Vitamina E: proprietà, fonti e controindicazioni

Ultimo Aggiornamento: 1860 giorni

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La vitamina E si trova naturalmente in alcuni alimenti ed è disponibile come integratore. Vitamina E è il nome collettivo che viene attribuito ad un gruppo di composti liposolubili ad attività antiossidante, che si presentano in otto forme chimiche (alfa, beta, gamma e delta-tocoferolo e alfa, beta, gamma e delta-tocotrienoli) con diversi livelli di attività biologica. L’alfa (α) tocoferolo è l’unica forma che consente di soddisfare le esigenze umane.

Vitamina E

Vitamina E (http://commons.wikimedia.org/wiki/File:VitamineE.png)

Le concentrazioni nel sangue di vitamina E (alfa-tocoferolo) dipendono dal fegato, che prende in carico la sostanza nutritiva dopo che le varie forme sono state assorbite dal piccolo intestino.

Gli antiossidanti proteggono le cellule dagli effetti dannosi dei radicali liberi, molecole che contengono un elettrone non condiviso. I radicali liberi, che possono danneggiare le cellule e contribuire allo sviluppo delle malattie cardiovascolari e del cancro, possono provenire dal processo di digestione del cibo o da esposizioni ambientali quali il fumo di sigaretta, l’inquinamento atmosferico, e le radiazioni ultraviolette del sole.

La vitamina E è un antiossidante liposolubile (che si scioglie nei grassi) che interrompe la produzione di radicali liberi che si formano quando i grassi subiscono alcune trasformazioni metaboliche. Gli scienziati stanno studiando se, limitando la produzione di radicali liberi ed eventualmente attraverso altri meccanismi, la vitamina E potrebbe aiutare a prevenire o a ritardare le malattie croniche associate agli stessi.

Oltre alla sua attività come antiossidante la vitamina E è coinvolta nelle difese immunitarie e, come mostrato principalmente dagli studi in vitro, nella trasmissione di segnali tra le cellule, nella regolazione dell’espressione genica e in altri processi metabolici.

Fonti di vitamina E

Sono ricchi di vitamina E gli alimenti di origine vegetale, primi fra tutti i semi (e di conseguenza gli olii da essi derivati), seguiti da cereali, frutta ed ortaggi. Il contenuto vitaminico viene ridotto dai processi di cottura, soprattutto dalla frittura e dalla cottura al forno.

La maggior parte degli americani assumono vitamina E in misura inferiore rispetto ai livelli raccomandati, anche se in realtà questa considerazione potrebbe non valere per la popolazione italiana. Si noti poi che le diete a basso contenuto di grassi potrebbero fornire delle quantità insufficienti, a meno che le persone facciano con attenzione le loro scelte alimentari, per esempio, aumentando il loro apporto di frutta e verdura.

Carenza di vitamina E

E’ raro che si verifichi una carenza di vitamina E ed inoltre sintomi evidenti di carenza vitaminica non sono stati riscontrati in persone sane, anche se ottengono basse quantità di vitamina E dalle loro diete. I bambini prematuri che alla nascita presentano un basso peso corporeo ( minore di 1500 grammi) potrebbero presentare delle carenze; per questo motivo sono talvolta somministrati integratori di vitamina E per ridurre il rischio di alcune complicazioni, come quelle che colpiscono la retina, ma che in realtà possono anche aumentare il rischio di infezioni.

Poichè l’apparato digerente richiede dei grassi per assorbire la vitamina E, le persone con problemi di malassorbimento di grassi hanno maggiori probabilità di sviluppare una carenza vitaminica rispetto a coloro che non presentano tali disturbi. Tra i sintomi da carenza rientrano

  • la neuropatia periferica,
  • l’atassia,
  • la miopatia scheletrica,
  • la retinopatia,
  • la compromissione della risposta immunitaria.

Le persone con il morbo di Crohn, fibrosi cistica o che hanno problemi a secernere la bile dal fegato nel tratto digestivo, per esempio, spesso manifestano feci grasse oppure soffrono di diarrea cronica, di conseguenza talvolta necessitano di forme solubili in acqua di vitamina E, come il succinato di tocoferolo polietilene glicole 1000.

