Farmaco e Cura

Emorroidi: cause, cura, gravidanza, alimentazione…

Ultima modifica: 4 marzo 2009    Tag: , , ,    
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Introduzione

Abitudini alimentari e sedentarietà sono tra le cause più comuni delle emorroidi, disturbo questo molto fastidioso ed anche doloroso che può essere evitato modificando lo stile di vita e seguendo un’adeguata terapia.

Nei paesi occidentali quasi il 50% della popolazione con più di 50 anni soffre di emorroidi; questa patologia può presentarsi a qualsiasi età, tuttavia la sua incidenza aumenta con l’invecchiamento.

Sono colpiti sia donne che uomini, anche se quest’ultimi in maggiore percentuale. Da considerare che esiste anche una certa predisposizione alla patologia, vuoi per familiarità, per ereditarietà o per costituzione per cui alcuni individui risultano essere più sensibili ai fattori che determinano lo sviluppo delle emorroidi.

In generale però si può affermare che un’alimentazione povera di fibre, un lavoro sedentario, poca attività fisica caratterizzano lo stile di vita della maggior parte della popolazione dei paesi sviluppati, dove cioè il benessere ha tolto molte malattie favorendone la diffusione di altre, come appunto le emorroidi.

Cosa sono?

La parola emorroidi deriva dal greco “haimorroides”, composta da “haima” e “rhein” che significano rispettivamente “sangue” e “scorrere”: quindi la parola vuole dire “vene da cui fluisce il sangue”.

In effetti le emorroidi, interne ed esterne, sono tecnicamente dei cuscinetti (3 in tutto) posti nel canale anale che hanno la funzione di completare la continenza; essi sono irrorati da vene emorroidarie nelle quali l’afflusso ed il deflusso di sangue regola la chiusura e l’apertura del canale anale. Le emorroidi si comportano come delle valvole che impediscono la fuoriuscita involontaria delle feci.

Ma quindi cosa vuol dire “soffrire di emorroidi?”

Significa che le vene dell’ano, dilatandosi progressivamente, danno origine alla malattia emorroidale; le emorroidi interne, stadio iniziale della patologia, congestionandosi a causa di questa dilatazione varicosa possono sanguinare; con l’aggravarsi della malattia le emorroidi prolassano all’esterno del canale anale: è questo lo stadio più doloroso della patologia, anche perché come loro diretta conseguenza si possono formare delle fastidiose ragadi intorno all’ano che peggiorano il dolore.

Si parla di:

  • Emorroidi di 1° grado quando sono completamente interne al canale anale. Possono sanguinare ma non escono all’esterno neanche durante l’evacuazione.
  • Emorroidi di 2° grado quando hanno un volume maggiore per l’aumentata pressione venosa e possono quindi prolassare, cioè fuoriuscire dal canale anale; poi però  sono in grado di ridursi rientrare al cessare dello stimolo dell’evacuazione.
  • Emorroidi di 3° grado quando prolassano all’esterno spontaneamente o sotto sforzo e per farle rientrare è necessario un intervento manuale.
  • Emorroidi di 4° grado quando sono definitivamente prolassate all’esterno e non possono più essere ridotte manualmente. Questo stadio è molto doloroso.

Cause

Esistono particolari condizioni che favoriscono l’insorgenza delle emorroidi, la stipsi è una di queste: lo sforzo ripetuto e prolungato distende le pareti delle vene anali rendendole più vulnerabili al rigonfiamento.

D’altro canto anche la diarrea può favorire la loro comparsa, perché in questa situazione la mucosa rettale si irrita e di conseguenza indebolisce i vasi che irrorano le emorroidi.

Vediamo in particolare alcune cause dirette ed indirette della patologia emorroidale:

  • abbiamo parlato di stipsi come una delle cause principali delle emorroidi, stipsi che nella maggioranza dei casi è dovuta ad una alimentazione errata, povera di fibre o troppo ricca di alimenti irritanti come le spezie, l’alcol, il cacao ed i crostacei che sono in grado, se consumati in quantità eccessive, di irritare significativamente la mucosa rettale;
  • il lavoro sedentario, cioè passare molte ore consecutive seduti, può favorire il ristagno venoso a livello anale e rettale: il sangue ristagnando tende a dilatare i vasi emorroidali;
  • abitudini igieniche sbagliate come quella di fermarsi in bagno a leggere per lungo tempo che determina un prolungato aumento della pressione sulle vene emorroidali oppure la cattiva abitudine di non assecondare subito lo stimolo dell’evacuazione, infatti trattenere le feci significa poi renderle più dure e quindi più difficili da espellere;
  • variazioni dei livelli ormonali nelle donne possono fare insorgere una crisi emorroidaria: ciclo mestruale, gravidanza, menopausa, ovulazione;
  • alcuni sport, come l’equitazione, il body building, il ciclismo, il motociclismo, se praticati con intensità e frequenza provocano continue sollecitazioni e continui traumi nella zona ano-rettale indebolendo così i tessuti emorroidali.

