Antidepressivi (http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Prozac_pills.jpg)

Antidepressivi (http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Prozac_pills.jpg)

Gli antidepressivi funzionano normalizzando le quantità delle sostanze chimiche che agiscono comunemente nel cervello (i neurotrasmettitori), soprattutto serotonina, noradrenalina ed in parte dopamina. Gli scienziati che studiano la depressione hanno scoperto che queste sostanze chimiche sono coinvolte nella regolazione dell’umore, ma il meccanismo del loro funzionamento non è ancora conosciuto con certezza.

Il tipo più recente e più popolare di farmaci antidepressivi è rappresentato dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), in grado di aumentare i livelli di questo neurotrasmettitore. Tra gli SSRI troviamo:

  • fluoxetina (Prozac®),
  • citalopram (Elopram®, Seropram®),
  • sertralina (Zoloft®)
  • e diversi altri.

Gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI) sono simili agli SSRI, i principali sono:

  • venlafaxina (Efexor®),
  • duloxetina (Cymbalta®).

Gli SSRI e gli SNRI sono più popolari rispetto alle altre categorie di antidepressivi, ad esempio ai triciclici (chiamati così per via della loro struttura chimica) e agli inibitori delle monoaminossidasi (IMAO), perché di norma causano minori effetti collaterali. Tutti questi farmaci hanno effetti diversi su pazienti differenti: non esiste un approccio unico alla terapia che possa andar bene per tutti, quindi in alcuni casi i triciclici o gli IMAO potrebbero essere la scelta migliore.

I pazienti in terapia con IMAO devono attenersi a particolari restrizioni per quanto concerne la dieta e i medicinali, per evitare interazioni potenzialmente gravi; devono evitare tutti quegli alimenti che contengono grandi quantità di tiramina, una sostanza chimica che si trova in molti formaggi, vini e sottaceti, e alcuni farmaci tra cui i decongestionanti. Gli IMAO interagiscono con la tiramina provocando un aumento improvviso della pressione sanguigna che può causare un attacco apoplettico. Il medico dovrebbe fornire ai pazienti in terapia con farmaci IMAO un elenco completo degli alimenti, dei farmaci e delle sostanze proibite.

Per tutte le categorie di antidepressivi i pazienti devono assumere le dosi prescritte per almeno tre, quattro settimane prima di sperimentare un qualche effetto terapeutico.

Dovrebbero continuare ad assumere il farmaco per il periodo specificato dal medico, anche se si sentono meglio, per prevenire le ricadute depressive e la terapia dovrebbe essere interrotta solo sotto stretto controllo medico. Alcuni antidepresivi devono essere interrotti gradualmente per lasciare all’organismo il tempo di adattarsi.

In genere queste classi di farmaci non causano dipendenza né assuefazione, ma se si interrompe bruscamente la terapia possono presentarsi sintomi da sospensione oppure ricadute. Per alcuni pazienti, ad esempio quelli affetti da depressione cronica o ricorrente, potrebbe essere necessario continuare la terapia a tempo indeterminato.

Inoltre, nel caso in cui un farmaco non funzioni, i pazienti dovrebbero essere disponibili a provarne un altro: una ricerca finanziata dal NIMH ha rivelato che i pazienti che non si sentono meglio dopo aver assunto un primo farmaco hanno maggiori probabilità di non avvertire più i sintomi dopo che cambiano farmaco oppure ne aggiungono uno nuovo.

Spesso insieme all’antidepressivo vengono prescritti stimolanti, ansiolitici o altri farmaci, soprattutto se il paziente è anche affetto da disturbi fisici o mentali; è da sottolineare tuttavia che se assunti singolarmente né gli ansiolitici né gli stimolanti sono efficaci contro la depressione ed entrambi dovrebbero essere assunti solo sotto controllo medico.

