Melatonina: effetti, effetti collaterali e controindicazioni

Ultimo Aggiornamento: 17 giorni

Introduzione

La melatonina è un ormone prodotto dall’organismo. Quando è usata come farmaco è sintetizzata artificialmente in laboratorio e si trova in commercio sotto forma di compresse, gocce o altre forme da sciogliere in bocca o sotto la lingua, così da essere assorbita in modo più rapido ed esplicare più velocemente il suo effetto.

Viene usata principalmente per regolare il ciclo sonno-veglia, ad esempio

  • per combattere il jet lag,
  • nelle persone che fanno i turni di notte,
  • per stabilire il ciclo sonno-veglia nei soggetti non vedenti.

La melatonina, inoltre, viene usata per curare:

È anche usata come aiuto per il sonno nelle persone che smettono di assumere le benzodiazepine (usate come sonniferi o come ansiolitici, come per esempio Xanax e Lexotan) e per diminuire i sintomi dell’astinenza quando si smette di fumare.

Viene occasionalmente usata anche per numerose altre condizioni indipendenti dal ritmo sonno veglia, tra cui i tumori, ma si va al di là degli utilizzi con riscontri concreti in letteratura scientifica.

Immagine di donna che dorme

iStock.com/Geber86

Ormone naturale

La melatonina (chimicamente N-acetil-5-metossitriptammina) è un ormone prodotto dall’ipofisi, una ghiandola posta alla base del cervello. Agisce sull’ipotalamo e ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia, nell’uomo e nell’animale.

Viene prodotta anche dalle piante, dove ha funzione antiossidante.

Negli animali la sostanza ha funzione di sincronizzazione di numerose funzioni biologiche con il ritmo circadiano, quello che normalmente chiamiamo orologio biologico, tra cui:

  • ritmo sonno-veglia sincronizzato con l’alternanza giorno-notte,
  • pressione del sangue,
  • riproduzione stagionale
  • e molti altri.

Il compito principale della sostanza è tuttavia la regolazione del ciclo sonno-veglia: con il buio infatti l’ipofisi produce più melatonina, segnale che viene interpretato dall’organismo come imminente riposo. Con la luce, al contrario, la produzione diminuisce e quindi l’organismo si prepara a stare sveglio.

L’effetto si esplica per azione su specifici recettori della melatonina, ma in altri casi si osserva anche un’indispensabile azione antiossidante (per esempio durante la replicazione del DNA, per proteggerlo dall’attacco di molecole reattive).

Nei neonati i livelli di melatonina si regolarizzano verso il terzo mese, con i picchi di concentrazione compresi tra la mezzanotte e le otto del mattino; interessante notare come con l’adolescenza il rilascio notturno tenda a ritardare, causando difficoltà di addormentamento alla sera e risvegli ritardati alla mattina.

La produzione andrà poi a diminuire con l’età, probabilmente una delle ragioni alla base dell’aumento di frequenza dell’insonnia nel paziente anziano.

Si sa con certezza che l’ormone gioca un ruolo di rilievo anche nella gestione del sistema immunitario, ma i dettagli sono tuttora sconosciuti o poco chiari; l’effetto antinfiammatorio è ad oggi quello meglio documentato in letteratura, ma l’utilizzo come farmaco in questo contesto non è ad oggi supportato da sufficienti evidenze.

Effetti ed efficacia

La melatonina è venduta in quasi tutto il mondo per trattare alcuni disturbi del sonno, in Italia in particolare è disponibile come

  • integratore in vendita senza obbligo di ricetta,
  • farmaco, quando il dosaggio supera 1 mg per compressa.

Nel caso di formulazioni a rilascio immediato è possibile rilevare l’aumento e il picco delle concentrazioni nel sangue in circa un’ora; sono tuttavia disponibili sul mercato anche formulazioni a rilascio prolungato in grado di permettere un assorbimento distribuito sul 8-10 ore, in grado così di mimare l’andamento fisiologico di secrezione dell’ormone.

L’effetto più studiato è senza ombra di dubbio quello sul sonno, in molte circostanze diverse; i principali vantaggi sono:

  • assenza di effetti (sonnolenza, stordimento, …) al mattino successivo,
  • assenza di sviluppo di tolleranza con dosi ripetute nel tempo,
  • assenza di sviluppo di dipendenza,
  • alta tollerabilità (scarsi effetti collaterali).