Alcune persone con Abetalipoproteinemia, una rara malattia ereditaria con conseguente scarso assorbimento di lipidi nella dieta, richiedono enormi dosi di vitamina E integrativa. La carenza di vitamina E secondariamente all’ abetalipoproteinemia causa alcuni problemi come la scarsa trasmissione degli impulsi nervosi, debolezza muscolare, e la degenerazione della retina che porta alla cecità. L’atassia con deficit isolato di vitamina E (AVED) è un altro raro disordine ereditario in cui la proteina di trasferimento dell’alfa-tocoferolo è difettosa o assente. Le persone con AVED hanno tale carenza grave di vitamina E che sviluppano danni ai nervi e perdono la capacità di camminare se non si assumono forti dosi di integratori di vitamina E.

Le proprietà della vitamina E

Molte affermazioni sono state fatte circa le potenzialità della vitamina E di promuovere la salute e di prevenire e curare le malattie, potrebbe essere utile in tal senso grazie alla sua funzione di antiossidante e al ruolo assunto nei processi anti-infiammatori, nell’inibizione dell’ aggregazione piastrinica e nel miglioramento immunitario.

Malattia coronarica

Prove che la vitamina E potrebbe aiutare a prevenire o a ritardare la malattia coronarica (CHD) provengono da diverse fonti. Studi in vitro hanno dimostrato che la sostanza inibisce l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL), che si ritiene siano determinante per sviluppare l’aterosclerosi. La vitamina E potrebbe anche aiutare a prevenire la formazione di coaguli di sangue che potrebbero portare a un attacco di cuore o ad una tromboembolia venosa.

Diversi studi hanno associato una minore incidenza di malattie cardiache ad una maggiore assunzione di vitamina E. Uno studio di circa 90.000 infermieri ha riscontrato che l’incidenza della malattia di cuore è stata dal 30% al 40% più bassa in quelli con la maggiore assunzione di vitamina E, assunta sotto forma di integratori. All’interno diun gruppo di 5.133 uomini e donne finlandesi seguiti per una media di 14 anni, i più elevati introiti di vitamina E assunta dagli alimenti sono stati associati ad una riduzione della mortalità.

Tuttavia altri studi clinici randomizzati mettono in dubbio l’efficacia degli integratori di vitamina E per prevenire la CHD. In generale, gli studi clinici non hanno fornito alcuna prova che l’uso di routine di supplementi di vitamina E prevenga le malattie cardiovascolari o ne riduca la morbidità e la mortalità, tuttavia coloro che hanno partecipato a questi studi sono stati in gran parte persone di mezza età o persone anziane malate di cuore o che presentano fattori di rischio per le malattie cardiache. Alcuni ricercatori sostengono che la valutazione delle utilità potenziali della vitamina E nel prevenire le malattie cardiache potrebbe richiedere ulteriori studi in partecipanti più giovani che assumono dosi più elevate degli integratori vitaminici. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se la vitamina E abbia un valore supplementare di protezione per i più giovani, per le persone sane, senza alcun rischio evidente di CHD.

Cancro

I nutrienti antiossidanti come la vitamina E proteggono i componenti delle cellule dagli effetti dannosi dei radicali liberi che, se trascurati, possono contribuire allo sviluppo del cancro. La vitamina E potrebbe anche bloccare la formazione di nitrosammine cancerogene formate nello stomaco dai nitriti negli alimenti e proteggerebbe contro il cancro attraverso il rafforzamento della funzione immunitaria. La sperimentazione umana e le varie indagini effettuate per valutare l’eventuale associazione tra l’assunzione di vitamina E e l’incidenza del cancro sono state generalmente inconcludenti.

Alcune ricerche legano l’assunzione di vitamina E ad una minore incidenza di tumori della mammella e della prostata, ma le prove sono inconsistenti.

L’American Cancer Society ha condotto uno studio epidemiologico per esaminare l’associazione tra l’uso di integratori di vitamina C e vitamina E e la mortalità da cancro della vescica. Dei quasi un milione di adulti seguiti tra il 1982 e il 1998, quelli che hanno preso supplementi di vitamina E per 10 o più anni presentano un rischio ridotto di morte per cancro della vescica, i supplementi di vitamina C al contrario non hanno fornito alcuna protezione.

