Dieta per epatite ed altre epatopatie

Ultimo Aggiornamento: 36 giorni

Introduzione

Il fegato è un organo fondamentale per la vita, tra le sue numerose funzioni si possono ricordare quella

  • ghiandolare (produce sali biliari, bile, colesterolo, albumina, protrombina…),
  • detossificante (è capace di metabolizzare molte tossine),
  • accumulo di vitamine,
  • emopoietica.

Produce inoltre glicogeno, una riserva di zuccheri disponibile per la mobilitazione in caso di necessità nel resto dell’organismo, e molte proteine importanti per la salute umana.

È quindi un organo complesso, che può essere danneggiato in molti modi: si conoscono infatti molti tipi di patologie associate al fegato,

  • genetiche,
  • infettive,
  • legate allo stile di vita

Di seguito, alcune condizioni patologiche tra le più comuni.

  • L’epatite acuta è un’infiammazione del fegato, generalmente è causata da un’infezione virale, ma che può essere anche causata da tossine (farmaci o alcol). L’epatite tossica più comune è data dall’abuso di alcol, e può essere anche asintomatica e scoperta casualmente.
  • L’epatite cronica è una condizione di infiammazione costante del tessuto epatico, può essere descritta come una condizione di fibrosi o di cirrosi, a seconda del grado di danno che ha subito il fegato. Anche qui, le cause possono essere infettive (il virus dell’epatite B può portare a cirrosi, ad esempio), genetiche (epatite autoimmune), ma molto più spesso legate a un abuso protratto negli anni di alcolici: il danno continuato dell’alcol che porta all’epatite acuta, nel tempo trasforma il fegato sano in un fegato permanentemente danneggiato dalla cirrosi.
  • L’ascite è l’accumulo di liquidi a livello addominale. È una conseguenza della cosiddetta ipertensione portale, ovvero un aumento della pressione del sangue all’interno dei vasi del fegato: il risultato è una fuoriuscita di liquidi dai vasi e accumulo degli stessi nei tessuti circostanti.
  • L’encefalopatia epatica è una complicazione dei danni al fegato che interessa la salute del cervello. Non riuscendo più a lavorare correttamente, il fegato fa accumulare nell’organismo tossine come l’ammoniaca che danneggiano i neuroni in vari modi.

A livello alimentare, ognuna di queste condizioni va trattata specificatamente.

In linea generale, un danno epatico va affrontato

  • con una dieta normocalorica,
  • con un buon livello proteico
  • con un buon apporto di grassi (soprattutto insaturi, quindi derivati da cibi vegetali come la frutta secca, i semi, gli oli, i legumi)
  • e con il giusto livello di vitamine e sali minerali,

nel particolare però alcuni accorgimenti vanno presi in considerazione.

Dieta ed epatite acuta

In caso di epatite acuta, se è di origine virale o da farmaci,

  • la dieta dovrà essere molto ricca e con molte proteine,
  • i pasti dovranno essere piccoli ma frequenti,
  • l’idratazione deve essere mantenuta a livelli ottimali (è cioè necessario bere molto).

Ovviamente il medico potrà ritenere necessaria una alimentazione parenterale, ovvero artificiale per via endovenosa, in quel caso il contenuto delle sacche è pianificato a livello ospedaliero.

Se l’epatite è di origine alcolica c’è da considerare la frequente coesistenza di una malnutrizione anche grave, a causa dell’effetto inibitorio sul senso dell’appetito.

Anche in questa situazione la dieta dovrà quindi essere ricca e pianificata per permettere l’assunzione di un adeguato livello di proteine, eventualmente affiancando anche un’integrazione con aminoacidi ramificati.

Dieta e cirrosi

In caso di cirrosi si deve gestire spesso una malnutrizione grave.

Normalmente si consiglia quindi una dieta ricca, ricorrendo alla nutrizione enterale (ovvero via orale, ma attraverso un tubicino che arriva fino allo stomaco) o parenterale (endovenosa) se necessario.

È spesso una condizione che richiede il ricovero ospedaliero, per questo è possibile che vengano somministrate anche integrazioni vitaminiche (le sacche utilizzate spesso mancano di alcuni componenti importanti).

Eventuali condizioni patologiche associate (osteoporosi, accumulo di rame) dovranno essere tenute in considerazione.

Dieta ed ascite

In caso di ascite l’obiettivo prioritario è la riduzione dell’accumulo dei liquidi, principalmente attraverso la chirurgia e con terapie farmacologiche, ma anche un’attenta gestione dell’alimentazione può essere d’aiuto nel gestire la patologia.

È importante infatti tenere sotto controllo l’assunzione di sodio (una dieta povera di sodio, in questi casi, è raccomandabile), evitando quindi anche molti alimenti di origine animale che ne sono ricchi:

  1. salumi,
  2. formaggi stagionati,
  3. affettati,
  4. alimenti pronti come hamburger e polpette,
  5. pesci sotto sale,
  6. […]

Si può eventualmente raggiungere un compromesso nutrizionale aggiungendo degli integratori amminoacidici che ne sono privi, in caso non si riesca ad arrivare alla giusta quota di apporto calorico tenendo il sodio basso.

È ovvio che il paziente debba comunque essere sotto stretto controllo medico; i farmaci utilizzati sono principalmente diuretici che, con una dieta povera di minerali, spesso causano anche una carenza di potassio che va necessariamente valutata e risolta a livello medico.

Dieta ed encefalopatia

L’encefalopatia va trattata, a livello alimentare, evitando la malnutrizione sia in fase acuta che in remissione.

In fase acuta le proteine devono essere estremamente limitate e sia gli zuccheri che i grassi vanno somministrati facendo caso alla sopportazione del paziente (ad esempio è possibile che i grassi siano mal tollerati, in quel caso si può integrare con oli con acidi grassi a catena media, cosiddetti oli MCT, tipicamente usati in condizioni particolari e venduti in farmacia).

Superata la fase acuta la dieta torna a essere più gestibile, ma sempre preferibilmente costituita da numerosi piccoli pasti, molto ricchi.

Conclusione

Le epatopatie sono condizioni a volte molto gravi, ogni tipo di valutazione e di trattamento deve essere affidato a professionisti che lavorano in concerto (nutrizionisti e medici) e che comunicano tra loro.

Spesso il paziente è ospedalizzato, quindi l’alimentazione è decisa nelle strutture adeguate. Nel caso in cui ci si voglia rivolgere privatamente a un nutrizionista per sapere quale sia la scelta migliore a livello alimentare, la cosa fondamentale è informarlo di tutte le diagnosi, tutte le analisi e tutte le terapie in atto, perché senza queste informazioni c’è una buona possibilità di sbagliare il piano alimentare, con seri rischi per la salute della persona.

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