Carboidrati: dieta, alimenti ed altre caratteristiche

Ultimo Aggiornamento: 962 giorni

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Introduzione

È passato molto tempo dal momento in cui alla domanda: “Che cosa mi consiglia di mangiare?” tutti i medici e i dietologi rispondevano meccanicamente: “Con i carboidrati può andare sul sicuro”. Ora sappiamo che i carboidrati, il cardine della maggior parte delle diete, non sono tutti “buoni”, né tutti “cattivi”. Alcuni tipi di carboidrati sono sani e utili per la salute mentre altri, se mangiati con frequenza e in grandi quantità, in realtà fanno aumentare il rischio di soffrire di diabete e di coronaropatie.

La popolarità della dieta Atkins, della South Beach e di altre diete a basso contenuto di carboidrati, ha portato molti americani a credere che i carboidrati siano tutti “cattivi”, facciano ingrassare e siano l’unica causa l’epidemia di obesità. Si tratta però di una generalizzazione pericolosa, che fa il paio con la classica “i grassi fanno male alla salute”.

In realtà se è vero che i carboidrati facilmente digeribili contenuti nel pane bianco, nel riso bianco, nella pasta sfoglia, nelle bibite zuccherate e in altri alimenti conservati, possono far aumentare di peso e interferire con il dimagrimento, è altrettanto vero che i cereali integrali, i legumi, la frutta, la verdura e le altre fonti di carboidrati hanno un effetto opposto: permettono a chi li consuma di rimanere in buona salute.

Il nostro organismo usa infatti i carboidrati per sintetizzare il glucosio, cioè la “benzina” che ci dà energia e ci permette di funzionare; può usarlo immediatamente, oppure immagazzinarlo nel fegato e nei muscoli in attesa dell’utilizzo.

I carboidrati si trovano principalmente in questi alimenti:

  • frutta,
  • verdura,
  • pane, cereali e prodotti a base di cereali,
  • latte e prodotti caseari,
  • alimenti con aggiunta di zuccheri (ad esempio torte, biscotti e bevande dolcificate).

Tra gli alimenti sani e ricchi di carboidrati troviamo

  • quelli ricchi di fibre alimentari come i cereali integrali,
  • quelli senza aggiunta di zuccheri.

Che cosa dire, però, di quegli alimenti ricchi di carboidrati semplici, come le bevande gasate e le caramelle, che contengono molti zuccheri aggiunti? Si tratta in questo caso di alimenti ricchi di calorie, che però non apportano sostanze nutritive alla vostra dieta.

Carboidrati da evitare

Carboidrati da evitare (http://www.flickr.com/photos/erix/2593616408/sizes/s/in/photostream/)

Non fatevi trarre in inganno quindi dalle affermazioni che si sentono un po’ ovunque relative alla pericolosità dei carboidrati, rimangono una parte fondamentale di una dieta sana, perché danno all’organismo la benzina necessaria per l’attività fisica e per il corretto funzionamento degli organi. Le migliori sorgenti di carboidrati (frutta, verdura, legumi e cereali interi) forniscono inoltre le vitamine, i minerali e le fibre essenziali, nonché molti fitonutrienti importanti.

Cosa sono i carboidrati

I carboidrati sono sostanze nutritive che si trovano in molti alimenti diversi sotto forma di diversi tipi, quelli più diffusi e abbondanti in natura sono:

  • gli zuccheri,
  • le fibre,
  • gli amidi.

Il “mattone” fondamentale che costituisce tutti i carboidrati è una molecola di glucosio, cioè una semplicissima combinazione di carbonio, idrogeno e ossigeno. Gli amidi e le fibre non sono altro che catene più o meno lunghe di molecole di glucosio: le catene possono contenere anche centinaia di molecole di zucchero ed essere diritte oppure estremamente ramificate.

