Marijuana (cannabis): effetti e rischi

Ultimo Aggiornamento: 131 giorni

Cos’è la marijuana?

Il termine marijuana indica foglie, fiori, steli e semi essiccati della canapa Cannabis sativa. La pianta contiene il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e derivati, che hanno modeste proprietà psicotrope. Dalla pianta di canapa, possono essere estratte anche grosse quantità di THC.

La marijuana è il tipo di droga illegale più usato negli Stati Uniti e il suo consumo è ampiamente diffuso tra i giovani. Un’indagine annuale condotta sugli studenti delle scuole medie e superiori mostra che il consumo della sostanza negli ultimi anni si è stabilizzato dopo vari anni di incremento.

È però in diminuzione il numero di giovani che ritiene la marijuana pericolosa.

La legalizzazione della marijuana, per impieghi terapeutici e non, in un numero crescente di stati potrebbe spiegare questa percezione.

Come viene assunta la marijuana?

La marijuana viene fumata tramite sigarette arrotolate a mano (canne o spinelli) oppure pipe o pipe ad acqua. Vengono anche usati gli involucri di sigari svuotati dal tabacco e riempiti parzialmente o completamente di marijuana.

Molte persone stanno adottando vaporizzatori per evitare di inalare fumo: questi dispositivi estraggono dalla marijuana gli ingredienti attivi (tra cui il THC) e ne raccolgono i vapori in un’unità di immagazzinamento. Viene quindi inalato il vapore invece del fumo.

I consumatori possono infine mescolare la marijuana in cibi come dolcetti, biscotti e caramelle, o assumerla sotto forma di infusi, come un tè. Ricordiamo infine la possibilità di fumare o mangiare varie forme di resine ricche di THC, quali:

  • olio di hashish o miele di cannabis, un liquido appiccicoso,
  • cera o budder, una sostanza morbida con una consistenza simile a un balsamo per le labbra,
  • shatter, una sostanza solida e dura, di colore ambrato.

Questi estratti possono erogare grosse quantità di THC, tanto che in alcuni casi è stato necessario il ricorso al pronto soccorso. È inoltre pericoloso preparare questi estratti, perché in genere serve il butano (il combustibile degli accendini). L’impiego del butano ha causato non pochi incendi ed esplosioni, con ustioni gravi dei soggetti intenti all’estrazione casalinga.

Incremento dei livelli di THC contenuti nella marijuana

La quantità di THC contenuta nella marijuana è stata in costante aumento le ultime decadi, questo può comportare l’esposizione a livelli di principio attivo più elevati nei nuovi utilizzatori, con maggiori rischi di reazioni pericolose. I livelli di THC più alti possono anche spiegare il maggior numero di ricorsi al pronto soccorso a seguito dell’assunzione di marijuana.

Anche la popolarità dei cibi a base di marijuana aumenta la possibilità di reazioni pericolose. I cibi richiedono più tempo per essere digeriti e producono un picco di concentrazione della sostanza nel sangue, il consumatore può quindi essere indotto a ingerirne di più per sentire gli effetti più rapidamente, con conseguenti risultati pericolosi.

Livelli di THC più alti possono significare un maggior rischio di dipendenza se gli utenti consumano abitualmente dosi elevate.

Effetti della marijuana sul cervello

La marijuana agisce sul cervello sia a breve che a lungo termine.

Effetti a breve termine

  • Quando una persona fuma marijuana, il THC entra rapidamente nel circolo sanguigno dai polmoni. Il sangue distribuisce il composto al cervello e ad altri organi in tutto il corpo.
  • Il corpo assorbe il THC più lentamente quando la sostanza viene ingerita (mangiata o bevuta). In tal caso, in genere il consumatore percepisce gli effetti dopo 30 minuti – 1 ora.

Il THC agisce su specifici recettori cerebrali, che in genere interagiscono con i composti naturali simil-THC. Queste sostanze naturali svolgono un ruolo nello sviluppo e nel funzionamento del cervello.

