Effetti dell’alcool sul cervello

Ultimo Aggiornamento: 43 giorni

Introduzione

Si chiacchiera tra amici a una festa, qualcuno gira offrendo coppe di champagne. Se ne beve una, poi un’altra e magari altre ancora. Prima di esserne consapevoli, la risata sale di tono e l’andatura diventa instabile. Alla fine della serata, ecco che si fa strada al cameriere con il vassoio dei dolci con lentezza eccessiva e non si riesce ad articolare chiaramente le parole.

La mattina dopo ci si sveglia sentendosi confusi e con il mal di testa. È possibile non riuscire a ricordare tutto quel che è successo la sera prima.

Queste reazioni mostrano quanto sia rapida e drammatica l’azione dell’alcool sul cervello. Il cervello è un sofisticato labirinto di connessioni che provvede al funzionamento di fisico e psiche. L’alterazione di una qualunque delle sue connessioni può ripercuotersi sulle sue attività. L’alcool può avere effetti sul cervello anche più a lungo termine, cambiandone aspetto e funzionalità generando quindi una varietà di problemi.

La maggior parte delle persone non si rende conto di quanto estesamente l’alcool possa agire sul cervello, mentre acquisire consapevolezza di tali possibili conseguenze aiuterà a fare scelte più ponderate sulle giuste quantità di alcolici che si possono consumare.

Cosa succede nel cervello

La struttura del cervello è complessa. Comprende une molteplicità di sistemi interagenti per sostenere tutte le funzioni, dal pensiero al respiro e al movimento.

Questi sistemi cerebrali comunicano tra di loro attraverso tre milioni circa di minuscole cellule nervose, i cosiddetti neuroni. Nel cervello, i neuroni traducono le informazioni in segnali elettrici e chimici che il cervello è in grado di interpretare. Inviano anche messaggi dal cervello al resto dell’organismo.

Le sostanze chimiche dette neurotrasmettitori trasportano i messaggi tra neuroni. I neurotrasmettitori possono essere estremamente potenti. Secondo il tipo e la quantità, i neurotrasmettitori possono o intensificare o ridurre al minimo le risposte del corpo, le sensazioni e il tono dell’umore. Il cervello lavora per bilanciare i neurotrasmettitori che velocizzano con quelli che rallentano, in modo da far conservare al corpo un ritmo equilibrato.

L’alcool può rallentare e peggirorare le comunicazioni tra neurotrasmettitori cerebrali.

Scoprire i cambiamenti del cervello

Ci sono ancora molti punti oscuri sul funzionamento del cervello e su come l’alcool vi possa interagire.

La comunità scientifica continua a scoprire meccanismi con cui l’alcool può interrompere le vie di comunicazione nel cervello e cambiarne la struttura, con conseguenti effetti su comportamento e funzionamento. Varie metodologie di indagine allargano la nostra comprensione in diversi modi:

Immagini del cervello

Vari strumenti, tra cui

  • la risonanza magnetica (RM),
  • la risonanza magnetica funzionale (fMRI, dall’inglese functional Magnetic Resonance Imaging),
  • la risonanza magnetica con tensore di diffusione (DTI, dall’inglese Diffusion Tensor Imaging)
  • e la tomografia a emissione di positroni (PET, dall’inglese Positron Emissione Tomography),

consentono di ottenere immagini cerebrali, in particolare:

  • RM e DTI generano immagini della struttura cerebrale, ossia di come appare il cervello.
  • fMRI ne rappresenta invece gli aspetti funzionali. Può rilevare variazioni dell’attività cerebrale.
  • Le scansioni PET studiano le variazioni delle funzioni dei neurotrasmettitori.

Tutte queste tecniche sono utili per seguire le modifiche cerebrali dovute all’alcool. Possono ad esempio mostrare i cambiamenti del cervello di un alcolizzato subito dopo aver interrotto l’assunzione di alcool, poi di nuovo dopo un lungo periodo di sobrietà, per evidenziare possibili ricadute.

Test psicologici

I ricercatori usano anche test psicologici per valutare come le modifiche cerebrali indotte dall’alcool possono influenzare il funzionamento mentale. Questi test dimostrano come l’alcool agisca su emozioni e personalità e come comprometta altresì le capacità di apprendimento e la memoria.

Definire i cambiamenti del cervello

Tramite le tecniche per immagine e i test psicologici, i ricercatori hanno identificato le regioni cerebrali maggiormente vulnerabili all’alcool. In particolare:

  • Cervelletto: Quest’area controlla la coordinazione muscolare. I danni al cervelletto determinano perdita dell’equilibrio e andatura malferma; possono anche alterare funzioni cognitive come la memoria e le risposte emozionali.
  • Sistema limbico: Questo complesso sistema cerebrale monitora una molteplicità di attività come la memoria e le emozioni. Danni in quest’area alterano ciascuna di queste funzioni.
  • Corteccia cerebrale: La capacità di pensare, pianificare, comportarsi in modo intelligente e interagire socialmente origina da quest’area cerebrale. Inoltre, la corteccia connette il cervello al resto del sistema nervoso. Modifiche e danni di quest’area alterano la capacità di risolvere problemi, ricordare e apprendere.

Sintomi ed effetti

Un consumo elevato di alcool, anche in un’unica occasione, può spezzare il delicato equilibrio dei neurotrasmettitori.

