Anticorpi monoclonali per la terapia del tumore

Ultimo Aggiornamento: 155 giorni

Introduzione

Gli anticorpi monoclonali sono una terapia contro il tumore relativamente innovativa. Per curare certe forme di tumore sono disponibili diversi tipi di anticorpi monoclonali, ma non sempre è chiarissimo quale sia il modo migliore per usarli.

Se voi e il vostro oncologo pensate di dover ricorrere a un anticorpo monoclonale per la terapia contro il tumore, in quest’articolo vi spiegheremo come funziona questa terapia (immunoterapia), in modo che possiate decidere insieme se fa al caso vostro.

Che cosa sono

Gli anticorpi monoclonali sono molecole di sintesi progettate per sfruttare particolari debolezze delle cellule tumorali; imitano gli anticorpi che l’organismo produce naturalmente come parte della risposta immunitaria ai germi, ai vaccini e ad altre sostanze o corpi estranei.

Come funzionano

Quando l’anticorpo monoclonale si attacca a una cellula tumorale può:

  • Rendere la cellula tumorale più visibile al sistema immunitario. Il sistema immunitario attacca i corpi estranei che entrano nell’organismo, ma di solito non riconosce le cellule tumorali come “nemiche”. L’anticorpo monoclonale può essere progettato per attaccarsi a determinate parti delle cellule tumorali. In questo modo l’anticorpo contrassegna le cellule tumorali, e le rende più visibili al sistema immunitario. Ad esempio l’anticorpo monoclonale rituximab (Rituxan®) si attacca a una proteina specifica (CD20) presente solo sui linfociti B, un tipo di globuli bianchi. Alcuni tipi di linfomi nascono proprio da questi linfociti B. Quando il rituximab si attacca a questa proteina sui linfociti B, li rende più visibili al sistema immunitario che quindi le attacca. Il rituximab fa diminuire il numero di linfociti B, compresi quelli sani, ma l’organismo ne produce di nuovi per sostituirli. In questo modo diminuisce la probabilità di avere dei linfociti B malati.
  • Bloccare i fattori di crescita. I fattori di crescita sono sostanze chimiche che si attaccano ai recettori delle cellule normali e di quelle tumorali, segnalando alla cellula di crescere. Alcune cellule tumorali hanno molte copie dei recettori del fattore di crescita, e quindi crescono più velocemente delle cellule sane. Gli anticorpi monoclonali sono in grado di bloccare i recettori e impedire ai segnali di crescita di raggiungere la cellula. Il cetuximab (Erbitux®), un anticorpo monoclonale approvato per la terapia del tumore al colon e dei tumori della testa e del collo, si attacca ai recettori sulle cellule tumorali che accettano un certo segnale di crescita (il fattore di crescita dell’epidermide, o EGF). Le cellule tumorali e alcune cellule sane si basano su questo segnale per iniziare a dividersi e moltiplicarsi. Impedendo al segnale di raggiungere il bersaglio sulle cellule tumorali si rallenta o si interrompe la crescita del tumore.
  • Impedire la formazione di nuovi vasi sanguigni. Le cellule tumorali proliferano anche grazie ai vasi sanguigni che le riforniscono dell’ossigeno e delle sostanze nutritive necessarie per la loro crescita. Per attrarre i vasi sanguigni, le cellule tumorali emettono dei segnali di crescita. Gli anticorpi monoclonali che bloccano questi segnali di crescita possono impedire al tumore di essere rifornito dai vasi sanguigni, e quindi impedirgli di crescere. Se invece il tumore è già inserito in una rete di vasi sanguigni e si bloccano i segnali di crescita, i vasi sanguigni possono morire e il tumore può rimpicciolirsi. Il bevacizumab (Avastin®) è un anticorpo monoclonale approvato per la terapia di diversi tipi di tumore, ma non di quello al seno. Il bevacizumab inibisce un segnale di crescita detto fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) inviato dalle cellule tumorali per attrarre nuovi vasi sanguigni. Il bevacizumab intercetta i segnali VEGF del tumore e impedisce loro di collegarsi ai loro obiettivi.
  • Somministrare radiazioni alle cellule tumorali (radioimmunoterapia). Combinando una particella radioattiva con un anticorpo monoclonale i medici riescono a somministrare le radiazioni direttamente alle cellule malate. In questo modo la maggior parte delle cellule sane circostanti rimane intatta. Gli anticorpi monoclonali con particelle radioattive somministrano una quantità minima di radiazioni per un periodo di tempo maggiore rispetto alle terapie tradizionali: i ricercatori ritengono che questa terapia sia efficace come la radioterapia convenzionale ad alti dosaggi. L’ibritumomab (Zevalin®), approvato per il linfoma non Hodgkin, è una combinazione di un anticorpo monoclonale e di particelle radioattive. L’anticorpo monoclonale si attacca ai recettori delle cellule tumorali presenti nel sangue e somministra la radiazione.

