Agorafobia e paura della folla: sintomi, rimedi e cure

Ultimo Aggiornamento: 16 giorni

Introduzione

Il termine agorafobia deriva dal greco e significa “paura (phobia) della piazza (agorà)”, infatti coloro che ne soffrono hanno paura degli spazi aperti o dei luoghi affollati.

Secondo il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) l’agorafobia può essere classificata tra i disturbi d’ansia, poiché la sua caratteristica essenziale è proprio l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dalle quali può essere difficile (o imbarazzante) allontanarsi, come ad esempio essere in coda al supermercato o su un mezzo di trasporto pubblico.

L’agorafobia di solito si manifesta a seguito di un attacco di panico, anche se tuttavia esistono persone con agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. È quindi necessario distinguere tra Agorafobia con disturbo di panico e Agorafobia senza disturbo di panico.

Fotografia di donna sovrastata dalla folla

iStock,com/PeopleImages

Cause

L’agorafobia spesso si manifesta a seguito degli attacchi di panico, perché le persone che li sperimentano conservano nella memoria un ricordo molto vivido dei luoghi in cui si è verificato l’attacco. Di conseguenza la paura di quei luoghi è talmente forte che viene generalizzata a tutti i posti simili.

I risultati di alcuni studi rivelano che le convinzioni personali relative al controllo dei sintomi di panico giocano un ruolo importante nello sviluppo degli attacchi. Ciò significa che se ad esempio la persona si convince che recarsi al supermercato senza accompagnatore potrebbe provocare l’insorgere dei sintomi temuti, l’attacco di panico potrebbe manifestarsi anche solo al pensiero di trovarsi da solo al supermercato.

Secondo la comunità scientifica una delle cause possibili dell’agorafobia potrebbe essere riconducibile alla paura di essere abbandonati o a un’aggressività molto forte, che tuttavia è stata rimossa e di cui quindi il soggetto non è consapevole.

Spesso esiste un conflitto tra il desiderio d’indipendenza e quello di dipendenza dagli altri, è possibile che la persona voglia essere accompagnata quando esce perché non riesce più a svolgere le sue attività in autonomia. Allo stesso tempo però questa condizione di dipendenza può provocare rabbia e scatenare il bisogno d’indipendenza, che naturalmente in questi casi si fatica a raggiungere.

Sintomi

Ciò che accomuna entrambi i tipi di agorafobia è che il soggetto mette in atto strategie per evitare le situazioni temute, ad esempio eviterà di recarsi in luoghi affollati o di uscire di casa da solo.

Nei casi più gravi la persona non riesce ad allontanarsi da casa nemmeno se in compagnia di una persona fidata.

Evitare i luoghi o le situazioni temute riduce l’ansia rinforzando il comportamento d’evitamento, questo porta la persona a confinarsi nei luoghi che considera sicuri compromettendo significativamente la sua vita sociale.

Agorafobia con Disturbo di Panico

Le persone con Disturbo di Panico soffrono di episodi caratterizzati da intenso terrore, conosciuti come attacchi di panico, in cui si sentono travolti dall’ansia e hanno un forte impulso a fuggire o a chiedere aiuto.

La conseguenza del susseguirsi degli attacchi di panico spesso è l’insorgenza dell’agorafobia, il soggetto manifesta ansia quando si trova in luoghi affollati ed è intensamente spaventato all’idea di avere un attacco di panico improvviso.

Nella mente dell’agorafobico si scatenano pensieri legati alla paura di morire per non essere stato soccorso in tempo ed è così che insorge la paura di avere paura, manifestazione tipica di questo disturbo.

Solitamente la persona che soffre di agorafobia ha paura ad uscire di casa da sola, ed è proprio quando si è da soli che i sintomi si manifestano con maggior intensità, perché vengono a mancare i propri punti di riferimento, come ad esempio la casa o una persona di fiducia.