Le prove inconsistenti e limitate escludono eventuali raccomandazioni sull’utilizzo degli integratori di vitamina E per prevenire il cancro.

Disturbi oculari

La degenerazione maculare collegata all’età e la cataratta sono tra le più comuni cause di significativa perdita della vista nelle persone anziane. Le loro eziologie sono generalmente sconosciute, ma si ritiene che gli effetti cumulativi dello stress incidano in qualche modo. Se così fosse le sostanze nutrienti con funzioni antiossidanti, come la vitamina E, potrebbero essere utilizzate per prevenire o trattare queste condizioni.

Nel complesso, i dati disponibili non danno prova certa del fatto che i supplementi di vitamina E, presi da soli o in combinazione con altri antiossidanti, possano ridurre il rischio di sviluppare la degenerazione o la cataratta, tuttavia la vitamina E, altri antiossidanti, lo zinco e il rame garantiscono di rallentare la progressione dell’degenerazione maculare nelle persone alle prima fasi della malattia.

Declino cognitivo

Il cervello ha un alto tasso di consumo di ossigeno e presenta numerosi acidi grassi polinsaturi nelle membrane delle cellule neuronali. I ricercatori ipotizzano che se i danni cumulativi provocati dai radicali liberi ai neuroni nel corso del tempo contribuiscono al declino cognitivo e alle malattie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer, allora l’ingestione di sostanze antiossidanti sufficienti o supplementari (come ad esempio la vitamina E), potrebbe fornire una certa protezione in tal senso. Questa ipotesi è stata supportata dai risultati di uno studio clinico in 341 pazienti malati di Alzheimer, che sono stati randomizzati a ricevere placebo, vitamina E (2.000 UI / dl al giorno di alfa-tocoferolo), un inibitore della monoamino-ossidasi (selegilina) , o la vitamina E e selegilina [42]. Dopo 2 anni il trattamento con vitamina E e selegilina, assunti separatamente o insieme, ha significativamente ritardato il deterioramento funzionale e la necessità di istituzionalizzazione rispetto al placebo. I partecipanti che hanno preso la vitamina E hanno tuttavia subito delle ricadute.

In sintesi la maggior parte dei risultati di ricerca non supporta l’uso di supplementi di vitamina E da parte di individui sani o con lievi insufficienze per mantenere le prestazioni cognitive o per rallentarne il declino che si verifica normalmente con l’invecchiamento. Sono necessarie ulteriori ricerche per identificare l’eventuale ruolo della vitamina E nella gestione del deficit cognitivo.

Rischi per la salute da eccesso di vitamina E

La ricerca non ha riscontrato alcun effetto negativo dal consumo di vitamina E nei prodotti alimentari, tuttavia alte dosi di supplementi di alfa-tocoferolo possono causare emorragie e interrompere la coagulazione del sangue negli animali, e gli esami in vitro suggeriscono che alte dosi inibiscono l’aggregazione piastrinica. Due studi clinici hanno riscontrato un aumento del rischio di ictus emorragico nei partecipanti che assumono alfa-tocoferolo; uno studio comprendeva dei fumatori maschi finlandesi che consumavano 50 mg/al giorno per una media di 6 anni, mentre l’altro studio ha coinvolto un folto gruppo di medici di sesso maschile negli Stati Uniti che consumavano circa 400 IU a giorni alterni per 8 anni. Poichè la maggior parte dei medici in questo studio venivano trattati anche con l’aspirina, questa scoperta potrebbe indicare che la vitamina E ha una tendenza a causare sanguinamento.

Dosi fino a 1.000 mg /al giorno (1.500 UI / al giorno in forma naturale o 1.100 UI /al giorno in forma sintetica) negli adulti sembrano essere sicure, anche se i dati sono limitati e si basano su piccoli gruppi di persone che consumano almeno 2.000 UI per poche settimane o mesi. Assunzioni di lungo termine potrebbero avere effetti negativi sulla salute. Le Ul di Vitamina E per i bambini non sono state stabilite.