Sono disponibili in letteratura numerosi lavori che ne indagano l’efficacia in diverse condizioni e, tuttavia, siamo ancora in presenza di risultati contrastanti in pazienti altrimenti sani, sia in termini di tempo richiesto per addormentarsi che sul numero di risvegli notturni. Alcuni studi indicano che potrebbe avere una maggior probabilità di aiutare gli anziani che non i giovani o i bambini, probabilmente perché la quantità di melatonina presente nel corpo degli anziani è inferiore.

Sembra inoltre essere efficace del trattamento dei disturbi del sonno nei pazienti non vedenti, in cui viene meno la regolazione del ritmo sonno-veglia e dei ritmi circadiani dettata dall’alternanza luce-buio.

Le ricerche disponibili si concentrano soprattutto sulla cosiddetta insonnia secondaria, cioè sui problemi del sonno connessi ad altre patologie come il morbo di Alzheimer, la depressione, la schizofrenia, il ricovero in ospedale e la “sindrome da terapia intensiva”, cioè le difficoltà che colpiscono i pazienti ricoverati in terapia intensiva. Le ricerche finora compiute indicano che probabilmente non è efficace per diminuire il tempo di addormentamento in caso di insonnia secondaria, ma potrebbe migliorare la qualità del sonno.

Nel caso del jet-lag la maggior parte delle ricerche indica che la melatonina può alleviare alcuni sintomi, migliorando ad esempio la vigilanza e la coordinazione dei movimenti. Sembra inoltre che sia in grado di alleviare, sebbene in misura minore, altri sintomi del jet lag, come la sonnolenza diurna e la stanchezza. Con ogni probabilità non è invece efficace per diminuire il tempo di addormentamento in queste situzioni.

Nel caso di assunzione da parte dei lavoratori con turni notturni una revisione del 2010 sembra concludere che potrebbe portare dei vantaggi in termini di qualità del sonno e durata durante il giorno, ma non quanto a vigilanza durante la notte.

Melatonina e fertilità

La sostanza viene spesso introdotta in integratori studiati per donne con ovaio policistico o con problemi di fertilità, in quanto esiste uno studio che sembra dimostrare un possibile effetto di abbassamento dell’FSH; in realtà ad oggi l’effetto della melatonina sulla fertilità femminile risulta poco chiaro, addirittura secondo alcune fonti potrebbe interferire sulla funzionalità ovarica e ridurre il desiderio.

Melatonina e bambini

La sostanza è sempre più comunemente usata per lo sviluppo di integratori per favorire il sonno in lattanti e bambini, anche se secondo l’NHS inglese l’utilizzo al di sotto dei 12 mesi di età dovrebbe essere sempre valutato preventivamente con il pediatra.

Esistono esperienze ospedaliere con utilizzi prolungati e a dosi relativamente elevate, ma bisogna sottolineare che mancano ancora certezze sull’innocuità sul lungo periodo.

Abbiamo tuttavia a disposizioni prove limitate se restringiamo il campo agli studi più rigorosi; una revisione della letteratura del 2011 suggerisce che possa esserci un certo beneficio con effetti collaterali minimi nei bambini sani e nella popolazione pediatrica affetta da disturbo da deficit di attenzione e iperattività, autismo, e altre condizioni, ma gli autori concludono la disamina sottolineando la necessità di ulteriori indagini, soprattutto per trarre conclusioni in merito alla sicurezza e all’efficacia dell’uso melatonina a lungo termine.

Dove esistono maggiori evidenze è proprio l’utilizzo in situazioni specifiche, ad esempio assumere la melatonina per via orale è efficace per le alterazioni del ciclo sonno-veglia nei bambini e negli adolescenti con ritardo mentale, autismo e altre patologie del sistema nervoso centrale. È inoltre efficace per diminuire i tempi di addormentamento nei bambini con disabilità intellettive (paralisi cerebrale, autismo e ritardo mentale).