La marijuana sovrastimola le parti del cervello che contengono in maggior numero questi recettori e ciò provoca le fasi in cui il consumatore si sente su di giri (“high”). Altri effetti sono:

  • percezioni alterate (ad esempio, i colori sembrano più luminosi),
  • senso del tempo distorto,
  • cambiamenti dell’umore,
  • deterioramento dei movimenti corporei,
  • difficoltà nel pensare e risolvere problemi,
  • deterioramento della memoria.

Effetti a lungo termine

La marijuana interferisce anche con lo sviluppo del cervello. Se l’assunzione di marijuana inizia durante l’adolescenza, la droga può ridurre le capacità di elaborazione e di apprendimento, la memoria, e interferire con le modalità con cui il cervello costruisce le connessioni tra aree necessarie per queste funzioni.

Gli effetti della marijuana su queste capacità possono durare a lungo o anche essere permanenti.

Uno studio ha rilevato che chi ha iniziato a fumare marijuana in quantità prima dei vent’anni e perdura nell’abuso, perde una media di otto punti di QI tra i 18 e i 38 anni. La perdita di capacità mentali non era completamente recuperata cessando di assumere marijuana da adulti. Chi ha iniziato a consumare marijuana da adulto non ha invece mostrato riduzioni rilevabili del QI.

Altri effetti della marijuana sulla salute

La marijuana può avere numerosi altri effetti, sia fisici che mentali.

Effetti fisici

  • Problemi respiratori. Il fumo di marijuana irrita i polmoni; i forti fumatori della droga possono avere gli stessi problemi respiratori dei fumatori di tabacco. Tali problemi comprendono tosse e catarro quotidiani, maggiore frequenza di malattie polmonari e una maggior suscettibilità alle infezioni polmonari. Non è ancora chiaro se i fumatori di marijuana sono più a rischio di cancro polmonare.
  • Aumento della frequenza cardiaca; la marijuana aumenta la frequenza cardiaca fino a 3 ore dopo essere stata fumata. Tale effetto può aumentare le probabilità di un attacco cardiaco. I soggetti più anziani e quelli con problemi cardiaci possono essere più suscettibili.
  • Problemi nello sviluppo infantile durante e dopo la gravidanza; l’uso di marijuana durante la gravidanza è collegato a un maggior rischio di problemi neonatali sia cerebrali che comportamentali. Se viene assunta in gravidanza, la marijuana può alterare alcune parti del cervello fetale durante lo sviluppo. Il bambino potrebbe ritrovarsi ad avere problemi di attenzione, memoria e risoluzione di problemi. Alcune ricerche, inoltre, suggeriscono che quantità moderate di THC vengono escrete nel latte materno delle puerpere. Gli effetti sul cervello neonatale sono ancora sconosciuti.

Effetti mentali

In alcuni consumatori, l’effetto a lungo termine della marijuana è stato collegato a malattie mentali come:

  • allucinazioni (sensazioni e immagini che sembrano vere pur non essendolo) transitorie,
  • paranoia (estrema e ingiustificata sfiducia nel prossimo) transitoria,
  • peggioramento dei sintomi in pazienti affetti da schizofrenia (grave malattia mentale con sintomi quali allucinazioni, paranoia e destrutturazione del pensiero).

Il consumo di marijuana è stato collegato anche ad altri problemi mentali, come depressione, ansia e pensieri suicidari negli adolescenti. I risultati degli studi scientifici sono tuttavia controversi.

Ripercussioni della marijuana sulla vita del consumatore

Rispetto ai non consumatori, chi fa uso pesante di marijuana è più spesso soggetto a:

  • ridotta soddisfazione della propria vita,
  • salute mentale più fragile,
  • salute fisica più fragile,
  • problemi relazionali.

I forti consumatori riferiscono anche minori successi accademici e di carriera. Per esempio l’uso di marijuana è collegato a una maggior frequenza di abbandono scolastico, nonché a più assenze dal lavoro, incidenti e traumi.

Una possibile droga ponte?

Alcuni studi suggeriscono che il consumo di marijuana favorisca il passaggio ad altre droghe. Il consumo è collegato anche alla dipendenza da altre sostanze, come la nicotina. Studi negli animali, inoltre, mostrano che il THC della marijuana potenzia la gradevolezza cerebrale di altre droghe.

