Carie dei denti in adulti e bambini: come si cura?

Ultimo Aggiornamento: 13 giorni

Introduzione

La carie, che è la malattia infettiva cronica più comune in età pediatrica, è fondamentalmente una lesione (buco) del dente che nasce in superficie e procede in profondità; a causarla è la placca, un aggregato di microrganismi tenacemente adesi tra loro e sulla superficie del dente (smalto).

Nonostante sia a tutti gli effetti una malattia infettiva, la carie non è contagiosa.

Si tratta di una lesione permanente ed è quindi di fondamentale importanza fare il possibile per prevenirne la comparsa e/o intervenire immediatamente.

I sintomi più comuni della carie comprendono:

  • dolore ai denti,
  • sensibilità e dolorabilità in caso di contatto con dolce, caldo o freddo,
  • lesioni o buchi visibili anche a occhio nudo.

Se non si interviene a curarla, la carie può penetrare gli strati più profondi del dente fino a raggiungere il nervo, causando mal di denti e ascesso; nei casi peggiori può condurre alla perdita del dente.

Per prevenirne la formazione è consigliabile:

  • lavarsi quotidianamente i denti con spazzolino e dentifricio al fluoro,
  • passare quotidianamente filo interdentale o scovolino tra un dente e l’altro,
  • limitare il consumo di alimenti dolci,
  • sottoporsi a regolare detartrasi (pulizia dei denti dal dentista).

Benchè più diffusa in età pediatrica, può colpire in qualsiasi fascia d’età.

Causa

La comparsa delle carie, in adulti e bambini, è dovuta essenzialmente a 3 fattori:

  • carica batterica,
  • zuccheri,
  • tempo.

La bocca non è certamente un ambiente sterile, è invece molto ricco di batteri che fungono da commensali e non possono (non devono!) essere eliminati; in alcune condizioni la proliferazione batterica può prendere il sopravvento e causare la comparsa dell’effetto patogeno di formazione della carie.

La carie è quindi il risultato di un processo infettivo ad opera di batteri che normalmente sono innocui, se non addirittura utili a prevenire la proliferazione di specie più pericolose.

La presenza di grandi quantità di zucchero stimola la produzione di sostanze acide da parte dei batteri presenti, sostanze in grado di aderire al dente (placca) e penetrare lo smalto che normalmente protegge il dente: questo è l’inizio della carie. Nel momento in cui i batteri riescono a oltrepassare lo smalto e raggiungere la dentina l’azione di erosione diventa per loro più semplice e u danni compaiono quindi più rapidamente.

I sintomi in genere sono associati al raggiungimento del tessuto pulpare, quello più interno.

Ovviamente l’organismo dispone di numerosi processi difensivi e di norma quindi non dovrebbe verificarsi alcun attacco; in presenza di specifici fattori predisponenti le capacità di difesa possono diventare insufficienti, esponendo quindi i denti all’attacco dei batteri presenti.

Pensiamo per esempio a:

  • riduzione della saliva, che agisce normalmente tamponando l’acidità necessaria ad intaccare lo smalto, che può verificarsi a causa di malattie, farmaci, disidratazione, …
  • riduzione delle difese immunitarie, a causa di stress, altre malattie, farmaci, …
  • eccessivo consumo di zucchero,
  • eccessivo consumo di bevande acide (per esempio spremuta d’arancia).

Una volta instauratosi, la formazione della cavità continua senza ulteriori ostacoli fino ad arrivare alla polpa del dente, che non ha capacità di difesa né tantomeno riparative, eventuali danni sono quindi permanenti.

Fattori di rischio

Benché la carie sia un problema di salute che può colpire chiunque, è possibile individuare alcuni fattori di rischio che ne aumentano la probabilità di comparsa:

  • età, bambini e anziani sono i più interessati dal problema,
  • dieta, in particolare in caso di abuso di alimenti e bevande dolci,
  • cattiva igiene orale,
  • carenza di fluoro (viene in genere somministrato ai bambini in forma di integratori, ma deve essere sempre presente nel dentificio scelto),
  • bocca secca (a causa di malattie, fumo, anoressia nervosa, farmaci, …),
  • predisposizione famigliare (i denti di alcuni soggetti potrebbero essere più sensibili all’attacco dei batteri cariogeni),
  • gravidanza (a causa dell’aumento di estrogeni e progesterone, che possono modificare la produzione di saliva),
  • presenza di malattie croniche (a causa del rischio di riduzione delle difese immunitarie),
  • contatto con sostanze acide (disordini dell’alimentazione che implicano vomito autoindotto, reflusso gastroesofageo, eccessivo consumo di bevande acide come le spremute di agrumi, …).