L’alcool può rallentare l’organizzazione dei dati ad opera dei neurotrasmettitori, generando una sensazione di estrema sonnolenza. Le alterazioni dell’equilibrio dei neurotrasmettitori dovute all’alcool possono anche scatenare modifiche dell’umore e del comportamento, causando

L’abuso protratto di alcool causa alterazioni dei neuroni, ad esempio riducendone le dimensioni. A causa di questi e altri cambiamenti, la massa cerebrale si riduce e la cavità interna del cervello diventa più grande.

Tali modifiche possono ripercuotersi su una serie di capacità, come

  • coordinazione motoria,
  • regolazione della temperatura corporea,
  • sonno,
  • umore,

nonché varie funzioni cognitive come

  • apprendimento,
  • memoria.

Il glutammato è un neurotrasmettitore particolarmente suscettibile anche a piccole quantità di alcool, che ha tra l’altro effetti sulla memoria. I ricercatori ritengono che l’alcool interferisca con l’azione di questo neurotrasmettitore; questo potrebbe spiegare il “buio” temporaneo, totale o parziale, su quanto avviene durante una notte di grandi bevute che si registra in alcuni individui.

L’alcool causa anche un incremento della serotonina, altro neurotrasmettitore che aiuta a regolare le emozioni, e delle endorfine, sostanze naturali che possono dare una diffusa sensazione di rilassamento ed euforia parallela al consumo di alcool.

I ricercatori hanno ora appurato che il cervello cerca di compensare queste alterazioni. I neurotrasmettitori si adattano per creare un equilibrio cerebrale nonostante la presenza di alcool. Questi adattamenti, però, possono avere conseguenze negative, come un aumento della tolleranza all’alcool o la dipendenza, con quindi sintomi d’astinenza in sua assenza.

I fattori che fanno la differenza

La reazione all’alcool dipende dal singolo individuo. Questo avviene per vari fattori che influenzano la risposta del cervello all’alcool. Questi fattori includono:

  • Quantità e frequenza di assunezione di alcool: Più si beve, più il cervello diventa vulnerabile all’alcool.
  • Bagaglio genetico e famigliarità per l’alcolismo: Alcuni gruppi etnici possono avere reazioni più intense; i figli di alcolisti hanno un rischio maggiore di diventarlo anch’essi.
  • Salute fisica: Problemi di fegato o nutrizionali prolungano gli effetti dell’alcool.

I danni cerebrali sono reversibili?

L’astinenza prolungata per svariati mesi o un anno può consentire una correzione parziale dei cambiamenti strutturali del cervello.

L’astinenza può aiutare anche a eliminare effetti negativi sulle capacità cognitive, come la soluzione di problemi, la memoria e l’attenzione.

Altre condizioni

L’epatopatia alcolica (sofferenza del fegato a causa dell’alcool) non solo altera direttamente la funzionalità del fegato, ma causa anche danni cerebrali. Il fegato scompone l’alcool, e le tossine che rilascia. Durante questo processo i derivati dell’alcool danneggiano le cellule del fegato.

Le cellule epatiche danneggiate non funzionano più correttamente e lasciano troppi derivati tossici, in particolare ammonio e manganese, arrivare al cervello. Queste sostanze compromettono quindi le cellule cerebrali, causando un disturbo grave e potenzialmente mortale noto come encefalopatia epatica.

L’encefalopatia epatica causa una serie di problemi, da meno gravi a mortali. In particolare:

  • disturbi del sonno,
  • alterazioni dell’umore e della personalità,
  • ansia,
  • depressione,
  • ridotta capacità di attenzione,
  • problemi di coordinazione, inclusa l’asterissi, un ampio tremore delle mani simile al battito di una farfalla,
  • coma,
  • morte.

È possibile cercare di trattare l’encefalopatia epatica con sostanze che abbassano le concentrazioni ematiche di ammonio e con dispositivi che rimuovono le tossine pericolose dal sangue. In alcuni casi, i soggetti con encefalopatia epatica necessitano di un trapianto di fegato, intervento che in genere aiuta a migliorarne le funzioni cerebrali.

Disordini alcolico fetali

L’alcool può agire sul cervello in qualunque stadio di sviluppo, anche prima della nascita. Lo spettro dei disordini alcolico fetali include una serie di problemi fisici, di apprendimento e comportamentali, e altri difetti congeniti conseguenti all’esposizione prenatale all’alcool.

La sindrome alcolico fetale (FAS, dall’inglese Fetal Alcohol Syndrome), il più grave tra questi disturbi, è caratterizzata da lineamenti facciali abnormi e, in genere, da riduzioni importanti delle funzioni cerebrali e della crescita complessiva.

Negli Stati Uniti, la sindrome FAS è oggi il principale difetto di nascita prevenibile con associate disabilità mentali e comportamentali.

I cervelli dei bambini colpiti da FAS sono più piccoli del normale e contengono meno cellule, neuroni compresi. Queste carenze comportano problemi cronici di apprendimento e comportamentali. La ricerca scientifica sta attualmente studiando se le funzioni cerebrali di bambini e adulti con FAS possono migliorare con complessi programmi di riabilitazione, integrazioni nutrizionali o farmaci.

Fonte: NIH (adattamento a cura della Dr.ssa Greppi Barbara)

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