Sintomi

Quando le emorroidi sono di 1° grado è difficile che possano dare dolore, ma possono sanguinare; i sintomi caratteristici cominciano a diventare evidenti quando le emorroidi iniziano ad ingrossarsi, manifestando quindi:

  • bruciore e prurito anale,
  • sensazione di pesantezza e secchezza locale,
  • dolore, che si accentua al momento dell’evacuazione e può essere accompagnato da sanguinamento e, negli stadi più avanzati della malattia, da prolasso rettale.

Emorroidi in gravidanza

Sono uno dei disturbi più frequenti di cui soffrono le gestanti, vediamo come la variazione dei livelli ormonali possono scatenare le emorroidi in questo particolare momento della vita di una donna:

  • la stipsi, che colpisce anche donne che normalmente ne sono immuni, è dovuta ad alcuni ormoni prodotti (progesterone) che fanno rilassare le pareti intestinali rendendo l’intestino meno efficiente;
  • gli stessi ormoni di prima svolgono anche un’azione ipotonica sulla parete venosa, facendo aumentare il rischio di emorroidi;
  • da considerare poi la pressione esercitata dal feto sulle vene rettali ed anali, soprattutto negli ultimi mesi di gravidanza, che, impedendo la libera circolazione del sangue nelle zone del bacino e del retto, rallenta il ritorno del sangue venoso favorendo l’insorgenza del disturbo.

Se una donna arriva al momento del parto già sofferente di emorroidi, il travaglio ed il parto stesso possono acuire il dolore ed aggravare la patologia, sempre comunque in relazione alla durata dell’evento ed alle dimensioni del nascituro.

(vedi Emorroidi in gravidanza)

Cura

Oltre a buone abitudini, si può contrastare la patologia emorroidale ricorrendo all’uso di lassativi di volume, di flavonoidi e di preparati per uso topico. Vediamoli in dettaglio:

  • I lassativi di volume, cioè quelli che contribuiscono ad aumentare la massa fecale, sono un buon aiuto per chi non assume una sufficiente quantità di fibre con la dieta ed è impossibilitato a cambiarla. Sono prodotti di solito a base di semi di psyllium e di ispagula, di metilcellulosa o di sterculia. A contatto con i liquidi, queste sostanze si espandono, è per questo che bisogna assumerli con abbondante acqua. Il loro effetto benefico sulla sintomatologia e sul sanguinamento da emorroidi è stato comprovato da numerosi studi. E’ assolutamente controindicato l’uso di altri lassativi che non agiscono sul volume e la consistenza delle feci.
  • I flavonoidi sembrano essere efficaci nel ridurre il dolore ed il sanguinamento nei casi di crisi acuta. Possono essere prescritte dal medico compresse a base di diosmina (Alvenex, Diosmina, Doven) o di frazione flavonoica purificata e micronizzata (Arvenum, Daflon) per 7 giorni: sei compresse al giorno per i primi 4 giorni, quattro compresse al giorno per i restanti 3 giorni. Anche i rutosidi (Venoruton) esplicano un’azione vasoprotettrice simile a quella dei flavonoidi.
  • Gli antiemorroidari ad uso topico sono a base di cortisonici e di anestetici locali. Di solito le pomate sono da preferire alle supposte, sia nel caso di emorroidi esterne che di emorroidi interne, perché il principio attivo si distribuisce meglio e per la loro facilità di utilizzo. Gli antiemorroidari a base di corticosteroidi riducono l’infiammazione e l’edema ed alleviano il prurito: fluocortolone e fluocinolone sono tra i cortisonici più potenti ed hanno un effetto prolungato. Gli anestetici locali sono utilizzati per alleviare il dolore ed il prurito anale; sono a base di lidocaina, tetracaina, cincocaina, pramocaina. Non si dovrebbe mai abusare di questi preparati in quanto può verificarsi una sensibilizzazione della cute anale, se infatti nel giro di una settimana il trattamento topico non ha effetti è indispensabile rivolgersi al proprio medico curante. I preparati lenitivi contengono sostanze ad azione astringente come il sottogallato di bismuto, l’ossido di zinco ed l’hamamelis, altre sostanze invece hanno un’azione lubrificante ed una blanda azione antisettica.

In molti casi può essere utile usare una supposta di glicerina prima dell’evacuazione.