Un tempo i carboidrati venivano divisi in due gruppi. I carboidrati semplici comprendevano gli zuccheri come il fruttosio (lo zucchero della frutta), il destrosio o il glucosio (zuccheri del grano o dell’uva) e il saccarosio (lo zucchero da tavola). I carboidrati complessi, invece, comprendevano le molecole costituite da più di tre molecole di glucosio. Si pensava che i carboidrati complessi fossero i più sani, mentre quelli semplici non fossero poi così utili per la salute. Attualmente, però, si è scoperto che il quadro non è così semplice come si pensava.

L’apparato digerente tratta tutti i carboidrati più o meno nello stesso modo: li spezza (o tenta di spezzarli) nelle molecole di glucosio che li compongono, perché solo le molecole di glucosio sono abbastanza piccole da entrare in circolo. L’apparato digerente inoltre converte la maggior parte dei carboidrati digeribili in glucosio, perché le cellule dell’organismo sono programmate per usarlo come fonte di energia universale.

Tipologie di carboidrati

I carboidrati sono di due tipi principali:

  • carboidrati semplici,
  • carboidrati complessi.

Carboidrati semplici

I carboidrati semplici comprendono gli zuccheri che si trovano in natura nella frutta, nella verdura, nel latte e nei prodotti caseari, ma anche gli zuccheri aggiunti durante la conservazione e la preparazione degli alimenti. Qual è la differenza? In generale, gli alimenti con zuccheri aggiunti contengono meno sostanze nutritive rispetto a quelli con aggiunta di zuccheri.

Un modo per evitare questi zuccheri è quello di leggere l’elenco degli ingredienti sulle etichette degli alimenti. Gli zuccheri aggiunti, in genere, sono indicati come:

  • Zucchero di canna,
  • Sciroppo di mais,
  • Destrosio,
  • Fruttosio,
  • Succo di frutta concentrato,
  • Glucosio,
  • Sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio,
  • Miele,
  • Zucchero invertito,
  • Lattosio,
  • Maltosio,
  • Sciroppo di malto,
  • Melassa,
  • Zucchero,
  • Saccarosio,
  • Sciroppo.

Se nell’elenco degli ingredienti compare una qualsiasi delle denominazioni sopraelencate, potete essere sicuri che l’alimento contenga zuccheri aggiunti. In genere più l’ingrediente è in alto nell’elenco maggiore è il contenuto di zuccheri aggiunti dell’alimento.

Per evitare gli zuccheri aggiunti è inoltre possibile:

  • Scegliere l’acqua anziché le bevande gassate dolcificate,
  • Bere mezza tazza di succo 100% frutta anziché di succo di frutta generico,
  • Mangiare un po’ di frutta fresca al posto del dolce ed evitare i dolci con aggiunta di zuccheri,
  • Scegliere cereali per la colazione senza zuccheri aggiunti o con pochi zuccheri aggiunti..

Probabilmente già sapete che gli zuccheri e gli amidi sono un fattore chiave per la formazione delle carie, ma ricordarlo nuovamente non guasta mai, soprattutto per quanto riguarda i bambini. Per prevenire le carie, ricordatevi di lavare i denti, passare il filo interdentale e assumere il fluoro.

Carboidrati complessi

Gli amidi e le fibre alimentari sono le due categorie di carboidrati complessi: gli amidi, infatti, devono essere modificati con la digestione prima che l’organismo riesca a usarli come fonte di glucosio.

Gli amidi e le fibre alimentari si trovano in pochi alimenti, come il pane, i grissini, la pizza, i cereali ed alcune verdure (patate, fagioli secchi, piselli); le fibre alimentari si trovano principalmente nelle verdure, nella frutta e negli alimenti a base di cereali integrali.

Fibra alimentari

Sulle etichette degli alimenti le fibre alimentari sono indicate come solubili oppure come insolubili.

La fibra solubile si trova in questi alimenti:

  • farina d’avena,
  • crusca,
  • frutta a guscio e semi,
  • nella maggior parte dei tipi di frutta (ad esempio fragole mirtilli, pere e mele),
  • fagioli e legumi secchi.