I sintomi relativi all’agorafobia con Disturbo di Panico sono:

  • ansia intensa,
  • sensazione di essere sospesi, come se venisse a mancare la terra sotto i piedi,
  • senso di smarrimento,
  • dispnea,
  • vertigini.

In caso di attacco di panico vero e proprio invece la persona manifesta almeno quattro dei seguenti sintomi:

Agorafobia senza Disturbo di Panico

I sintomi dell’agorafobia senza Disturbo di Panico sono simili a quelli dell’agorafobia con Disturbo di Panico, la differenza è che ciò che la persona teme non è l’attacco di panico, ma il manifestarsi di sintomi inabilitanti o estremamente imbarazzanti.

Tra le situazioni più temute ricordiamo ad esempio

Il soggetto inoltre può avere paura di un attacco cardiaco in un contesto in cui nessuno è in grado di aiutarlo.

Cura e terapia

Cognitivo-comportamentale

Questo approccio terapeutico indica un metodo di trattamento il cui obiettivo è modificare il comportamento e le credenze disadattive della persona.

Il terapeuta aiuta il paziente a controllare le reazioni emotive disturbanti, nel caso dell’agorafobia aiuta a gestire l’ansia associata alle situazioni temute, insegnando al paziente modi più efficaci per interpretare le loro esperienze e riflettere su di esse.

Il terapeuta “addestra” quindi il paziente al pensiero positivo, insieme all’esposizione dal vivo, ossia uscite con un accompagnatore che portino l’individuo progressivamente più lontano da casa. Il paziente imparerà inoltre a sostituire i dialoghi interni autodistruttivi (sono sicuro che sverrò nell’esatto momento in cui entrerò al supermercato) con auto-istruzioni positive (sarò in grado di gestire la situazione).

Sistemico

Nella terapia sistemica il terapeuta è considerato come un sistema che entra in contatto con un altro sistema (il paziente) che è stato portato lontano dal suo stato di equilibrio e quindi necessita di riorganizzazione.

L’incontro dei due sistemi (paziente e terapeuta) crea un’area di contatto che consente di individuare quali atteggiamenti e concetti sono aperti al mutamento, senza però minacciare l’identità dell’individuo.

Psicodinamico

L’obiettivo di questa terapia è portare alla coscienza i conflitti (emozioni e motivazioni rimosse) in modo che possano essere affrontati più razionalmente e realisticamente. Le terapie psicodinamiche includono la psicoanalisi freudiana classica, che però è un percorso lungo e intenso, il quale spesso non è tollerato da chi soffre di agorafobia poiché manca un sollievo immediato dei sintomi. In risposta alla necessità dei pazienti di avere un miglioramento più rapido, le terapie psicodinamiche più recenti tendono ad essere più strutturate e a breve termine rispetto alla psicoanalisi tradizionale.

Una di queste è la terapia interpersonale, durante la quale avviene una discussione diretta riguardo alle questioni critiche per il paziente. Le ricerche hanno verificato l’utilità di questa terapia per il trattamento dell’agorafobia.

Psicofarmaci

Nei casi più acuti lo psichiatra potrebbe decidere di prescrivere gli psicofarmaci, ma questo non può e non deve sostituire la psicoterapia, che è assolutamente necessaria per comprendere le cause del problema e riuscire quindi ad affrontarlo con strumenti adeguati.

I farmaci che si sono rivelati più efficaci per il trattamento dell’agorafobia sono gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI), che agiscono aumentando in modo selettivo i livelli di serotonina nel cervello bloccandone il riassorbimento da parte dei neuroni; sono eventualmente associabili benzodiazepine (come alprazolam) da assumere al bisogno durante l’attacco.