Vedi anche:

Terapia chirurgica

Esistono diversi tipi di intervento chirurgico, si va dal classico intervento di emorroidectomia selettiva all’intervento di longo (che trova indicazioni soprattutto nei casi gravi) sino ad arrivare ai trattamenti di sclerosi o di legatura elastica che sono sì meno invasivi, ma in gradi di esporre il paziente a complicanze e a recidive. Tutti questi interventi hanno in comune l’asportazione diretta o provocata delle emorroidi e di una parte di tessuto ad esse circostante: questo spiega il dolore post operatorio e le frequenti complicanze emorragiche o un’alterata funzionalità sfinterica.

Ora liberarsi dalle emorroidi non è più così doloroso, infatti i risultati di innumerevoli casistiche internazionali dimostrano come la tecnologia Laser-THD sia in grado di garantire un decorso post operatorio libero da dolore e da complicanze significative.

Grazie alla tecnologia laser si interviene in maniera rapida (sono necessari pochi secondi) e non c’è necessità di ricovero. Il laser di ultima generazione è appunto il Laser-THD che sta per “dearterializzazione emorroidaria transanale con laser”, esso è stato usato per le prime volte tra il 2007 e il 2008 e costituisce un’evoluzione della terapia THD messa a punto dal chirurgo giapponese Morinaga, ora considerata dalla Società Italiana di Chirurgia Colorettale il trattamento prescelto per emorroidi non complicate da prolasso irriducibile.

L’obbiettivo di questo intervento non è quello di asportare le emorroidi ma di “asciugarle” eliminando il rifornimento di sangue proveniente dalle arterie emorroidarie superiori. Con il perfezionamento di questa tecnica, divenuta Laser-THD, le arteriole che riforniscono di sangue le emorroidi, non vengono più legate in un punto ma vengono “fotocoagulate” attraverso il raggio laser mirato.

Questa tecnica ha, tra gli altri, il grande vantaggio di potere essere eseguita senza anestesia locale e quindi risulta fattibile a livello ambulatoriale.

In conclusione riassumiamo quali sono i vantaggi di questa terapia chirurgica all’avanguardia:

  • assenza di anestesia locale,
  • assenza di dolore, né in fase chirurgica, né in fase post operatoria; si può effettuare una terapia farmacologica per ammorbidire le feci, ma l’alimentazione può essere ripresa il giorno stesso dell’intervento,
  • rapidità di esecuzione, il tempo dell’intervento dipende dal numero di emorroidi da trattare ma difficilmente supera i 30 minuti,
  • assenza di sanguinamento sia durante l’intervento sia nella fase post operatoria,
  • assenza di recidiva se l’intervento è eseguito correttamente,
  • pronta autonomia del paziente che dopo l’intervento è subito in grado di camminare e riprendere fin da subito le sue normali attività.

Prevenzione

Esistono degli accorgimenti che possono essere seguiti sia per prevenire che per contrastare la patologia in atto.

Per prima cosa bisogna porre molta attenzione alla dieta, essa dev’essere la più variata possibile e soprattutto ricca di fibre, quindi consumare legumi, cereali, ortaggi e frutta in quanto favoriscono la motilità intestinale e riducono il rischio di soffrire di stitichezza.

Un altro accorgimento fondamentale è bere almeno 1,5 – 2 litri di acqua al giorno; è importante bere anche quando non si sente lo stimolo della sete perché l’acqua rende morbide le feci e ne facilità la transizione nell’intestino, si tratta di acquisire una buona abitudine, magari berne piccole quantità ma spesso.

L’attività fisica regolare favorisce una buona circolazione sanguigna, mentre a patologia già manifesta, occorre prestare molta attenzione all‘igiene personale quotidiana, in particolare è consigliabile effettuare un bidet con acqua tiepida ogni volta che si va in bagno evitando l’uso di sapone che irrita la pelle ed asciugarsi tamponando anziché strofinare; inoltre è consigliabile non usare la solita carta igienica ma salviettine umidificate, meglio quelle per neonati che sono anche emollienti.

Da preferire la biancheria di cotone ed evitare indumenti attillati che potrebbero aumentare l’irritazione.

Fonte: Diagnosi e Terapia

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7 Commenti

  1. francesco scrive:

    dettagliatamente utile, grazie.

  2. roberto nasato scrive:

    E veramente interessante la vostra iniziativa da inviarci FARMACO E CURA grazie di tutto.

  3. roberta scrive:

    ciao sono roberta comunque vi volevo dire che dovete dare qualche consiglio in più.Tutto questo che avete detto non basta.ciao!!

  4. admin scrive:

    Cosa vorresti sapere in particolare?

  5. peter scrive:

    grazie di vero cuore,spiegazione dettagliata,esauriente .penso proprio questo tipo di intervento.vorrei sapere se lo fanno all’ospedale miulli acquaviva della fonti provincia di bari.

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