La fibra insolubile, invece, si trova negli alimenti seguenti:

  • pane integrale,
  • orzo,
  • riso integrale,
  • cuscus,
  • bulgur o cereali integrali,
  • crusca,
  • semi,
  • maggior parte delle verdure,
  • frutta.

Qual è il tipo di fibra migliore? Entrambe!

Ognuno di essi presenta importanti benefici per la salute, quindi è fondamentale introdurre nella dieta tutti questi alimenti per ottenere una quantità sufficiente di entrambi i tipi di fibra. Avrete una maggior probabilità di ottenere le altre sostanze nutritive eventualmente mancanti, se sceglierete uno o due alimenti ad alto contenuto di fibre.

  • Le fibre solubili si legano ai grassi nell’intestino e li trasportano via sottoforma di sostanze di rifiuto, diminuendo così il colesterolo cattivo (LDL, o lipoproteine a bassa densità); servono anche per regolare l’uso che l’organismo fa degli zuccheri, perché tengono sotto controllo lo stimolo della fame e la glicemia.
  • Le fibre insolubili facilitano il transito intestinale, perché promuovono la regolarità e aiutano a prevenire la costipazione.

Insulina e diabete

Quando si assumono alimenti contenenti carboidrati, l’apparato digerente spezza i carboidrati digeribili in molecole di glucosio, che a loro volta entrano in circolo. Quando il livello del glucosio nel sangue (glicemia) aumenta, speciali cellule del pancreas iniziano a secernere una maggiore quantità di insulina, un ormone che segnala alle cellule di assorbire gli zuccheri per produrre energia o da tenere come scorta.

Man mano che le cellule assorbono il glucosio del sangue, la glicemia inizia a scendere. Contemporaneamente, altre cellule del pancreas iniziano a produrre il glucagone, un ormone che comunica al fegato di cominciare a rilasciare il glucosio immagazzinato. L’interazione tra l’insulina e il glucagone fa sì che le cellule dell’organismo, e soprattutto del cervello, abbiano rifornimenti costanti di glucosio.

In alcuni pazienti questo ciclo non funziona correttamente, chi è affetto da diabete di tipo 1 (un tempo definito diabete giovanile o insulino dipendente) non produce una quantità sufficiente di insulina, e quindi le sue cellule non sono in grado di assorbire il glucosio. Il diabete di tipo 2 (diabete mellito o diabete dell’adulto), invece, si manifesta con un problema diverso: le cellule non rispondono bene al segnale di assorbire il glucosio. Questa patologia, nota come insulinoresistenza, fa sì che i livelli di glucosio e di insulina nel sangue rimangano elevati anche molto tempo dopo aver mangiato. Con il tempo, le cellule che producono l’insulina si esauriscono, perché la domanda di insulina è maggiore del normale: la produzione di insulina, quindi, rallenta, e alla fine si interrompe completamente.

L’insulinoresistenza non è soltanto un problema che riguarda la glicemia, è infatti connessa a una serie di altri disturbi, come l’ipertensione, i trigliceridi alti, il colesterolo HDL (colesterolo buono) basso e il peso eccessivo. In realtà l’insulinoresistenza e questi problemi si manifestano contemporaneamente con una frequenza tale che alla loro combinazione è stato dato il nome di sindrome metabolica. Sia da sola sia come parte della sindrome metabolica, l’insulinoresistenza può causare il diabete di tipo 2, patologie cardiache e forse anche alcuni tipi di tumori.