A cura della Dott.ssa Sara Veneziani
PSICOLOGA
Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Liguria

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  1. Anonimo

    Dottore ho 18 anni e da un paio di anni soffro di attacchi di panico, mai curati seriamente, trovo sempre scuse per non uscire e per non fare attività. Mi sento rinchiuso in gabbia da me stesso. Ho abbandonato qualsiasi hobby, non voglio andare a fare la patente di guida, ho addirittura paura di andare a fare l’esame a scuola a giugno.. e mi pento ancora di più per aver buttato gli anni migliori della mia vita in cui mi sarei dovuto formare e pensare al futuro. Delle volte penso anche che non ho un futuro che farò una brutta fine se continuo così… non so che fare mi sono completamente isolato, non ho più amici, non ho più niente per sperare di vivere veramente. Io so solo una cosa voglio trovare una soluzione, non voglio abbandonare, voglio vivere, vivere veramente. Cosa devo fare?

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve. Il fatto che tu voglia uscire da questa situazione è positivo, devi farti aiutare dai tuoi familiari e soprattutto è il caso di parlarne con uno specialista psichiatra per iniziare un percorso che possa migliorare il tuo umore e pian piano farti tornare la spensieratezza che DEVE esserci a 18 anni. Coraggio ! Fatti aiutare e vedrai che questo brutto momento passerà.

  2. Anonimo

    Soffro di agorafobia/ansia/paura di uscire di casa e di fermarmi nel traffico ai semafori rossi da sei mesi. Vado da uno psichiatra che (dopo il ricovero per stress) mi ha prescritto rivotril,in più sono seguito da una psicologa di impronta psicodinamica…il fatto è che non riesco a tirare fuori niente dalle mie visite con la psicologa,e non so davvero cosa provare. Lei mi dice che io avendo altri disturbi (borderline) non posso trattare le mie fobie come tutti gli altri e che il “nodo” da sciogliere è più faticoso. Potete consigliarmi qualche altra alternativa veloce e utile? Non riesco più a starmene chiuso in casa e ad uscire solo per percorrere pochi metri intorno alla mia abitazione

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Credo che stia già facendo il percorso più corretto. Purtroppo a volte c’è solo bisogno di tempo. Può sempre chiedere allo psichiatra se è possibile modificare la terapia visto la scarsa efficacia di quella attuale. saluti

  3. Anonimo

    Salve, vorrei conoscere delle persone con questo disturbo, ci sono degli incontri? io ci sto lavorando con le tecniche cognitive comportamentali e devo dire che i progressi sono notevoli ma condividere le mie esperienze con qualcuno che ne sta facendo altrettante potrebbe essere utile a chiunque abbia questo problema.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Proverei a chiedere alla psicologa che la sta seguendo, potrebbe essere a conoscenza di gruppi nella sua città, oppure valutare di trovare forum seri su Internet dedicati all’argomento (sottolineo “seri”, che siano per esempio moderati da personale specializzato).

  4. Anonimo

    Buona sera dottore, soffro di agorafobia da 4/5 anni, all’inizio mi sentivo male anche solo ad uscire di casa ma da un anno a questa parte mi sento molto più libero ( non ho mai preso farmaci e mai fatto terapia ), adesso vorrei provare a spingermi un po oltre (es. andare in discoteca, cosa che non faccio da ( anni) perché ho letto che si cura anche con la terapia d’urto, la cosa che mi frena è la paura che un nuovo attacco di panico (non mi succede da un paio di anni) mi possa riportare allo stadio iniziale e sarebbe davvero terribile.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Eviterei una terapia d’urto, mentre potrebbe completare l’ottimo percorso iniziato con uno psicologo esperto di terapia cognitivo comportamentale, che le permetterà di approcciarsi al problema nel modo che lei ipotizzava, ma con un po’ più di metodo e senza rischiare pericolose ricadute.