Attualmente sono in commercio molti anticorpi monoclonali diversi per curare diversi tipi di tumore. Le sperimentazioni cliniche stanno studiando l’uso degli anticorpi monoclonali nella terapia di quasi tutte le forme di tumore.

Come avviene la terapia

Gli anticorpi monoclonali vengono somministrati tramite flebo. La frequenza della terapia dipende dal tipo di tumore e dal tipo di terapia. Alcuni anticorpi monoclonali possono essere usati in combinazione con altri tipi di terapie, come la chemioterapia e la terapia ormonale. Altri invece vengono somministrati da soli.

Gli anticorpi monoclonali in passato venivano usati solo per curare i tumori in stadio avanzato che non rispondevano alla chemioterapia oppure le recidive. Ora che ne è stata dimostrata l’efficacia, però, alcune terapie con anticorpi monoclonali attualmente vengono usate già in fasi meno avanzate della malattia. Ad esempio il rituximab può essere usato come terapia di prima linea in alcuni tipi di linfoma non Hodgkin, mentre il trastuzumab (Herceptin®) viene usato per curare alcune forme non avanzate di tumore al seno.

Molte delle terapie con anticorpi monoclonali sono ancora considerate sperimentali. Proprio per questo, sono di norma riservate a tumori in stadio avanzato che non rispondono alle altre terapie standard e ben consolidate.

Esempi

Anticorpi monoclonali approvati dalla FDA per la cura dei tumori
Nome del Farmaco Tipo di tumore bersaglio
Alemtuzumab (Campath®) Leucemia linfatica cronica
Bevacizumab (Avastin®) Tumore al cervello
Tumore del colon
Tumore del rene
Tumore del polmone
Cetuximab (Erbitux®) Tumore del colon
Tumori della testa e del collo
Ibritumomab (Zevalin®) Linfomi non Hodgkin
Ofatumumab (Arzerra®) Leucemia linfatica cronica
Panitumumab (Vectibix®) Tumore del colon
Rituximab (Rituxan®) Leucemia linfatica cronica
Linfoma non Hodgkin
Tositumomab (Bexxar®) Linfoma non Hodgkin
Trastuzumab (Herceptin®) Tumore al seno
Tumore allo stomaco

Effetti collaterali

In generale la terapia con anticorpi monoclonali presenta meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia tradizionale, tuttavia non è esente da problemi e alcuni di essi, sebbene rari, possono essere molto pericolosi. Chiedete al medico quali effetti collaterali sono connessi al tipo di farmaco che dovrete assumere.

Effetti collaterali frequenti

In generale tra gli effetti collaterali più frequenti causati dagli anticorpi monoclonali ricordiamo:

  • reazioni allergiche, come orticaria o prurito,
  • sintomi parainfluenzali, ad esempio brividi, debolezza, febbre e dolore muscolare,
  • nausea,
  • diarrea,
  • eruzioni cutanee.

Effetti collaterali gravi

Tra gli effetti collaterali gravi, ma rari, degli anticorpi monoclonali possiamo ricordare:

  • Reazioni da infusione. Si possono verificare gravi reazioni allergiche che, in rarissimi casi, possono causare la morte del paziente. Prima di iniziare la terapia con gli anticorpi monoclonali probabilmente vi saranno somministrati farmaci per bloccare le reazioni allergiche. Le reazioni da infusione di solito si verificano durante la somministrazione o subito dopo, quindi il paziente deve essere controllato attentamente dagli infermieri e dai medici.
  • Estrema scarsità di cellule del sangue. La scarsità estrema di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine può provocare complicazioni gravi.
  • Problemi cardiaci. Alcuni anticorpi monoclonali possono causare problemi cardiaci, come l’insufficienza cardiaca, o un rischio minimo di infarto.
  • Problemi della pelle e delle mucose. Le lesioni della pelle e le eruzioni cutanee in alcuni casi possono provocare infezioni gravi. Si possono anche verificare lesioni gravi sul tessuto all’interno della bocca e delle gengive (mucosa orale).
  • Emorragie. Alcuni anticorpi monoclonali impediscono al tumore di formare nuovi vasi sanguigni. Sono stati riportati casi di emorragie causate da questi farmaci.