L’ereditarietà, lo stile di vita sedentario, il sovrappeso e una dieta ricca di carboidrati raffinati possono causare l’insulinoresistenza: la combinazione di insulinoresistenza e altri problemi è molto più pericolosa. I dati della Ricerca sull’insulinoresistenza e l’aterosclerosi indicano che è utile diminuire il consumo di cereali raffinati sostituendoli con più cereali integrali. Consumare cereali integrali è utile non solo per quanto concerne l’insulina e la prevenzione del diabete di tipo 2, ma anche per l’aterosclerosi (accumulo di placche di colesterolo che intasano e restringono le pareti arteriose), le patologie cardiache, il tumore del colon-retto e la morte prematura dovuta a cause non cardiache e non tumorali.

Carboidrati ed indice glicemico

La distinzione tra carboidrati semplici e complessi ha senso dal punto di vista chimico, però non serve praticamente a nulla quando si tratta di spiegare che cosa succede ai diversi tipi di carboidrati all’interno dell’organismo; ad esempio l’amido contenuto nel pane bianco e nelle patatine fritte è chiaramente classificabile come carboidrato complesso, però l’organismo lo converte in glucosio quasi alla stessa velocità con cui viene assimilato il glucosio puro. Il fruttosio (lo zucchero della frutta) è un carboidrato semplice, ma ha un effetto minimo sulla glicemia.

Esiste però un nuovo parametro, l’indice glicemico, che mira a classificare i carboidrati a seconda della velocità e del livello con cui fanno aumentare la glicemia in rapporto alla quantità di glucosio assunta. Gli alimenti con indice glicemico alto, come il pane bianco, fanno aumentare repentinamente la glicemia, mentre quelli con indice glicemico basso, come l’avena integrale, sono digeriti più lentamente e quindi fanno aumentare la glicemia più lentamente e meno bruscamente.

Un indice glicemico pari o superiore a 70 è considerato alto, mentre un indice glicemico pari o inferiore a 55 è considerato basso.

L’indice glicemico degli alimenti dipende da molti fattori diversi, tra cui ricordiamo:

  • Raffinazione. I cereali macinati e raffinati (cioè privati della crusca e del germe) hanno un indice glicemico maggiore rispetto a quelli integrali.
  • Tipo di amido. Gli amidi hanno diverse configurazioni chimiche. Alcuni sono più facili da spezzare in molecole di glucosio. Gli amidi contenuti nelle patate, ad esempio, sono digeriti e assorbiti dal sangue abbastanza velocemente.
  • Contenuto di fibre. Gli zuccheri contenuti nelle fibre hanno una struttura chimica che crea problemi all’organismo quando si tratta di spezzarli. Più un alimento è ricco di fibre, meno i carboidrati in esso contenuti sono digeribili e meno glucosio riesce a fornire all’organismo.
  • Maturazione. La frutta e la verdura mature tendono ad avere più zuccheri rispetto a quelle non mature, e quindi il loro indice glicemico in genere è maggiore.
  • Contenuto di grassi e di acidi. Più l’alimento o il pasto sono ricchi di grassi e di acidi, più la conversione dei carboidrati in glucosio e l’assorbimento del glucosio nel sangue rallentano.
  • Forma. I cereali macinati più fini sono digeriti più velocemente e quindi hanno un indice glicemico maggiore rispetto a quelli macinati più grossolanamente.

L’elenco più completo degli indici glicemici degli alimenti è stato pubblicato nel luglio del 2002 dall’American Journal of Clinical Nutrition e comprende circa 750 alimenti. L’università di Sydney (Australia) mantiene aggiornato un database che attualmente contiene circa 1.600 alimenti: potete cercare quello che vi interessa all’indirizzo www.glycemicindex.com.

Le diete ricche di alimenti ad alto indice glicemico, che provocano un aumento veloce e considerevole della glicemia, sono state connesse a un aumento del rischio di

alcune ricerche preliminari collegano queste diete con

Gli alimenti con indice glicemico basso, invece, si sono dimostrati utili per tenere sotto controllo il diabete di tipo 2 e promuovere il dimagrimento.