    2. Anonimo

      Grazie, la cosa che più mi preoccupa è la ricaduta. Fino ad ora mi hanno aiutato molto i miei familiari ad uscire, a fare viaggi e il resto, ma con i miei amici non ne ho mai parlato, io credo che parlando con quelli più intimi potrebbero aiutarmi e quindi poter tornare a fare le cose che fa una persona “normale”. Non ho molta fiducia negli psicologi, ha più fiducia nel l’aiuto delle persone che mi stanno intorno

    3. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Condivido il fatto che che le persone care possano davvero fare la differenza, ma proceda per gradi ed eviterei esposizioni per cui potrebbe non essere ancora pronto. Può essere senza dubbio utile parlarne anche con il medico di base.

  5. Anonimo

    Salve dottore,ho 24 anni e sono mesi che soffro di ansia e attacchi di panico fortunatamente li gestisco prendendo xanax e antidepressivo al mattino.Sto facendo anche un percorso dalla psicologa e psichiatra, per via della mia paura di fare e di andare da qualche parte da solo.Ho paura di essere diventato dipendente; riguardo allo xanax nel senso che dovunque io vada se non me lo porto con me vado in panico.Quando guido anche sono sempre teso e ho tachicardia.Ho sentito il mio medico per fare esami ma nulla di patologico,solo ansia è risultato anche dal cardiologo.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Per diminuire e poi sospendere il farmaco è fondamentale il lavoro psicologico che sta facendo.

  6. Anonimo

    dottore possono lexotan o xanax far venire male alle gambe come quando viene l ‘influenza ?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      In scheda tecnica ho trovato solo debolezza muscolare, non dolori.

  7. Anonimo

    Salve dottore! È da anni ormai che soffro di attacchi di panico e agorafobia.
    Inizialmente molto leggeri, confusi, non capivo.
    Mi girava la testa e mi sentivo svenire, ma di fatto non svenivo.
    Subito pensai a qualcosa di fisico.
    Appurato che fisicamente ero sana con un pesce (ogni controllo possibile, pure elettroencefalogramma), il medico mi sorrise e mi disse “attacchi di panico signorina”.
    Mi si è aperto un mondo.
    Da lì, vivevo nell’idea degli attacchi di panico.
    Il primo anno con sforzo, ma riuscivo a reggere ogni situazione.
    Sono andata dalla psicologa un mesetto, nessun farmaco prescritto.
    Affrontai un viaggio, molto in ansia ma ce l’ho fatta.
    Col tempo ho evitato viaggi, dicendomi che “non mi andava”.
    Nel mio paese riuscivo a svolgere tutte le attività quasi dimenticandomi del panico.
    Un giorno, ad un aperitivo in un pub mi sento svenire, voci confuse, irrealtà: eccolo, panico!
    E da lì inizio a rinchiudermi dentro casa.
    Non uscivo nemmeno a calci, niente.
    Conosco un ragazzo di un’altra città e riprendo ad uscire pian pianino.
    È sempre venuto lui da me, vorrebbe partissi io.
    Ho omesso il gran disagio nel partire.
    Dopo una serie di tiritere ci accordiamo sul vederci in un posto neutro, nè casa mia nè casa sua.
    Io in ansia totale, parto in traghetto con amici che dovevano partire pure ma fermarsi da un’altra parte.
    Parto e sto serena, una settimana bellissima con lui.
    Ora doveva andare da lui a Genova, prenoto il biglietto, faccio il check in online, valigia pronta e in aereo non riesco a salire: ansia e derealizzazione.
    Ora sono demoralizzata e tristissima.
    Mi sono pentita.
    Lui non l’ha presa bene e mi manca tanto, voglio vederlo, andare da lui!
    Vorrei ritentare in questi giorni, ma l’idea dell’aereo mi frena, di stare chiusa lì, e se mi viene il panico? Chi mi tranquillizza?
    Aspettare in aeroporto, da sola, in mezzo alla gente!
    Premetto che non ho timore della gente, anzi sono una chiacchierona!
    E nemmeno temo che l’aereo cada!
    Dottore, so che non è un mago con la bacchetta magica, ma la prego di consigliarmi qualsiasi cosa, anche un farmaco d’occorrenza, che farò valutare al mio medico!
    Io devo salire sull’aereo, in ogni modo!
    Grazie per l’attenzione!
    – Sara

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Valuterei di riprendere la terapia di supporto psicologico, ma nell’emergenza valuti un ansiolitico con il medico (Xanax è il più usato, ma il medico saprà valutare meglio di me).