Nonostante la popolarità e la relativa sicurezza degli SSRI e degli altri antidepressivi, alcune ricerche hanno dimostrato che potrebbero avere effetti indesiderati su alcuni pazienti, soprattutto sugli adolescenti e sui giovani. Nel 2004 la Food and Drug Administration (FDA) ha intrapreso uno studio sugli esperimenti clinici (pubblicati e non) relativi agli antidepressivi, condotti su un campione di circa 4.400 bambini e adolescenti. La ricerca ha dimostrato che il 4% di coloro che assumevano gli antidepressivi aveva avuto fantasie suicidarie o aveva tentato il suicidio (per fortuna senza successo) e che la percentuale si fermava al 2% tra coloro che assumevano il placebo.

Questa scoperta ha indotto la FDA, nel 2005, ad adottare un riquadro nero di avvertimento su tutti i farmaci antidepressivi venduti negli Stati Uniti per avvertire il pubblico del potenziale aumento del rischio di ideazione suicidaria o dei tentativi di suicidio tra i bambini e gli adolescenti che assumono antidepressivi. Nel 2007 la FDA ha proposto ai produttori di antidepressivi di estendere l’avvertimento anche ai giovani fino ai 24 anni. Il riquadro nero è l’avvertimento più grave che è possibile inserire negli USA sulle confezioni dei farmaci con obbligo di ricetta.

Il riquadro sottolinea che i pazienti di tutte le età in terapia con farmaci antidepressivi dovrebbero essere attentamente monitorati, soprattutto durante le prime settimane di terapia. Tra i possibili effetti collaterali da controllare troviamo:

  • il peggioramento della depressione,
  • l’ideazione suicidaria o il tentato suicidio,
  • tutte le modifiche del comportamento non altrimenti spiegabili, come l’insonnia, l’agitazione o la rinuncia alle normali attività sociali.

Il riquadro aggiunge che la necessità di questo stretto controllo dovrebbe anche essere comunicata alle famiglie e a chi si prende cura del malato: il medico dovrebbe essere informato di ogni cambiamento.

I risultati di un’esauriente analisi degli esperimenti pediatrici condotti tra il 1988 e il 2006 suggeriscono che, con buone probabilità, i benefici degli antidepressivi sarebbero maggiori dei rischi per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti affetti da depressione maggiore e disturbi ansiosi. La ricerca è stata in parte finanziata dal NIMH.

Inoltre la FDA informa i pazienti che la combinazione di un antidepressivo SSRI o SNRI con uno dei farmaci a base di triptano comunemente usati per la cura dell’emicrania potrebbe causare la pericolosissima sindrome serotoninergica, caratterizzata da agitazione, allucinazioni, temperatura corporea elevata e brusche alterazioni della pressione sanguigna. Anche se sono più gravi nel caso di assunzione di IMAO, le interazioni potenzialmente dannose possono verificarsi anche quando si assumono antidepressivi di ultima generazione.

Effetti collaterali degli antidepressivi

Depressione (http://www.flickr.com/photos/pagedooley/2811155478/)

Depressione (http://www.flickr.com/photos/pagedooley/2811155478/)

In alcuni pazienti gli antidepressivi possono causare effetti collaterali di lieve entità e quasi sempre temporanei, cioè che di solito non durano a lungo. Tuttavia eventuali reazioni insolite ed effetti collaterali che interferiscono con il normale funzionamento del farmaco dovrebbero essere riferiti immediatamente al medico.

Tra gli effetti laterali più comuni associati agli SSRI e agli SNRI troviamo:

  • Mal di testa: di solito è passeggero e sparisce in breve tempo.
  • Nausea: di solito è passeggera e dura poco.
  • Insonnia e nervosismo (difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti durante la notte): si possono verificare durante le prime settimane di terapia ma spesso scompaiono con l’andare del tempo o con la riduzione del dosaggio.
  • Agitazione (sensazione di nervosismo).
  • Problemi sessuali: sia gli uomini che le donne possono soffrire di problemi sessuali, tra cui riduzione dell’impulso sessuale, disfunzioni erettili, ritardo dell’eiaculazione o anorgasmia.