Altre ricerche, però, indicano che l’indice glicemico ha pochi effetti sul peso e sullo stato di salute dei pazienti. Questa discordanza di pareri è normale in ambito scientifico e significa che l’importanza dell’indice glicemico deve ancora essere scoperta con esattezza. Nel frattempo mangiare cereali integrali, legumi, frutta e verdura, cioè alimenti con indice glicemico basso, fa senza dubbio bene per molti aspetti della salute.

Uno dei fattori più importanti che determinano l’indice glicemico di un alimento è il livello di raffinazione: la macinazione e la frantumazione rimuovono la crusca esterna ricca di fibre e il germe interno ricco di vitamine e sali minerali, lasciando quasi solamente l’endosperma, ricco di amidi.

L’indice glicemico non dice la quantità di carboidrati digeribili contenuti nell’alimento. Prendiamo ad esempio l’anguria: questo frutto dolce ha un indice glicemico molto alto; però una fetta di anguria contiene una minima quantità di carboidrati per porzione (l’anguria è costituita perlopiù da acqua). Per questo motivo i ricercatori hanno ideato un parametro per classificare gli alimenti che prende in considerazione sia la quantità di carboidrati dell’alimento sia l’impatto dei carboidrati sulla glicemia: questo parametro è detto carico glicemico.

Il carico glicemico di un alimento si ottiene moltiplicando l’indice glicemico per la quantità di carboidrati contenuti nell’alimento. In generale, un carico glicemico pari o superiore a 20 è alto, da 11 a 19 è medio, mentre se è pari o inferiore a 10 è basso.

L’indice glicemico non può essere usato decidere che cosa mangiare, ad esempio una barretta di cioccolato e malto ha un indice glicemico di 41, che è considerato basso, però non è per niente sana. L’indice glicemico, piuttosto, va usato come guida generale. Se possibile, sostituite i cereali e gli zuccheri molto raffinati con i loro equivalenti interi o poco raffinati. Cercate di mangiare le patate (che una volta erano nell’elenco dei carboidrati complessi da preferire) solo raramente, perché hanno sia un indice glicemico sia un carico glicemico alti.

Diete a basso contenuto di carboidrati

Alcune diete popolari trattano i carboidrati come se fossero il male o l’unica causa dell’aumento di peso: è questo il caso della dieta Atkins originale, che ha reso famoso un approccio dietetico basato sulla totale eliminazione dei carboidrati. Alcune ricerche dimostrano che una dieta a basso contenuto di carboidrati possa aiutare a perdere peso più velocemente rispetto a una dieta a basso contenuto di grassi, tuttavia le prove sono a breve termine.

In due brevi esperimenti clinici comparativi le diete a basso contenuto di carboidrati hanno funzionato meglio rispetto a quelle a basso contenuto di grassi. Una ricerca successiva, durata un anno e pubblicata nel 2007 nel Journal of the American Medical Association, è arrivata alle stesse conclusioni. In questa ricerca sono state esaminate donne in sovrappeso e in premenopausa, sottoposte a una delle quattro diete seguenti:

  • Atkins,
  • a zona,
  • Ornish,
  • LEARN, una dieta standard a basso contenuto di grassi e moderatamente ricca di carboidrati.

Tutte le donne in ciascuno dei 4 gruppi hanno perso peso stabilmente per i primi sei mesi, e il dimagrimento più rapido si è verificato tra chi seguiva la dieta Atkins. In seguito, la maggior parte delle pazienti ha iniziato a recuperare il peso. Alla fine dell’anno, le donne del gruppo della dieta Atkins sembravano aver perso un peso maggiore (circa 4,5 kg), a confronto dei 3 kg circa persi da chi aveva seguito la dieta LEARN, dei 2 kg circa di chi ha seguito la dieta Ornish e del chilo e mezzo di chi aveva seguito la dieta a zona. I livelli di colesterolo cattivo (LDL), di colesterolo buono (HDL) e di altri lipidi del sangue erano più o meno gli stessi tra chi aveva seguito la dieta Atkins e le diete a basso contenuto di grassi.