Benché questi risultati depongano per la teoria che la marijuana sia una “droga ponte”, la maggior parte dei consumatori di marijuana non utilizza abitualmente droghe più “forti”.

Marijuana e assuefazione

Contrariamente alla percezione comune, la marijuana può generare assuefazione. La ricerca suggerisce che il 30% dei consumatori possa sviluppare un qualche problema di uso, che può portare a dipendenza e nei casi gravi diventare assuefazione. Chi inizia a usarla prima dei 18 anni ha da 4 a 7 volte più probabilità di sviluppare tali problemi rispetto a un adulto. La dipendenza diventa assuefazione quando il soggetto non può smettere la droga anche se interferisce con il suo quotidiano.

L’abuso di marijuana si accompagna spesso alla dipendenza, situazione in cui il consumatore, quando non assume la droga, avverte sintomi da astinenza. I consumatori abituali spesso manifestano

  • irritabilità,
  • sbalzi di umore,
  • difficoltà del sonno,
  • riduzione dell’appetito,
  • desiderio spasmodico della droga,
  • agitazione e/o altre forme di fastidio fisico

che raggiungono un massimo nella prima settimana di astinenza e durano fino a due settimane. La dipendenza insorge quando il cervello si adatta alle grandi quantità di droga riducendo la produzione dei (e la sensibilità ai) propri neurotrasmettitori di endocannabinoidi.

L’abuso di marijuana diventa assuefazione quando il soggetto non può interrompere l’assunzione della droga anche se questa interferisce con vari aspetti della propria vita. Le stime sul numero di soggetti assuefatti alla marijuana sono controverse, in parte perché spesso negli studi epidemiologici sulle droghe viene usata la dipendenza come indice di assuefazione, nonostante sia possibile essere dipendenti ma non assuefatti. Tali studi indicherebbero che il 9% dei consumatori di marijuana diventano dipendenti, con punte di circa il 17% in quelli che iniziano a usarla prima dei vent’anni.

Come farsi curare in caso di assuefazione

I consumatori cronici di marijuana che cercano di smettere descrivono sintomi di astinenza che rendono difficile il riuscirci. In particolare:

  • cattivo umore,
  • insonnia,
  • riduzione dell’appetito,
  • ansia,
  • momenti di desiderio spasmodico della droga.

Il sostegno comportamentale si è mostrato efficace nel trattamento dell’assuefazione alla marijuana. Ad esempio, sono efficaci gli incentivi alla terapia e alle motivazioni (ossia, premi ai pazienti che riescono a non assumere la droga). Non esistono a oggi farmaci per curare l’assuefazione alla marijuana. I continui sforzi della ricerca, tuttavia, potrebbero portare allo sviluppo di nuovi farmaci che aiutino ad alleviare i sintomi di astinenza e prevengano ricadute.

Fumare marijuana danneggia i polmoni?

Il fumo di qualunque tipo di tabacco è una causa comune di bronchite (infiammazione delle vie aeree) e/o di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

Anche i forti fumatori di marijuana sono a rischio di danni polmonari, perché il fumo di marijuana ha in comune con quello di tabacco molte sostanze tossiche.

Non è chiaro se fumare piccole quantità di marijuana (ad esempio, 1-2 spinelli al mese) per tanto tempo aumenti il rischio di BPCO.

È chiaro che in alcuni soggetti (specialmente quelli con problemi polmonari) il fumo di marijuana può peggiorare i sintomi respiratori. Oltre le BPCO, il fumo di marijuana può causare altri problemi polmonari, si possono per esempio sviluppare grosse sacche d’aria nei polmoni, note come bolle. Ciò succede spesso nei fumatori più giovani (meno di 45 anni). Non si sa perché alcuni fumatori di marijuana sviluppano queste bolle, e altri no.
Le bolle possono causare affanno e, se si rompono, possono mettere a repentaglio la vita.

La marijuana può anche peggiorare varie patologie polmonari, come l’asma e la fibrosi cistica.  Può scatenare attacchi di asma, tanto da richiedere il ricovero ospedaliero e risultare perfino fatali.