Assunzione con il cibo

La melatonina è presente in quantità significative in numerosi alimenti, tra cui:

  • ciliegie,
  • banane,
  • uva,
  • riso e cereali,
  • prugne,
  • olio d’oliva,
  • vino,
  • birra.

È stato dimostrato che, in caso di consumo di alimenti che ne sono ricchi, i livelli circolanti della sostanza nel sangue aumentano significativamente.

Dosaggio

In letteratura sono disponibili dati per somministrazioni con dosi comprese tra 0,3 e 5 mg  al giorno, prima di andare a dormire, ma ricordiamo che nell’Unione Europea è previsto che in caso di automedicazione (cioè senza prescrizione medica) non venga superata la dose di 1 mg al giorno.

Nel caso di disturbi da jet-lag sono state testate dosi da 0,5 a 5 mg prima di andare a letto, nel giorno di arrivo a destinazione e continuando la terapia per 2-5 giorni. In molti casi vengono tuttavia usati dosaggi inferiori (da 0,5 a 3 mg) per evitare le proprietà ipnotiche dei dosaggi maggiori.

Effetti collaterali

La melatonina è considerata sicura e ben tollerata per la maggior parte della popolazione, ma come tutte le sostanze (integratori e farmaci) tra gli effetti collaterali più comunemente segnalati ricordiamo:

È consigliabile evitare l’utilizzo di macchinari e strumenti pericolosi nelle ore successive all’assunzione della molecola.

Controindicazioni

Non esistono ad oggi sufficienti evidenze di sicurezza sull’utilizzo della melatonina in gravidanza e in allattamento, quindi si raccomanda di non assumerla se non espressamente prescritta dal ginecologo.

È consigliabile valutare sempre con il pediatra l’utilizzo nei bambini, anche se la ricerca dimostra una buona sicurezza anche sul lungo periodo.

Alcune fonti consigliano cautela in pazienti con:

Si raccomanda infine di evitare o valutare con il medico l’uso di melatonina in caso di:

  • in associazione alla fluvoxamina (un antidepressivo) in grado di aumentare le concentrazioni di melatonina circolante,
  • utilizzo di benzodiazepine (ansiolitici e sonniferi) o farmaci ipnotici correlati per il rischio di aumento di effetti collaterali cognitivi e psicomotori,
  • consumo di alcolici.

È ovviamente controindicata in caso di soggetti che in passato abbiamo manifestato reazioni allergiche a seguito della somministrazione dell’integratore.

Non sembrano invece esserci effetti epatotossici (cioè sul fegato).

Interazioni

È da evitare l’assunzione in pazienti in terapia anticoagulante (per esempio con Coumadin), per l’aumento del rischio di sanguinamenti.

Alcuni medicinali come la fluvoxamina (un antidepressivo) possono aumentare significativamente la concentrazione di melatonina nel sangue, causando quindi sonnolenza.

Sembra inoltre esistere un’interazione con la nifedipina, un farmaco usato per la pressione alta, con la conseguenza di un aumento dei valori pressori e della frequenza cardiaca.

È opportuno non utilizzare la melatonina con benzodiazepine o altri sonniferi/ansiolitici, in quanto si assiste a un aumento del rischio di eventi avversi cognitivi e psicomotori (fondamentalmente aumenta la sonnolenza); per lo stesso motivo si consiglia di non assumerla con alcool.

Si pensa che possa favorire la funzionalità del sistema immunitario, l’assunzione in pazienti in terapia immunosoppressiva dovrebbero quindi valutare la situazione con il medico.

Fonti principali:

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  1. Anonimo

    Il pediatra me l’ha prescritto per il mio bimbo di 8 mesi, non sarà pericoloso somministrarlo a quest’età?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Viene prescritto anche in bimbi più piccoli; l’NHS inglese per esempio lo utilizza in diversi contesti.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non lo definirei sonnifero, in ogni caso si tratta di un ormone naturalmente prodotto anche dall’organismo umano.

  2. Anonimo

    Vorrei chiedere se l’assunzione di melatonina in qualche modo “riattiva”l’ipofisi,oppure finito il ciclo finito il beneficio e un’ipofisi “bloccata”rimane tale.Grazie

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, no l’assunzione di melatonina non ha nessuna capacità di influenzare significativamente le funzioni ipofisarie. saluti

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