Qual è la dieta migliore per dimagrire?

Risponde il Dr. Walter Willett, capo del dipartimento di Dietologia della Harvard School of Public Health

Il problema non è perdere peso (è possibile ridurre le calorie e perdere peso seguendo praticamente qualsiasi dieta), ma mantenere i risultati sul lungo periodo: quindi la cosa più importante da fare è trovare uno stile alimentare da seguire per tutto il resto della vita.

Se avete letto i dettagli della ricerca, però, sembra che poche delle donne esaminate si siano attenute scrupolosamente alle diete assegnate. Quelle che seguivano la dieta Atkins dovevano limitare l’assunzione giornaliera di carboidrati a 50 grammi, ma hanno assunto quasi il triplo di questa quantità. Chi seguiva la dieta Ornish doveva limitare l’assunzione di grassi al 10 per cento al massimo delle calorie giornaliere, ma si è fermata al 30 per cento. Anche i gruppi della dieta a zona e della dieta LEARN presentavano deviazioni simili.

E le ricerche di lungo periodo? La ricerca POUNDS LOST (acronimo di Preventing Overweight Using Novel Dietary Strategies, cioè Prevenzione del sovrappeso usando nuove strategie dietetiche) è un esperimento clinico comparativo di durata biennale, che ha messo a confronto diverse strategie di dimagrimento: questa ricerca ha scoperto che le diete a basso contenuto di carboidrati, quelle a basso contenuto di grassi e le diete mediterranee sono ugualmente efficaci sul lungo periodo, e tutte riescono a ottenere i risultati più o meno con la stessa velocità. Questa e altre ricerche comparative ci indicano che seguire scrupolosamente una dieta è molto più importante rispetto al tipo di dieta che si segue.

Non si sa però con esattezza quali siano gli effetti sul lungo periodo di un’alimentazione povera di carboidrati o senza carboidrati ed ugualmente preoccupante è il fatto che alcune di queste diete comprendano grassi poco sani.

Se volete seguire una dieta a basso contenuto di carboidrati cercate di mangiare ogni giorno frutta, verdura e cereali integrali, che contengono una gran quantità di vitamine, sali minerali e fitonutrienti essenziali per la salute e non ottenibili con gli integratori. Fate un favore al vostro cuore scegliendo grassi e proteine sane da abbinare alle fonti sane di carboidrati.

Una ventennale ricerca di prospettiva condotta su 82.802 donne ha esaminato la relazione tra le diete a basso contenuto di carboidrati e le patologie cardiache; uno studio successivo ha esaminato la connessione tra le diete a basso contenuto di carboidrati e il rischio di diabete. Le donne che seguivano una dieta a basso contenuto di carboidrati e ricca di fonti vegetali di grassi o di proteine presentavano il 30 per cento di rischio in meno di soffrire di patologie cardiache e un rischio leggermente inferiore di soffrire di diabete di tipo 2, se confrontate con le donne che seguivano diete ricche di carboidrati e povere di grassi. Chi invece seguiva diete povere di carboidrati ma ricche di grassi animali o proteine non presentava alcuna diminuzione del rischio di patologie cardiache o diabete.

Domande e risposte

Ho sentito dire che esistono carboidrati buoni e carboidrati cattivi. È proprio vero?

Alcuni libri dedicati alle diete usano l’espressione “carboidrati cattivi” per indicare i carboidrati raffinati, cioè gli zuccheri raffinati contenuti per esempio nelle torte e nei biscotti.

I carboidrati “buoni”, invece, sono contenuti negli alimenti più ricchi di fibre e di carboidrati complessi come quelli contenuti in pane, pasta, pizza, … I carboidrati complessi sono quelli che, per essere assimilati, impiegano più tempo rispetto al glucosio.