Anche gli antidepressivi triciclici possono causare effetti collaterali tra cui:

  • Secchezza delle fauci: può essere utile bere molta acqua, masticare chewing-gum e lavarsi spesso i denti.
  • Costipazione: può essere utile mangiare più fibra, prugne, frutta e verdura.
  • Problemi alla vescica: svuotare la vescica potrebbe essere difficile e il flusso di urina potrebbe non essere forte come al solito. Gli uomini anziani che soffrono di ingrossamento della prostata potrebbero avvertire questo problema più degli altri pazienti. Se la minzione è dolorosa è necessario informare il medico.
  • Problemi sessuali: la risposta sessuale può cambiare e gli effetti collaterali sono simili a quelli degli SSRI.
  • Visione offuscata: di norma è un problema transitorio e non richiede la prescrizione di nuove lenti correttive.
  • Sonnolenza: si verifica durante il giorno; di solito scompare in fretta ma si dovrebbe evitare di guidare o fare uso di macchinari pericolosi se ci si sente stanchi senza motivo apparente. Gli antidepressivi con maggiori effetti sedativi vengono generalmente assunti prima di andare a dormire, in questo modo la qualità del sonno migliora e la sonnolenza durante il giorno è minimizzata.

Iperico

L’estratto di iperico (Hypericum perforatum o Erba di San Giovanni), un cespuglio selvatico con i fiori gialli, è stato usato per secoli in molti rimedi popolari ed erboristici. Attualmente è molto usato in Europa per curare la depressione lieve o di media gravità. Negli Stati Uniti è uno dei prodotti erboristici più venduti.

Per capire meglio i motivi dell’interesse crescente degli americani per l’iperico, il ministero della sanità ha condotto un esperimento per capire se quest’erba sia efficace o meno per la terapia della depressione maggiore nei pazienti adulti. L’esperimento, durato otto settimane ed eseguito su un campione di 340 pazienti a cui era stata diagnosticata la depressione maggiore, ha assegnato casualmente a un terzo dei pazienti una dose uniforme di iperico, a un altro terzo un SSRI prescritto comunemente e al terzo restante una dose di placebo. L’esperimento ha dimostrato che l’iperico non è più efficace del placebo nella terapia della depressione maggiore. Un’altra ricerca sta indagando sull’efficacia dell’iperico nella terapia della depressione lieve o minore.

Un’altra ricerca ha dimostrato che l’iperico può interagire negativamente con altri farmaci, tra cui quelli usati per tenere sotto controllo l’infezione da HIV e la pillola anticoncezionale. Il 10 febbraio 2000 la FDA ha pubblicato una circolare in cui si affermava che l’iperico sembra interferire con alcuni farmaci usati nella terapia delle malattie cardiache, della depressione, delle convulsioni, di alcuni tumori e del rigetto degli organi trapiantati. A causa di queste potenziali interazioni i pazienti dovrebbero sempre chiedere consiglio al medico prima di assumere qualsiasi rimedio erboristico.

A cura di Elisa Bruno (Fonte: NIMH)

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Commenti e domande

  1. missp
    1 gennaio 2010, 19:52

    Ti dirò chiaramente cosa ne penso in base alla mia esperienza con gli attacchi di panico e l’efexor. Mai e ripeto mai nessuno dovrebbe prendere questo antidepressivo o un altro per curare ansia o attacchi di panico,essi nascono da un nostro disagio imteriore,e bisogna fare un lungo lavoro su noi stessi per uscirne,e solo quello funziona veramente.Io ho preso efexor per diversi anni,il panico e l’ansia periodicamente ritornavano perchè il farmaco non elimina la causa del problema,lo stordisce solo,ci allontana dalla realtà e dal vero problema.e quante belle parole quelle di neurologi e psichiatri che per convincerti a prendere la pillolina magica ti dicono che non da assuefazione….già,ma prova a sospenderla anche se molto lentamente,sono stata male come una bestia,nessun attacco di panico mi ha mai fatto stare così male,e poi il panico dura qualche minuto anche se sembra eterno ma poi passa ,invece i sintomi da sospensione a me sono durati più di 2 settimane e MAI mi sono sentita così male:nausea e vomito erano i 2 sintomi più sopportabili,poi cerano gli sbalzi di umore mai avuti prima,le scosse elettriche,i capogiri,la spossatezza,la forte sudorazione quando sentivo un caldo fortissimo al viso e subito dopo un freddo glaciale…ho capito cosa prova un tossicodipendente quando si disintossica.Quindi cari amici evitateli come la peste,sono solo un’illusione,perchè quando si smettono ci ritroviamo faccia a faccia con la realtà e solo allora si riesce a trovare la vera via per uscire da panico e ansia,solo allora si ha ben chiaro chi è il nemico da combattere e guardandolo in faccia senza cercare di fuggire si può vincere,lo psicofarmaco diviene un secondo nemico da combattere più pericoloso del panico e più difficile da eliminare del problema stesso.