I denti posteriori (molari e premolari) sono generalmente i più colpiti.

Sintomi

I possibili sintomi con cui si presenza una carie sono:

  • dolore, che può essere sia continuo che intermittente, in alcuni casi è così severo da impedire il sonno in quanto in grado di aumentare la notte;
  • aumentata sensibilità dentale, che si acuisce in presenza di cibo o bevande calde, fredde o dolci,
  • macchie di colore scuro (grigio, marrone o nere) sul dente colpito,
  • alitosi,
  • alterazione del senso del gusto.

Tipologia ed entità dei sintomi possono variare sensibilmente da un paziente all’altro, in base a estensione e localizzazione del danno.

Complicazioni

Una carie non curata può essere causa di gengivite e ascesso.

La gengivite è un’infiammazione della gengiva, che diventa rossa, gonfia e dolente, ed è favorita dall’accumulo della placca.

L’ascesso è un’infezione in grado di causare un dolore pulsante e particolarmente severo; richiede in genere una terapia antibiotica per poter essere risolto.

Nei casi peggiori trascurare una carie può condurre alla perdita del dente e si riportano casi in cui l’infezione locale si è diffusa a distanza (infezione settica odontogena).

Diagnosi

Nella maggior parte dei casi la diagnosi viene effettuata a seguito di ispezione visiva da parte del dentista, ma in casi particolari (carie molto avanzate e/o in posizioni ostiche da valutare) è possibile ricorrere alla radiografia.

Cura e rimedi

Il tipo trattamento della carie dipende strettamente dalla gravità della situazione; nei casi di diagnosi precoce è possibile talvolta intervenire con la sola modifica dello stile di vita (miglioramento dell’alimentazione, dell’igiene orale, …) e l’applicazione di gel a base di fluoro (o in altra forma) per aumentare la resistenza dei denti all’aggressione di placca e batteri.

Nei casi di cavità più importanti si procede in genere alla rimozione del tessuto cariato e nella successiva otturazione con materiale diversi, scelti in base alle esigenze estetiche, funzionali ed economiche.

Quando la carie dovesse aver raggiunto la polpa del dente la situazione è sicuramente maggiormente compromessa; si procede rimuovendo la polpa nel caso di impossibilità di conservazione e successiva otturazione (devitalizzazione). In alcuni casi di pulpite in fase iniziale è possibile procedere a trattamenti più conservativi, ma l’evoluzione è difficilmente prevedibile.

Nei casi più avanzati potrebbe infine essere necessario ricorrere all’estrazione del dente.

Prevenzione

Il punto centrale della strategia preventiva della carie è sicuramente una quotidiana e corretta igiene orale, condotta attraverso l’utilizzo di spazzolino da denti e filo interdentale (o scovolini nel caso di spazi interdentali particolarmente ampi), e una periodica verifica da parte dei professionisti preposti (dentista e igienista dentale).

Una buona pulizia dei denti ha infatti un duplice scopo:

  • ridurre il numero dei batteri presenti,
  • rimuovere i residui di cibo con azione cariogena.

Di particolare importanza è il lavaggio serale dei denti, per evitare che la trasformazione in placca del il cibo durante la notte.

Poichè il fluoro è in grado di favorire la remineralizzazione dello smalto e ridurre la formazione di carie si raccomanda l’utilizzo di un dentifricio che lo contenga e, nell’infanzia, a giudizio del pediatra si può associare l’utilizzo di specifici integratori.

Si raccomanda di ridurre il consumo di alimenti e bevande dolci, che favoriscono la proliferazione batterica e soprattutto la produzione dei metaboliti acidi responsabili dell’attacco allo smalto.

Smettere di fumare e ridurre il consumo di alcolici può sicuramente favorire il mantenimento di un buon stato di salute del cavo orale, riducendo il rischio di un’insufficiente produzione di saliva ed evitando l’erosione dello smalto da parte dell’alcool.

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