Le Linee guida suggeriscono che il fabbisogno di calorie giornaliero sia coperto per almeno il 55-60% dai carboidrati, di cui solo il 10% da zuccheri semplici (carboidrati cattivi).

Cosa sono i cereali integrali?

I cereali integrali sono una buona fonte di fibre e sostanze nutritive; sono quelli in cui il chicco (cariosside) è lasciato integro.

Quando il cereale integrale è trattato, vengono rimosse parte della fibra alimentare e di altre sostanze nutritive importanti. Il cereale, quindi, non è più definibile come integrale, ma diventa “raffinato”.

Quanta fibra mi serve al giorno?

I dietologi americani consigliano di assumere, al giorno, 14 grammi di fibra alimentare ogni 1.000 calorie; quindi, se il vostro fabbisogno calorico è pari a 2.000 calorie al giorno, dovreste cercare di assumere almeno 28 grammi di fibra alimentare. In Europa le indicazioni in genere consigliano un apporto anche superiore.

All’inizio forse troverete un po’ difficile assumere tutte le fibre necessarie, vi consigliamo di procedere con calma e di aumentare gradualmente la frequenza con cui scegliete alimenti ad alto contenuto di fibre. Col tempo, vi ritroverete a mangiare più fibre senza nemmeno accorgervene!

Per cercare di mangiare più fibre, provate a seguire questi consigli:

  1. Preferite la frutta intera ai succhi di frutta. Da questo punto di vista vanno bene tutti i tipi di frutta (fresca, surgelata o in scatola), anche se la fresca è da preferire relativamente al contenuto di altre sostanze.
  2. Cercate di mangiare almeno due tipi di verdura a cena.
  3. Tenete una scodella di verdure già lavate e preparate in frigo: carote, cetrioli o sedano sono ideali per gli spuntini.
  4. Fate regolarmente un pasto a base di legumi, anziché di carne.
  5. Cercate di mangiare più spesso alimenti a base di cereali integrali.
  6. Iniziate la giornata con una colazione a base di cereali integrali e povera di zuccheri raffinati. Per avere ancor più fibre, accompagnate i cereali con la frutta. Oltre alle banane, potete provare le pesche a fette oppure le fragole, i mirtilli e i lamponi.

Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

  1. fabiola

    Buon giorno,
    Sto seguendo una dieta,ma questa mattina oltre ad un bicchiere di latte ho mangiato tre confetti.Fa male oppure ha sostituito la colazione normale?ho il ciclo mestruale dicono che non si ingrassi assumendo zuccheri durante questi giorni è vero ?
    Grazie e buon pomeriggio

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      1. E’ domenica, uno strappo alla regola si concede a tutti; sicuramente non è la colazione più corretta da un punto di vista nutrizionale, ma non se ne faccia un problema.
      2. Non è vero che assumendo zuccheri durante il flusso mestruale non si ingrassa.

  2. Antonietta

    Buonasera dott.Cimurro.Sono molto preoccupata per il mio peso…sono alta 1.65 e peso 70 kg;conduco una vita molto sedentaria e soprattutto sono 13 anni che assumo Rivotril 2 mg(un quarto al mattino e meta’cp dopo pranzo)e Depakin Crhono r.p.500mg(750mg)prima di andare a dormire.Il mio psichiatra mi ha detto che non puo’abbassarmi la dose(avevo provato ma mi sono sentita male e ho dovuto riprendere 250 mg che avevo tolto,anche se ero arrivata a pesare 50kg mangiando).Ho sempre molta fame specialmente di dolci,pane e tutto cio’che contiene zucchero.Non so’piu’cosa fare…adesso sto’cercando di camminare mezz’ora al giorno e andare in bici per un’ora,ma,non sat’cambiando niente…esiste un’integratore dietetico che non interferisce con queste dannate medicine?La ringrazio,cordiali saluti.