Le implicazioni di queste analisi per i potenziali effetti negativi causati da alte dosi di vitamina E non sono chiari. I partecipanti agli studi fatti sono stati generalmente persone di mezza età o più anziani che soffrivano di malattie croniche o presentavano fattori di rischio correlati. Questi partecipanti facevano uso di altri integratori, oltre alla vitamina E. Alcuni degli studi fatti sono stati condotti nei paesi in via di sviluppo in cui le carenze nutrizionali sono comuni. Una revisione di studi condotti su un campione di individui sani a cui sono stati somministrate delle dosi di vitamina E per la prevenzione primaria delle malattie croniche non ha rilevato alcuna prova convincente che gli integratori comportino un aumento della mortalità.

Interazioni con i farmaci

Gli integratori di vitamina E possono interagire con diversi tipi di farmaci ed alcuni esempi vengono forniti qui di seguito. Le persone che assumono questi ed altri farmaci su base regolare dovrebbero stabilire con il loro medico quale sia il migliore apporto di vitamina E.

Anticoagulanti e farmaci antiaggreganti piastrinici

La vitamina E può inibire l’aggregazione piastrinica ed antagonizzare i fattori di coagulazione dipendenti dalla vitamina K. Come risultato l’assunzione di forti dosi di farmaci antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti, come il warfarin (Coumadin ®), può aumentare il rischio di emorragie, soprattutto in congiunzione con una bassa assunzione di vitamina K. Gli importi di vitamina supplementare necessaria per produrre effetti clinicamente significativi sono sconosciuti, ma probabilmente sono superiori a 400 UI / al giorno.

Simvastatina e niacina

Alcune persone assumono gli integratori di vitamina E con altri antiossidanti, come la vitamina C, il selenio e il beta-carotene. Quest’insieme di antiossidanti attenuano l’aumento dei livelli di colesterolo e di lipoproteina ad alta densità (HDL), in particolare i livelli di HDL2, la componente più cardioprotettiva dell’HDL, tra le persone trattate con una combinazione di simvastatina (Zocor®, Sivastin®, Sinvacor®, …) e niacina.

Chemioterapia e la radioterapia

Gli oncologi sconsigliano in genere l’uso di integratori antiossidanti durante la chemioterapia o la radioterapia, perché potrebbe ridurre l’efficacia di queste terapie cellulari inibendo il danno ossidativo nelle cellule tumorali. Benchè una revisione sistematica di studi randomizzati e controllati abbia chiamato in causa questa questione, sono necessarie ulteriori ricerche per valutare i potenziali rischi e benefici dei supplementi di antiossidanti in concomitanza con le terapie convenzionali per il cancro.

Secondo il Dietary Guidelines for Americans (guida alimentare per gli Americani), “il fabbisogno di sostanze nutritive dovrebbe essere soddisfatte in primo luogo attraverso gli alimenti che consumiamo. Gli alimenti forniscono una vasta gamma di sostanze nutritive e di altri composti che possono avere effetti benefici sulla salute. In alcuni casi però, gli integratori alimentari possono essere utili fonti di una o più sostanze nutritive che altrimenti potrebbero essere consumati in quantità inferiori rispetto a quelle raccomandate. Tuttavia, gli integratori alimentari, se è vero che sono raccomandati in alcuni casi, non possono sostituire una dieta sana “.

Secondo la guida alimentare degli americani una dieta sana è una dieta che:

  • Si basa su una varietà di frutta, verdura, cereali integrali, e prodotti lattiero-caseari senza grassi o a basso contenuto di grassi. (La vitamina E si trova nelle verdure a foglia verde, nei cereali integrali e nei cereali fortificati).
  • Include carni magre, pollame, pesce, fagioli, uova e frutta a guscio, (Le noci sono una buona fonte di vitamina E).
  • Presenta un basso contenuto di grassi saturi, acidi grassi trans, colesterolo, sale (sodio), e zuccheri aggiunti (La vitamina E si trova comunemente negli oli vegetali).
  • Rientri nel vostro fabbisogno calorico quotidiano.

Traduzione ed integrazione a cura di Francesca Giannino


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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