  8. Anonimo

    Sono Arianna, ho 26 anni e sono 4 anni che mi ritrovo ad essermi bloccata nrgli attacchi d’ansia…sono 3 anni che non vado in vacanza perché anche solo allontanarmi di 40 minuti mi cr3a forte forte panico. A volte mi sembra di non qvere speranza, mi ritrovo limitata da me stessa; sono anni che ormai vivo con il freno a mano tirato, da un anno e mezzo circa sono in terapiacon una psicoterapeuta bravissima, che sta scavando dentro di me per aiutarmi a gettare le basi per un equilibrio tanto desiderato. Tra pochi giorni dovrei partire per le vacanze, ma gia sto cqmbiando idea; vorrei mollare e rinunciare; in questi anni ho fato cura con gocce EN con cui mi sono trovata bene, ora non so cosa fare. Distinti saluti, Arianna

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Se la specialista che la segue è d’accordo credo che NON dovrebbe rinunciare alla vacanza e valuti magari di portarsi dietro l’En.

  9. Anonimo

    Salve a tutti!Sono un ragazzo di 24 anni e da più di un anno soffro di crisi d’ansia dovuto a 3 attacchi di panico che ho avuto.Queste crisi mi creano seri problemi la maggior parte delle volte che esco di casa,infatti credo di soffrire di agorafobia e quasi sempre quando devo mangiare fuori,praticamente non tocco cibo.Ho provato ad andare da una psicologa ma non ho risolto niente,infatti sono rimasto molto deluso!Adesso mi sono fatto segnare degli ansiolitici (lexodan),perchè devo partire per 10 giorni con degli amici e la cosa mi preoccupa parecchio!Non so veramente cosa inventarmi quando andrò in vacanza.Mi potete dare qualche consiglio utile?E volavo sapere come mi consigliate di prendere gli ansiolitici,ovvero quante gocce e se al mattino,pomeriggio o sera! Grazie 1000!Un saluto.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma purtroppo non posso consigliare la dose da assumere che invece va decisa con il medico; quello che posso consigliarti è di iniziare ad assumerlo prima di partire, in modo da verificarne gli effetti, i tempi di comparsa, …

  10. Anonimo

    a me è capitato di svegliarmi di notte,mi mancava il respiro,pensavo di morire,è durato pochi secondi,ma da quella notte non riesco più ad uscire per la paura che ricapiti,quando esco anche in compagnia tremo per paura di sentirmi male mi manca la saliva,il medico mi ha prescritto xanax per una settimana e citalopram per almeno un mese,io sono arrivata al 26 giorno ma ho ancora paura,cerco di controllarmi quando esco e a volte riesco ma ogni volta non vedo l’ora di tornare a casa,la paura è maggiore in luoghi chiusi e affollati,dovrò continuare la cura ancora per quanto?a fine agosto dovrò prendere l’aereo posso prendere qualcosa prima x la paura?grazie in anticipo

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Valuterei di affiancare anche un supporto psicologico.

  11. Anonimo

    ……rivoglio la mia vita, rivoglio le mie gambeeeeee,,,,,aiutoooooo

  12. Anonimo

    46 donna e mamma di 2,divorziata . soffro da 14 anni mi s’immobilizzano le gambe e se non c’è nessuno cado. Prendo il citalopram, ieri una ragazza ha detto che con il sereupin e guarita..