  3. Antonietta

    altrimenti cos’altro posso fare?mi dia qualche consiglio,dato che la dose di questi medicinali non la posso ne abbassare ne tanto meno togliere;grazie ancora.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Il passo più importante, imprescindibile, è adeguare la dieta eliminando completamente o quasi zuccheri e dolci; nessun integratore potrà mai sostituire questa necessità.

  4. Antonietta

    Purtroppo e’piu’forte di me sono proprio questi medicinali a farmi ingrassare,specialmente il Depakin…possibile che non ho alcun’altra soluzione?

  5. Antonietta

    Lei cosa mi consiglia?Sono molto demotivata…senta il Carnidyn integratore mi potrbbe aiutare?

  6. max

    Io pratico body building da mesi e sono abbastanza magro e ho difficoltà a mettere su peso… come carboidrati mi può suggerire amidi(pane riso) o frutta?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      Devono essere presenti entrambi nella dieta, per quanto riguarda gli amidi prediliga pane/pasta/riso integrale.

    2. max

      quali alimenti specifici portano ad avere picchi glicemici oltre alla crema di arachidi?

  7. Oliver

    In dieta è sbagliato assumere il 55% delle calorie giornaliere principalmente dai carboidrati di pasta e pane, dando meno spazio a frutta e verdura, che contengono più zuccheri semplici?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      La verdura non contiene zuccheri semplici, la contrario contiene fibra vegetale che chimicamente è un carboidrato che il nostro organismo non assorbe (ma che è importantissimo per il funzionamento dell’intestino).

      Per la frutta è sufficiente evitare quelle più zuccherine, anche se a questo proposito (ed in ottica diabete) la situazione non è così chiara; dal punto di vista nutrizionale sono altrettanto importanti per il loro contenuto di vitamine e sali minerali.

  8. Pietro5

    Buongiorno mi hanno riscontrato il diabete ho perso 10 kg in 45 gg di dieta consigliata dal dietologo
    il diabetologo mi ha prescritto 3 pastiglie al giorno di 500 mg
    ieri ho provato a non mangiare ne pane ne pasta e non ho preso pastiglie e la glicemia era sempre tra i 73 e gli 88
    oggi vorrei continuare a non mangiare pane ne pasta ma faccio bene? poi se elimino il pane e la pasta come posso sostituirli
    senza che il mio fisico ne risenta?

  9. Pietro5

    Dimenticavo di dirle che ho 50 anni prima pesavo 88 kg sono alto 178 cm
    Buona giornata

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      È un errore, i carboidrati sono la base della piramide alimentare (dopo la verdura) anche per i pazienti diabetici.

  10. Erika

    Buongiorno, ho 25 anni e la mia alimentazione è costituita da molta frutta e verdura ogni giorno (2 porz. di verdura ai pasti e 4 porz. di frutta nella arco della giornata; negli spuntini di mattina e pomeriggio e ai pasti in quantità più ridotte). Consumo latticini, formaggi freschi, pesce, uova, carne, legumi e una volta a settimana una decina di noci o mandorle. Il mio problema è che non amo molto pasta / pane / riso / cereali. Ne consumo solo 90 Gr 2 / 3 volte a settimana e 2 biscotti secchi ogni giorno a colazione. Può andare bene lo stesso come alimentazione? Tengo a precisare che non sono a dieta ma è una questione di gusti. Quando consumo carne , pesce, ecc le mie porzioni sono infatti sostanziose. Ringrazio.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)

      L’ideale sarebbe riuscire ad aumentale almeno un pochino.

    2. Erika

      Ok grazie mille. Vorrei chiederle un altra informazione, dato che d estate la frutta secca non mi va molto posso sostituirla con il cocco? Ho letto che ha le stesse proprietà. …oppure in alternativa cosa potrei consumare? Ringrazio

    3. Dr. Cimurro (farmacista)

      Se mangia regolarmente anche pesce azzurro non c’è motivo di sostituirla con altro, mentre se le piace il cocco lo può mangiare a prescindere.

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