi, almeno secondo un autorevole gruppo di pediatri americani.

Come tutti i farmaci, anche i composti per tosse e raffreddore acquistabili senza prescrizione possono causare effetti collaterali gravi nei bambini piccoli, avverte la società americana di pediatria.

Visti i rischi, nel 2008 la Food and Drug Administration (l’analogo americano dell’Istituto Superiore della Sanità) ha raccomandato che

  • I bambini sotto i 4 anni di età non vengano mai trattati con farmaci per tosse e raffreddore da banco.
  • I bambini tra 4 e 6 anni dovrebbero assumere tali medicine solo sotto controllo del proprio pediatra.
  • Dopo i 6 anni di età, i bambini possono assumere i farmaci da banco in condizioni di sicurezza, ma solo se vengono seguite correttamente le istruzioni di dosaggio presenti sulle confezioni dei composti.

Secondo la società di pediatria, ci sono modi più sicuri, pratici ed economici per alleviare i bambini ammalati da sintomi quali la congestione e la tosse. Tra i modi suggeriti ci sono:

  • Scolo nasale: munirsi di un fazzoletto. Lo scolo nasale può essere fermato aspirandolo con gli appositi aspiratori o soffiandolo. Benché gli antistaminici siano efficaci nel trattare le allergie nasali, non aiutano ad alleviare i sintomi del raffreddore. L’elemento positivo è che lo scolo nasale di fatto aiuta l’organismo a liberarsi dei virus che hanno fatto ammalare i bambini.
  • Naso chiuso: nessun farmaco riesce a rimuovere muco o pus secchi dal naso, ma i lavaggi nasali possono aiutare. Spray o gocce di soluzione fisiologica possono fluidificare il muco e aiutare il bambino a soffiarselo più facilmente. In assenza di soluzione fisiologica, può essere di aiuto mettere qualche goccia di acqua calda in ciascuna narice. Questo rimedio può essere ripetuto finché il naso non sia libero. Muco molto appiccicoso può essere tolto anche tramite un bastoncino di cotone umido. L’impiego di un umidificatore o lasciar colare una doccia calda possono aiutare a prevenire il riessiccamento del muco se l’aria è secca.
  • Tosse: neonati sotto i tre mesi dovranno essere visitati dal pediatra. Tra 3 mesi e 1 anno, la tosse può essere trattata somministrando da uno a tre cucchiaini da tè (5 – 15 mL) di liquidi caldi e limpidi, come acqua o succo di mela, quattro volte al giorno previo parere del pediatra. Sotto l’anno di età, non va somministrato il miele, ma i bambini con più di 12 mesi possono prendere fino a un cucchiaino da tè al bisogno per fluidificare il muco e alleviare la tosse.
  • Accessi di tosse: il vapore tiepido di una doccia può alleviare gli accessi tosse.

I bambini con raffreddore o tosse non sempre richiedono trattamenti, fanno notare i pediatri sella società. Se non si interferisce con la sintomatologia e si lasciano i bambini liberi di giocare e dormire nome al solito, i farmaci da banco non sono necessari. Questi medicinali sono utili solo se la malattia sta causando sintomi molto significativi e impedisce di dormire.

I genitori dovranno ricordarsi che la febbre aiuta a combattere i virus e dovrà essere trattata solo se raggiunge o supera 38,5°C e il bambino sta male (fanno eccezione i bambini con precedenti di episodi convulsivi). Febbre alta e dolore possono essere trattati con paracetamolo (Tachipirina) o ibuprofene (Nurofen, MomentKid,…), raccomanda la società di pediatria.

FONTE: American Academy of Pediatrics, news release, Dec. 30, 2015

Conclusioni

Come abbiamo visto i farmaci per il trattamento delle infezioni delle vie respiratorie sono di largo consumo e la maggior parte delle evidenze cliniche sono estrapolate da studi effettuati su popolazione adulta vista la scarsità di ricerche sperimentali sui bambini. Abbiamo evidenziato anche come alcuni principi attivi possono dare effetti collaterali importanti.

Alla luce di quanto detto si possono affermare alcune linee guida nel trattamento di queste infezioni:

  1. tutti i farmaci che abbiamo menzionato non sono in grado di ridurre la durata della malattia;
  2. tutti i farmaci, ad eccezione fatta per gli antipiretici ed antiinfiammatori il cui uso è raccomandato e supportato da dati sperimentali consistenti, non sono consigliati in età pediatrica perché non supportati da ricerche ad hoc;
  3. l’uso di prodotti omeopatici nei bambini è supportato da studi circostanziati, anche se la medicina ufficiale non li avvalla, mentre per i prodotti fitoterapici i dati sperimentali sui bambini sono ancora troppo scarsi tranne che per alcune piante/sostanze.

Infine è doveroso sottolineare che i pediatri dovrebbero in prima istanza rassicurare i genitori del buon esito di queste infezioni virali e della loro guarigione spontanea e dovrebbero informarli sulla durata e sull’innocuità dei sintomi, almeno nella maggioranza dei casi; in secondo luogo sarebbe bene ricordare che i bambini affetti da infezioni alle vie respiratorie dovrebbero assumere molti liquidi e che non dovrebbero soggiornare in ambienti in cui si fuma.

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  1. Anonimo

    Buongiorno per favore posso usare il clenil a un bimbo di 1 mese.
    Avevo usato clenil alla Mia prima figlia ma non mi ricordo a quanti mese era! Ma era piccola.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non usi nessun farmaco se non prescritto dal pediatra e soprattutto NON si fidi di Internet come medico, a maggior ragione su un neonato.

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