    1. Anonimo

      Buongiorno Dottore
      La diagnosi e agorafobia e per problemi economici non posso curarmi,dovrei fare la psicoterapia cognitiva comportamentale. Oggi ho 47 anni…ed è sempre peggio…chiedi aiuto

    2. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non riesce ad accedere al supporto psicologico attraverso la mutua?

  13. Anonimo

    Dott,non avevo previsto che il lexotan invece di calmarmi mi agitasse di più ..quindi non sono partito,ho preso una pillola verso le 7 di questa mattina,ma nulla,capisco che spesso capita come effetto collaterale..ed io sono stato “sfortunato”…le volevo porre un ultima domanda ..posso ripassare al Pasaden?che mi rilassa?infatti venerdì l’ho preso per l’ultima volta..poi ieri ho provato mezza compressa di lexotan ..nulla (pensavo dose bassa)..ed oggi come raccontato sopra..se posso ripassare a pasaden..verso che ora ..posso assumerlo?ricordo che uso pasaden 1mg compresse..grazie di nuovo e mi scusi x il disturbo.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Anche subito, ma sottodosare i farmaci è un errore.

    2. Anonimo

      Ha perfettamente ragione,mi ha ingannato il fatto che in farmacia non avessero le goccie,(dovevo assumerne 10)..ed ho preso le pillole da 1,5mg..pensando che una intera corrispondesse a 15 goccie..ne ho preso mezza (ieri sera)che si avvicinava per difetto alla dose consigliata,questa mattina l’ho presa intera..comunque grazie del suo prezioso aiuto..davvero un servizio efficiente..anche di Domenica..grazie….ritornerò al mio Pasaden..semmai nelle situazioni particolari..seguirò il consiglio di prenderlo ogni 6 ore..ma solo x situazioni di viaggi.

    1. Anonimo

      Ovviamente,non so se lei potrà consigliarmi qualche farmaco.in passato ho usato Tavor e Tranquirt.

    2. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      I due nominati sono sicuramente più efficaci di Pasaden, hanno tuttavia il problema di creare maggior dipendenza, oltre a poter dare potenzialmente più sonnolenza.
      Altre alternative sono per esempio Lexotan e Xanax, ques’ultimo molto efficace ma in grado di dare forte dipendenza.

      In ogni caso il suo medico saprà valutare meglio il più adatto al suo caso.

    3. Anonimo

      Gentilissimo,per me e’ solo per Domenica,quindi non credo di andare incontro alla dipendenza ,visto che dopo ritornerò al pasaden..che prendo una due volte al mese in quei casi particolari..parlerò con il medico curante del suo egregio consiglio,xanax ogni 6 ore credo che sia il vestito giusto per un momento particolare della mia vita..dove non posso far mancare la gioia di una gita ai miei figli,per colpa delle mie fobie..la ringrazio di cuore.

    4. Anonimo

      Come da suo consiglio ,sono stato dal medico curante ,che mi ha consigliato lextan, 10 goccie ogni sei ore ..che ne pensa ..inizio domani x vedere come le tollero..un dubbio non crede che 10 goccie siano poche per un momento di forte tensione da vivere?di nuovo grazie .

  14. Anonimo

    Domenica ,dovrei affrontare una gita in pullman,a 3 ore da casa,premesso che è un periodo particolare per varie vicessitudini,ma che con tutta onesta’ho fatto sempre fatica ad allontanarmi dai luoghi così detti protetti,ma che con grande sforzo spesso e volentieri ho portato a termine tal situzioni…anni fa un neurologo mi è stato consigliato pasaden 1 mg ,ma l’effetto si riduce in un breve
    Lasso di tempo..durante le uscite esterne lontane ..mentre nei luoghi vicino casa..ha ancora effetto ..vorrei chiederle ..aldilà della terapia comportamentale che senza esito ho più volte seguito …se esitono dei farmaci che mi consentano di poter affrontare questa giornata,con maggiore
    Serenità …da prendere all’occorrenza…grazie e scusate per il disturbo

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Esistono sicuramente ansiolitici che possono aiutarla, da ripetere eventualmente ad intervalli regolari ogni 6-7 ore.