    • admin
      1 gennaio 2010, 20:44

      Rispetto la sua opinione e la ringrazio, davvero, per la sua testimonianza; mi permetto solo di aggiungere che un’esperienza personale, per quanto negativa, non cancella anni di successi terapeutici.
      Con gli psicofarmaci, come e forse più degli altri farmaci, è indispensabile essere seguiti costantemente e dal punto di vista statistico è prevedibile che si registrino insuccessi legati ad effetti collaterali, mancata efficacia od altro; sarei però cauto nello sconsigliare a priori un farmaco.

  2. missp
    2 gennaio 2010, 14:09

    Gentile amministratore,la invito a leggere l’articolo scritto da Daniel Carlat su Panorama di marzo 2008,lo trova qui su internet,e soprattutto la invito a leggere i vari post di chi ha provato a sospendere efexor o altri antidepressivi,se ne trovano a bizzeffe sui vari siti psico,è vero che la mia è un’esperienza personale,ma mi pare che siamo in troppi ad avere un’esperienza simile,quindi forse chi produce questi farmaci dovrebbe pensare un pò di più al bene dei pazienti invece che solo al proprio tornaconto monetario.Mi scusi se sono molto dura e sincera ma quando si hanno esperienze veramente negative si cerca sempre di mettere in guardia il prossimo pwerchè non debba subire lo stesso destino.Non dubito che forse per altri disturbi quali una depressione maggiore,oppure la schizzofrenia o altri problemi psichiatrici maggiori possano essere utili,ma quando parliamo di ansia e panico l’approccio farmacologico è sbagliato,è solo un’illusione,finchè li prendi a qualcuno serviranno anche,ma quando li sospendi oltre alla dipendenza (e c’è non la si può negare e non è psicologica ma moooolto fisica) risbatti il muso contro il problema che avevano solo addormentato e poi sta a noi guardarlo a muso duro ed affrontarlo.Grazie per l’ascolto

    • admin
      3 gennaio 2010, 01:11

      Non me la sento di entrare nei dettagli perchè, oltre a non essere il mio campo, di fronte ad un’esperienza di dolore vissuta non mi sento in diritto di controbattere alcunché; mi preme tuttavia sottolineare che nonostante non sia un mistero per nessuno che l’industria farmaceutica sia un mondo poco pulito, se un paziente in cura con Efexor con buoni risultati leggesse le sue parole i passi in avanti faticosamente fatti (magari anche solo grazie ad un effetto placebo) potrebbero svanire in un attimo. Quando si parla di salute, a mio avviso, sarebbe necessaria qualche cautela in più.

      In ogni caso rispetto profondamente la sua opinione, che lascerò a disposizione dei lettori dell’articolo perchè si possa avere un parere anche “fuori dal coro”.

  3. gento
    8 giugno 2010, 02:52

    grazie miss..anch io ho preso psicofarmaci per 4 anni e sono completamente e quando dico completamente nn esagero d accordo con tutto quello che hai scritto riga per riga parola per parola…lo psicofarmaco è n problema piu grande del pani parole sante….spero che tanti leggano quello che hai scritto…è brutto essere truffati…poi sulla salute ancora peggio un abbraccio andrea

  4. EVA
    21 luglio 2010, 17:10

    Sarei curiosa di sapere da MISSP come è quindi riuscita a superare quei bruttissimi disagi che procurano gli attacchi di panico e l’ansia,se non con i farmaci….GRAZIE MILLE!!

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