La fibrosi cistica è una malattia respiratoria cronica che determina una ridotta funzionalità respiratoria ed espone maggiormente alle infezioni polmonari. Pur non esistendo studi sugli effetti del consumo di marijuana nei pazienti con fibrosi cistica, il fumo non è raccomandato. Inoltre, i pazienti con fibrosi cistica che fumano marijuana potrebbero non rientrare nei requisiti per il trapianto polmonare.

Rischio di cancro polmonare

Poiché la marijuana contiene sostanze cancerogene simili a quelle del tabacco, il rischio di cancro polmonare potrebbe risultare maggiore nei fumatori di marijuana. La sostanza, inoltre, espone i polmoni a maggiori quantità di fumo, perché il fumatore tende a inalare più profondamente, fumare senza filtro e trattenere il respiro durante l’inalazione. Queste modalità di inalazione aumentano l’esposizione dei polmoni rispetto al fumo di sigaretta.

Per chi è in trattamento per cancro polmonare, il fumo di tabacco (e questo potrebbe essere vero anche per la marijuana) aumenta il rischio di morte e riduce l’efficacia del trattamento.

Esposizione al fumo passivo di marijuana

Il fumo passivo (l’inalazione di marijuana fumata da qualcun altro) può causare seri problemi di salute, specialmente a lattanti e bambini, o a persone con patologie polmonari croniche.

Il fumo passivo di marijuana contiene parecchi veleni, tra cui cianuri e ammoniaca.

Effetti della marijuana

Gli effetti provocati dalla cannabis possono variare da persona a persona e in base a numerosi altri fattori, come ad esempio:

  • varietà consumata,
  • modalità di consumo (fumata, mangiata, …).

Tra gli effetti più comuni che spingono al consumo troviamo

  • sensazione di rilassamento e serenità,
  • aumento della loquacità e “riso facile”,
  • aumento della fame,
  • aumento della percezione dei cinque sensi (i colori possono sembrare più intensi e la musica può risultare migliore),
  • una sensazione descritta come il tempo che rallenta.

ma possono comparire anche

  • sensazione di debolezza e malessere,
  • sonnolenza e letargia,
  • difficoltà di memoria,
  • confusione,
  • ansia,
  • paranoia,
  • attacchi di panico,
  • allucinazioni.

Con un utilizzo prolungato il soggetto può andare incontro a demotivazione e perdita di interesse verso attività professionali e ricreative, oltre a causare problemi di concentrazione e una riduzione della capacità di apprendere.

La gravità di questi effetti collaterali varia da soggetto a soggetto, e dalla quantità di marijuana usata.

La marijuana è spesso tagliata con allucinogeni e altre droghe più pericolose che hanno effetti collaterali più gravi, tra cui:

  • aumento improvviso della pressione arteriosa con cefalea,
  • dolore toracico e aritmie cardiache,
  • iperattività estrema e violenza fisica,
  • attacchi cardiaci,
  • convulsioni,
  • ictus,
  • collasso improvviso (arresto cardiaco).

Si raccomanda di chiamare il 118 o altro numero di emergenza in caso di soggetto che, a seguito dell’assunzione di marijuana,

  • sviluppa un qualunque sintomo di intossicazione,
  • manifesta problemi respiratori
  • o non può essere svegliato.

Se il soggetto ha smesso di respirare o non ha polso rilevabile, iniziare la rianimazione cardiorespiratoria e continuare fino all’arrivo dei soccorsi.

Marijuana a scopo terapeutico

Dalla cannabis possono essere estratti numerosi principi attivi, chiamati cannabinoidi, dotati di diversi effetti; due di questi hanno da tempo catturato l’attenzione medica

  • tetraidrocannabinolo (THC),
  • cannabidiolo (CBD),

per il loro effetto antidolorifico e miorilassante.

La marijuana medica viene usata per:

  • alleviare il dolore (incluso quello neuropatico),
  • controllare nausea e vomito (per esempio da chemioterapia),
  • aumentare l’appetito (in patologie croniche).

Fonti:

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