  15. Anonimo

    Se desidera svolgere una psicoterapia non direttiva le consiglio di rivolgersi ad un professionista di orientamento rogersiano (psicologia umanistica). questo tipo di psicoterapia ha proprio la caratteristica di non essere direttiva.
    La psicoanalisi è sicuramente meno direttiva della psicoterapia cognitivo-comportamentale, ma richiede un notevole impegno, sia in termini di tempo che in termini economici. Comunque spesso il primo colloquio aiuta a capire se quel terapeuta le ispira fiducia oppure no. Tenga presente che lei dovrà instaurare una relazione terapeutica con la persona non con il suo orientamento. Questo per dirle che molte volte, al di là dell’approccio teorico e metodologico, è la flessibilità mentale del terapeuta a fare la diferenza.

  16. Anonimo

    Ho letto la risposta che la dottoressa ha dato a Rosa e siccome anch’io sono nella stessa situazione sto valuntando di fare una psicoterapia. Preferirei un approccio meno direttivo del cognitivo-comportamentale, quali approcci mi consiglia?

  17. Anonimo

    L’articolo della dott.ssa Veneziani è molto interessante e mi riconosco in questo ritratto patologico, seppur con le differenze che ogni paziente manifesta. L’agorafobia conseguente ad attacchi di panico ripetuti, è sicuro che si accompagni alla fobia della folla? Per me è stato il trasferimento dalla grande città al centro piccolo e semideserto che ha scatenato la patologia. Concordo con le ipotesi psicologiche che covano nel paziente che sta rinchiuso in casa e dopo aver a lungo e da oramai più di venti anni, trattato il problema con psicoterapie comportamentali, tradizionali e persino con l’ipnosi…vera fesseria, arrivo al punto: La mia agorafobia nasce dalla incapacità di affrontare le difficoltà della esistenza. Ho creato un alibi forte per avere l’esenzione da tanti compiti. Con gli anni le certezze non aumentano e l’unica terapia che trovo azzeccata, seppur aspecifica e dannosa, sta nell’uso e, come spesso succede, abuso di psicofarmaci. Questo disturbo gravissimo distrugge il senso della vita Ringrazio di cuore il dott. Cimurro.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Sono io che ringrazio lei per il suo commento e la sua esperienza; segnalo la sua domanda alla Dr.ssa Veneziani che, sono sicuro, le risponderà non appena possibile.

    2. Anonimo

      Cara Rosa, grazie per la sua testimonianza. Riguardo alla sua prima domanda posso risponderle che quando si tratta di psicologia e di psicopatologie di sicuro al 100% non c’è niente, quindi non è detto che a seguito di attacchi di panico ripetuti debba insorgere necessariamente anche paura della folla. Ogni individuo presenta delle differenze di personalità e di conseguenza queste differenze emergono anche nelle manifestazioni sue fobie.
      Per quel che riguarda la sua esperienza, considerando che le terapie comportamentali non hanno avuto l’esito sperato, posso solo consigliarle di provare con un percorso di psicoterapia psicoanalitica. Il fatto che lei sia consapevole che la sua agorafobia nasce dall’incapacità di affrontare le difficoltà dell’esistenza è già molto importante. Spesso le persone non sanno da cosa deriva la loro fobia e questo complica ulteriormente le cose.
      Nel suo caso credo che la psicoanalisi sia la più indicata perchè le consentirebbe di andare davvero in profondità e così facendo potrebbe davvero riuscire a gestire l’insicurezza e la fobia. Non si lasci scoraggiare dal fatto che il percorso di psicoanalisi è spesso lungo e impegnativo, tenga presente invece che il cambiamento è un processo che deve avvenire lentamente per rivelarsi stabile.

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