Perchè sceglierli, perchè evitarli

Ovviamente le terapie contro il tumore devono essere discusse con l’oncologo. Insieme potete valutare i rischi e i benefici di ciascuna terapia e decidere se la terapia con anticorpi monoclonali fa al caso vostro.

Tra le domande da rivolgere al medico ricordiamo:

  1. È stata dimostrata chiaramente l’efficacia dell’anticorpo monoclonale? Alcuni anticorpi monoclonali sono approvati per tumori in fase avanzata, anche se non è stato dimostrato che aumentino la speranza di vita del paziente. Altri farmaci, invece, hanno maggiori probabilità di rallentare o interrompere temporaneamente la crescita del tumore.
  2. Quali sono i possibili effetti collaterali della terapia con gli anticorpi monoclonali? Insieme al medico potete capire qual è il rapporto tra effetti collaterali attesi e benefici attesi.
  3. Quanto costerà la terapia? La terapia con gli anticorpi monoclonali può essere costosissima, anche migliaia di euro a infusione, e non mutuabile.
  4. La terapia con anticorpi monoclonali è disponibile in una sperimentazione clinica? Le sperimentazioni cliniche, cioè le ricerche mediche sulle nuove terapie e sui nuovi modi di usare le terapie esistenti, possono rappresentare un’opportunità per il paziente. Nel corso delle sperimentazioni cliniche il costo del farmaco è sostenuto da chi organizza la sperimentazione e il paziente ha un’opportunità di terapia in più. Chiedete all’oncologo quali sperimentazioni cliniche sono disponibili nel vostro caso e dove si svolgono.

Fonte Principale: Mayo Clinic (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)

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  1. Anonimo

    E’ stato diagnosticato a mio padre, 86 anni, tumore a intestino, stomaco e pancreas con milza e appendice compromesse. Operato all’intestino gli è stato fatto un bypass. Inoltre gli hanno tolto l’appendice in quanto compromessa.
    Come curarlo?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma è una situazione di esclusiva competenza di centri oncologici.

  2. Anonimo

    Buongiorno, ho 33 anni mi è stato diagnosticato il pemfigo foliaceo,
    il medico mi vorrebbe far fare la cura con mabthera antiCD20 invece che la cura con cortisone…
    ma è un farmaco tossico? ci sono delle reazioni importanti all’infusione?
    Grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non sento di avere le competenze per rispondere.

  3. Anonimo

    Come si può avere accesso a queste cure inovative e sperimentali in modo sicuro?
    Ogni giorno si scoprono sempre nuove cure, ma prima che che che siano adottate e diventino uno standard medico passano anni.
    Giustamente le nuove cure devono essere testate e convalidate, ma nel frattempo c’è gente con malattie gravi pronta a rischiare piuttosto che andare incontro a morte certa.
    Il problema è che spesso quando un paziente cerca di affidarsi a cure alternative finisce nelle mani di ciarlatani e speculatori sulla salute.
    Quindi mi chiedo, perchè non viene garantito un modo semplice e sicuro per accedere alle cure sperimentali?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      In genere si accede attraverso ospedali specializzati e/o universitari, dove viene fatta ricerca; per quanto riguarda i tumori la cosa più semplice è in genere fare riferimento a strutture come il Centro Europeo Antitumori di Milano o simili.

  4. Anonimo

    Salve dottore, una terapia con anticorpi monoclonali per il trattamento di tumori potrebbe essere applicata anche al caso di carcinoma ormonoresponsivo al seno per una paziente che ha affettuato l’intervento chirurgico e la radioterapia ma non ha potuto fare l’ormonoterapia ? La ringrazio

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